Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
LA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA STAVOLTA VA IN ONDA A CASTEL MELLA: I LEGHISTI CORROTTI CON 22.000 EURO PER COSTRUIRE UN CENTRO COMMERCIALE SU UN TERRENO A VINCOLO AMBIENTALE… IN MANETTE ANCHE IL COSTRUTTORE E UN GEOMETRA
Una tangente da 22mila euro per «ammorbidire» i controlli e realizzare un centro
commerciale su un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale.
E’ questa l’accusa con cui sono finiti in carcere l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Castel Mella, Mauro Galeazzi, 48 anni, e il capoufficio tecnico dello stesso Comune Marco Rigosa, 45 anni (che è anche assessore a Rodengo Saiano, comune estraneo alle indagini).
Con loro sono stati arrestati Andrea Piva, 36enne di Rodengo Saiano, geometra, libero professionista, e Antonio Tassone, 68 anni, di Lumezzane, imprenditore, il costruttore del futuro centro commerciale.
I provvedimenti sono stati emessi dal Gip del Tribunale di Brescia, Cesare Bonamartini, su richiesta del pm Silvia Bonardi, al termine di un’indagine condotta, negli ultimi mesi, dai carabinieri del Nucleo investigativo di Brescia. È indagato anche un altro dipendente dell’ufficio urbanistica del Comune di Castel Mella.
I reati contestati sono, per tutti, di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio; nel caso del solo Galeazzi, c’è anche l’accusa di peculato, per una storia di telefonate private con il cellulare di servizio.
L’imprenditore Antonio Tassone aveva già opzionato con un contratto preliminare, nel Comune di Castel Mella, un terreno sottoposto a vincolo paesaggistico-ambientale, su cui intendeva realizzare il suo centro commerciale.
Tramite il geometra Andrea Piva, aveva intessuto rapporti con il responsabile dell’ufficio tecnico Rigosa e con l’assessore Galeazzi.
Nella ricostruzione dell’accusa, per rendere più veloce e sicuro l’iter di approvazione del piano urbanistico, ammorbidendo i controlli, in particolare della commissione paesaggistica, Tassone aveva pattuito un versamento di 22 mila euro, dei quali 12 mila pagati a favore della società di Piva ed 10 mila, versati in contanti dallo stesso imprenditore a Piva e da questo consegnati al Rigosa, che infine ne aveva versato una parte all’assessore Galeazzi. Galeazzi è indagato anche per peculato, poichè nella sua veste di pubblico ufficiale, aveva nella sua disponibilità un cellulare di servizio, intestato alla Provincia di Brescia, con cui aveva fatto centinaia di telefonate a fini esclusivamente privati.
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
L’ASSURDA ALLEANZA ELETTORALE TRA FUTURO E LIBERTA’ E LEGA PER APPOGGIARE UN CANDIDATO SINDACO LEGHISTA STA SUSCITANDO UNA RIVOLTA NELLA LOCALE BASE FUTURISTA… BASTA COI MANEGGIONI LOCALI SENZA ANIMA E SENZA IDEALI CHE PENSANO SOLO AI PROPRI INTERESSI
Per dare voce alla base di Fli, pubblichiamo i contributi di due militanti di Gallarate, giustamente indignati per la “porcata” della lista che vede alleati i razzisti e i secessionisti padani con i futuristi.
Scelta immotivata e su cui a Roma nessuno si indigna.
Nemmeno Urso, sempre così attento a bacchettare le intese “fascio-comuniste” come quella di Latina.
Ci rivolgiamo a Fini per capire dove ci stanno portando i nostri dirigenti regionali e varesini.
La questione è evidente, è l’accordo tra i finiani di Ferrazzi e Lega a Gallarate.
Una volta si diceva “la politica è l’arte del possibile” però a tutto c’è un limite.
Noi della base della prima ora siamo gente del popolo ed al popolo ci rifacciamo e vorremmo capire dove andiamo.
I motivi sono i seguenti: il nostro responsabile provinciale si presenta con una lista civica, come mai?
Di solito quando si scende in campo con una forza nuova si sente la necessità ed anche l’orgoglio di presentarsi agli elettori per capire il peso effettivo della nuova formazione.
A Gallarate si sceglie un’altra via meno impegnativa, la lista civica con un candidato sindaco di un altro partito!
Non è che forse qualcuno ha paura di esporsi, di non essere così trainante dopo aver puntato i piedi per essere il numero della provincia?
Il candidato sindaco scelto da Bossi mentre era dal dentista la dice lunga sullo spirito democratico che permea la Lega, ma questi sono affari loro?
Non direi visto che “il soldato” Giovanna Bianchi Clerici” occupa una poltrona pubblica importante nel Consiglio di Amministrazione della Rai.
E non può dire di no a Bossi, ma nel caso vincesse le elezioni (si fa per dire…) che farà , lascerà la ben pagata poltrona per dedicarsi a Gallarate?
Nel Pdl sono sbigottiti, come dichiara il candidato sindaco,: “Ritengo che nel Carroccio ci sia molta confusione. All’inizio avevano lanciato Ugo Gaspari, che rimane la candidatura migliore. Poi per i loro scontri interni hanno puntato su Stefano Gualandris, una candidatura debole voluta da Marco Reguzzoni. Alla fine Bossi si è reso conto che era sbagliato, ed ha cercato di tamponare con Giovanna Bianchi Clerici, che obiettivamente resta una buona scelta. Ma pagheranno la loro confusione. Gli elettori non capiranno”.
Non ci sono alleanze Fli-Lega a Busto e Varese, gli altri comuni importanti della provincia, mentre a Gallarate ci si muove diversamente.
E’ uno scenario da Prima Repubblica, quella delle “ convergenze parallele”, in cui si danno segnali discordanti per poi chiudere partite importanti sulle spalle dei cittadini.
Gallarate scenario alternativo, modello di un nuovo progetto politico? Così almeno ci viene suggerito dal nostro responsabile regionale.
Se fosse così perchè partire da Gallarate e non da Varese o Busto oppure da Milano?
Che interesse avrebbe Umberto Bossi a osteggiare il Pdl creando una tale frattura?
Anche a Varese i rapporti non sono idilliaci tra gli alleati, eppure sono stati ricomposti buttando fuori Fli come negli altri comuni, ora è successo qualcosa che non sappiamo?
Sono scontri interni alla Lega, mettendo da parte Gualandris, uomo di Reguzzoni?
Ci si può fidare della Lega, che fino a ieri ha governato a Gallarate, pur con distinguo ed ora Umberto Bossi dice: «Vincere a tutti costi!».
Certo se fossi un leghista direi: la base l’avete sentita? Sicuri che ieri Fli faceva schifo ed oggi è alleato tanto da offrirgli la poltrona di vice-sindaco?
Ma guardiamo all’interno di Fli: «malagestione del PdL gallaratese», come la definisce senza mezzi termini Luca Ferrazzi, sarebbe il punto fondamentale che avrebbe fatto scegliere l’alleanza con la Lega?
L’accordo innaturale però ha fatto il giro dell’Italia, Fli è il partito dell’Unità Nazionale, la Lega che brucia il tricolore, che scappa quando si canta l’Inno, la Lega dei Padani!
Il candidato sindaco di “Libertà per Gallarate” dichiara: “Voglio amministrare non fare affari”, e aprire alla società civile: “Stiamo preparando un dettagliato programma politico — spiega ancora- che parta da un aspetto fondamentale: dare ascolto alle associazioni sul territorio per determinare un cambiamento vero. Basta con quei partiti che non accettano il dialogo, che impongono strategie dall’alto: la nostra strada non sarà questa. Quella che ormai governa Gallarate è una classe dirigente isolata che ha perso i pezzi : prima l’Udc, poi la Lega, poi Futuro e Libertà . Non rappresenta più nessuno. E’ ora di cambiare davvero”.Il testo dell’accordo non prevede cose avveniristiche sul sociale e politico di sicuro il vice-sindaco e un assessore da definire per la lista civica-finiana ( alla gallaratese).
In conclusione ci sembra di capire che non si tratta di chissà quale progetto politico innovativo, che non porterà da nessuna parte perchè avversato sia dalla base leghista che dai futuristi puri, e mette alla luce disagi interni alla Lega, ponendo in dubbio la governabilità di Gallarate.
Avremmo preferito un messaggio forte e chiaro: Fli è l’altro centro-destra quello vero e genuino, quello dei valori, dell’Unità Nazionale, della legalità , dei giovani e del futuro, non dei vecchi marpioni della politica che per avere una poltrona fanno accordi col diavolo.
Accordi che alla fine saranno un boomerang politico, ma l’intento è chiaro: io dò una cosa a te e tu dai una cosa a me….
Giuseppe Criseo
www.ilfiniano.it
Ricordiamo tutti (almeno noi che il 22 Aprile siamo rimasti incollati alla TV ed avevamo già una scelta nel cuore) il suo splendido discorso, vibrante nei contenuti e nei toni, un discorso di valori, di dignità , di condanna a chi non aveva attuato alcuno dei punti programmatici indicati dal gruppo AN perchè sottomesso alla volontà ed alle indicazioni della Lega.
Quella Lega che non è destra nè sinistra, ma è secessione e razzismo, che criticava Roma e poi una volta raggiunta Roma ha imparato così bene da essere il più abile partito nel procacciarsi posti al sole e Presidenze di cda.
Un Partito che ha illuso la gente facendo credere che avrebbe lavorato per loro, e che nei Comuni dove detiene il potere (ad es. Varese) si disinteressa completamente dei bisogni dei cittadini.
Il volontariato per loro è un “corpo estraneo”, l’assessorato alla Cultura oramai è per prassi delega in mano al Sindaco che semplicemente la ignora..tanto c’è sempre qualche privato che si dà da fare e supplisce.
E non entriamo nel merito della cementificazione selvaggia, i buchi nelle municipalizzate etc etc.
Non condivido chi ha fatto questa scelta: su Gallarate la spaccatura tra Pdl (F.I. e A.N.) da una parte e Lega dall’altra è storia vecchia, risale a tensioni nate durante la prima giunta Mucci dove erano insieme, dopo di allora già nel 2006 avevano corso l’un contro l’altra armata, ed ancora nel 2011 -prima dell’accordo con Fli (mascherata malamente da Lista Civica)- era scontato che sarebbe stata una guerra tra di loro.
E allora perchè schierarsi con la Lega?
Comunque sarebbe stato uno scontro feroce tra quei 2 Partiti.
E’ stato detto ad un giornale locale che i finiani corrono con la Lega perchè condannano la gestione padronale di Gallarate.
Vero, è stata una gestione padronale, ma non solo negli ultimi 3 mesi cioè da quando è stata tolta la Pres. di un cda a Liccati e – prima di essere buttati anche loro fuori – l’assessore Carabelli e altri membri di cda in quota Fli sono usciti. Quella gestione è stata così da anni, già dalla prima giunta Mucci, e durante tutto il secondo mandato..quando l’attuale Coord. provinciale di Fli coordinava A.N. in sinergia ed amicizia con il “patron” di F.I. Nino Caianiello, e in quota A.N. Vicesindaco, assessori e Consiglieri comunali.
Allora qual’è la verità , l’unica che rimane e che comunque è colta dalla gente: c’è la possibilità di tornare ad avere degli spazi di Governo, Fli ci si butta!.
Qualsiasi altra valutazione politica avrebbe forse potuto essere recepita se in quella lista non ci fossero state persone che fino a 3 mesi fa erano parte integrante del Governo cittadino.
E se Lega e Pdl avessero ipotizzato una qualsiasi forma di accordo.
Certo, per un Partito qualsiasi l’ipotesi di un ViceSindaco ( e chissà che altro, Bossi quando si muove personalmente mi dicono è generoso) potrebbe essere allettante, ma io credo che per il progetto di Fini, per quanto ci ha detto a Mirabello, e poi a Bastia ed ancora a Rho, le tattiche per uno spazietto debbano lasciare il posto a strategie a lungo respiro, dobbiamo ancora crearci un immagine, consolidarci con dei riferimenti qualificati e qualificanti nell’immaginario collettivo, ed io credo che questo sarebbe stato il momento per giocare la Partita della linearità , della saldezza dei principi, della volontà di proporre un’alternativa a delle vecchie logiche da 1a Repubblica che sempre più allontanano la gente dalla Politica.
A mio parere sarebbe stato opportuno mantenere la linea del Terzo Polo ovunque e, laddove non praticabile, alleanze con Liste civiche o soli.
Forse Fli riuscirà a prendere un Vicesindaco a Gallarate, ma sarà con un Partito col quale non condividiamo nulla, e sappiamo tutti che su Varese la Lega è quella Doc, quella dei celoduristi che sparerebbero agli immigrati e che scrivono il Manifesto Leghista sulla Razza.
Scusatemi se, schifata, mi dissocio.
Laura
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
D’ALTRONDE LASSINI NON AVEVA CHE RIPETUTO IL CONCETTO DI “BRIGATISMO GIUDIZIARIO” A LUI CARO, DIVENTANDO DI FATTO IL SUO MANDANTE MORALE… BOSSI AVVERTE: “TROPPI ERRORI, COSI’ IL GOVERNO CADE”
“Quel Lassini avrebbe fatto bene a non dimettersi, fosse dipeso da me…”. 
Chi entra ed esce da Palazzo Grazioli e ascolta il presidente del Consiglio ringrazia il cielo che non ripeta in pubblico cosa ne pensi di tutta questa storia. Dei manifesti di Milano.
Di chi lo difende “e finisce sulla graticola”.
E del monito senza precedenti del presidente della Repubblica Napolitano.
Ecco, non è un caso se su quella lettera dai toni assai ultimativi il Cavaliere ha fatto calare una cappa di silenzio, fanno notare i più fidati consiglieri.
“Il capo dello Stato è stato prontissimo a bollare come ignobile provocazione i manifesti sulla procura – tuona Berlusconi al cospetto di ministri e avvocati – ma nessuno si è sognato di intervenire o di aprire un’indagine su Asor Rosa che ha progettato un golpe sulla prima pagina di un giornale”.
D’altronde, per capire gli umori di Palazzo Chigi è bastato ascoltare i toni della filippica di Giuliano Ferrara a “Radio Londra” ieri sera, dedicata al “gentile presidente della Repubblica: lei non può ignorare…” e giù con “golpe”, “eversori” e tutto l’armamentario antigiudici già sfoderato dal premier nel week end.
Ha evitato di aggiungere dell’altro, il Cavaliere.
Ma certo non si pente di quanto detto.
Eppure, ieri per la prima volta la Lega ha preso pubblicamente le distanze su questo modo di gestire i rapporti col Quirinale ma soprattutto sulla piega che ha preso la campagna elettorale a Milano.
Lo ha fatto, con l’apprezzamento del capogruppo Marco Reguzzoni alle parole di Napolitano.
Bossi non vede nè sente Berlusconi da parecchi giorni. Le cose a sentire il Senatur non vanno come dovrebbero.
La decisione del premier di investire tutta la campagna milanese sul nodo giustizia e sui processi personali dell’imputato Berlusconi non piace affatto in via Bellerio.
Oltre a essere considerato un rischio, alla luce dei sondaggi che non offrono alcuna garanzia di un successo della Moratti.
Bossi ai suoi lo ripete con tono grave da qualche giorno: “Se vince Pisapia a Milano, noi apriamo la crisi”.
E il Carroccio è già in stato d’allerta.
La parola d’ordine in campagna elettorale intanto è distinguersi dai berlusconiani. Nei toni ma anche nei contenuti.
“Noi la imposteremo su altre basi, la giustizia non sarà il nostro traino” dice chiaro Reguzzoni in Transatlantico.
Su quella linea, come dire, loro non ci stanno.
Di più.
È stato proprio su input dei leghisti che ieri, durante il vertice di maggioranza tra capigruppo e Guardasigilli Alfano a Montecitorio, è stato messo nero su bianco l’impegno di portare avanti la riforma della giustizia nel suo complesso, assieme alle legge che stanno più a cuore al premier.
Norme ad personam sì, ma dentro una cornice più “presentabile” per gli elettori leghisti.
Berlusconi va per la sua strada, consapevole anche lui di giocarsi tutta la partita delle amministrative a Milano.
È lì che sta spendendo d’altronde la sua “faccia”, come ama dire.
Alle amministrative del 2006 il centrosinistra ha conquistato 27 centri, dopo cinque anni – stando ai suoi calcoli – ne confermerebbe non più di 15.
Numeri alla mano, dunque, il premier potrà comunque dire di aver vinto.
Ma se perderà nell’unica piazza in cui è “sceso in campo” da capolista, se anche dovesse andare al ballottaggio la Moratti, questo segnerebbe l’inizio del suo declino anche elettorale.
Con l’alleato più fedele pronto a presentare il conto.
“Sarebbe – ammonisce il Senatur – la fine del berlusconismo”.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
VOGLIONO TROVARE LE CARICHE PROMESSE DENTRO L’UOVO PASQUALE: NON SI SONO VENDUTI PER NULLA… HANNO APPROVATO IL PROCESSO BREVE, MA I PATTI NON SONO STATI RISPETTATI DAL PREMIER…MOFFA FA UN PATETICO APPELLO AI COLLEGHI: RINUNCIATE AI POSTI: TANTO LUI LO HA GIA’
Il gruppo di Moffa presenta il conto al premier: se entro domani non avranno parte dei posti promessi prima dell’approvazione del processo breve, non sosterranno più la maggioranza.
“Più che Responsabili sembrano affamati”. Il finiano Carmelo Briguglio sintetizza così il pressing che gli uomini di Silvano Moffa stanno attuando sul premier.
Chiuse le votazioni alla Camera sul processo breve, infatti, il gruppo di Scilipoti, torna a battere cassa chiedendo il pacchetto di nomine per gli incarichi di governo dettando un ultimatum: entro le festività pasquali.
Quindi entro giovedì.
Altrimenti, questo il messaggio recapitato a Silvio Berlusconi, sciogliamo il gruppo e liberi tutti.
Eventualità che il presidente del Consiglio non può permettersi di prendere neanche in considerazione, visti i numeri della maggioranza alla Camera.
L’obiettivo dei Responsabili, spiegano alcuni esponenti del gruppo, è di chiudere entro la settimana anche perchè l’accordo con il Cavaliere era chiaro e prevedeva, una volta approvato il ddl sul processo breve, la promozione di altri Responsabili nella squadra dell’Esecutivo.
La scorsa settimana l’unico a fare il suo ingresso ufficiale nella squadra di governo con l’incarico di sottosegretario al Lavoro è stato Nello Musumeci, esponente della Destra di Storace.
L’obiettivo dei Responsabili, anche per mettere a tacere le polemiche interne tra le varie anime, è dunque quello di portare a casa le nomine entro la settimana.
Oltre alla pattuglia dei Responsabili, un posto da sottosegretario potrebbe andare anche a Daniela Melchiorre esponente dei Libdem che insieme a Italo Tanoni la scorsa settimana ha ufficializzato l’addio al Terzo Polo.
La Melchiorre sarebbe in pole per un posto da sottosegretario allo Sviluppo Economico.
“Siamo al mercato delle vacche”, dice Felice Belisario, capogruppo dell’Idv. “In ogni mercato c’è chi vende e chi compra e chi vende vuole incassare il suo costo il prima possibile. E’ quello che stanno facendo i Responsabili che hanno venduto la loro moralità , approvando una legge vergogna come il processo breve, solo ed esclusivamente per una poltrona in cambio. Oggi puntano i piedi e ricattano il premier: vogliono riscuotere prima di Pasqua il loro premio. Cosa credeva Berlusconi? Che gli sarebbe stato abbonato il suo debito?”.
Moffa ha tentato di placare le polemiche, invitando i suoi a rinunciare alle rivendicazioni. “Reputo assolutamente necessario che si ponga fine a questo continui stillicidio di richieste e di promesse, e che si abbia il coraggio di rinunciare a qualunque incarico di governo impegnandosi invece in una azione di rilancio del centrodestra non solo per la sua riarticolazione, ma anche per fare le riforme che non possono essere più rinviate”, ha detto.
Invito ovviamente finito nel vuoto e che è tornato come un boomerang a Moffa rilanciato da Nino Lo Presti di Futuro e Libertà .
“Troppo comodo per Moffa, che siede tranquillamente sulla poltrona di presidente della commissione Lavoro della Camera, conquistata di certo per i suoi grandi meriti di giurista, pontificare sulle rinunce che dovrebbero fare adesso i suoi colleghi Responsabili-Disponibili in merito ai posti di governo promessi dal premier per pagare il prezzo della loro sottomissione”.
E aggiunge: “Moffa dia l’esempio, rinunci lui alla carica che ricopre, alla guida di un importante organismo parlamentare, e giustifichi così la sua nobile scelta ideale. O, piuttosto, si vergogni”.
Ma le intenzioni sembrano ben diverse.
Il capogruppo dei Responsabili, Luciano Sardelli, ha incontrato il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, esprimendogli la preoccupazione per la tenuta del gruppo.
L’allarme l’avevano lanciato gli esponenti di Noi Sud, chiedendo a Sardelli di ottenere un incontro con Berlusconi e minacciando: “Altre 24 ore di tempo e poi sfasciamo il gruppo, le promesse vanno mantenute subito”.
Intanto i Responsabili annunciano una conferenza stampa per oggi alle 10 presso la Camera dei Deputati.
Ufficialmente l’incontro con i giornalisti è stato convocato per presentare il documento politico programmatico del gruppo, ma potrebbe diventare anche l’occasione per alzare la posta.
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
STOP AI LAVORI PER UN’AZIENDA VICINA AL CARROCCIO E IMPEGNATA NELA COSTRUZIONE DELLA TANGENZIALE A NOVELLARA…IL PREFETTO DI REGGIO EMILIA: “NELLA NOSTRA PROVINCIA C’E’ LA MAFIA”…SI TRATTA DELLA DITTA BACCHI DI BORETTO, SPECIALIZZATA IN ESCAVAZIONI: HA DATO IN SUBAPPALTO I LAVORI A DUE AZIENDE COLLEGATE ALLA FAMIGLIA MATTACE
Le infiltrazioni mafiose — o i tentativi — al Nord continuano a destare allarme nella politica. 
Questa volta la bufera si abbatte sul Reggiano.
Durante un convegno della Cna il prefetto di Reggio Emilia, Antonella De Miro, ha rilanciato: “A Reggio la mafia c’è”.
A corollario dell’ultima notizia che riguarda lo stop imposto dalla Dia all’appalto per la costruzione della circonvallazione a Novellara.
Evento che ha scosso il mondo politico.
Le amministrazioni locali hanno chiesto di “continuare i lavori della tangenziale”.
L’ex vicesindaco di Guastalla ed ex leghista Marco Lusetti, espulso dal Carroccio la scorsa estate e fondatore del movimento “Agire Comune”, ha difeso a spada tratta la ditta che ha vinto l’appalto.
Nessun commento sulla vicenda è arrivato ad oggi dal segretario della Lega Nord Emilia, l’onorevole leghista Angelo Alessandri, presidente della Commisione lavori pubblici ed Ambiente della Camera dei Deputati ed originario di Guastalla, paesi a pochi chilometri dal Po e da Boretto.
Invece il consigliere regionale Andrea Defranceschi (Movimento 5 Stelle) annuncia una interrogazione in Regione chiedendo il “check-in” di tutti gli appalti sulle estrazioni di sabbie dal Po negli ultimi anni.
Ma qual è il punto di tutta la vicenda?
E perchè imbarazza così tanto la Lega?
Riguarda Novellara, appunto, paese della provincia di Reggio Emilia, e quella che gli ambietalisti la chiamano la “tangenziale discarica”.
Un progetto partorito all’inizio del millennio tra le contestazione in primis da Legambiente, in quanto il finanziameno di questa opera pubblica è nato come compensazione per l’ampliamento della locale discarica gestita dalla municipalizzata pubblica Sabar spa di cui il Comune è socio.
Su quest’opera pubblica, cavallo di battaglia di tutti i sindaci di centrosinistra degli ultimi dieci anni, è arrivato lo stop dell’antimafia.
Il 23 marzo scorso alla Prefettura di Reggio Emilia è stata consegnata una dettagliata relazione, arrivata dopo la richiesta degli accertamenti sui cantieri, disposti dalla Direzione investigativa antimafia di Firenze.
Controlli attivati a metà febbraio tramite il prefetto De Miro.
Le indagini hanno portato alla sospensione dell’appalto e alla revoca della certificazione antimafia alla ditta Bacchi di Boretto, notissima in zona anche per le escavazioni nel Po fortemente contestate da associazioni ambientaliste come Legambiente.
Una ditta la Bacchi spa nota anche per gli ottimi rapporti istituzionali con diversi politici in primis con quelli della Lega Nord, tanto che il Carroccio nel 2006 ricevette un regolare finanziamento di 5.000 euro registrato alla Camera dei Deputati.
Agli investigatori del centro operativo del capoluogo toscano era stata segnalata la presenza nel cantiere di soggetti vicini alla criminalità organizzata.
Le ispezioni hanno dato esito positivo.
Da quanto è emerso l’azienda di Boretto avrebbe assegnato due subappalti ad imprese con sede in provincia di Parma, il Consorzio edile M2 di Soragna e la Tre Emme Costruzioni di Roccabianca.
La Direzione investigativa antimafia ha ricostruito che le due le imprese sono collegate alla famiglia Mattace di Cutro, ritenuta dagli investigatori molto vicina al clan Grande Aracri.
Secondo quanto emerge dai documenti della Prefettura, nell’assegnazione di questi lavori alle ditte riconducibile ai Mattace, la Bacchi avrebbe eluso in maniera consapevole la legge antimafia per il controllo dei subappalti.
Le ditte dei Mattace non avrebbero mai ottenuto la certificazione antimafia dalla Prefettura.
La legge prevede che l’obbligo dell’autorizzazione antimafia scatta solo per subappalti di importo superiore ai 155 mila euro.
E’ stato così, come emerge dall’ispezione, che la Bacchi avrebbe aggirato l’ostacolo.
Spezzando il subaappalto tra le due ditte: 50mila euro di lavori al Consorzio M2 e 130mila euro alla Tre Emme.
Ma non è finita qui. Ispezionando il cantiere le forze dell’ordine hanno trovato Giuliano Floro Vito.
Chi è ? E’ l’ex cognato di Domenico Mattace, il presidente della TreEmme e considerato dagli inquirenti un elemento di grande spessore criminale, legato al clan della n’drangheta dei Dragone e poi dei Grandi Aracri, già posto agli arresti nel 2001 e poi assolto per l’operazione “Scacco Matto”, finito poi in manette per usura nell’aprile 2010.
Per questa vicenda Floro Vito, per la legge dovrebbe essere agli arresti domiciliari e sorvegliato speciale.
Peccato che si trovasse sul cantiere di Novellara come dipendente della Tre Emme.
Dalle fatture poi risulta che la Bacchi ha versato alla Tre Emme 161 mila euro.
Una cifra superiore a quello concordata.
In particolare maggiore alla soglia che fa scattare l’obbligo di certificazione antimafia.
Altra anomalia. L’azienda di Boretto ha chiesto alla stazione appaltante, Iniziative Ambientali, società mista che vede tra i soci le municipalizzate Sabar Spa, Iren Spa e Unieco, di poter procere all’affidamento del subappalto solo il 21 giugno 2010.
Ma i Bacchi avevano già firmato il contratto con la ditta dei Mattace da circa un mese e mezzo.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
PROMETTE LISTE PULITE, MA CHI LE COMPILA E’ SOTTO INCHIESTA: COSENTINO PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA, PER IL SEN. VINCENZO NESPOLI SONO STATI CHIESTI GLI ARRESTI DOMICILIARI
Nelle ore della consegna delle candidature in vista delle elezioni amministrative — il termine scadeva oggi a mezzogiorno — torna di attualità il tema delle liste pulite.
Dai partiti arrivano ampie rassicurazioni e per le comunali a Napoli, il candidato del Pdl Gianni Lettieri ha promesso attenzione massima: “Etica pubblica e legalità sono al centro della nostra campagna elettorale. Chiederò ad ogni lista che mi sostiene la nomina di un garante per assicurare candidati autorevoli e specchiati. Alla fine di questo percorso sarò io il responsabile per tutti. Sfido gli altri a fare lo stesso”.
Un’attenzione particolare per non ripetere il caso di Roberto Conte, un passato nel centro-sinistra, che alle ultime regionali nonostante la condanna in primo grado a due anni e otto mesi per concorso esterno in associazione camorristica, si è presentato in una lista a sostegno di Caldoro.
Intanto, non si arrestano le migrazioni.
Alfredo Ponticelli, assessore allo sport della giunta uscente di Rosa Russo Iervolino si è dimesso e appoggia, con il suo partito (il Pri), Gianni Lettieri.
Ma in attesa di conoscere nei dettagli i candidati, non tranquillizzano certo le posizioni giudiziarie dei vertici regionali del Pdl.
Lettieri è stato accompagnato da Silvio Berlusconi per l’investitura ufficiale da Nicola Cosentino, sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa, prossima udienza il 18 aprile.
Cosentino, dimessosi da sottosegretario ma ancora coordinatore regionale, in queste settimane è impegnato in prima persona per la compilazione delle liste dopo aver scelto il candidato sindaco a Napoli e negli altri comuni al voto in Campania.
Un compito non facile. Per la scelta dei candidati nei comuni della provincia, nell’area a nord di Napoli c’è un altro vertice locale del partito Vincenzo Nespoli, vice-coordinatore provinciale del Pdl (il coordinatore è Luigi Cesaro, presidente della provincia) e vice-responsabile nazionale del settore elettorale.
Nespoli è anche senatore della Repubblica e sindaco di Afragola, comune in provincia di Napoli, ma il doppio incarico è l’ultimo dei suoi problemi.
Nel maggio 2010 la procura di Napoli (pm Piscitelli, Woodcock, Di Mauro) ha chiesto e ottenuto dal gip gli arresti domiciliari.
Accusato di diversi reati: concorso in riciclaggio e bancarotta fraudolenta. L’autorizzazione all’esecuzione della misura cautelare, come nel caso di Nicola Cosentino, è stata però negata prima dalla giunta per l’immunità (di cui Nespoli faceva parte) e poi dal Senato, nel luglio scorso.
Nei giorni scorsi il Tribunale del riesame ha confermato la misura cautelare. Le motivazioni dell’ordinanza sono diventate un manifesto politico delle opposizioni, che da tempo per Afragola chiedono l’istituzione di una commissione di accesso da parte della prefettura.
I giudici del riesame considerano «indispensabile» la misura dei domiciliari.
E sull’esponente del Pdl, scrivono: «Le modalità con cui ha portato a termine il proprio intento criminoso sono certamente sintomatiche di una pericolosità in quanto denotano una scaltrezza e una spregiudicatezza, rivelatrici di professionalità nel delinquere, che lo dipingono come un soggetto di notevole spessore criminale».
Nespoli continua a negare ogni addebito, a dirsi estraneo ad ogni accusa. Tutto ruota attorno ad una vicenda di mattoni e di un istituto di vigilanza. Vincenzo Nespoli, secondo la Procura, è dal 2001 amministratore di fatto di una società di vigilanza, la Gazzella srl, fallita nel 2007 (con un passivo di 25 milioni di euro), affidata nelle mani di uomini di fiducia.
Secondo l’accusa e le ricostruzioni documentali della Guardia di Finanza, dai bilanci dell’istituto sono stati distratti soldi che sarebbero confluiti nelle società immobiliari (Immobiliare San Marco e Sean spa) riconducibili al senatore, impegnate in attività di lottizzazione eseguite nel comune di Afragola, dove Nespoli è primo cittadino.
Ma non solo.
Nonostante le gravi condizioni economiche dell’azienda e lo stato di mobilità , furono assunte diverse persone in cambio del pagamento di 30 mila euro.
Per il posto da guardia giurata: soldi e la riconoscenza alle urne.
Ora lo stato maggiore del Pdl campano è pronto a presentare i candidati puliti per le prossime amministrative.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
IL PARTITO DELLA BONINO E DI PANNELLA ERA STATO ESCLUSO PER LE FIRME INSUFFICIENTI… 800 LE FIRME FALSE SULLE 3.500 NECESSARIE PER PRESENTARE LA LISTA… CHIESTA LA DECADENZA DI TUTTI I CONSIGLIERI, DECIDERA’ A MAGGIO IL CONSIGLIO DI STATO
Ottocento firme false e 14 indagati tra consiglieri e sindaci del Popolo delle Libertà . Il
tutto per portare Roberto Formigoni al vertice della Regione Lombardia, per la quarta volta.
L’inchiesta del procuratore aggiunto Alfredo Robledo ha smascherato il gigantesco raggiro interrogando uno per uno i firmatari “dubbi” della “Lista Formigoni per la Lombardia”.
E uno dopo l’altro hanno messo a verbale davanti ai carabinieri che quella firma non è la loro.
Ne servivano almeno 3.500 per accedere alle elezioni, ne sono state raccolte oltre 3600, ma quasi 800 sono risultate false.
Nel registro degli indagati sono finiti alcuni consiglieri provinciali di Milano (Massimo Turci, Barbara Calzavara, Nicolò Mardegan e Marco Martino), insieme a quelli di altre province lombarde, nonchè sindaci e consiglieri eletti nel Pdl, tutti pronti a convalidare il falso in nome della ragione di partito.
Alcuni più solerti di altri sono arrivati a convalidare da soli oltre cento firme.
La procura contesta loro l’articolo 479 del Codice penale: «Falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici», un reato che prevede pene da tre a dieci anni. Come viene spiegato nell’invito a comparire notificato agli indagati, i consiglieri avrebbero agito «in concorso con altre persone allo stato non identificate».
Gli inquirenti stanno cercando di individuare chi materialmente ha trascritto le firme, poi autenticate dai consiglieri.
Per i falsi firmatari è ipotizzabile l’accusa di falso materiale mentre i consiglieri sono accusati di falso ideologico.
Gli accertamenti eseguiti dalla procura di Milano potranno essere disponibili per un eventuale utilizzo in sedi amministrative o civili per chiedere la verifica della regolarità delle elezioni, ma solo quando il fascicolo penale verrà chiuso. Serviranno soprattutto ai Radicali (estromessi dalle Regionali per non aver raggiunto il numero sufficiente di firme) che presentarono fin da subito ricorso in Tribunale.
Presto, il 17 maggio prossimo, il Consiglio di Stato dovrà valutare un ricorso presentato dal partito, nel quale si chiede la decadenza di tutti i consiglieri regionali eletti in Lombardia, proprio sulla base della falsità delle firme. «Formigoni chieda scusa ai cittadini ai quali ha mentito e ancor più a quelli a cui è stata falsificata la firma», è l’invito che ieri il radicale Marco Cappato ha rivolto al governatore della Lombardia.
«La giustizia faccia il suo corso, sperando che non intervenga una leggina ad hoc per sanare la falsità materiale e ideologica commessa. Ma se i magistrati sostengono che quella lista è stata presentata in modo errato vuol dire che anche la candidatura non è stata presentata in modo corretto e quindi deve essere ripetuta dichiarandone la decadenza», ha aggiunto Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori.
Guido Podestà , all’epoca coordinatore regionale del Pdl, che nei giorni scorsi aveva scaricato ogni responsabilità sulle spalle di una segretaria della sede del partito, ieri ha bollato come «balla stratosferica» la notizia secondo cui il rifacimento in extremis del listino fosse dovuto all’inserimento di Nicole Minetti. Ma tra le varie anime del Pdl milanese è già guerra tutti contro tutti, alla vigilia delle Comunali nelle quali Letizia Moratti rischia la poltrona di sindaco.
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO IPR LA FIDUCIA AL PREMIER E’ SCESA IN TRE ANNI DAL 53% AL 31%, QUELLA NEL GOVERNO DAL 49% AL 23%… CENTROSINISTRA IN VANTAGGIO: 41,5% CONTRO IL 41% DEL CENTRODESTRA, 13,5% AL TERZO POLO …. SECONDO LORIEN CONSULTING VA ANCHE PEGGIO: PREMIER AL 23,3%, GOVERNO AL 19,9% E PDL AL 24,9%
È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Ipr Marketing .
L’ultima di una lunga serie di rilevazioni che vanno tutte nella stessa direzione: il Caimano sembra ormai inesorabilmente sul viale del tramonto.
Secondo il sondaggio realizzato tra il 14 ed il 16 aprile, intervistando un campione rappresentativo di 1000 italiani, Berlusconi si attesta al 31% (2 punti in meno del sondaggio realizzato dallo stesso istituto solo un mese fa).
E ben 21 in meno rispetto a inizio legislatura (maggio 2008), quando il premier aveva il 53%.
Il governo arriva addirittura al 23% (3 punti in meno di un mese fa).
A inizio legislatura (maggio 2008) era al 49%, cioè 26 punti sopra l’attuale livello. In questi quasi tre anni la fiducia nel governo si è dunque più che dimezzata. Accanto alla curva discendente del centrodestra, il sondaggio certifica il sorpasso del centrosinistra, che sarebbe al 41,5%.
Mentre il centro-destra si fermerebbe al 41%.
Il 13,5% va al Terzo Polo.
Male anche il risultato dei singoli ministri.
Solo in 4 superano quota 50%. Si tratta di Angelino Alfano, che comunque in un solo mese ha perso il 3%, evidentemente per effetto dei suoi discutibili interventi sulla giustizia.
E Sacconi, Tremonti e Maroni.
Quest’ ultimo però – vista l’approssimativa gestione dell’immigrazione – perde il 6%.
Da segnalare che il pessimo modo in cui sono state affrontate le crisi internazionali ha inciso pesantemente: La Russa è passato dal 35 al 30%, Frattini dal 24 al 20%.
Peggior gradimento per Michela Brambilla, Raffaele Fitto, Paolo Romani (18%). Ultimo, la new entry Francesco Saverio Romano, con il 10%.
Quello di Ipr Marketing è solo l’ultimo dei sondaggi a fotografare la ormai costante discesa di Silvio Berlusconi.
Secondo le ultime rilevazioni effettuate dalla Lorien Consulting (l’istituto di Antonio Valente) su un campione rappresentativo di 1000 cittadini, tra l’8 e l’11 aprile 2011, la fiducia nel governo sarebbe addirittura al 19,9% e quella in Berlusconi al 23,3%.
E il Pdl, peraltro, si attesterebbe al 24,9%.
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Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile
ACHILLE DE SIMONE, CAPOLISTA DEL PARTITO DI PIONATI, FU ARRESTATO NEL 2009 NEL CORSO DI UNA RETATA CONTRO I CLAN DELLA CAMORRA…GIA’ CALDORO EBBE IN LISTA VINCENZO CONTE, CONDANNATO IN PRIMO GRADO PER CONCORSO IN ASSOCIAZIONE CAMORRISTICA
E’ finita come nelle previsioni. 
Gianni Lettieri, candidato del centrodestra alla guida della città di Napoli aveva promesso: “Etica pubblica e legalità sono al centro della nostra campagna elettorale. Chiederò ad ogni lista che mi sostiene la nomina di un garante per assicurare candidati autorevoli e specchiati. Alla fine di questo percorso sarò io il responsabile per tutti”.
Ma un minuto dopo la presentazione delle liste spunta la prima presenza ‘inammissibile’. Si tratta di Achille De Simone, capolista di Alleanza di centro, il partito di Francesco Pionati, che sostiene Lettieri sindaco.
De Simone viene arrestato, con l’accusa di violenza privata, nel novembre 2009 in una retata dei carabinieri contro il clan Sarno, formazione camorristica che ha il suo feudo militare a Ponticelli, nell’hinterland napoletano.
Un clan falcidiato dalle dichiarazioni dei pentiti come quelle di Vincenzo Sarno.
De Simone avrebbe accompagnato nel luglio 2009 il nipote, che voleva aprire una sezione antiracket, al cospetto di Patrizia Ippolito, detta a’ patana, moglie dell’allora boss Vincenzo Sarno.
La moglie del boss avrebbe dato il suo assenso ad una sola condizione: la rivelazione dei nomi degli imprenditori che si sarebbero rivolti allo sportello, che poi non fu più aperto.
“In pratica — scrivono i magistrati — si chiedeva a Giovanni (il nipote, ndr) di diventare la ‘quinta colonna’ dei Sarno, un’anticamorra che diventa camorra”. De Simone esce dal carcere nel marzo 2010 per decorrenza dei termini.
Era stato eletto nel 2006 come consigliere comunale a Napoli, da indipendente con il Pdci (poi migrato in Forza Italia e nel gruppo misto), contemporaneamente era assessore a Cercola in una giunta di centro-destra.
E arriviamo ad oggi. De Simone ci riprova.
Appena dopo la presentazione delle liste, ieri sera, si è proclamato innocente: “Sono sotto processo ma le accuse contro di me sono infamie e falsità . I giudici accerteranno la mia innocenza, e in seguito avvierò una causa civile di risarcimento danni contro chi mi ha calunniato in modo vergognoso”.
Lettieri però, a tarda sera lo scarica: “La presenza di De Simone, rinviato a giudizio per gravi reati, nella lista dell’Adc di Pionati è inammissibile. Ho chiesto a Francesco Pionati, garante della lista, di imporre a De Simone l’immediata rinuncia alla competizione”.
E aggiunge: “Se questo non dovesse accadere, riterrei l’Adc fuori dalla mia coalizione elettorale. Se i suoi voti dovessero risultare determinanti per la mia elezione, non esiterei un momento a dimettermi da sindaco. La mia battaglia per la moralità pubblica e la legalità è e sarà assoluta nei riguardi di tutti”.
Una scena già vista.
Alle regionali del 2010, Stefano Caldoro, futuro governatore del centrodestra, predicò intransigenza nelle candidature.
Poi scoprì che in una lista in suo sostegno c’era Roberto Conte, girovago tra i partiti (dai Verdi al Pd prima di passare nel centro-destra) e con una condanna in primo grado a 2 anni e 8 mesi per concorso esterno in associazione camorristica.
Roberto Conte, che continua a proclamarsi innocente, da poco ha terminato il periodo di sospensione e potrebbe tornare in consiglio regionale.
Conte appoggia una formazione che sostiene Gianni Lettieri ‘Lista insieme per Napoli’, animata da quattro consiglieri comunali passati nell’ultimo periodo di consiliatura da sinistra a destra in vista delle amministrative.
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