Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile
LA LETTERA CON CUI 50 EX ALTI FUNZIONARI DI AMMINISTRAZIONI REPUBBLICANE SCARICANO IL MAGNATE: “NON VOTEREMO UN IRRESPONSABILE IGNORANTE”
“Non voteremo Donald Trump”. Cinquanta ex alti funzionari esperti di sicurezza e politica estera che hanno servito sotto le amministrazioni americane lo hanno scritto in una lettera aperta pubblicata sul New York Times quando mancano tre mesi al voto. “Noi sappiamo quali sono le qualità che sono richieste ad un presidente degli Stati Uniti”, dicono, evidenziando come il candidato repubblicano manchi di “carattere, valori, esperienza” per andare alla Casa Bianca.
E ancora, sostengono i firmatari – tra i quali ci sono l’ex direttore della Cia Michael Hayden, gli ex segretari alla Sicurezza interna Michael Chertoff e Tom Ridge, gli ex rappresentanti per il commercio Carla Hills e Robert Zoellick, ex funzionari del dipartimento di Stato come Eliot Cohen e Philip Zelikow – “a differenza di altri presidenti che avevano un’esperienza limitata di politica estera, Trump non ha mostrato alcun interesse a prepararsi” nelle cose del mondo, “continua a fare sfoggio di un’ignoranza allarmante sui fatti fondamentali della politica internazionale contemporanea”.
La sua elezione, avvertono gli ex funzionari, metterebbe “a rischio la sicurezza nazionale del Paese ed il suo benessere”.
E questo perchè, a loro dire, Trump “indebolisce l’autorità morale degli Stati Uniti come leader del mondo libero, sembra che gli manchi la conoscenza fondamentale e il credere nella costituzione degli Stati Uniti, nelle leggi americane, nelle istituzioni americane, nella tolleranza religiosa, nella libertà di stampa e nell’indipendenza della magistratura”.
“Incapace di tollerare le critiche personali”, accusano ancora, il candidato repubblicano “ha allarmato i nostri alleati più stretti a causa del suo comportamento capriccioso” e tutto questo “è pericoloso in un individuo che vorrebbe diventare presidente e comandante in capo, con la responsabilità dell’arsenale nucleare americano”.
I cinquanta ex funzionari concludono concedendo che “in molti hanno dubbi su Hillary Clinton, proprio come molti di noi, ma Donald Trump non è la risposta alle sfide impegnative che ha davanti l’America e a queste elezioni cruciali: siamo convinti che nello Studio Ovale sarebbe il presidente più irresponsabile nella storia americana”.
(da agenzie)
argomento: Esteri | Commenta »
Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile
OCCORRE RIPARARE GLI IMPIANTI E RICOSTRUIRE LE SCORTE DI CIBO E MEDICINALI, L’ONU PARLA FINALMENTE DI “CRIMINI DI GUERRA”
Oltre due milioni di civili ad Aleppo, nelle aree sia sotto il controllo dei ribelli sia dei governativi,
sono senza elettricità e senza accesso alla rete idrica a causa di bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione negli ultimi giorni.
Lo afferma l’Onu, che chiede una tregua umanitaria di 48 ore perchè siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione.
In due settimane di violenti combattimenti il capoluogo è diviso in due parti con i ribelli dell’opposizione da una parte e le forze del regime dall’altra che controllano le vie di accesso del nemico ponendo di conseguenza i residenti civili sotto assedio.
In una dichiarazione diffusa oggi, un ufficiale delle Nazioni unite per gli aiuti umanitari in Siria, Yacoub el Hillo, e il coordinatore regionale Kevin Kennedy hanno fatto un appello per una “pausa umanitaria” nelle ostilità .
Due milioni di persone in città vivono nella paura di rimanere sotto assedio: tra queste circa 275.000 persone sono intrappolate nella zona est di Aleppo, quella controllata dai ribelli come recita la nota.
Dalla fine di luglio, i combattimenti oltre aver causato la morte di almeno 130 civili hanno danneggiato ospedali, cliniche, e le reti di elettricità e acqua della città .
“L’Onu è pronta ad assistere la popolazione civile di Aleppo, una città ormai unita nella sua sofferenza”, si legge nella dichiarazione.
“Come minimo, le Nazioni Unite chiedono un cessate il fuoco totale oppure oppure 48 ore alla settimana di pause umanitarie per raggiungere i milioni di persone bisognose in tutta Aleppo e ricostituire le scorte di cibo e medicine, che stanno pericolosamente esaurendo”.
Verso la metà di luglio, le forze governative avevano preso sotto il loro controllo la strada del castello, unica via di rifornimento dei ribelli: una situazione che ha causato penuria di cibo nei distretti orientali portando i prezzi alle stelle.
Ma una controffensiva lanciata da una coalizione di ribelli islamisti la scorsa settimana per rompere l’assedio ha tagliato la strada d’accesso principale dei governativi nella parte meridionale della città .
Ciascuno dei contendenti ha utilizzato il territorio conquistato di nuovo per portare cibo e altri rifornimenti nei quartieri che controlla, ma le strade non sono ancora sicure per i civili.
“Quando vengono utilizzate per privare intenzionalmente persone di cibo e altri beni essenziali per la loro sopravvivenza, le tattiche di assedio costituiscono un crimine di guerra”, si legge ancora nella dichiarazione dell’Onu.
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Agosto 9th, 2016 Riccardo Fucile
IN SIRIA A MILLS DEVASTATO OSPEDALE SOSTENUTO DA MEDICI SENZA FRONTIERE: UCCISI 4 MEDICI, 5 BAMBINI E 2 DONNE
Nuovo attacco contro un ospedale in Siria e ancora vittime tra i medici e i pazienti.
Un ospedale sostenuto da Medici Senza Frontiere (Msf), che serviva una popolazione di 70.000 persone nella città siriana di Millis, nella provincia di Idlib, è stato distrutto da un bombardamento aereo.
Quattro membri dello staff dell’ospedale e altre nove persone – tra cui cinque bambini e due donne – sono stati uccisi nei due attacchi aerei che hanno centrato direttamente l’ospedale e nei due attacchi che hanno colpito le vicinanze dell’edificio intorno alle 14 ora locale. Altri sei membri dello staff sono rimasti feriti.
Il bombardamento, avvenuto in un periodo di crescente intensità del conflitto nella zona ha distrutto la maggior parte dell’edificio, compresa la sala operatoria, l’unità di terapia intensiva, il reparto di pediatria e circa l’80 per cento dei dispositivi medici, le ambulanze e il generatore.
Noto come centro di riferimento specializzato in pediatria, l’ospedale forniva cure mediche essenziali a circa 70.000 persone che vivono a Millis e nelle aree circostanti, dove si è raccolto un gran numero di persone sfollate per fuggire la prima linea dei combattimenti che stanno devastando il nord della Siria.
All’ospedale si rivolgevano, per cure d’urgenza e consultazioni, circa 250 pazienti al giorno, tra cui molte donne e bambini.
Msf sosteneva questa struttura dall’inizio del 2014, prima con forniture e consulenze tecniche, poi anche attraverso contributi economici ai membri dello staff per consentire loro di continuare a lavorare.
Ma purtroppo la lista degli ospedali presi di mira dalle fazioni in guerra è lunga, ne ricordiamo alcuni:
Il 29 luglio un’ospedale pediatrico gestita da Save the Children e Syria Relief a Kafar Takharim, sempre nella provincia di Idlib, era stata colpita e gravemente danneggiata in un bombardamento aereo. Sotto le bombe erano morte almeno due persone, familiari dei pazienti in visita.
Tra il 22 e il 23 luglio sette ospedali da campo e una banca del sangue che erano stati allestiti nella città siriana di Aleppo e nei dintorni sono stati colpiti dai bombardamenti dei caccia russi e da quelli dell’aviazione del regime di Bashar al Assad.
Il 3 maggio i miliziani della galassia jihadista in guerra col regime di Bashar Assad dalla zona est di Aleppo hanno lanciato circa 65 razzi contro i quartieri controllati dal governo: almeno tre donne sono state uccise dagli ordigni che hanno centrato il reparto maternità dell’ospedale al Dabbeet.
Il 28 aprile l’aviazione di Damasco ha bombardato la città di Aleppo con almeno quattro raid, colpendo anche l’ospedale al-Quds, sostenuto da Medici Senza Frontiere: tra le 14 vittime hanno perso la vita anche due medici. E’ morto anche Mohammed Wasim Moaz, 36 anni, l’ultimo pediatra rimasto nella città martoriata.
Il 15 febbraio una serie di raid aerei su due scuole e cinque ospedali tra Aleppo e Idlib ha provocato la morte di oltre 50 persone. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha condannato questi attacchi considerandoli “palesi violazioni delle leggi internazionali”.
“Il bombardamento diretto di un altro ospedale in Siria è vergognoso” ha detto la dottoressa Silvia Dalla Tommasina, coordinatore medico delle operazioni di Msf in Siria nord-occidentale. “Dobbiamo ammirare il coraggio e la dedizione dei medici siriani che continuano a lavorare nel mezzo di un conflitto in cui gli ospedali vengono colpiti regolarmente e sentiamo con forza il dovere di supportarli nel loro lavoro quotidiano per salvare vite umane. Ogni volta che un ospedale viene distrutto, in modo mirato o in attacchi indiscriminati contro le aree civili, molti altri siriani vengono privati di una cruciale ancora di salvezza per ricevere cure mediche e sopravvivere. Alcuni ospedali forniscono cure di prima linea ai feriti di guerra, altri forniscono cure di prima linea a donne con gravidanze difficili. Tutti sono fondamentali per salvare vite umane”.
Nei primi sei mesi del 2016, i due principali ospedali sostenuti da Msf hanno ricevuto 7 afflussi di massa, per un totale di 294 feriti e 33 morti. Nel solo mese di luglio, le stesse strutture hanno gestito 9 afflussi di massa per un totale di 466 feriti e 37 morti.
“Ribadiamo il nostro appello urgente a tutti coloro che possono influenzare la condotta della guerra in Siria, tra cui i 4 membri su 5 del Consiglio permanente di Sicurezza delle Nazioni Unite che partecipano al conflitto, perchè si adoperino con urgenza per fermare gli attacchi contro gli ospedali durante i combattimenti” conclude Silvia Dalla Tomasina. “Come organizzazione medico-umanitaria, continueremo a fare tutto il possibile per aumentare la capacità di offrire cure mediche in Siria, ma gli attacchi contro gli ospedali devono cessare immediatamente”.
Msf gestisce sei strutture mediche nel nord della Siria e fornisce supporto a circa 150 altre strutture nelle aree che l’organizzazione non può raggiungere direttamente. Tra le azioni di supporto, Msf offre forniture mediche, paga salari di base allo staff degli ospedali per consentire loro di dedicarsi al lavoro, fornisce carburante per garantire il funzionamento dei generatori, contribuisce ai costi per la ricostruzione quando una struttura viene danneggiata o distrutta e fornisce consulenza tecnica.
Circa 70 strutture siriane ricevono questo pacchetto complessivo di aiuti e circa 80 altre strutture vengono supportate in modo meno regolare, attraverso donazioni di forniture mediche e consulenze tecniche quando necessario, per esempio in caso di grossi afflussi di feriti.
(da “La Repubblica”)
argomento: criminalità | Commenta »