Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
ITALIA FANALINO DI CODA IN EUROPA PER L’UTILIZZO DEI FONDI STRUTTURALI…ALLA FINE DEL 2011 BEN IL 53% DEI CIRCA 28 MILIARDI UE NON ERA STATO ANCORA IMPEGNATO….8 MILIARDI DOVRANNO ESSERLO ENTRO IL 2013…UN RITARDO CHE PAGA IL SUD CON MENO RISORSE E LAVORO
«Molti sforzi sono stati messi in campo per evitare il disimpegno di questi fondi», concede Luca
Bianchi, vicedirettore dello Svimez, ricordando la corsa a certificare le spese di 57 programmi italiani su 58 nello scorso mese di dicembre.
«Ora abbiamo bisogno di progetti nuovi perchè la parte ancora da spendere è ben più ampia degli 8 miliardi segnalati dalla Commissione», prosegue Bianchi.
«Il tesoretto residuo, tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale, è di circa 40 miliardi e di questi 30 sono per il Sud.
Andranno impegnati entro il 2013 e poi spesi entro il 2015. Un grande aiuto per creare occupazione».
Gli ispettori comunitari a Roma insegnano a “creare occupazione”
In realtà la Commissione europea si era già espressa con chiarezza, al termine del Consiglio del 30 gennaio scorso a Bruxelles, sull`utilizzo di quei fondi strutturali che i Paesi non hanno ancora speso.
Si tratta di 82 miliardi di euro (8 quelli italiani) che il presidente Barroso ha deciso di dirottare alla lotta contro la disoccupazione, visto che in Europa oltre 23 milioni di persone sono senza lavoro.
Una vera e propria emergenza, soprattutto nelle Nazioni con alti tassi di disoccupazione giovanile, come l`Italia, dove un giovane su tre tra i 15 e i 24 anni non ha un`occupazione (31%).
Già in questo mese di febbraio, un “gruppo d`azione”, ovvero un team ad hoc di funzionari europei e dei singoli Stati, visiterà gli otto Paesi con il tasso sopra la media (tra cui l`Italia, Barroso ha scritto una lettera a Monti Io scorso 31 gennaio) per concordare le linee d`azione in vista del. Programma nazionale di riforme da presentare entro metà aprile.
Gli 8 miliardi da spendere entro il 2013 sono dunque gli stessi che il presidente Barroso raccomanda di destinare ai giovani e alle piccole e medie imprese per rilanciare crescita e occupazione: fondi europei per ora “sprecati” dall`Italia, ovvero ancora non impiegati.
Qualcosa in tal senso si è già mosso.
Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha riprogrammato 3,7 miliardi di questi fondi in base a un nuovo “Piano di azione e coesione” intitolato “Il Mezzogiorno per l`Europa” inviato alla Commissione Ue il 15 dicembre e frutto della “cabina di regia” tra ministero, i presidenti delle otto Regioni del Sud e i sindaci dei capoluoghi del Mezzogiorno (l`ultima riunione risale allo scorso venerdì) Al Piano accelera la spesa a livello regionale e locale, riduce il cofinanziamento nazionale rimettendo così in circolo circa 8 miliardi di risorse, riprogramma i fondi non spesi su poche priorità individuate d`intesa con gli enti locali.
Il nostro Paese non utilizza il 53% delle risorse comunitarie, peggio fa soltanto l`Ungheria
La Commissione europea bacchetta l`Italia e torna a ricordare che entro il 2013 deve spendere, se non vuole perderli, 8 miliardi di euro di fondi strutturali non ancora impegnati: 3,7 miliardi del Fondo sociale europeo e 4,3 miliardi del Fondo regionale.
I dati di Bruxelles segnalano poi che in cima alla classifica delle Regioni sprecone si colloca l`Abruzzo che ha ancora 1`80% dei fondi da impiegare, seguito da Campania (75%), Sicilia (72%), Puglia (66%) e Calabria (60%).
La più virtuosa è la provincia di Trento (solo il 10%). A distanza, Emilia Romagna (32%), la provincia di Bolzano (33%), Lombardia e Piemonte (attorno al 40%).
Secondo i calcoli dello Svimez, basati sulla relazione del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, di inizio dicembre alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, dei 52 miliardi totali (tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale) stanziati per il 2007-2013, l`Italia ne ha usati alla fine del 2011 appena 12,3.
E dei 40 restanti, 30 spetterebbero proprio al Sud.
Banda larga a tutti gli italiani: l`obiettivo è fissato al 2013
Il “Piano di azione” per il Sud, messo in campo dal ministro Barca, concentra gli interventi su quattro temi: istruzione (974 milioni), credito di imposta per l`occupazione (142 milioni), Agenda digitale (410 milioni) e ferrovie (1,4 miliardi).
In primavera – si legge – potranno aggiungersi altre “riprogrammazioni” di fondi a beneficio dei servizi di cura per i bambini e dell`assistenza agli anziani non autosufficienti.
Tra i progetti in cantiere: corsi di inglese per 4 mila scuole (1,5 milioni di studenti), contrasto alla dispersione scolastica, raccordo scuola-lavoro per 3.200 istituti (95 mila studenti), riqualificazioni di 1.472 edifici scolastici, bonus fiscale per l`assunzione di 11 mila lavoratori svantaggiati, banda larga per tutti i cittadini entro il 2013 (e ultralarga per il 50% della popolazione), ampliamento e modernizzazione della rete ferroviaria (le risorse, tra fondi Ue e fondi Fas, raggiungeranno i 6,5 miliardi totali).
Valentina Conte
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
OSSERVATORIO MANNHEIMER: DOPO IL CASO LUSI NELLA MARGHERITA E I FONDI IN TANZANIA DELLA LEGA, SFIDUCIA TOTALE NEL SISTEMA DEI PARTITI…REGGE SOLO LA FIDUCIA IN NAPOLITANO AL 78% E CRESCE QUELLA IN MONTI AL 58%
L’appropriazione truffaldina dei fondi della Margherita da parte del tesoriere del partito ha ulteriormente fatto crollare la stima degli italiani nelle forze politiche.
Non ci si limita infatti a ritenere riprovevole il comportamento del senatore Lusi, ma si allarga la critica all’intero sistema dei partiti.
Ad esempio, molti intervistati giungono a domandarsi perchè questi ultimi – persino quelli scomparsi dallo scenario politico – possano disporre di così ingenti somme di denaro, tali da essere stornate o, come è successo per la Lega, investite pericolosamente in paradisi fiscali.
Trattandosi di soldi pubblici lo stupore e l’indignazione sono comprensibili, specie in un periodo in cui tutti sono chiamati a fare sacrifici.
Anche – ma non solo – a causa di questo episodio, la percentuale di chi esprime fiducia nei confronti dei partiti, già molto bassa nei mesi scorsi, è ulteriormente diminuita sino a scendere oggi sotto l’8%.
Era il 12% nell’ottobre scorso e il 17% a luglio del 2011.
Dunque, in questo momento più del 90% della popolazione manifesta uno scarso credito verso le forze politiche.
Le espressioni maggiori di disistima provengono dai più giovani, da chi è in cerca di prima occupazione, da chi vota per l’Idv di Di Pietro e, in misura ancora maggiore, dai molti che si dichiarano orientati verso l’astensione dal voto.
Il risultato è che i partiti costituiscono oggi in Italia l’istituzione meno stimata in assoluto.
Ma anche il Parlamento, che pure ottiene un livello di apprezzamento maggiore, ha subito un drastico calo di consensi negli ultimi mesi: era stimato dal 35% dei cittadini a luglio, dal 22% a ottobre e oggi si colloca sotto il 18%.
Viceversa si assegna la massima fiducia al presidente della Repubblica (78%) e al presidente del Consiglio (58%) che vede, anzi, una crescita proprio nelle ultime settimane.
Tutto ciò vuol dire che gli italiani desiderano una società priva di partiti? Non è così. La popolazione appare convinta della necessità dell’esistenza delle forze politiche, considerate un fattore necessario per il funzionamento della democrazia.
Ma auspica fortemente un mutamento di quelle attuali: solo poco più dell’1% dell’elettorato (con una accentuazione tra i più anziani e coloro che posseggono un basso titolo di studio) afferma che i partiti politici «vanno bene così».
Ciò non significa però necessariamente che quelli odierni debbano scomparire per far posto a forze politiche nuove: esprime questo desiderio solamente una minoranza – anche se molto consistente, più di un italiano su cinque – della popolazione, con una particolare enfasi da parte dei più giovani, di chi si astiene e, in generale, di chi si rifiuta (e sono numerosi) di collocarsi in una qualche posizione sul continuum sinistra-destra.
Ancora meno diffusa (18%) è la richiesta di un mero ricambio dei vertici attuali dei partiti (auspicata comunque in misura relativamente maggiore dai laureati e dagli elettori del Pd).
Non basta sostituire le persone: la netta maggioranza (56%) dell’elettorato domanda un più consistente e generale mutamento nel modo stesso di far politica da parte dei leader e delle loro organizzazioni: è una richiesta proveniente in misura ancora maggiore da chi risiede nei grossi centri urbani e dagli elettori del Terzo polo di centro.
Secondo molti osservatori, al termine del governo presieduto da Mario Monti, quando si faranno nuove elezioni, non ci troveremo di fronte ai partiti attuali, ma all’esito di un processo – di cui già si percepiscono le avvisaglie – di rimescolamento di quelli oggi esistenti.
È ciò che in parte auspica anche l’elettorato.
Tuttavia, come si è visto, quest’ultimo non si limita a desiderare solo una riallocazione o un mutamento di facciata delle forze politiche che oggi conosciamo.
Si richiede invece una vera e profonda revisione nei comportamenti e negli atteggiamenti verso lo Stato e i cittadini.
Pena l’ulteriore crescita della disaffezione dalla politica e della astensione potenziale che, come si sa, oggi coinvolge addirittura quasi metà degli elettori.
Renato Mannheimer
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
I PAESI SCANDINAVI, DOVE L’ESISTENZA SCORRE GARANTITA, HANNO IL MAGGIORE TASSO DI SUICIDI…INVENTARSI UN LAVORO AGUZZA L’INGEGNO, CAMBIARE E’ VITALE, MA OCCORRONO ANCHE DELLE CHANCE PER FARLO
I giovani devono abituarsi a non avere un posto fisso nella vita. E poi diciamo anche: che
monotonia averlo per tutta la vita. È bello cambiare”.
Questa frase di Mario Monti ha suscitato polemiche e ironie (“è un discorso snob”).
È chiaro che il premier tira l’acqua al suo mulino perchè il governo deve varare una riforma del lavoro dove il posto fisso e garantito a vita non ci sarà più, però la sua notazione è assolutamente valida dal punto di vista esistenziale e psicologico.
Scrive Nietzsche: “Amleto chi lo capisce? Non è il dubbio, ma la certezza che uccide”.
I Paesi scandinavi, dove l’esistenza scorre garantita, lineare, prevedibile ‘dalla culla alla tomba’, hanno il più alto tasso di suicidi in Europa, cinque o sei volte superiore al nostro Sud dove sono in parecchi a doversi inventare ogni giorno la vita per far quadrare il pranzo con la cena.
La necessità aguzza l’ingegno, la sicurezza lo ottunde.
Quando ero in Pirelli, alla fine degli anni Sessanta, ho assistito alla cerimonia che ogni anno l’azienda organizzava per gli “anziani Pirelli”, impiegati e operai che dopo quarant’anni di servizio andavano in pensione lasciandosi docilmente seppellire anzitempo.
Era una cerimonia, nonostante tutti gli sforzi della Pirelli per renderla potabile, o anzi forse anche a causa di questo, di una tristezza senza pari, da film del primo Olmi, quello de “Il posto” (appunto).
Si leggeva su quei volti l’asfissia.
Per 40 anni erano stati garantiti, ma per 40 anni avevano vissuto nelle stesse stanze, negli stessi luoghi, visto le stesse facce, fatto gli stessi discorsi.
“Una cosa da fare rincretinire un uomo per quanto può rincretinire” dice cinicamente lo stesso Adam Smith che pur è un primigenio fautore del lavoro parcellizzato e della catena di montaggio.
Cambiare quindi è vitale.
Ma bisogna avere delle chance di poterlo fare, pur assumendosi qualche rischio.
E la società di oggi è molto meno “aperta” di quella di ieri e non solo nel campo del lavoro.
Oggi quelle che una volta erano strade e anche autostrade si sono ridotte a stretti viottoli. A mio parere la situazione non è particolarmente drammatica, come si strombazza per i giovani che non trovano il primo lavoro (intanto son giovani, beati loro, mi cambierei all’istante con un ventenne disoccupato), ma per gli uomini di mezz’età che lo perdono. Soprattutto per quelli che appartengono al ceto medio, borghese, intellettuale. “Giorni e nuvole”, il bel film di Soldini, racconta la storia di un manager cinquantenne di un’azienda di Genova, troppo morbido, troppo umano.
L’azienda va così così e vi entra un socio con meno scrupoli che licenzia il manager e un bel mucchietto di operai.
Costoro — siamo a Genova, una città che conserva una tradizione operaia — riusciranno in qualche modo a cavarsela attraverso la rete di solidarietà proletaria.
Il manager (Albanese nel film) no.
Manda curriculum su curriculum, inutilmente. Nessuno oggi assume un uomo di 50 anni. Perchè nella società attuale, con i rapidissimi cambiamenti tecnologici, diventiamo tutti presto obsoleti.
Albanese, per sopravvivere, rinuncia allora a qualsiasi ambizione e si mette a far lavoretti d’occasione, si improvvisa tappezziere.
Ma non ha il know how, gli manca la manualità necessaria. Per questo trovo assai interessante l’iniziativa di Edibrico, una casa editrice di giornali di bricolage, che ha sponsorizzato gratuitamente l’insegnamento ai bambini, in varie sedi, di quella manualità che abbiamo quasi tutti perduto.
Altro che farli chattare, già a due o tre anni, compulsivamente sull’iPhone.
Della manualità , e non solo per sport, avremo presto tutti estremo bisogno.
Quella manualità che consentiva all’uomo di Neanderthal di costruirsi empiricamente una stranissima, complicata ma efficacissima lancia (gli serviva per uccidere i mammuth) che oggi nessuna tecnologia sarebbe in grado di riprodurre.
L’uomo Sapiens-Sapiens deve fare qualche passo indietro.
Massimo Fini
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Febbraio 7th, 2012 Riccardo Fucile
IL BLOGGER CANDIDATOSI ALLE PRIMARIE, IRREGOLARE UOMO LIBERO DEL CENTROSINISTRA, SI RACCONTA…”LUSI SPENDEVA CIFRE FOLLI, I SOLDI GLI AVEVANO CONFERITO UNO STATUS”…”TUTTE LE SCISSIONI DI QUESTI ANNI SONO PER LA CASSA”
Non credete alle balle di chi dice ‘ Non sapevo’. Nessuno, dei dirigenti, poteva ‘ Non sapere’ …. Lusi
non è una mela marcia. Mi fa ridere solo l’idea … Lusi è lo scoglio su cui, se non si abolisce il potere criminogeno del finanziamento pubblico, affonderà il Titanic dei partiti”.
Mario Adinolfi è uno dei pochi, grandi (anche fisicamente) e irregolari uomini liberi del centrosinistra italiano.
Di loro puoi dire tutto, o criticare tutto.
Ma, esattamente come per Arturo Parisi, quando si sollevano i muri di omertà , sono gli unici che possono dire “L’avevo detto” (perchè l’hanno fatto).
E possono aggiungere quello che pensano ora (perchè non hanno scheletri).
Adinolfi è un blogger, è stato per anni oppositore solitario, poi nello staff di Franceschini, ora è uscito dal Pd.
La ricostruzione che fa è per certi versi choccante.
Da dove partiamo? Dal 2007?
Allora conobbi direttamente il sistema Lusi. Io mi ero donchichottescamente e ingenuamente candidato alle primarie che poi elessero Veltroni con la lista Generazione U.
Tanti giovani, tanta passione, niente soldi.
Esatto. Il mio braccio destro, Marco De Amicis, correva nello stesso collegio uninominale dove era — con una lista personale! — Lusi.
Perchè te lo ricordi?
Per tutta la campagna, grazie alle denunce di Marco, non feci che parlare contro quel modello.
Dicendo cosa?
Che Lusi spendeva cifre folli. Era la verità .
Dicono: 300 mila euro.
Come minimo: manifesti, comitati elettorali … Mi colpì una cosa.
Quale?
Lusi aveva due persone per seggio, tutte con pranzo di catering. Mi chiesi: ma quanto gli costa? Un matto megalomane? Nemmeno per sogno. Quella prova muscolare gli consentì di accaparrare il seggio di senatore. I soldi, fai attenzione a quel che ti dico perchè si ripete in grande, gli avevano conferito lo status. Altroche matto: un paraculo. Che adesso dice: è tutta colpa mia.
Dice peggio: ‘ Sono responsabile di tutto e per tutti’.
Ehhhh … Cosa?
Strategia perfetta.
Mica tanto. Si prende tutte le colpe. E poi? Se gli va bene, risolve con un anno di domiciliari. Magari in villa.
Sei amarissimo.
Se patteggia gli va meglio … Ma anche se prendesse il massimo, due anni? Con l’immunità e i soldi sarebbe — come dice lui — “il rischio professionale” del tesoriere. Calcola che altri, come Balzamo, ci sono morti.
Dici che il finanziamento è “Criminogeno”?
Così sì. Soldi a un partito che non c’è cosa produce? Cassa da usare in nero, sottofondi, soldi opachi. L’unico che ci ha messo la faccia, per ora è Rutelli. Gliene do atto. Ma ovviamente non gli credo.
Perchè?
Se hai la doppia firma, solo tu, su un conto dove sono 30 milioni che fanno gola a tutti — per di più contesi fra ex della Margherita nel Pd, ex nell’Udc ed ex nell’Api! — non puoi permetterti di non controllare! Va riletta tutta la storia politica di questi anni.
Cioè?
La politica è la sovrastruttura di una guerra per bande per controllare la cassa. Tutte le scissioni di questi anni, da Fli, all’Api, sono per la cassa.
Ma cosa intendi?
Che è meglio avere un partito piccolo di cui controlli il conto, che uno grande in cui i soldi sono controllati da altri.
Anche tu sei passato in una corrente, quella di Franceschini.
Per questo posso mettere la mano sul fuoco. C’ero. Dario è stato il grande calunniato di Lusi. –
Mano sul fuoco?
Pensa: non esiste un solo manifesto della campagna elettorale di Franceschini. Come dice Dario, non c’erano soldi per farlo. Bersani, invece, aveva tappezzato l’Italia come una campagna elettorale da premier.
Non era un suo diritto?
Se non avesse superato il limite di spesa sì. Ma come fai a stare nei 150 mila euro se la tua faccia è in tutte le stazioni d’Italia? Se in ogni appuntamento le città sono incartate? E dove avrebbe preso i soldi? Deve dirlo lui. Ma non per autoflagellarsi! Per un rito di onestà che potrebbe salvare il partito. Se fosse onesto, e io credo che lo sia, deve portare su se stesso una discussione su forme di entrata e di uscita del denaro.
Perchè ti sta tanto a cuore?
Il sistema Lusi ha trasformato le competizioni interne in prove economiche. Ricordati che Franceschini era il segretario in carica. Anche Occhetto vinse!
Quindi?
La forza economica di quella campagna faraonica è stata usata per correggere la debolezza politica dell’immagine di Bersani.
Però il problema non è di un singolo, ma di un sistema …
Infatti: il problema è, anche a sinistra, chi tiene la casa vince. Altro che berlusconismo! Ecco perchè se Fini non controlla la cassa si fa il Fli, se non ci riesce Rutelli si fa l’Api. Ecco perchè Pontone, come Lusi soffre. Nel meccanismo intossicato dal denaro criminogeno non conta più nessuna idea.
Raccontami altri fatti.
Non ci fu solo il dissenso di Parisi. Ma anche, nel 2008, quello di Castagnetti. Ovviamente nel Pd se ne parlò, capisci cosa voleva dire?
No.
Parisi è un outsider. Castagnetti è un ex segretario. Ha gestito i soldi. Conosce i bilanci, dai tempi della Dc e le sue trappole.
Ovvero?
Mi dicevano: tutto quello che c’è scritto nei bilanci è falso. Anche le puttane, possono diventare costi di “attività politica”.
Ma questo cosa c’entra?
Quando Castagnetti fa quella battaglia sa bene che quei soldi nascondono un trucco.
E dopo che l’ha fatta nessuno può dire: ‘ Non avevo capito’. Ma tutti, e sottolineo tutti, voltano la testa, perchè il sistema Lusi doveva restare in piedi: conveniva ad ogni corrente. Ora, però, serve la verità : altrimenti sulla questione morale il Pd muore.
Luca Telese blog
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
MENTRE LA CASTA AUTOCELEBRA CONGRESSI FARSA E PARLA SOLO DI POSTI IN LISTA PER LE ELEZIONI, L’AVANGUARDIA FUTURISTA GENOVESE FA CIRCOLARE PROPOSTE E IDEE A SESTRI, BOLZANETO E ALTRI QUARTIERI POPOLARI… SECONDO VOLANTINAGGIO IN UN MESE, VIDEO SU YOU-TUBE… E A BREVE UN’ALTRA SORPRESA
Basta scorrere le cronache politiche dei quotidiani locali per rilevare che da mesi non leggiamo altro
che notizie relative ai candidati sindaci delle primarie del centro-sinistra genovese, con tutti i personalismi che ne derivano, o con chi si schiereranno i centristi e i leghisti genovesi, o se il Pdl troverà alla fine un kamikaze da candidare a sindaco.
Nel frattempo in Liguria si estende la cappa della ‘ndrangheta, cresce la disoccupazione, aumentano i fallimenti, il terziario è al collasso, i giovani sono senza futuro, ma di questi temi, alle lobbie partitocratiche evidentemente non frega una mazza.
Molti partiti celebrano congressi farsa che non fanno altro che ratificare decisioni prese nei palazzi romani, con relativi visi terrei o, se inquadrati dalle telecamere, sorrisi tirati di circostanza.
A tutti preme solo una cosa: farsi eleggere o ri-eleggere alle prossime comunali genovesi e posizionarsi in vista delle politiche.
Impazza la casta degli illusionisti e dei saltimbanco attenti alle clientele più che ai cittadini, fioccano promesse, sgomitano giovani già vecchi dentro, aspiranti chierichetti per la celebrazione della funzione del potere, spacciato come passaggio generazionale.
I loro contenuti sono analoghi alla temperatura esterna di questi giorni: zero con tendenza al ribasso.
Con effetti comici e tragici al tempo stesso: più la gente si allontana dai partiti, più questi fanno figurare un aumento degli iscritti tra le proprie fila.
Salvo poi schierare appena 50 povere anime a un congresso, dopo aver denunciato 2.000 iscritti.
Partiti che siedono al “tavolo della trattativa” (leggi spartizione delle poltrone) anche se sono oggetto da mesi delle disperate ricerche della Sciarelli.
“Chi li ha visti?” . Nessuno.
Cosa hanno fatto? Nulla.
Quanti manifesti hanno affisso? Zero.
Dove è stata selezionata la loro classe dirigente? A Voltri? Ad Albaro? A Nervi? A Pontedecimo?
No, più facile ad Aversa.
E di fronte a questo turbinio di compravendite e liquidazioni, di sedi che aprono e chiudono, di negozi che praticano sconti, di candidati che arrivano dal cielo e spendono decine di migliaia di euro, di truppe cammellate a sostegno del nulla politico, la scelta di “Liguria Futurista” è stata quella di ripartire dai problemi reali dei cittadini, alternando denunce e proposte, riportando ai valori, ai principi e alle regole del vivere civile.
Non politica come mera amministrazione condominiale, ma provare a disegnare i tratti di una politica diversa, di una città del futuro, di una societa che abbia radici, anima, passione.
Ritornare alla politica come servizio, al dibattito delle idee, a far circolare tesi, proposte, idee, sogni da realizzare.
Credere in un progetto, studiare, documentarsi, propagandarlo attraverso la militanza politica.
Non tra le lobbie e i salotti buoni della città , ma tra il 50% delle popolazione che si asterrà dall’andare a votare, che è stanca dei riti mediatici, delle parole vuote, delle promesse mai mantenute, dei bugiardi cronici, dei collusi.
Diffondendo volantini nei quartieri popolari della città , tra i giovani cui questa società ha tolto il diritto al futuro e rivolgendosi anche a un ceto medio sempre più impoverito.
Genova non ha bisogno dei sepolcri imbiancati della casta, ma di energie nuove, di passione politica e ideale, di un vento futurista che spazzi via le incrostazioni del passato, insieme a cacciatori di poltrone e riciclati.
Ricordiamo che chi volesse collaborare alla distribuzione del volantino può mettersi in contatto per ritirare delle copie ai numeri 334-3308075 e 346-0546850.
Chi, in altre città , volesse riprodurlo in proprio, può farlo richiedendoci autorizzazione
Contro la staticità della vecchia politica, “Liguria Futurista” è in movimento.
Liberi di pensare, liberi di agire.
Liguria Futurista
Ufficio di Presidenza
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
CON UN COMMA SEMINASCOSTO NELLA FINANZIARIA, HANNO STABILITO CHE LE LORO INDENNITA’ NON POSSONO ESSERE INFERIORI NE’ SUPERIORI A QUELLE DEI PARLAMENTARI…COSI’ EVITANO IL TAGLIO
La furbata è inserita in poche righe di un comma della finanziaria della Regione Campania, fresca di stampa e pubblicazione.
Il comma è scritto in maniera da risultare incomprensibile a una prima, sommaria lettura.
Poi approfondisci, ti documenti e scopri che grazie a quelle poche e criptiche righe i consiglieri regionali della Campania sono riusciti ad approvare una norma che ‘blinda’ le loro retribuzioni.
Che fino a ieri erano sostanzialmente ancorate a quelle dei deputati e senatori. Ma che oggi non possono diminuire, nemmeno nel caso, al momento non infondato, che i parlamentari si convincano a dare una sforbiciata alle proprie indennità .
Se ciò avverrà , questo non avrà conseguenze sui cedolini dei consiglieri campani.
Che resteranno intatti.
Per capire il trucco, bisogna riavvolgere il nastro a undici mesi or sono, quando diventa legge la precedente finanziaria campana.
Che al comma 15 dell’articolo 1, “ai fini del contenimento della spesa della Regione per organi istituzionali”, stabilisce che “l’importo complessivo del trattamento indennitario del consigliere regionale non può eccedere l’indennità massima spettante ai membri del Parlamento, come determinata ai sensi dell’articolo 1 della legge 31 ottobre 1965, n. 1261 (Determinazione dell’indennità spettante ai membri del Parlamento)”.
Che è pari a 11.704 euro mensili, cifra alla quale i consiglieri campani si avvicinano moltissimo.
La nuova finanziaria regionale, approvata il 30 dicembre scorso e pubblicata sul bollettino ufficiale della Campania il 28 gennaio, aggiunge però le seguenti paroline: “nè essere inferiore a quello del 31 dicembre 2011″.
E cosa significa?
Significa che gli stipendi dei consiglieri campani non potranno diminuire rispetto ai trattamenti in vigore per loro fino a un mese e mezzo fa.
E un eventuale taglio delle retribuzioni dei parlamentari, messo in agenda dal governo Monti, non inficerà quelle riservate ai politici della regione governata dal Pdl Stefano Caldoro.
Viene da chiedersi: che bisogno c’era di fare una legge regionale per bloccarsi lo stipendio?
In un periodo di vacche magrissime, di fronte alle pressanti richieste del governo di tagliare i costi della politica e della casta, la Regione Campania potrà sempre opporre l’autonomia garantitagli dalla Costituzione.
Peraltro sancita da una sentenza della Consulta, che nel maggio 2007 annullò il taglio del 10 per cento delle indennità di tutti gli amministratori locali deciso con la finanziaria Berlusconi del dicembre 2005.
Una sentenza fondata sul principio che le regioni decidono da sole e senza interferenze quanto e come pagare i loro amministratori.
Vincenzo Iurillo
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
PALAZZO CHIGI SI SCHIERA CON GABRIELLI: “PIENA FIDUCIA NEL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE, NON E’ STATO LUI A SBAGLIARE”… I 250 SPAZZANEVE SONO RISULTATI VIRTUALI, IL SALE E’ STATO GETTATO IN STRADA QUANDO PIOVEVA: QUANDO E’ CADUTA LA NEVE ERA FINITO
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ora è solo. 
Il tentativo di rovesciare il tavolo trascinando la Protezione Civile prima in una rissa da taverna, quindi di intimidirla con la minaccia di investire il Parlamento di una riforma che trasferisca le sue competenze al ministero dell’Interno, si rivela per quello che è.
Un ultimo gesto di disperazione utile a confondere le responsabilità del sindaco.
Le responsabilità nell’abbandono della città al suo destino e alla neve che l’ha spenta per quarantotto ore, ma un gesto così maldestro che si trasforma nella sua seconda Caporetto. Politica, stavolta.
Quando ormai è sera e l’affannosa chiamata a raccolta del centro-destra si risolve in modesti quanto isolati attestati di solidarietà (Alfano non va oltre un “tweet”, Gasparri e Cicchitto usano parole di maniera), a Palazzo Chigi segnalano infatti che il Governo ha deciso di difendere il capo della Protezione Civile e la correttezza delle sue mosse.
“Il comune di Roma – spiegano gli uomini del Premier – nulla ci ha chiesto e dunque non è stato previsto, nè è previsto in agenda alcun intervento. Se Alemanno dovesse cambiare idea, il Governo interverrà . Fermo restando che un’eventuale dichiarazione di emergenza deve essere chiesta dalla Regione e dalla sua governatrice, Renata Polverini, che, al momento, non lo ha fatto. Per altro, la situazione sembra in miglioramento”.
Insomma, il Governo ha sin qui fatto a Roma solo quello che il sindaco, nella disperazione di venerdì notte, e a disastro ormai compiuto, ha chiesto direttamente al Prefetto: far uscire uomini e mezzi dell’esercito dalle caserme.
Parole inequivocabili quelle del Governo, quanto il corollario che le accompagna.
“In quanto è accaduto a Roma – proseguono a Palazzo Chigi – non c’è nessuna responsabilità specifica di Franco Gabrielli. Il capo della Protezione civile aveva avvertito diversi giorni fa, anche la Presidenza del Consiglio, dell’arrivo della neve. Per il Governo, non cambia la fiducia in Gabrielli. Forse c’è il tentativo del Comune di scaricare l’intera colpa su di lui. Ma per quanto ci riguarda non può cambiare la nostra considerazione nei suoi confronti”.
Alemanno porta dunque per intero la responsabilità civica e politica di quanto accaduto.
E del resto, i dettagli che si aggiungono al quadro di cosa non ha funzionato tra venerdì e sabato scorsi, confermano come “il piano neve” del sindaco si sia malinconicamente e goffamente sfarinato proprio come una palla di neve.
E per giunta prima ancora di cominciare.
Si scopre ora infatti che, per ragioni diverse, le due armi pianificate contro la “nevicata epocale” – spazzaneve e sale – erano di carta e sulla carta sono rimaste.
È accaduto infatti che dei “250 mezzi spazzaneve” magnificati dal sindaco in questi giorni, non si è avuta che qualche sporadica traccia, per altro registrata dai testimoni oculari come una Chimera da ricordare nel nulla.
A metterli a disposizione avrebbero dovuto essere le ditte private che curano la manutenzione stradale delle grandi assi viarie e della viabilità ordinaria.
Parliamo di mezzi raccogliticci – camion normalmente destinati al trasporto ghiaia sul cui muso vengono montate “lame”, nonchè inutili “pale meccaniche” – che per altro, nessuno nello staff del sindaco, ancora oggi, sa dire se e soprattutto in che numero siano usciti in strada.
Racconta un alto dirigente del Comune: “Ciascuno dei diciannove municipi doveva controllare che le ditte della manutenzione stradale mettessero a disposizione quei mezzi. Ma la verità è che, venerdì mattina, quando è cominciato a nevicare molte ditte sono risultate irreperibili, altre hanno fornito meno mezzi di quelli previsti e anche quelli, il più delle volte, sono rimasti bloccati nella gigantesca morsa di traffico che stringeva la città , bloccando il Grande Raccordo e le consolari. Insomma, i pochi che sono partiti non sono riusciti a fare il lavoro che dovevano”.
Di fatto – come spiega a “Repubblica” Tommaso Profeta, responsabile per la sicurezza del Comune, gli unici “mezzi” che si ha certezza siano entrati in funzione sono stati quelli dell’Ama (l’Azienda addetta alla raccolta dei rifiuti) e del Servizio Giardini, impiegati per liberare le aree circostanti ospedali, farmacie, scuole, ingressi delle metropolitane.
E anche qui, parliamo non di “spazzaneve”, ma delle “spazzolatrici” adibite alla normale pulizia stradale da foglie e cartacce.
Quei baracchini che normalmente si vedono trotterellare sull’asfalto e che con 10 centimetri di neve a terra diventano semplicemente inutili.
Esemplare anche ciò che è stato dell’operazione “salatura” delle strade.
L’altra gamba su cui avrebbe dovuto marciare l’autarchica resistenza di Alemanno contro la “furia epocale” degli elementi.
Nel dicembre scorso, il Comune aveva acquistato 250 tonnellate di sale.
All’inizio della scorsa settimana ne sono state distribuite una tonnellata e mezza per ciascuno dei diciannove municipi.
Bene, quel sale è inutilmente finito tra la notte di mercoledì e la sera di giovedì. Inutilmente, perchè giovedì, a Roma, pioveva.
E perchè – come tutti sanno – l’acqua scioglie il sale rendendolo inefficace contro il gelo.
Sarebbe stato necessario “salare” nuovamente, ogni 6 ore, per tutta la giornata di venerdì.
Ma, appunto, mezzi per farlo non ce n’erano. E soprattutto il sale era finito.
Carlo Bonini e Giovanna Vitale
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
AL VERTICE DI GM CHIAPPORI HA CHIAMATO DOMENICO SURACE, IL CUI NOME COMPARE NEL DOSSIER CONSEGNATO IL 21 OTTOBRE ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA…. LO AVRA’ SCELTO A SUA INSAPUTA, COME SCAJOLA CON LA CASA VICINA AL COLOSSEO?
Il ponente ligure sta ancora cercando di metabolizzare il clamoroso scioglimento del Comune di Ventimiglia per infiltrazioni e condizionamento da parte della criminalità organizzata, e già scoppia un nuovo caso legato ai rapporti tra ‘ndrangheta e politica.
Accade a Diano Marina, uno dei centri turistici più importanti dell’intera Liguria e della provincia di Imperia in particolare, feudo storico del partito di Bossi.
Il 31 gennaio, il sindaco leghista Giacomo Chiappori, che è anche deputato nonchè vicepresidente della Commissione Difesa, ha nominato il nuovo amministratore unico della Gestioni Municipali spa, una società strategica per la “città degli aranci” visto che deve gestire il porto e alcune spiagge del litorale.
La scelta di Chiappori è caduta su Domenico Surace, 41 anni, nato a Seminara in provincia di Reggio Calabria, in passato titolare di ristoranti e stabilimenti e volto molto noto del comprensorio anche per la sua ultradecennale militanza politica, da Forza Italia ad An passando per liste civiche e un incarico di assessore con la precedente giunta.
Ma il nome di Domenico Surace compare anche nel voluminoso dossier che il prefetto di Imperia Fiamma Spena invia il 10 ottobre del 2011 al prefetto di Genova che a sua volta lo consegna a Beppe Pisanu il 21 ottobre, giorno in cui la commissione antimafia che il senatore presiede arriva a Genova in missione.
A pagina 23 del primo faldone compare il disegno della provincia con una serie di rettangoli che contengono i nomi delle famiglie considerate referenti delle cosche.
Per la precisione ecco quanto scrive il prefetto: “La mappa desunta dal rapporto informativo del comando provinciale dei carabinieri di Imperia consente una visione d’insieme della presenza di soggetti riconducibili ad organizzazioni di stampo mafioso nel territorio provinciale e coincide nel suo complesso con la distinzione per comprensori delineata nel corso della relazione”.
Per Diano Marina vengono elencati tre nomi: famiglia De Marte (zona di provenienza Seminara); famiglia Papalia (Seminara); Surace Domenico (Seminara).
Al momento nei confronti di Surace non risultano indagini e neppure che sia pregiudicato.
Ciò detto resta il fatto che la sua nomina sta già creando qualche imbarazzo all’interno del mondo politico del ponente, se non altro per ragioni di opportunità e prudenza.
Ci si interroga poi sul fatto che nessun membro della Commissione antimafia abbia avvisato il “collega” Chiappori.
Specie i deputati Carolina Lussana e Luca Rodolfo Paolini che con il sindaco di Diano condividono gli stessi banchi.
Sicuramente avranno letto la relazione ma nessuno ha pensato di informare Chiappori che nel suo comune erano stati individuati ben tre gruppi di presunti soggetti legati alla criminalità organizzata.
Oppure il sindaco fedelissimo del “senatur” sapeva ma ha ritenuto che la questione non rappresentasse un ostacolo.
Ipotesi quest’ultima che sembrerebbe in contrasto con i principi giustizialisti di Chiappori, che ebbe un momento di, seppur breve, notorietà nazionale quando fu il primo firmatario di una proposta di legge per al castrazione chimica dei pedofili.
Va aggiunto che il ricambio al vertice della G. M. è stato oggetto di una forte polemica e l’ex presidente Francesco Zunino ha già annunciato che chiederà il rispetto del contratto e il pagamento del suo stipendio fino al 2013.
Inoltre, nel 2005, quando era assessore della giunta Pdl di Angelo Basso, Surace si dimise dall’incarico e abbandonò la maggioranza sempre per dissidi riguardanti la gestione di G. M.
Marco Preve
(da “La Repubblica“)
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Febbraio 6th, 2012 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO DEL CARROCCIO GIANLUCA PINI VANTA UNA STORIA DI UNA TRUFFA AVVENUTA A “SUA INSAPUTA”… VICENDE DI CONTABILITA’ SPARITE, DI QUESTORI FATTI TRASFERIRE E DI 200.000 EURO DOVUTO AL FISCO
Anche l’onorevole leghista Gianluca Pini, autore dell’emendamento approvato giovedì dalla Camera
sulla responsabilità civile dei giudici come da copione vanta una storia di una truffa avvenuta a “sua insaputa”.
Quando la Guardia di Finanza scopre che la società Scyltian dicasi “cartiera” ha tra i vari clienti anche la sua ditta, la Nikenny, per impedire ogni verifica, ricorre all’alibi del furto della contabilità aziendale (per la legge è reato solo l’uso della fattura falsa).
Così in mancanza di accertamenti ne esce “illeso” penalmente.
Paga solo 196,467 mila euro più 23,92 mila euro di interessi sui 679 mila euro contestatigli dall’Agenzia delle Entrate.
Pini è un imprenditore “flessibile” passa dall’import-export di elettronica di consumo – la Nikenny chiusa nel 2005 – alla Nikenny Corporation srl messa in liquidazione nel 2011 di cui Pini è procuratore institore con una vasta gamma di poteri.
Ma ad essere accusata dalla Procura della Repubblica di Forlì di aver “utilizzato ed emesso al fine di evadere le imposte sui redditi e o sul valore aggiunto fatture per operazioni inesistenti per l’anno 2004 per complessivi euro un milione 419,044 mila emesse dalla Tech line srl e nell’anno 2003 per fatture emesse dalla Full service srl per euro 627,00 mila nonchè l’emissione di fatture alla “Full service” srl per euro 217,243,61” è l’Amministratore, Alessia Ferrari,ex dipendente della Nichenny di Pini, società che era tra i clienti della “cartiera”.
Al momento della liquidazione è anche emerso che non erano state pagate multe per 4 mila e trecento euro.
L’auto, ancora oggi usata dall’onorevole leghista, una Bmw X6 nera, è una di quelle intestate alla società .
A seguire nasce la Gold Choice srl, import-export di caffè, amministratrice la sua compagna Paola Ragazzini, infermiera all’ospedale di Lugo in aspettativa da quando è diventata suo “portaborse” ed infine germoglia la Grado Golf and Resort srl, con sede a Roma in via Frattina.
Società che nasce esclusivamente per la realizzazione di un Resort sui terreni di proprietà di Zamparini della Palermo Calcio.
Operazione da 150 milioni di euro. Ad occuparsi di trovare investitori è il professionista Roberto Zullo: nomi protetti dallo schermo di una società inglese Reset Ltd.
Ma l’operazione salta e la società resta inattiva.
Pini fa eleggere consigliere comunale Francesco Aprigliano, poliziotto di Rossano Calabro in servizio a Forlì.
E quando questo viene sottoposto a provvedimento disciplinare dal questore Calogero Germanà perchè svolgeva l’attività di immobiliarista e imprenditore, Pini presenta un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Maroni, suo uomo di riferimento nella Lega, per chiedere l’immediato trasferimento di Germanà .
Germanà , vale la pena ricordarlo , è l’investigatore miracolosamente scampato, dopo due mesi dalla strage di Via D’Amelio in cui venne ucciso Paolo Borselino di cui era stretto collaboratore, all’agguato sul lungomare di Mazzara del Vallo.
A sparargli con fucili a pallettoni e kalashnikov il gotha di Cosa Nostra: Matteo Messina Denaro, Leoluca Bagarella e Giuseppe Graviano.
Un eroe vivente, seppure sia stato nominato questore dopo 12 anni.
Pini prendendo a pretesto una denuncia, archiviata per infondatezza , nei confronti del questore da parte del sindacato Siulp in merito a presunte disparità di trattamento degli straordinari scrive: “Mi chiedo se il Ministro intenda provvedere celermente con un provvedimento di turnazione nei confronti del questore evitando altresì che la nuova sede non sia vicina a quella attuale”.
Ritenendo Ravenna, sede vacante, troppo vicina a Forlì per un questore, ritenuto così “scomodo” chissà perchè. Germanà , simbolo della lotta alla mafia, viene inviato a Piacenza dall’ex Ministro che ama rivendicare i meriti della cattura dei latitanti.
Forse per questo Pini non potendo far trasferire i magistrati scomodi ha pensato ad una norma per punirli minandone l’indipendenza?
Sandra Amurri
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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