Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile
LAVITOLA AL MANAGER ARRESTATO: “FAMMI FARE A ME, CHE IL BERLUSCONISMO LO PARLO BENISSIMO”
Valter Lavitola sta discutendo al telefono con Paolo Pozzessere, manager di
Finmeccanica.
A un certo punto, il faccendiere napoletano introduce l’argomento della sua quota di provvigione per l’affare delle commesse del gruppo Finmeccanica a Panama.
E sbotta: «Lui, quando sa che è una cosa tua, deve rimanè sempre con un po’ di pathos, fammi fa’ a me, che io il berlusconismo lo parlo benissimo».
L’elicottero di Putin
Partiamo dalla fine di questa inchiesta che ha portato ieri all’arresto di un dirigente Finmeccanica, Paolo Pozzessere, per corruzione internazionale.
E cioè dai nuovi scenari investigativi che stanno portando gli inquirenti napoletani a indagare sugli affari di Finmeccanica in Russia. A Mosca.
Siamo nei giorni dell’arresto (aprile scorso) di Valter Lavitola per corruzione internazionale.
Per gli affari a Panama, con il presidente di quel Paese, Ricardo Martinelli. Marco Acca, responsabile delle vendite del settore militare dell’AgustaWestland è a Panama, da Martinelli, e contatta l’amministratore delegato di AgustaWestland, Bruno Spagnolini, per avere la disponibilità a poter rilasciare una dichiarazione nella quale Agusta sostiene di non aver pagato alcuna commissione.
In una seconda telefonata, Spagnolini dice: «Quando parlate di, se doveste dire che ci volano (sui nostri elicotteri, ndr) vari Capi di Stato non menzionate Putin, siccome me l’ha detto il Presidente…».
Sostiene il gip che il riferimento è a «Orsi Giuseppe, presidente e amministratore delegato di Finmeccanica»: «I pm evidenziano che fu lo stesso Orsi a dare notizia dell’acquisto di un elicottero da parte di Putin, con una intervista al “Sole 24ore”: quindi, l’unica spiegazione plausibile di questo cambio di atteggiamento è, secondo i pm, da ravvisare nell’esigenza di tenere riservati gli affari di Finmeccanica con Putin e la Russia in generale».
Pozzessere a Mosca
Va aggiunto che secondo Alessandro Pansa, direttore finanziario di Finmeccanica, sentito il 4 ottobre scorso dai pm, «Paolo Pozzessere, dopo gli articoli di stampa che lo avevano riguardato e che determinarono le sue dimissioni dalla posizione di direttore commerciale, ha assunto la nuova posizione di senior advisor dell’ad di Finmeccanica in Russia, per decisione del nuovo amministratore delegato ingegner Orsi. In tale posizione Pozzessere riferisce direttamente all’ad Orsi». L’uomo di Orsi ha preso casa a Mosca, nello stesso edificio dove abitano il ministro della Difesa e il capo dei Servizi.
Uomo di Stato in incognito
Valter Lavitola non solo risolveva i problemi «personali» del presidente Berlusconi, come Gianpi Tarantini, ma in realtà era l’uomo di Berlusconi per gli affari in America Latina, a Panama, in Brasile, in Argentina.
Scrive il gip che «Lavitola, senza averne alcun titolo, era una sorta di “Uomo di Stato in incognita”».
E dopo aver sudato sette camicie per le commesse a Panama, il faccendiere in carcere dall’aprile scorso, ha chiesto di essere pagato: «Forse, a meno che non succedano ulteriori stronzate, io riesco a raggiungere un accordo con Martinelli in base al quale io mi piglio il 35% di sta società , quindi mi incasso il 35% della commissione».
Panama da dividere
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Pozzessere, riguarda in particolare le commesse di tre società (Selex, Telespazio, AgustaWestland) del gruppo Finmeccanica, per 180 milioni di euro con Panama.
Commesse garantite grazie alla missione della delegazione guidata dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha sottoscritto il 30 giugno del 2010 un accordo intergovernativo con il presidente di Panama, Ricardo Martinelli.
«In data 9 agosto del 2010, Selex Sistemi Integrati firmava un contratto del valore di 90,5 milioni di euro per la fornitura di un sistema di vigilanza costiera; in data 19 novembre del 2010, Telespazio Argentina stipulava un contratto del valore di 15,7 milioni di euro per la fornitura della cartografia di base del territorio. Il 7 dicembre del 2010 Agusta concludeva un contratto dal valore di 76,9 milioni di euro per la fornitura di sei elicotteri».
Per queste commesse, attraverso «oneri per assistenza e consulenza alla società “Agafia Corp Sa”, riconducibile a Ricardo Martinelli» le aziende italiane dovevano garantire una provvigione del 10%, 18 milioni di euro. Lavitola al telefono con Pozzessere spiega che ottenendo il 35% della società «Agafia», intasca circa sei milioni di euro di provvigione.
Sistema corrotto
L’inchiesta dei pm napoletani Enzo Piscitelli e John Henry Woodcock racconta il «sistema» Finmeccanica che il gip Dario Gallo censura pesantemente: «È emerso, con riferimento a varie vicende, il preoccupante ricorso da parte di Finmeccanica e società collegate, a pratiche corruttive per l’acquisizione delle commesse di governi stranieri», «in favore dei pubblici ufficiali stranieri preposti all’acquisto di prodotti industriali».
Probabilmente così fan tutti.
Ma intanto se davvero i sospetti della procura di Napoli dovessero trovare conferme (per Panama gli inquirenti napoletani ritengono di avere le prove, per l’India sta procedendo Busto Arsizio), Finmeccanica ne uscirà malridotta.
Il 9 luglio del 2010, Finmeccanica conferisce alla «VL Consulting», di Valter Lavitola, costituita il 16 giugno di quell’anno, un incarico di consulenza per la promozione della immagine di Finmeccanica in Brasile, Argentina, Panama. Mette a verbale Elena Napolitano, responsabile dell’Unità operativa processi commerciali di Finmeccanica: «Per quanto riferitomi da Pozzessere Paolo, la genesi del rapporto tra Finmeccanica e Lavitola è legata al rapporto che Lavitola aveva con Silvio Berlusconi, che appunto lo ha “segnalato”».
Mi manda Silvio
Ma per l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, il ruolo di Lavitola è nello stesso tempo quello di consulente Finmeccanica e di rappresentante di Silvio Berlusconi.
Dice Bono ai magistrati: «Mi recai a Palazzo Grazioli e lì venivo ricevuto da Berlusconi e Lavitola. Il quell’occasione Berlusconi mi disse, alla presenza del Lavitola, di tenere ben presente che il Lavitola era il suo fiduciario per il Brasile».
Caselli ingordo
È il 7 giugno del 2011 quando l’ex presidente del Consiglio Berlusconi chiama Pozzessere: «Sono qui con il nostro senatore, Esteban Caselli… c’è la possibilità di una vendita di aerei da trasporto fabbricati da voi per 600 milioni di dollari all’Aeronautica militare indonesiana… questo signore dice che può organizzare una riunione da tenere a Giakarta…».
Caselli in realtà pretendeva una tangente di «10 milioni di dollari in anticipo». E la trattativa non è mai partita.
Guido Ruotolo
(da “La Stampa“)
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Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile
MAZZETTE & ARMI, ALTRI GUAI PER GLI AFFARI FINMECCANICA… BERLUSCONI RACCOMANDà’ LAVITOLA E CASELLI ALLE IMPRESE DI STATO
Un ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola, accusato di chiedere mazzette da spartire con il collega deputato Massimo Nicolucci e con l’allora ministro della difesa brasiliano Jobim per piazzare undici fregate di Fincantieri al Brasile.
L’allora direttore commerciale di Finmeccanica Paolo Pozzessere che da ieri è in carcere, accusato di corrompere insieme a Valter Lavitola il presidente di Panama Ricardo Martinelli.
E un presidente del consiglio come Silvio Berlusconi che interpretava il suo ruolo come quello di un brasseur d’affaires che da un lato cerca di sponsorizzare il senatore italo-argentino Esteban Caselli come mediatore per vendere elicotteri all’Indonesia, dall’altro spinge l’amico Valter Lavitola come suo fiduciario per gli affari di Fincantieri in Brasile ed entrambi gli amici del Cavaliere poi battono cassa per milioni di euro.
Come se non bastasse l’inchiesta che coinvolge il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi in persona per le presunte mazzette da 51 milioni di euro volate tra Italia e India insieme a una commessa di elicotteri Agusta, ieri è arrivata un’altra ondata di perquisizioni, avvisi di garanzia e l’arresto di Pozzessere, che radono al suolo quello che era rimasto della credibilità del nostro paese.
Sarà davvero difficile per l’Italia vendere un radar, un elicottero, una nave militare a un paese straniero d’ora in poi.
Paolo Pozzessere dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Greco della Procura di Napoli è stato arrestato perchè avrebbe promesso al presidente di Panama Ricardo Martinelli e ad altri politici 18 milioni di dollari per “procurare alle società del gruppo Finmeccanica forniture per complessivi 180 milioni di euro” da identificare.
La super mazzetta sarebbe girata “attraverso il pagamento da parte delle societa’ Telespazio Argentina, AgustaWestland e Selex sistemi integrati di consulenze alla società Agafia Corp SA allo scopo costituita e di fatto riconducibile a Ricardo Martinelli, benche’ formalmente rappresentata e amministrata da Karen Yizzel De Garcia Castro”, la compagna panamense di Valter Lavitola.
Pozzessere, Lavitola e Berlusconi rappresentavano un terzetto molto affiatato, come si evince dalle telefonate nelle quali i tre dialogano di affari, politica e talvolta anche di donne.
Il 7 giugno 2011 Berlusconi chiama Pozzessere mentre il Cavaliere sta con Esteban Caselli, senatore del Pdl eletto in Argentina e dice: “Senti io sono qui con il professore, il nostro senatore, che è Esteban Caselli che mi porta una lettera del signor James Seslichi (il nome è storpiato dall’ex premier Ndr) che è il presidente della Iached limited, una società che dice di avere la possibilità di una vendita di aerei da trasporto fabbricati da voi all’aeronautica militare indonesiana (…) ecco questo signore dice che può organizzare una riunione da tenere a Jakarta con il nuovo capo dell’aeronautica indonesiana e un emissario italiano di alto livello (…) quindi dice che questa vendita è fondamentale che non contempli alcun elemento di agenti locali perchè”, dice Berlusconi altrimenti “possono nascere degli scandali”.
Pozzessere conferma: “è vietato”.
Quindi agenti locali no. Ma agenti italiani, magari senatori, forse sì.
Questo è almeno quello che Pozzessere scoprirà essere il disegno di Caselli.
Interrogato l’11 novembre scorso dai pm di Napoli, l’ex direttore commerciale parla della richiesta di denaro da parte di Caselli: “a tale Tsatsiky” . Pozzessere.
Dice Pozzessere: “un mio collega responsabile di Finmeccanica a Londra, Alberto De Benedictis, mi disse di aver incontrato Tsatsiky il quale gli aveva detto che il senatore Caselli gli aveva chiesto dei soldi per farlo incontrare con me e per avere un mandato di agenzia da Finmeccanica, o meglio da Alenia”.
Paolo Pozzessere, indignato, prende carta e penna e scrive a Berlusconi una lettera che poi non invierà per spiegare che Caselli avrebbe chiesto: “l’ottenimento di un mandato di agenzia da parte di Finmeccanica e pagamento di 10 milioni di dollari in anticipo. Ovviamente la risposta è stata negativa”.
L’ex direttore centrale Lorenzo Borgogni ha raccontato i retroscena del fallito affare brasiliano delle navi di Finmeccanica e Fincantieri.
Il 10 novembre 2011 Borgogni mette a verbale: “Pozzessere mi disse che il dott. Giuseppe Bono, (amministratore delegato di Fincantieri Ndr) e Paolo Graziano (imprenditore che lavora nell’indotto a Napoli Ndr) gli avevano chiaramente detto di aver trovato un ‘canalè tra l’Italia e il Brasile tale da agevolarli nei rapporti con l’allora ministro della Difesa brasiliano Jobin (Nelson Jobim Ndr) , ‘canalè trovato da Graziano”.
Borgogni chiede e ottiene conferme. “Graziano mi disse – prosegue Borgogni – che il ‘canale privilegiato tra Fincantieri e il governo brasiliano era rappresentato dall’onorevole Claudio Scajola e dal parlamentare napoletano, della corrente di Scajola, on. Massimo Nicolucci, e ciò perchè Scajola era molto legato al ministro della Difesa brasiliano Jobin; (…) Scajola, contattato attraverso Nicolucci, si era impegnato ad intervenire su Jobin appunto per favorire Fincantieri”. “Pozzessere mi disse di aver appreso da Bono, o comune da Fincantieri, che in cambio delle agevolazioni era stato pattuito un ‘ritornò che avrebbe dovuto pagare la stessa Fincantieri quale contratto di agenzia dell’ammontare dell’ 11 per cento dell’affare complessivo, pari quest’ultimo, per la sola parte di Fincantieri, a 2,5 miliardi di euro. Tale cifra di ritorno percentuale, secondo quanto riferitomi da Pozzessere, doveva essere parzialmente destinata tra Scajola e Nicolucci da una parte e Jobin dall’altra”.
Borgogni, non si fida e chiede al suo presidente dell’epoca, che conferma: “Guarguaglini, evidentemente messo a parte da Pozzessere, mi disse che era stata chiesta anche a noi di Finmeccanica la stessa percentuale di ‘ritornò dell’11 per cento (…); Guarguaglini mi disse di aver detto a Pozzessere che la percentuale massima di ‘ritornò che lui era disposto a pagare era quella del 3 per cento”.
Claudio Scajola nega e sostiene di avere sempre operato alla luce del sole per favorire Finmeccanica.
Fincantieri precisa che un contratto di agenzia fu stipulato ma nel 2008 e rescisso quando iniziarono i contatti istituzionali.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile
NEL MIRINO 72.000 EURO L’ANNO DI FONDI RISERVATI… IN VENTI ANNI SAREBBERO STATI SPESI 1, 3 MILIONI IN VIAGGI, FESTE, REGALI, FRUTTA, CARAMELLE E LIBRI
La procura del tribunale di Bolzano ha formalmente indagato il governatore altoatesino
Luis Durnwalder per peculato in riferimento all’utilizzo del suo fondo spese riservato.
La scorsa settimana la Corte dei conti aveva acquisito alla Provincia autonoma documentazione sul fondo spese di Durnwalder.
L’iscrizione sul registro degli indagati, come è stato precisato dalla procura, è un atto dovuto in seguito alla segnalazione fatta dal procuratore della Corte dei Conti, Robert Schuelmer.
La Corte dei Conti, dopo avere analizzato la documentazione relativa alla gestione dei fondi riservati dal 1994 ad oggi, ha depositato la segnalazione alla procura penale, indicando le ipotesi di reato.
Nel mirino della procura è finita dunque la gestione di 72 mila euro l’anno che costituiscono i fondi riservati a disposizione del presidente della Provincia.
Ma secondo le accuse, in quasi vent’anni il presidente della provincia di Bolzano avrebbe speso un milione e 300mila euro in viaggi, feste di compleanno, regali di natale, medicine, tasse per il canone Rai e sulla casa, frutta, caramelle e libri.
Lui ha smentito tutto e ha minacciato querele.
“Non ho mai fatto pagare e neppure anticipare spese private dal mio fondo riservato. Al contrario: sono io che anticipo di tasca mia le offerte e le spese che poi mi vengono rimborsate”, aveva ribadito ieri Durnwalder in conferenza stampa.
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Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile
E SUL MAGISTRATO IN SERVIZIO A MILANO PIOVONO LE CRITICHE PER LA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
“Votiamo Grillo e in massa…non ci sono alternative!”.
Clementina Forleo, giudice in servizio a Milano, ha pubblicato su Facebook questo status a cui sono seguiti centinaia di commenti dei suoi ‘amici’ sul social network.
Una dichiarazione che Pubblico ha ribattezzato come endorsement a favore del Movimento 5 Stelle.
“Ma dottoressa — scrive Luciano -, credo che lei sappia che dietro Grillo si celano le banche tramite Gianroberto Casaleggio. Grillo non affronta più il signoraggio da anni. Sono più credibili altri, come quelli del movimento insorgenza civile. Tranne loro e Marra, in Italia sembra un argomento caduto nel dimenticatoio”.
Ma il pm ribatte: “Sì sì, so anche che dietro tutti noi si cela il peccato originale, Eva che mangiò la mela, il serpente…è finita l’ora della dietrologia. La democrazia non può più aspettare”.
La Forleo risponde anche a un altro utente contrario a dare il proprio voto a Grillo: “Rispetto a Grillo — scrive Salvatore — preferisco l’ultima spiaggia (l’astensione). Andrò sempre a votare, ma mai Grillo. Non faceva ridere come comico e fa piangere come politico (opinione personale)”.
Ma il pm replica: “Se mi dice chi non la fa piangere ne discutiamo”.
Poi c’è chi, come Raffaele scrive: “Io voto Grillo solo se tu sarai in lista”, ma la risposta è chiara: “Io sono in lista nera per tutti”.
E promette: “Io lotterò dall’interno della magistratura per una magistratura diversa e non doppiopesista e per un Csm libero da politici e correnti e non credo che tra gli attuali partiti ci sia qualcuno che voglia questo”.
Ma se questi non si rivelano gli obiettivi di Grillo allora, assicura, “ritiro quello che ho detto”.
Sulla sua bacheca i commenti degli utenti riguardano anche Renzi e la sua proposta alternativa all’interno del Pd e le liste civiche.
Un fiume di commenti e di critiche che chiude con una considerazione: “Ragazzi (e non) ho espresso una mia volontà sulla mia bacheca…magari mi pentirò, magari cambierò idea (solo gli imbecilli non la cambiano mai)…liberi di dissentire e di votare chi vi pare…Buona serata a tutti!”
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Ottobre 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE BULBI (PD) HA FATTO ACQUISTARE UN NUOVO SPAZIO AD APRILE, PROPRIO ORA CHE L’ENTE VA IN SOFFITTA
E adesso cosa ci facciamo con tutta questa roba? È quello che si stanno chiedendo le
giunte delle Province di Forlì-Cesena e di Rimini, due degli enti ‘pesanti’ in Romagna che si stanno fondendo tra loro e con la Provincia di Ravenna su impulso della spending review di Mario Monti.
Nelle ore in cui l’assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna ha approvato, tra le polemiche, il progetto di legge di riordino delle Province già licenziata dal Consiglio delle autonomie locali (da nove si passa a quattro più Bologna città metropolitana), anche i romagnoli cercano di capire che ne sarà di loro.
La Provincia riminese guidata da Stefano Vitali del Pd, ad esempio, si ritrova diluita nella nuova “Provincia di Romagna” (capoluogo Ravenna) con un bel tesoretto di partecipate da gestire.
Tra aeroporto “Federico Fellini”, fiera, palazzo dei congressi e tanto altro ancora, la fetta pubblica delle quote provinciali negli asset del territorio di Rimini vale 48,7 milioni di euro contro i 33,8 di Ravenna e i 28,9 di Forlì-Cesena.
Suona dunque come una beffa, è il ritornello che circola in riviera ultimamente, ridursi alla pari di chi in questi anni ha investito molto meno di te.
Il caso della (ex) Provincia di Forlì-Cesena capitanata da Massimo Bulbi, a sua volta ex Margherita e, fra l’altro, da mesi con un piede nella campagna per le politiche nazionali 2013, è però più curioso e rasenta il paradosso.
Appena sei mesi fa, quando la sorte di questi enti era già stata segnata, la Provincia forlivese-cesenate ha pensato bene di inaugurare una seconda sede nuova di zecca da affiancare a quella ‘storica’ di piazza Morgagni a Forlì.
Il taglio del nastro è arrivato il 12 aprile del 2012 in viale Bovio 425.
A Cesena ovviamente, come da copione per questo ente “orgogliosamente bicefalo” (la definizione preferita dei politici locali).
La scelta di comprare i nuovi locali, con una delibera di Consiglio provinciale del 2004 che ne aveva previsto l’acquisto per quattro milioni e 80 mila euro, è stata già difesa da Bulbi dagli attacchi dei Verdi e di altri avversari in ordine sparso.
Il presidente ha sostenuto che grazie alla nuova struttura ci sarebbero stati risparmi di costi per oltre 125 mila euro all’anno di affitti.
Gli uffici, che avrebbero dovuto essere lasciati liberi nel 2006, sono stati consegnati in ritardo il 31 dicembre 2011.
La Confartigianato, occupando l’immobile oltre il tempo previsto, ha dovuto pagare una penale di 12.000 euro ogni mese extra.
Sta di fatto che entrando in una sua sede di proprietà , argomentava il presidente di Forlì-Cesena, la Provincia avrebbe risparmiato 91.300 euro di affitto della ex sede di corso Sozzi 26, 24.000 euro di affitto della ex sede di sobborgo Comandini 87 e 11.000 euro della sede di via Pisacane delle Gev.
Risparmi o sprechi che siano, è un dato di fatto che la collega bolognese di Bulbi, Beatrice Draghetti, nemmeno un anno fa abbia dato un segnale diverso.
Dopo mesi di scontri intestini con gli alleati dell’Idv e non solo, Draghetti lo scorso dicembre ha deciso di fare dietrofront sulla nuova sede della Provincia di Bologna di via Bigari, un’opera da circa 30 milioni di euro che avrebbe dovuto essere realizzata in leasing finanziario ma che è stata accantonata, ufficialmente, per l’introduzione dei nuovi criteri di bilancio delle pubbliche amministrazioni, per cui anche il leasing deve pesare formalmente sul debito.
Ma, forse, a Forlì-Cesena sono più lungimiranti di quel che sembra.
Come dicono i suoi detrattori più maliziosi, lo stesso Bulbi da un lato non ha voluto rinunciare alla nuova sede cesenate ma, dall’altro, porta avanti dietro le quinte le proprie personali manovre verso Roma.
Non da oggi vicino al vice segretario Pd Enrico Letta, il presidente di Forlì-Cesena un paio di settimane fa è tornato a parlare, senza citarla, della propria eventuale corsa al Parlamento (si parla del Senato): “Credo di avere ancora del lavoro da svolgere. Poi, certo, fatto ciò, considererei un onore potere continuare il mio lavoro per questo territorio con altre responsabilità ”, ha osservato il presidente con il solito piglio tatticista sbolognando, di fatto, la ‘grana’ di via Bovio al proprio successore tutto da identificare.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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