LA MINORANZA PD: “POSSIAMO FAR SALTARE LA LEGGEâ€
OGGI LA RESA DEI CONTI ALLA CAMERA SUL VOTO ALLE PREFERENZE
«Sarete spazzati via anche con i vostri scranni…». Sandra Zampa si sfoga dopo «lo schiaffo» sulla parità bocciata nella legge elettorale.
Le deputate del Pd si autoconvocano in assemblea, ma tutto il partito è attraversato dai venti di rivolta. Un’altra volta i Democratici hanno covato in seno i “franchi tiratori”. Torna lo spettro dei “101” che impallinarono la corsa al Quirinale di Romano Prodi. E Zampa, che del Professore è stata la portavoce, nell’aula della Camera poco prima che sia bocciato anche l’emendamento anti discriminatorio, quello della soglia del 40% di capolista donne, interviene: «Mancano voti nostri, lo dicono i numeri. Fuori c’è un mondo che cambia, non lo fermeremo votando in modo ingannevole, coperti dal voto segreto, perderemo ancora di più credibilità »
Appello inutile. Cade nel vuoto come tutti gli altri.
I “franchi tiratori” dem oscillano tra i 130/120 del voto sui primi due emendamenti sul riequilibrio di genere, a 70/80 che mandano all’aria anche l’ultima chance.
Le deputate del Pd — che si sono presentate a Montecitorio vestite di bianco — minacciano di non partecipare al voto.
Sotto accusa c’è l’accordo di Renzi con Berlusconi che ha portato all’Italicum. La riunione democratica è incandescente. Il partito è un calderone in ebollizione.
È tempo di veleni. I renziani accusano la minoranza dem di avere tentato in questo modo di boicottare tutto l’accordo; i “cuperliani” denunciano la blindatura del patto con il Cavaliere e, in nome di questo, il tranello alle modifiche per la parità .
«Con sdegno» i renziani rifiutano i paragoni con i 101: nessuna regia per boicottare le quote rosa. Però il rischio concreto è che oggi molti democratici, a cominciare dalle deputate, non votino l’Italicum.
Gianni Cuperlo, leader del “correntino” pressa: «Si è persa un’occasione sulla parità . L’Italicum non è una buona riforma, il Senato dovrà discutere diversimiglioramenti».
Pippo Civati rilancia in un blog tutta la rabbia: «Non è passato nemmeno il 60-40. Complimenti a tutti. E scusate. Che vergogna. Ho perso una pizza con Rosy Bindi. Che diceva, purtroppo giustamente, che non sarebbe passato nemmeno questo: 298 no contro 253 sì. E il Pd che non dà indicazione di voto, ma lascia libere le coscienze su un emendamento che già era“diminuito” rispetto agli interventi e alle parole altisonanti che si sono udite in aula».
Stefano Fassina a sua volta denuncia quanto è accaduto: «Vergogna per il voto contro norma antidiscriminatoria. Ora doppia preferenza di genere».
Molti mormorii: «Quando c’è di mezzo il Caimano…», alludendo all’intesa del segretario-premier con Berlusconi.
Paola De Micheli, lettiana, che coordina l’assemblea dem serale fa fatica a tenere a bada la ribellione. Invita a non perdere la fiducia: «Si potrà cambiare al Senato, le grandi conquiste richiedono grandi battaglie».
Gli inviti alla cautela, alla calma, le rassicurazioni di Renzi sullo statuto del Pd che tanto la parità già la prevede, non bastano.
Barbara Pollastrini, ex ministro delle Pari Opportunità , è delusa e furente. Stella Bianchi rassicura: «Otterremo la modifica al Senato ». Ma Giuditta Pini twitta: «Che lo spirito di Lorena Bobbitt accompagni stanotte i colleghi che hanno bocciato l’emendamento ».
E ritwitta, dopo la bocciatura anche del 60-40%: «Il Pd ha un problema».
Alessandra Moretti non ci sta: «La battaglia per la parità è per la qualità della democrazia ».
E c’è Roberta Agostini, prima firmataria dei tre emendamenti bocciati, che attacca: «È gravissimo, ora riflettiamo sulla legge».
Oggi l’ennesima resa dei conti in un Pd flagellato.
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)
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