IL CRIMINALE NETANYAHU TEME COME LA PESTE LE ELEZIONI DI OTTOBRE E ALIMENTA LE AZIONI VIOLENTE DEI COLONI ISRAELIANI IN CISGIORDANIA
“BIBI” IGNORA L’ALLARME DEI SUOI GENERALI SUI RISCHI DI APRIRE L’ENNESIMO FRONTE (GAZA E LIBANO NON HANNO INSEGNATO NULLA?) PERCHE’ VUOLE ACCAPARRARSI I VOTI DEI FANATICI DI ESTREMA DESTRA… I COLONI HANNO DATO FUOCO A DUE MOSCHEE NEI VILLAGGI PALESTINESI ATTORNO A NABLUS
Sui muri anneriti dalle fiamme, hanno lasciato la firma, che è un messaggio di minaccia:
«Vendetta ebraica, la Terra d’Israele è stata conquistata con il sangue». Intendono tutta, dal fiume Giordano fino al Mediterraneo, è il loro obiettivo e quello di molti ministri al governo con Benjamin Netanyahu. I coloni hanno dato fuoco a due moschee nei villaggi palestinesi attorno a Nablus.
Quella che è la capitale di questa parte della Cisgiordania resta sotto assedio: l’esercito ha imposto il coprifuoco da venerdì, da quando negli scontri sono stati uccisi due israeliani e quattro arabi.
Abu Mazen, il presidente palestinese, ha inviato lettere ai leader internazionali, compresi gli europei, invocando «un’azione urgente per fermare l’aggressione».
I coloni di Gilad e delle altre comunità attorno a Nablus da una decina di giorni hanno intensificato i raid tra i cubi di cemento mal intonacato, lanciando pietre e assaltando i pastori palestinesi, attacchi organizzati per incitare una reazione e poi ottenere un’operazione militare. Venerdì scorso dalle fattorie abusive è partita un’altra «passeggiata», così vengono chiamate dalla burocrazia dell’esercito e dovrebbero essere autorizzate dal comandante della zona.
Questa volta – come tante altre – non è successo e poco cambia, l’obiettivo era uguale: provocare, terrorizzare. Il gruppo di coloni si è incamminato tra i muretti a secco, ha raggiunto Tel, dove abitano i «vicini» nella Cisgiordania spezzettata dalle coloni
Così Benjamin Netanyahu ha ordinato di aprire un nuovo fronte, non bastassero quelli non chiusi dal 7 ottobre di due anni fa, dagli eccidi all’alba perpetrati dai terroristi di Hamas, 1200 persone massacrate nel sud di Israele.
Sembrano non preoccuparlo gli avvertimenti lanciati dai generali. Temono che la tensione nei territori occupati tracimi, provano a sostenere che la violenza dei coloni vada contrastata.
L’intelligence spiega che i palestinesi si stanno organizzando, hanno formato 70 comitati per proteggere i villaggi, il timore è una terza intifada, alimentata anche dal malcontento verso il presidente Abu Mazen e dalle lotte politiche interne, destinate ad accentuarsi da qui alle elezioni parlamentari di novembre, le prime concesse dal raìs in vent’anni, dalla vittoria di Hamas nel 2006.
Anche Bibi è in campagna elettorale, gli israeliani tornano alle urne alla fine di ottobre. Per restare al potere ha bisogno degli alleati messianici e fanatici come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich.
Puntano all’annessione della Cisgiordania (al di là delle mosse che già la applicano di fatto) e per loro un’esplosione — la «polveriera» alimentata dal governo, come la definisce Yair Golan, l’ex generale a capo della sinistra — servirebbe a smantellare quel che resta dell’Autorità palestinese. E degli accordi di Oslo.
(da Corriere della Sera)
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