HOME RESTAURANT HOTEL PRESENTA UN ESPOSTO AL QUIRINALE E CHIEDE LE DIMISSIONI DEL MINISTRO LOLLOBRIGIDA SUL CASO DEL PLAUSO PUBBLICO A UNA PASTAIA D BARI VECCHIA DENUNCIATA PER FRODE IN COMMERCIO
“IL MINISTRO HA UMILIATO IL VERO MADE IN ITALY, AVALLATO LA CONCORRENZA SLEALE, CREANDO UN DANNO D’IMMAGINE ALL’AGROALIMENTARE ITALIANO”
Alla luce degli ultimi avvenimenti a Bari Vecchia — con la passerella istituzionale del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato a favore di un’attività sanzionata in passato per frode in commercio — il settore dell’ospitalità domestica e delle micro-imprese legali ha deciso di passare alle vie di fatto.
In sintesi:
Il fatto: Un plauso pubblico da parte dei vertici del Governo alla nota pastaia di Bari Vecchia, sorpresa in passato a vendere pasta industriale spacciandola per artigianale.
La reazione: Gaetano Campolo (CEO della piattaforma Home Restaurant Hotel e portavoce del comitato “Italiani Onesti”) ha inviato un esposto formale via PEC al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidenza del Consiglio.
La richiesta: Le dimissioni immediate del Ministro Lollobrigida e del Sottosegretario Gemmato per presunta violazione dell’Art. 54 della Costituzione (“disciplina ed onore”), concorrenza sleale e danno d’immagine all’agroalimentare italiano.
Dietro le quinte della passerella barese del ministro Lollobrigida si nasconde un cortocircuito tutto italiano: la politica che premia il folklore truffaldino e stritola le micro-imprese legali. Ora il comparto degli Home Restaurant chiede l’intervento del Capo dello Stato.»
I vicoli bianchi di Bari Vecchia, baciati dal sole e invasi dal profumo di semola, sono da tempo una delle cartoline più potenti del turismo nel Sud Italia. Qui, le “signore delle orecchiette” impastano a cielo aperto, circondate da turisti armati di smartphone. È un’immagine che sa di tradizione, di autenticità, di radici. Ma, come spesso accade nell’Italia contemporanea, grattando la superficie del folklore emerge una realtà ben più opaca, fatta di regole aggirate, controlli ignorati e, da oggi, di un caso politico che è arrivato fino alle scrivanie del Quirinale.
Tutto inizia con una passeggiata istituzionale.
Il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, Francesco Lollobrigida, accompagnato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, decide di immergersi in questa scenografia perfetta. Sorrisi, strette di mano e un pubblico encomio a Nunzia, la più celebre tra le pastaie del borgo antico. C’è solo un dettaglio, drammaticamente ignorato dai vertici dell’Esecutivo: appena un anno fa, la stessa attività è stata sanzionata dalle autorità per frode in commercio. La signora dell’autenticità pugliese è stata sorpresa a vendere ai turisti pasta di origine industriale, acquistata nei discount e spacciata per fresca e artigianale. Nessuna tracciabilità, nessuna etichetta a norma. Solo la magia, ingannevole, del teatro di strada.
La foto-opportunità che ha svelato l’ipocrisia
Per un Governo che ha fatto della difesa del “vero Made in Italy” e della “sovranità alimentare” i propri baluardi ideologici, lo scivolone è clamoroso. L’immagine del titolare dell’Agricoltura che omaggia chi ha truffato i consumatori, affiancato dal sottosegretario che dovrebbe vigilare sulla salute pubblica e la sicurezza alimentare, ha innescato un’onda d’urto che ha superato rapidamente i confini della Puglia.
E no purtroppo non si tratta di una semplice gaffe estiva.
Per chi in Italia cerca di fare impresa partendo dal basso, nel rispetto di normative asfissianti, quella fotografia è un insulto istituzionale.
«È il trionfo dell’anti-merito. Che messaggio passa? È normale dare un riconoscimento a chi operava nell’illegalità?» A parlare, con un’indignazione che ha radici profonde, è Gaetano Campolo, CEO della piattaforma Home Restaurant Hotel e portavoce del comitato “Italiani Onesti”. Il suo settore, quello dell’ospitalità domestica (gli Homers), rappresenta l’esatto opposto del modello premiato a Bari: cittadini che trasformano le proprie case in piccoli ristoranti, emettendo regolari ricevute non fiscali, lottando contro l’ostilità delle lobby della ristorazione tradizionale e di una parte malata della politica vedi il Movimento 5 Stelle.
La rivolta degli onesti: l’esposto a Mattarella
La rabbia si è rapidamente trasformata in un’azione formale e senza precedenti. Nelle scorse ore, il comitato promotore ha inviato una PEC (Posta Elettronica Certificata) indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il documento non usa mezzi termini e chiede le dimissioni immediate di Lollobrigida e Gemmato. Le motivazioni legali e morali sollevate nell’esposto delineano un quadro di grave compromissione istituzionale:
Violazione dell’Articolo 54 della Costituzione: Le funzioni pubbliche devono essere adempiute “con disciplina ed onore”. Legittimare una truffa commerciale vìola questo principio fondamentale.
Concorrenza sleale di Stato: Il Governo, avallando pratiche illegali, danneggia direttamente chi investe tempo e denaro per operare nella trasparenza.
Danno d’immagine internazionale: La credibilità della filiera agroalimentare italiana nel mondo viene minata se chi la rappresenta tutela i furbetti del finto artigianato.
Il paradosso della “Sovranità Alimentare”
L’inchiesta su questo scivolone politico apre uno squarcio sulle contraddizioni della retorica governativa. Il dicastero guidato da Lollobrigida è stato ribattezzato “della Sovranità Alimentare” proprio per evocare una difesa arcigna del prodotto locale contro le insidie del mercato globale e dei cibi sintetici. Eppure, la realtà sul campo dimostra che la propaganda si ferma di fronte alla tentazione del consenso facile. L’inchino al folklore barese dimostra come la narrativa nazionalista del cibo spesso si nutra di estetica più che di sostanza. Non importa se la pasta è prodotta in una fabbrica industriale e venduta come capolavoro artigianale, purché la signora che la mescola sorrida a favore di telecamera.
Chi paga il prezzo dell’impunità?
Il caso delle orecchiette di Bari Vecchia non è un episodio isolato, ma il sintomo di una malattia sistemica. È la dimostrazione plastica di un Paese diviso a metà. Da una parte c’è l’Italia tollerata e perfino premiata dai palazzi del potere: quella che elude i controlli, sfrutta le zone grigie e gioca sulla compiacenza di una politica affamata di photo-opportunity. Dall’altra, l’Italia degli Homers, degli artigiani, delle micro-imprese giovanili: un esercito di cittadini produttivi che vengono sottoposti alla lente d’ingrandimento del fisco e delle ASL al primo scontrino mancato o alla prima etichetta sbiadita.
Mentre il dossier arriva sui tavoli del Quirinale, la domanda che serpeggia tra le migliaia di operatori dell’economia legale rimane senza risposta: in un Paese in cui i ministri applaudono chi viola le regole, quanto costa, in termini di fatica e dignità, scegliere di essere onesti?
(da agenzie)
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