Destra di Popolo.net

IL PD E IL RAS GENOVESE, 40 GIORNI DI MELINA PER NON FARLO ARRESTARE

Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile

LA GIUNTA PER LE AUTORIZZAZIONI A PROCEDERE DELLA CAMERA PRENDE TEMPO… DECISIONE RINVIATA A DOPO IL VOTO

Il caso Genovese imbarazza il Pd e la maggioranza che regge il governo Renzi. Stiamo parlando di Francantonio Genovese, re di Messina, renziano doc e padrone di ventimila voti che possono fare la differenza nel voto europeo.
Per l’onorevole è stato chiesto l’arresto dalla procura di Messina per lo scandalo dei fondi della formazione professionale.
Un business da centinaia di milioni di euro che vede al centro l’onorevole e la sua famiglia, proprietari e gestori di enti, vere e proprie macchine clientelari e mangiasoldi che in Sicilia hanno avviato al lavoro una quota ridicola di giovani disoccupati.
Nei mesi scorsi sono finiti in galera la moglie dell’onorevole, Chiara Schirò, e alcuni suoi strettissimi collaboratori.
Sulla questione dell’autorizzazione all’arresto la palla è nelle mani della Giunta per le autorizzazioni a procedere presieduta da Ignazio La Russa.
Ma il sospetto è che Pd e soci stiano lavorando sottotraccia per far slittare la decisione a dopo le elezioni europee.
“Sospetto sbagliato — ci dice l’onorevole Anna Rossomanno, capogruppo del partito di Renzi in Giunta — abbiamo chiesto una proroga fino al 18 maggio perchè emerge con chiarezza l’esigenza di un approfondimento. Siamo di fronte ad una ordinanza corposa, 380 pagine, più 16 faldoni di documenti che vanno esaminati. Abbiamo fissato due sedute per la prossima settimana…”.
Insomma, deciderete dopo le europee?
“Come giunta sicuramente prima, ma poi toccherà  alla conferenza dei capigruppo fissare la data per la discussione e il voto in Aula”.
Parole chiare, che accrescono il dubbio di uno slittamento a dopo le elezioni.
“Questi parlano di acquisire nuovi documenti, è una perdita di tempo, gli elementi per valutare ci sono tutti, basta leggere gli atti. La richiesta di nuove carte giudiziarie fa parte di una tecnica dilatoria che non è accettabile. Li capisco, Genovese porta voti e il Pd ne ha bisogno”, è l’opinione di Giulia Grillo, deputata M5s eletta in Sicilia e membro della Giunta. Su cosa punta l’onorevole ras della formazione? Sulle decisioni del Tribunale della Libertà  che nei mesi scorsi hanno portato alla scarcerazione della moglie Chiara Schirò e di altri personaggi coinvolti nell’inchiesta.
Um altro modo per guadagnare tempo, secondo i parlamentari grillini. Ricostruiamo la storia delle revoche e delle controrevoche.
Il 22 gennaio il Tribunale di Mesina annulla gli arresti domiciliari per Chiara Schirò, la moglie dell’onorevole Genovese, la Procura della Repubblica fa ricorso e il 3 marzo scorso il Tribunale revoca, sia pure parzialmente, la decisione precedente e stabilisce il divieto di dimora nella città  di Messina per la signora.
Perchè, si legge nel provvedimento, si tratta di un “soggetto che non si è fatto alcuno scrupolo a porre in essere un meccanismo truffaldino per appropriarsi di milioni di euro di provenienza pubblica”.
La signora, si legge ancora, esprime una particolare “versatilità  a delinquere per raggiungere i propri interessi utilitaristici, che appare più che concreto il pericolo che la stessa possa riproporre la sua attività  illecita in qualunque altra associazione o società ”.
Stessa musica per Concetta Cannavò, un passato da militante del Pd, era l’amministrarice del partito a Messina, e per Elio Sauta, presidente di uno degli enti incriminati e stretto collaboratore dell’onorevole.
Per lui, il 24 marzo, sono stati di nuovo disposti gli arresti domiciliari.
Francantonio Genovese, scrivono i pm, è “al vertice di un sodalizio criminale” che negli ultimi anni ha divorato i fondi europei e regionali della formazione professionale. Un bottino di 6 milioni di euro accumulato grazie alla gestione, diretta o occulta, di almeno dieci enti.
Va arrestato, scrive il gip di Messina, perchè “il sodalizio criminale” che lo vede al vertice, è “diffuso, ben avviato e adeguatamente potente: ragionevolmente continuerà  a delinquere”.
L’esigenza cautelare “in carcere”, deriva dalla potenza dell’organizzazione, dall’esistenza degli enti che ancora agiscono nel business della formazione professionale in Sicilia: più di 400 milioni di euro l’anno.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LE DODICI REGOLE CUI BERLUSCONI DOVRA’ ATTENERSI

Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile

IL TESTO DELLE PRESCRIZIONI PER L’AFFIDAMENTO

Visti gli atti relativi a Berlusconi Silvio affidato in prova al Centro di Servizio Sociale impone al suddetto le seguenti prescrizioni:
1. a) se detenuto, l’affidato sottoscriverà  le prescrizioni dinanzi al Direttore dell’Istituto penitenziario e appena posto in libertà  dovrà  prendere contatti con l’Uepe incaricato di affiancarlo nell’opera di adattamento alla vita sociale; b) se libero, entro dieci giorni dalla notifica della presente ordinanza si presenterà  al Direttore dell’Uepe di Milano, piazza Venino l davanti al quale sottoscriverà  il verbale di prescrizioni e manterrà  contatti (…) con il Centro Servizio Sociale relazionando con l’assistente sociale designato con la frequenza che l’Uepe stabilirà ;
2. Dovrà  mantenere contatti con l’Uepe secondo quanto dallo stesso ufficio indicatogli;
3. Dovrà  fissare la propria dimora in Arcore, Villa S. Martino;
4. Non potrà  abbandonare la Regione Lombardia, salvo quanto previsto al punto 8;
5. Non potrà  compiere viaggi notturni nè viaggi all’estero;
6. Non potrà  frequentare pregiudicati e tossicodipendenti, omettendo altresì di frequentarne gli ambienti;
7. Potrà  lasciare la propria dimora alle ore 6 del mattino (…) e dovrà  farvi ritorno entro le 23, con divieto di uscire fino al mattino successivo, se non per comprovate gravi necessità , preventivamente comunicate alle Forze dell’Ordine e da documentare tempestivamente all’Uepe;
8. È autorizzato, come da sua richiesta, a recarsi in Roma, presso il domicilio in via del Plebiscito 102, dal martedì al giovedì, fermi restando gli obblighi orari di cui al punto 7, e con rientro al domicilio di Arcore entro le ore 23 del giovedì stesso, previo avviso all’uepe e alle Forze dell’Ordine;
9. Dovrà  predisporre tutti gli accorgimenti necessari per agevolare i controlli da parte delle Forze dell’Ordine;
10. Dovrà  adempiere agli obblighi di assistenza familiare;
11. Dovrà  svolgere attività  socialmente utile/volontariato, presso l’Istituto Sacra Famiglia, Unità  San Pietro, con impegno di almeno una volta alla settimana e per un tempo non inferiore a quattro ore consecutive;
12. Dovrà  portare sempre con sè copia del presente provvedimento. Dovrà  richiedere almeno un mese prima, salvo sopraggiunte e comprovate necessità , ogni modifica alle prescrizioni. Gli spostamenti in giornata fuori dal territorio per motivi di lavoro o salute o familiari, gli ampliamenti di orari per contingenze specifiche, gli eventuali eventi luttuosi o particolarmente gravi familiare, la partecipazione alle udienze sarà  autorizzata dal direttore dell’Uepe. Avverte l’affidato che, in caso di violazioni di legge o delle prescrizioni, modificabili dal magistrato di sorveglianza, la misura potrà  essere sospesa e revocata.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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RENZI: “PER OGNI DUBBIO, MANDATEMI MAIL”. NESSUNA RISPOSTA

Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile

ABBIAMO INVIATO A MATTEO@GOVERNO.IT   20 MESSAGGI: SENZA DIRETTA TV TUTTO TACE

Renzi ottiene la fiducia del Parlamento e il giorno dopo è a Treviso, in una scuola dove i bimbi degli immigrati sono integrati e la tecnologia è di casa: “Cari ragazzi, se ci sono problemi scrivetemi tutto: la email è matteo@governo.it  ”.
Da quel 26 febbraio il comune cittadino ha trovato un indirizzo sicuro cui rivolgere le domande più pressanti.
Un riferimento per amici vicini e lontani, come ha specificato il premier nella lettera di commiato da Palazzo Vecchio lo scorso 24 marzo: cari fiorentini, care fiorentine, sappiate che “ho cambiato email. L’indirizzo adesso è matteo@governo.it  . Vi leggerò la sera, da Palazzo Chigi”.
Ebbene: quanti e quali messaggi sono giunti alla casella email?
Soprattutto, quante risposte il solerte comunicatore ha voluto battere sui tasti del suo portatile?
Un modesto tentativo di contatto l’abbiamo lanciato anche noi del Fatto mandando 20 domande da 20 indirizzi email diversi: tutti attivi, intestati a persone di nostra diretta conoscenza, che hanno mantenuto copia dell’invio.
Gli argomenti erano vari, dal lavoro alla procreazione assistita fino alla politica internazionale.
Tipo: “Caro Matteo, a certe cose non ci credo, ma tu sei diverso e lo dico sempre a mio marito. Quindi ti scrivo perchè voglio sapere una cosa: non riusciamo ad avere figli, e per colpa della Chiesa in Italia è tutto proibito. Per questo dobbiamo andare in Spagna e costa molti euro. Tu pensi di fare qualcosa? Grazie comunque per quello che stai facendo per noi”.
Oppure: “Salve signor Matteo, sono una madre di tre figli. Due stanno finendo la scuola ma il più grande è già  tre anni che cerca lavoro. Io penso che sia un bravo ragazzo, ma quanto è difficile per una madre stargli dietro e non essere preoccupati. Lei parla tanto di lavoro ma non potrebbe fare qualcosa di più preciso?”.
I 20 messaggi sono partiti il 2 aprile, e al momento non hanno ottenuto alcuna risposta.
Meglio, forse, puntare sui tweet in favore di telecamera: quando il cittadino ti guarda in diretta tivù è più bello rispondere e fargli sapere che ti interessano molto le sue domande.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ECCO IL DECRETO: GLI 80 EURO CI SONO SOLTANTO PER IL 2014

Aprile 24th, 2014 Riccardo Fucile

IL GOVERNO CREA UN FONDO CHE SARà€ USATO PER RENDERE STRUTTURALE IL TAGLIO DELL’IRPEF, MA PER ORA NON HA LE RISORSE NECESSARIE DAL 2015 IN POI

I maligni, a cominciare da Renato Brunetta di Forza Italia, cominciavano a pensare che ci fosse qualche problema serio: è passata quasi una settimana dal Consiglio dei ministri in cui il premier Matteo Renzi ha deciso il bonus fiscale da 80 euro in busta paga e ancora il decreto legge non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
E così ecco che ieri è stata fatta filtrare l’ultima bozza dettagliata del provvedimento che oggi dovrebbe essere firmato dal capo dello Stato ed entrare in vigore (basta un piccolo ritardo ulteriore e si rischia che i soldi non arrivino nelle buste paga di maggio).
Nelle mille riscritture di queste settimane, l’unica certezza è rimasta che i soldi ci sono soltanto per il 2014: i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 24 mila euro riceveranno 80 euro al mese, 640 in tutto, un bonus che decresce fino ad arrivare a zero per chi supera i 26 mila euro.
Agli incapienti — quelli che stanno sotto gli 8 mila euro e non pagano tasse — ai pensionati e agli autonomi vanno solo le promesse di interventi futuri.
“Non si tratta tecnicamente di detrazione Irpef, ma di un bonus di 80 euro. A regime sarà  intervento sui contributi sociali”, ha detto ieri Renzi, chiarendo, ma non del tutto, il meccanismo di erogazione.
In pratica: nel 2014 il datore di lavoro che agisce come sostituto d’imposta restituisce al dipendente parte delle tasse che gli ha trattenuto per conto dello Stato che a sua volta compenserà  all’impresa scontando il bonus dalle imposte dovute o, se necessario, anche dai contributi previdenziali.
Dal 2015 invece il meccanismo dovrebbe basarsi soltanto sui contributi, per evitare fastidiosi effetti collaterali con le aliquote marginali: il datore di lavoro darà  i soldi al dipendente, li recupererà  dai versamenti all’Inps e l’istituto di previdenza, a sua volta, se li farà  restituire dallo Stato.
Proprio per garantire che questo meccanismo funzioni, la versione finale del decreto prevede la creazione di un apposito fondo da cui arriveranno le risorse necessarie (in modo da non dover cercare ogni volta le coperture tra le pieghe del bilancio).
Il fondo deve avere circa 10 miliardi all’anno, al momento ha soltanto una parte di questi soldi per i prossimi: 2,7 miliardi per il 2015, 4,7 per il 2016, 4,1 per il 2017 e 2,0 dal 2018 in poi.
Questo è il meccanismo e le coperture, almeno quelle che per il momento ci sono, da dove arrivano?
La novità  dell’ultima ora è che i ministeri dovranno contribuire anche più del previsto, 240 milioni di euro di risparmi sugli acquisti contro i 200 delle prime bozze.
Sono misure dall’impatto quasi simbolico, ma è previsto anche un taglio alle consulenze e al ricorso ai contratti co.co.co. per la Pubblica amministrazione (e chissà  come saranno redistribuite quelle mansioni, visto che c’è anch e il blocco del turnover), mentre per limitare a 5 le auto blu di ogni ministero servirà  un ulteriore provvedimento, un decreto di Palazzo Chigi.
Poi ci sarà  da luglio l’aumento della tassa sulle rendite finanziarie dal 20 al 26 per cento che riguarderà , e non era scontato, anche gli interessi maturati sul conto corrente e sui libretti di risparmio postali.
La Rai dovrà  trovare 150 milioni di euro, nel primo anno vendendo le torri di Raiway. Ben 2 miliardi derivano dalla lotta all’evasione.
O meglio: dal far pagare sanzioni più elevate agli evasori che verranno scoperti.
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, da Madrid, dice che il bonus da 80 euro “avrà  ripercussioni positive sul Pil in quanto le famiglie potranno spendere di più e le imprese saranno stimolate a investire e, di conseguenza, a creare maggiore lavoro” e si spinge a ipotizzare che questo possa far crescere il Pil dell’Italia anche più dello 0,8 indicato nelle previsioni ufficiali.
Peccato che il Documento di economia e finanza del Tesoro (Def) indica l’impatto sul Pil delle misure: bonus e tagli praticamente si compensano, il risultato netto è zero. Ma il saldo dovrebbe essere positivo per il Partito democratico di Renzi alle elezioni europee del 25 maggio.

Stefano Feltri
(da “il Fatto Quotidiano”)

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BERLUSCONI FIRMA MA NON POTRA’ TRASFORMARE CESANO BOSCONE IN UN SET DA CAMPAGNA ELETTORALE

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

PREOCCUPAZIONE PER LA TENUTA PSICOLOGICA DELL’EX PREMIER

La frase che sussurrano nell’inner circle di Berlusconi pare mutuata dal linguaggio clinico: “Le prossime 48 ore sono decisive. Da come reagisce, si capisce come imposterà  la campagna elettorale e cosa farà  nelle prossime quattro settimane”.
È la “tenuta psicologica” l’elemento che lo stesso Berlusconi sta tenendo sotto osservazione prima di stabilire il “come” farà  campagna elettorale.
Dopo la partecipazione da Vespa (giovedì) si vedrà  se lo stress test è superato e se “regge” una maratona tv.
Perchè per l’ex premier la firma posta in calce al “decreto prescrizioni”, ovvero alla lista degli obblighi cui dovrà  attenersi durante l’affidamento in prova ai servizi sociali, ha l’effetto di un trauma.
“Sto bene” mormora il Cavaliere, mentre varca il portone dell’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) di via Numa Pompilio a Milano, a cento metri da San Vittore.
Ma è solo un modo quasi per esorcizzare il male profondo condiviso con chi lo ha sentito nell’ultimo giorno di libertà .
L’umore è nero. I nervi sono elettrici. E ora iniziano i dieci mesi di orari da rispettare, prescrizioni, limitazioni negli spostamenti.
Attorno al Capo un intero apparato è impegnato a tener viva l’immagine del solito Berlusconi, pronto a reagire come un leone e a inondare le tv come ai bei tempi, anzi ansioso di gettarsi nella pugna.
Chi ne ha raccolto gli sfoghi privati però racconta che mai come in queste ore lo iato tra lo stato d’animo autentico e gli spifferi ad arte è stato così accentuato.
Nel giorno della firma che non avrebbe mai voluto mettere Berlusconi ha continuato a definirsi coi suoi innocente, sottoposto a scontare una pena ingiusta.
Pesa l’umiliazione delle telecamere a pochi passi da San Vittore, arrivate da tutta Italia per riprendere il volto all’ingresso e all’uscita.
E pesa il pensiero dei servizi sociali, che inizieranno il prossimo 2 maggio alla Fondazione Casa Famiglia di Cesano Boscone, luogo di sofferenza e dolore, tutt’altro che ameno.
Ed è legato proprio al modo in cui dovrà  organizzare il suo periodo di espiazione l’umore plumbeo del Capo. Perchè se c’è una certezza acquisita nei contatti di queste settimane è che sarà  praticamente impossibile trasformare la Fondazione dove alloggiano anziani disabili in una specie di set da campagna elettorale.
Non c’è niente di più lontana dalla realtà  dell’immagine di Berlusconi che, seguito passo passo dalle telecamere, può farsi riprendere mentre racconta barzellette ai vecchietti o mente si improvvisa direttore di orchestre ricreative, o mentre bacia e abbraccia tutti distribuendo regali.
Non potrà  fare nulla di tutto questo, in un luogo descritto da chi lo conosce bene come “di autentica sofferenza”.
E dove, pertanto, è necessaria discrezione, rispetto delle regole. Il progetto di servizi sociali sarà  reso noto la prossima settimana. Ma al Cavaliere è apparso chiaro, nel corso dell’ora e mezza di colloquio all’Uepe, che non sarà  una passeggiata.

(da “Huffingtonpost”)

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L’UNIVERSITÀ PER RENZI E’ TUTTO, INFATTI LA TAGLIA

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

COERENZA RENZIANA: IN PUBBLICO SI SPENDE PER LA SCUOLA, SALVO POI TAGLIARE DI 45 MILIONI I FONDI PER GLI ATENEI

Ma come? Di fronte alla crisi economica parti dalle scuole?
“Sì: di fronte alla crisi economica non puoi non partire dalle scuole”.
Matteo Renzi lo disse durante il suo primo discorso in Parlamento, quello per la fiducia. Al congresso del Pse a Roma la mise ancora meglio: “La sfida è avere attenzione per scuola, università  e ricerca”.
E infatti l’attenzione non è mancata: quella mediatica con la visita in vari istituti della penisola e l’annuncio (solo questo per ora) di un nuovo piano per l’edilizia scolastica; e quella contabile che si è espressa in un taglio da 30 milioni quest’anno e 45 a partire dal prossimo al Fondo di finanziamento ordinario dell’università  (una sforbiciata, di cui ancora non si conosce l’entità , dovrebbe toccare pure al Fondo per gli enti di ricerca) per pagare il bonus fiscale da 80 euro per chi guadagna tra ottomila e 24 mila euro l’anno.
Il ministro per così dire, competente, Stefania Giannini, prima ha gioito perchè non c’erano i soliti tagli all’università , poi in un’intervista a Repubblica ha negato che si tratti di tagli (“sono accantonamenti necessari per motivi di contabilità ”) per poi ammettere che “a tutti i ministeri sono stati chiesti sacrifici” e quindi “abbiamo dovuto mettere quella voce a bilancio”.
C’è chi dice, persino tra i vecchi vertici della Conferenza dei rettori, che non si tratta poi di una cifra eccessiva per un Fondo che vale quest’anno 6,8 miliardi di euro: sarebbe però il caso di ricordare che nel 2008 lo stesso Fondo superava i nove miliardi ed è stato in questi anni una delle vittime preferite di tutti i ministri dell’Economia, Giulio Tremonti su tutti.
Ammettendo pure che si tratti di spiccioli, “il segnale di attenzione” del premier è arrivato forte e chiaro: l’università  è ancora terreno di caccia per i tagliatori della spesa pubblica.
Eppure con toni aulici — sempre al congresso del Pse di inizio marzo — s’era sdilinquito sul Rinascimento e quei furbacchioni dei banchieri fiorentini che “capirono che investire in operazioni culturali era la chiave per il successo” e che “bisognava garantire l’accesso al sapere a tutti, anche e soprattutto ai figli dei piu’ poveri”, così da favorire quella mobilità  sociale che è “motore della crescita”.
Insomma, Matteo la teoria la sa, speriamo passi alla pratica.

Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“DA FORZA ITALIA ALL’IDV, ORA IL PD: SONO UN SOCIALISTA COERENTE”

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

INTERVISTA A CLAUDIO BUCCI, PRODUTTORE CINEMATOGRAFICO: SI CANDIDA ALLE EUROPEE CON IL PD

Ma lei è lo stesso Bucci che stava in Forza Italia?
“Sì, però sono uscito nel 2006. Ho avuto uno scontro duro con Tajani. Roba pesante, eh. Pensi che siamo finiti persino sui giornali locali».
Adesso la accusano di trasformismo.
«Il contrario: la coerenza è una mia dote, chi mi conosce lo sa benissimo.Pensi che ho iniziato la mia attività  nel sindacato, ero nella Cgil».
E che c’entra la Cgil con Berlusconi?
«Sono da sempre un socialista ed eravamo in molti a credere nel suo sogno. Brunetta, Sacconi, io… Poi però è rimasto solo un partito padronale. E io sono passato alla Rosa nel Pugno di Boselli».
Ma nel 2010 si è candidato con l’Idv di Di Pietro, uno che ai socialisti ha fatto fare una brutta fine…
«Vero, ma non sono salito su quel carro solo per vincere, anche perchè l’Idv era ai minimi storici. Però ho preso tanti voti e sono stato eletto».
Con lo stesso manifesto usato per Forza Italia.
«Quelli che facevano la campagna mi chiesero una foto e io dissi: prendete la prima che trovate. E loro hanno preso proprio quella…».
La riutilizzerà  anche quest’anno col simbolo Pd?
«Ci ho pensato, magari funziona. Non trova?».
Bisogna chiederlo a Renzi, il suo nuovo leader…
«Ma quale leader! Io non sono del Pd e di entrare in quel partito non ci penso nemmeno».
Ma scusi, allora perchè si candida col Pd?
«Solo perchè sono stato inserito in lista in quota Psi. Io sono un socialista coerente, da sempre».

Marco Bresolin

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ABRUZZO, UN CANDIDATO PD NEGLI ELENCHI DI UNA LOGGIA

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

D’ALFONSO, IL GIUDICE E LA LISTA DEI TEMPLARI

“Non ho mai conosciuto Luciano D’Alfonso. Non ho mai aderito a nessuna associazione. Neanche alla bocciofila. È una bufala da campagna elettorale e sono pronto a querelare chiunque sostenga il contrario”. Il giudice Italo Radoccia, rintracciato nega categoricamente di aver mai aderito alla Suprema Militia Equitum Templi.
A verificare se dice il vero, oppure no, ci sta pensando la polizia giudiziaria che ha acquisito alcuni atti d’un vecchio procedimento della Procura di Pescara.
Un’inchiesta del 2008 avviata dal pm pescarese Gennaro Varone che, durante alcune perquisizioni, trovò un “elenco di nominativi” della congregazione.
La polizia postale segnalò d’aver trovato “16 nominativi, tra cui quello di Guido Dezio indicato come politico e Luciano D’Alfonso, scritto a penna e fuori elenco”.
In un secondo documento si ritrovarono invece 23 nominativi tra i quali “al numero 18 Luciano D’Alfonso”.
Il Fatto Quotidiano è in grado di rivelare che il numero 6 dell’elenco è occupato dal nominativo di tale “Angelo Radoccia – magistrato”.
Il punto è che l’unico Radoccia magistrato in Abruzzo si chiama Italo e, soprattutto, è il giudice che pochi mesi fa ha assolto Luciano D’Alfonso dall’accusa di corruzione nel processo Ecosfera.
Un’assoluzione che ha consentito a D’Alfonso di candidarsi con il Pd per la poltrona di presidente della Regione Abruzzo.
Sulla vicenda è stata anche presentata un’interrogazione parlamentare firmata dal M5S e presentata dal deputato Andrea Colletti.
“In uno degli elenchi — scrive Colletti si trovano nominativi di imprenditori, politici, militari, giudici e professionisti, fra cui l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, il suo braccio destro, Guido Dezio” e chiede ai ministri dell’Interno e della Giustizia, se siano a conoscenza “di tale associazione e le sue attività , in particolare al fine di sapere se tali azioni siano o possano essere confliggenti con la pubblica sicurezza e con il buon andamento della pubblica amministrazione”.
Il dettaglio in più, che Il Fatto è in grado di rivelare, è la presenza, nell’elenco in questione, della dicitura “Angelo Radoccia — magistrato”.
Il nome non corrisponde a quello del giudice che ha assolto D’Alfonso e, come abbiamo già  scritto, Radoccia nega categoricamente.
Il punto è che la vicenda è oggetto di un approfondimento giudiziario e, se il giudice in questione fosse davvero Italo Radoccia, e se fosse davvero iscritto alla Suprema Militia Equitum Templi, sull’assoluzione di D’Alfonso, menzionato nello stesso elenco, s’addenserebbero parecchi dubbi.
Il Fatto ha provato inutilmente a rintracciare D’Alfonso: intendevamo chiedergli se ha mai aderito alla congregazione di templari e se conosceva Radoccia prima del giudizio.
Nessuna risposta nè al telefono ai nostri sms. La polizia giudiziaria ha acquisito nei giorni scorsi gli elenchi dei presunti adepti alla Suprema Militia Equitum Templi per verificare se si tratti di millanterie o di fatti certi.
Fu nel febbraio 2008 che due agenti della polizia postale, perquisendo la sede della società  Aquila srl, notarono su un mobile, nell’ufficio dell’imprenditore Tommaso Di Nardo, un intero faldone con la documentazione sulla “Suprema Militia Equitum Templi — Gran Priorato di Toscana”.
In un’agenda, invece, fu trovata una lettera in cui Di Nardo veniva nominato “commandeur” per la regione Abruzzo.
E sempre nell’agenda gli agenti rinvennero i fogli con l’elenco di “16 nominativi di politici, imprenditori, militari e professionisti”.
La Suprema Militia Equitum Templi non si definisce una loggia massonica, ma una Onlus, che si ispira agli antichi templari.
Le cerimonie prevedono abito nero, camicia bianca e papillon per i “fratelli” e “abito scuro, Rosa e Mantiglia” per le dame.
Il Guido Dezio nominato insieme ad Angelo Radoccia e D’Alfonso, invece, è il braccio destro di quest’ultimo, soprattutto per la battaglia elettorale in corso.
L’indagine sulla veridicità  dell’elenco, affidata in questi giorni alla polizia giudiziaria, è tanto più necessaria per dissipare qualsiasi tipo di dubbio sia sulla posizione di Radoccia, sia su quella, tutta politica, di D’Alfonso che, in queste settimane, sembra sempre più lanciato verso la poltrona di presidente.
Se le verifiche porteranno a confermare l’adesione di Radoccia e D’Alfonso alla Suprema Militia Equitum Templi, il passo successivo sarà  il trasferimento del fascicolo alla Procura di Campobasso, competente per i magistrati abruzzesi, o una segnalazione alla commissione disciplinare del Csm.

Antonio Massari

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INTERVISTA A VANNINO CHITI: “NON RITIRO IL MIO TESTO, NIENTE PALETTI ALLA COSTITUZIONE”

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

“SE DE GASPERI AVESSE POSTO PALETTI, LA COSTITUZIONE ITALIANA NON SAREBBE MAI NATA”

Vannino Chiti tiene il punto, non torna indietro e insiste sulla necessità  di un «confronto di merito che allarghi il consenso»
L’esempio da seguire spiega è quello «dei padri costituenti che votarono quasi all’unanimità  la Carta fondamentale».
Senatore, il ministro Boschi torna a chiederle di ritirare il suo disegno di legge sulla riforma del Senato…
«Non posso ritirarlo. Sono convinto che quella proposta presenti coerenze complessive che portano al superamento del bicameralismo paritario in modo preferibile rispetto alla via indicata dal governo. Io, poi, ho firmato assieme ad altri 36 colleghi. Quel testo quindi non è di mia proprietà . C’è da ricordare, infine, che le riforme vanno fatte con rapidità  ma vanno fatte bene. Le obiezioni di fondo esistevano a prescindere. Il mio ddl ha fatto sì che non ci fosse una bandiera alternativa affidata ad altre forze che potevano essere prevalentemente d’opposizione…»
Settori dell’opposizione condividono il suo testo, la maggioranza meno…
«Il fatto che su certe impostazioni convergano chi è uscito dalM5S,Sel, i Popolari e altri, dovrebbe essere visto come una potenzialità . Le riforme si fanno con la massima convergenza»
Il gruppo Pd al Senato ha approvato il testo del governo..
«È la verità . La maggioranza ha votato legittimamente perchè il testo base per le riforme sia quello del governo. A partire da questa impostazione però in molti nel gruppo hanno posto questioni simili alle mie. Rischiamo di passare da un bicameralismo paritario assoluto a un Senato che diventa una specie di Cnel istituzionale, un’istituzione congegnata solo per dare pareri…».
Torneremo al merito, ma il ministro Boschi la richiama alla scelta della direzione e del gruppo Pd
«Sui temi che riguardano la Costituzione c’è sempre stata piena autonomia e responsabilità  non solo dei gruppi ma anche dei singoli parlamentari. La Costituzione non è nè dei governi nè dei gruppi. È dei cittadini italiani. Non pretendo di avere la verità  rivelata in tasca, ma chiedo di poter seguire i miei convincimenti. Il diritto all’obiezione di coscienza dobbiamo riservarlo solo alle questioni bioetiche? Non deve avere un senso quando parliamo di temi costituzionali che quegli aspetti in qualche modo contengono e fondano?»
Cosa rimprovera al ddl del governo?
«Io penso che non si possa fare una riforma a pezzi, occorre uno sguardo d’insieme. La Costituzione è fatta di equilibri tra poteri e istituzioni. Partiamo dall’Italicum allora, una legge iper maggioritaria: conil37%dei consensi, e con l’aiuto di chi non raggiunge il 4,5% per accedere ai seggi, si può fare l’en plein. Il nuovo Titolo V non rappresenta quella razionalizzazione attesa da tempo, ma una ricentralizzazione di competenze allo Stato in controtendenza con l’Europa».
Ma è vero o no che la proposta del governo sul Senato ricalca quella dell’Ulivo?
«Ricordiamo le cose in modo corretto. Una strada da seguire può essere quella della Germania federale dove i Là¤nder hanno poteri veri. La loro legge elettorale per la Camera è simile a quella che avevamo costruito tra il 2006 e il 2008, durante il secondo governo Prodi, e che fu spazzata via dalle elezioni anticipate: proporzionale con sbarramento al 5%. Il Bundesrat, il Senato tedesco, è fatto solo dai delegati dei governi regionali. Da noi si va in quella direzione? Verso una Repubblica federale alla tedesca? Evidente che no»
Nemmeno il suo ddl guarda a Berlino…
«Propone l’alternativa di un Senato di garanzia e di rappresentanza dei territori. Di garanzia perchè la Camera ha una legge elettorale che serve per formare i governi; di garanzia perchè la Camera ha l’ultima parola sull’insieme delle leggi e dà  la fiducia all’esecutivo. Per questi motivi servono equilibrio e, appunto, funzioni di garanzia. E perchè il Senato possa svolgerle pienamente bisogna che su alcune materie modifiche alla Costituzione, ordinamenti Ue, leggi elettorali, ratifica dei trattati internazionali, diritti dei cittadini Palazzo Madama mantenga un rapporto paritario con la Camera».
Lei chiede anche il Senato elettivo…
«Il bicameralismo paritario va superato. Ma per svolgere a pieno le loro funzioni di garanzia i senatori devono essere eletti. Nella mia proposta le elezioni dei senatori coincidono con quelle dei consiglieri regionali, in modo che gli eletti risultino legati ai territori».
Un modello simile a quello spagnolo….
«Sì. Il Senato spagnolo è eletto per 4/5 dai cittadini e per 1/5 è designato dalle comunità  autonome. Può intervenire per emendare o anche per respingere le leggi che ha approvato la Camera. Questa però ha l’ultima parola. Su diritti dei cittadini e autonomie locali tuttavia esiste un bicameralismo paritario ed è prevista la maggioranza assoluta nelle due assemblee. Per le leggi costituzionali poi ci vogliono i 3/5 in ogni ramo del Parlamento. Certo che bisogna far funzionare la democrazia, ma servono equilibri altrimenti si rischia di impoverirla».
Nella minoranza Pd c’è chi ritiene più utile la partita per l’Italicum piuttosto che per cambiare il testo del governo sul Senato. Non rischia l’isolamento nel suo partito?
«La partita vera si gioca sulla coerenza tra i tre momenti: Titolo V, Senato e legge elettorale. Io non faccio parte di correnti e muovo dalle mie convinzioni. Non faccio calcoli. Mi ricordo due cose però: la prima è che bisogna fare le battaglie che si ritengono giuste, e farle alla luce del sole e senza trappole; la seconda è che le sconfitte più grandi sono quelle di battaglie giuste che non si è avuto il coraggio di affrontare».
L’idea di un Senato dimezzato anche nei costi ai cittadini piace….
«Nella mia proposta non si riduce soltanto il numero dei senatori, ma anche quello dei deputati. La riduzione delle indennità ? Non può essere prevista con legge costituzionale, ma ho proposto che vengano equiparate subito a quella del sindaco di Roma».
Il testo base arriverà  a breve in commissione, lei come si comporterà ?
«Sulla base di ciò che conterrà  quel testo valuterò se e quali emendamenti presentare in commissione ed eventualmente in Aula. Chi si è imbattuto in me sa bene che non cerco visibilità  e che non è questa la mia caratteristica. Sostengo l’azione e il programma del governo, ma sulla Costituzione non si può scherzare. Mi amareggia molto chi sostiene che difendo i privilegi dei senatori. Difendo il diritto dei cittadini a scegliere i propri rappresentanti. C’è una crisi di fiducia gravissima nelle istituzioni, va allargata la partecipazione».
Il governo punta al 25 maggio, il Senato approverà  la riforma entro quella data?
«Sicuramente faremo la riforma e la completeremo nel 2015 con un referendum. Con il confronto e un lavoro positivo entro il2014 potremo completare la prima e la seconda lettura».

Ninno Andiolo

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