Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
UNA VOLTA SI BATTEVA PER LE SUE IDEE, ORA E’ OSSESSIONATO DAI SUOI SPETTRI, PIU’ TIMOROSO DEI PREMIER BALNEARI DI DEMOCRISTIANA MEMORIA… A DESTRA SI DEVE AVERE UN CUORE, NON PENSARE A UN QUORUM, SI DEVE RICERCARE IL BENE DELLA COMUNITA’, NON TUTELARE SOLO I PROPRI INTERESSI…. A DESTRA I PROCESSI SI AFFRONTANO: NON SI SCAPPA DAI TRIBUNALI COME I VIGLIACCHI
Povero Silvio: perdere se stesso per disinnescare un referendum di cui ha il terrore.
Povero premier: costretto ad amputare le sue riforme di cartapesta perchè ora ha una fifa blu di quegli elettori che il suo populismo, un tempo spavaldo e sorridente, gli faceva invocare ogni due per tre.
Una volta, perlomeno, si poteva ancora accusare Silvio Berlusconi di conflitto di interessi.
Adesso, invece, di interesse ne è rimasto uno solo: salvare la ghirba.
Una volta, almeno, ci si poteva confrontare con il berlusconismo provando a misurarsi con le idee che esprimeva.
Adesso il principale nemico delle idee del berlusconismo è Berlusconi stesso. Ovvero il leader che ha abrogato con un tratto di penna la trovata più importante della sua campagna elettorale: il ritorno al nucleare.
E che è stato costretto a disinnescare il più importante (nonchè impopolare) dei suoi provvedimenti legislativi, quello che puntava a trasformare anche l’acqua in un mercato speculativo.
Un tempo si poteva dire qualsiasi cosa, del Caimano, ma non che non si battesse fino all’ultimo sangue per le sue idee.
Adesso ci troviamo di fronte un leader ossessionato dai suoi spettri, dai suoi avvocati, tutto preso a compulsare sondaggi che lo danno a picco.
Per provare a scampare ai processi, il grande Berlusconi che fu è diventato più timoroso dei premier balneari di democristiana memoria.
Il suo vero problema è che la paura di oggi, come il coraggio di ieri, è contagiosa.
Il berlusconismo aveva un cuore, adesso è senza quorum.
dal blog di Luca Telese
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
L’INTERVENTO DELLA GELMINI, LA PROPOSTA DI UNA FOTO PER SANCIRE LA RIAPPACIFICAZIONE CON LA MINETTI…”NEL PDL SONO IN MOLTI A SPERARE CHE BERLUSCONI SI LEVI PRESTO DALLE PALLE, STANNO ZITTI MA NON NE POSSONO PIU”… “LE PERSONE PER BENE NON RIESCONO A COMPRARLE”
“Mi hanno offerto un posto in Mondadori per rientrare nei ranghi”. 
Se proprio in quel momento non fosse arrivata in studio la notizia della solidarietà espressa da Berlusconi a Roberto Lassini, (l’uomo dei manifesti “Fuori le Br dalle procure”), forse Sara Giudice, la giovane ex pidiellina che ha raccolto 12 mila firme per chiedere le dimissioni di Nicole Minetti dal Consiglio regionale della Lombardia, lo avrebbe detto in diretta ad Annozero.
Invece ha avuto solo il tempo di raccontare che qualcuno aveva cercato di “comprarla”.
Ecco la storia completa.
Sara, chi ha cercato di comprarla?
Poco più di un mese fa ho ricevuto una telefonata di Maria Stella Gelmini. Ero appena stata da Gad Lerner, la famosa puntata della chiamata di Berlusconi in cui parlava di “cosiddette signore” e stavo per essere ospitata ad Annozero. La Gelmini mi chiese di non partecipare alla trasmissione di Santoro, perchè la mia presenza, in un momento di estrema difficoltà per il presidente del Consiglio, non era opportuna.
A che titolo le ha telefonato?
La Gelmini è stata coordinatore regionale del Pdl e abbiamo lavorato insieme.
E lei cosa ha risposto?
Ho rivendicato il diritto di discutere nel merito la questione che ponevo, cioè il metodo di selezione della classe dirigente all’interno del Popolo della Libertà , cosa che ho tentato, invano, di fare anche con Berlusconi.
E il ministro come ha reagito al suo rifiuto?
Ne ha preso atto. Il giorno dopo ha rilasciato un’intervista a Repubblica accusandomi di aver raccolto le firme perchè, a differenza della Minetti, ero stata esclusa dal listino bloccato. Una questione personale insomma.
E poi cos’è successo?
Qualche giorno dopo sono stata avvicinata da alcuni dirigenti del Pdl, che so per certo essere persone di fiducia di Maria Stella Gelmini. Mi hanno proposto un caffè con Nicole Minetti in favore di telecamera, una specie di “carrambata” per chiudere l’incidente. E per essere convincenti , conoscendo la mia condizione di lavoratrice precaria, mi hanno fatto capire che se avessi accettato ci sarebbe stato un posto sicuro in Mondadori per me.
E lei?
Ovviamente ho rifiutato. à‰ stato in quel momento che ho capito che non c’era più niente da fare e ho lasciato il Pdl per Fli.
Come l’hanno presa i suoi ex compagni di partito?
Dipende. Molti hanno fatto a gara per screditarmi, ma purtroppo per loro non ho nulla da nascondere. Mi hanno accusato di essere la responsabile delle dimissioni del coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà e la prima cosa che ha detto il suo successore Mantovani è stata “Sara Giudice non ha mai fatto parte del Pdl”, cosa semplicemente ridicola dal momento che ero perfino consigliere di zona 6 a Milano. Poi ci sono quelli – e sono tanti – che mi stringono la mano e confessano di non poterne più, che non vedono l’ora che Berlusconi si levi dalle palle. Ma poi si turano il naso e votano. E lo stesso faranno alle amministrative con la Moratti, anche se è un sindaco che non piace, troppo legata a interessi forti per governare una città come Milano.
Tutta questo subbuglio per una ragazza di 25 anni. Non le sembra eccessivo?
Non saprei. Mi viene in mente quello che disse Veronica Lario, il drago sarà sconfitto dalla bambina. Ecco, non penso certo di avere nè questa capacità nè questa forza, però è evidente che le loro debolezze stanno qui, con le persone per bene che non riescono a neutralizzare o a comprare. à‰ il loro punto debole.
Lei ha partecipato alla fondazione del Pdl, quindi ha deciso di impegnarsi in politica perchè credeva in Berlusconi…
Certo, ma penso che esista un Berlusconi uno e un Berlusconi due. Non che il primo fosse privo di difetti, ma non era certo così delirante.
Stefano Caselli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
NELL’EDIZIONE TEDESCA DELLA RIVISTA, BERLUSCONI VIENE DEFINITO “IL PIU’ PENOSO PREMIER DI TUTTI I TEMPI”… L’INCREDIBILE STORIA DI SESSO E BUGIE CHE AVVILISCE L’ITALIA E FA RIDERE LA GERMANIA
Nei media tedeschi Berlusconi è un protagonista assiduo: scandali, processi, disastri economici, gaffe internazionali, storiacce varie.
Una tv pubblica l’ha perfino utilizzato come spauracchio, per mostrare dove può andare a finire il sistema delle comunicazioni se gli utenti non pagano il canone.
Mancava soltanto l’edizione di Playboy made in Germany.
Che rimedia nel fascicolo in edicola questa settimana (molto atteso, perchè la playmate è un’attrice turca che rompe il tabù del nudo islamico), con ben quattro pagine di servizi dedicati al “Sultan der Poebene” e alla sua “infinita storia di corruzione”.
Sommario: “Come sua santità l’ipocrita Silvio Berlusconi divenne il più penoso premier di tutti i tempi, e come, nonostante tutto, vuole restarlo”.
Il lungo servizio, accompagnato da due sapide schedine sul bunga-bunga e sull’attitudine del Nostro di “andare a puttane invece di governare”, comincia dall’episodio delle foto strappate all’intimità di Villa Certosa da Antonello Zappadu e ripercorre tutte le tappe dell’incredibile storia di sesso e bugìe che ha avvilito l’Italia ma non ha mancato (purtroppo) di divertire molti in Germania. E non solo in Germania, of course.
Ricorda le accorate parole sul “marito malato” di Veronica Lario all’indomani del compleanno di Noemi, si sofferma sulle caratteristiche delle girls dell’Olgettina, spiega come e perchè Nicole Minetti è finita a rappresentare i contribuenti nel parlamento regionale della Lombardia e azzarda una stima delle sue misure toraciche (“a occhio e croce una D”), ricostruisce i gusti sessuali del settantaquattrenne anfitrione di Arcore.
Il contenuto, in qualche modo, era stato già anticipato dal titolo: “Poebene” è il modo con cui i tedeschi chiamano la Val Padana (letteralmente: pianura del Po); ma Po, nella lingua di Goethe, vuol dire anche, scherzosamente, sedere, chiappe, deretano, lato B. Culo.
Lo usano i bambini e gli adulti più disinibiti, ma ha una sua discreta valenza semantica nell’ambito della pornografia.
E quindi si adatta bene al personaggio.
E’ probabile che, più o meno consapevolmente, i redattori di Playboy abbiano giocato anche sul secondo significato.
Magari ispirati da un’icastico confronto che Ruby Rubacuori (le cui avventure sono molto seguite dalla stampa popolare in Germania) istituì tra se medesima e Noemi Letizia: “Lei è la Pupilla, io sono il Culo”.
Il Po, appunto.
Paolo Soldini
(da “Il Fatto Quotidiano)
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
ALTRI 8 MILIARDI SARANNO TAGLIATI QUEST’ANNO CON IL RISULTATO DI 135.000 POSTO IN MENO TRA GLI OPERATORI SCOLASTICI…DAL GOVERNO LA SOLITA AMBIGUITA’: I FONDI ARRIVERANNO DA “MINORI SPESE”
Il documento di economia e finanza appena approvato dal Consiglio dei ministri
prevede in tre anni tagli per 13 miliardi al settore dell’istruzione.
Il governo dice che i fondi verranno fuori da “minori spese”, ma secondo opposizione e sindacati, la decisione si risolverà in un’altra riduzione dell’organico impiegato negli istituti.
Ancora una volta sarà la scuola a fare sacrifici per sanare il deficit .
Lo prevede il Documento di economia e finanza approvato qualche giorno fa dal consiglio dei ministri su proposta di Giulio Tremonti.
In programma per il prossimo triennio tagli di spesa per 35 miliardi di euro (ma c”è anche chi arriva a quantificare i costi fino a 39 miliardi), e di questi 13 peseranno sul sistema dell’istruzione.
Ma c’è di più.
E’ in dirittura d’arrivo un’altra operazione chirurgica da 8 miliardi di euro che entro quest’anno porterà a un taglio di 135 mila posti degli organici degli operatori scolastici.
Tremonti vuole risparmiare oltre 4 miliardi di euro all’anno (per i prossimi tre anni).
Secondo Enrico Letta ciò equivale a veri e propri tagli di organici. Interpretazione che il ministro Maria Stella Gelmini ha già respinto.
Ma allora come si ricaverebbero questi fondi?
“Non è ancora chiaro — dicono i sindacati – ma se non sono tagli di organico, da qualche altra parte questi risparmi dovranno arrivare. E allora forse non resterà che intervenire sugli stipendi degli insegnanti, ribadendo il blocco degli aumenti di carriera”.
Ipotesi peraltro che si starebbe già profilando.
Osvaldo Roman, in un intervento pubblicato su www.scuolaoggi.org, osserva: “Con riferimento alla spesa pubblica valutata rispetto all’andamento del PIL, la previsione relativa all’istruzione scende dal 4,2 del 2010 al 3,7 del 2015 e al 3,2 del 2030.
In sostanza continuano ad incidere gli effetti di una ulteriore riduzione degli organici che proseguono oltre il periodo previsto dalla riforma Gelmini. (2009-12)”.
Altra conclusione di Roman: “Ma un contributo a questo ridimensionamento strutturale della spesa per l’istruzione viene assegnato anche all’eliminazione dell’adeguamento automatico delle retribuzioni del personale della scuola negli anni 2011-2013 e seguenti”.
Per gli insegnanti italiani, insomma, sarà comunque un avvenire di lacrime e sangue.
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
IL GOVERNO VUOLE INTRODURRE AL SENATO UN PREMIO DI MAGGIORANZA SU BASE NAZIONALE ANZICHE’ REGIONALE…ALLA CAMERA PUNTA INVECE A RIDISEGNARE I COLLEGI…IL PARTITO DEGLI ACCATTONI NON SA PIU’ DOVE SBATTERE LA TESTA E SI INVENTA LEGGI INCOSTITUZIONALI
La “porcata due” sta per essere servita, giusto dopo Pasqua.
Ed è qualcosa che supera davvero le peggiori previsioni. La maggioranza fa le cose sul serio. E vuole cambiare la legge elettorale non solo blindando il Senato per evitare che il Terzo Polo diventi dirimente in caso di una vittoria non clamorosa della banda Berlusconi, ma anche ridisegnando i collegi elettorali della Camera per fare in modo di favorire l’elezione di deputati di area con meno voti e avere maggiore controllo delle liste.
Accadrà , si diceva, dopo Pasqua, in parallelo con la riforma costituzionale della Giustizia.
Martedì prossimo il nuovo disegno di legge, che segnerà un superamento dell’attuale legge Calderoli, sarà depositato a Palazzo Madama, dove in commissione Affari costituzionali si riprenderà a lavorare sulla riforma del sistema di voto.
In commissione ci sono già 29 proposte dei vari gruppi, tra cui una del vicepresidente vicario del Pdl, Gaetano Quagliariello, di cui in questi giorni si parlava come possibile testo base.
E invece, hanno spiegato alcune fonti interne al Pdl, quella proposta verrà ritirata per sostituirla con una di tutto il gruppo Pdl al Senato.
Sui tempi di approvazione, nel partito si mostra cautela, ma è emerso con chiarezza che si punta a un’approvazione al Senato entro l’estate per poi arrivare al via libera definitivo alla Camera già entro settembre.
Ma sono i contenuti della legge a destare sgomento.
Partiamo dal Senato.
Il Pdl punta a un sistema che era già presente nel ddl Quagliariello, ovvero la previsione di un premio di maggioranza a Palazzo Madama ma su base nazionale, non più regionale.
In questo modo si otterrebbe di arginare l’influenza del Terzo Polo. Che, in caso di vittoria non schiacciante del Pdl, potrebbe diventare dirimente per la governabilità del sistema.
In pratica, si vuole evitare che si ripresenti l’eventualità del governo Prodi, che si ritrovò ad avere al Senato solo una manciata di deputati in più, per giunta con una coalizione troppo ampia e litigiosissima.
Solo che un premio di maggioranza su base nazionale al Senato sarebbe incostituzionale (la Costituzione stabilisce che i senatori siano eletti su base regionale), come ha già avuto modo di ribadire più volte anche Napolitano, ma la maggioranza tira dritto.
Nel testo della nuova “porcata” sarà infatti inserito un meccanismo (che i tecnici del Pdl studieranno fino all’ultimo minuto utile) proprio per superare gli steccati della Carta, a partire da una ripartizione del premio di maggioranza Regione per Regione.
E fin qui le novità sostanziali al Senato per cancellare il Terzo Polo.
Il bello, però, arriva per la Camera dei deputati.
Perchè alle prossime elezioni, che potrebbero anche arrivare prima del 2013, il Pdl non è affatto certo di fare il pieno.
E, allora, oltre ad avere un Parlamento di nominati, meglio ci sia anche una Camera di prescelti.
Perchè si comincia con il rimettere mano alla grandezza dei collegi.
Come hanno sempre sostenuto i democristiani, non è la legge elettorale che fa la differenza, è come si disegnano i collegi che determina i punti di forza.
Il Pdl punta su circoscrizioni più piccole, dove siano necessari meno voti per essere eletti.
Le sorprese, ne siamo certi, non finiscono qui, ma il tenore dei temi portanti di questa riforma fanno capire quanto l’attuale classe politica di maggioranza sia lontana da un’idea di ritorno alle preferenze e quindi ad un sistema che restituisca il potere nelle mani del cittadino elettore.
Al momento, contro questa ennesima “porcata”, di gran lunga superiore al porcellum firmato da Calderoli in tempi meno sospetti di quelli attuali, si è scagliato solo Casini e nella parte che lo riguarda direttamente, ossia il premio di maggioranza su base nazionale al Senato fatto apposta per escludere lui, Fini e Rutelli.
Non una parola sulla questione della ridefinizione dei collegi alla Camera che rappresenta la vera, nuova porcata che Berlusconi vuole regalare all’Italia.
Eppure, se i numeri restano questi, il rischio che tutto venga approvato prima di elezioni anticipate è più che concreto.
L’accordo nella maggioranza è quello di far partire al Senato la riforma della legge elettorale (a cui verrà associata la riforma dell’assetto Stato), mentre Montecitorio sarà impegnata con la riforma della Giustizia di Alfano.
Subito dopo le elezioni amministrative, il Pdl partirà a testa bassa per portare a casa il prima possibile tutte le leggi che interessano il premier e la sua maggioranza.
L’ennesima legge ad partitum che cercheranno di far approvare per non mollare il potere. Sarebbe divertente, in caso di sconfitta del centrodestra, vederli puoi ridotti ai minimi termini, grazie alle loro stessi leggi.
Ma nella loro delirante presunzione non si rendono neanche conto che i loro sporchi giochi sono finiti.
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Aprile 23rd, 2011 Riccardo Fucile
E’ SEMPRE EMERGENZA SPAZZATURA NELLA CITTA’ PARTENOPEA, ANCORA ROGHI DI IMMONDIZIA…IL CENTRO CITTA’ E’ SPORCO: PESSIMO BIGLIETTO DA VISITA PER I NUMEROSI TURISTI
Arrivano i turisti e rimane l’immondizia. 
Coincidenza nefasta per la peggiore cartolina della città .
Fallisce il piano straordinario per la “Pasqua pulita”. Napoli accoglie stranieri e italiani con le strade soffocate dai rifiuti (a terra 900 tonnellate), che cominciano a putrefarsi (visto il caldo e la raccolta che porta un ritardo di almeno tre giorni), sparpagliarsi, spappolarsi.
E aumentano anche i roghi della disperazione, tra cassonetti carbonizzati, emissioni di diossina e una città sempre più sporca, complici anche i manifesti elettorali che hanno cominciato a invadere muri, fioriere, cancelli.
«Ai candidati sindaci e ai partiti che li sostengono – commenta Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania – chiediamo un patto di senso civico per il rispetto della legalità nell’affissione di manifesti elettorali e dare istruzioni chiare a coloro che sono incaricati delle affissioni. Ai napoletani chiediamo di monitorare le mura della città e di ricordarsi di non votare i candidati e i partiti che deturpano la città con manifesti abusivi. Non possiamo e non dobbiamo essere loro complici».
La fotografia della città è e rimane drammatica.
La city è invasa dalla spazzatura (cumuli record in via Ferdinando del Carretto), così come le strade a ridosso di via Chiaia e via Toledo, “ziggurat” di spazzatura in periferia, con interventi straordinari di rimozione in via Cinthia, a Fuorigrotta e in via Montagna Spaccata, a Pianura.
Cresce anche il numero dei roghi dolosi, non solo di notte, su cui intervengono i vigili del fuoco: una trentina quelli registrati, alcuni persino nelle vicinanze delle Curia arcivescovile.
Sono state conferite poco più di 1.300 tonnellate, pari alla produzione quotidiana della città durante periodi festivi.
Il piano è fallito perchè gli stir non ce la fanno ad assorbire una raccolta extra. Caivano e Santa Maria Capua Vetere sono quasi saturi per la giacenza di frazione organica e accolgono solo 200 tonnellate a notte mentre la discarica cittadina di Chiaiano non può accogliere più di 100-150 tonnellate al giorno. Ad aggravare la situazione, Acerra, con una linea del termovalorizzatore ferma da giorni.
In questo scenario (in via Crispi la strada è invasa di documenti e carte gettate al lato di un cassonetto e i marciapiedi sono impraticabili; cassonetti incendiati vicino alle poste di piazza Matteotti; ai Quartieri Spagnoli i rifiuti sono alti quasi un piano; Fuorigrotta è in ginocchio) si avventurano i turisti.
Passeggiando per la città , in centro storico e davanti ai musei, se ne vedono tanti: tedeschi, francesi e giapponesi, oltre a italiani.
Anche le previsioni della Gesac sono buone: i passeggeri previsti in arrivo e partenza dall’aeroporto di Napoli sono 45 mila sulle rotte nazionali, 35 mila sui voli di linea internazionali e 10 mila sui voli charter.
Ma ai turisti la città che si presenta è una città sporca e invasa dai miasmi dell’immondizia non raccolta.
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
LA QUINTA COLONNA DEL PDL ADEMPIE AL SUO COMPITO, SI SCHIERA CON LA MORATTI COSI’ QUALCHE ELETTORE DI FLI PUO’ PENSARE: “CHE VOTO A FARE FLI SE TANTO POI CONVERGE SULLA MORATTI? TANTO VALE VOTARLA SUBITO”… URSO INVITA I FUTURISTI A TURARSI IL NASO, MA QUANDO LA BASE FINIANA POTRA’ APRIRE LE ORECCHIE SENZA SENTIRE I SUOI QUOTIDIANI DISTINGUO?
La proposta lanciata da Adolfo Urso — votare, agli eventuali ballottaggi delle prossime amministrative, candidati del centrodestra — apre il dibattito tra i militanti di Futuro e Libertà .
Che affidano le loro reazioni al web, dalle pagine Facebook di Generazione Italia fino al sito de Il Futurista.
Sarcastico il commento del web magazine diretto da Filippo Rossi: “Ma sì, che c’è di male se un movimento nato in opposizione al modello politico e culturale berlusconiano poi fa vincere Berlusconi?”
E ancora: “Che c’è di strano se un partito che a dicembre ha votato la sfiducia al governo del Pdl e della Lega, qualche mese dopo si rimangia tutto?”.
Per concludere: “Turatevi il naso, dice l’onorevole. Sarebbe meglio di no. O sarebbe meglio, anzi sarebbe più coerente, “turarselo” per votare contro Silvio Berlusconi”.
Nel caso di ballottaggio, la posizione ufficiale del partito di Gianfranco Fini è lasciare libera scelta agli elettori.
E in rete la discussione tra i militanti si accende.
Si va da “Quando Urso e Ronchi se ne andranno da Fli sarà sempe troppo tardi”, fino a “Mai più rapporti con il Pdl” e “Pisapia e Pennacchi per tutta la vita”.
E c’è chi scrive direttamente a Urso: “Se Berlusconi stesso dice che il test avrà un valore politico, non lo si può ignorare. Una eventuale vittoria del Pdl vedrebbe Berlusconi ringalluzzito e ancora più pericoloso. E non si può fare finta di niente”.
Da parte nostra non siamo certo stupiti da questo atteggiamento di Urso e soci che denunciamo da tempo.
Ci limitiamo ad alcune brevi considerazioni.
1) Non è concepibile che una linea decisa a stragrande maggioranza venga quotidianamente contestata da pochi individui che “pretendono” modifiche “altrimenti se ne vanno”.
Col risultato di bloccare ogni tentativo di rinnovamento e dare vita a perenni mediazioni.
Creando confusione e smarrimento nell’elettorato e impedendo una crescita di consensi.
Capisco che sia il compito che è stato loro assegnato da Palazzo Grazioli e che se ne andranno solo nel momento in cui Berlusconi deciderà che sarà quella l’occasione in cui potranno creare il maggior danno a Futuro e Libertà , comprendo meno l’atteggiamento di Fini e Bocchino che non li accompagnano alla porta.
Ancora qualche mese di questo stillicidio di posizione variegate e di Fli rimarrà solo il simbolo.
2) In tutti i partiti è ammessa una minoranza interna, meno logico che si formi in un partito appena nato.
Fosse una divisione ideologica invece che una mera questione di poltrone, sarebbe almeno comprensibile.
Ma come, cacciano Fini dal Pdl, loro aderiscono al nuovo partito e poi vogliono una politica della mano tesa verso i suoi assassini seriali?
Ma perchè non se ne sono rimasti con Scilipoti, Cosentino, Brancher, puttanieri e zoccole varie?
Una minoranza è giusto che ponga delle questioni negli organismi interni preposti, meno che rilasci ogni giorno dichiarazioni pubbliche contro la linea del partito decisa dalla maggioranza.
Ma dove siamo? C’è più disciplina in una “comune” anarchica che in Fli.
3) Non solo: la presenza di questi “inviati speciali del cardinale” sta facendo sì che le polemiche interne si allarghino pure in periferia.
Chi vuole crearsi uno spazio aderisce magari alla corrrente di Urso, senza neanche capire dove vuole portarli, ma certamente moltiplicando le beghe locali.
Mentre ci si aspetterebbe compattezza e voce univoca da un partito appena creato su nuovi presupposti.
In conclusione, se qualcuno pensa di poter gestire un partito in queste condizioni sta facendo un grosso errore di valutazione.
Quando qualcuno, ancor prima di un eventuale ballottaggio a Milano, esce con la frase “con la sinistra mai, meglio la Moratti” ( dichiarazione che avrebbe avuto senso solo dopo il primo turno) sembra snobbare la lista del Terzo Polo a Milano.
Perchè non spendere una parola a favore del candidato sindaco di Fli, auspicando semmai che vada lui al ballottaggio con Pisapia?
Di fatto sembra un invito agli elettori di Fli di votare la Moratti già al primo turno: a nostro parere non solo così il messaggio viene recepito, ma in tal senso è stato anche pronunciato.
E le critiche alla lista Pennacchi a Latina da parte di Urso che altro sono, se non un invito a votare quella del Pdl?
Il disegno è chiaro, non a caso certe caselle ministeriali (Commercio Estero) non sono state ancora riempite perchè (parole del premier) “rimangono a disposizione di qualcuno che volesse rientrare”.
Ognuno tragga le conclusioni che crede, noi le idee le abbiamo chiare da tempo.
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
UNA VECCHIA DENUNCIA PER PERCOSSE CONTRO IL DEPUTATO PDL CHE VUOLE CAMBIARE LA COSTITUZIONE PER FAVORIRE BERLUSCONI…IL SUO REFERENTE E’ BONDI, AL QUALE FORNIVA PROSCIUTTI E SALAMI
Se fosse un film si intitolerebbe, “re per una notte con rapimento della Costituzione”.
Se fosse una commedia comica, “Arlecchino servo di due padroni”, Bondi prima, Berlusconi poi, entrambi in disgrazia.
Ma trattandosi ahimè di una tragedia nazionale senza fine, possiamo dire che la realtà . supera di gran lunga la finzione scenica.
Candidato all’oscar come attore protagonista, non protagonista e comparsa, Remigio Ceroni da Monterubbiano, provincia di Fermo, finita nelle mani del centrosinistra anche grazie al suo contributo di coordinatore regionale del Pdl che ha sostenuto sotto banco un candidato diverso da quello ufficiale.
L’uomo che vuole cambiare addirittura l’articolo 1 della Costituzione è stato denunciato dalla moglie per percosse.
Ambizioso, formalmente cortese con il sorriso che scatta ad ogni stretta di mano, è uno di quegli uomini generosi e cordiali con le donnine estasiate che girano attorno al politico di turno e molto meno con la moglie, che accompagnata al Pronto soccorso dalla sorella, ha riferito di essere stata percossa dal marito in casa.
Ecchimosi, contusioni, ematomi, escoriazioni su tutto il corpo con una prognosi di 20 giorni.
Ma questo è privato e nel Paese di Berlusconi, come ci spiegano le arringhe televisive delle sue fide ministre, quello che fa un politico fuori dal Parlamento non deve interessare a nessuno, magistrati per primi ovviamente che debbono togliersi quel maledetto vizio di perseguire i reati.
Titolare del record di presenze “indolori” a Montecitorio, ha compiuto 56 anni ieri. Quattro figli, un passato da democristiano, ha fondato Fi nelle Marche.
Un mese fa è rimasto orfano del suo padrino politico, Sandro Bondi, finito sotto le macerie di Pompei. E da allora solo notti insonni trascorse a pensare cosa fare per potersi garantire una ricandidatura al Parlamento continuando a fare il sindaco di Rapagnano piccolo paese del fermano dove anche l’aria che si respira sa del fondatore di Fi nelle Marche.
Eh sì in paese non c’è una persona che abbia chiesto qualcosa bussando alla porta di Ceroni senza averla ottenuta, tant’è che la sua rielezione per ben tre volte – quella che verrà sarà la quarta- come si addice ai dittatori sudamericani, è avvenuta con percentuali bulgare.
Pensa che ti ripensa alla fine dal cilindro è uscita una soluzione geniale: presento una proposta di legge per modificare così l’art. 1 della Costituzione “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità . del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà . popolare espressa mediante procedimento elettorale”.
Tradotto: l’obiettivo è spiazzare via in un colpo solo quelli del presidente della Repubblica e della Corte costituzionale, le due istituzioni che stanno impedendo alla diga Berlusconi di rompere gli argini dello Stato di diritto con buona pace della magistratura.
E voglio vedere se il Principe non me ne renderà merito, si sarà detto Ceroni sfregandosi le mani forte di quella furbizia contadina marchigiana che ha respirato fin da piccolo e che gli ha insegnato ad ingraziarsi il padrone portando in dono alle feste comandate capponi e uova fresche.
Doni che la modernità . e la luccicante carriera politica ha magari trasformato in scarpe (il distretto calzaturiero da cui proviene è il più grande d’Italia e uno dei più grandi d’ Europa), prosciutti e salami, vere tipicità del territorio da porgere a capo chino al suo protettore, Sandro Bondi.
Attenzioni che l’ex ministro ricambiava rispondendo prontamente alle chiamate di Ceroni per ogni inaugurazione possibile dal piccolo teatro di Rapagnano al Conservatorio di Fermo, fino al sostegno della sua candidatura.
E per un politico locale portare in pellegrinaggio un leader nazionale, meglio se ministro, equivale a una tacca sulla cintura da ostentare con fierezza al bar del paese il che creava una bella partita di giro: Ceroni metteva la compagnia e i sorrisi delle sue tante amiche, e Bondi portava il suo potere.
Un bel movimento di dare avere spezzatosi all’improvviso, lasciando un Ceroni che si squagliava al primo sole di primavera.
Così Ceroni il giorno dopo la grande trovata, vestendo i panni di chi è destinato a restare nella storia ha definito la sua proposta “rivoluzionaria”.
Spiegando che “non è un mistero che oggi in Italia i poteri del Parlamento e del governo sono debolissimi e tenuti sotto scacco della magistratura e della Corte costituzionale…”.
Aggiungendo con tono che tracimava di orgoglio: “la mia proposta è stata commentata da Bersani”.
Per lui, abituato a varcare la soglia della Camera nel più buio anonimato, deve
essere stato comprensibilmente come essere “nominato” ad Arcore.
Poi giura che è tutta farina del suo sacco: “è stata una mia iniziativa personale. Non ne ho parlato con Berlusconi”.
Il premier tace. Ma che Berlusconi faccia uso di ceroni non è una novità ..
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 22nd, 2011 Riccardo Fucile
UNA VOLTA FACEVANO VOTARE AI CITTADINI I REFERENDUM E POI NON NE RISPETTAVANO L’ESITO, ORA SIAMO ADDIRITTURA ARRIVATI A NEGARE PERSINO IL DIRITTO A ESPRIMERSI… SOLO PER EVITARE CHE IL QUESITO SUL LEGITTIMO IMPEDIMENTO POSSA RAGGIUNGERE IL QUORUM: CHE BEL POPOLO DELLA LIBERTA’
Ogni giorno ha la sua pena istituzionale.
Davvero preoccupante è l’ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare.
Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell’acqua.
Le torsioni dell’ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine.
È del tutto evidente la finalità strumentale dell’emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare.
Timoroso dell'”effetto Fukushima”, che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull’acqua.
Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.
Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell’irrompere continuo della logica ad personam.
L’uomo che ogni giorno invoca l’investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.
Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull’acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media.
Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell’acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento.
Per correre questo rischio?
Via, allora, al bis dell’abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.
Caduti i referendum sul nucleare e sull’acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.
Quest’ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona.
Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di “legislatore negativo”.
L’aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile.
Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum.
Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi.
Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi.
E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.
È resistibile questa strategia?
In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull’acqua è bene tornare per un momento sull’emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare.
Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell’emendamento che prevedono l’abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite “nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell’agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea”.
E lo farà entro dodici mesi adottando una “Strategia energetica nazionale”, per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare.
Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare “gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum” e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati “i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente”.
Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell’emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto.
E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l’acqua.
Di questo dovrà occuparsi l’ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme.
La partita, dunque, non è chiusa.
Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell’opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell’approvazione dell’emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall’obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell’umanità .
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull’acqua qualora si seguisse la stessa strada.
Ma proprio l’aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l’opposizione un vero e proprio obbligo.
Agire attivamente, mobilitarsi perchè il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti.
Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l’opinione di ciascuno.
Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l’ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.
Stefano Rodot�
costituzionalista
(da “La Repubblica“)
argomento: Costume, denuncia, governo, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »