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SONDAGGIO “SOLE 24 ORE”; PDL AL 28,6%, PD INCALZA AL 27,8%, TERZO POLO DIVENTA DETERMINANTE E SALE AL 14,7%

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA SALE AL 44%, QUELLA DI CENTRODESTRA E’ AL 41%, IL TERZO POLO INTORNO AL 15%… AL SENATO SAREBBE DETERMINANTE IL TERZO POLO: SENZA IL SUO APPORTO NON GOVERNA NESSUNO

Un centrodestra indebolito.
Un centrosinistra solo apparentemente tonico.
Un terzo polo che per ora non sfonda ma ha i numeri per essere l’ago della bilancia al Senato.
Questo è il quadro sintetico degli orientamenti politici rilevati dal sondaggio Cise-Sole 24 Ore.
Il Pdl e il centrodestra
Il Pdl non è in buone condizioni. Il suo crollo è evidente.
La stima del 28,6% di questo sondaggio è lontana dal 37,4% dei voti ottenuti nelle politiche del 2008.
Eppure, nonostante tutto quello che è successo da allora (crisi economica, scandali, scissione di Fli), è ancora, seppur per poco, il primo partito del paese.
In questa fase tutti i sondaggi ci danno dei dati “freddi”, destinati a cambiare nel momento in cui si surriscalda la campagna elettorale.
La Lega Nord è stabilmente sopra il 10%, inferiore però a quel 13% di cui era accreditata qualche mese fa e la sua forza non compensa la debolezza del Pdl.
Per questo la coalizione soffre.
Tra elettorato leghista e elettorato del Pdl esiste un interscambio di voti ma è solo parziale perchè la Lega non è presente dovunque.
Una quota di elettori del Pdl stanno “tra color che son sospesi”.
Delusi dal Cavaliere ma ancora in cerca di “asilo politico”.
Sono i potenziali astenuti.
Il Pd e il centrosinistra
Il Pd è in convalescenza.
Sia il Pd che il Pdl hanno toccato il loro massimo nel 2008.
Poi sono scesi entrambi.
Il Pd ha registrato il livello più basso di consensi nelle europee del 2009 con il 26,1%. Poi ha cominciato una lenta risalita che viene confermata da questo sondaggio che lo dà  al 27,8 %.
È un dato di fatto che al declino del maggior partito di governo non corrisponde una crescita significativa del maggior partito di opposizione.
ll Pd ha molti problemi.
Uno è quello di avere due concorrenti agguerriti all’interno del suo bacino elettorale: la Sel e l’Idv.
Anche questo sondaggio conferma il buon stato di salute di questi due partiti. In particolare va sottolineata la performance della Sel.
Vendola in poco tempo è riuscito a dar corpo ad un partito che oggi è al quarto posto tra i partiti italiani in termini di consensi elettorali.
Mai nella storia del paese il maggior partito della sinistra (Pci, Pds, Ds, Pd) ha dovuto fare i conti con una formazione così forte alla sua sinistra.
Il risultato della Sel e dell’Idv, sommato a quello di altre formazioni minori, spiega il sorpasso di questo schieramento su quello di Berlusconi emerso già  in altre rilevazioni.
Il centrosinistra sembra aver conquistato stabilmente “quota 40”.
Questa è la condizione necessaria per vincere alla Camera.
Ma non è sufficiente perchè il dato è solo virtuale e può nascondere una grande illusione.
Il centrosinistra è ancora a una cosa vaga.
Non c’è una coalizione, non c’è un leader, non c’è un programma.
In più gli elettorati dei partiti del centrosinistra si sommano male.
Ci vorrebbe un forte collante ideologico o personale per tenerli insieme.
Nel 2006 i sondaggi stimavano un vantaggio di 7 punti a favore del centrosinistra ed è finita che Prodi ha vinto per 24.000 voti.
Nonostante il sorpasso il Pd è senza una strategia vincente.
Una alleanza di tutti contro Berlusconi non la vogliono i partiti di centro.
Una alleanza Pd-partiti di centro senza la sinistra non la vogliono gli elettori del Pd.
I dati di questo sondaggio dicono inequivocabilmente che una alleanza simile sarebbe un suicidio per il Pd.
Perderebbe tra il 30 e il 40% del suo elettorato a favore della Sel e dell’Idv.
Il Centro e il Senato
Il terzo polo sembra essersi stabilizzato sopra il 14% dei consensi.
Questo è il risultato di vari fattori.
La crescita dell’Udc. La presenza di Fli. L’esistenza di una area moderata di centro alla ricerca di una alternativa ai due poli maggiori.
Il partito di Casini ha recuperato i livelli di consenso che aveva prima del divorzio da Berlusconi nel 2008.
A dargli man forte è arrivato Fli di Fini.
Il suo attuale 4,6 % non è molto, ma sommato ai voti dell’Udc (e a quelli di Rutelli) consente al terzo polo di superare l’8% che è la soglia di sbarramento per avere seggi al Senato.
E se la tendenza venisse confermata dagli indecisi, il bacino di voti potenziali di Fini e Casini può arrivare anche oltre il 20-22%.
Ma c’è di più.
Nel voto alle coalizioni la percentuale del terzo polo è salita già  al 14,7%.
Questa è la novità  che occorre registrare.
Al momento con i dati a disposizione l’unica spiegazione plausibile è che una parte significativa dei delusi del centrodestra sta prendendo in considerazione il polo di centro come alternativa possibile.
Sono gli esuli in cerca di asilo politico.
Questo fenomeno apre uno scenario nuovo.
Con un terzo polo competitivo centrodestra o centrosinistra potranno vincere alla Camera ma non al Senato.
Quindi il polo di centro diventerà  determinante per la formazione di qualunque governo.
I partiti di centro potranno presentarsi agli elettori come quelli che possono costringere Berlusconi a fare un passo indietro senza il rischio di favorire una vittoria dei “comunisti-giustizialisti”.
Questo è il loro obbiettivo di breve termine.
In questo scenario non c’è posto per una alleanza con il Pd.
Il solo rischio che corrono è quello di una riforma della legge elettorale del Senato che li privi del loro ruolo.
Berlusconi ci sta pensando, barando al gioco come suo costume.

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OTTO COMODE POLTRONE: ARRIVA IL RIMPASTO CHE PREMIA I RESPONSABILI

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

LASCIATO VACANTE IL MINISTERO DELLE POLITICHE COMUNITARIE IN ATTESA DI RONCHI E URSO, QUANDO AVRANNO FINITO LA LORO MISSIONE…TRA I NOMI CERTI LA BERNINI, LA POLIDORI, MISITI, CALEARO O CESARIO, PIONATI, MELCHIORRE

Saranno nominati oggi al consiglio dei ministri – o al più tardi venerdì – i sei sottosegretari e i due viceministri che Berlusconi ha promesso ai Responsabili e a tutti i parlamentari che hanno appoggiato il governo dopo l`addio dei finiani alla maggioranza.
Il ministero vacante da 5 mesi e 9 giorni dopo le dimissioni del finiano Andrea Ronchi (Politiche europee), non sarà , invece, ancora assegnato.
Berlusconi intende lasciarlo ancora libero, per utilizzarlo come “esca” per attirare altri “transfughi” nel caso di una eventuale vittoria alle prossime elezioni amministrative.
Il Cavaliere è convinto che, oltre allo stesso Ronchi, quel dicastero potrebbe fare gola anche ad Adolfo Urso, exviceministro dello Sviluppo economico, nonchè voce dissidente all`interno di Fli.
Tra i nomi dati per sicuri in questo toto-poltrone governativo, figura quello di Annamaria Bemini – l`unica finiana, così ama definirsi, che è rimasta fin dall`inizio fedele al progetto pdl – destinata al sottosegretariato della Comunicazione del ministero dello Sviluppo economico retto da Paolo Romani. Sottosegretariato sicuro anche per Catia Polidori, ex fedelissima del presidente della Camera poi passata al Gruppo Misto, in appoggio al Pdl.
Aurelio Misiti, ex dipietrista, poi passato all`Mpa e ora confluito nella maggioranza dopo aver aderito al Gruppo Misto, è destinato allo scranno di viceministro delle Infrastrutture.
Sottosegretariato dello Sviluppo economico o del Commercio estero per uno dei due del movimento di responsabilità  nazionale, Massimo Calearo o Bruno Cesario, ex Api.
Posto sicuro anche per Francesco Pionati, ex Udc, poi fondatore dell`Alleanza di Centro per la libertà , ora portavoce dei Responsabili.
La Liberaldemocratica Daniela Melchiorre, fra i firmatari insieme a Fli della mozione di sfiducia a Berlusconi nel dicembre scorso, rientrata in maggioranza, sarà  destinata al ministero della Giustizia dove già  è stata (allora diniana), nel precedente governo Prodi.
Papabile, ma non fra i certissimi, l`ex finiano Luca Bellotti, che ambirebbe al sottosegretario o dell`Agricoltura o dell`Ambiente.
Niente da fare per Domenico Scilipoti, ex idv che appoggia il governo Berlusconi: per lui si parla solo di una promessa di una ricandidatura.
Questo rimpasto di governo era atteso datempo.
I Responsabili hanno esercitato un vero e proprio pressing su Palazzo Chigi minacciando anche il mancato sostegno all`esecutivo nei passaggi parlamentari più difficili.
« È grazie a voi – li ha ora rassicurati il premier – se il governo sta in piedi, ed è per questo che è giusto che ne facciate parte».
Con questa tornata non si supera il limite massimo dei sottosegretariati, ma si vanno solo a colmare i posti lasciati vacanti dalle dimissioni dei futuristi.
Non è escluso, però – lascia intendere il Cavaliere – che in futuro i posti di sottogoverno siano ulteriormente aumentati non con un decreto del governo (non gradito al Colle), ma con un disegno di legge di modifica della legge Bassanini che richiede due o tre mesi per essere approvato.
Si parla di una decina di posti in più che farebbe salire a circa 80 le poltrone del governo.
Meno male che nel programma del Pdl si dovevano dominuire posti e costi della politica.

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A TORINO FASSINO AL 51%: IL CANDIDATO DEL CENTRODESTRA AL 32%, IL TERZO POLO AL 7%

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

DAL SONDAGGIO DI “TERMOMETRO” EMERGE CHE L’EX MINISTRO PD E’ PIU’ FORTE DELLA SUA COALIZIONE….INDECISI AL 15%, GRILLINI AL 3,5%… RISPETTO ALLE REGIONALI DI UN ANNO FA CALANO PDL E IDV, TIENE LA LEGA

Piero Fassino non ne ha mai fatto mistero: l’importante è vincere, ovvio, ma l’ex ministro vorrebbe tanto chiudere la pratica il 16 maggio, forte del risultato delle primarie e dell’appoggio incondizionato di Sergio Chiamparino, senza dover ricorrere al ballottaggio.
Nessuno dei sondaggi finora pubblicati ha messo in dubbio le sue possibilità  di farcela, e anche se si votasse oggi il risultato sarebbe alla sua portata, ma forse non così granitico come lo era fino a qualche settimana fa, quando i contendenti in campo erano pochi e la campagna elettorale non ancora decollata.
A venti giorni dal voto, infatti, le possibilità  di approdare al secondo turno non sono poi così remote.
Il primo sondaggio reso noto dopo la presentazione delle liste, che mette perciò in gioco tutti i dieci candidati, fotografa un vantaggio netto per il candidato del centrosinistra.
Secondo «Termometro Politico», Fassino vincerebbe con il 51 per cento, quasi di venti punti sopra Michele Coppola, stimato al 32.
Distanti gli altri contendenti: Alberto Musy al 7 per cento, Vittorio Bertola al 3,5, Juri Bossuto al 2,5 e Giacinto Marra all’uno.
Tutti gli altri competitor, insieme, non raccoglierebbero oltre il 3 per cento.
La frammentazione – dieci candidati e trentasei liste, un record – sembra giocare a favore di una dispersione del voto.
E penalizzare i candidati più noti, a cominciare da Fassino, che mantiene un margine solido ma è vicino alla soglia del 50 per cento, sotto la quale sarebbe costretto al ballottaggio del 29 e 30 maggio.
L’ultimo segretario dei Ds mantiene comunque un forte consenso personale: è l’unico candidato a intercettare più voti potenziali rispetto alla coalizione che lo sostiene.
Con l’avvicinarsi delle urne si riduce anche la percentuale di indecisi: precedenti rilevazioni indicavano gli incerti intorno al 25 per cento; ora siamo al 15.
Numeri che danno corpo alle speranze di un centrodestra che sarà  sì in affanno – la coalizione non riesce a varcare la soglia del 35 per cento e il candidato fa anche peggio -, ma intravede la possibilità  di arrivare al secondo turno.
Pdl e Lega non l’hanno mai negato: in una città  che il centrosinistra governa da diciotto anni, e in cui il sindaco uscente conclude il mandato con un livello di popolarità  superiore al 70 per cento, riuscire ad agguantare il ballottaggio sarebbe già  una mezza vittoria.
Oltretutto in un quadro di flessione: secondo la rilevazione se si votasse oggi l’accoppiata Pdl-Lega perderebbe consensi rispetto alle regionali di un anno fa.
Con una differenza: il Carroccio tiene, passando dal 10,1 al 10,5 per cento; il Pdl arretra dal 21,8 al 20, scontando la fuoriuscita dei finiani e la nascita di Futuro e libertà .
Le speranze degli avversari di Fassino, a giudicare dai dati, sembrano però finire qui.
Secondo Termometro politico, in caso di ballottaggio tra l’ex leader dei Ds e Coppola, il primo la spunterebbe di slancio, raggiungendo il 64 per cento e intercettando buona parte dei voti assegnati al primo turno sia a Musy che a Bossuto.
Ininfluente, invece, l’apporto dei grillini, tentati dall’astensione in massa.
Proprio i grillini potrebbero bissare l’exploit delle regionali.
Il candidato sindaco Vittorio Bertola e il Movimento 5 stelle viaggiano intorno al 3,5 per cento, proprio come un anno fa, risultato che consentirebbe loro di entrare in Consiglio comunale a scapito della Federazione della sinistra.
Tra i partiti, rispetto alle regionali, crescono Pd, Sel e Moderati.
I democratici viaggiano al 28,5 per cento, i vendoliani e il movimento di Portas al 5,5.
In flessione l’Italia dei valori: dal 9,5 per cento del marzo scorso al 7 di oggi. La sfida del Nuovo Polo, invece, si ferma sotto la soglia del 10 per cento.
I centristi pescano in ugual misura tra gli ex elettori di Chiamparino e quelli di Buttiglione nel 2006, ma non sembrano poter essere determinanti, nemmeno in caso di secondo turno.

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ARRESTATO CONSIGLIERE REGIONALE SICILIANO DELL’MPA, EX PARLAMENTARE DI FORZA ITALIA: ACCUSATO DI TRUFFA ED ESTORSIONE

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

SI TRATTA DI RICCARDO MINARDO, AI DOMICILIARI E INDAGATO CON LA MOGLIE E ALTRE TRE PERSONE…L’INCHIESTA RUOTA INTORNO AL COPAI E ALL’ACQUISTO DI PALAZZI NOBILIARI… TANGENTE DI OLTRE 100.000 EURO ESTORTA AD AGRICOLTORI PER L’OTTENIMENTO DI FONDI PUBBLICI

Si sarebbe reso responsabile di una «gestione privatistica» di fondi pubblici e avrebbe falsificato documenti per accedere a erogazioni provenienti dallo Stato, dalla Regione siciliana e da altri enti pubblici.
Per questi motivi il deputato regionale siciliano del Mpa Riccardo Minardo, presidente della I commissione dell’Ars Affari istituzionali ed ex parlamentare nazionale di Forza Italia, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza, insieme ad altre quattro persone, nell’ambito di un’inchiesta su una presunta truffa legata a finanziamenti statali ed europei.
Le accuse nei suoi confronti sono di associazione per delinquere, truffa aggravata, malversazione ai danni dello Stato ed estorsione aggravata.
Oltre al politico di Modica, gli arresti domiciliari sono stati concessi anche agli altri quattro indagati: sua moglie, Giuseppa Zocco, il presidente del Consiglio di amministrazione del Copai, Rosaria Suizzo, il marito della donna Mario Barone, proprietario di alcune società , e Pietro Maienza, legale rappresentante di una di queste.
I cinque provvedimenti di custodia cautelare sono stati firmati dal Gip di Modica, Patricia Di Marco.
Secondo l’accusa di estorsione Minardo, in concorso con Giuseppe Ruta e Rosaria Suizzo, avrebbe costretto quattro imprenditori agricoli «attraverso la minaccia ed il paventato pericolo di decadere dal finanziamento per scadenza dei termini, nonchè di dover restituire le somme già  percepite a titolo di acconto» a consegnare loro la somma di oltre centomila euro.
Minardo era stato incaricato dagli imprenditori agricoli di istruire le loro istanze per accedere ai fondi POR 2000-2006.
Con l’accusa di malversazione ai danni dello Stato, è indagata anche la figlia del politico, Serena Minardo.
Le indagini avrebbero consentito «di accertare l’esistenza di una realtà  associativa criminosa composta dagli indagati, legati da un apparato organizzativo suscettibile di essere ripetutamente utilizzato per la commissione di un numero imprecisato di delitti e concretamente utilizzato in molteplici vicende».
Secondo la Gdf dalle indagini è emersa «la gestione privatistica del patrimonio del Copai, formato integralmente da fondi di provenienza pubblica, da parte degli indagati, tra i quali vi erano notevoli flussi finanziari all’apparenza privi di qualsiasi giustificazione».
Le indagini avrebbero riscontrato «il complesso meccanismo di frode gestito dagli indagati, anche mediante la creazione di falsi documenti: false fatture, falsi verbali di assemblea, false dichiarazioni di quietanza, e finalizzato a percepire indebitamente erogazioni provenienti dallo Stato, dalla Regione siciliana e da altri enti pubblici e a destinarli a finalità  di personale arricchimento e comunque diverse da quelle previste, nonchè a percepire illecitamente da privati profitti non dovuti».

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LA STORIA DI ANGELO VILLANI, EX PRESIDENTE PD DELLA PROVINCIA DI SALERNO, 5 ARRESTI PER BANCAROTTA SU ALTRETTANTE INCHIESTE

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

IL SUO CRAC INIZIA PROPRIO QUANDO LE ELEZIONI LO SCALZANO DALLA SUA POLTRONA POLITICA…. FINCHE’ LA POLITICA LO HA COPERTO, HA POTUTO GODERE DI FIDI E DI PRESTITI BANCARI, APPENA PERSA LA CARICA LE BANCHE HANNO CHIUSO I RUBINETTI

Questa è la storia, riassunta e incompleta, di un imprenditore che tramite la politica aveva accresciuto la sua influenza, era diventato presidente della Provincia di Salerno in quota Margherita-Pd, ma ha visto lo stesso andare in difficoltà  le sue aziende personali e familiari nel ramo della grande distribuzione organizzata e dei supermarket.
E subito dopo aver perso le elezioni ha fatto bancarotta ed è stato arrestato cinque volte in pochi mesi per un crac di dimensioni colossali, che sfiora i 200 milioni di euro.
L’imprenditore in questione, Angelo Villani, 55 anni, è stato arrestato cinque volte cinque.
Arresti decisi nell’ambito di altrettanti procedimenti penali nati dai fallimenti delle diverse società  del suo gruppo.
Il numero potrebbe salire a sei, se la Cassazione confermerà  una ordinanza del Riesame che ha ribaltato un diniego del Gip di Salerno relativo a un ulteriore fascicolo.
Ma cinque o sei, ha poca importanza. Ormai le inchieste del pm Vincenzo Senatore sono concluse e la parola passa ai giudici.
Villani è ai domiciliari ed in questi giorni ha affrontato una sfilza di udienze preliminari in cui è imputato di bancarotta fraudolenta.
C’è un’istanza per accorpare tutto in un unico processo: si deciderà  tra pochi giorni.
Fino a un anno fa Villani era il signore della grande distribuzione alimentare nel salernitano.
Tramite la capogruppo Alvi spa e la costola SuperAlvi spa nel 2008 serviva e controllava circa 110 punti vendita tra Campania, Lazio, Basilicata, Calabria e Puglia attraverso due centri distributivi, a Fisciano e a Ferrandina.
Il bilancio consolidato del gruppo amministrato dal politico-imprenditore registrava 282 milioni di euro di ricavi netti di vendita, più quelli della sola Alvi che consistevano in circa 245 milioni.
Poi la disgrazia, politica e finanziaria: nella primavera 2009 Villani non viene riconfermato, sconfitto dal Pdl Edmondo Cirielli.
E sette mesi dopo vede fallire le sue aziende a una a una: il 16 dicembre fallisce l’Alvi, il 10 marzo successivo la Superalvi spa, il 29 marzo la Apolucani srl, il 15 aprile altre quattro società  satellite del gruppo (Supermercati Calabresi srl, Sannio Discount srl, Iper Alvi srl, Casertana Discount srl), il 28 aprile l’ultima, la Ag Company srl.
La tempistica non sarebbe una coincidenza.
Lo scrive il Gip Gaetano Sgroia a pagina 79 dell’ultima ordinanza di arresto, spiccata ad aprile nell’ambito del procedimento sulla bancarotta della società  capogruppo, una sorta di riassunto di tutte le inchieste: “La quasi contestualità  dei due eventi (sconfitta elettorale e fallimento dell’Alvi spa) impone ulteriori verifiche atteso che il ruolo istituzionale di Villani potrebbe aver contribuito a sorreggere il coacervo di società  della famiglia Villani, contribuendo a ritardare l’emersione della grave crisi che si è presentata repentinamente in tutta la sua grave drammaticità  sia dal punto di vista economico che sociale”.
Il Gip usa il condizionale, ma per il sentire comune è una certezza.
Fin quando la politica lo ha ‘coperto’, e questo è riportato anche in alcuni passaggi degli atti giudiziari, Villani ha goduto di fidi e linee di credito che gli hanno consentito di prolungare la vita (e l’agonia) delle sue aziende.
Appena ha perso lo scranno di presidente della Provincia, le banche hanno chiuso i rubinetti.
A cominciare dalla Banca della Campania, che nell’agosto 2009 non ha pagato alcuni assegni infragruppo e ha fatto scattare l’allarme rosso tra il ceto bancario locale.
Fino al febbraio precedente, Villani era consigliere d’amministrazione di questa banca.
La vicenda salernitana, dimostra, dunque come politica e finanza non dovrebbero mai mescolarsi.
Visto che il crac Villani è ricaduto sulla collettività .
Solo per l’Alvi, hanno chiesto di essere ammessi al fallimento 1863 creditori (per ora 715 le domande ammesse), per una debitoria di quasi 145 milioni di euro.
E sono finiti in mezzo a una strada 58 dipendenti. Ma sono numeri assai parziali, perchè non tengono conto del personale, delle aziende creditrici e dei fornitori delle altre sette società  satellite anch’esse fallite, e della scia di morte e distruzione economica che il disastro del gruppo Alvi ha prodotto: molti fornitori avevano in Alvi il loro unico cliente, e nell’attesa vana dei pagamenti sono falliti anch’essi.
La relazione del curatore fallimentare punta l’indice contro la “negativissima gestione della rotazione del magazzino delle merci” che ha fatto quasi raddoppiare il valore delle giacenze in due anni, da 60 a 110 milioni di euro. Gestione correlata ad un allungamento della durata delle scorte, salita a due mesi e mezzo mentre la media del settore è inferiore a un mese.
L’Alvi ha provato a scaricare i costi sui fornitori, imponendo pagamenti a oltre sei mesi, mentre la media è inferiore ai tre mesi.
Quando le banche tagliano i fidi, è la fine.
La merce scompare dagli scaffali dell’ingrosso, le società  clienti lamentano la mancanza di tutto, e scappano pure i clienti al dettaglio.
Ma ovviamente c’è dell’altro dietro un crac di queste dimensioni.
E provano a spiegarlo le centinaia di faldoni di carte che occupano un’intera stanza di un ufficio del Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Salerno. I finanzieri, coordinati dal tenente colonnello Antonio Mancazzo, hanno steso una serie di informative in cui hanno segnalato distrazioni di beni, la scomparsa di intere settimane di incassi liquidi dei punti vendita, lo svuotamento lento ma costante di alcuni asset societari con lo scopo — secondo l’accusa — di sottrarre risorse a un fallimento imminente, lasciando i creditori in mutande.
Le fiamme gialle scovano il conto corrente numero 2302 della Banca della Campania dove Villani ha incassato 402mila euro “in assenza di qualsivoglia giustificazione”, e altri 60.000 euro sul conto 6310002.63 della filiale di Salerno del Monte dei Paschi di Siena.
Ed ancora, altri 20.000 euro sul conto corrente di un familiare. I parenti di Villani contribuiscono al dissesto.
Nella cassetta di sicurezza di un cognato a Mercato San Severino vengono rinvenuti 141.085 euro in contanti, provenienti da prelievi ingiustificati dai conti Alvi e Superalvi, e 22 orologi extralusso (tra cui 4 Cartier in oro e uno in acciaio, 2 Vacheron Costantin, 2 Rolex).
La sensazione è che si tratti solo di alcune fette di una pagnotta la cui lievitazione è tutta da scoprire.
Messa in forno da Villani e dai parenti più stretti: fratelli, sorelle, cognati, tutti con un ruolo preciso in una o più delle società  del gruppo, tutti raggiunti da provvedimenti giudiziari.
L’inchiesta conta nel complesso 21 indagati, 9 dei quali arrestati. Un guazzabuglio.
Dove però una circostanza emerge chiara: il ruolo di dominus di Villani.
E’ lui la guida dell’Alvi, prima palese, poi occulta.
La comanda anche dopo le dimissioni formali da amministratore delegato dell’azienda, messe a verbale nel Cda del 22 febbraio 2006 “per i notevolissimi impegni assunti da Presidente della Provincia” (eletto nel 2004). Decine di testimoni confermano che era Villani il capo, era lui a stabilire le strategie e a convocare le riunioni.
Alle quali arrivava con l’auto blu della Provincia (la Procura infatti gli contesta il peculato).
La Finanza ha scoperto che anche dopo le dimissioni Villani per più di tre anni ha continuato a ricevere lo stipendio che percepiva da Ad: 15.628 euro netti al mese, reimpostati però come un co.co.co.
Che hanno reso Villani il precario più ricco d’Italia.
Anche questo dovrà  spiegare davanti al giudice.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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A VENARIA CONSIGLIERE PDL IN MANETTE: BOTTE ALLA MOGLIE

Aprile 27th, 2011 Riccardo Fucile

È ACCUSATO DI VIOLENZA PRIVATA E PORTO ABUSIVO DI COLTELLO, IMBARAZZO NEL PDL… L’ARRESTO IN SEGUITO A UNA SERIE DI DENUNCE AD OPERA DELLA MOGLIE, OSPITE PIU’ VOLTE DEL PRONTO SOCCORSO A CAUSA DEI MALTRATTAMENTI SUBITI

Violenza privata, maltrattamenti in famiglia e porto abusivo di un coltello.
Con queste accuse è stato arrestato Fabrizio Vullo, 38 anni, consigliere comunale del Pdl a Venaria e anche allenatore della squadra giovanile del Venaria Calcio.
La notizia è rimbalzata rapidamente in città  dove, per un motivo o per un altro, resta sempre molto alta la tensione a Palazzo civico.
Solo la settimana scorsa, infatti, il segretario generale del Comune Iris Imbimbo ha querelato per ingiurie l’ex sindaco Nicola Pollari e altri due consiglieri.
Nel caso di Vullo si tratta invece di problemi legati alla sfera privata, che avranno però ripercussioni sul suo incarico pubblico.
Anche se Nicola Colosi, il coordinatore cittadino del Pdl, è molto cauto: «Faremo tutte le verifiche del caso per capire bene la storia del nostro consigliere. Ora però è avventato e prematuro esprimere qualunque giudizio, soprattutto in merito ad una vicenda personale molto delicata».
Comunque, già  nelle prossime ore potrebbe essere convocata una riunione urgente del direttivo del Pdl per decidere il da farsi.
Il 38enne è stato eletto un anno fa, dopo aver ottenuto ben 108 preferenze personali, soprattutto nel quartiere di Altessano dove è molto conosciuto.
La stessa zona di Paolo Berger, il vice sindaco del Pd che mette le mani avanti: «Mi dispiace, ma non conosco bene la vicenda e preferisco non dire nulla».
Vullo è stato arrestato l’altro giorno dai carabinieri della stazione di Venaria, su ordine di custodia cautelare emesso dal pm Dionigi Tibone.
Il magistrato ha deciso in questa direzione dopo le indagini, partite in seguito ad una serie di denunce per maltrattamenti presentate dall’ex moglie del consigliere, che fu anche costretta a farsi medicare al pronto soccorso.
I fatti risalirebbero ad alcuni mesi fa e si sarebbero ripetuti nel tempo.
La donna, più di una volta, avrebbe raccontato agli investigatori di essere stata maltrattata dall’ex compagno, forse anche per motivi di gelosia.
Ovviamente Fabrizio Vullo tutto si aspettava tranne di passare la Pasqua in carcere, visto che non aveva mai avuto noie con la giustizia.
A far precipitare la situazione potrebbe essere stato l’ennesimo litigio con l’ex moglie, avvenuto alcuni giorni fa.
Oggi Vullo (già  ascoltato dagli inquirenti poco più di un mese fa) verrà  sentito dal giudice per l’interrogatorio di garanzia.
La sua deposizione potrebbe chiarire diversi aspetti di una vicenda che va avanti da tempo.
«Non ho ancora parlato con il mio assistito — spiega l’avvocato Antonino Laganà  che difende il consigliere —: vedremo dopo l’interrogatorio di garanzia».

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BERLUSCONI CONCEDE TUTTO A SARKOZY E SUL NUCLEARE AMMETTE IL BLUFF

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER ITALIANO AMMETTE: “SUI MIGRANTI LO SFORZO DI PARIGI E’ 5 VOLTE SUPERIORE AL NOSTRO”…ACCORDO TOTALE SUI BOMBARDAMENTI IN LIBIA…VIA LIBERA ALL’OPA DI LACTALIS SU PARMALAT… E SUL NUCLEARE: “L’ATOMO E’ IL FUTURO, LA VITTORIA DEL SI’ LO AVREBBE AFFOSSATO”

“Un incontro molto positivo”.
Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha definito il vertice intergovernativo a Villa Madama con il presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, appena concluso.
La convergenza dei due leader sui tanti temi affrontati sarebbe stata totale, secondo quanto dichiarato dal premier italiano nella conferenza stampa a margine.
Durante il suo intervento, il premier italiano ha anche accennato alla recente decisione del governo di frenare sull’energia nucleare, nonostante “siamo assolutamente convinti che sia il futuro per tutto il mondo”, ha detto.   Berlusconi ha così spiegato il motivo della moratoria governativa: il timore dell’opinione pubblica dopo il disastro di Fukushima avrebbe reso il nucleare “impossibile per anni”.
Meglio aspettare “uno o due anni perchè si tranquillizzino”, ha concluso.
“Tra Italia e Francia ci sono delle tensioni, — ha dichiarato Sarkozy sul merito dell’incontro — non ha importanza sapere di chi è la colpa, ma non hanno motivo di esistere”.
Nemmeno sulla gestione dell’immigrazione e sulla questione libica, quindi. Proprio su quest’ultimo punto, il presidente francese ha sottolineato di aver accolto positivamente la decisione italiana di un maggiore coinvolgimento militare.
Non si tratterà  di bombardamenti, ha chiarito ancora una volta Berlusconi, ma di “inteventi con razzi di estrema precisione su singoli obiettivi militari, dove si possa escludere con certezza la possibilità  di danni alla popolazione civile”.
Insomma sempre di bombardamenti si tratta.
Un passaggio dell’incontro è stato dedicato anche alla Siria, nuovo fronte caldo di proteste anti-regime.
“Siamo molto preoccupati per gli sviluppi e le numerose vittime. — ha dichiarato Berlusconi — Facciamo un appello forte alle autorità  di Damasco affinchè diano un seguito concreto e immediato alle riforme annunciate”.
Durante il vertice, Berlusconi e Sarkozy hanno discusso al telefono con il leader del Comitato nazionale transitorio di Bengasi, Mustafa Jalil, per fare il punto della situazione.
Jalil ha ringraziato l’Italia per la decisione di utilizzare i propri veivoli in azioni militari in Libia.
Scelta del tutto condivisa anche dal presidente francese che, sin dai primi momenti delle operazioni, aveva richiesto un maggiore coinvolgimento.
Una decisione difficile, ha dichiarato Berlusconi, “per il passato coloniale e per i trattati di amicizia siglati con il popolo libico, ma riteniamo che del nostro intervento ci sia bisogno”.
Anche perchè, ha specificato il premier italiano, era stato richiesto dalla Nato e dagli Stati Uniti.
Nessun problema con i vertici della Lega, secondo Berlusconi, nonostante il Carroccio si sia opposto con fermezza.
“Ci siamo già  sentiti — ha spiegato il premier — e li richiamerò anche tra poco per spiegare la questione”.
Ma il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, insiste: “La Lega Nord è contraria alla guerra. Questa è la posizione che porteremo con Umberto Bossi al prossimo Consiglio dei Ministri”.
I due leader hanno firmato una dichiarazione congiunta su Libia e Nord Africa, con la richiesta alla Ue di una maggiore cooperazione — anche sul piano degli investimenti — con i paesi della sponda sud del Mediterraneo. Durante il vertice, inoltre, è stata decisa la nomina di due stretti collaboratori di Berlusconi e Sarkozy, che si occuperanno di “affrontare il tema immigrazione, sviluppando i trattati già  esistenti”, ha spiegato il premier italiano.
Che ha voluto anche porre fine alle polemiche di questi giorni con la Francia a proposito dei permessi temporanei ai migranti tunisini.
“Non hanno diritto all’asilo, è un’immigrazione economica, non dovuta a nessuna guerra”, specificava l’Eliseo.
Oggi, Berlusconi ha dato pubblicamente ragione al collega francese, riconoscendo lo sforzo della Francia “superiore cinque volte a quello italiano”. “Nessuna accusa quindi”, ha chiarito.
Insieme alla dichiarazione congiunta, i due leader hanno firmato una lettera, indirizzata al presidente dell’Unione europea, Herman Van Rompuy, e al presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, con alcune proposte di modifica provvisoria del trattato di Schengen, in situazioni eccezionali, e la richiesta di potenziamento dell’agenzia Frontex, il sistema di pattugliamento europeo delle frontiere esterne.
“E’ necessaria la solidarietà  di tutti i Paesi della Ue”, ha concluso Berlusconi.
“Crediamo nel futuro dei gruppi europei, l’abbiamo sempre detto”, ha spiegato il presidente francese riguardo al capitolo economico dell’incontro.
Che, proprio stamattina, ha visto scendere in campo il gruppo d’oltralpe Lactalis con l’opa lanciata per l’acquisto del gruppo italiano Parmalat.
Una proposta “non ostile”, ha spiegato Berlusconi, che pure ha ammesso quanto sia singolare che l’iniziativa sia arrivata proprio questa mattina, data dell’appuntamento tra i due Paesi.
La strada che Italia e Francia intendono percorrere, nel caso Lactalis-Parmalat e più in generale, è quella di una co-partecipazione.
Per raggiungerla, secondo Sarkozy, è naturale “un periodo di tensione, per mettersi d’accordo”.
“Voi avete le piccole e medie imprese, noi i grandi gruppi. — ha continuato il presidente — Non c’è bisogno di farci la guerra”.
Massima disponibilità  da parte della Francia, invece, ad appoggiare la candidatura di Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea.
Il presidente Sarkozy si è detto “molto felice” di sostenere la figura di Draghi, “perchè è una persona di grande qualità , e in più è italiano”.

argomento: Berlusconi, Costume, economia, Esteri, Europa, governo, Immigrazione, Libia, Politica, radici e valori, Sarkozy | 1 Commento »

“ROMA E’ UN LAGER” E ISSA L’INSEGNA DI AUSCHWITZ: E’ UN ARTISTA PRECARIO DEL PIGNETO L’AUTORE DELLA SCRITTA “NEONAZISTA”

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

NESSUNA APOLOGIA, SOLO UNA PROVOCAZIONE ARTISTICA PER DENUNCIARE IL DEGRADO DELLE PERIFERIE URBANE…”NELLE NOSTRE CITTA’ ASSISTIAMO ALLA DEPORTAZIONE DEI DIRITTI”

“Ma quale apologia di Olocausto? Non scherziamo. Se c’è uno che odia il nazismo sono io. Ho deciso di parlare per questo. Sono un artista che ha voluto aprire un dibattito, non posso e non voglio essere confuso con teppisti o fanatici”.
L’uomo che ha costruito il cancello di ferro che ha fatto esplodere la paura di un rigurgito neonazista (e gridare allo scandalo i politici di ogni segno e colore) è seduto di fronte noi.
Ha 32 anni, è lucano, è un precario: insegna Grafica e fa corsi di formazione ai disoccupati.
È insieme alla sua fidanzata (anche lei storica dell’arte, anche lei precaria).
Ha lavorato una notte, sulla ferrovia del Pigneto, per montare la sua installazione.
In quelle stesse ore, poco distante dal luogo incriminato, è stato persino fermato dai carabinieri (che però non hanno collegato la sua presenza al cancello).
Lo chiameremo “Domenico”, ma la sua identità , almeno per oggi, non si può rivelare.
Ha appena deciso, infatti, che domani mattina andrà  di sua volontà  presso una stazione dei carabinieri per raccontare la sua versione dei fatti.
Domenico, ti rendi conto che questa tua installazione ha ferito tutti coloro che sono stati colpiti dall’Olocausto?      
Sapevo che si trattava di un gesto duro, una provocazione. Ma non volevo minimamente che l’effetto fosse questo, anzi, se ho colpito le vittime o i loro familiari sono mortificato.
Sapevi benissimo che l’effetto sarebbe stato questo.      
Per nulla. Io volevo che guardando questo cancello, installato     in una periferia, abitata da giovani precari ed extracomunitari oggi diventati clandestini, tutti riflettessero sul fatto che un pezzo di lager è nelle nostre città , mentre noi ce ne passeggiamo spensierati.
C’era bisogno del cancello di Auschwitz, per dirlo?      
Intanto vi voglio dire che il mio richiamo è innegabile. Ma che, volutamente la mia installazione è diversa: ho studiato la storia di quel terribile manufatto, commissionato dalle SS e costruito da un fabbro ebreo internato nel campo…
E questo che c’entra?      
Il materiale che ho usato è diverso: quello era ferro battuto, questi sono tubi industriali.
E poi?      
I caratteri delle lettere sono diversi! Questo è un font moderno, sia chiama Sugo. Anche la scritta l’ho fatta in inglese, perchè doveva essere compresa dagli immigrati. Ho voluto dare corpo a un pezzo di sterminio e deportazione che esiste nelle nostre città , anche se non si vede. Quello dei diritti.
Volevi farti pubblicità ?      
Scherzate? Io lavoro da anni nelle periferie, vado e installo le mie creazioni senza rivelarmi. Per decine di volte nessuno si è accorto di nulla.
Sapevi che se ne sarebbe discusso!      
A dire il vero, se non fossi stato inseguito da un sospetto così infamante, non avrei mai parlato: ho un sito in cui non metto nemmeno la mia foto, lavoro nei luoghi dimenticati dalla città , figuratevi se cercavo notorietà .
La denuncia contro la precarietà  non è un alibi?    
Al contrario. Vivo in questo quartiere. L’idea mi è venuta passeggiando su quel ponticello, un anno fa. Ho pensato che l’ironia sprezzante e oscena delle SS si prestava bene per raccontare anche un frammento dei tempi che stiamo vivendo.           La scritta era la stessa.      
Ma in un’altra lingua, e per di più rielaborata: costruendo questo arco avevo in mente le insegne dei luna park anni Sessanta. Era una contaminazione.
Chi l’ha costruito?      
Io, con le mie mani, in un laboratorio di amici.
Che impressione ti ha fatto il coro dei politici?        
Non vorrei commentarlo, tranne che per questo paradosso. Il sindaco che ha deportato i romeni, e ha diviso i padri dai figli, è lo stesso che rilascia dichiarazioni indignate contro il neonazismo e mette al primo posto le politiche per la famiglia. Chi sbaglia, io o lui?
L’Olocausto è un orrore difficilmente comparabile alle parole di un sindaco.    
Adorno ha detto che dopo Auschwitz fare arte è diventato impossibile. Volevo esprimere questo sentimento di ironia amara e disperata, anche estrema, per far riflettere sulle condizioni di schiavitù e privazione dei diritti che abbiamo accettato come inevitabili.
Sapevi che avresti potuto offendere qualcuno, però.      
L’arte, per come la penso io, ha il dovere di sollevare problemi e suscitare dibattiti. Volevo questo, senza offendere nessuno. Se l’ho fatto, mi scuso.

Luca Telese e David Perluigi
(da”Il Fatto Quotidiano“)

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L’ITALIA BOMBARDERA’ LA LIBIA: “SOLO OBIETTIVI SPECIFICI”, MA IL GOVERNO SI SPACCA

Aprile 26th, 2011 Riccardo Fucile

LEGA INFURIATA, CALDEROLI STA CON IL CRIMINALE GHEDDAFI CHE GLI FACEVA IL “LAVORETTO” DI AFFOGARE I PROFUGHI…LE PRESSIONI DI OBAMA E DEL QUIRINALE E IL TIMORE DI RIMANERE TAGLIATI FUORI DALLA SPARTIZIONE DELLA TORTA HANNO CONVINTO BERLUSCONI

Sì ad «azioni aeree mirate» italiane in Libia.
La svolta del Governo sulla crisi libica arriva nella serata di ieri, al termine di una telefonata del premier Silvio Berlusconi con il presidente Usa Barack Obama.
E scatena subito le ire della Lega.
L’Italia risponde così all’appello lanciato dalla Nato per un intervento più incisivo e, sotto il pressing dell’alleanza atlantica, ma anche dei ribelli del Cnt, supera le «riluttanze», come le aveva definite il Ministro degli Esteri Franco Frattini, legate al suo passato coloniale.
Ma assicura anche, con il ministro La Russa, che «non saranno bombardamenti indiscriminati ma missioni con missili di precisione su obiettivi specifici».
Insomma, l’obiettivo è quello di «evitare ogni rischio di colpire la popolazione civile».
Il Governo informerà  il Parlamento, Frattini e La Russa sono pronti a riferire alle Camere, anche se, assicura una nota di Palazzo Chigi, «le azioni descritte si pongono in assoluta coerenza con quanto autorizzato dal Parlamento, sulla base di quanto già stabilito in ambito Onu e Nato, al fine di assicurare la cessazione di ogni attacco contro le popolazioni civili e le aree abitate da parte del regime di Gheddafi».
La riflessione del governo sulla possibilità  di dare il via libera ai raid, come ha spiegato La Russa, «è cominciata già  da alcuni giorni all’interno del governo, perch‚ la situazione a Misurata è diventata terribile». L
o stesso Frattini, attraverso la Farnesina, parla di una risposta alle richieste del Cnt, come atto di coerenza, dopo il suo riconoscimento.
L’Italia inoltre, si ragiona in ambienti di Governo, era rimasto l’unico paese della coalizione a non intervenire direttamente sulla Libia e il pressing della Nato, dopo il vertice di Berlino, si era fatto sempre più forte.
E questo, accanto ai forti bombardamenti su Misurata, avrebbe convinto il premier ad allinearsi agli altri paesi.
Silvio Berlusconi, solo dieci giorni fa così ragionava: «considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno» dell’Italia.
Il presidente del Consiglio, subito dopo aver parlato con Obama, ha informato della decisione il primo Ministro del Regno Unito, David Cameron, e il Segretario Generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.
Immediato il ringraziamento dell’Alleanza che da Bruxelles ha dato il «benvenuto» al maggior impegno di Roma. E oggi, in occasione del vertice italo-francese, ne parlerà  con Nicolas Sarkozy.
Sarà  quella la sede nella quale il premier potrà  probabilmente trovare gli strumenti per placare le ire della Lega, ottenendo un impegno più forte sul fronte immigrazione.
Quel che è certo è che per ora il Carroccio ha scandito il suo «no» forte e chiaro, con il ministro della Semplificazione legislativa e responsabile delle segreterie nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.
Oltre alla politica, c’è l’impegno sul campo.
È sempre La Russa ad assicurare che «non aumenteranno i rischi» per l’Italia.
«La missione è unica – ha detto – prima facevamo una parte nella squadra e ora nel facciamo un’altra. Dunque non ci sono più rischi o meno rischi‚ nè per i militari, nè per il nostro Paese». I
l rischio di danni collaterali, dovrebbe essere sventato grazie «ad azioni mirate», vale a dire, secondo quanto si apprende, missili di precisione su tank in movimento o postazioni fisse missilistiche.
All’Italia sarebbe stato chiesto anche l’impiego di droni, impegnati però gia in Afghanistan e molto difficili da spostare velocemente.
Intanto ieri notte un raid aereo della Nato su Tripoli ha distrutto l’edificio del complesso di Bab al-Aziziyah usato da Muammar Gheddafi per le sue riunioni, in quello che l’ufficio stampa governativo definisce un attentato alla vita del Colonnello.
La roccaforte ribelle di Misurata, intanto, è tornata ad essere colpita dalle bombe del Colonnello.
Razzi Grad sono stati lanciati a raffica sulla città  e come hanno confermato anche i ribelli: «La situazione è molto pericolosa», spiegando che i razzi prendono di mira soprattutto il centro della città  e le zone residenziali.

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