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PRIMARIE, IN LIGURIA VINCE BERSANI, A GENOVA 53,6% PER IL SEGRETARIO CONTRO IL 26,3% PER RENZI, VENDOLA AL 16,4%

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

RENZI IN TESTA SOLO NEI QUARTIERI DI LUSSO DI GENOVA, COME ALBARO E CARIGNANO, DOVE SOLITAMENTE IL CENTRODESTRA RACCOGLIE I MAGGIORI CONSENSI

I risultati di 93 sezioni su 105 di Genova.
Dopo lo scrutinio di 93 sezioni su 105 (35.758 elettori), Bersani è al 53,6%, Tabacci allo 0,7%, Puppato al 3%, Vendola al 16,4%, Renzi al 26,3%.
Savona, vince Bersani
Vittoria di Bersani anche a Savona: il segretario del Pd ha ottenuto il 48,4% dei voti (su 14.518 votanti).
Imperia, vittoria a Bersani
Nella città  di Imperia Bersani ha ottenuto il 40,5% e i votanti sono stati 7.261.
Nel Levante vince Bersani
Nella riviera di Levante vince Bersani con il 48% dei voti. Il totale dei votanti nel Levante sono stati 6.649.
I seggi di Voltri
Sui 3 seggi di Voltri (in totale 1051 votanti): 65% a Bersani, 20% a Renzi, 10% a Vendola.
Renzi vince i seggi di piazza Piaggio a Carignano, di palazzo Ducale e piazza Leopardi ad Albaro.
A Carignano su 648 votanti: 265 voti a Bersani, 10 a Tabacci, 33 a Puppato, 67 a Vendola, 272 a Renzi.
Nel seggio di Palazzo Ducale (numero 43) su 391 votanti: 148 a Bersani, 2 a Tabacci, 31 a Puppato, 44 a Vendola, 165 a Renzi.
Ad Albaro: 372 voti a Bersani, 43 a Puppato, 14 a Tabacci, 106 a Vendola e 529 a Renzi 529.
In pratica Renzi vince solo nei quartieri di lusso di Genova (e qui sarebbe interessante conoscere chi è andato votare) e perde seccamente nei quartieri popolari.
E questo dovrebbe essere il candidato della sinistra…

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A NOVI LIGURE LEGHISTI AL SEGGIO PER VOTARE RENZI: “HAI APPOGGIATO LA LEGA NORD E ORA VUOI VOTARE PER RENZI?”

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

RIMANDATI A CASA DUE CONSIGLIERI COMUNALI CHE VOLEVANO PARTECIPARE ALLE PRIMARIE… SONO LE TRUPPE CAMMELLATE CHE VORREBBERO RENZI CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA

«Ogni voto conta e ogni voto verrà  contato». Chi non ricorda la celebre frase di Al Gore al termine della notte elettorale delle presidenziali americane del 2000, segnate dall’incertezza sull’esito del voto in Florida.
È normale quindi che anche un singolo voto in politica diventi importante e se questo voto non lo si è potuto esprimere, si crei un piccolo caso politico.
Come è successo a Novi Ligure, cittadina guidata da un sindaco Pd, dove a Marco Bertoli, consigliere comunale indipendente ma che alle ultime elezioni aveva appoggiato un candidato sindaco della Lega Nord, è stato impedito di votare alle primarie.
Come pure è accaduto, sempre a Novi Ligure, anche a Giuseppe Dolcino, anche lui consigliere comunale ex leghista, ora indipendente (e all’opposizione).
BLOCCATO
Bertoli (che alle ultime primarie del centrosinistra aveva votato) non ci sta e tuona: «È uno scandalo che a un novese non venga permesso di votare. Il Pd che dice di essere aperto alla società  civile mi ha contestato il fatto di non essere iscritto al Pd, io sono 20 anni che sono eletto come indipendente». E alla domanda che possa aver pesato il fatto che avesse manifestato l’intenzione di votare per Renzi esclama: «Ma certo. Al seggio erano in due. Quello per Renzi voleva che votassi, il bersaniano no, alla fine ha vinto il bersaniano».
«ABIURA»
Niente da fare anche per Dolcino, che voleva pure lui votare per Renzi, a cui però sarebbe stato proposto al seggio anche uno scambio: «Mi hanno detto che se fossi passato con la maggioranza in consiglio comunale avrei potuto votare. Non ho accettato».
IL PD LOCALE
Il Pd locale, per bocca del segretario Cecilia Bergaglio, spiega però le ragioni della scelta di non far effettuare il voto: «In tutta Italia e non solo a Novi Ligure ci siamo dati una regola che è poi quella dell’articolo 3 comma 7 che prevede che non siano ammessi al voto coloro che svolgono attività  politica contraria al centrosinistra. Abbiamo deciso che chi aveva ruoli istituzionali al di fuori del centrosinistra non poteva votare. Non impediamo agli elettori del centrodestra di votare, solo a chi ha un ruolo pubblico».
I RENZIANI
Una scelta quest’ultima che non convince del tutto Germano Marubi che dei renziani è il punto di riferimento a livello locale: «Il regolamento come tutti i regolamenti va interpretato. Bisogna considerare che, nel caso del signor Bertoli, una cosa è l’aspetto amministrativo e l’altro quello politico, se no avremmo dovuto impedire di votare anche ai consiglieri di Sel in quei comuni in cui il Pd è nella maggioranza e loro sono all’opposizione. Poi, inutile negarlo, il fatto che Bertoli, avesse annunciato che avrebbe votato per Renzi ha pesato».

Marco Letizia
(da “il Corriere della Sera”)

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ANGELINO, SEDOTTO E ABBANDONATO, VERSO LE DIMISSIONI

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

SILVIO: “RIFACCIO FORZA ITALIA, VIENI O RESTERAI SOLO”… E PER GLI EX AN LA SCISSIONE PARE ORMAI INEVITABILE

L’ultima, decisiva telefonata tra Arcore e Cagliari — tra il leader e il suo segretario che giusto dalla Sardegna in quelle ore lanciava la vana campagna per le primarie — raccontano abbia avuto i toni spicci dell’ultimatum.
Silvio Berlusconi non ha altro tempo da perdere.
«Angelino, sai che per me sei stato come un figlio, ma io in settimana lancio Forza Italia. Sei ancora in tempo per essere coinvolto nel progetto. Ma lascia perdere le primarie: adesso. Dove vai con i “colonnelli”, dove andate da soli? Ti sei anche messo in testa di fare giustizialista».
Alfano è un dirigente distrutto, sfinito cede all’ultimo assalto.
E intravede la sua fine politica.
«A questo punto, presidente, si convoca l’Ufficio di presidenza, si annulleranno le primarie e io mi dimetto, non ha senso che resti al mio posto».
Berlusconi un posto glielo garantisce pure, e di tutto rispetto, nel nuovo partito.
Ma la storia finisce qui.
Del resto il Cavaliere è già  in corsa, non aveva più dubbi da giorni.
Gli ultimi focus consegnati da Euromedia Research hanno avuto l’effetto della miccia. Il 35 per cento di potenziali elettori del centrodestra che non si riconosce in alcuna forza in campo, e al suo interno il 24,7 pronto ad affidarsi ancora al leader sebbene ad alcune condizioni: gente nuova, facce pulite, niente vecchia burocrazia di partito.
E sono parecchi gli imprenditori, i giovani professionisti ma soprattutto i giovani che sono stati visti entrare a Palazzo Grazioli e a Villa San Martino solo nell’ultima settimana.
Nella residenza romana, giusto venerdì per ultimi i “neo azzurri” guidati da Marco Casella, a capo dell’Internazionale giovanile dei Tories, con inconfondibile motto: «Ed ora vinca il migliore, Forza Italia!»
Per le politiche di marzo, asse con la Lega, da cementare con la candidatura di Maroni in Lombardia. Altro che Albertini.
È il game over del Pdl, il ritorno al futuro.
Il cammino per Silvio Berlusconi è segnato ed è a tappe forzate.
Lo sarebbe stato anche se Alfano ieri pomeriggio non avesse detto addio al sogno delle primarie. Giusto il tempo del responso stasera delle primarie del Pd.
Crosetto ha già  chiesto la convocazione dell’Ufficio di presidenza, l’organo di vertice che aveva indetto la consultazione interna ed è una richiesta non casuale. Sarà  convocato per la seconda metà  della settimana e in quella sede il Cavaliere renderà  le sue «comunicazioni ufficiali», sarà  il big bang del rompete le righe.
Il suo, certo, e per chi vorrà  seguirlo.
Solo dopo, forse subito dopo, Berlusconi lancerà  in grande stile la nuova “Forza Italia”, che tanto entusiasma chi è già  pronto a tornare a «casa».
Da Galan alla Santanchè, dalla Prestigiacomo alla Biancofiore, ma c’è anche Matteoli.
Tutti pronti a salpare per la nuova avventura.
Gli altri ex An, quelli no.
Dopo la doccia gelata, domani a Roma il vertice d’urgenza convocato da La Russa e Gasparri. «Siamo con un piede fuori» dicono tutti.
La Polverini chiamava tanti ieri pomeriggio e chiedeva: «E ora che si fa?»
La scissione stavolta pare davvero a un passo. «È nei fatti, conseguenza inevitabile» confessa sfiduciato il deputato Gianpiero Cannella.
In mezzo al guado la Meloni che aveva pure rotto coi suoi per sfidare Alfano.
Ma su tutti loro riecheggia quanto fino a ieri Berlusconi ripeteva in privato a proposito dei “colonnelli”: «Chi se ne frega di loro, dove vanno da soli?»
Quando alle 17 il segretario Pdl si presenta alle telecamere con l’aria del pugile suonato per ammainare la bandiera delle primarie, i giochi erano già  fatti da qualche ora.
Il Cavaliere aveva dato il colpo di grazia da bordo campo a Milanello sul partito «in decadenza», ma ormai era fallito dalla sera prima ogni tentativo di mediazione condotto dai dirigenti quarantenni più vicini ad Angelino.
Da Lupi a Fitto alla Gelmini.
Per Berlusconi ogni canale ormai era chiuso dopo la storia degli «indagati fuori dalle primarie».
E così, sono stati quegli stessi dirigenti pidiellini, i big sponsor delle primarie e del segretario, a chiamare Alfano e a invitarlo a desistere: «Non possiamo andare alla guerra contro di lui».
Escono uno dopo l’altro allo scoperto. «A questo punto è corretto seguire il presidente – ragiona a distanza la moderata Mariastella Gelmini – le primarie avevano un senso prima, non possono diventare elemento di rottura».
Oggi a mezzogiorno in via dell’Umiltà  il rito inutile del deposito delle firme per le primarie.
Ma il Pdl già  non esiste più.
E chi è rimasto fedele all’ex premier, gli chiede adesso che Angelino non sia segretario della Forza Italia che verrà .
Anche perchè il capo è uno, è sempre lui, sempre lo stesso.

(da “la Repubblica”)

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BERLUSCONI: “TORNARE IN CAMPO? CI STO PENSANDO”

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

“MI SONO TIRATO INDIETRO SOLO PER LE DICHIARAZIONI DI CASINI, MA IL LEADER DELL’UDC HA MANCATO DI PAROLA”

L’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo a una domanda dei giornalisti che lo aspettavano a Milanello, e cioè se intendesse tornare in campo, ha detto: “Vediamo, ci sto pensando”.
Berlusconi è arrivato a Milanello per pranzare con l’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri e l’ad della squadra, Adriano Galliani, per poi assistere all’allenamento.
Per l’ex premier, “il Pdl ha subito una decadenza di immagini e di risultati anche per il semplice motivo che non ci sono stato. Noi stiamo vedendo che la gente è molto delusa dalla politica, dai politici e da questi partiti. Io mi sono tirato indietro perchè il signor Casini – ha spiegato il Cavaliere – aveva detto ‘se Berlusconi non c’è io posso essere parte della coalizione dei moderati di centrodestra’. Io mi sono tirato indietro una volta da segretario del Pdl – ha proseguito Berlusconi – un’altra volta dal governo, un’altra volta addirittura da candidato alla presidenza del Consiglio. Il signor Casini manca di parola, non ha fatto una piega. E allora questa situazione la stiamo ripensando e vediamo se non è il caso, dato che credo di capire più di qualsiasi altro in italia quello che c’è stato e quello che si deve fare, di utilizzare la mia esperienza in maniera concreta”.
Silvio Berlusconi, quindi, sta valutando se ”utilizzare” la sua esperienza in maniera concreta” in politica.
”Nessuno dei partiti che adesso vanno in tv potrà  realizzare il proprio programma
se non si cambia l’architettura istituzionale del Paese – ha spiegato – e la Costituzione si può cambiare solo se c’è un partito con la maggioranza assoluta”.
Nessun commento su Alfano.
Silvio Berlusconi ha, invece, preferito non rispondere alla richiesta di un commento sulla presa di posizione del segretario del Pdl, Angelino Alfano, pronto a ritirarsi dalle primarie del partito se, insieme a lui, correranno candidati indagati.
“Questa – si è limitato a dire Berlusconi – è una cosa che bisogna commentare con calma. Non è possibile farlo qua in piedi”.
Decisamente diverso il tono usato da Daniela Santanchè, in corsa per le primarie del Pdl: “Aspetto il ritiro dalle primarie del Pdl di Angelino Alfano. Io, infatti, risulto indagata nel processo che riguarda l’integralismo islamico”, ha affermato, chiedendo al segretario del partito coerenza rispetto alle sue dichiarazioni.
Per Giorgia Meloni “la regola sugli indagati alle primarie ancora non c’è, deve essere stabilita. Tant’è che io ho chiesto se questo principio vale anche per le politiche. Ma credo anche che Berlusconi vada tirato fuori da questa vicenda, perchè lui ha avuto una vicenda particolare con la magistratura”, ha detto a un ‘Giorno da pecora’ su Radio2 Rai.
E oggi dopo le 12 saranno ufficializzate le candidature per le primarie del Pdl, per le quali, con il sistema on line, vengono raccolte le firme (diecimila firme minime in almeno cinque regioni), necessarie per poter correre alla consultazione.

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“VEDREMO LA GENTE CHI SEGUIRA’”: BERLUSCONI PREPARA LO STRAPPO

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

IMMINENTE LA SUA LISTA, SARA’ UNA NUOVA FORZA ITALIA… L’ANNUNCIO DOPO LE PRIMARIE DEL PD

Chi lo ha frequentato nelle ultime ore ha capito che sta per accadere.
Dopo mesi di attesa, dopo quell’indugiare che tanto ha fatto fibrillare il suo – solo ancora per un po’ – Pdl, Silvio Berlusconi ha ormai deciso.
C’è solo poco da attendere, pochissimi giorni, forse subito dopo le primarie del Pd.
Ma il dado è tratto: il Cavaliere è pronto a (ri)lanciare Forza Italia.
Con l’aggiunta o meno del «2.0», tanto caro al fedelissimo Diego Volpe Pasini, poco importa. Ciò che conta è che la separazione con il Pdl di Angelino Alfano e le sue primarie è ormai consumata e rischia di tradursi in un divorzio accompagnato da amari contenziosi sull’eredità  più importante, quella dell’elettorato di centrodestra che si è andato sempre più assottigliando nei sondaggi.
Con Berlusconi certo di avere la meglio: «Vedremo, alla fine, la gente chi seguirà ».
La nuova Forza Italia dovrebbe nascere con personalità  legate al «mondo dell’imprenditoria» e dalla «società  civile».
Certo, fanno notare dal Pdl, «anche Daniela Santanchè è imprenditrice».
E comunque non mancheranno fedelissimi e «amazzoni» che negli ultimi tempi hanno fatto quadrato attorno a lui.
Una di loro, Michaela Biancofiore, è andata a trovarlo a Palazzo Grazioli e all’uscita ha confermato: «Berlusconi sta ragionando su un nuovo soggetto politico». Così è.
L’ex presidente del Consiglio ha messo a punto la strategia d’attacco delle prossime ore, alternandola a dichiarazioni d’affetto e apprensione per il suo Milan, per Pato che «deve guarire», a barzellette e battute criptiche, come quella sul dinosauro che, come aveva detto giorni fa, era pronto a far uscire dal suo cilindro, e che però – confessa – avrebbe la sua silhouette.
Come dire: eccomi di nuovo.
Angelino lo sa e con i suoi è pronto a prendere le contromisure.
Ma il Cavaliere è più che determinato a portare avanti senza indugio la sua «nuova rivoluzione».
Il Pdl, che pure si inventò dal predellino? Ormai non più senso.
Alfano? Decisamente negativa la sua ostinazione a difendere primarie che «alla fine si riveleranno al massimo un congressino di partito».
Per non parlare dell’affondo alfaniano sugli indagati «incandidabili» che l’ha fatto andare su tutte le furie perchè letto come attacco personale nonostante la correzione serale dello stesso Angelino.
E attorno al Cavaliere la cerchia dei fedelissimi a confortarlo sulla linea di rottura e ad attaccare i cinque ex pidiellini (Bertolini, Stracquadanio, Pecorella, Tortoli e Stradella) che hanno abbandonato per fondare «Italia Libera»: «Inaccettabile. Pensare che Silvio li ha presi dal nulla e ora si permettono di paragonarlo a Schettino».
Arrabbiato? Più che altro ormai su un’altra lunghezza d’onda, quella che dovrebbe portare alla creazione di due soggetti diversi del centrodestra: la «sua» Forza Italia e il «loro» Pdl. Una scelta che potrebbe far implodere tutta l’area e moltiplicare gli stessi attori in campo.
Ma Berlusconi ha scelto e fantastica sugli effetti che potrà  avere l’annuncio.
Senza però una buona dose di realpolitik. Sa infatti che a quel punto la guerra con i «pidiellini doc» sarà  inevitabile (senza escludere più in là  un eventuale accordo di convenienza elettorale) e sopratutto è cosciente che non potrà  più incassare i risultati di 20 anni fa, quando nacque il primo partito azzurro.
Ecco perchè sarebbe già  pronto, prima o dopo il voto, ad aggiungere il suo contributo per designare «la persona più adatta» a governare.
Cioè Mario Monti.
Si sa infatti che il Cavaliere lo stima e che gli ha anche già  proposto in un incontro di fare il «federatore» dei moderati.
Perchè una cosa è «il governo dei tecnici», che non ha mai digerito (anche se ha sempre sostenuto in Parlamento), una cosa il Professore.
Ancora una volta, dal suo punto di vista, per contrastare «il comunismo che riavanza» impersonificato in Bersani.
Ed ecco perchè, anche se l’annuncio è imminente, forse arriverà  solo dopo le primarie del Pd: se dovesse vincere Renzi la musica cambierebbe non solo a sinistra, ma anche a destra.
E questo Berlusconi lo sa benissimo.

Roberto Zuccolini
(da “il Corriere della Sera”)

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FUTURI ONOREVOLI GRILLINI A 11.283 EURO AL MESE: SI RIDURRANNO LO STIPENDIO SOLO DI 2.500 EURO

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

LA PRESA PER I FONDELLI: INTATTI TUTTI I BENEFIT… NEL REGOLAMENTO PUBBLICATO SUL SITO DI GRILLO SI PRECISA INFATTI CHE SARA’ RIDOTTO SOLO LO STIPENDIO BASE

“Per cortesia datemi/dateci spiegazioni perchè sinceramente ‘sta cosa mi fa alterare gravemente! Se è così come esposta non va affatto bene. Qui si diventa esattamente come gli altri partiti. Spero in chiarimenti che mi ‘tranquillizzino’ un po’”.
Finora, questo è l’unico commento postato sul sito di Beppe Grillo.
Ma c’è da aspettarsi che Massimo Grassi non sia l’unico a chiedere spiegazioni dopo aver letto il penultimo punto del “Codice di comportamento degli eletti del Cinque Stelle in Parlamento” che è stato pubblicato on line.
In fondo al vademecum per i futuri deputati si parla di soldi.
E si scopre che i grillini che approderanno alla Camera risparmieranno solo 2.500 euro a testa.
Tradotto, il “cittadino” (così, dice il Codice, dovranno chiamarsi gli onorevoli) guadagnerà  11.283 euro al mese. P
oco meno dei colleghi del Pd, del Pdl, dell’Udc e compagnia che godono di buste paga, in media, da 13.783 euro.
Grillo, infatti, spiega che “l’indennità  parlamentare percepita dovrà  essere di 5 mila euro lordi mensili” e che “il residuo dovrà  essere restituito allo Stato insieme all’assegno di solidarietà  (detto anche di fine mandato)”.
Ma si aggiunge: “I parlamentari avranno comunque diritto a ogni altra voce di rimborso tra cui diaria a titolo di rimborso delle spese a Roma, rimborso delle spese per l’esercizio del mandato, benefit per le spese di trasporto e di viaggio, somma forfettaria annua per spese telefoniche e trattamento pensionistico con sistema di calcolo contributivo”.
Praticamente, il grosso della torta.
E sì che l’allineamento dello “stipendio di parlamentare alla media degli stipendi nazionali” è uno dei punti fondamentali del programma del Movimento Cinque Stelle.
Ecco invece perchè il “cittadino” eletto sarà  ancora decisamente diverso da quello rimasto a casa.
I conti in busta paga
Cominciamo dall’indennità  e, per semplificare, facciamo i conti con la busta paga di un deputato (al Senato è un po’ più alta): il lordo è di 10 mila 435 euro.
Al netto delle tasse, Montecitorio stima un resto di 5 mila euro in media (l’Irpef dipende dalla regione in cui il parlamentare risiede).
Il Codice Grillo dice che l’indennità  degli eletti a Cinque Stelle deve essere di 5 mila euro lordi e che il resto va restituito allo Stato insieme all’assegno di fine mandato.
Per la stessa logica di cui sopra, possiamo stimare che il netto arrivi a 2.500 euro, la metà  dei deputati degli altri partiti.
Il resto dei costi della politica, se così li vogliamo chiamare, resta intatto: 3.503 euro di diaria (decurtata, per tutti, in base alle assenze), 3690 euro per le spese di esercizio di mandato, 1.331 euro al mese per le spese di viaggio (per chi vive a più di 100 km da Roma), 258 euro per il telefono.
Ogni mese, lo stipendio extra rimane intatto: 8 mila 782 euro, a cui aggiungere l’indennità  dimezzata.
Il Codice, sia chiaro, dice che ognuno di quegli euro andrà  rendicontato mensilmente e reso pubblico sul sito del Movimento.
Per i parlamentari non grillini questo obbligo vale solo per il 50 per cento delle spese di esercizio, ovvero per quella parte usata per pagare uno o più collaboratori.
Quindi la diaria non verrà  percepita per intero, ma solo in base alle spese effettivamente sostenute e certificate on line.
Chissà  che con l’arrivo nei palazzi dei Cinque Stelle la trasparenza non sia contagiosa.
Ma certo, leggendo il Codice, la rivoluzione del risparmio sembra non sia ancora arrivata.
Capogruppo ogni tre mesi
Ecco quali sono, invece, le altre regole per il gruppo che entrerà  nel prossimo Parlamento. Intanto le cose già  note: assoluto divieto di alleanze (salvo su voti specifici, e dopo aver votato il sì di gruppo) ed evitare di partecipare ai talk show.
Poi il rispetto del “non Statuto” e il sito www.movimento5stelle.it come strumento ufficiale di diffusione delle informazioni.
Ancora il nome (“Rifiutare l’appellativo di ‘onorevole’ e optare per il termine ‘cittadina’ o ‘cittadino’”) e i requisiti: dimissioni immediate per chi è condannato anche in primo grado.
Se invece si è rinviati a giudizio, viene lasciata la possibilità  di decidere il da farsi.
Si può anche essere espulsi, se si viola il Codice di comportamento: lo decideranno a maggioranza i parlamentari di Camera e Senato, ma la cacciata dovrà  essere “ratificata da una votazione on line sul portale del M5S tra tutti gli iscritti, anch’essa a maggioranza”.
E poi le votazioni, praticamente su tutto: per decidere gli incarichi nelle commissioni, per portare in Aula le proposte di legge dei cittadini (quelle che hanno un consenso superiore al 20 per cento) e infine per scegliere i capigruppo e i portavoce di Camera e Senato.
Dice il Codice che dovranno cambiare ogni tre mesi.

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LA RIVOLTA DELLE DIVISE: “NOI PRONTI A SCANSARCI”

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

MONTA LA PROTESTA TRA LE FORZE DELL’ORDINE: “NON SIAMO TUTELATI”

Finora era una provocazione di Beppe Grillo. «Soldato blu – aveva scritto sul suo blog il giorno dopo gli scontri di Roma – non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco».
La notizia è che sta succedendo.
Non perchè poliziotti e carabinieri siano di colpo diventati grillini, ma perchè il malumore dentro le forze di polizia è esploso oltre ogni limite.
E così il 90% dei celerini a inizio settimana ha chiesto un giorno di ferie per evitare il servizio di piazza: protesta clamorosa, ma simbolica.
Le ferie sono state respinte; gli agenti ieri a Roma sono stati al loro posto. Ma intanto il segnale è arrivato ai piani alti del Viminale.
Il Cocer dei carabinieri, a sua volta, scrive: «Siamo del parere che il personale delle forze dell’ordine che deve difendere i palazzi del potere debba invece essere pronto a togliere i cordoni e scansarsi all’arrivo dei manifestanti facinorosi».
Clamoroso.
Il ministro Annamaria Cancellieri non perde occasione per dire quanto sia «preoccupata» dalla deriva violenta delle proteste e ora, in tutta risposta, dalla pancia della polizia e dei carabinieri si alza un vero e proprio ruggito di rabbia.
«Quelle parole sul numero di identificazione da mettere sui caschi – spiega Felice Romano, segretario del Siulp – hanno toccato un nervo delicatissimo. La Cancellieri non s’è resa conto che andava a intaccare l’ultima riserva morale dei nostri: l’orgoglio di servire lo Stato. Certo non è per uno stipendio da fame che si fa questo lavoro. Da qualche anno, poi, non c’è provvedimento che ci lasci in pace. La gente in divisa non ce la fa più. Restava l’orgoglio. Quando invece si inverte l’onere della prova, e con questa storia del numero identificativo si manda il segnale che deve giustificarsi chi è in piazza per garantire il rispetto delle leggi, e non chi arriva per scassare tutto, allora salta il tappo».
Gli fa eco Alessandro Rumore, appuntato dei carabinieri, delegato del Cocer: «Il carabiniere, quando torna a casa, e si sveste della divisa, è un italiano qualunque con i problemi di tutti. Figurarsi se non capisce la rabbia di chi ha perso o non trova il lavoro. Ai manifestanti, tra i quali potrebbero esserci i nostri figli, diciamo che siamo al loro fianco poichè i loro problemi sono anche i nostri. Con l’aggravante che alla fine ci ritroviamo ad essere abbandonati dal ministero dell’Interno e attaccati da opinionisti ignoranti in materia. E mentre veniamo mandati in piazza a prendere le botte, vediamo contestualmente approvare provvedimenti per noi oltremodo penalizzanti».
Il documento del Cocer, al riguardo, trasuda furia. «Dopo aver appreso che bisogna essere numerati come altri uomini che fanno tornare alla mente epoche tragiche de l passato per essere picchiati e poi magari ricevere un premio in danaro».
Potrebbero sembrare parole sopra le righe.
Ma il paradosso è che in questi giorni sono proprio i sindacalisti con le stellette a frenare la rabbia dei loro colleghi.
Tra i celerini si è sfiorato l’ammutinamento.
È circolata persino la proposta-choc di mettere un punto interrogativo sul casco e presentarsi così agghindati in piazza. «Sarebbe stato un errore clamoroso – spiega Felice Romano – e li abbiamo dissuasi. La polizia non si può permettere di apparire men che affidabile».
Il punto è che polizia e carabinieri chiedono maggiore attenzione al governo.
L’elenco delle doglianze è lunghissimo, dallo straordinario non pagato alle qualifiche non rispettate, ai turni che diventano sempre più pesanti per via dei buchi in organico, all’ultima questione delle pensioni.
In piazza chiedono più tutele.
Una delle misure legislative che hanno quasi «preteso», è l’arresto in flagranza differita per i violenti di piazza. Ha funzionato allo stadio, vogliono che sia esteso alle manifestazioni.
I sindacalisti sciorinano alcuni numeri: nel 2010 ci sono stati 122 feriti tra le forze dell’ordine per incidenti in manifestazioni sportive; due anni dopo i feriti si sono dimezzati grazie al Daspo e all’arresto in flagranza differita.
Per le manifestazioni di piazza, invece, i feriti sono passati da 260 (2010) a 711 (2011).
E il trend peggiora.
«Il disagio tra noi è fortissimo – conferma Nicola Tanzi, Sap – e c’è necessità  di leggi più adeguate. Insistiamo: serve il fermo preventivo di chi si presenta travisato in piazza».

Francesco Grignetti

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LE FOSSE COMUNI DI LAMPEDUSA PER I NAUFRAGHI DIMENTICATI

Novembre 25th, 2012 Riccardo Fucile

IL CIMITERO E’ STRACOLMO, UNO SOLO HA UN NOME… IL SINDACO: “L’EUROPA FINGE CHE NON CI SIANO”

«L’unica raccolta differenziata che fate, qui a Lampedusa, è quella dei morti», ha detto una volta, sorridendo amaro, un ragazzo ghanese approdato in quest’isola anni fa con un barcone.
Non sapeva, forse, che nel cimitero di zona Cala Pisana, nei pressi dell’aeroporto, ci sono anche le fosse comuni, due quadrati di terra di cinque metri per cinque, dove vengono sistemate le salme dei migranti africani, una sull’altra, in doppia fila, senza nome, senza provenienza, senza storia, senza niente.
Qualche fiore di plastica disteso sull’erbaccia, qualche croce di legno conficcata malamente nella terra, numeri casuali segnati a penna, un 3, un 5, un 13 che dovevano identificare le salme. Ma poi le salme erano troppe e al diavolo i numeri…
CROCI DI LEGNO
Il resto è polvere e gramigna, edera che avvolge le poche croci sbilenche, arbusti, gerani spontanei, qualche ciuffo di papiro contro il muro grigio sul fondo, un paio di lapidi marmoree divelte e rovesciate, un crocifisso spezzato che guarda il cielo, secchi di vernice abbandonati. Il vecchio custode, Vincenzo Lombardo, viene qui ogni mattina alle sei per lasciare un ricordo e una preghiera ai «suoi» morti, uomini donne bambini.
Suoi perchè per anni è stato lui il primo a vederli arrivare e non vuole dimenticarli.
Le croci di legno le ha sistemate Vincenzo, così alla buona. E a chi gli dice che per i musulmani quel simbolo non ha nessun significato, risponde ancora oggi che lui non poteva che affidarli al suo Dio.
Si mettessero poi d’accordo lassù.
«BURRUCATI»
«Vengono portati qui nelle loro casse zincate, burrucati a norma come fossero familiari nostri, non c’è differenza», dice Pino, un anziano muratore che passa le sue giornate a murare tombe.
«Burrucati» significa seppelliti. Ma non è proprio come fossero familiari, per la verità .
Perchè per i Giardina, i Maggiore, i Fragapane, i Martello, i Policardi, i Brignone il trattamento è necessariamente diverso.
Hanno lapidi con nomi, cognomi, date di nascita e di morte, i fiori freschi, le preghiere dei parenti. Gli ignoti della fossa comune niente.
Altri (sarebbe improprio dire più fortunati), nella parte antica del cimitero o in quella moderna, riposano in tombe singole con lapidi azzurre o arancioni di pessimo gusto, volute (e firmate, chissà  perchè) dal sindaco uscente Bernardino De Rubeis.
Le scritte ricordano il giorno e il luogo del naufragio, l’età  approssimativa della vittima: circa vent’anni, circa trent’anni e così via, aggiungendo che si tratta di «immigrati non identificati» di sesso maschile o femminile, «etnia africana di colore nero», particolare, quest’ultimo, che non sarebbe indispensabile.
UN SOLO NOME
Una sola delle vittime del mare porta nome e cognome: è la diciottenne nigeriana Ester Ada, morta in stato di gravidanza nelle operazioni di soccorso il 16 aprile 2009; fu riconosciuta dal fratello, che era tra i 144 naufraghi della «Pinar».
Sulla sua tomba c’è una lastra di pietra nera con disegnata una colomba della pace.
Chi gliel’avrebbe detto, a quella giovane africana, che sarebbe finita in una piccola cappella di Lampedusa accanto ai vecchi coniugi Famula Domenica (1885-1969) e Tuccio Domenico (1885-1957).
Non mancano incredibili slanci di generosità : za Pinuzza ha trasferito negli ossari i suoi genitori per fare spazio a due migranti.
Schiacciata tra le cappelle neoclassiche e i monumenti barocchi delle famiglie bene c’è una piccola casetta intonacata di bianco e mai finita, con nove salme: le vittime tra i 20 e i 30 anni rinvenute la notte dell’8 maggio 2011, «nello specchio d’acqua antistante località  Cavallo Bianco durante le operazioni di soccorso di n. 528 migranti sbarcati con un motopeschereccio a Lampedusa».
NUMERI SERIALI
La Salma n. 1, la Salma n. 2, la Salma n. 3 sono sepolte in basso, le altre nei cassetti laterali. Chissà  quale testa ha concepito la contabilità  e il tono burocratico delle iscrizioni, che aggiungono anonimato all’anonimato.
Ora, dice la nuova sindaca Giusi Nicolini, eletta sei mesi fa, tutte le lapidi verranno sostituite: in ognuna sarà  inciso brevemente il ricordo delle circostanze che causarono la morte, a futura memoria, senza formule amministrative, senza numeri seriali e senza firme ufficiali.
«La zona della calamità  è tutta piena», dice Pino.
Infatti, gli undici naufraghi morti il 6 novembre, gli ultimi, Giusi Nicolini ha dovuto sistemarli in un hangar dell’aeroporto per una notte, poi nella camera mortuaria del cimitero.
Alla fine ha chiamato il prefetto: non ci sono più spazi…
All’appello del prefetto hanno risposto diversi comuni dell’Agrigentino, che hanno accolto le salme ignote delle otto donne, una delle quali incinta, e dei tre bambini.
Che ricevono da morti la solidarietà  che non hanno avuto da vivi. Triste consolazione.
Oggi, ad Agrigento, ci saranno da seppellire altri migranti defunti ieri sui barconi della speranza nell’indifferenza del mondo.
«L’EUROPA NON VEDE»
«Le persone rimaste vive – dice Paola La Rosa, collaboratrice del Comune – ci riempiono di gioia e di orgoglio, perchè viviamo in un’isola che salva le persone, ma non ne abbiamo nessun merito: vedendoli arrivare in quello stato nessuno rinuncerebbe a salvarli.
Bergamo non ha il mare, ma se l’avesse sarebbe sensibile esattamente come noi. La vera domanda è: che cosa succederebbe se quei morti fossero italiani? La fine del mondo, tutti mobilitati. E invece…».
E invece le fosse comuni. Giusi Nicolini non vorrebbe più sentir parlare di emergenza.
Sogna, per i suoi concittadini, la normalità : che significa legalità , depuratori funzionanti, ambiente pulito, scuole non cadenti.
E niente morti per mare.
«Il problema – si sfoga – non sono le tombe, sono i morti: noi siamo gli unici che da quindici anni li vediamo, i cadaveri, e li seppelliamo.
L’Europa, che non li vede, finge che non ci siano. L’immigrazione non è emergenza, bisogna saperla gestire: non si tratta di clandestini, ma di profughi e non è giusto che tutti questi morti vengano considerati normali».
Per fortuna ci sono anche i vivi.
Sono quasi 400 quelli ricoverati nel Centro di prima accoglienza, in contrada Imbriacola. I più giovani il pomeriggio fanno due passi in piazza sotto un cielo stupendo, stanno a chiacchierare davanti alle paninerie e alle cràªperie, si guardano attorno e sorridono a chi passa.

Paolo di Stefano
(da “il Corriere della Sera”)

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