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LA FARSA BERLUSCONIANA: LAMPEDUSA RILANCIATA CON IL BUONO-VACANZA, GELO DEGLI ALBERGATORI

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

DOPO LE PROMESSE DI CAMPI DA GOLF, PREMIO NOBEL, CASINO’, ECCO LA PRESA IN GIRO: IL VOUCHER PER LE FAMIGLIE INDIGENTI SPENDIBILI SULL’ISOLA… GLI ALBERGATORI: “DA BERLUSCONI SOLO TANTE PROMESSE, LE PRENOTAZIONI SONO CROLLATE DEL 95%, QUA CI VOGLIONO FATTI”

La balla del casinò in mezzo al mare non se l’erano bevuta neanche loro. Però, in questa vigilia di Pasqua, qualcosa di più se l’aspettavano.
Non il progetto bello e pronto di un campo da golf su un’isola dove l’acqua ancora oggi arriva con le navi cisterna da Porto Empedocle, non lo sbarco di frotte d’imbianchini e stuccatori per ridipingere di rosa-Porto Cervo i dammusi sparsi nella campagna arsa sopra la Tabaccara, ma una mano tesa quella sì. Un soccorso.
Come quello che si dà  ai naufraghi.
Sono rimasti delusi, avviliti per il decreto – intesa trovata ieri alla conferenza Stato-Regioni – per la concessione del buono-vacanze per le famiglie indigenti che passeranno le ferie nell’isola frontiera anche in luglio ed agosto. Misure straordinarie (il voucher non vale di norma per l’alta stagione) per rilanciare il turismo dopo l’invasione dei migranti.
Un provvedimento che non basta a Lampedusa.
Dice per tutti Antonino Martello, l’unico tour operator – Sogni nel Blu – a questa latitudine e proprietario dell’Oasis Resort a Cala Creta e dell’Hotel Martello davanti al porto: «Ci stanno lasciando soli a fronteggiare una crisi senza precedenti, il buono non risolve i nostri problemi: qui abbiamo il 95 per cento di prenotazioni in meno rispetto al 2010».
Un crollo per effetto dei barconi stracarichi che continuano ad attraversare il Mediterraneo, una paura che ha praticamente già  rovinato la primavera dei lampedusani e avvelenato il Ferragosto che verrà .
«Avevamo bisogno di cose più concrete», spiega Martello, «come un intervento sui mutui e sugli interessi passivi che paghiamo alle banche, a giugno scadono le rate semestrali e gli albergatori non sanno dove prendere il denaro».
A Pasqua gli hotel e le pensioni saranno piene solo di poliziotti, carabinieri, giornalisti, medici, volontari, operatori tivù, vigili del fuoco, interpreti, tutti quelli paracaduti a Lampedusa per fronteggiare o raccontare l’invasione dei tunisini e dei neri su questo scoglio.
Chi aveva deciso tre mesi fa di passare le vacanze fino al primo maggio nella punta più estrema dell’Europa, tre settimane fa ha cancellato i suoi programmi e chiesto indietro la caparra.
I turisti italiani stanno disertando in massa Lampedusa.
Due voli charter in attesa – uno da Bologna e l’altro da Bergamo – per fine giugno contro i venti dell’anno scorso.
Nessuna telefonata per settembre e ottobre, solitamente mesi buoni – qui fa ancora tanto caldo – ma solo disdette.
«E l’incubo più grande rimane per luglio e agosto, tremiamo solo al pensiero di quello che accadrà », risponde Annalisa Lombardo, proprietaria del Paladini di Francia, un bell’albergo bianco che domina la rada dove sono ancorati i pescherecci della marineria lampedusana.
Ancora la Lombardo: «Tante belle parole quelle di Berlusconi quando è venuto sull’isola, tante belle parole ma Berlusconi lo conosciamo…».
È disincanto fra gli albergatori, è rabbia per tutti gli altri. I negozianti. I ristoratori. I baristi. Loro sono fuori.
È fuori Silvana Lucà , la proprietaria del bar Mediterraneo in piazza Libertà , il bar dove centinaia di tunisini bivaccavano dall’alba al tramonto.
Dice: «È un provvedimento non equo, non lo capisco. Anche se in piccola parte vengono premiati gli albergatori noi non siamo sfiorati, io per esempio ho subito molti danni, mi hanno rotto tavoli e sedie, ho subito furti, chi mi risarcisce, chi mi aiuta?».
È fuori anche Maurizio Costanzo dell’Angolo del Mare, trattoria famosa per l’eccellente pesce. Dice: «E ad agosto, con i buoni vacanza io che ci faccio? Guardo il mare?».
Tutti aspettano un’altra volta Berlusconi qui a Lampedusa.
Gira la voce che tornerà  sabato a «fare gli auguri» all’isola.

Attilio Bolzoni
(da “La Repubblica“)

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E QUESTI SAREBBERO “POPOLARI” E “MODERATI”? COI GIORNI CONTATI, COI DEPUTATI COMPRATI E CON LA BAVA ALLA BOCCA

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

IL PARTITO DEGLI ACCATTONI DI VOTI, DELLA MACCHINA DEL FANGO, DELLA OCCUPAZIONE MILITARE DELLA TV, DELLE PROMESSE MANCATE, DELLE INFAMI ACCUSE ALLE ISTITUZIONI, DELLE LEGGI AD PERSONAM, TUTTO E’ ORMAI SALVO CHE “MODERATO”…E’ SOLO IL PARTITO DEI TRADITORI DELLA DESTRA ITALIANA

Ma davvero ci voleva il povero Roberto Lassini con i suoi manifesti eversivi, per svelare il vero volto del Pdl?
Non bastavano le parole del leader del predellino nonchè capo del governo Silvio Berlusconi, che il 6 aprile definiva “brigatisti” i giudici?
Non bastavano le decine di comizi deliranti in cui il fondatore del Popolo della libertà  ha mescolato le sue solite barzellette e le sue solite promesse ad altrettanto ridicole denunce di golpe nei suoi confronti?
E ancora, non bastava la macchina del fango mediatica con cui si è tentato di massacrare con ogni mezzo i “nemici del capo”, dal direttore dell’Avvenire al presidente della Camera?
Non bastava l’occupazione quasi militare della televisione pubblica, non bastavano i bavagli e le epurazioni, le leggi ad personam e le compravendite parlamentari?
Non bastavano i silenzi davanti alle provocazioni leghiste, da “spariamo agli immigrati” a “il 17 marzo non c’è nulla da festeggiare”?
Non ce n’era abbastanza per capire che il Popolo della libertà , dipinto dal suo fondatore come il “grande, grande, grande partito dei moderati”, di moderato non ha nulla?
E che quello che dovrebbe essere il riferimento italiano del popolarismo europeo farebbe rabbrividire De Gasperi e Adenauer?
Almeno Daniela Santanchè, in quest’ultima ipocrisia che ha visto la crocifissione di Lassini e — come al solito — l’impunità  per il vero responsabile, (un Cavaliere che ha addirittura detto “era meglio se Lassini rimaneva”), ha mantenuto la barra dritta: “Ci sono cose più gravi”, ha detto.
E così ha rivelato di essere lei la vera anima del Pdl.
È lei che ne esemplifica i valori e l’idea di politica.
Lei, che ha fatto una campagna elettorale da candidata premier (contro Berlusconi, ma questo è un dettaglio) con lo slogan “siamo un partito incazzato e con la bava alla bocca”.
Ecco, quel partito con la bava alla bocca c’è.
Non è una minoranza estremista, ma governa il paese.
È il Popolo della libertà .
Il partito meno moderato — assieme all’alleato padano — che sieda oggi in Parlamento.
È un dato di fatto.
E chi parla di “moderati” e di “popolarismo europeo” riferendosi a loro, al partito degli estremisti, della Santanchè e di Lassini, molto semplicemente parla del nulla.

(da “Il Futurista“)

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DENTISTA, PSICOLOGO, OMEOPATA: PER I DEPUTATI E I LORO FAMILIARI RIMBORSI NEL 2010 PER OLTRE 10 MILIONI DI EURO

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

I COSTI   DELL’ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA AI DEPUTATI E’ A CARICO DELLO STATO…MA PERCHE’ NON SE LA PAGANO DA SOLI E PER QUALE RAGIONE VIENE PURE ESTESA AI FAMILIARI? NON BASTA IL SERVIZIO PUBBLICO AD ASSICURARE LE CURE MEDICHE?

Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l’assistenza sanitaria integrativa dei deputati.
Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli.
Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà  dell’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro.
Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche.
Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private).
Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia.
Per visite varie, 698mila euro.
Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce “sclerosante”), 28mila e 138 euro.
Visite omeopatiche 3mila e 636 euro.
I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all’assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks.
I deputati di Pannella chiedono i dati delle consulenze e degli appalti e contratti vari, e poi li pubblicano online “perchè solo così – spiega l’onorevole Rita Bernardini – i conti della Camera sono sottoposti al controllo dell’opinione pubblica. In caso contrario alla Camera si sentono liberi di fare qualsiasi cosa perchè tanto non c’è nessuno che li controlla”.
Ma non tutti i numeri sull’assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati.
“Abbiamo chiesto – dice la Bernardini – quanti e quali importi sono stati spesi nell’ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal ‘fondo di solidarietà  sanitarià  come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l’importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare”.
Perchè queste informazioni restano riservate, non accessibili?
Cosa c’è da nascondere?
Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: “Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell’accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità  di un’attività  di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità  richieste”.
Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario.
“Non ritengo – spiega la deputata Rita Bernardini – che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l’assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già  dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un’assicurazione privata. Non si capisce perchè questa ‘mutua integrativà  la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori”.
“Secondo noi – aggiunge – basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività  dieci milioni di euro all’anno”.

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LE MANI SU MILANO: LA ‘NDRANGHETA NELLE URNE

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

UN’INFORMATIVA DEI CARABINIERI NEL 2008 SVELA I RAPPORTI TRA POLITICA E ‘NDRANGHETA…AL CENTRO DELLE INDAGINI IL GIOVANE PRESUNTO BOSS SALVATORE BARBARO E IGNAZIO LA RUSSA

Edilizia, sanità  pubblica, locali notturni, gioco d’azzardo.
Ma soprattutto politica: consiglieri comunali, assessori, deputati, ministri. Nomi e cognomi minuziosamente annotati sulle agendine dei boss calabresi che sotto la Madonnina fanno affari, corrompono e spostano pacchetti di voti. Le ultime indagini milanesi sulle cosche tengono dentro tutto.
E raccontano di tutto.
Ad esempio di una presenza mafiosa polverizzata sul territorio.
Perfetta dimostrazione di come oggi in Lombardia i padrini abbiano le entrature giuste e contatti importanti da spendere sul tavolo della trattativa politico-imprenditoriale .
È la ‘ndrangheta che nella regione più ricca d’Italia diventa partito e influenza qualsiasi gara elettorale: dalle semplici amministrative di paese fino alle elezioni politiche.
Questa storia, che gli investigatori per tre anni hanno tentato di verificare, parte proprio da qui.
Dagli ultimi mesi che precedono le consultazioni nazionali del 2008.
A raccontarla sono alcune informative, basate su fonti confidenziali ritenute attendibili dai detective della Squadra Mobile.
I protagonisti assoluti di questi documenti che, è bene ricordarlo, non hanno valore di prova, ma mostrano quali livelli si rischiano di toccare a Milano durante le inchieste sulla mafia calabrese, sono due: il giovane presunto boss Salvatore Barbaro, legato alla potente cosca Papalia e l’attuale ministro della Difesa, Ignazio La Russa.
Prima di scrivere questa storia “il Fatto” ha contattato il ministro della Difesa per dargli la possibilità  di replicare.
La Russa ci ha detto: “Si tratta d’informative del 2008 che in tre anni non hanno portato a nessun risultato. E nemmeno avrebbero potuto farlo perchè le persone che sono citate non le conosco . Sono deciso a tutelarmi con ogni mezzo”.
E allora, per capire cosa raccontano le carte della Polizia, torniamo a tre anni fa, alle convulse settimane che precedono le elezioni politiche.
A Milano sul tavolo c’è la sfida decisiva per Expo 2015.
In Comune non tutti sono convinti di spuntarla su Smirne.
Dubbi e paura vengono spazzati via la sera del 31 marzo. Sotto la Tour Eiffel, Letizia Moratti incassa la sospirata vittoria. All’ombra del Duomo, però, si giocano anche altre partite.
Come rivelano oggi le indagini 17 boss, liberi e potenti, si stanno spartendo la Lombardia. Sono pezzi da novanta dei più importanti clan calabresi: padrini vecchio stile, ma anche giovani ambiziosi. E Salvatore Barbaro è uno di questi. Tutti hanno una priorità : le urne.
Mafia, politica, affari. Il copione è noto. Un po’ meno interpreti e location. Vediamoli.
Il 10 aprile 2008 è una giornata speciale per una parte della città . Comizi, dibattiti, polemiche sono terminati. È tempo di festeggiare.
Al Lime Light di via Castelbarco 3, storica discoteca milanese in zona Navigli, da ore fervono i preparativi. Nella grande sala campeggiano drappi, bandiere e tutto il merchandising del Popolo della libertà . Il sottofondo musicale rimanda ossessivamente l’inno azzurro (Meno male che Silvio c’è).
Un uomo, si legge nei documenti della Mobile, attende all’ingresso.
Si chiama Marco Clemente ed è socio di maggioranza del locale. Politicamente è vicino a La Russa.
È nato a Roma, ma gli affari li ha sempre fatti sotto la Madonnina. Diviso tra attività  immobiliari e parcheggi, può vantare una carica da consigliere in Fiera Milano Congressi. Questa è anche la sua serata.
Quella in cui il Pdl brinda alla fine della campagna elettorale.
L’appuntamento è fissato per le 20. Alla spicciolata arrivano tutte le stelle del partito. Per ultimo fa il suo ingresso anche l’onorevole Silvio Berlusconi che già  annusa la vittoria politica.
La svolta del predellino di San Babila (novembre 2007) ha ingrossato i ranghi del suo movimento. Alleanza nazionale ha sciolto le fila. La Lega Nord veleggia nei sondaggi. E il Cavaliere sa che il 13 aprile nelle urne non ci sarà  partita.
In questa tiepida serata milanese, così, sono in molti a sorridere.
Lo fa anche Ignazio La Russa mentre attraversa la sala. È soddisfatto. Come il Cavaliere, sa di avere la vittoria in tasca. E ha ragione.
Le urne consegnano a Berlusconi 276 seggi a Montecitorio e 146 a Palazzo Madama. Il cappotto è servito. Il giorno dopo la grande festa del Lime Light viene redatta un’informativa. È la prima.
Poco più di una pagina, cui ne seguirà  un’altra il 19 maggio.
Con il burocratico linguaggio della Polizia gli investigatori riportano cosa ha loro detto la fonte confidenziale: “Il deputato Ignazio La Russa, attraverso un suo diretto familiare e tale Clemente, socio di una nota discoteca sita in zona Porta Ticinese, avrebbe fatto contattare Salvatore Barbaro al quale i due avrebbero chiesto un intervento della sua famiglia su tutta la comunità  calabrese presente in provincia di Milano al fine di far votare alle prossime consultazioni elettorali la lista del Popolo della libertà “.
Fatta la richiesta, la palla passa al giovane e rispettato boss, imparentato con Rocco Papalia, uno dei capi storici della ‘ndrangheta in Lombardia.
Seguiamo, allora, il filo del documento.
“Salvatore Barbaro si sarebbe impegnato attivamente con il massimo interessamento su tutta la comunità  calabrese garantendo” che “i voti sarebbero andati sicuramente alla lista del Popolo delle libertà “.
La partita è decisiva.
Sul tavolo, però, il futuro ministro della Difesa cosa può mettere?
La fonte, che la Mobile ha utilizzato per anni in molte indagini sui sequestri di persona, sostiene che dietro il presunto accordo ci siano gli affari: “In cambio il familiare di La Russa avrebbe garantito a Barbaro che dal 2009 in poi ci saranno numerosi appalti da assegnare e se le elezioni dovessero essere vinte dal Pdl i lavori più consistenti li commissionerebbero a una società  pulita e di copertura che a sua volta li subappalterebbe a lui e ad altri calabresi”.
Dopodichè il progetto viene squadernato: “Chi di dovere farà  in modo che l’azienda conceda in subappalto una buona parte dei lavori alla ditta di Salvatore Barbaro e a qualche altro suo compaesano che lui stesso indicherà  attraverso loro prestanomi”.
Il contratto, sulla carta, è siglato.
Ma se davvero esiste, gli investigatori non sono stati in grado di dimostrarlo.
Dall’indagine Infinito, che il 13 luglio scorso ha portato in carcere 156 affiliati alla ‘ndrangheta padana, salta però fuori uno strano episodio.
Una storia che riguarda uno dei presunti intermediari tra La Russa e Salvatore Barbaro: Marco Clemente, cioè la persona che il 10 aprile, secondo la fonte della Mobile, attende gli ospiti all’ingresso del Lime Light.
Questa volta a scrivere di lui sono i Carabinieri di Monza. I militari spiegano di averlo intercettato mentre parla per telefono con Loris Grancini, un campione di poker considerato vicino a Cosa Nostra, che nel novembre del 2008 si muoveva “per tentare di far ottenere dei benefici carcerari a Giovanni Lamarmore”, il padre del capo della locale di Limbiate, un paese dell’hinterland di Milano.
Nelle telefonate, annotano gli investigatori, i due dicono che “sfruttando conoscenze di personaggi politici che gravitano nell’area di Alleanza nazionale hanno fatto recapitare una lettera al direttore del carcere di San Giminiano… Lamarmore è rimasto contento per questo intervento e vuole sdebitarsi scrivendo una lettera a Marco Clemente”.
Clemente, che nel 2009 sarà  poi intercettato mentre partecipa a un incontro con uno dei luogotenenti (arrestati) della cosca di Pepè Flachi, non è indagato.
E così oggi è candidato alle prossime amministrative di Milano, naturalmente con casacca azzurra Pdl.
Non hanno trovato riscontri nemmeno la seconda parte delle dichiarazioni della fonte della squadra mobile che, stando a un’altra informativa, ha pure parlato di un summit avvenuto dopo le politiche del 2008.
Un presunto appuntamento in un ristorante milanese tra Clemente, Salvatore Barbaro e il pezzo da novanta Domenico Papalia.
Classe ’84, il ragazzo è figlio del superboss ergastolano Antonio Papalia. Oggi si trova in carcere, ma per oltre dodici mesi (dal 3 novembre 2009 al 25 gennaio 2011), il piccolo principe delle cosche è stato latitante.
Condannato a sei anni per mafia, gli investigatori lo ritengono il nuovo referente della ‘ndrangheta in Lombardia.
I due giovani delfini del clan chiedono “informazioni sugli appalti promessi prima delle elezioni in cambio di un sostegno elettorale”.
È vero? È falso? Anche questo non è stato possibile stabilirlo.
Certo è, però, che nella primavera del 2009, durante la campagna per le elezioni europee, gli uomini legati ai colletti bianchi dei clan si muovo davvero per La Russa.
E a dirlo non sono gli informatori, ma le intercettazioni.
Il 31 maggio al telefono c’è Michele Iannuzzi, ex consigliere comunale del Pdl a Trezzano sul Naviglio, trasformatosi in procacciatore d’affari per conto dell’immobiliare Kreiamo, società  che gli investigatori milanesi definiscono la lavanderia della cosca Papalia. Iannuzzi, condannato in primo grado nel 2010 per corruzione, tuona: “Tu devi votare Ignazio. (La Russa, ndr). Non facciamo cagate, quello sarà  il nostro futuro!”.

Davide Milosa
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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CASO ITALIA, INTERVENGA L’OSCE: APPELLO PERCHE’ L’EUROPA VIGILI SULLA PLURALITA’ DELL’INFORMAZIONE NEL NOSTRO PAESE

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

GLI SPAZI E I MODI CON CUI BERLUSCONI HA INVASO I MEDIA NON SONO DA DEMOCRAZIA….LO STRAPOTERE DEGLI SPAZI RISERVATI AL PREMIER E AL GOVERNO SUI CANALI TELEVISIVI PUBBLICI E QUELLI DI SUA PROPRIETA’

Visto che l’Italia non riesce a mettere un freno allo strapotere mediatico di Berlusconi e del suo governo, è forse arrivato il momento che se ne occupi un organismo internazionale.
La richiesta arriva da Ernesto Maria Ruffini, avvocato, che con il supporto dell’associazione Articolo 21 e del direttore del ‘Futurista’ (area Fli) Filippo Rossi, ha appena presentato una dettagliata denuncia all’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione europea.
Nel documento, a pochi giorni dalla nuova tornata elettorale, viene richiesto «che l’Osce, tramite il proprio Rappresentante per la libertà  dei mezzi d’informazione, valuti e garantisca l’effettivo rispetto in Italia dei principi di pluralismo, di imparzialità , di completezza, di obiettività  e di parità  di trattamento nei mezzi di informazione in vista delle prossime consultazioni elettorali».
Un po’ come avviene nelle democrazie “a rischio” in occasione delle elezioni, anche in Italia serve insomma un organismo internazionale che possa controllare il comportamento dei media.
Andando a sfogliare l’esposto presentato all’Osce, ci si trova di fronte a un lungo elenco di violazioni al pluralismo e alla libertà  di espressione, per cui l’Italia è stata più volte richiamata dalle istituzioni internazionali.
La diatriba tra Rete4 e Europa 7, la divisione delle frequenze stabilita dalla legge Gasparri, le sentenze della Corte Costituzionale forniscono un sommario riassunto dei fatti avvenuti solo negli ultimi anni.
Più interessanti sono però le segnalazioni dell’Agcom sul tempo dedicato dai tg agli esponenti della maggioranza rispetto a quello dell’opposizione, disponibili sul sito internet dell’autorità  e sufficienti a chiarire la sproporzione di attenzione dedicata a Berlusconi e ai suoi uomini.
Nei giorni scorsi, con il regime di par condicio già  in vigore “è stato possibile rilevare nell’ambito delle principali edizioni del Tg1 (ore 13.30 e ore 20.00) e del Tg 5 (ore 13.00 e ore 20.00) un vistoso squilibrio esistente tra i tempi di antenna concessi all’On. Silvio Berlusconi rispetto a quelli dedicati a tutti gli altri leader politici di opposizione” si legge nell’esposto.
Solo lunedì 11 aprile sul Tg1 e sul Tg5, Berlusconi ha avuto complessivamente un tempo di parola di 3 minuti e 46 secondi, a fronte dei 54 secondi di Pier Ferdinando Casini, dei 22 secondi di Gianfranco Fini e dei 15 secondi di Pierluigi Bersani.
Anche in regime di par condicio c’è chi è più uguale degli altri.

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CAMBIANO LE REGOLE DEL PROCESSO DELL’UTRI RESTA IL REATO, MA CALANO LE PENE

Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile

CORREGGERE, AMMORBIDIRE, SCONTARE: LE PAROLE D’ORDINE DEL PDL QUANDO SI PARLA DI MAFIA E REATI CONNESSI…UN DISEGNO DI LEGGE DEL SEN. COMPAGNA RIDUCE LE PENE PER CONCORSO ESTERNO IN ASSOCIAZIONE MAFIOSA FINO A 5 ANNI

Fa discutere il disegno di legge presentato dal senatore Luigi Compagna per un sostanziale alleggerimento delle pene per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Un reato infamante e allo stesso tempo “moderno” perchè non colpisce l’area “associativa”, gli affiliati a mafia, camorra e ‘ndrangheta — l’ala militare — ma quella della borghesia mafiosa.
Imprenditori, professionisti, politici che, pur non essendo stati “battezzati” , concorrono alla forza dell’organizzazione mafiosa ricavandone una serie di vantaggi.
Il disegno di legge del senatore Compagna (Pdl), si intitola “Nuove norme in materia di concorso esterno”, e parte con le migliori intenzioni, la tipizzazione del reato nel codice penale, per raggiungere un obiettivo certamente non sgradito ai mafiosi e ai loro compari: la riduzione della pena da 1 a 5 anni.
Lo scopo, ha spiegato il senatore, “è alleggerire la barbarie”, perchè con la tipizzazione del reato in uno specifico articolo del codice non sarà  più applicato a chi si macchia di “concorso” l’articolo 416-bis sull’associazione mafiosa che prevede pene più alte, dalla reclusione da 3 a 6 per anni per la semplice associazione, ai 4-9 per chi promuove o dirige l’associazione, fino ai 4-10 anni in caso di associazione armata.
La giurisprudenza, ha spiegato Compagna nell’introduzione del ddl, pur in mancanza di indicazioni normative “ha ritenuto di applicare anche al reato associativo di cui all’articolo 416-bis del codice penale l’istituto del concorso previsto dall’articolo 110”.
E nonostante “gli apprezzabili sforzi” della corte di Cassazione che “ha introdotto e legittimato l’ipotesi di concorso esterno”, per il senatore restano “una serie di problemi irrisolti connessi alla mancata tipizzazione del reato”.
Compagna fu l’unico nel giugno del 1993 a votare in Giunta per le Autorizzazioni a procedere del Senato contro l’autorizzazione chiesta nei confronti di Giulio Andreotti, accusato di collusione con la mafia.
Da allora, ha spiegato, ha sempre pensato che fosse necessario intervenire per tipizzare un reato non previsto nel codice Penale, perchè “più che un garantista io sono un vero innocentista”.
Durissima la reazione delle opposizioni. Per Laura Garavini, capogruppo Pd in Commissione parlamentare antimafia, “la proposta di ridurre la pena per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre che vergognosa , suona come un nuovo tentativo di introdurre una legge ad personam. Chissà  se le stesse persone che si affrettano a rivendicare arresti di latitanti e boss stavolta avranno qualcosa da dire nei confronti dell’iniziativa, probabilmente niente affatto personale, del senatore Compagna”, ha proseguito.
Per il senatore Luigi Li Gotti (Idv) “la tipizzazione è inutile visto che il codice prevede già  una graduazione delle pene in materia di concorso esterno. Francamente mi sfugge la ratio di questa proposta”.
“Trovo strabiliante — ribatte il senatore Alberto Maritati, Pd, già  magistrato e membro dell’Antimafia — che con i mille problemi irrisolti della giustizia italiana, paralizzata dalla mancanza di riforme vere e dalla penuria di mezzi, ci si arrovelli per produrre leggi che hanno un solo obiettivo: diminuire le pene per quei soggetti esterni al mondo mafioso che lavorano per favorire la mafia”.

Enrico Fierro
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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PENNACCHI SHOW ALLA CAMERA: LO SCRITTORE PRESENTA LA SUA LISTA CON BOCCHINO E GRANATA E SONO FUOCHI ARTIFICIALI

Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile

“UNO COME BERLUSCONI, MUSSOLINI LO AVREBBE PRESO A BASTONATE E MANDATO AL CONFINO”…”PARAGONARE BERLUSCONI A MUSSOLINI E’ UN’OFFESA PER IL DUCE: ANCHE MUSSOLINI ANDAVA A MIGNOTTE, MA NON LE FACEVA MINISTRE O DEPUTATE”…”VOGLIONO CHE COMUNISTI E FASCISTI SI SPARINO TRA LORO, COSI’ BERLUSCONI CONTINUA A FARSI I CAZZI SUOI”…”DOBBIAMO RICOSTRUIRE L’UNITA’ DEL POPOLO. I TRADITORI SONO LORO, NOI SIAMO IL FUTURO”

Da futuristi a ‘fasciocomunisti’. Dalla marcia su Roma alla marcia su Latina.
Metti un pizzico di Mao, una manciata di bonifiche fasciste, quanto basta di Togliatti e Guareschi, abbondanti strali contro Berlusconi e Tremonti, una spolverata di Dante Alighieri.
E’ il manifesto del ‘fasciocomunista’, già  libro di successo di Antonio Pennacchi, e da oggi pamphlet orale per chiamare a raccolta l’Italia che non si riconosce nel governo di Silvio Berlusconi (fatto anche di “mignotte” e lussuria) e che ha voglia di ricostruire il Paese.
Pennacchi, sessantenne natio di Latina, ci mette la firma ma non si candida: la corsa di Futuro e libertà  per la città  dell’agro pontino sarà  sponsorizzata dallo scrittore premio Strega nel 2010.
Seduto in mezzo allo stato maggiore del partito, tra Italo Bocchino e Fabio Granata (“non è un progetto nostalgico – dice quest’ultimo – ma una sorta di provocazione futurista”), Pennacchi arriva alla Camera per presentare la candidatura a sindaco di Latina di Filippo Cosignani e la lista finiana che lo appoggia. “Pennacchi per Latina” è il nome del progetto elettorale, e la scritta spicca in bella vista dentro al cerchio col simbolo di Fli. Caratteri fascisti, in puro font “mostra”.
Quando comincia l’intervento, si capisce subito che ne avrà  per un bel po’: il manifesto del ‘fasciocomunista’ è colorato, un po’ grezzo, ma di ampio respiro. “Io non potrei fare politica – premette – perchè in politica si litiga 7-8 volte al giorno: io che soffro di cuore finirei per prendermi un infarto…”.
Qualche minuto dopo, Pennacchi affonda, sempre col suo romanesco: “Il progetto parte da Latina perchè la situazione lì è para para a quella nazionale. Berlusconi non ci può vedere, non sopporta che fascisti e comunisti si mettano insieme. L’altro giorno, quando hanno sparato a quello di CasaPound, io ho subito pensato che si trattasse dei servizi. Il messaggio è chiaro: fasci e comunisti non devono parlare, ma devono solo litigare e spararsi. Così Berlusconi è libero di farsi i cazzi suoi…”.
Ovvio che il manifesto del ‘fasciocomunista’ debba fare i conti con la diaspora nera, con gli ex missini e ex aennini che oggi sono divisi tra Pdl e Fli.
“I traditori non siamo noi – chiarisce Pennacchi – il fascismo era rubare ai ricchi per dare ai poveri, oggi stare con Berlusconi vuol dire rubare ai poveri per dare ai ricchi. Il vero traditore è chi sta con Berlusconi: uno come lui i fascisti l’avrebbero preso a bastonate, l’avrebbero spedito al confino”.
E mica è finita qui: “Paragonare Berlusconi a Mussolini – dice ancora – è un’offesa a Mussolini. E’ vero, anche il duce andava a mignotte, ma poi mica le faceve ministre o deputate…”. S
ul palco i maggiorenti di Fli se la ridono alla grande, la platea applaude.
Non mancano considerazioni o osservazioni neppure all’operato di Giulio Tremonti. “Quando lo vedo – rivela Pennacchi – spengo la tv. Quindici anni fa parlava del tempo della ricchezza, diceva che eravamo sulla strada giusta. Oggi dice ‘ve l’avevo detto che arriva la cris’. Ma quando? ma quando l’ha mai detto? è incredibile questa gente – aggiunge – io mi chiedo dove si lavi la faccia la mattina. Forse nel bidè…”.
Ma il ‘fasciocomunista’ si limita a criticare e distruggere?
No, assicura Pennacchi: “dobbiamo ricostruire un nuovo pensiero forte collettivo, uno spirito unitario, quello che univa pure Togliatti e Guareschi. Dobbiamo ricostruire l’unità  del popolo, quella di Mao, dobbiamo ricostruire la libertà : ma di tutti, non solo quella di Berlusconi e della sua famiglia”.
Ci prova, ma a tratti non ce la fa: il cavaliere ricorre prepotente nella sua invettiva.
E per spiegare cos’è l’Italia al tempo di Berlusconi, cita pure il canto V dell’Inferno di Dante.
Quello di Paolo e Francesca, quella dei lussuriosi. “L’italia di Berlusconi – sancisce – è l’italia di Semiramide”.
La regina a metà  tra storia e leggenda   che fece una legge per permettere a tutti la libido nel suo Paese e quindi non essere biasimata nella sua condotta libertina.
Per Pennacchi, iscritto al Pd, non c’è il rischio di un conflitto d’interessi?
“Io ho ancora la tessera, forse ora mi cacceranno… Ma il mio sogno non è che mi caccino, ma che si sciolgano, così facciamo un partito nuovo tutti insieme, perchè separati non si vince niente…Vince solo il padrone”.
Eccoli che ritornano: il padrone, i traditori, gli eredi del fascismo.
“Chi pensa che il fascismo sono le leggi razziali, se lo tenga pure. Per me è il fascismo è pure una città  costruita dal nulla, con le mani, dai miei padri, dai miei zii”.
Per il ‘fasciocomunista’ del terzo millennio, insomma, non tutte le camicie nere sono da mettere in soffitta.
Ci sono valori e valori: “Nell’asse ereditario a noi ci sono toccati l’unità  dello Stato, lo stato sociale, la redistribuzione dei redditi: se stai con Berlusconi non sei erede di queste cose. Ditelo a Gasparri: nella divisione dei beni a lui sono rimaste le leggi razziali e le guerre perse… Ci andasse pure a ‘fanculo…”.
La rivoluzione ‘fasciocomunistà  parte quindi da Latina.
Pennacchi per la sua città , che Granata e Bocchino bollano come “malgovernata da anni” (e poco importa che da due decenni sia in mano al centrodestra), ha le idee chiare: parla di rimboschimento delle frange antivento (“se so’ venduti pure gli eucalipti…”), di piste ciclabili (“è tutta pianura ma non pedala più nessuno. A me l’ultima volta m’hanno messo sotto…”), di cimiteri di campagna, di piano regolatore (“Ma non per costruire dappertutto”).
Questa volta non si marcerà  su Roma, ma nelle migliori intenzioni si marcerà  da Latina verso tutta l’Italia.
“Se c’è una possibilità  sola pe’ ‘sto Paese d’aripijasse – assicura Pennacchi – nasce da qua”.
Un’onda un po’ rossa e un po’ nera, ‘fasciocomunista’ appunto, capace di travolgere e achiviare l’era Berlusconiana.
Se poi si trovasse una scorciatoia, argomenta ancora Pennacchi, lui non farebbe le barricate.
Anzi: “L’idea di Asor Rosa mi è piaciuta, era una vera e propria provocazione artistica. E poi sarebbe pure ora che i carabinieri se l’andassero a pijà  a quello lì…”.

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PER BERLUSCONI “IL TERZO POLO PROPONE LISTE PATACCA”: SBAGLIA, L’UNICA LISTA PATACCA E’ IL PDL

Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER DEL BUNGA BUNGA, DALL’ALTO DELLA SUA BASSEZZA,
ACCUSA L’UDC E FLI DI AVER PRESENTATO UNA LISTA DI DISTURBO A TORINO CON UN CANDIDATO CON LO STESSO COGNOME DEL CANDIDATO PDL… PARLANO LORO CHE A TORINO HANNO TAROCCATO LISTE, FIRME E PERSINO CANDIDATI PER SOSTENERE COTA ALLE REGIONALI

Il Terzo Polo? “Presenta solo liste patacca, è un inganno per i cittadini”.
Con la classe e l’eleganza che lo contraddistinguo, continua: “Spero che i maggiori esponenti dell’Udc a livello nazionale intervengano per impedire questo risibile stratagemma. In caso contrario, il 16 maggio il candidato centrista oltre alle elezioni avrà  perso anche la faccia”.
Questa la sfida che il Cavaliere invia al “cosiddetto Terzo Polo” per un solo episodio legato alle ammnistrative in Piemonte.
“Il Popolo della Liberta’ e i suoi alleati — spiega infatti Berlusconi nella nota Pdl — hanno scelto Michele Coppola, assessore alla Cultura della Giunta regionale del Piemonte, come proprio candidato a sindaco di Torino.
Per tutta risposta, il cosiddetto (parla il cosiddetto leader della destra affaristico-razzista italiana nd.r.) Terzo Polo ha scovato una sconosciuta signora Mina Coppola e le ha intestato una lista a sostegno del suo candidato, con l’intento — accusa Berlusconi — di indurre in errore gli elettori torinesi e racimolare qualche voto in piu’ con la furbizia e l’inganno”.
Lui che dell’inganno e delle balle mediatiche è maestro.
“E’ singolare che il cosiddetto terzo polo (Casini, Fini, Rutelli), sempre pronto a fare la morale su come ci si debba comportare e su come la politica debba essere diversa, utilizzi — attacca Berlusconi — liste patacca e trucchi per ingannare i cittadini”.
Peccato che Berlusconi dimentiche tre cose:
1) Invece che tante leggi ad personam perchè non ha proposto (cosa che noi avremmo fatto da subito) una semplice norma con la quale si impediscano e si   vietino le liste di disturbo, prassi ormai generalizzata e in uso da parte di tanti?
2) Il premier fa finta di dimenticare che alle scorse elezioni regionali, per sostenere Cota, furono presentate dal centrodestra liste, firme e persino candidati taroccati, tanto che sono tuttora in corso processi penali.
Senti da che pulpito viene la predica: come se un pedofilo fosse nominato direttore di un asilo per l’infanzia.
3) L’unica vera lista patacca ha un semplice nome: Popolo delle Libertà , alias Pdl, con lo slogan “se lo conosci, lo eviti”.
Promette e racconta balle da tre anni e non rispetta il programma sottoscritto con gli elettori: e a Torino verrà  battuto, come in altre parti d’Italia.

Non cerchi alibi il premier e lasci stare le “coppole”, pensi piuttosto allo scapellotto che riceverà  dai torinesi.

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DALLE PALLE MEDIATICHE ALLE PALE EOLICHE: FARSA NUCLEARE PER PROTEGGERE BERLUSCONI

Aprile 20th, 2011 Riccardo Fucile

STOP ALLA LEGGE SULLE CENTRALI AL SOLO SCOPO DI AFFOSSARE IL REFERENDUM SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO… IL PREMIER STRACCIA IL PROGRAMMA PER PDL PER SALVARSI DAI PROCESSI…I SONDAGGI DAVANO UN 52% DI ITALIANI INTENZIONATI AD ANDARE A VOTARE I TRE REFERENDUM: MEGLIO LASCIARLI A CASA

Disinnescare il referendum sul nucleare per non mandare le persone a votare anche sul no al legittimo impedimento.
Ieri il governo ha messo la firma sull’ennesimo pasticcio ad personam: pur di smontare un referendum “contro Silvio” ormai si danno pure la zappa sui piedi sulla politica energetica, fiore all’occhiello di quel programma del Pdl che si cita solo quando fa comodo.
Serve infatti a molte cose quell’emendamento al decreto Omnibus (che oggi sarà  approvato al Senato e passerà  in via definitiva alla Camera entro il 20 maggio) presentato ieri dalla maggioranza a Palazzo Madama e con il quale si blocca la costruzione di nuove centrali nucleari sul suolo nazionale: “non si procede — si legge infatti nel testo — alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare”.
Venendo meno il motivo del contendere, dovrebbe decadere anche la realizzazione stessa del referendum, anche se la Corte di cassazione, attraverso il suo presidente, Piero Alberto Capotosti, ha raffreddato l’entusiasmo della maggioranza: il quesito presentato da Di Pietro è ben più articolato e forse non basterà  l’eliminazione del programma di nuove realizzazioni per far decadere del tutto il referendum.
Potrebbe perfino accadere che a votare contro il nucleare ci si vada lo stesso, ma con un quesito ridotto rispetto all’originale.
Questo, comunque, comporterà  un aggravio di spesa per lo Stato; le schede del referendum originario al momento della decisione definitiva risulteranno già  stampate ma dovranno essere mandate al macero per stamparne delle nuove con sopra il nuovo quesito.
Stando alle voci di palazzo, la scelta di Palazzo Chigi di intervenire in modo così netto ed evidente sul nucleare sarebbe stata dettata da alcune “indicazioni allarmanti” derivate da una attenta lettura di immancabili sondaggi piovuti sul tavolo di Berlusconi qualche giorno fa.
Secondo quando scritto dalla premiata ditta Ghilsleri (sondaggisti di fiducia del Cavaliere), il referendum sul nucleare, sulla scia dell’emozione creata dalla catastrofe di Fukushima, avrebbe portato alle urne un numero di cittadini molto ampio, sicuramente sufficiente a far raggiungere il quorum.
L’ultimo sondaggio, realizzato la scorsa settimana, avrebbe dato al 54 per cento la percentuale di italiani intenzionati a votare il prossimo 12 e 13 giugno.
Di lì l’allarme, non tanto per la questione nucleare, comunque sempre pesante per il governo, quanto per la questione del trascinamento sull’altro referendum, quello sul legittimo impedimento.
Di qui la decisione di accelerare con l’escamotage dell’emendamento     ad un decreto, l’Omnibus, che non può essere bocciato perchè contenitore di alcune delle più importanti proroghe sul fronte economico del Paese.
Alla fine, quello che è venuto fuori è il solito pasticcio.
Con due diverse conseguenze.
La prima: con questa mossa dell’emendamento affonda centrali, il governo non ha affatto deciso di fare retromarcia sulla futura politica nucleare. Anzi.
Non appena disinnescati i referendum, il governo ha tutte le intenzioni di riproporre una legge per ripristinare esattamente il quadro di partenza; come ha avuto modo di sottolineare Tremonti, ieri a Bruxelles, una retromarcia così forte rispetto alla scelta nucleare avrebbe conseguenze molto forti sotto il profilo economico.
Tuttavia, un     piano per le energie alternative e rinnovabili potrebbe avere un “finanziamento con Eurobond”, ma è un quadro che, al momento, soddisfa solo il titolare dell’Economia.
Da tutelare, infatti, ci sono anche gli accordi che l’Italia ha già  siglato con la Francia e anche con la Russia per la fornitura di tecnologie all’avanguardia sul fronte del nucleare di quarta generazione, anche se par di capire che Tremonti, pure su questo punto, abbia intenzione     di marcare la distanza dal resto dell’Esecutivo.

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