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SE SON RICCO NON LO DICO: ALLA CASTA NON PIACE LA TRASPARENZA

Gennaio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

REDDITI: PER I POLITICI DICHIARAZIONI PARZIALI, SPESE ELETTORIALI ASSENTI, INFORMAZIONI GENERICHE…NEL DOSSIER OPENPOLIS GLI ELETTI PASSATI AL SETACCIO

La trasparenza sui patrimoni dei politici è una chimera.
Tanto che il 72 per cento degli onorevoli rende noto solo il minimo sindacale o deposita una documentazione parziale su redditi, proprietà , contributi privati e spese elettorali.
A raccontare questa situazione è “l’Espresso” che presenta in anteprima il dossier dell’associazione Openpolis “Patrimoni trasparenti”.
L’opacità  è dovuta in parte anche alla normativa, che obbliga gli eletti a depositare annualmente copia dell’ultima dichiarazione dei redditi ma prevede la pubblicazione solo della parte riepilogativa (peraltro senza prevedere sanzioni per chi si rifiuta).
In questo modo, però, è impossibile evincere la natura delle ricchezze, l’esistenza di altre eventuali fonti di introito e più in generale non permette di capire a cosa sia dovuta la consistente sproporzione fra i redditi che spesso si riscontra.
Chi vuole diffondere ulteriori informazioni può farlo sottoscrivendo un’apposita liberatoria ma solo una minima parte divulga dati aggiuntivi come i redditi o le proprietà  del coniuge. Anche perchè per la legge è facoltativo.
Fra i “bocciati” di Openpolis ci sono tanti nomi noti come la seconda e terza carica dello Stato, Piero Grasso e Laura Boldrini, l’astro nascente del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, il presidente del Pd Matteo Orfini o il leghista Roberto Calderoli. Neppure i grillini, che hanno fatto della trasparenza una bandiera e sono i più diligenti, brillano particolarmente: i promossi sono meno della metà .
Promosso a pieni voti, invece, il premier Matteo Renzi, che ha messo a disposizione la situazione patrimoniale e reddituale dell’intera famiglia, nonne comprese.
Fra i membri del governo la situazione è in genere migliore che nelle Camere.
Molti ministri eletti in Parlamento, però, sono diventati più trasparenti solo dopo essere entrati nell’esecutivo, come nel caso di Maria Elena Boschi.
Fra le curiosità  del rapporto, anche il numero degli onorevoli che dichiarano di possedere un’imbarcazione: 22 in tutto.
Fra motoscafi, barche a vela e perfino quattro yacht.

Paolo Fantauzzi
(da “L’Espresso“)

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MARINO ATTACCA: “NON SARÃ’ ALLE PRIMARIE A ROMA, IL PD NON DOVREBBE PRESENTARSI”

Gennaio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

“SENZA ALCUN VALORE, SE POI ALLA FINE DECIDE IL CAPO”

Ignazio Marino non si presenterà  alle primarie del Pd a Roma.
Malgrado l’invito di uno dei candidati, Roberto Giachetti, a un confronto nel merito in vista delle elezioni per il prossimo inquilino del Campidoglio, l’ex sindaco spiega in una lettera alla Repubblica le ragioni della sua scelta di non partecipare.
“Molti in queste settimane mi hanno chiesto cosa farò io. Posso solo dire cosa non farò, e cioè: non parteciperò alle primarie del Partito Democratico”.
“Le primarie hanno un senso a patto che chi le propone e chi vi partecipa ne rispetti il valore e poi l’esito. Se si calpesta la scelta dei cittadini, com’è successo a Roma, si svuota il significato stesso di quelle consultazioni. Per questo ho trovato sconcertante la decisione del segretario del Pd, Matteo Renzi, di indire nonostante tutto le primarie per la candidatura a sindaco di Roma. Mi chiedo come possa Renzi non vedere il danno arrecato al Pd e all’istituto stesso delle primarie dalle sue decisioni e pensare di andare avanti come se niente fosse. Non capisco come ritenga credibile chiedere alle elettrici e agli elettori romani di sacrificare una domenica mattina, mettersi in coda, versare i due euro e indicare il nome del proprio candidato sindaco, dopo che egli ha eliminato con un atto di forza chi quelle primarie aveva vinto l’ultima volta.”
Marino torna così ad attaccare Matteo Renzi per l’intervento deciso con cui ha favorito la caduta della sua amministrazione, attraverso le dimissioni in blocco dei consiglieri comunali.
“Il Presidente del Consiglio non si rende conto che con la sua interferenza sull’Amministrazione cittadina, interferenza che in altri casi egli stesso ha definito inaccettabile perchè “il sindaco lo eleggono i cittadini”, ha reso le primarie, almeno a Roma, un rottame inutilizzabile. Convocando gli assessori della Giunta nella sede del Partito Democratico per imporgli di dimettersi e costringendo tutti i consiglieri comunali del Partito Democratico ad allearsi con la destra e a rimettere in blocco il mandato da un notaio, con il solo scopo di provocare la caduta del sindaco, Renzi e chi lo rappresenta a Roma hanno violato l’etica di una sana politica e il rapporto di fiducia fra il Pd e i suoi sostenitori, che il 7 aprile 2013 affidarono a me l’onore di candidarmi alle elezioni che poi vinsi con il 64% dei voti.”
Per questo, secondo Ignazio Marino, non ha senso parlare di primarie per Roma.
“Rotto quel patto, le primarie non hanno più alcun valore, perchè il loro esito può essere capovolto per ordine del vertice del partito. Dirò di più: il Pd a Roma non dovrebbe nemmeno partecipare con il proprio simbolo alle elezioni amministrative del 2016. Troppo lacerante è stata l’eliminazione del sindaco scelto dagli elettori, troppo contraddittori i comportamenti e le dichiarazioni dei vertici del Pd, troppo pretestuose e in malafede le giustificazioni. Troppo evidente l’inganno perpetrato ai danni delle cittadine e dei cittadini di Roma, troppo lampanti i benefici delle lobby e dei potentati. Eliminando il sindaco, i consiglieri del Pd hanno eseguito un ordine del capo, e forse qualcuno ne beneficerà  personalmente, ma hanno destinato il Pd alla dannazione politica. Almeno a Roma, almeno per questa tornata elettorale, oggi il Pd è ormai diventato il problema e non la soluzione.”
Anche così l’ex sindaco motiva i molti rifiuti piovuti sul Partito Democratico per la partecipazione alle primarie romane. E Marino ne ha anche per Roberto Giachetti.
“Il vicepresidente della Camera dei Deputati, con le spalle coperte dal suo ruolo di garanzia istituzionale, ha alla fine ceduto ed ha dato, seppur malvolentieri, la propria disponibilità . Ma non lascerà  il suo incarico parlamentare, a riprova che non ci crede nemmeno lui fino in fondo, perchè è facile candidarsi quando si ha un paracadute d’oro sulle spalle.[…] Candidarsi per ordine di Renzi significherebbe accettare una logica secondo cui, in caso di vittoria, a governare Roma sarà  il capo del partito e del governo, mentre il sindaco sarà  ridotto a una sorta di commissario esecutore. Con la sua sciagurata gestione, la credibilità  del Pd romano ha subito e inferto un grave danno: la pretesa di giocare un ruolo da protagonista in questa fase non è oggettivamente credibile.”

(da “Huffingtonpost”)

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PROCESSO ALLE BANCHE: CHI HA TRUFFATO I RISPARMIATORI

Gennaio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

SALVATAGGI IN EXTREMIS, CROLLI IN BORSA, CONTI OPACHI E CREDITI INCAGLIATI PER CENTINAIA DI MILIARDI: ECCO CHI HA SBAGLIATO

Banche quasi fallite, salvate in extremis dal governo appena due mesi fa.
Banche in vendita, almeno otto o nove, senza nessun compratore che si profili all’orizzonte.
Banche con i conti in bilico, zavorrate da decine di miliardi di crediti inesigibili. Eccoli, gli ingredienti del tracollo di Borsa che nei giorni scorsi ha affossato il nostro sistema creditizio.
Una tempesta perfetta. Perchè di colpo, con l’entrata in vigore delle nuove regole sui salvataggi bancari, il cosiddetto “bail in”, è andata in pezzi ogni procedura che in passato è servita per affrontare le situazioni di crisi.
Gli sceriffi del credito adesso stanno a Francoforte, alla Bce. E la Banca d’Italia non è in più in grado, come aveva sempre fatto in passato, di risolvere le situazioni difficili pilotando fusioni e acquisizioni.
Si è aperta una nuova era, di gran lunga più ricca di incognite rispetto al passato. Gli investitori di tutto il mondo da tempo si chiedevano se le nostre banche   sarebbero state pronte per affrontarla.
La risposta dei mercati è arrivata forte e chiara con i tracolli di Borsa dei giorni scorsi. E l’instabilità , con effimere fiammate al rialzo e nuovi crolli repentini, minaccia di durare ancora   lungo.
L’ inchiesta de l’Espresso ricostruisce il percorso che ha portato il sistema creditizio fin sull’orlo di un rovinoso crac.
Un percorso in cui gli errori dei banchieri si sommano a quelli della Vigilanza, cioè di Banca d’Italia e Consob.
Da una parte gli istituti si trovano a fare i conti con una montagna, circa 200 miliardi, di prestiti ormai impossibili da recuperare, frutto della crisi economica ma anche si crediti concessi ad amici e raccomandati invece che agli imprenditori meritevoli di fiducia.
Per non parlare della gestione dei controlli, che ha portato Bankitalia e Consob a naufragare nella burocrazia, prolungando le crisi anzichè risolverle.
Con il risultato di danneggiare gli investitori anzichè proteggerli, come si è visto nel caso di Banca Etruria e delle altre tre banche arrivate al capolinea col decreto del governo di novembre, ultimo e più clamoroso esempio del fallimento di un sistema.

Vittorio Malagutti e Luca Piana
(da “L’Espresso”)

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SALA E’ UN MEZZO BUGIARDO: SUL COMPENSO ALL’ARCHISTAR DI EXPO DIMENTICA 500.000 EURO

Gennaio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

IL PROFESSIONISTA CHE PRIMA DI LAVORARE PER L’EXPO SI ERA OCCUPATO DELLA VILLA DI ZOAGLI DI SALA HA RICEVUTO NON SOLO 110.000 EURO, MA ANCHE ALTRI 500.000 DA FIERA MILANO SPA

Giuseppe Sala è un mezzo bugiardo.
Nella conferenza stampa in cui ha risposto alle accuse sull’architetto che ha lavorato nella sua villa di Zoagli e poco dopo a Expo, ha omesso il compenso che il professionista ha avuto da Fiera Milano Spa di 500mila euro (più Iva e cassa pensionistica).
Secondo quanto scrivono il Corriere della Sera e il Giornale infatti, Michele De Lucchi non ha ricevuto solo 110mila euro da Expo per gli incarichi ad affidamento diretto per l’ideazione del padiglione Zero (a cui vanno aggiunti altri due incarichi per 59mila euro), ma anche mezzo milione di euro per gli allestimenti di Padiglione Zero ed Expo center, anche in questo caso senza alcuna gara pubblica.
L’affidamento per gli allestimenti non è infatti passato per Expo, ma per una società  di diritto privato (Fiera Milano Spa).
L’aspirante candidato sindaco di Milano è finito al centro delle polemiche nei giorni scorsi perchè l’archistar non ha lavorato solo per Expo, ma nel 2012-2013 si è occupato anche della sua casa di Zoagli con una parcella di 70mila euro più Iva per “una parte degli interni e qualche finitura esterna”.
Sala spiegando nel dettaglio alla stampa le spese sostenute, non ha però riportato la voce più consistente.
E anzi ironicamente ha commentato: “Se De Lucchi ha ricevuo 110mila euro per il Padiglione Zero e 70mila da me per una casa, ciò dimostra che sono un bravissimo negoziatore quando si tratta di soldi pubblici e non quando sono i miei”.
Secondo il Corriere della Sera, De Lucchi ha ricevuto l’incarico diretto da Fiera Milano Spa per “un principio di continuità ” con Expo e sulla base di una convenzione, autorizzata con decreto dal presidente del Consiglio, per cui Expo avrebbe potuto “avvalersi degli enti fieristici”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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