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IN VENETO PERSONE DECEDUTE RISULTAVANO ISCRITTE AL PDL

Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO GLI ISCRITTI FANTASMA IN EMILIA ROMAGNA, CONTINUA LA CAMPAGNA TESSERAMENTO FACILE DEL PDL IN VISTA DEI CONGRESSI

Tessere del Pdl intestate a persone che non avrebbero mai fatto richiesta di adesione al partito e che in alcuni casi erano già  defunte.
Dopo il caso dell’Emilia Romagna che rischia di finire in tribunale, sembra destinato ad ampliarsi anche il fronte vicentino della storia dopo che i carabinieri si sono presentati alla sede nazionale del Partito della Libertà , in via dell’Umiltà , a Roma, e hanno sequestrato altre 29 tessere.
Accade alla vigilia del congresso del Pdl nella città  veneta per decidere la nuova leadership locale a cui punterebbe l’eurodeputato e vice coordinatore provinciale Sergio Berlato.
E il tutto viene calato in un’inchiesta più ampia avviata di recente dal pubblico ministero di Vicenza Paolo Pecori.
Inchiesta in base alla quale già  altre iscrizioni erano sotto verifica da parte della magistratura per stabilire se rientrassero tra quelle sulla cui autenticità  ci sono dubbi.
Secondo le informazioni finora riscontrate, un primo sequestro effettuato della settimana scorsa e il secondo, più recente, riguardano persone che mai hanno compiuto la scelta di iscriversi al partito dell’ex premier Silvio Berlusconi e a suffragio di ciò mancherebbe anche prova del versamento dei 10 euro previsti per l’adesione.
Inoltre i carabinieri starebbero conducendo controlli specifici su una decina di tessere che risulterebbero sottoscritte da persone già  passate a miglior vita al momento dell’iscrizione.
Il deputato Gregorio Fontana, che ha ricevuto i militari vicentini e che ha consegnato loro il materiale richiesto, ha dichiarato che “da parte nostra c’è la massima collaborazione alle indagini” che ipotizzano il reato di falso continuato in scrittura privata per poco meno 8 mila tessere su un totale di 16 mila.
Quasi la metà , infatti, quelle che sembrano denotare stranezze, non ultima l’assenza della fotocopia di un documento d’identità  valido.
E adesso occorre capire se davvero — come ritiene la procura di Vicenza — qualcuno abbia preso l’elenco dell’associazione cacciatori veneti riportando generalità  e dati anagrafici senza averne diritto.
Dagli accertamenti, tra le ulteriori eccentricità  al vaglio degli inquirenti, compare anche il fatto che tra gli iscritti siano finiti sindaci, amministratori e politici locali di altri partiti, tra cui la Lega Nord e Rifondazione Comunista.
Tra loro compare inoltre il nome di Massimo Calearo, eletto in parlamento nel 2008 per il Partito Democratico passando in seguito ad Alleanza per l’Italia (Api) di Francesco Rutelli e proseguendo il suo pellegrinaggio transpartitico anche attraverso i responsabili di Domenico Scilipoti.
Nel frattempo, sulla scia delle indagini della magistratura, una trentina di iscritti (veri) al Pdl ha annunciato che non parteciperà  al congresso di Vicenza.
In parallelo ulteriori verifiche sono in corso in altre città  del Veneto.
In particolare a Treviso sono nel mirino 1.172 tessere su un numero complessivo di poco più di 5.500.
Tante sarebbero infatti quelle che, come accaduto a Vicenza, non sarebbero corredate da copia di carta d’identità .
A Verona, invece, il fenomeno avrebbe riguardato un numero inferiore di moduli, 214 su 11 mila, mentre a Belluno si è già  deciso di dichiarare nulle 208 tessere che sarebbero state pagate con un unico versamento postale.

Antonella Beccaria
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL GIALLO DELLE FALSE TESSERE PDL IN PROCURA: TRA GLI ISCRITTI ANCHE UNA MILITANTE DEL PD

Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO LA SCOPERTA DI 139 TESSERE INTESTATE A IGNARI CITTADINI, TUTTI DOMICILIATI IN VIA COLAJANNI 10, PARTE UN ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA

Finirà  davanti al magistrato il caso delle tessere farlocche del Pdl che erano saltate fuori al congresso cittadino del partito.
Quello celebrato sabato 4, dove circa 3mila iscritti eleggono coordinatore il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri.
A poco più di una settimana di distanza dall’evento politico in salsa azzurra, si scopre che alcuni di questi iscritti si ritrovano nelle liste senza averlo mai saputo.
A cominciare da Concetta Ladalardo, classe 1974: militante del Pd.
Non è uno scherzo.
La battagliera riformista lavora nel circolo democrat di Japigia-Torre a Mare.
“Mi hanno detto che figuravo tra gli aderenti al Pdl e non volevo crederci. Io? Impossibile. Poi ho scoperto che nome, cognome e data di nascita erano quelli della sottoscritta e la cosa mi ha dato molto fastidio”.
Corre ai ripari, Concetta. Dà  mandato all’avvocato Enrico Fusco di presentare domani un esposto alla procura della Repubblica.
“Prima di esibirlo ai requirenti” spiega il legale “in queste ore stiamo valutando tutte le ipotesi di reato. Dalle telefonate che sto ricevendo, anche altra gente si trova nelle stesse condizioni della Ladalardo. E pure solo per forza di cose, siamo disponibili a tutelare tutti questi malcapitati”.
Alla Fiera del levante, di fronte all’assemblea congressuale, era stato il consigliere comunale Filippo Melchiorre a segnalare “una anomalia”: quella legata a 139 cittadini che risultano aficionados del Popolo della libertà , ma che sono tutti residenti allo stesso indirizzo, un sottoscala in via Colaianni, 10.
L’ex sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, l’altro giorno aveva tuonato: “Fuori dal Pdl l’autore di questi documenti, evidentemente falsi”.
D’Ambrosio Lettieri si era difeso: “Stiamo verificando”.
Della vicenda se ne sono occupati pure gli inviati di Striscia la notizia, Fabio e Mingo.
Ai microfoni del tg satirico, l’onorevole-avvocato Francesco Paolo Sisto gettava acqua sul fuoco dei sospetti: “Soci di un’associazione hanno deciso di aderire al Pdl e dato come domicilio la sede della stessa associazione, che si trova in via Colaianni, 10. Il presidente di questa associazione mi ha dato incarico formale e professionale di raccontarvi come stanno le cose”.
L’indirizzo non corrisponde un’associazione, ma la srl Area consulting.
Il cui amministratore, Alessandro Papa, scrive a Repubblica per fare sapere che l’appartamento allestito in un sottoscala “è condotto in locazione unicamente dalla Area consulting. Svolgiamo attività  di consulenza e non ospitiamo certamente i numerosi residenti citati nell’articolo”.
Tutta gente che almeno in qualche caso si mostra per metà  impacciata e per metà  divertita di fronte alle telecamere perchè rivela di non conoscere dove si trova via Colaianni, 10 e di non avere mai fatto parte del Pdl.
Tant’è che Fabio e Mingo rincorrono e bloccano all’aeroporto l’indomabile avvocato Sisto per consegnargli il provolone   –   anzi, una cassetta di piccole scamorze   –   quale autore di una spiegazione considerata improbabile agli occhi di tutti.
Compresi quelli di Mantovano, che ha l’aria di non volere farsi prendere in giro: “Le 139 tessere in questione ovviamente non inficiano il risultato congressuale. Bisogna però accertare se si tratta di un’iniziativa esterna al Pdl ovvero se è interna. Questo perchè il Popolo della libertà  che ha centinaia di migliaia di sostenitori onesti e motivati, non merita tanto disonore”.
Concetta, intanto, sorride per non piangere di rabbia: “Dovrei fare parte del Pdl da almeno un paio d’anni, da quando ricevo sul mio cellulare sms che mi avvisano del momento in cui ci sono manifestazioni del consigliere regionale Tato Greco in giro per la Puglia. Proprio non riesco a capire chi mi ha giocato questo tiro mancino. Ma adesso voglio giustizia”.

Lello Parise
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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IL “SECOLO XIX”: “LIGURIA FUTURISTA DA’ BATTAGLIA: NO ALLA SVENDITA DEL SIMBOLO DI FUTURO E LIBERTA'”

Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile

“FLI NON PUO’ ESSERE UN TRAM DOVE SI SALE E SI SCENDE A SECONDA DELLA CONVENIENZA PERSONALE”…”SE TERZO POLO DEVE ESSERE, LO SIA ANCHE CON LA PRESENZA A PARI DIGNITA’ DEL SIMBOLO DI FLI, SENZA NASCONDERE I PROPRI CANDIDATI NELLA LISTA CIVICA DI MUSSO PER NON FARSI CONTARE”

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(da “il Secolo XIX)

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DIRETTIVA EUROPEA SULLA VIVISEZIONE, IN FLI PREVALGONO I PINOCCHI? ECCO I TABULATI UFFICIALI DELLE VOTAZIONI, COSI’ OGNUNO PUO’ RENDERSI CONTO COME HANNO VOTATO TUTTI I DEPUTATI

Febbraio 12th, 2012 Riccardo Fucile

FLI AVEVA PRESENTATO DUE EMENDAMENTI (RESPINTI) PER NON FAR CHIUDERE L’ALLEVAMENTO DI GREEN HILL (N. 16.58) E PER NON RENDERE OBBLIGATORIO L’USO DI ANESTESIA (N. 16.59)… INVECE CHE DARE UNA SPIEGAZIONE SU UN VOTO CHE MOLTI ELETTORI DI FLI HANNO GIUDICATO UN CLAMOROSO AUTOGOL E AMMETTERE DI AVER SBAGLIATO, SI ARRIVA PERSINO A DICHIARARE IL FALSO: ORA BASTA

L’Aula della Camera dei Deputati una decina di giorni fa ha approvato l’articolo 16 del Disegno di Legge Comunitaria 2011 che prevede i criteri vincolanti per l’obbligatorio recepimento della direttiva europea sulla vivisezione.
L’articolo prevede, fra l’altro, la chiusura degli allevamenti di cani, gatti e primati non umani, come “Green Hill”, obbliga all’uso di anestesia e analgesia, incentiva i metodi alternativi.
Diciamo un passo avanti rispetto all’asservimento che la politica ha dimostrato per decenni nei confronti delle grandi lobbie economiche rappresentate dalle case farmaceutiche.
Sono stati bocciati due emendamenti Patarino-Raisi (Fli), presentati per non far chiudere gli allevamenti come Green Hill (emendamento n. 16.58) e per non far rendere obbligatorio l’uso anestesia e analgesia negli esperimenti sugli animali (emendamento n.16.59).

Per maggiore chiarezza ecco gli emendamenti proposti.

Primo emendamento 16. 58. Patarino, Raisi; al comma 1, sopprimere la lettera c) ovvero eliminare quanto segue:   “vietare l’allevamento di primati, cani e gatti destinati alla sperimentazione di cui alla lettera b) su tutto il territorio nazionale”.
In pratica se fosse passato, l’emendamento avrebbe permesso che luoghi come Green Hill non solo potessero rimanere aperti, ma che si moltiplicassero. Tutto l’opposto della direttiva europea che sarebbe stata smentita.

Secondo emendamento 16. 59. Patarino, Raisi: al comma 1, lettera f), aggiungere, in fine, le parole:, “a meno che non risultino obbligatori sulla base di legislazioni o di farmacopee nazionali o internazionali”( tipico tarocco da segrete stanze per permettere ogni nefandezza ai presunti ricercatori).
Mentre il testo originale era “f) vietare gli esperimenti che non prevedono anestesia o analgesia, qualora provochino dolore all’animale”, una formula secca che non ammetteva deroghe (800.000 animali in 600 laboratori trattati in Italia senza anestesia)

Questi due emendamenti hanno raccolto rispettivamente solo 46 e 39 sì, meno di 30 astenuti (diversi dell’Idv), quasi 400 no.

Cliccando sul link in fondo all’articolo potrete verificare di persona chi tra i circa 470 deputati presenti in Aula ha votato a favore degli emendamenti per non far chiudere Green Hill (votazione n.27 della giornata) e per non rendere obbligatoria anestesia e analgesia nei test   (votazione n.30 della giornata).

Questi i loro nomi come risulta dagli atti parlamentari che abbiamo verificato:

ABRIGNANI Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
BARBARO Fli
BARBIERI Pdl
BERNARDINI Radicali (“solo” a favore emendamento 27)
BINETTI Udc (solo 27)
BONCIANI Udc   (“solo” a favore emendamento 30)
BRAGANTINI Lega Nord (solo 30)
BRIGUGLIO Fli
BUONANNO Lega Nord (solo 27)
CARLUCCI Udc (“solo” a favore emendamento 27)
CASTIELLO Pdl (“solo” a favore emendamento 27)
CIMADORO Italia dei Valori (“solo” a favore emendamento 27)
COMAROLI Lega Nord (“solo” a favore emendamento 27)
CONSOLO Fli
CONTE GIORGIO Fli
CROSIO   Lega Nord (“solo” a favore emendamento 30)
DAL LAGO Lega Nord
DELLA VEDOVA Fli
DI BIAGIO Fli
FARINA COSCIONI Radicali
FUGATTI Lega Nord
GALLI Pdl
GIRO Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
GRANATA Fli
LO PRESTI Fli
MARROCU Pd (“solo” a favore emendamento 27)
MENIA Fli
MORONI Fli
MURO Fli
NAPOLI ANGELA Fli
NEGRO Lega Nord
NOLA Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
ORSINI Popolo e Territorio
PAGLIA Fli
PATARINO Fli
PINI Lega Nord (“solo” a favore emendamento 27)
POLLEDRI Lega Nord
PORTAS Pd (“solo” a favore emendamento 30)
PROIETTI COSIMI Fli
RAISI Fli
ROSSI LUCIANO Pdl (“solo” a favore emendamento 27)
RUBEN Fli
RUVOLO Popolo e territorio (“solo” a favore emendamento 27)
SCANDEREBECH Fli
SIMEONI Pdl (“solo” a favore emendamento 30)
TEMPESTINI Pd (“solo” a favore emendamento 30)
TESTA NUNZIO F. Udc (“solo” a favore emendamento 27)
TOTO Fli
TURCO MAURIZIO Radicali
VALENTINI Pdl (“solo” a favore emendamento 27).

L’unico deputato che ha fatto un passo ufficiale per informare di aver commesso un errore nel voto elettronico è stato il leghista Buonanno che è intervenuto in tal senso il giorno successivo in Aula.
Nessun altro ha giustificato nelle sedi preposte il proprio voto per un errore, ribadendo pertanto quello espresso in Aula, ivi compresi tutti i 19 deputati di Fli come si evince dal tabulato ufficiale della Camera dei Deputati   come da link sotto che potete cliccare.
Questi sono i fatti: se qualcuno è convinto della scelta di aver votato F (a favore) è   ovviamente libero di esserlo (e di subire le relative critiche della propria base elettorale), ma non di prendere per il culo il prossimo, dicendo il falso.
Anche perchè, qualora qualcuno non l’avesse ancora capito,   non siamo tra quelli che si fanno prendere per i fondelli.

Tabulati voto deputati Camera
le votazioni n. 27 e 30 sono quelle “incriminate”:
F vuol dire a favore, C contro gli emendamenti Raisi-Patarino

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenografici/sed580/v003.pdf

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“ECCO COME HO INCASTRATO CALDEROLI”: VOLO DI STATO PER MOTIVI PERSONALI, IL RACCONTO DI BIOLE’

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

L’USO PRIVATO DELL’AIRBUS DELLA REPUBBLICA DA PARTE DELL’EX MINISTRO PADAGNO, SALVATO DALLA GIUNTA PER AUTORIZZAZIONI   A PROCEDERE IN PURO STILE “ROMA LADRONA”

Se non ci fosse stato lui, il volo di Stato “per motivi personali” dell’allora ministro Roberto Calderoli sarebbe passato inosservato.
Non ci sarebbero stati l’esposto, l’indagine della Procura di Roma per truffa aggravata e, di conseguenza, il pronunciamento della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato, che mercoledì scorso ha negato a maggioranza la richiesta dei pm capitolini.
La sua iniziativa, quindi, per ora si è rivelata un mezzo buco nell’acqua, almeno dal punto di vista dell’iter giudiziario-parlamentare.
Ciò non toglie, però, che la denuncia ha reso pubblico il comportamento poco istituzionale dell’esponente del Carroccio, almeno a sentire le accuse avanzate dai pm.
Il lui in questione è Fabrizio Biolè, 35 anni a luglio, consigliere regionale del Piemonte, eletto nel 2010 con il Movimento 5 Stelle grazie alle 737 preferenze raccolte nella circoscrizione di Cuneo.
E proprio nei dintorni di Cuneo si trovava il 19 gennaio dello scorso anno, quando un suo conoscente gli ha segnalato che quella mattina era atterrato all’aeroporto di Levaldigi un Airbus della Repubblica Italiana con a bordo Calderoli.
Fabrizio Biolè ha deciso di verificare la ‘soffiata’.
“Da tempo in zona si vociferava di aerei di Stato che atterravano a Levaldigi, questa volta avevo la possibilità  di andare a vedere con i miei occhi e così ho fatto”.
In effetti, un velivolo con la sigla Repubblica italiana era fermo in pista.
“Si trattava certamente di un Airbus, perchè c’era un appassionato di aeronautica che stava scattando alcune foto”.
Il passo succcessivo si è rivelato più difficile: verificare chi ci fosse a bordo.
“Sono andato agli uffici dell’aeroporto e ho chiesto quale fosse il motivo di quella presenza, visto che per quel giorno nel cuneese non erano previsti appuntamenti con la presenza delle quattro più alte cariche dello Stato. Adducendo motivi di privacy, nessuno ha voluto rispondere alle mie domande”.
Biolè non si è arreso: usufruendo di un articolo dello statuto della Regione Piemonte, ha inoltrato a chi di competenza una domanda formale per fare chiarezza su quella presenza insolita.
Ma anche le vie ufficiali non hanno avuto buon esito.
“Dopo una serie di discussioni con i vertici dello scalo, dopo circa un’ora e mezza sono stato spedito al posto fisso di polizia, ma anche in questo caso l’unica cosa che mi hanno detto è che si trattava di un personaggio con alto livello di protezione. Sono rimastro ancora per un po’ di tempo e a un certo punto ho visto arrivare una serie di auto: forse erano quelle che accompagnavano il ministro, ma io Calderoli non l’ho mai visto”.
L’identità  del passeggero misterioso è stata scoperta a distanza di qualche giorno, quando Biolè ha divulgato un comunicato stampa per rendere noti i particolari della vicenda e chiedere le risposte che nessuno aveva voluto dargli.
“La redazione di Cuneo de La Stampa ha collegato il volo di Stato a Calderoli, che proprio in quei giorni si trovava in zona — ha raccontato Biolè -. A questo punto, l’entourage dell’allora ministro della Semplificazione ha risposto al quotidiano di Torino. Dicendo tre cose: che il ministro si trovava a Cuneo per l’incidente occorso al figlio della sua compagna; che l’aereo con cui avrebbe fatto ritorno a Roma non era un Airbus di Stato; che il ministro era arrivato all’aeroporto con mezzi propri per rientrare a Roma in tutta fretta”.
Il motivo?
Doveva partecipare a una seduta della Commissione parlamentare sul federalismo.
“Non era vero — ha detto Biolè — Ho cercato su internet e ho scoperto che quel giorno non c’era nessuna riunione della Commissione. Fatto sta che avevo tutti gli elementi che mi servivano, li ho raccolti e ho presentato un esposto alla Procura di Cuneo”.
Dopo mesi di silenzio, a gennaio la questione è diventata di dominio pubblico.
I giornali hanno scritto di Calderoli indagato per truffa aggravata, la Procura di Roma ha inviato l’incartamento al Tribunale dei ministri e, storia di appena una settimana fa, la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha respinto la richiesta.
Per loro, la versione fornita dal ministro (volo legato a “comprovate e inderogabili esigenze di trasferimento connesse all’esercizio di funzioni istituzionali”) era credibile.
Peccato che la Procura e le indagini in proprio del Tribunale dei ministri parlavano di “artifici e raggiri” di Calderoli ai danni dei funzionari della Presidenza del Consiglio per ottenere il volo di Stato per motivi strettamente personali”.
“Non posso negare di essere molto amareggiato da questa decisione — ha confidato il consigliere regionale ‘grillino’ — Considerando il momento che sta vivendo il Paese, speravo in un comportamento diverso da parte dei parlamentari della Giunta, in un segnale in controtendenza. E invece non è cambiato nulla: deputati e senatori continuano ad usufruire di quell’ingiusto privilegio che si chiama ‘autorizzazione a procedere’ a scapito dei cittadini, tanto che le indagini sulle loro malefatte vengono autorizzate dai loro colleghi di partito. Calderoli sarebbe dovuto andare davanti al giudice e dimostrare le sue ragioni, ma come al solito la casta si è autodifesa”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LIGURIA: COME LA ‘NDRANGHETA INQUINA LA POLITICA

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO LO SCIOGLIMENTO DEI COMUNI DI BORDIGHERA E VENTIMIGLIA, EMERGONO I RAPPORTI TRA MALAVITA E POLITICA…LE FAMIGLIE CHE GESTISCONO IL CONSENSO, I RETROSCENA DELLE CAMPAGNE ELETTORALI SVELATI DALLE INTERCETTAZIONI

Nel Ponente Ligure i voti “dei calabresi” contano. I politici li vanno a cercare. E alla fine si scottano.
“Al voto calabrese si sono rivolti tutti i candidati a tutte le elezioni, è un dato che vi posso dare per certo”, conferma Alessio Saso, consigliere regionale del Pdl eletto nel 2010 nella circoscrizione di Imperia.
Saso è attualmente indagato per promesse elettorali in una delle inchieste che hanno portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Ventimiglia, pochi mesi dopo che la stessa sorte era toccata alla vicina Bordighera.
Una doppietta senza precedenti nel Nord Italia.
E senza precedenti è il numero di politici locali citati nelle ultime inchieste sulla ‘ndrangheta storicamente insediata nella fetta occidentale della Riviera Ligure, in particolare la “Maglio 3” del 2011.
Oltre a Saso, il parlamentare Eugenio Minasso, anche lui del Pdl, fotografato mentre festeggiava l’elezione a consigliere regionale nel 2005 con Michele Pellegrino, esponente della famiglia al centro dell’indagine che ha portato allo scioglimento di Bordighera, e Giovanni Ingrasciotta, già  luogotenente del boss trapanese Matteo Messina Denaro e recentemente rinviato a giudizio per tentata estorsione.
Poi l’ex vicesindaco di Ventimiglia Vincenzo Moio (Pdl), per il quale la Procura di Genova ha chiesto l’arresto per associazione mafiosa — non concesso dal gip — intercettato mentre chiedeva appoggio elettorale per sua figlia Fortunella, candidata per la lista Alleanza democratica-Pensionati alle regionali del 2010, a Domenico Gangemi, attualmente in carcere con l’accusa di essere il capo della “locale” di ‘ndrangheta a Genova.
Avrebbero ricevuto sostegno dalla crimnalità  calabrese anche Pietro Marano dell’Udc e Cinzia Damonte dell’Idv, già  assessore all’urbanistica del Comune di Arenzano.
Non sono casi isolati.
Una manciata di nomi “di rispetto” appaiono in grado di controllare un migliaio di preferenze, spesso determinanti.
Li elenca tutti insieme, in una telefonata intercettata, lo stesso Saso: “Ho altre persone sono riuscito a tenermi nel tempo e che ancora mi danno una mano: Michele Ciricosta, Nunzio Roldi, Peppino di Bordighera (Giuseppe Marcianò, annotano gli investigatori, ndr)”.
E ancora, Fortunato Barilaro e i fratelli Pellegrino”. Tutti, dal primo all’ultimo, coinvolti nell’inchiesta Maglio 3.
Roldi è stato arrestato per aver preso a fucilate la macchina di Piergiorgio Parodi, uno dei più importanti imprenditori edili del Ponente, dopo una discussione sui lavori per la costruzione del porto turistico di Ventimiglia.
I politici coinvolti non possono negare di aver chiesto quei voti.
Giurano però di non aver minimamente sospettato di legami con la criminalità  organizzata, in alcuni casi ancora da provare in tribunale.
“Sono stato ingenuo e superficiale”, afferma Alessio Saso, “ma almeno fino al 2009 la Liguria era presentata da tutti, investigatori compresi, come un’isola felice. I calabresi in Liguria sono migliaia, e le persone più conosciute tra loro possono dire ‘sostenete questo candidato’, ma senza forzare nessuno”.
Il primo dicembre 2009, Alessio Saso va a trovare Domenico Gangemi nel suo negozio di frutta e verdura in piazza Giusti a Genova, dopo alcune telefonate dove, in tono piuttosto confidenziale, i due discutevano dell’appoggio elettorale.
In una di queste, Gangemi spiega che può controllare molti voti nel capoluogo, ma di essere in grado di convogliare consensi anche nell’imperiese: “Ce li ho tutti sotto mano qui! anche lì c’ho tanti paesani, qualche parente, qualcosa penso che faremo anche lì, penso, la dobbiamo fare, non penso!”.
Il 13 luglio 2010 Gangemi sarà  arrestato nell’inchiesta Crimine-Infinito, con l’accusa di essere il numero uno della ‘ndrangheta in Liguria.
A inguaiarlo, tra l’altro, i suoi incontri a Rosarno, con Domenico Oppedisano, considerato il capo del “crimine”, cioè il sommo custode delle regole della ‘ndrangheta.
“Siamo tutti una cosa, pare che la Liguria è ‘ndranghetista”, gli spiega Gangemi, “quello che c’era qui lo abbiamo portato lì”.
E’ normale andare a cercare voti da un fruttivendolo?
“Gangemi è una persona che da anni organizzava la festa dei calabresi a Genova”, spiega Saso, “era uno conosciuto, che si muoveva. Non mi ha mai chiesto nulla di illecito, ma col senno di poi ho commesso un errore”.
Il politico del Pdl sarà  eletto con più di seimila voti, secondo soltanto a Marco Scajola, nipote dell’ex ministro Claudio, incontrastato re della politica imperiese.
A Domenico Gangemi si rivolge anche Vincenzo Moio, già  vicesindaco di Ventimiglia, per ottenere un sostegno elettorale in favore della figlia Fortunella.
Il padre di Vincenzo, Giuseppe, è stato condannato all’ergastolo perchè coinvolto in una sanguinosa faida calabrese.
“Vengo da una famiglia con certe problematiche e ho lottato una vita per uscire da queste situazioni”, dice Vincenzo Moio, nato a Taurianuova in provincia di Reggio Calabria,“ma in campagna elettorale i voti si vanno a cercare da tutti”.
Secondo l’ex vicesindaco del Comune poi sciolto per mafia, anche in Liguria “ci sono delle famiglie storiche meridionali che hanno mantenuto un certo tipo di gestione del consenso elettorale, ma non hanno nulla a che vedere con la malavita”.
Quanto al provvedimento del ministero dell’Interno che, su sollecitazione del Prefetto di Imperia Fiamma Spena, ha colpito la sua città , Moio pensa che faccia “male alla città ”, perchè non vede “alcuna forza criminale che possa incidere sull’amministrazione”.
Pacchetti di voti a disposizione dei politici più “affidabili”, equilibri di ‘ndrangheta che finiscono per influenzare l’esercizio della democrazia in Liguria.
In questo contesto matura lo scioglimento del Comune di Bordighera, il 10 marzo 2011, e del Comune di Ventimiglia, il 3 febbraio di quest’anno.
Perchè secondo le indagini, i signori del voto calabrese cercavano di ottenere in cambio la loro parte di affari e favori pubblici. Con le buone o con le cattive.
A Bordighera tre consiglieri comunali hanno denunciato minacce da esponenti del clan Pellegrino — al quale la Dia ha sequestrato beni per nove milioni di euro — seguite alla mancata autorizzazione per l’apertura di una sala giochi.
A Ventimiglia sono ancora in corso le indagini sulla costruzione del porto turistico, l’affare alla base delle fucilate all’imprenditore Parodi.
E sulla Mavron, la cooperativa sociale regina degli appalti comunali, che secondo i carabinieri di Imperia è controllata in modo occulto da Giuseppe Marcianò, proprietario di diversi locali nella zona, ora sotto inchiesta per associazione mafiosa.
Marcianò è uno dei “grandi elettori” citati da Alessio Saso, così come Fortunato Barilaro, sorpreso in due “summit” di ‘ndrangheta dove, secondo i carabinieri, si decidevano “doti” e affiliazioni.
Suo figlio Giuseppe — che respinge fermamente ogni coinvolgimento della famiglia in affari criminali — è funzionario del Settore commercio al Comune di Ventimiglia.

Lorenzo Galeazzi e Mario Portanova
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA REGIONE CAMPANIA REGOLAMENTA PER LEGGE I MAESTRI DI SCI ALPINO, PECCATO CHE NON VI SIANO PISTE DA NEVE

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

LA PROPOSTA ERA STATA AVANZATA DALLA MOGLIE DI MASTELLA: “OFFRIRA’ OPPORTUNITA’ DI LAVORO”: FORSE, MA FUORI REGIONE

Antonia Ruggiero, consigliera regionale del Pdl, ci ha provato fino alla fine: “Lo dico da presidente della commissione che ha approvato all’unanimità  quel testo di legge: rinviamo il voto”.
Sapeva, lei che anche oggi è partita qualche ora prima del solito dalle innevate montagne avellinesi per arrivare in tempo in Consiglio, che votare quel testo il giorno dopo la dichiarazione di stato di emergenza in Campania e mentre in Irpinia un’altra donna — la seconda in poche ore — moriva assiderata era quantomeno inopportuno.
di cambiare l’ordine dei lavori non c’è stato verso.
Così, dopo quasi un mese di inattività , il Consiglio regionale campano si è riunito per approvare una legge che regolamenta la professione di ‘maestro di sci’.
E non dello sci nautico, sia chiaro, ma di quello alpino.
“Un provvedimento atteso da oltre vent’anni, che dà  risposte concrete a esigenze altrettanto concrete”, ha dichiarato entusiasta Sandra Lonardo Mastella, moglie dell’ex Guardasigilli Clemente e consigliera Udeur firmataria della proposta.
Che però non deve aver convinto del tutto, viste le polemiche che hanno seguito la votazione: due consiglieri del Pd usciti dall’aula per dissenso insieme ai colleghi del gruppo sono risultati comunque votanti, garantendo il numero legale che la maggioranza da sola non era riuscita a raggiungere.
Un piccolo caso, su cui i democratici annunciano ricorso dopo che la Giunta per il regolamento, a maggioranza, ha dichiarato comunque valido il voto garantendo per ora il via libera alla legge. “A chi ha osteggiato l’iniziativa, a chi ha ironizzato sull’opportunità  di affrontare la votazione durante l’emergenza maltempo — ha detto la Lonardo insieme al collega di partito De Flaviis – rispondiamo che non vi sono leggi più o meno importanti. Questa offrirà  opportunità  di lavoro e di crescita professionale (oltre che sportiva) a tanti giovani”.
Ma quanti siano davvero gli aspiranti maestri di sci campani Sandra Lonardo non l’ha specificato: “Se fosse anche solo uno a trovare lavoro ne saremmo felici”.
Quel che è certo è che il fortunato sarà  poi comunque costretto a esercitare la professione altrove, visto che in Campania c’è solo una stazione sciistica neanche troppo frequentata, complice la concorrenza delle vicine e più note località  abruzzesi. È lì, infatti, che vanno i campani amanti della neve e della montagna.
Ed è sempre lì, non in Campania, che si è fatta le ossa pure Chiara Carratù, giovane sciatrice partenopea e nuova stella della nazionale italiana.
Neanche lei, testimonial della Regione per volere del Governatore (e sciatore) Stefano Caldoro, quand’era piccola sceglieva l’appennino campano per sciare.
I suoi genitori preferivano affrontare ogni giovedì un viaggio di due ore per trascorrere i weekend a Roccaraso, dove la giovane posillipina ha affrontato le sue prime discese e dove nel 2012 parteciperà  ai mondiali juniores di sci alpino.
Con la Campania nel cuore e sull’elmetto.
Ma non sotto gli sci: per tornare a solcare le discese campane non c’è legge che tenga. C’è bisogno di neve (non di emergenze) e, soprattutto, di piste.
E quelle, per ora, in Campania ancora non ci sono.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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I DISABILI (VERI) DIMENTICATI DALLO STATO

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

IN ITALIA 2,8 MILIONI LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI…E TUTTO RICADE SULLE SPALLE DELLE FAMIGLIE

«Un pazzo costa allo Stato 4 marchi al giorno, uno storpio 5,50, un criminale 3,50…». Iniziava così un problema del manuale di matematica nella Germania nazista del 1940: lo scolaro doveva calcolare, senza quei pesi, quanto si poteva risparmiare.
Alla larga dai paragoni provocatori, ma che razza di Paese è quello che taglia i fondi ai disabili?
Ed è lecito che sfrutti fino in fondo, come denuncia il Censis, le famiglie che si fanno carico giorno dopo giorno, spesso eroicamente, dell’assistenza?
Pochi numeri, presi da un’inchiesta del «Sole 24 Ore», dicono tutto.
Rispetto al Pil, l’Italia spende molto più della media dell’Europa a 15 per le pensioni (16,1% contro 11,7%), come gli altri nel totale del welfare (26,5% contro 26%) ma nettamente meno per la non autosufficienza: 1,6% contro 2,1%.
Un quarto di meno.
Non bastasse, negli ultimi anni, nella scia della scoperta di casi come quello emerso la settimana scorsa al rione Santa Lucia di Napoli (dove secondo il «Mattino» 9 su 10 degli invalidi controllati erano falsi) l’accetta si è abbattuta sui costi del pianeta della disabilità  colpendo tutti. I furbi ma più ancora i disabili veri, verso i quali lo Stato era già  storicamente molto tirchio.
Basti vedere, in un’analisi di Antonio Misiani, il taglio delle due voci che più interessano l’handicap.
Dal 2008 al 2013 il Fondo per le politiche sociali precipita nelle tabelle del governo Berlusconi da 929,3 milioni di euro a 44,6.
Quello per la non autosufficienza da 300 a 0: zero!
Numeri che da soli confermano il giudizio durissimo del Censis: «La disabilità  è ancora una questione invisibile nell’agenda istituzionale, mentre i problemi gravano drammaticamente sulle famiglie, spesso lasciate sole nei compiti di cura». Peggio: «L’assistenza rimane nella grande maggioranza dei casi un onere esclusivo della famiglia».
Scegliamo una storia esemplare, una fra centinaia di migliaia.
Quella di Gloriano e di sua moglie Mariagrazia. Lui fa l’elettricista, lei lavorava in una fabbrica tessile finchè, 28 anni fa, non fu costretta a mollare per seguire Giulia.
La piccola aveva dei problemi. Seri.
«La prima diagnosi fu emessa dopo quasi 4 anni (non per colpa nostra!..) dalla nascita: “Ritardo psicomotorio con deficit cognitivo in paralisi cerebrale minima”».
Problemi che con il passare del tempo si sono sempre più aggravati. Basti dire che, nonostante gli insegnanti di sostegno a scuola, i progetti di recupero, l’assistenza minuto per minuto dei genitori, non ha mai imparato a leggere e scrivere.
Fatto sta che al secondo accertamento sull’handicap, al 18° compleanno, il responso fu netto: «Invalida con totale e permanente inabilità  lavorativa 100%». Tanto per capirci, spiega la madre, è del tutto non autosufficiente.
Ogni consulto, ogni cura, ogni tentativo d’arginare la progressiva deriva della malattia sono stati inutili.
Colpa di un’anomalia, pare, «del cromosoma 16». Finchè nel 2006 il degrado è stato nuovamente verificato: «Insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica (neurologica e sensitiva assonale) cognitiva. Scoliosi e invalidità  al 100% con necessità  di assistenza continua».
Un calvario. Una vita intera inchiodata minuto per minuto, giorno dopo giorno, anno dopo anno a quella missione.
Unici momenti di tregua, indispensabili per respirare e non impazzire, quelli in cui Giulia, sia pure sempre più a fatica, veniva affidata a strutture di assistenza tipo le case famiglia: «Nostra figlia ha sempre desiderato sin da piccola di stare coi bambini prima e poi man mano che cresceva con i ragazzi e comunque in mezzo alla gente».
Una soluzione che l’anno scorso aveva permesso a Gloriano e Mariagrazia di fare perfino, evviva, una breve vacanza.
Costava 27 euro al giorno, alla famiglia, l’accoglienza di Giulia in una comunità -alloggio di Abano Terme: «Poi, prima di Natale, ci è stato comunicato che il contributo familiare sarebbe salito a 92 euro e 68 centesimi, cioè la quota alberghiera totale».
Troppi, per chi riceve dallo Stato, per prendersi cura 24 ore su 24 di quella figlia totalmente disabile, una pensione lorda mensile di 270,60 euro più l’indennità  di accompagnamento di 487,39 per un totale complessivo di 757 euro e 99 centesimi.
I giornali locali ne hanno fatto un caso, giustamente, di quelle cento o centoventi famiglie che di colpo si sono viste togliere quel servizio che per molti rappresentava l’unica occasione per «staccare» un po’.
«Diventerà  un servizio solo per chi potrà  permetterselo?», si è chiesto il settimanale diocesano «La difesa del popolo».
Ma la storia della famiglia di Giulia va moltiplicata, come dicevamo, per centinaia di migliaia.
Dice la pagina «La disabilità  in cifre» dell’Istat che in Italia i disabili «sono 2 milioni 600 mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia. Considerando anche le 190.134 persone residenti nei presidi socio-sanitari si giunge a una stima complessiva di poco meno di 2 milioni 800 mila persone».
In primo luogo, ovvio, ricorda uno studio della Caritas Ambrosiana, ci sono i vecchi: «Secondo un’indagine dello Studio Gender, l’Italia spende meno della metà  di quanto fanno in media gli altri Paesi europei per l’assistenza agli anziani».
Risultato: «la cura dell’anziano non più autosufficiente ricade sulle famiglie. In due casi su tre lasciate a loro stesse. In particolare sono le donne, figlie, mogli, nuore, le indiscusse protagoniste del lavoro di cura».
Per i disabili più giovani, spiega al sito superabile.it Pietro Barbieri, presidente della Fish, la Federazione italiana del sostegno all’handicap, il quadro è lo stesso: «Da noi si spende meno della metà  della media europea a 15 per la non autosufficienza. E il dato comprende sia l’indennità  civile che l’assistenza domiciliare pagata dai Comuni. Qui non si tratta di prendere provvedimenti più equi, qui si dice alle famiglie “arrangiatevi!”»
E a quel punto sapete cosa accadrà ? «Che le famiglie cominceranno a chiedere il ricovero per un congiunto non autosufficiente. E a quel punto avremo una maggiore segregazione di persone che non hanno fatto nulla di male e un costo molto più alto per il Paese. Si pensi al costo giornaliero di una degenza».
Facciamo due conti?
Questi disabili non anziani, secondo la Fish, sarebbero circa 400 mila.
Se le famiglie, abbandonate a se stesse, fossero obbligate a scaricare i figli e i fratelli sul groppone dello Stato, questo sarebbe obbligato a costruire strutture per un costo minimo (dall’acquisto del terreno alla costruzione fino all’arredamento) di 130 mila euro a posto letto per un totale di 52 miliardi.
Per poi assumere, stando ai protocolli, almeno 280 mila infermieri, psicologi, cuochi, inservienti per almeno altri 7 miliardi l’anno. Più tutto il resto.
Un peso enorme, del quale l’Italia di oggi non potrebbe assolutamente farsi carico.
E allora ti domandi: possibile che lo Stato non si accorga di quanto si fanno carico al suo posto le famiglie?
Lo studio presentato ieri dalla Fondazione Cesare Serono e dal Censis, e centrato sulle persone colpite dalla sclerosi multipla e dall’autismo, dice che «il 48,5% dei malati ha bisogno di aiuto nella vita quotidiana.
Ma il dato oscilla dal 9,5% di chi si definisce lievemente o per nulla disabile all’83% tra i malati più gravi».
Bene: «Le risposte arrivano quasi solo dalle famiglie. Il 38,1% dei malati riceve assistenza informale tutti i giorni dai familiari conviventi (e la percentuale aumenta tra chi riferisce livelli di disabilità  più elevati: 62,8%).
L’aiuto quotidiano da parte di parenti non conviventi e amici è più raro (8,1%)». E se è «minoritario il supporto offerto dal volontariato (8,4%)» solamente «il 15,3% riceve aiuto da personale pubblico e solo il 3,3% tutti i giorni». Umiliante.
Tanto è vero che le famiglie, dignitosamente, non chiedono soldi, nonostante si sobbarchino spese molto spesso insopportabili: chiedono collaborazione. «L’assistenza domiciliare è ritenuta uno dei servizi più utili dal 77,5% del campione e il 72,4 ne ritiene necessario il potenziamento».
Gli «aiuti economici e gli sgravi fiscali» vengono dopo.
Lo studio presentato ieri dice tutto: «La disabilità  della persona con autismo ha avuto un impatto negativo sulla vita lavorativa del 65,9% delle famiglie coinvolte nello studio. In particolare, il 25,9% delle madri ha dovuto lasciare il lavoro e il 23,4% lo ha dovuto ridurre». Uno Stato serio, davanti a numeri così, se lo deve porre il problema.
Perchè sarebbe inaccettabile scaricare ulteriori responsabilità  e fatiche e spese e angosce su quelle famiglie.
Ci sono già  state, come ricordavamo, stagioni orribili in cui i disabili (si pensi a certi manifesti tedeschi degli anni Trenta…) sono stati visti come un fardello economico.
Mai più.

Gian Antonio Stella
(da “Il Corriere della Sera”)

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GIORNALI: IL QUOTIDIANO PIU’ LETTO IN ITALIA SI CONFERMA “REPUBBLICA”, IN CRESCITA ANCHE “CORRIERE DELLA SERA”, “LA STAMPA” E “IL MESSAGGERO”

Febbraio 11th, 2012 Riccardo Fucile

AUMENTANO ANCHE IN GENERALE I LETTORI DI QUOTIDIANI: + 3%…BENE “IL GIORNALE” SCENDE “LIBERO”…TRA I SETTIMANALI VINCE “L’ESPRESSO”

Gli ultimi dati Audipress attribuiscono a la Repubblica il 7,5% di lettori in più.
Una crescita che ne consolida il primato di quotidiano d’informazione più seguito nel nostro Paese (per la quattordicesima volta dal 2004 a oggi). Il bacino di “followers”, di seguaci raggiunge un livello molto alto: i lettori di Repubblica sono ormai 3 milioni 523 mila.
Il segno positivo si registra in tutte le testate della “galassia”: Affari&Finanza, con il 4,4% in più, si conferma leader tra le testate economiche settimanali; il Venerdì incassa un più 12,4%; il femminile D un più 16,9%.
Il Corriere della Sera raggiunge quota 3 milioni 430 mila lettori con una crescita del 4,8%.
Va bene la Stampa che ha all’attivo 2 milioni 321 mila lettori e una progressione dell’8,9%.
Bene anche il Messaggero che conquista il 2,6% di lettori in più e può superare così la barriera di 1,6 milioni. In termini percentuali, però, l’accelerazione più forte si segnala in casa di Italia Oggi (più 17,3%) e del Sole 24 Ore, che incassa un più 16,2%.
Proprio la crisi economica, l’addio di Berlusconi e la cura del governo Monti hanno spinto molti più italiani a cercare nei giornali una bussola per orientarsi in tanta tempesta: la rilevazione Audipress segnala un aumento del 3% del complesso dei lettori dei quotidiani.
Il beneficio si avverte anche in molte testate locali.
Quelle del Gruppo L’Espresso hanno molti motivi per sorridere: la Provincia Pavese si segnala con un più 26,2%, la Gazzetta di Modena con un più 13,7%, la Nuova Venezia con un più 11,1%. E ancora il Tirreno e la Gazzetta di Mantova, che viaggiano sopra il 10%.
Tra le testate sportive, la Gazzetta dello Sport – saldamente prima – ha 4 milioni 377 mila lettori (più 8%).
Ma vendono cara la pelle sia il Corriere dello Sport (più 6,8%) sia Tuttosport (più 11,2).
Continua invece la crisi d’identità  della stampa gratuita che accusa tutti segni negativi: Dnews è a meno 18,9%, mentre Leggo e Metro accusano emorragie di lettori superiori al 4%.
Segnali contrastanti tra le testate vicine alla destra: se il Giornale porta a casa 746 mila lettori (più 2,5% rispetto alla precedente indagine), invece Libero perde per strada il 2,8% di sostenitori.
E’ in ripresa, sull’altro fronte, l’Unità , che può vantare una crescita del 5,2%.
Sorpasso nel segmento dei settimanali di attualità : l’Espresso è il più letto con 2 milioni 538 mila lettori (contro i 2 milioni 468 mila dello storico concorrente Panorama).
Sul fronte di Internet, va molto bene Repubblica. it.
Secondo la rilevazione Audiweb-Avdb, il sito ha ormai una media mensile di 9 milioni di lettori (ultimo trimestre 2011). Repubblica. it vanta anche il “travaso” più robusto: sono quelle persone che leggono il quotidiano su carta e poi frequentano anche quello online.
Questi seguaci del “marchio” sono un milione 57 mila.

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