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SILVIO VA, NON SI SA CHI ARRIVA: CERCASI CANDIDATO DISPERATAMENTE

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

LO SCARSO APPEAL DELLE PRIMARIE RISCHIA DI MANDARE A FONDO IL PDL

Nel principio la fine.
Come in un giallo di Agatha Christie, in cui però si sa già  il colpevole: Silvio Berlusconi.
Le primarie del 16 dicembre saranno con ogni probabilità  il funerale del Pdl, partito mai nato perchè dove c’è carisma non c’è democrazia.
Difficilmente sopravviverà  all’esame della competizione interna dopo il ritiro del Cavaliere. Omicidio premeditato, quello dell’ex premier, irritato e arrabbiato per l’ingratitudine dell’ex figlioccio Angelino, segretario senza quid?
Può essere, origliando gli assembramenti dei deputati berlusconiani ancora storditi e sorpresi dalla “dichiarazione solenne del 24 ottobre” (copyright Giuliano Ferrara) e ribadita ieri in un videomessaggio trasmesso da Sky, sempre a sorpresa.
Sette minuti per il bla-bla del ritiro per amore e il refrain del largo ai giovani. Faccia tesa, tesissima.
In appena ventiquattr’ore i candidati alle primarie, tra certi e potenziali, sono almeno dieci.
Dieci piccoli indiani-berlusconiani e alla fine non ne rimase nessuno, altra citazione christiana:
Angelino Alfano, Daniela Santanchè, Giancarlo Galan, Alessandra Mussolini, Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Gianni Alemanno, Giampiero Samorì, Alessandro Cattaneo, finanche Roberto Formigoni.
Una guerra per bande, per contarsi e pesare al tavolo delle candidature con la speranza di arginare i danni alle prossime elezioni politiche, che valgono almeno 80 seggi.
Primarie “aperte”, secondo il verbo berlusconiano.
Aperte a chi? In teoria a tutto il variegato universo del centro montiano e della destra anti- euro: Udc, Fli, montezemoliani, Destra di Storace, persino la Lega di Maroni, che ieri ha pure telefonato al Cavaliere.
Per il momento la guerra è solo interna, tra ex azzurri ed ex An in ordine sparso.
Il più impaurito è proprio Alfano, impressionato dalle accuse di tradimento che B. confida agli amici (vedi Dell’Utri) e soprattutto angosciato da un dubbio atroce: chi sarà  il Renzi di centrodestra, il mister X in grado di far saltare il banco?
In cuor suo, il segretario spera di essere lui l’omologo del sindaco di Firenze.
Ai fedelissimi ha consegnato una frase categorica: “D’ora in poi mi vedrete completamente diverso”. Che tradotto vuol dire: adesso caccerò gli attributi.
Ma dietro Alfano si nasconde la zavorra della nomenklatura che B. avrebbe voluto cacciare e i finto-giovani come Fitto, la Gelmini, la Carfagna. Ceto politico allo stato puro. Altro che rottamazione e società  civile.
La battaglia del segretario è la battaglia di Cicchitto e degli ex An La Russa e Gasparri. Nella corsa alla griglia dei candidati gli ex An ancora non hanno un nome certo.
Restano le ambizioni di Gianni Alemanno (montiano che guarda al centro) e salgono le quotazioni di Giorgia Meloni, profilo più identitario.
La frammentazione potrebbe essere letale al vincitore annunciato Alfano.
Il segretario teme la Santanchè, che può cavalcare disinvoltamente la tigre del populismo, e anche Guido Crosetto, che potrebbe rivelarsi l’outsider più insidioso.
Da via dell’Umiltà , sede del Pdl, raccontano di un tentativo di Alfano per convincere Crosetto a non candidarsi.
Molto dipenderà  anche dalle regole.
Dice Crosetto: “Ancora devo capire se saranno primarie serie oppure una fiera delle vanità ”.
La questione delle regole sarà  affrontata la prossima settimana ma già  viene indicata la condizione per ogni aspirante competitor di Alfano: ventimila firme da raccogliere in dieci regioni.
Altrimenti il rischio è quello di trasformare le primarie in vero circo del post-berlusconismo, “tra galli e galline” secondo la battuta di un ex ministro del centrodestra.
In ogni caso, il dominus è destinato a essere ancora Berlusconi.
Ha trattato la resa con Monti e adesso lascia “il giocattolino delle primarie ai discoli del Pdl”, secondo uno scettico deputato berlusconiano.
E se alla fine i discoli dovessero litigare troppo non è escluso che la sua voce si faccia risentire di nuovo in modo clamoroso. In merito, gli scenari che si disegnano tra gli orfani di B. sono tanti e suggestivi.
Ma per il Cavaliere quello che conta adesso è l’apertura a Casini e Montezemolo per riunire i moderati. Il passo indietro è stato molto gradito al quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire .
La vera partita è questa. Sul Monti-bis, sull’asse Napolitano-Letta, sugli interessi di Mediaset, sui processi in corso.
E alla fine, le primarie potrebbero trasformarsi in un clamoroso flop, essere la pietra tombale del Pdl, spacchettato in cinque o sei liste.

Fabrizio d’Esposito
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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“ALL’AQUILA POSSIBILI FORTI SCOSSE”: ECCO L’ALLARME CENSURATO DA BERTOLASO

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

“LA SEQUENZA IN CORSO PUO’ EVOLVERSI CON SUCCESSIVE SCOSSE DI TERREMOTO”… IL DOCUMENTO OCCULTATO DALL’ALLORA CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE

“Le zone adiacenti all’area epicentrale hanno una probabilità  non trascurabile di essere interessate da attività  sismica. In particolare la zona sud-orientale potrebbe essere sede di futuri terremoti di magnitudo moderata o forte”.
Quelli del sismologo Enzo Boschi (presidente dell’Ingv) e Franco Barberi (presidente vicario della commissione) furono però tentativi inutili di far conoscere all’opinione pubblica gli ulteriori rischi che correva l’Abruzzo. Bertolaso bloccò infatti la conferenza stampa e il comunicato.
NESSUN VERBALE
Ma questa è solo l’ultima delle azioni tese a anestetizzare la paura per lo sciame sismico.
Perchè era “la verità  che non si deve dire”, di cui Bertolaso il 9 aprile parlava nella telefonata con Boschi, intercettata dai Ros di Firenze che indagavano sulla cricca del G8 e che finirà  agli atti del secondo filone d’inchiesta sulla commissione Grandi Rischi.
I sette membri della commissione sono stati condannati lunedì scorso a sei anni di reclusione e all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici per omicidio colposo, proprio a causa della riunione del 31 marzo 2009, quando Bertolaso li “mandò” all’Aquila per smentire l’allarme lanciato da Giampaolo Giuliani, il tecnico di laboratorio che attraverso il sistema di rilevazione del gas radon annunciava da giorni l’arrivo di una tremenda scossa a Sulmona.
E per eseguire l’ordine del capo del dipartimento   –   che pretese quel giorno dagli scienziati una conferenza stampa   –   gli stessi sismologi finirono con il tranquillizzare la popolazione.
Ma non fu vera riunione: convocata da Bertolaso, che non aveva titolo per farlo, si tenne (prima e unica volta) fuori dalla sede ufficiale del dipartimento, quella di via Ulpiano a Roma.
E durò appena 45 minuti.
Al termine non fu redatto nemmeno il verbale: verrà  confezionato in gran fretta dagli uomini del dipartimento e firmato dagli scienziati il 6 aprile 2009 (ma datato 31 marzo).
Quando la città  era già  in macerie.
Perchè doveva essere solo “un’operazione mediatica”, come ammette lo stesso Bertolaso al telefono con Daniela Stati, allora assessore regionale alla Protezione Civile dell’Abruzzo.
QUELLO SCEMO DI GIULIANI
12 marzo 2009, ore 21,46.
Fabrizio Curcio, collaboratore di Bertolaso, chiama il suo capo.
Curcio: “Volevo avvertirla che in Abruzzo, all’Aquila in particolare… C’è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire che stanotte ci sarà  il terremoto devastante”. Bertolaso: “Eh”. Curcio: “Noi stiamo cercando con Mauro (Dolce, capo ufficio rischio sismico della Protezione Civile, ndr) di far fare un comunicato all’Ingv… In modo che siano loro a definire questa cosa, perchè all’Aquila si è sviluppata un’ansia bestiale. C’è insomma parecchio movimento, telegiornali e quant’altro”.
Bertolaso: “Ma chi è questo?”.
Curcio: “È un tal Giuliani che ogni tanto se ne esce con queste dichiarazioni… “. Bertolaso: “Fai fare un comunicato dove annunciamo che verrà  denunciato per procurato allarme e saranno denunciati con lui quegli organi di stampa che riportano notizie che sono notoriamente false. Okay?”.
Curcio: “Okay, grazie”.
Nei giorni seguenti Bertolaso denuncerà  Giuliani, ma il tribunale di Sulmona, dopo il sisma, archivierà  il fascicolo.
“È UNA SITUAZIONE NORMALE”
30 marzo 2009, ore 15.38.
All’Aquila c’è l’ennesima scossa, questa volta di magnitudo più intensa (4.1). La città  è nel caos.
Migliaia di persone escono dalle case e dagli uffici e corrono in strada. Persino i ragazzi della Casa dello Studente   –   che poi crollerà    –   evacuano l’edificio e chiedono un’ispezione al responsabile della struttura.
Ma gli studenti vengono rassicurati e fatti rientrare.
Intorno alle 19 il capo della Protezione Civile chiama Daniela Stati, assessore regionale. “Sono Guido Bertolaso”. Stati: “Che onore”.
Bertolaso: “Ti chiamerà  De Bernardinis il mio vice, gli ho detto di fare una riunione all’Aquila domani, su questa vicenda di questo sciame sismico che continua, in modo da zittire subito qualsiasi imbecille, placare illazioni, preoccupazioni… Io non vengo, ma vengono Zamberletti (l’unico che poi non parteciperà , ndr), Barberi, Boschi, i luminari del terremoto in Italia. Li faccio venire all’Aquila, da te o in prefettura. In modo che è più un’operazione mediatica, hai capito? Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti, diranno: è una situazione normale. Sono fenomeni che si verificano… Meglio che ci siano cento scosse di quattro scala Richter piuttosto che il silenzio, perchè cento scosse servono a liberare energia e non ci sarà  mai la scossa quella che fa male… Hai capito? (…) Tu parla con De Bernardinis e decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere (alla stampa, ndr) che ci sarà  questa riunione. E che non è perchè siamo spaventati e preoccupati, ma è perchè vogliamo tranquillizzare la gente. E invece di parlare io e te, facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia”.
Stati: “Va benissimo”.
NASCONDERE LA VERITà€
9 aprile 2009, ultimo giorno di intercettazioni sulle utenze di Bertolaso, che fa due telefonate importanti: a Boschi, per impartire l’ordine di nascondere la verità  sulle nuove scosse, e all’allora sottosegretario Gianni Letta, al quale chiede di “zittire i giornali” sulle polemiche intorno alla Grandi Rischi.

Giuseppe Caporale e Elena Dusi
(da “La Repubblica“)

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“PER RIMPIAZZARLO SERVONO GLI ATTRIBUTI E BARBARA LI HA”

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

CARLO ROSSELLA, “AFICIONADO” DEL CAVALIERE, PUNTA SULLA FIGLIA E AVVERTE: “PUà’ FARE COME MAO TSE TUNG, TORNARE PER RIPRENDERSI IL POTERE”

Berlusconi riserverà  al Pdl la campagna dei Cento Fiori. Il trattamento che un Mao Tse Tung in odore di rinuncia, destinò al Partito comunista cinese nel ’57. Ricorda? Il leader sull’uscio e tutti a straparlare, rinnegare, sputare nel piatto e specchiarsi nella vanità . Mao che non se ne era mai andato davvero, tornò. Li fece fuori uno a uno. Riprese in mano il potere. Non vorrei fossimo davanti a una stagione simile. Ha visto quanti fiori sono sbocciati l’altroieri? Quanti altri ne spunteranno da qui alle primarie? Ne vedremo di tutti i colori”.
Dell’amico Silvio: “Affetto personale, mai avuto niente a che fare con il partito”, l’etereo Carlo Rossella, ex direttore di tutto un po’, presidente di Medusa film, elegante cartolina vivente sulle terrazze del pianeta intero, si fida quasi sempre.
Ora dubita: “Non credo al suo ritiro” e tra una citazione di Beckett: “La scena è vuota, il palco a disposizione, se gli attori sono in grado, recitino” e una di Rino Formica: “La politica è sangue e merda e non si fa nei talk show”, aspetta il futuro senza abiurare al passato.
“Dentro il partito non vedo nessuno con la statura del capissimo. Non sono le posizioni che fanno gli uomini. Ma gli uomini che fanno le posizioni. È utile che si capisca ora chi ha i coglioni e chi non li ha. La prego di scrivere attributi, come direbbe un compito Berlusconi”.
Alfano li ha?
È da dimostrare. Per riprendere le redini di quel 20 per cento dell’elettorato borghese che ancora non si è deciso e che dall’ultimo anno di centrodestra è rimasto obnubilato, serviranno.
Silvio è amareggiato?
Molto. Ha sofferto. Ripeto, mi auguro che i successori siano all’altezza. Altrimenti, come insegnava Sciascia, a ciascuno il suo.
Il dolore, dicevamo.
Per le vicende private e non solo, è quella di tutti noi, amici senza secondi fini. La stessa di Barbara, sua figlia. “Si metta alla prova chi ha dato lezioni” ha detto. Condivido. Maestri, professoroni, professorini, mezzi professori, maestrine, molte maestrine che senza tregua, in questi mesi, hanno diffuso lamentele, comportandosi come i padroni del partito, offendendo Mario Monti, la sua gestione della cosa pubblica e il suo privato.
Berlusconi dissente?
Per quel che ho avvertito parlandogli nel recente ieri, totalmente. Per Monti nutre assoluto rispetto. La tregua politica dovrebbe durare a lungo e attenzione , perchè la battaglia elettorale di domani non ha precedenti. Twitter, i blog, la rete. I social network. Il comizio si è allargato. Modernizzato.
Torniamo all’antico. Santanchè è maestrina dalla penna rossa?
Daniela è una professoressa. Le maestrine dalla penna nera, non rossa, sono altre.
B. parla di “giovani”. Allude a Barbara? Successione dinastica?
Dopo la dichiarata rinuncia di Marina non sarebbe una cattiva idea.
Ricorda il primo incontro con lui?
Nel 1989, a bordo di un camper lussuoso. All’epoca del pre-Mondadori, quasi ci viveva. Renzi gli ha copiato l’idea e non solo lui. Ne abbiamo viste di roulotte, ma nessuno di quelli che tenevano il volante ha avuto il successo di Silvio. Lo ammiravo. L’incontro fu entusiasmante: “Carlo, noi lavoreremo insieme”.
Il 1989 è l’anno in cui i Vopos, nella Berlino non ancora riunificata, respingevano in verde militare i colori della rivoluzione.
Il crollo dell’idea a me e a tutti gli ex comunisti creò problemi. La rinuncia di Berlusconi somiglia da vicino alla caduta del Muro di Berlino. Se verrà  confermata, la premessa è d’obbligo, sarà  un avvenimento storico. Dopo la fine del comunismo assistemmo alla diaspora. Avverrà  anche nel Pdl e di solito le diaspore trascinano in direzioni imprevedibili.
Confalonieri lo chiamava il Ceausescu buono. Silvio si incattivirà ?
Non è rancoroso e conosce la virtù cristiana del perdono. Sa quanta gente, anche molto malevola, ha graziato? Nel ’94 compì un miracolo, in pochissimi pensavano che avrebbe vinto le elezioni. Non ci credeva ne-ssu-no.
Scommetto che lei era tra i pochi.
Scommette bene. Mi si creò il vuoto attorno: “Ma lo appoggi sul serio?”, “Ma sei impazzito?”. Oggi tutti riconoscono la genialità  e la capacità  di Silvio. Ma in Italia succede sempre così. I meriti te li restituiscono dopo la caduta, mai prima.
C’è chi non li riconosce neanche adesso.
Ma io ne parlo da aficionado.
Per Silvio inventò anche una fine operazione tricologica. Gli disegnò una folta chioma per una copertina di Panorama
Fu un errore, un eccesso di goliardia. Ma lavorai sulla sovrastruttura, non sulla struttura che era forte e nerboruta. (Ride).
È vero che Berlusconi immagina un’alleanza con Montezemolo e Casini?
Mi pare che Montezemolo si occupi a fondo di… come si chiama? (Rossella, con sublime distrazione, finge di dimenticare il nome dell’associazione di suo fratello ndr)Italia Futura.
Ecco, dell’organizzazione, dei suoi ragazzi. Che sono bravi. L’unione tra Luca e il Ccd poi è impossibile. Casini è tra i più spiazzati. Sorpreso sul triplo fronte Vendola, Renzi e ora, anche sull’addio di Silvio.
Ma se abbiamo detto che non si ritira.
Osserverà , valuterà , capirà . Di certo non andrà  in chiesa con la moglie, come il generale De Gaulle a Colombey-les-Deux-à‰glises. Ma se vedrà  l’eredità  di una vita disperdersi in mille rivoli, darà  retta a chi già  urla in coro: “Aridatece Silvio”.

Malcom Pagani
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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TAGLI AI COSTI DELLA POLITICA, NO DEI DEPUTATI

Ottobre 26th, 2012 Riccardo Fucile

GOVERNO BOCCIATO SUI RISPARMI DOPO GLI SCANDALI NELLE REGIONI

No alla retroattività  del taglio sulle detrazioni e le deduzioni fiscali, no alla riduzione della spesa sanitaria di 600 milioni nel 2013, no all’aumento delle tasse sui ricorsi giudiziari.
E no pure al decreto per il taglio dei costi della politica negli enti locali.
Dopo lo stop all’allungamento dell’orario degli insegnanti, il governo incassa nuovi veti parlamentari sulla Legge di Stabilità , oltre alla bocciatura secca del decreto sulle Regioni, ma non si scompone più di tanto.
Il cammino della Legge di bilancio è ancora lungo, e al di là  della disponibilità  del governo a considerare i suggerimenti della maggioranza, la partita, soprattutto sulla manovra fiscale, è ancora tutta aperta.
Quel che è certo è che i pareri e gli emendamenti delle commissioni parlamentari di merito sulla Legge di Stabilità  confermano fin qui le forti critiche espresse dai partiti alla manovra economica.
Anzi, stravolgono completamente la Legge di Stabilità  che anche qualche ministro, come Andrea Riccardi («sarebbe bello rimodulare le detrazioni tenendo conto dei figli» ha detto ieri) vorrebbe modificare.
La Commissione Finanze della Camera, per cominciare, ha dato un parere nel complesso positivo alla Legge, ma ad alcune condizioni molto precise: stop alla retroattività  del taglio di detrazioni e deduzioni, alla tassazione Irpef delle pensioni di guerra, mantenere l’Iva al 4% per le prestazioni delle cooperative sociali, una revisione della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie.
Non è roba da poco conto, considerato che la sola manovra sugli sconti fiscali, tra tetto e franchigia, vale, per il 2013, 2 miliardi di euro, che bisognerà  trovare da altre parti, come i 300 milioni che verrebbero a mancare per le pensioni di guerra. Invece, mantenere l’Iva super agevolata sulle cooperative che assistono anziani, disabili e disadattati, secondo il sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, creerebbe un problema di compatibilità  con la normativa europea.
Mentre la Finanze dettava ieri le sue condizioni per dare il via libera alla Legge, la Commissione Affari Sociali smontava letteralmente la manovra sulla sanità .
Cancellando con un colpo di penna la riduzione del Fondi sanitario nazionale di 600 milioni messa in conto per il 2013, sostituendo i previsti risparmi con un ben poco fantasioso taglio lineare, di pari importo, al bilancio dei singoli ministeri.
Non bastasse, la stessa commissione ha di fatto prosciugato il nuovo Fondo per le emergenze creato a Palazzo Chigi di 900 milioni: 400 ai non autosufficienti, 450 al Fondo sociale, il resto al servizio civile.
Mentre la Commissione Giustizia metteva la parola fine ai previsti aumenti delle tasse sui ricorsi giudiziari.
E in serata è anche arrivato lo stop della Commissione Affari regionali al decreto sui costi della politica, che tagliava le indennità  e il numero di consiglieri nelle Regioni e negli enti locali, varato dal governo dopo gli scandali nel Lazio e in Lombardia: parere contrario perchè le norme, specie quelle sui nuovi controlli della Corte dei Conti, rischiano di confliggere con l’autonomia costituzionale.

Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera“)

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