Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
L’EX DEPUTATO IDV CON DECRETO INGIUNTIVO, GINECOLOGO E AGOPUNTURISTA, TEME AGGRESSIONI FISICHE E HA LA SCORTA…DICE DI AVER RIFIUTATO UNA POLTRONA DA SOTTOSEGRETARIO, IN REALTA’ DESTINATA AD ALTRI… “C’E’ UN CLIMA DI ODIO VERSO DI ME”
È risuccesso.
Il deputato Scilipoti passava davanti a Palazzo Chigi, quando una signora sui 45 gli
ha strillato: «Vergognati di quello che hai fatto, ha ragione Bersani!».
Scilipoti la signora non saprebbe nemmeno descriverla, ma se l’è presa con Bersani, che mercoledì aveva suggerito di cambiare così la Costituzione, un solo articolo: «La Repubblica è basata su Scilipoti».
«Bersani ha scatenato un clima di odio nei miei confronti», dice il deputato Scilipoti.
Le parole di Bersani possono istigare violenza? «Certo, comincio ad avere paura di aggressioni fisiche. Ma Bersani non è il solo. Mi ha attaccato Veltroni, Fini per primo parlò di un governo Berlusconi-Scilipoti e poi la Bindi, vicepresidente della Camera, non mi difese mentre in aula mi gridavano munnizza».
Domenico «Mimmo» Scilipoti, classe 1957, è quel deputato di Terme Vigliatore, provincia di Messina, che il 14 dicembre abbandonò l’Italia dei Valori di Di Pietro e con altri ha salvato il governo Berlusconi.
Medico specializzato in ginecologia, e anche agopuntore.
È uno dei «Responsabili», così chiamati per il sostegno al governo.
Poichè proviene da un partito ultrà contro Berlusconi, poichè ha un fisico compatto e mobile, Scilipoti è subito scattato dall’anonimato alla fama, sia pur quella del traditore.
Bambolotto puntaspilli dell’antiberlusconismo.
La sua vita, da quel 14 dicembre, non è mai monotona.
«Stazione di Padova, un tizio mi affianca e cerca la reazione. Grida: “Venduto”, “Come fai a uscire di casa?”.
In un bar di Roma, vicino a Termini, il barista mi vede e dice: “Mafioso”.
Per strada, mi maledicono.
E poi email, sms, telefonate: “Meriti di avere la testa mozzata come i samurai rinnegati”
. In una tv di Padova, chiama un ascoltatore: “Ti devono sparare alle spalle”.
E c’è un video in rete: “Come uccidere Scilipoti”.
Colpa dell’opposizione? «Molti ormai scambiano la Camera per uno stadio e il presidente non interviene e la vicepresidente neanche. Mi hanno disegnato addosso un bersaglio grosso così. A questo punto io temo che qualche squilibrato provochi danni irreversibili. Ma Scilipoti ha la colpa di tutti i mali del mondo? In realtà , Scilipoti ha fatto una scelta che contribuisce a risolvere i problemi del Paese».
È scortato, Scilipoti? «Ho una tutela, ma solo nel Lazio e in Sicilia».
Scilipoti è talmente uscito dalla pelle del «deputato ignoto», che ieri, prima dell’incontro con la signora davanti a Palazzo Chigi, è rimasto 50 minuti a Palazzo Grazioli, con Berlusconi.
In dono, ha portato un libro sulla medicina biologica e integrativa e dopo, assediato dai cronisti, ha raccontato di aver trovato il premier sereno, ottimista sulle Amministrative, convinto che «tutte le cose più importanti vanno concordate con l’opposizione: concetto che ha ribadito più volte».
Ma Scilipoti sarà presto sottosegretario? «Ho avuto l’offerta tempo fa, e dissi no. Per questa legislatura. Nella prossima, si vedrà …».
In realtà il gruppetto che rappresenta aveva già indicato un altro nome, quello di Calearo.
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
COME AVEVAMO PREVISTO: L’AUTORE DEL MANIFESTO “FUORI LE BR DALLE PROCURE” DOPO AVER SCRITTO A NAPOLITANO CHE SI SAREBBE RITIRATO DALLA LISTA PDL DELLA MORATTI, HA GIA’ CAMBIATO IDEA… ORA E’ CHIARO CHI E’ IL MANDANTE DEL KILLERAGGIO E CHI SONO I SUOI COMPLICI
“Io voto Moratti e Lassini” è lo slogan della campagna con cui il Giornale dei Berlusconi invita il Pdl a ricompattarsi in vista delle comunali, dopo il bisticcio fra sindaco e vertici del partito sui poster “via le Br dalle Procure”.
Ma soprattutto è lo stesso Roberto Lassini, a “Porta a porta”, a rivelare di aver ricevuto una telefonata da Silvio Berlusconi nella quale il premier gli ha espresso la sua solidarietà .
Una cosa ripugnante: un presidente del Consiglio che solidarizza con un diffamatore e un istigatore all’odio verso la magistratura.
Attorno al 45enne avvocato di Turbigo, indagato per vilipendio per la campagna di affissioni anti-toghe e candidato per il Pdl, si sta insomma creando un vero e proprio movimento, che ora gode della benedizione del presidente del Consiglio in prima persona.
Il “partito Lassini”, nato all’ombra del silenzio del premier sul caso, ha fra gli attivisti Daniela Santanchè, che Lassini lo ha anche invitato a casa, e Tiziana Maiolo, anti-giudici da sempre e nemica della Moratti.
Ha l’appoggio del parlamentare Giorgio Stracquadanio, che si tiene un passo indietro, e conta su agguerriti consiglieri di zona che corrono a iscriversi alla ‘Associazione dalla parte della democrazia’ che Lassini presiede.
Tutti pronti ad aiutare l’uomo che ha paragonato i magistrati ai brigatisti.
Il movimento è pronto a dirottare l’attesa valanga di preferenze su Lassini e sul capolista Silvio Berlusconi che, peraltro, parlando di “brigatismo giudiziario” ha ispirato i manifesti che hanno indignato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Il sindaco Letizia Moratti, che si dichiara “incompatibile con Lassini”, ha tentato la pace con il coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani, padrino politico di Lassini e pontiere fra il partito e il movimento anti-giudici.
È lui che arringa la folla dei manifestanti pro-Silvio che si raduna a palazzo di giustizia a ogni udienza di processi in cui sia indagato il premier.
In 20 minuti di faccia a faccia Mantovani ha assicurato che Lassini, qualora dovesse essere comunque eletto, non metterà piede in consiglio comunale.
Ma dopo un’ora l’interessato ha chiarito: “Non dico se rinuncerò o meno, si rispetterà la volontà dei milanesi”.
Più chiara ancora la Maiolo: “Lasciare dopo l’elezione è assurdo”.
La Santanchè ripete che lei sta “con Lassini contro i giudici politicizzati”.
A Stracquadanio toccherà il compito di mettere in pratica, assieme alla parlamentare pdl Paola Frassinetti, l’ultima delle promesse fatte dal partito alla Moratti: provare fino all’ultimo a sfilare il candidato dalla lista.
Oggi i due, in qualità di fiduciari e garanti delle 1.400 firme che accompagnano la lista, chiederanno agli uffici elettorali un’ultima verifica sulla possibilità di ritirare la candidatura.
Ma sanno tutti che è solo una sceneggiata, in quanto è impossibile, sono fuori tempo massimo.
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
OFFRE ASSISTENZA GRATUITA COME SE FOSSE IL PARTITO AD ASSICURARLA, IN REALTA’ E’ COME PER TUTTI I CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE, PAGA PANTALONE…. PER OFFRIRE UN SERVIZIO, BISOGNA POI ESSERE IN GRADO DI SVOLGERLO
Un’azienda di imballaggi a Fidenza, provincia di Parma. 
Una cooperativa di giardinaggio a Messina, e poi una merceria e una agenzia di viaggi.
Sono, elenco telefonico alla mano, alcune delle sedi di “Pdl — al servizio degli italiani”, l’ultima arma politica inventata dal ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla.
Dopo i circoli e i promotori della libertà , sabato scorso di fronte alla platea dell’Eur il “cane da polpaccio” del premier, come lui la definì, ha presentato le prime mille sedi.
Una via di mezzo tra Caf e patronati, una serie di sportelli destinati, nelle parole del ministro, a “gestire gratuitamente i servizi sociali a favore dei cittadini, al posto di una burocrazia costosa e ritardataria. Intendiamo rafforzare ancora di più — ha detto — il legame che ci unisce ai cittadini e alle famiglie. Sulla strada del radicamento del Popolo della libertà nell’intero territorio nazionale”.
Nella povertà del dopoguerra napoletano Achille Lauro divenne sindaco donando la scarpa sinistra prima delle elezioni e promettendo la destra a conti fatti.
Cinquant’anni dopo la campagna del presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo è passata anche attraverso i patronati del lavoro di Catania che esponevano i simboli del futuro governatore (e perchè no — come documentò Exit — consegnavano le buste della spesa ai bisognosi). Nell’epoca delle iniziative movimentiste targate Pdl, il ministro del Turismo ha cercato di unire il populismo del primo e la sostanza del secondo.
Per l’occasione ha usato toni altisonanti: “Pdl — al servizio degli italiani rappresenta nei fatti una vera e propria rivoluzione liberale. È l’attuazione concreta del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione”.
Ma le cose non stanno esattamente così.
Innanzitutto le sedi: Brambilla ne aveva promesse mille il primo marzo, più o meno quante ne hanno Cgil e Cisl, per intendersi.
Alla fine ne ha presentata persino qualcuna in più.
Secondo il sito dell’iniziativa, un successo dovuto alla grande mole di partecipazione popolare: una rete di professionisti animata dalla volontà di fare del bene alla collettività .
Ma non c’è solo quello: tra le sedi dei servizi risultano, infatti, anche società che con l’erogazione dei servizi non hanno niente a che fare: oltre alla merceria e alla cooperativa di giardinaggio, ad esempio, anche un grossista di abbigliamento in provincia di Perugia e una ditta di poste private.
In realtà , poi, molte delle sedi esistevano e operavano prima dell’avvento dell’iniziativa: fanno riferimento ad un’altra rete, i Centri di assistenza fiscale della ConfLavoratori, Caf con sede a Palmi (Rc) gestita da Giuseppe Carbone, segretario nazionale di ConfLavoratori, sindacato a dire il vero assai misconosciuto.
Basta incrociare le sedi dell’una e dell’altro per vedere che la sovrapposizione è pressochè completa.
Diversamente del resto non potrebbe essere, visto che Carbone è consigliere d’amministrazione di “Al servizio degli italiani Srl — in breve Asdi”.
Dal canto suo Brambilla non compare in nessuna dicitura legale dell’Asdi Srl. È, invece, solo presidente della associazione che fa capo, senza alcun mandato esecutivo.
In compenso, assieme a Carbone in cda siedono la cugina acquisita del ministro, Renata Pizzamiglio, e la sua portavoce, Laura Colombo.
A completare la squadra ci sono poi l’amministratore di ConfLavoratori, Domenica Bagalà e la deputata Mariarosaria Rossi, quella che nelle carte del caso Ruby viene intercettata mentre dice a Emilio Fede: “Ah che palle che sei, due amiche, quindi bunga bunga, due de mattina, io ve saluto eh?!”.
Di Carbone, invece, si sa che è tra i fondatori del Club della Libertà a Palmi insieme a Bagalà e che nel 2009 gli fu sequestrato un complesso abitativo di circa 4 mila metri quadrati costruito abusivamente — dice la procura — e per giunta in zona sismica.
Ma torniamo ai Caf.
Qui si svela il secondo bluff della “rivoluzione liberale” prospettata dal ministro Brambilla.
Con buona pace della sbandierata sussidiarietà , i servizi erogati li pagava e li pagherà proprio lo stato, leggi i contribuenti.
Esattamente come accade con tutti gli altri Caf, a prestazione erogata corrisponde rimborso: 16,03 euro per un 730, 13 euro mediamente per un Isee, 8 per un Red.
Tutti servizi che sulla carta il Pdl propone di offrire.
E per giunta su larga scala.
Tanto per dare un’idea, Cgil e Cisl, i due più grandi fornitori di servizi fiscali, veleggiano sui 5/6 milioni di pratiche all’anno.
Nel caso della Cgil, i 730 da soli sono circa tre milioni all’anno, vale a dire circa 50 milioni di euro.
I due sindacati maggiori non sembrano preoccupati della concorrenza. “Parliamo di cose serie — obietta il presidente dei Caf Cisl, Valeriano Canepari — per offrire un servizio bisogna anche essere in grado di svolgerlo. Non è solo questione di quanti sportelli hai, ma di professionalità , tempo; per gestire una rete di questo tipo bisogna essere precisi come degli orologi”.
Senza contare, specifica Canepari, che i rimborsi tardano molto ad arrivare, in media almeno un anno.
L’obiezione è pertinente: come fa una struttura organizzata in quattro e quattr’otto ad offrire un servizio all’altezza della mirabolante offerta?
Vale la pena di sottolineare però che un successo dell’iniziativa converrebbe economicamente a tutti i soci.
Difficile spiegare in altro modo la partecipazione di Francesco Casaburo al meeting romano dello scorso sabato.
La sua presenza — scoperta dal sito napolimetropoli.it   — ha destato la curiosità dei giornali.
Perchè Casaburo è il capogruppo del Pd a Caivano, comune dell’hinterland napoletano.
Che ci faceva a Roma con il ministro Brambilla, si è chiesto il Corriere del Mezzogiorno?
Lui ha risposto: “Ero lì per lavoro”, seccato di doversi giustificare con il suo partito e “pronto a lasciare di fronte all’imbarazzo” democratico.
Le voci si sono subito diffuse: “Casaburo lascia”, “Casaburo va con il Pdl”. Sarà , ma la realtà è che Casaburo non ha mentito, e che la politica per una volta non c’entra niente, visto che di Giuseppe Carbone è socio per davvero: consigliere di Caf Conflavoratori.
Il denaro, del resto, è bipartisan per natura.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
“LE LEGGI INUTILI INDEBOLISCONO QUELLE NECESSARIE” DICEVA MONTESQUIEU… L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL POPOLO DELLE LIBERTA’…LA PROPOSTA CERONI E’ FIGLIA DI UN CLIMA CHE NEGA IL VALORE STESSO DELLE REGOLE
Potremmo iscrivere alla fiera dell’ovvio la proposta dell’onorevole Ceroni, benchè il Palazzo l’abbia salutata con fragore.
Potremmo gettare nel cestino dei farmaci scaduti quest’ultima iniezione ri-costituente.
A che serve infatti dichiarare – già nel primo articolo della nostra Carta – che il Parlamento è l’organo centrale del sistema, che per suo tramite s’esprime la volontà del popolo, che il popolo a sua volta designa deputati e senatori attraverso un rito elettorale?
Magari può servire a ricordarci che in quel posto lì ci si va per elezione, non per cooptazione, non per nomina d’un signorotto di partito, come c’è scritto nel «Porcellum».
Ma tutto il resto è già nero su bianco nella Costituzione: articoli 55 e seguenti. Basta sfogliarne qualche pagina, dopotutto non è una gran fatica.
Le leggi inutili, diceva Montesquieu, indeboliscono quelle necessarie.
E infatti almeno un quarto del tempo speso dai costituenti nel 1947 fu dedicato a interrogarsi su quanto avesse titolo per entrare nella Carta, allo scopo di non sottrarle dignità e prestigio.
Scrupoli d’altri tempi, diremmo col senno di poi.
D’altronde, proprio l’articolo 1, con questa folla di chirurghi plastici che sgomita attorno al suo capezzale, ne è la prova più eloquente.
C’è per esempio la proposta – avanzata a turno da Segni e da Brunetta, dai radicali, dallo stesso Berlusconi – d’espellere il lavoro dai fondamenti della nostra convivenza. Parola comunista, dicono: meglio libertà .
Anche se la libertà già alberga, come noce nel mallo, nella democrazia evocata dall’articolo 1.
Non importa, costruiremo una democrazia al quadrato.
E poi, libertà di chi? Del popolo, ovviamente. Sicchè potremmo scrivere così: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul Popolo della libertà ».
Il guaio è che proprio questa parrebbe l’intenzione di Ceroni, nonchè dei molti che annuiscono in silenzio.
Se non il testo, stavolta fa fede il contesto.
Ossia la relazione che accompagna la proposta, dove s’alza il tiro contro gli organi di garanzia costituzionale, a partire dal capo dello Stato.
Dove si denunciano abusi e prepotenze a scapito della «centralità parlamentare» (a proposito, ma non fu uno slogan degli anni Settanta, i nostri anni più rossi? Si vede che i politici sono diventati un po’ daltonici).
Dove infine si disegna un modello di democrazia plebiscitaria.
Conviene allora dirlo con chiarezza: così usciremmo fuori dalla Costituzione. Non solo da quella italiana, ma da qualunque altra.
Come scrissero i rivoluzionari del 1789, se una società non regola la separazione dei poteri, non ha una Costituzione.
Eppure è esattamente questo che ci sta succedendo.
La proposta Ceroni è figlia d’un clima che nega il valore stesso delle regole, perchè l’unica regola vigente è quella che ciascuno sagoma attorno al suo pancione, come una cintura.
Non a caso la parola più abusata è «eversione», e infatti ieri è risuonata mille volte.
Nel frattempo sulla Consulta piovono conflitti come rane (l’ultimo è sempre di ieri). Servirebbe una tregua, una vacanza, un giorno di riposo.
Ma intanto ci servirà l’ombrello.
Michele Ainis
docente univ., costituzionalista
(da “Il Corriere della Sera”)
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA LEGA HA VOLUTO UN SUO UOMO COME CANDIDATO SINDACO DEL CENTRODESTRA, MA LA FORZATURA NON PAGA: OGNUNO PENSA PER SE’, SARA’ UNA SCONFITTA…CHE HANNO IN COMUNE BERSELLI E BERNARDINI, IL RACCOMANDATO DI RENZO BOSSI?
La convivenza tra Lega e Pdl bolognesi si preannuncia difficile. 
Davanti ai fotografi o intorno a tavole imbandite il clima sembra sereno.
Ma poi, tra battute, lapsus e frecciatine l’imbarazzo diventa difficile da nascondere.
Il senatore Pdl Filippo Berselli però ci prova: “Le polemiche appartengono al passato recente. Oggi il nostro uomo è Manes Bernardini, e lo sosterremo come se fosse un candidato scelto in comune”.
Ma aggiunge anche: “Sarà difficile vincere a Bologna. Non siamo a Milano dove sarà facile passare al primo turno, questa città ha un’altra storia”.
E la battuta sui tortellini? Il giovane Manes che dice “se Berlusconi vuole passare dalla città delle Due Torri un piatto di tortellini non si nega a nessuno?”.
Berselli non la prende a ridere. “Una battuta poco riuscita. Ma pur sempre una frase di spirito. Di certo se Berlusconi verrà a Bologna non sarà per i tortellini di Manes”.
Ma la tensione rimane, ed era già emersa alla cena elettorale di sabato sera a sostegno di Michele Facci, candidato al consiglio per il Pdl, per il quale si è scomodato anche Gianni Alemanno, ospite d’onore della serata.
“Sono qui per due motivi: per salutare l’amico e collega Gianni Alemanno, e per sostenere Michele Facci”, ha esordito Berselli davanti a una platea di circa 500 persone.
Una gaffe capace di far infuriare Bernardini, che durante tutto il corso della serata non ha smesso di lanciare frecciatine al senatore: “Caro Berselli, ti sei dimenticato di dire il terzo motivo per cui sei qui, cioè sostenere il candidato sindaco di Pdl e Lega, che sarei io”.
Via. Scroscio di applausi.
Domenica poi ci si è messa anche la puntata di Report, che non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco.
Davanti al giornalista Alberto Nerazzini, autore dell’inchiesta, Berselli si è mostrato decisamente scettico verso una possibile candidatura della Lega “che ha solo l’8 per cento dei voti”.
Il Pd, come prevedibile, va a nozze: “L’eventuale discesa a Bologna di Berlusconi sancirà ufficialmente la sconfitta di tutti quei dirigenti Pdl che non hanno mai creduto in una vittoria leghista a Bologna.
“Come lo stesso Berselli ha annunciato a Report”, ha dichiarato ieri in una nota Pietro Aceto, coordinatore dell’Agorà del Pd bolognese. “Fa bene il coordinatore regionale del partito di Berlusconi a preoccuparsi dell’eventuale splitting, non solo degli elettori della destra, ma anche dei dirigenti locali del suo partito”.
Del resto è noto che Bernardini è un nome arrivato da Roma, dal ministro dell’Interno Maroni che ha assecondato le voglie del giovane (ma potente) figlio di Umberto Bossi, Renzo-Trota, che da mesi andava dicendo di voler padanizzare Bologna.
Tutto questo è accaduto (annuncio della candidatura compresa) mentre la destra bolognese, e soprattutto Berselli, non nascondevano di preferire un eventuale appoggio al civico Aldrovandi.
Ma il senatore, veterano della politica, taglia corto sulla questione, e la relega al passato. “I contrasti ci sono stati, ma si sono spenti una volta scelto il candidato, che è Manes Bernardini”, spiega al telefono.
”Il nostro simbolo parla chiaro”. Berlusconi per Bernardini.
Sarà , ma per ora che la convivenza non si preannuncia facile è dimostrata dai fatti.
E la campagna elettorale tra poco è agli sgoccioli.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
BERLUSCONI, DOPO AVER LANCIATO IL SASSO, RITIRA LA MANO: “SOSTENGO GIULIO”… SALLUSTI LANCIA LA VOLATA A CHI HA INFAMATO LA PROCURA, PARAGONANDO I GIUDICI ALLE BR: “VOTERO’ LASSINI”….NON AVEVAMO DUBBI, SIGNOR SANTANCHE’, TUTTO QUADRA
“Con Tremonti si perdono le elezioni. Per questo chiedo a Berlusconi una scossa”.
Il ministro dei beni culturali Giancarlo Galan spara alza zero sul ministro dell’economia e compagno di partito Giulio Tremonti, chiedendo al Cavaliere una sferzata alla linea economica dell’esecutivo che riprenda spirito e valori del 1994 quando nacque Forza Italia all’insegna del liberismo:
“Tremonti è un socialista che ritocca tutti i provvedimenti. Fra due anni non possiamo fare campagna elettorale con l’argomento dello ‘spettro di crisi e tagli’ che si aggira per l’europa”.
L’affondo di Galan non è isolato.
Basta vedere come il Giornale ironizza sul “pentimento” di Tremonti, “l’uomo del rigore”, che ieri aveva parlato di un fisco “meno oppressivo” per le imprese.
Una serie di affondi che testimoniano, ancora una volta, il malumore verso la scelte del ministro.
Che, tenendo ben saldi i cordoni della spesa, viene considerato un freno allo sviluppo dell’agire del governo.
L’attacco fa rumore, al punto che deve scendere in campo lo stesso premier: “Sostengo Tremonti, grazie a lui l’Italia ha garantito la tenuta del bilancio dello Stato e con questa la sicurezza del risparmio e la coesione sociale. E’ una linea che deve essere mantenuta in un contesto di permanenti turbolenze finanziarie nel mondo”.
“Tremonti – continua Galan sul Giornale – è spietato ma la sua politica dei tagli lineari equivale a non scegliere. Abbia il coraggio di esporsi, di decidere. Per esempio, dove è finita la battaglia per l’abolizione delle province? Ma davvero c’è qualcuno che crede a Tremonti quando dice che abolendole non risparmieremo una lira? Il punto è che il centro delle decisioni del governo non può stare a via XX Settembre ma deve tornare a Palazzo Chigi. Non è più accettabile che i provvedimenti approvati da tutto il Consiglio dei ministri vengano poi ritoccati e finiscano in Gazzetta Ufficiale modificati nelle cifre e nei contenuti”.
Guarda al passato Galan. Alla nascita di Forza Italia.
‘Nel ’94 – prosegue Galan – discutevamo se presentarci solo alle politiche e non alle amministrative facendo di Forza Italia una sorta di comitato elettorale ed oggi siamo arrivati all’estremo opposto: ci siamo ridotti a prendere ordini da politici di professione come Ignazio La Russa e Fabrizio Cicchitto”.
O dal “socialista” Tremonti.
In prima pagina, un’altra significativa presa di posizione.
Il direttore Alessandro Sallusti in Santanchè invita a votare Moratti e Lassini (l’autore dei manifesti br= toghe) alle Comunali di Milano e invita i lettori a mandare adesioni in tal senso.
Tutto quadra alla perfezione.
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
LA BUONA BORGHESIA A PASSEGGIO INTERVIENE SOLO PER RIMPROVERARLA DI AVER RISPOSTO MALE ALL’AGGRESSORE… SOLTANTO IL FINIANO LO PRESTI LE HA DIFESE … MA COME, ELETTORI PIDIELLINI, NON AVETE LETTO CHE IL VOSTRO PREMIER GRADISCE LE EFFUSIONI TRA LESBICHE, DURANTE LE SERATE DEL BUNGA BUNGA? ADEGUATEVI SUVVIA
Insultata e minacciata, nel centro di Roma. 
“Lesbica di merda, vi dovevano bruciare nei forni”, le ha urlato contro un uomo, che non tollerava il fatto di vederla per mano un’altra donna.
Protagoniste dell’aggressione, la deputata Paola Concia (Pd), attivista per i diritti delle persone omosessuali, e la compagna Ricarda.
Il fatto è avvenuto ieri sera, non lontano dalla Camera dei deputati.
In difesa delle due donne è arrivato un deputato di Fli, Antonino Lo Presti, mentre la gente intorno ha inveito contro la Concia.
Alla scena hanno anche assistito dei carabinieri, che sono intervenuti quando l’uomo si stava allontanando.
L’aggressione è avvenuta intorno alle 19.30.
La Concia stava camminando, mano nella mano, con Ricarda Trautmann, la compagna storica.
Dopo aver percorso via di Campo Marzio, all’altezza di piazza del Parlamento, vengono affrontate da un ragazzo, sui 30 anni di età .
Dimostra di aver riconosciuto la Concia, probabilmente l’ha vista in televisione. “Lesbiche di merda – urla loro contro, ad alta voce – mi fate schifo”.
Rivolto alla Concia, poi, continua: “Ti ho riconosciuto. A me non me ne frega niente che sei parlamentare. Vi dovrebbero mettere ai forni”.
La deputata non si lascia intimorire e, anzi, inizia a rispondergli a tono, avanzando verso di lui. “Come ti permetti di insultarmi così?”, gli dice, anche se lui non sembra voler cambiare posizione.
“Non ho avuto paura, e penso
che sia un mio dovere preciso replicare e reagire a questo tipo di aggressioni. Deve essere un diritto mio e di tutte le persone omosessuali, il poter camminare mano nella mano, in strada, col proprio compagno o compagna – spiega la Concia a Repubblica.it – lui continuava a insultarmi e ad avvicinarsi verso di me. Ovvio che non avesse buone intenzioni nei nostri confronti”.
Alla scena assistono vari passanti, alcuni dei quali iniziano anche ad accusare la deputata. “Alcuni mi rimproveravano perchè gli avevo risposto male”, spiega. Qualcuno ha cercato di minimizzare (“è un matto, fa così con tutti”) ma “quella persona – osserva la Concia – era lucidissima e mi ha offesa con cognizione di causa”.
Solo una signora ha avuto parole di condanna per il gesto omofobo.
In difesa della coppia, è infine intervenuto Antonino Lo Presti, deputato di Fli, che si trovava a poca distanza.
Mentre il 30enne si stava allontanando, sono arrivati i carabinieri. “E’ un fatto grave – denuncia la deputata – che avvengano ancora cose del genere. Ho dovuto reagire. Se non lo faccio io, che ho le spalle grosse, chi può farlo? E se quell’uomo avesse fatto lo stesso con due ragazze, in una strada di periferia? Come avrebbero reagito loro? Cosa sarebbe arrivato a fare? Penso a queste cose, e provo rabbia. Se ci fosse una legge contro l’omofobia, sarebbe assai più facile evitare il ripetersi di episodi di questo tipo. Mi ha anche colpito il fatto che tutta quella gente sia rimasta là a guardare. Evidentemente siamo diventati un popolo di spettatori”.
Oltre alla rabbia, anche una forte delusione: “Non mi aspettavo che la gente intorno non solo non dicesse nulla, ma arrivasse anche a riprendermi, perchè mi ero permessa di rispondergli”.
E proprio l’assenza di una legge contro l’omofobia – per la quale da tempo si batte la deputata – rende difficile perseguire atti del genere, anche nel caso in cui la Concia dovesse denunciare il 30enne. In queste ore, sulla bacheca Facebook della deputata, si susseguono messaggi di solidarietà da parte di amici e compagni di partito.
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
LASSINI E’ RIMASTO IN LISTA: HA SOLO DETTO “NON FARO’ CAMPAGNA ELETTORALE”, MA RIMANE UN CANDIDATO ELEGGIBILE… E LA SANTANCHE’ HA GIA’ INIZIATO A PILOTARE LE PREFERENZE SU DI LUI: “VOTEREI LASSINI”… SE ELETTO NON SI DIMETTERA’, ALLA FACCIA DI CHI CI HA CREDUTO
Nel Pdl, imbarazzato per finta, di fronte alle ripercussioni mediatiche sulla vicenda dei manifesti “Fuori le Br dalle procure” e alla dura condanna da parte del Capo dello Stato, sembrava una corsa alla condanna pubblica del reietto. Eppure, in fondo, Roberto Lassini, reo confesso che si è assunto la paternità del manifesto, non aveva fatto che interpretare le parole del premier circa il “brigatismo giudiziario” della magistratura e lo aveva anche sottolineato.
Poi, per paura di perdere i voti moderati milanesi e di fronte al “o io o lui” della candidata sindaco Letizia Moratti, il Pdl lo ha formamente scaricato.
Ma, caso strano, lo ha fatto esattamente un giorno dopo la scadenza che avrebbe potuto escluderlo dalla lista, ormai presentata.
Formalmente infatti l’accorata lettera di scuse indirizzata dal Lassini a Giorgio Napolitano rappresenta carta straccia, candidato Lassini era e tale rimane. Quanto al suo impegno a “non fare campagna elettorale”, il concetto fa sorridere, in realtà l’ha già fatta: prima era uno sconosciuto, ora non più.
Nessuno infatti potrà impedire a un elettore milanese di indicare una preferenza per lui, cosi come al Lassini di restare consigliere comunale, visto che non ha mai firmato una lettera di dimissioni anticipate.
E quando sarà eletto, sarà facile appellarsi alla volontà popolare che lo vuole consigliere e che non può quindi tradire.
Alla faccia di tutti coloro (pochi in realtà ) che hanno creduto alla favola del pentimento.
E che esista già un comitato per la sua elezione è facile intuirsi dalle parole della sottosegretaria Daniela Santanchè: “Lassini lo voterei perchè sono contro l’ingiustizia, perchè sono stufa di questi magistrati, pubblici ministeri, procure. Secondo me prenderà tantissime preferenze perchè sono molte le persone incavolate con le procure”.
L’assist è servito, ora non resta che raccogliere i frutti.
Presto ci troveremo un imputato in più in un consesso politico, che volete che sia.
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Aprile 21st, 2011 Riccardo Fucile
L’ESPONENTE FINIANA: “MI OPPORRO’ A OGNI TENTATIVO DI SOTTOMETTERE LA MAGISTRATURA AL POTERE DELL’ESECUTIVO”… “PRESCRIZIONE BREVE PIU’ PROCESSO LUNGO CANCELLERANNO I PROCESSI DEL PREMIER”
Berlusconi e la sua politica della giustizia? «Siamo alla legge del taglione, occhio per
occhio, dente per dente».
Sempre stata dura, per non dire durissima, la finiana Giulia Bongiorno nei confronti del Cavaliere. Pure quand’era in maggioranza.
Ma stavolta la presidente della commissione Giustizia perfino si supera, esterrefatta e incredula per quanto sta avvenendo.
E dice: «La libertà senza regole smette di essere libertà ».
Un weekend di fuoco da Berlusconi con raffiche di attacchi alla magistratura. Le solite minacce ma anche l’annuncio di imminenti riforme punitive. Tutto ciò giustificato dall’idea di essere stato aggredito da pm comunisti. Può farlo?
Un’eventuale ingiustizia subita non legittima nessuno a reagire sottraendosi ai processi, nè a contestare sistematicamente, e con tanta virulenza, la magistratura. Sembra che il premier voglia punire i magistrati per i torti che ritiene di aver subito. Ma l’idea che a fronte di un presunto torto ci si possa e ci si debba ribellare, possibilmente vendicare, è inaccettabile. Significherebbe tornare alla legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente.
Con quali conseguenze?
Se tornassimo a quella legge sarebbe il caos: un incidente stradale degenererebbe in men che non si dica in guerriglia, perchè l’investito si sentirebbe autorizzato a reagire, magari accoltellando chi lo ha tamponato. Ecco, forse occorre riflettere sulla deriva etica, morale e sociale che la legge del taglione porta con sè.
Ma il premier fa della battaglia alla magistratura una questione di libertà . Si tratterebbe di “liberare” i cittadini da “questa” magistratura.
Libertà è una delle parole più belle del nostro vocabolario, ma purtroppo anche una delle più abusate. Penso sempre, quando qualcuno la nomina a sproposito, a Paul à‰luard: “E per la forza di una parola io ricomincio la mia vita…”. Bisogna intendersi, sul concetto di libertà : non è una prateria sconfinata, nè un elastico che possa essere teso e tirato a piacimento di qua e di là . Ho sentito parlare di libertà di fare quel che si vuole in casa propria quando è emerso il caso Ruby; di libertà di fare leggi ad personam per difendere il premier dalle presunte aggressioni dei magistrati “comunisti”; di libertà per giustificare le invettive quotidiane contro quegli stessi magistrati. In definitiva, si tenta di usare la libertà come un abito buono per tutte le stagioni. Invece, senza limiti, confini e divieti, senza regole, la libertà semplicemente smette di essere tale.
Limiti, confini e divieti: questi sono concetti che non piacerebbero al premier, eppure sono di destra.
In assenza di confini, la libertà degenera in arbitrio, in abuso: la libertà li pretende, i limiti. Io sono per la riscoperta del valore delle regole, dei divieti, della misura. La vera libertà esiste solo all’interno di questi paletti.
Ora, sotto elezioni, Alfano accelera sulla riforma della giustizia. Qual è il suo giudizio sul testo?
Per il momento posso dire solo che certamente è tardivo. Perchè non presentarlo all’inizio della legislatura? E soprattutto, perchè siamo ancora alla semplice enunciazione di principi? In che modo si procederà alla separazione delle carriere? Di certo, qualsiasi tentativo di sottoporre la magistratura al potere esecutivo troverà in me la più ferma opposizione. Se invece si abbandonasse quest’ipotesi, sarei la prima a sostenerla.
Lei è stata già criticata dal premier perchè avrebbe bloccato le intercettazioni. Lo sa che per lui sono un incubo?
Mi sono opposta alla loro cancellazione e alla cancellazione della libertà di stampa. È una battaglia di cui rivendico la bontà . Per il resto ho cercato di collaborare a un testo per limitarne l’uso: certamente ci sono stati eccessi da parte dei magistrati.
Ora il Cavaliere vuole tornare a quel testo e invoca la libertà di parlare liberamente al telefono.
Il premier invoca una libertà assoluta laddove la libertà di comunicare al telefono deve invece conciliarsi con la necessità di investigare. Se si parla di fatti privati o di cose lecite senza dubbio nessuno deve intercettare, ma se si fanno accordi illeciti è indispensabile che i magistrati possano venire a conoscenza del contenuto dei colloqui. Quindi, anche in questo caso, la libertà deve avere dei limiti. È questo il punto: trovare un equilibrio quando ci sono diversi interessi in gioco.
Lei è avvocato. Come giudica l’invenzione del processo lungo per dilazionare i processi? Non è una contraddizione enorme per chi ha sostenuto il processo breve?
In termini tecnici certamente sì, ma se lo scopo politico è quello, abbastanza evidente, di aiutare il premier nei processi, è chiaro che la combinazione “abbreviazione dei termini di prescrizione-allungamento dei termini del processo” avrà l’effetto di una bacchetta magica: li farà scomparire, i processi del premier.
Dopo il Rubygate, ecco che Mediaset potrà bloccarsi. Che effetto avrà questa politica giudiziaria?
Credo che la gente sia stanca di vedere un Parlamento che si occupa solo di Berlusconi. La nota dolente è che, poi, il giudizio negativo su di lui si estende all’intera classe politica. Stiamo pagando tutti, anche noi che non condividiamo affatto la sua linea, per questo concetto distorto di libertà in nome del quale si perde di vista il vero obiettivo, ovvero il benessere della comunità . Nessuno di noi politici può prendere sottogamba quello che sta accadendo. Dobbiamo opporci con forza a questa concezione inaccettabile della libertà . Ecco perchè continuo a invocare il rispetto delle regole. Lo so che sembra fuori moda invocare il rispetto delle regole, ma oggi se ne sente più che mai il bisogno e credo di interpretare un sentimento molto diffuso.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »