Destra di Popolo.net

“C’ERA UN PATTO CON LA MAFIA, GARANTI DELL’UTRI E BERLUSCONI”: DEPOSITATO IL J’ACCUSE DEI PM

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

“UN GRAVE CEDIMENTO DELLO STATO”… “PREVALSE UNA RAGION DI STATO CHE FORNI’ LEGITTIMAZIONE ALLA TRATTATIVA”

La chiamano «scellerata trattativa», sostengono che è andata avanti dal ’92 al ’94 e che ha visto protagonisti «i massimi esponenti di Cosa Nostra ed alcuni rappresentanti dello Stato», fino alla «definitiva saldatura del nuovo patto di coesistenza Stato-mafia», realizzato grazie alle «garanzie assicurate dal duo Dell’Utri-Berlusconi».
C’è anche un po’ di storia e di sociologia, nella memoria che ieri i pm di Palermo hanno depositato agli atti del procedimento per la trattativa fra Stato e mafia.
Una ricostruzione portata avanti nonostante le «amnesie collettive» che per vent’anni hanno colpito tanti uomini delle Istituzioni.
Nelle 22 pagine inviate ieri al Gup Piergiorgio Morosini, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e i suoi sostituti Nino Di Matteo, Lia Sava, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia citano anche (senza nominarlo) il premier Mario Monti, sostenendo che non c’è altra ragion di Stato che quella che punta a scoprire la verità .
È anche per questo che esprimono dubbi sull’immagine di Oscar Luigi Scalfaro e di altri personaggi, morti come l’ex presidente della Repubblica: l’ex capo della Polizia, Vincenzo Parisi e soprattutto l’ex vicedirettore del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Francesco Di Maggio, «legato ai Servizi e al Ros».
Ingroia, che da oggi sarà  in viaggio verso il Guatemala, dove venerdì prenderà  servizio nella commissione Onu contro l’impunità  per i crimini commessi durante la guerra civile, scrive che l’obiettivo della trattativa era «ambizioso»: «Un nuovo patto di convivenza Stato-mafia, senza il quale Cosa Nostra non avrebbe potuto sopravvivere e traghettare dalla Prima alla Seconda Repubblica. Un patto di convivenza che, da un lato, significava la ricerca di nuovi referenti politici e, dall’altro lato, la garanzia di una duratura tregua armata, dopo il bagno di sangue che in quegli anni aveva investito l’Italia».
Referenti che, alla fine, con la minaccia di nuovi attentati (allo stadio Olimpico di Roma) sarebbero stati il centrodestra e Berlusconi.
Caduto il Muro di Berlino, dicono i pm, si frantumarono i vecchi equilibri politico-mafiosi e venne meno, con la sentenza del maxiprocesso, la garanzia dell’impunità  per Cosa nostra.
Da lì lo scatenamento dell’attacco allo Stato, con l’omicidio di Salvo Lima (12 marzo 1992), che rappresenta anche l’assalto alla politica collusa.
Poi ci sono le stragi di Capaci e via D’Amelio e, l’anno dopo, Roma, Firenze e Milano.
In un clima fatto di «tanti, troppi, depistaggi e reticenze, spesso di fonte istituzionale», vengono trascinati davanti al Gup 12 imputati, 5 mafiosi, 5 esponenti delle Istituzioni, Massimo Ciancimino e Marcello Dell’Utri.
Ciancimino viene ancora indicato come «testimone privilegiato dei fatti, fonte di prova dalla controversa attendibilità  intrinseca (visto che in questo processo assume anche la veste di imputato del delitto di calunnia)», ma creduto se riscontrato, anche perchè, grazie a lui, diversi «testimoni eccellenti, alti esponenti delle Istituzioni del tempo», hanno ritrovato la memoria, riferendo, «per la prima volta, circostanze che avevano a lungo taciuto».
È invece «grave e deprecabile» il «seppur parziale cedimento dello Stato, tanto più perchè intervenuto in una fase molto critica per l’ordine pubblico e per la nostra democrazia».
I pm indicano i ruoli di ciascuno: i mafiosi, come Totò Riina, Leoluca Bagarella, Bernardo Provenzano, Antonino Cinà  e il pentito Giovanni Brusca avrebbero ricattato lo Stato, gli «anelli di collegamento» sarebbero stati l’ex colonnello Giuseppe De Donno e i generali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni, i «politici-cerniera» Calogero Mannino prima e Marcello Dell’Utri dopo.
C’è poi Nicola Mancino, che risponde di falsa testimonianza. Parisi e Di Maggio, «agendo entrambi in stretto rapporto operativo con Scalfaro, contribuirono al deprecabile cedimento sul tema del 41 bis».
Fu quello «il momento, in cui irrompe sulla scena una male intesa (e perciò mai dichiarata) ragion di Stato, che fornisce apparente legittimazione alla trattativa e che coinvolge sempre più ampi e superiori livelli istituzionali».

Riccardo Arena

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LA SOLITA LEGA: “FORZA ETNA, FORZA VESUVIO E MARSILI”

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

SU FACEBOOK APPARE UN POST RAZZISTA DELLA CONSIGLIERA PROVINCIALE LEGHISTA DI MONZA DONATELLA GALLI… E MARONI FA FINTA DI NULLA

È ironia shock quella di Donatella Galli, consigliere leghista della Provincia di Monza e Brianza.
Sulla sua pagina Facebook, sotto la foto satellitare dell’Italia, troncata a metà , scrive: “Forza Etna, forza Vesuvio, forza Marsili”, con tanto di tre punti esclamativi.
Un’esortazione, quasi una supplica ai tre vulcani, chiamati a trasformare un’immagine in realtà .
Il popolo della rete si è ribellato, e dall’episodio prende le distanze il presidente della Provincia Dario Allevi.
Chi non lo fa, e minimizza, è il segretario provinciale del Carroccio, Dionigi Canobbio: “Sono goliardate, anche se non sarebbe il caso di   scriverle”.
La pagina della giovane consigliera è stata presa d’assalto.
Alcuni hanno risposto con sarcasmo, come Cristiano, che scrive: “Felice di essere terrone”.
Altri più piccati: “Ma pensa al tuo Nord che col Trota & company vi siete magnati tutto”, dice Michele.
C’è invece chi fa notare, è il caso di Matteo, che la leghista ha “più insulti che amici”.   “Sono senza parole – dice Dario Allevi – Quelle usate dal Consigliere Galli sono espressioni intollerabili ed ingiustificabili sotto ogni punto di vista ed è per questo che chiedo scusa ai tantissimi cittadini che si sono giustamente sentiti offesi da un amministratore provinciale”.
Chissà  come mai Maroni non ha ancora tirato fuori la scopa per espellere la Donatella… che sia una barbara sognante?

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IL J’ACCUSE DI FEDERICA SALSI. “STIAMO DIVENTANDO COME SCIENTOLOGY”

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

LA CINQUESTELLE CHE HA OSATO INFRANGERE LE REGOLE

«Sono stata lapidata in pubblico. Grillo sta costruendo un mostro pericoloso, come Scientology, mi sento tradita da lui».
Snocciola piano le parole Federica.
«È un disastro» si lasciano andare poco dopo i suoi colleghi nel gruppo consigliare a Cinque Stelle del Comune di Bologna.
Ieri è stato forse il giorno più duro per il Movimento fondato da Beppe Grillo. E non a caso il palcoscenico è proprio il capoluogo emiliano, là  dove tutto cominciò nel 2007 con il primo Vday.
I protagonisti di quello che si sta trasformando in un dramma, sono i tre grillini eletti a furor di popolo nel maggio 2011.
Ma la donna del giorno è lei: Federica Salsi, 40 anni, madre di tre figli, fumantina, quasi 900 preferenze alle scorse elezioni.
Nel primo pomeriggio in consiglio comunale sono pronti due ordini del giorno in sua solidarietà .
L’attacco di Beppe Grillo sul “punto G” stimolato dalla partecipazione a Ballarò, ha lasciato il segno.
Alla fine lo diranno tutti, Lega compresa: «Federica, siamo con te».
Pdl e il Movimento Cinque Stelle, in una strana alleanza, non partecipano al voto. Non ce la fanno a dire «Esprimiamo la nostra solidarietà  alla collega Salsi» come recita l’odg presentato dal consigliere di Sel Lorenzo Cipriani.
Anzi, Max Bugani e Marco Piazza, gli altri due consiglieri grillini, quando Federica prende la parola, si alzano e la lasciano sola: «Non potevamo rimanere con quelle accuse infamanti», ci dicono.
È uno smacco pubblico, una scomunica all ‘appestata.
Lei, con la faccia stravolta e la voce quasi rotta dal pianto, ha sferrato un attacco frontale, con il bazooka, come mai si era sentito “in chiaro” da un esponente del movimento
Inizia con una premessa, doverosa: «Mi scuso per le frasi che dovrò citare».
Comincia così a snocciolare gli insulti che, tramite manganello digitale le sono piovuti addosso. «Puttana», «Fuori dai coglioni».
Il più duro gliel’ha scritto Viviana: «Grillo ha ragione, i tuoi nonni vibravano commossi nel vederti in tv. Poveretti anche loro».
La Salsi trattiene il fiato e dice piano: «I miei nonni sono morti da molti anni».
Nella grande sala di Palazzo D’Accursio cala un gelo freddo come il vento che soffia in piazza Maggiore.
È il tempo delle accuse politiche, del dito puntato: «Non possiamo partecipare alla vita pubblica di questo Paese usando questa grettezza — continua il suo intervento -. A volte sembriamo una setta».
Poi l’assalto al cielo, conscia che sta parlando a tutta l’Italia stregata dal comico: «Grillo vuole che gli si chieda il permesso prima di andare in tv. Ma Grillo ha chiesto il permesso a qualcuno prima di proporre Di Pietro al Quirinale? Chiede il permesso a qualcuno quando deve chiamare Renzi “ebetino ”? Io mi sento tradita da Grillo. Non sarà  che i rapporti di amicizia tra Grillo, Di Pietro e Casaleggio riescono a nascondere anche le realtà  emerse dall’inchiesta di Report?».
È un fiume in piena che punta al cuore delle contraddizioni del movimento.
«Non voglio che ci trasformiamo in Scientology, non voglio che ci trasformiamo in un mostro. Stiamo imboccando una strada sbagliata, sia politicamente che moralmente. Serve un movimento aperto e trasparente senza secondi fini. Altrimenti potremmo trasformarci in qualcosa di innocuo o peggio ancora, di pericoloso».
L’attacco ha lasciato il segno.
Un paio di colleghe di altri partiti vanno da lei e l’abbracciano.
Più tardi, nella sede del gruppo “stellato ”, i suoi due (ex?) colleghi hanno facce da funerale. Parlano di “processo al movimento ”, di screzi nel gruppo, di precedenti prese di posizione unilaterali di “Federica”.
Ma anche per loro che ancora credono a Beppe, e che non sopportano gli epurati Favia e Tavolazzi («ebbri di potere, che si volevano fare il partito»), sanno che la giornata è stata un punto di svolta.
«Era meglio non candidarci alle nazionali, non siamo pronti — dice Bugani — in Emilia Romagna il movimento è spaccato, sta succedendo un disastro, ne dobbiamo prendere atto » .
Non c’è modo di farli ragionare: guardate che decide tutto Beppe.
«Abbiamo votato sempre come abbiamo voluto, Beppe ci tutela dalle mele marce» rispondono.
La chiosa, alla fine, la mette Cathy La Torre, coriacea consigliera di Sel con grande seguito in città . «Il problema è i 5Stelle hanno gli stessi problemi dei partiti ma non si danno uno straccio di regola. Stessi problemi ma nessuna soluzione».
Marco e Max tacciono.
Ma forse in questo pomeriggio hanno cominciato a rendersene conto anche loro.

Federico Mello

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IL PROBLEMA? USA LA TV MEGLIO DI LUI

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL CASO DI FEDERICA SALVI, LA GRILLINA BACCHETTATA DA CAPO

Quando ho visto Federica Salsi a Ballarò ho pensato ai Samurai che per vincere i duelli dovevano disarmare l’avversario e a impadronirsi della sua Katana.
E sì, anche a Harry Potter, volendo, e al suo Expelliarmus, l’incantesimo del disarmo con cui Harry frega a Voldemort la bacchetta magica.
Perchè io era dal giorno in cui ho visto con i miei occhi Raimondo Vianello confidare ad Antonella Elia che avrebbe votato per Silvio Berlusconi perchè era tanto una brava persona, davanti ai milioni di spettatori di Italia Uno (Pressing, 1994, l’anno fatidico del crollo del Muro di Bettino, con Craxi che scappa in Tunisia lasciando in eredità  a Berlusconi tre televisioni), io è da quel giorno che vado ripetendo che per battere Berlusconi non basta mica togliergli le televisioni, serve imparare a usare la televisione meglio di lui.
Serve l’Expelliarmus.
E quando ho visto Federica Salsi, spigliata e convincente, ho pensato all’Expelliarmus: «Se invece dei deprimenti vaffanculo senza contraddittorio di Grillo cominciano a mandare in onda quelli come lei…».
Vado a controllare il suo profilo, pieno di complimenti.
Dico: «Ecco».
Grillo, ovviamente, non gliel’ha perdonata.
Non se l’aspettava che tra le schiere di anonimi grillini schiaccia-bottoni spuntasse fuori una capace di usare la tv meglio di lui.
Expelliarmus.

Francesca Fornario

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E IN CHIESA TRA I NOSTALGICI COMPARE DELLE CHIAIE

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

CHI SONO I CONTESTATORI DI FINI AI FUNERALI DI RAUTI

Finita la gazzarra, sul sagrato della Basilica di San Marco rimane un manipolo di vecchi militanti che raccontano le loro gesta: «Abbiamo passato la sveja a Fini…», dicono in romanesco.
Già , ma chi sono i contestatori del presidente della Camera, leader di «Futuro e libertà »?
Un mondo eterogeneo, fatto ex missini, di giovani che guardano al Blocco studentesco, ma anche di gente comune, da sempre nel mondo neofascista della capitale, di quella che un tempo di chiamava «la destra radicale».
In piazza, al funerale di Pino Rauti, c’è un po’ di tutto.
«La trama spezzata di una comunità  che rimane in cammino», come dice nel suo ricordo da figlia e da politica, Isabella.
Quella trama è fatta di nostalgici dell’Msi, di rautiani della prima ora, di extraparlamentari, di antifiniani da sempre, ma anche di chi Fini lo ha seguito per anni e ha mal digerito lo strappo di Fiuggi prima e la vicenda della casa di Montecarlo poi. In chiesa compare anche Stefano Delle Chiaie, ex leader di Avanguardia nazionale, processato (e assolto) per la strage di piazza Fontana.
E c’è Adriano Tilgher, oggi a «La Destra»: «La contestazione a Fini? Sono arrivato dopo, non l’ho vista». E se ci fosse stato? «Io non l’avrei fischiato, anche perchè Fini non l’ho mai amato. Mentre quello è stato lo sfogo dettato dal risentimento di chi lo ha amato fino alla follia e si è sentito nel tempo tradito».
Tra i presenti, oltre a molti parlamentari ex an (La Russa e Gasparri, Ronchi e Landolfi, Ciarrapico e Augello, Rampelli e Meloni), anche Luca Romagnoli, segretario di Fiamma tricolore, partito fondato da Rauti dopo Fiuggi: «Fini è stato abile a presentarsi e a sfruttare l’occasione per i suoi obiettivi: suggellare il baratro che lui ha aperto con questo mondo».
Ma al momento degli insulti Romagnoli dov’era? «Davanti all’altare».
E i suoi militanti? «Erano molti. Ma non credo che sarebbero stati così stupidi nel cadere in questa provocazione…».

Ernesto Menicucci
(da “il Corriere della Sera”)

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APPALTI DEL VIMINALE: ALMENO SEI PROGETTI PAGATI E MAI ATTIVATI

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

I PM: SPESI MILIONI IN SISTEMI INUTILIZZABILI

Milioni di euro dei fondi europei per la Sicurezza investiti in apparecchiature che non sono mai state utilizzate.
Sistemi di tecnologia e palmari computerizzati per potenziare i servizi di controllo del territorio che si sono rivelati inutili oppure che è stato impossibile mettere in funzione perchè incompatibili con le reti già  esistenti.
Rischia di trasformarsi in un ciclone l’inchiesta avviata dalla procura di Roma sugli appalti gestiti dall’ufficio Logistico del Viminale.
Perchè si accavalla con gli accertamenti avviati ormai da tempo a Napoli che potrebbero avere nei prossimi giorni sviluppi clamorosi.
Non c’è soltanto la denuncia del «corvo» nei fascicoli aperti dai pubblici ministeri.
C’è soprattutto la storia di almeno sei «commesse» pagate con i finanziamenti arrivati dal «Pon – Progetto Operativo Nazionale Sicurezza» gestiti dal vicecapo della polizia Nicola Izzo. L’esposto anonimo arrivato a centinaia di indirizzi mail del ministero dell’Interno e indirizzato al ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri prende di mira proprio Izzo e il prefetto Giuseppe Maddalena, ex direttore del Logistico.
Nell’elenco degli indagati dei magistrati partenopei oltre a Izzo c’è il prefetto de L’Aquila Giovanna Iurato, che è già  stata trasferita dal capoluogo abruzzese e questa mattina prenderà  servizio all’Ispettorato.
Anche lei deve rispondere delle scelte effettuate quando era al Logistico. Ma l’indagine potrebbe coinvolgere altri funzionari che in questi anni hanno gestito le risorse. Tenendo conto che in ballo ci sono centinaia di milioni.
Non a caso è stata attivata anche un’indagine interna che possa verificare il rispetto delle procedure, soprattutto tenendo conto che nella maggior parte degli investimenti è obbligatorio procedere per gara pubblica, anzichè a trattativa privata come invece sarebbe accaduto.
Tra gli appalti finiti sotto osservazione dei magistrati c’è quello per il sistema «Imas» finanziato con 6 milioni di euro.
Serviva a gestire tutte le attività  informatiche della Polizia ferroviaria e di altri uffici specializzati. Per farlo entrare in funzione sono stati acquistati i server e le licenze Microsoft. Ma quando si è trattato di installarlo presso la vecchia sede del Cen, il Centro Elettronico di Napoli, non è stato possibile attivarlo perchè – secondo quanto è stato verificato – non c’erano nè gli spazi, nè la potenza elettrica necessari.
Sono rimasti praticamente inutilizzati anche i palmari che dovevano essere dati in dotazione alla Polizia ferroviaria per il controllo dei «sospetti».
Funzionano infatti soltanto con la copertura di rete Umts, ma la maggior parte della linea – soprattutto al Sud – non ha neanche quella Gsm.
Problema analogo a quello riscontrato per il progetto «Siai», costato oltre tre milioni di euro. Si tratta di un dispositivo che consente di ottenere verifiche su una targa o sull’identità  di una persona in tempo reale perchè dovrebbe essere in collegamento non soltanto con la banca dati del Viminale, ma con tutti gli altri «archivi» compatibili.
«Abbiamo gli apparecchi – hanno più volte denunciato i sindacati degli agenti – ma non sono mai entrati in funzione».
Stessa fine hanno fatto i cosiddetti Spaid, gli apparati che dovevano servire all’identificazione veloce delle persone fermate, senza bisogno di portarli in questura o in commissariato.
Servono a prelevare le impronte digitali e a confrontarle con quelle custodite nell’archivio del Viminale: il problema è che sono stati acquistati nonostante non fossero compatibili e dunque sono rimasti inutilizzati.

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)

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“SARO’ L’AMERICA LATINA IN PARLAMENTO”: ARRIVA ILIANA CALABRO’, LA NUOVA MISS DEL PDL

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

L’ATTRICE ARGENTINA E’ LAA PRESCELTA DEL PARTITO ITALIANI PER LA LIBERTA’: “RAPPRESENTERO’ GLI ITALIANI CHE VIVINO ALL’ESTERO E NE SARO’ LA PORTAVOCE”

Ha quarantasei anni ed è la candidata del Pdl al Parlamento italiano per rappresentare l’America Latina.
I numeri ce li ha. Sposata con Fabià¡n Rossi, madre di due figli, in Argentina è più conosciuta come soubrette. Multitasking però.
Figlia dell’umorista Juan Carlos Calabrò, sorella della conduttrice Marina, Iliana Calabrò è un’attrice di cabaret dalle forme sensuali, una cantante con un disco (d’oro) alle spalle (Iliana, la morocha Argentina), una famosa senza isola dalle immancabili partecipazioni ai reality ‘Bailando por un sueà±o’ (2007) e ‘Cantando por un Sueà±o’ (2006-2012).
Presentatrice saltuaria per diverse trasmissioni tv di seconda serata, attrice, personaggio pubblico, protagonista di magazine e di gossip.
Ora è anche la prescelta del partito Italiani per la Libertà  alle elezioni di aprile 2013. “Mi hanno convocata per rappresentare l’America Latina al Parlamento italiano, e mi è sembrata un’ottima idea”, ha raccontato la soubrette in un’intervista al blog de La Nation, firmato da Fernanda Iglesias.
“Rappresenterò e darò voce gli italiani che vivono all’estero. In Italia ci sono seggi dedicati a chi vive fuori. Dei loro cinquanta milioni di cittadini (sessanta, ndr), almeno cinque milioni vivono in America del Sud “, ha spiegato.
A viaggiare è abituata per lavoro, ha aggiunto, impegnata da sempre in tournèe teatrali e esibizioni negli hotel.
L’italiano lo parla poco (“ma è una lingua simile”), e “i problemi degli emigrati li conosco.
Potrei rispondere alle loro richieste, farmi portatrice delle loro inquietudini”, ha aggiunto.
Il Partito Italiani per la libertà  è rappresentato dal senatore del Pdl eletto in Argentina Esteban Juan Caselli, detto Cacho 2 e già  insignito da Giovanni Paolo II della nomina di Gentiluomo di Sua Santità  oltre che senatore a Palazzo Madama, forte delle 48 mila preferenze ricevute nel 2008.
Su di lui pesa però l’inchiesta della Procura di Roma sui presunti brogli elettorali, con al centro migliaia di schede di dubbia provenienza, attribuite tutte dalla stessa mano. Schede, secondo le ipotesi dell’accusa, manipolate con la complicità  dell’allora console italiano a Buenos Aires, Giancarlo Maria Curcio e di ditte di spedizione calabro-argentine.
E’ stato Caselli a scegliere Iliana Calabrò per la squadra del Pdl.
Così l’attrice è stata ufficialmente presentata all’associazione Unione e Benevolenza come candidata politica.
Della serata in suo onore ne ha parlato con entuasiamo, spiegando: “Non dovrò trasferirmi in Italia, e neanche viaggiare in continuazione, perchè dovrò recarmi in quel Paese solo quando sarà  necessario il mio voto per qualcosa”, si legge sul blog de La Nation.
La notizia ha fatto il giro della rete e dell’America Latina.
Negli articoli campeggiano titoli sorpresi con virgolette, puntini di sospensione e qualche esclamativo.
Le foto mostrano l’attrice in abiti dorati, ottimisti, scollati da perfetto Drive In.
In ogni immagine lei sorride, il più delle volte strizza l’occhio.
E’ lei la prima a trasmettere stupore. “E’ una buona occasione per l’Argentina”, ha detto Iliana Calabrò. E su Twitter leggere i commenti dei sudamericani allarga il cuore: “Iliana calabro candidata a diputada en Italia… Que paises generosos…”, o anche “Iliana Calabro candidata a diputada en Italia, y yo que pensè que habà­a visto todo..”, e ancora “Enserio algàºn italiano puede votar a Iliana Calabro?”.

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RISCOSSIONE TRIBUTI: LE CITTA’ NON HANNO RISORSE PER ORGANIZZARSI IN PROPRIO

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

SPESSO EQUITALIA HA USATO METODI AGGRESSIVI E QUALCHE DEBITORE SI E’ SUICIDATO…ORA IL SERVIZIO ANDRA’ IN APPALTO COL RISCHIO DI AFFIDARLO A SOCIETA’ MENO EFFICIENTI

C’è chi festeggia la liberazione dal fisco rapace; chi sta alla finestra in attesa dell’iter parlamentare; chi teme di perdere gettito e chi, al contrario, è convinto che una riscossione diretta aumenterebbe gli incassi.
L’emendamento che libera i Comuni dall’obbligo di farsi riscuotere le tasse da Equitalia trova sul territorio un fronte dei sindaci variegato.
«Ci saranno comuni che svolgeranno il compito con strutture interne e altri che metteranno a gara il servizio coattivo, affidandolo a nuove società  che distingueranno tra l’evasore a cui si continuerà  a pignorare la casa e a mettere le ganasce all’auto e le persone in difficoltà  a cui bisognerà  concedere qualche dilazione», esulta Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese, la capitale del Carroccio.
Secondo Fontana, che è anche presidente dei comuni lombardi, questa linea «è condivisa da molti colleghi tanto che l’Anci nazionale ha varato una propria agenzia di riscossione tributi operativa a breve».
«Prima di pronunciarmi attendo l’esito parlamentare»: sparge prudenza Flavio Zanonato, sindaco democratico di Padova.
«Per riscuotere direttamente senza Equitalia bisognerebbe strutturare una sezione tributaria comunale, non è cosa semplice. Gli enti locali possono assumere solo un quinto del turnover, dovrei rivedere l’organizzazione interna».
Dopodichè, continua il sindaco veneto, «l’emendamento sembra una bandierina politica della Lega per ottenere consensi strizzando l’occhio al mondo degli evasori». Una specie di surrogato ideologico del federalismo che non c’è. «Un conto è avere un atteggiamento comprensivo per chi è in crisi, un altro verso chi fa il furbo…».
Più laica la posizione del pidiellino Alessandro Cattaneo, giovane sindaco formattatore di Pavia: «Potenzialmente — spiega – è una scelta positiva perchè si apre il mercato alla competizione nei servizi di riscossione, aumentando efficienza e sobrietà  nell’approccio al tema tasse. Spesso con Equitalia le cartelle ti arrivavano dopo 2 anni, con super interessi e nessuna possibilità  di gestire il contenzioso». Attenzione però al facile trionfalismo.
«Ricordiamoci la mega truffa di Tributi Italia», puntualizza Cattaneo.
«Il tema riscossione è molto delicato, servono competenze. Sarà  un lavoro complesso affinare strumenti tributari interni». Ad esempio per accertare se chi è insolvente lo è per motivi reali o perchè conta sull’inefficienza del sistema, «nascondendo» evasione.
Scendendo al sud una posizione interessante è quella di Vincenzo De Luca (Pd), primo cittadino di Salerno, isola felice campana.
«Personalmente ripristinerei il meccanismo del ‘riscosso per non riscosso’.
Una volta noi davamo ad Equitalia mandato per riscuotere 70 milioni di euro e loro ci anticipavano l’80%: in questo modo erano incentivati nella riscossione. Oggi è difficile”

Marco Alfieri
(da “La Stampa“)

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INGROIA, LA DISCESA IN CAMPO NON E’ TABU’

Novembre 6th, 2012 Riccardo Fucile

“NULLA DI CONCRETO” SULLA SUA CANDIDATURA A PALAZZO CHIGI, MA IL WEB LO SPINGE

In pieno agosto, fu davvero tentato di scendere in politica.
Leoluca Orlando e Antonio Di Pietro gli chiedevano di candidarsi come presidente della Regione Sicilia. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, il coordinatore del pool d’indagine sulla trattativa mafia-stato, incontrò prima il sindaco di Palermo, poi il portavoce di Italia dei Valori. Qualche indiscrezione girò presto, fece capolinea sui giornali, ma venne subito smentita dal magistrato
Però, intanto, altri incontri fra Palermo e Roma si susseguivano.
Fino a quando, il 30 agosto, durante un dibattito nel cuore della Toscana, a Pontremoli, Ingroia spiazzò tutti, dichiarando: «È escluso che io possa candidarmi in nome di liste o sigle di partiti.
Non mi pare che allo stato ci siano le condizioni per mie candidature in generale, ma certamente mai sotto le bandiere di un partito».
Qualche ora prima, aveva confidato a un amico che quella proposta di candidarsi alla presidenza della Regione l’aveva certo lusingato, ma precisò che avrebbe preferito riceverla da uno schieramento ampio.
Così, in quei giorni, la vera risposta doveva offrirla Di Pietro a Ingroia.
Ma lo schieramento ampio non maturò attorno all’Idv e il magistrato palermitano ribadì, al suo ritorno a Palermo: «Non vedo, al momento, le condizioni per una mia candidatura. E non mi pare che per ora ci siano i presupposti per altre cose».
Adesso, Ingroia sta preparando le valigie per il Guatemala, dove guiderà  l’unità  investigativa di una commissione Onu che si occupa di criminali del vecchio regime e di narcos.
Oggi, sarà  l’ultimo giorno di lavoro al palazzo di giustizia di Palermo per il coordinatore del pool sulla trattativa: depositerà  al gip una memoria che riassume l’atto d’accusa della Procura sul patto mafia-Stato.
Poi, venerdì, si insedierà  nel suo nuovo ufficio.
L’ingaggio prevede la permanenza in Guatemala per un anno, ma Ingroia ha firmato un contratto di diritto privato, che potrà  rescindere in ogni momento.
Fino a ieri, però, il magistrato ribadiva ai giornalisti che gli chiedevano di una sua possibile discesa in politica: «Solo indiscrezioni giornalistiche. Non c’è nulla di concreto».
E così liquidava il titolo di apertura del Giornale e l’indiscrezione su una candidatura a premier con il sostegno di Grillo e di Idv.
Ma l’indiscrezione piace comunque a un pezzo di antimafia, e così tra Facebook e vari blog è nato già  un movimento di sostenitori pro Ingroia in politica.
E i fan non sono solo sul web: ieri mattina, Ingroia è entrato alla libreria Modusvivendi di Palermo, per presentare il suo ultimo libro (“Palermo”, edito da Melampo), fra gli applausi di giovani e meno giovani.
«Siete l’Italia migliore», dice lui dopo aver ripercorso gli ultimi vent’anni da magistrato in Sicilia. «Non ho mai cercato il consenso della gente attorno alle mie indagini – ripete – mi spiace che non l’abbiano compreso tanti miei colleghi, soprattutto quelli di Magistratura Democratica».
La riflessione si dirige presto verso il tema della politica: «Ci vuole un segnale chiaro nella lotta alla mafia», dice Ingroia.
«Il ministro Severino si faccia promotore di un’iniziativa per modificare il 416 ter e punire il patto elettorale tra mafia e politica ».
Il pm vede Cosa nostra in attesa: «L’astensionismo della mafia potrebbe essere un avvertimento politico ai possibili interlocutori, in vista di nuovi patti».
Di certo, Ingroia non usa mezzi termini per definire la classe dirigente italiana «di ogni tempo, di ieri e di oggi»: «Ci vorrebbe – dice – una classe dirigente sulla linea dell’intransigenza, anzichè della trattativa».
Dalle ultime file, qualcuno dice: «Dottor Ingroia, ci affidiamo a lei, non parta».
Lui sorride: «Per il momento, vado in Guatemala. Poi, si vedrà ».

Salvo Palazzolo
(da “La Repubblica“)

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