LO STATO BISCAZZIERE: LE GIOCATE AUMENTATE DEL 17% RISPETTO ALL’ANNO SCORSO, SI VA VERSO 190 MILIARDI IN UN ANNO
“LA SITUAZIONE E’ FUORI CONTROLLO”… PARLANO DI FAMIGLIA E VALORI POI LE DISGREGANO
Non si ferma l’affare dell’azzardo ed è nuovo record. Nel primo trimestre del 2026 la raccolta
ha raggiunto l’incredibile cifra di 45 miliardi e 440 milioni, con un aumento di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025 quando con 38 miliardi e 755 milioni era già stato record. I dati, infatti, sono in continua crescita e ogni anno è un nuovo record: nel 2022 erano 30 miliardi e 607 milioni, nel 2023 sono saliti a 35 miliardi e 26 milioni, nel 2024 altro incremento a 37 miliardi e 719 milioni. E cresce addirittura del 25% la spesa, cioè la perdita secca dei giocatori. Si tratta di dati ufficiali contenuti nel Bollettino statistico pubblicato ogni trimestre dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. E il record trimestrale fa facilmente prevedere che si arriverà a un nuovo record annuale. Lo scorso anno la raccolta era arrivata a 165 miliardi e 345 milioni, se restasse l’attuale trend, facile previsione, si passerebbero i 190 miliardi. Come si legge nel Bollettino a contribuire alla crescita è soprattutto l’azzardo online che troviamo sotto la voce “altri giochi” e che ha raggiunto i 23 miliardi e 172 milioni rispetto ai 20 miliardi e 253 milioni del 2025. Salgono anche slot e vlt passando da 5 miliardi e 291 milioni a 7 miliardi e 870 milioni. Crescita inferiore per le scommesse salite da 7 miliardi e 351 milioni a 8 miliardi e 372 milioni. Così come i giochi numerici e le lotterie, passati da 5 miliardi e 859 miliardi a 6 miliardi e 25 milioni. Sostanzialmente stabile quanto ha incassato lo Stato, passato da 2 miliardi e 483 milioni ad “appena” 2 miliardi e 682. La conferma di una curva piatta da anni, dovuta soprattutto alla crescita dell’online tassato molto meno dell’azzardo “fisico” che invece sta perdendo posizioni. Cresce invece la spesa, cioè quanto i giocatori perdono. Si è arrivati a 5 miliardi e 713 milioni rispetto ai 4 miliardi e 484 milioni del primo trimestre del 2025.
Soldi buttati via soprattutto dai giocatori patologici e dai soggetti più poveri e fragili, come sottolineano associazioni e organizzazioni del mondo “no slot” commentando questi dati preoccupanti. «È un gran brutto segnale – commenta don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e del lavoro della Cei –. Da una parte c’è la questione del perché del gioco, che c’entra col tema della speranza. Quali motivi oggi abbiamo di sperare, anche di riuscire a cambiare e elevare la propria condizione? In una fase di stasi dove non è possibile fare “salti”, si spera in qualcosa di immaginario come la fortuna. C’è poi il tema, collegato a un livello di cultura sociale molto bassa, legata al senso e al valore del denaro. Penso infine a forme estreme di solitudine, l’azzardo è spesso un modo per ripiegarsi su se stessi, segnala una crisi». Da don Bignami c’è poi la denuncia di «una società che si struttura per favorire l’azzardo. Questo è il dramma. La spesa sanitaria italiana è di 160 miliardi di euro e se arriviamo a 190 con l’azzardo vuol dire che è qualcosa di allucinante. Soldi che poi confluiscono nelle mani di pochi».
Analoga la denuncia di Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale Antiusura Giovanni Paolo II. «È una situazione ormai fuori controllo. Da una parte le imprese per stare in piedi devono accalappiare sempre più clienti, dall’altra parte c’è lo Stato che vuole aumentare l’entrata erariale, anche se poi aumenta in maniera molto minore». Con danni evidenti. «L’azzardo è sia una causa dell’impoverimento che un effetto dell’impoverimento perché quando uno ha difficoltà, cerca nella fortuna la soluzione, ma poi aggrava la propria situazione». Così, insiste Gualzetti, «noi siamo l’ultima spiaggia di coloro che rimangono intrappolati. Di quei miliardi gran parte è garantita dalle persone più fragili, che noi cerchiamo di aiutare perché rischiano di cadere nell’usura». Eppure, accusa, «si fa passare l’azzardo come una cosa normale, innocua, anzi “fa figo” sostenuta dai campioni alla faccia del divieto della pubblicità. C’è un processo di normalizzazione che fa anche più vittime perché la gente non ha neanche più il pudore e timore nei confronti dell’azzardo come avevamo noi. Oggi invece anche i giovani più piccoli vengono invitati a giocare, all’inizio con cose innocenti che poi piano piano li introducono nel vero e proprio azzardo».
Durissimo anche il commento di don Armando Zappolini, portavoce della Campagna Mettiamoci in gioco. «Lo Stato guadagna sui poveri e sui morti. È chiaro che più aumentano la precarietà e la povertà e più l’attrazione dell’azzardo è forte illudendosi che con un colpo di fortuna sistemi la precarietà. Così la maggior parte degli introiti dell’azzardo è roba di abitudinari, compulsivi e patologici?». Per questo, afferma, «andrebbe fatta una regolamentazione che tuteli di più le fasce abitudinarie, come sistemi di blocco al tempo di giocata e ai soldi di giocata. Ma è chiaro che non lo fanno perché porterebbe a una riduzione delle entrate. E chi in Consiglio dei ministri proporrebbe di perdere 7-8 miliardi? Però la politica è anche avere coraggio. Ce l’hanno?».
(da Avvenire)
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