Aprile 29th, 2014 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DELL’AVVOCATO CASTELLANETA RICOSTRUISCE GLI INCONTRI PROCURATI DA TARANTINI: “SCONCERTANTE QUADRO DI VITA PRIVATA”
Non erano “cene eleganti”. E Berlusconi lo sapeva bene. 
Tra il 2008 e il 2009, a Palazzo Grazioli e villa La Certosa in Sardegna — scrive il giudice Ambrogio Marrone nelle sue motivazioni — si svolgevano “nottate boccaccesche” che coinvolgevano 30 ragazze.
Erano gli anni in cui imperversava Gianpi Tarantini, ben istruito sui gusti di Berlusconi, da Sabina Beganovic, definita la “Tarantini in gonnella”.
“L’ambiente nel quale si svolge la vicenda — annota il gup — non è certo quello delle case chiuse: i fatti si svolgono in ambienti lussuosi, senza alcuna costrizione per le ragazze”.
Il giudice parla di “sconcertante quadro della vita privata” dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Descrive una “fiorente attività di esercizio della prostituzione”.
Il giudice analizza il “materiale probatorio nel contenuto di oscenità e bassezza” e scrive: “Tarantini dimostra di aver costituito una specie di ‘agenzia di servizi’, in cui le prestatrici d’opera, dietro pagamento di un corrispettivo in denaro… forniscono servizi consistenti in prestazioni sessuali”.
E soprattutto sottolinea: “Tali utilità vengono elargite di solito dallo stesso Berlusconi, quasi sempre poco prima che queste vadano via dalle sue dimore, il giorno dopo l’incontro ‘ravvicinato’ a scopo sessuale, avvenuto di notte con le ragazze di turno”.
Segno che Berlusconi — non indagato in questo processo — era ben consapevole, al contrario di quanto ha sempre sostenuto, che si trattava di donne da pagare in cambio di prestazioni sessuali. E infatti, Berlusconi, è indagato a Bari per aver indotto Tarantini a mentire su questo punto.
Le 187 pagine della sentenza firmata dal giudice Marrone riguardano soltanto l’avvocato pugliese Salvatore Castellaneta, condannato, con rito abbreviato, per sfruttamento della prostituzione a un anno di reclusione.
Castellaneta è stato assolto dal reato associativo perchè “partecipava solo occasionalmente alle iniziative di Tarantini” e, per il suo difensore, l’avvocato Michele Laforgia, questo dimostra che “Castellaneta era estraneo al sistema ideato da Tarantini per conquistare i favori di Berlusconi”. Lo stesso processo — con il rito ordinario — vede imputati per induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, i fratelli Gianpi e Claudio Tarantini, Massimiliano Verdoscia, Peter Faraone, Sabina Beganovic, e le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana.
Il giudice assesta dei colpi anche all’accusa. In almeno due passi della sentenza.
Parla di “danno alle indagini” quando il pm Giuseppe Scelsi ordinò una “incauta perquisizione” a danno di Tarantini, “nel maggio 2009, in relazione ad altre indagini per reati contro la Pubblica amministrazione”.
Da quel momento, infatti, gli imputati furono molto più accorti nelle conversazioni poichè capirono di essere sotto indagine.
E poi annota che “il fidato autista e factotum” di Gianpi, Dino Mastromarco, “inopinatamente non risulta tra gli imputati”.
Per il resto, la sentenza è una carrellata sulla “sconcertante vita privata” di Berlusconi.
A casa Berlusconi, Gianpi si muove ormai da padrone. Una sera Tarantini passa il telefono a Barbara Montereale, che dice a Berlusconi: “Pronto Presidente? Noi la stiamo aspettando”. Surreale la risposta dell’ex premier: “E dove siete?”. “Siamo già a tavola”, risponde Montereale. E Berlusconi: “Da me?”. “Sì! Manca solo lei…”. “Sto arrivando”, conclude Berlusconi.
E se Gianpi utilizzava le donne per conquistare Berlusconi, l’ex premier “utilizzava” i “vecchietti” Carlo Rossella e Fabrizio Del Noce “per fornire alle ragazze lo stimolo a partecipare alla cena” perchè “così le ragazze sentono che c’è qualcuno che ha il potere di farle lavorare”.
“Le ragazze si dividevano in due categorie ben distinte: quelle, cosiddette ‘facili’, cioè disponibili a concedere prestazioni sessuali (a pagamento o dietro altra utilità ) e quelle che facevano da cornice all’evento, considerate ‘di immagine’”.
L’obiettivo di Tarantini — sfumato quello di candidarsi alle elezioni europee — è chiudere affari con le società targate Finmeccanica. Ed è per questo che porta donne disponibili al premier cercando di ingraziarselo: in un’occasione Tarantini “dimostrava di saper trarre il massimo vantaggio anche dalle situazioni apparentemente a lui sfavorevoli, proponendo a Berlusconi di volare tutti insieme sull’aereo presidenziale, dicendo che le ragazze (che aveva reclutato) abitavano a Milano e facendo credere che lui aveva un impegno di lavoro in città l’indomani mattina”.
Ossequioso all’invito berlusconiano — “la patonza deve girare” — Gianpi saggia personalmente la capacità amatoria delle donne che porta dall’ex premier.
Come nel caso di Grazia Capone, che gli viene presentata dall’avvocato Castellaneta: “Ma tromba?”, chiede Gianpi a Castellaneta, che gli risponde: “E certo!”.
“Tarantini — scrive il giudice — chiede a Castellaneta di poter prima “collaudare” la ragazza. “Me la posso trombare io prima oggi pomeriggio…”.
“E va bè oggi? — risponde Castellaneta -… Trombatela domani scusa!”.
Antonio Massari
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 29th, 2014 Riccardo Fucile
OLTRE AL VIRUS DELLA CHIACCHIERITE E DELL’ANNUNCITE, RENZI HA CONTRATTO PURE LA PREZZEMOLITE
Dunque sabato sera i telespettatori di Amici saranno privati dell’imprescindibile presenza di Matteo Renzi accanto a Maria, a causa di una legge odiosamente illiberale: la par condicio che proibisce le ospitate di politici nei programmi non giornalistici in campagna elettorale.
Si teme così che il premier, già costretto a declinare l’autoconvocazione come goleador alla Partita del Cuore, non tenterà neppure di sfoggiare le sue doti di cantante al concertone del 1° Maggio o a The Voice, cucinare prelibatezze della cucina toscana a Masterchef, saggiare la sua enciclopedica sapienza (leggendaria fin dai tempi della Ruota della Fortuna) in un quiz pre o post-tg, declamare con la sua voce baritonale il segnale orario, le previsioni del tempo e l’oroscopo.
Gli italiani dovranno dunque attendere fine maggio per sapere che faccia ha il presidente del Consiglio, ingiustamente oscurato da tutte le tv, eccezion fatta per i programmi del mattino, del pomeriggio, della sera e della notte.
A meno che non accolga l’invito di Barbara D’Urso a Domenica Live che — lo si è scoperto dopo il monologo del Cainano — è nientemeno che un “programma giornalistico”.
Se non ci fosse da scompisciarsi di fronte a un capo del governo così pieno di sè da voler occupare ogni teleinterstizio diurno e notturno, verrebbe da domandargli perchè se ne infischi così ostentatamente di una legge nata per riportare un minimo di decenza nella patria del conflitto d’interessi, al punto di farsi dare una lezione di par condicio addirittura da Mediaset.
La risposta, purtroppo, è nota: vent’anni di berlusconismo hanno coperto e giustificato i conflitti d’interessi del centrosinistra, trincerato dietro l’alibi del “lui ce l’ha più grosso di noi”.
Chi parla più della mostruosità di un leader politico proprietario di tre reti televisive che da vent’anni si fa intervistare (si fa per dire) dai suoi impiegati?
Anzichè sciogliere quel nodo, il centrosinistra si è preso la rivincita controllando pezzi di Rai e di giornali, che usano i medesimi riguardi riservati a B. dai suoi impiegati, senza disdegnare qualche ospitata a Mediaset per dimostrarne lo squisito pluralismo. D’Alema che cucina il risotto a Porta a Porta o duetta con Gianni Morandi su Rai1. Fassino che piagnucola davanti alla tata Elsa a C’è posta per te.
Amato che finge di giocare a tennis con Panatta chez Vespa. Politici di ogni colore che fanno i pagliacci al Bagaglino con le torte in faccia.
Quando Renzi dice che il patto con B. riguarda “solo” le riforme (hai detto niente), gli sfugge che la scelta di un simile partner costituente gl’impedisce di polemizzare con le mostruosità che escono dalla sua bocca (per dire qualcosa sulla dichiarazione di guerra alla Germania, ha dovuto equipararla alla “frase inaccettabile di Grillo sulla Shoah”, che però non esiste: Grillo non ha detto nulla sulla Shoah; ha parafrasato molto inopportunamente un brano di Primo Levi, con un assurdo fotomontaggio sulla P2 e Auschwitz).
E di fare qualcosa contro il conflitto d’interessi, che infatti resta tabù.
Più i giorni passano, più il leader “nuovo” somiglia a quelli che doveva rottamare: chiacchiere tante, fatti pochi e transumanze da una tv all’altra per “fare il simpatico”. La differenza è il giubbotto fico al posto della grisaglia.
Appena entrato a Palazzo Chigi, oltre ai virus della chiacchierite e dell’annuncite, Renzi ha contratto pure la prezzemolite.
Aiutato dalla peggior classe giornalistica del mondo, s’è convinto che gl’italiani muoiano dalla voglia di sapere se preferisce la carne o il pesce, le bionde o le more, gli slip o i boxer.
Ieri è apparso in tv con un pallone e poi con una banana in mano. Intanto la Boschi ci ragguagliava su Vanity Fair su altre questioni decisive: se vuole dei figli, e se sì quanti, se ha già trovato l’uomo giusto o se possiamo fare qualcosa per aiutarla nelle ricerche.
Un giorno o l’altro magari verrà fuori un politico serio, che si fa eleggere e va al governo per governare e parla solo quando ha qualcosa da dire: non per promettere ciò che farà , ma per comunicare ciò che ha fatto.
E non lo noterà nessuno.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
STANZIATI 63,4 MILIONI
Si temeva un conflitto di interessi e uno dei primi atti del ministro Federica Guidi lo ha
confermato.
Si chiama Free Duck e come recita lo spot del sito della Ducati Energia, l’azienda della famiglia Guidi, “è l’innovativo quadriciclo elettrico leggero in grado di far fronte alle problematiche connesse alla mobilità , nel pieno rispetto dell’ambiente. Disponibile in versione elettrica ed ibrida, contribuisce a ridurre il tasso di inquinamento acustico e soprattutto atmosferico”.
Con le sue emissioni pari a zero nella versione elettrica e ridotte del 76% nella versione ibrida rientra pienamente negli incentivi che il governo Renzi e la sua ministra hanno varato a sorpesa a partire dal 6 maggio per il settore delle due, tre e quattro ruote. Stando alla legge, i maxi sconti riguarderanno “ciclomotori e motocicli a due o tre ruote, quadricicli, auto e veicoli commerciali leggeri”, ma non le biciclette a pedalata assistita, perchè non rientrano in nessuna delle categorie di veicoli agevolabili.
La Ducati Energia, produttrice anche di biciclette a pedalata assistita, al riguardo aveva tuttavia già siglato un accordo con l’Associazione dei Comuni (Anci), allora guidata da Graziano Delrio e con la città di Firenze, quando il premier Matteo Renzi ne era sindaco(Foto).
Il Free Duck, già ampiamente utilizzato dalle Poste, rientra così nei veicoli acquistabili con gli incentivi governativi.
Lo Stato metterà a disposizione per il 2014, 31,3 milioni di euro, a cui si aggiungono le risorse non utilizzate nel 2013, per un totale di 63,4 milioni di euro.
Con buona pace del conflitto di interessi.
Walter Galbiati
(da “La Repubblica”)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
E’ VIETATO DALL’ART 75 DELLA COSTITUZIONE E LUI LO SA BENE, MA PREFERISCE INGANNARE GLI ITALIANI… E ANCHE SE VINCESSE LE EUROPEE NON MANDA A CASA NESSUNO, LO DICE L’ART 94 DELLA COSTITUZIONE
Beppe Grillo continua nel fare campagna elettorale con sparate populiste.
Prende in giro i cittadini e questi godono ed applaudono.
1) Le elezioni europee NON sono le elezioni politiche, servono ad eleggere i parlamentari del Parlamento Europeo, non determinano alcun cambiamento nei seggi della Camera e del Senato.
Quindi quando dice che se vince le Europee chiede a Napolitano l’incarico per formare il Governo, dice una castroneria assoluta.
Il Governo in Italia – secondo la Costituzione che tanto dice di difendere – deve avere la fiducia della Maggioranza che si compone alla Camera ed al Senato, NON sui risultati delle Europee [art. 94 Costituzione]
2) Quando rilancia il referendum sull’euro promette una cosa IRREALIZZABILE, infatti la moneta, così come le leggi Tributarie e di Bilancio o sui Trattati Internazionali (tra cui quelli alla base dell’adesione alla UE) NON si possono sottoporre a referendum [art. 75 Costituzione].
Lo dice sempre la Costituzione della nostra Repubblica che lui ed i suoi affermano di voler difendere!
Lui ed il M5S che tanto hanno urlato che bisogna che gli elettori, in una democrazia, siano informati, dimostra con questo atteggiamento – continuo – che lui ed il M5S puntano sulla disinformazione e ignoranza degli elettori. Punta sull’inganno per conquistare voti.
Questo è un atteggiamento intollerabile che non costruisce alcuna credibile alternativa all’attuale sistema.
C.A.
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
“SI POTREBBE RISPARMIARE, UNENDO MOLTE STRUTTURE: PERCHE’ NON PARTIRE DA SCUOLE DI FORMAZIONE E CASERME?”
Sono troppe e troppo costose cinque forze di polizia? Forse. 
Ma prima di accorpare due forze di polizia, si può cominciare ad accorpare quello che sta dietro le quinte, tipo le mense o gli alloggi.
Il sindacato autonomo di polizia-Sap è convinto che cinque polizie in Italia siano troppe.
Ha chiamato a discuterne, a Rimini, al suo congresso nazionale, un parterre politico di primo piano, tra cui il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il Capo della polizia Alessandro Pansa.
Nel frattempo ha elaborato una proposta di Spending review che intelligentemente aggira molti ostacoli.
“Mezzi, scuole di formazione, mense, alloggi, caserme: perchè non partire da qui?”, dice il presidente del Sap, Gianni Tonelli.
“Si potrebbe risparmiare, unificando strutture e creando, ad esempio, una centrale unica di acquisto. E’ questa la vera sfida che lanciamo al Governo Renzi sul coordinamento delle forze di Polizia: il 60% dei costi di ciascun corpo di polizia è assorbito dagli apparati logistici. Iniziamo almeno da qui”.
E in effetti è moderna e snella, l’idea.
Il Sap propone di creare scuole unitarie per la formazione del carabinieri come del poliziotto, del forestale come del finanziere o dell’agente penitenziario, con corsi differenziati di specializzazione al proprio interno. Ma non solo.
“Perchè non unifichiamo le mense? Poliziotti, carabinieri e finanzieri possono mangiare allo stesso tavolo. E poi: accorpiamo caserme e alloggi, si può lavorare e dormire sotto lo stesso tetto e nello stesso ufficio, pur mantenendo la propria divisa”.
Francesco Grignetti
(da “la Stampa”)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
ADDIO EFFETTO-MAGNETE: LA SUA APPARIZIONE A DOMENICA LIVE FA CAMBIARE CANALE
Tempi duri per Silvio Berlusconi, tra la condanna ai servizi sociali, l’abbandono degli ex fedelissimi e il biasimo internazionale suscitato dalle sue parole sui lager nazisti. Ora a tradirlo ci si è messo anche il piccolo schermo, da sempre suo alleato numero uno.
In televisione, infatti, Berlusconi sembra aver perso il suo effetto magnetico: in gergo tecnico, “non tira più”.
Se prima il suo faccione in televisione comportava un’immediata impennata dell’audience, ora la reazione dei telespettatori oscilla tra l’encefalogramma piatto e la curva decrescente.
Non si tratta di un’impressione, ma dai fatti raccontati dai numeri.
La prestazione dell’ex Cav è ancora più deludente se si considera che il palcoscenico è quello di casa sua: Domenica Live su Canale Cinque, programma condotto dal volto amico di Barbara D’Urso.
Una platea di spettatori composta in buona parte da famiglie e pensionati, lo zoccolo duro dell’elettorato dell’ex premier.
Numeri alla mano, la presenza di Berlusconi non solo non ha fatto salire lo share del programma, ma lo ha addirittura fatto scendere.
L’intervista all’ex premier è andata in onda tra il secondo e il terzo blocco della trasmissione, nella speranza che avrebbe fatto da traino al blocco pubblicitario.
Così non è stato: durante la prima parte dell’intervista, lo share è calato dal 13,79% all’11,84%, e anche successivamente (quando si è passati alla ‘vita privata di B.’) il dato non è mai salito sopra il 13,4%.
Confrontando l’andamento dei tre blocchi principali del programma, quello andato peggio è proprio il terzo (11,8% vs 14,48% e 15,3%), ossia quello che, in teoria, avrebbe dovuto godere di più dell’effetto Berlusconi.
In valore assoluto, fino alla fine della trasmissione sono arrivati “solo” 2.035.000 telespettatori, contro i 2.458.000 della prima parte.
A voltare canale, in una pigra domenica d’aprile con il tempo un po’ ballerino, è stato proprio il suo pubblico.
Quello educato e nutrito da casa Mediaset negli ultimi vent’anni, un pubblico la cui defezione è molto più grave del tradimento di qualsiasi Bondi o Bonaiuti.
Perchè quel pubblico è – prima di ogni altra cosa – l’elettorato che finora ne ha determinato il successo.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
A “PIAZZA PULITA” BERLUSCONI SPARA A ZERO SU TUTTI: GIUDICI, SERVIZI SOCIALI, CAPO DELLO STATO… SALVA SOLO RENZI: “L’AVREI PRESO IN FORZA ITALIA”
Senza presentare alcun atto formale “ho chiesto al Capo dello Stato la grazia: ho detto ‘lei ha il
dovere morale di usare questo strumento, la grazia, motu proprio'”.
Lo ha detto il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, intervistato a Piazza pulita su La7, giudicando non umiliante ma ridicola la decisione di affidarlo alla rieducazione dei servizi sociali e dei colloqui quindicinali con gli assistenti sociali.
L’ex premier non si è trattenuto dall’attaccare per l’ennesima volta i giudici.
“È una sentenza non solo mostruosa, ma anche ridicola. Tutto questo fra non molto verrà a galla”. Per l’ex Cav, insomma, la condanna per frode fiscale “è frutto di una costruzione assolutamente inaccettabile, con un processo arrivato a una sentenza mostruosa che sarà ribaltata dalla Corte Europea e dalla revisione” del processo.
“Sono assolutamente sereno – ha aggiunto nella stessa intervista – perchè sono sicuro che questa cosa sarà un boomerang per chi l’ha voluto”.
“È ridicolo – ha aggiunto – pensare che si possa rieducarmi consegnandomi a dei servizi sociali e a dei colloqui quindicinali con assistenti sociali”.
L’ex Cav ha parlato anche di Renzi: “Il premier in Forza Italia? “Perchè no. Penso di sì. Non ha radici comuniste”, è la risposta di Silvio Berlusconi.
“Ora è nel Pd ed è condizionato dal Partito Democratico. Ha la maggioranza del partito ma non in parlamento”.
Berlusconi poi ha risposto anche sulla questione della latitanza di Marcello Dell’Utri “È una persona perbenissimo, torturato da 20 anni da accusa assurda, che deriva da reato che non è previsto da codici ma è un’invenzione, concorso esterno in associazione mafiosa”.
L’ex premier ha poi attaccato Renzi sulla questione del decreto lavoro. “Il Jobs act – ha detto – è stato modificato in parlamento, grazie alla minoranza del Pd, con norme ‘dettate dalla Cgil’.
“Oggi- ha aggiunto – ho detto che da Jobs act è diventato un Cgil act”
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
SLITTA A VENERDI’ IL PRIMO GIORNO DELL’EX PREMIER AI SERVIZI SOCIALI
Silvio Berlusconi non entrerà oggi nell’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone . L’ingresso e l’inizio dell’impegno del premier all’interno della struttura di accoglienza dove è previsto che sconti la sua pena è stato rinviato.
Motivo: in questi giorni la direzione generale della Sacra Famiglia sta definendo con l’Uepe, l’Ufficio esecuzione penale esterna, «il progetto e il contenuto del lavoro che Silvio Berlusconi andrà a svolgere all’interno del centro, e i tempi e i modi di svolgimento».
Per questo motivo – hanno spiegato in mattinata i responsabili della struttura alle porte di Milano – l’ex premier non arriverà oggi.
«Di fatto – continua la direzione – deve essere ancora definito il contenuto del progetto entro questi giorni e poi da venerdì l’ex Cavaliere potrebbe essere a Cesano Boscone».
Ad occuparsi dei contatti tra la struttura e l’Uepe è Michele Restelli, direttore delle unità residenziali del centro di Cesano Boscone, che è la persona indicata per seguire il progetto di affidamento in prova ai servizi sociali, disposto dal tribunale di Sorveglianza dopo la condanna definitiva dell’ex Cavaliere per il caso Mediaset.
«Chi poi concretamente farà la telefonata a Berlusconi per stabilire il giorno d’inizio del periodo di volontariato potrebbe essere sia l’Uepe che Sacra Famiglia», hanno spiegato dalla fondazione.
Nella sede della Sacra Famiglia, intanto, continua il lavoro di organizzazione per «contenere», è stato spiegato, «l’attenzione mediatica» sul centro dove da metà aprile circolano telecamere e cronisti.
La dirigenza ha fatto sapere che si sta definendo «una procedura di accredito per i giornalisti per attivare un percorso e trovare degli spazi dedicati in modo da tutelare gli ospiti».
(da “La Stampa“)
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Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile
“L’IVA E’ L’IMPOSTA PIU’ EVASA”… 180 MILIARDI L’ANNO PARI ALL’11,2% DEL PIL
L’evasione fiscale corre con le lancette dell’orologio: ogni minuto sfuggono al Fisco 347mila euro
che fanno 500 milioni al giorno.
Oltre 180 miliardi l’anno, l’11,2% del Pil.
Come dire che basterebbe dimezzare l’evasione fiscale per azzerrare il debito pubblico in 23 anni, come fosse un mutuo sulla casa.
A elaborare i dati è la Uil in occasione della presentazione di una petizione popolare per arrivare a una “svolta” nella lotta all’evasione fiscale
Il piano presentato passa per “una petizione popolare per raccogliere almeno 500 mila firme per proporre a governo e Parlamento una modifica della legge che preveda di dedurre le tasse rispetto a determinate spese”.
Anche perchè secondo il segretario generale del sindacato, Luigi Angeletti, è “l’Iva è la tassa più evasa”. Questa proposta, ha proseguito, “non è l’unica ma la più efficace per contrastare l’evasione fiscale che in Italia è il vero scandalo, un problema sociale”.
Di qui l’iniziativa della petizione popolare, la cui raccolta di firme partirà il primo maggio e si concluderà il 30 giugno. Le risorse recuperate – per la Uil – devono essere destinate alla riduzione delle tasse: “gli interventi annunciati dall’attuale Governo sono positivi e nei prossimi mesi vanno estesi a tutti i pensionati e a tutti i lavoratori”.
D’altra parte lavoratori dipendenti e pensionati contribuiscono al reddito Irpef per l’86,7% con una forte la simmetria tra i contribuenti soggetti al sostituto dell’imposta e quelli che autodichiarano il proprio reddito: quello medio degli imprenditori è di 21.330 euro a fronte dei 22.080 euro medi del lavoratore dipendente.
La petizione raccoglie cinque proposte, a partire dall’ “estensione del contrasto di interessi” tra consumatori e fornitori “attraverso l’aumento delle detrazioni e delle deduzioni esistenti” prevedendo anche il potenziamento della tracciabilità dei pagamenti. E poi “la riorganizzazione dell’apparato statale attraverso la creazione di una vera e propria struttura per l’accertamento che consenta di prevedere un incremento dei controlli, destinandovi maggiori risorse ed energie umane: il personale addetto ai controlli in Italia è circa la metà della media dei paesi Ocse”.
L’introduzione di una “sanzione che preveda, per chi evade, l’interdizione all’accesso alle agevolazioni fiscali e ad alcuni servizi (dalla retta per l’asilo nido alle tasse universitarie) per un periodo temporale correlato all’entità dei redditi evasi”. Il “potenziamento del ruolo degli enti locali, attraverso un loro effettivo coinvolgimento” nel contrasto all’evasione e l’elevazione “a rango costituzionale dello Statuto dei Diritti del contribuente per assicurare trasparenza, semplificazione degli adempimenti, certezza ed esigibilità dei diritti dei cittadini nel rapporto con il fisco”.
Dall’elaborazione del sindacato emergono poi casi davvero singolari.
Ci sono delle categorie che addirittura dichiarano di perdere reddito: le discoteche, sale da ballo e night club hanno dichiarato un rosso di 1.300 euro, mentre i servizi dei centri per il benessere fisico e gli stabilimenti termali di 4.100 euro.
Lo studio della Uil punta quindi il dito contro lo scarso numero di controlli che l’agenzia delle entrate riesce ad effettuare: difficilmente superano i 200mila l’anno, dato questo che equivale ad una probabilità di controllo approfondito ogni venti anni di attività .
Eppure i controlli non sarebbero neppure così complicati. Basti pensare che dall’analisi dei dati dell’anagrafe tributaria in Italia risultano circolare 594.350 autovetture soggette al superbollo, il 31,7% delle quali possedute da persone che dichiarano redditi inferiori ai 20 mila euro annui.
Uno “sbilancio” che si registra anche per quel che riguarda il possesso di yacht: nella fascia di redditi inferiori ai 20mila euro annui i dati riportati nello studio Uil mostrano come, in questa fascia, ci siano 42mila contribuenti proprietari di natanti superiori ai 10 metri che sono il 42,4% del totale della flottiglia nazionale.
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