Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
ARRIVA IL CAPOCOMICO A IMPORRE IL SILENZIO, MA FASSINO RILANCIA: “LA APPENDINO SI PRENDA LE SUE RESPONSABILITA'”
Ricorderete sicuramente che l’altroieri il senatore della Repubblica italiana Alberto Airola ha perso la milionesima occasione per stare zitto accusando, in un post diffamatorio e insultante, i media di complotto per i feriti a piazza San Carlo a Torino. Oggi, attraverso il Corriere della Sera, la Appendino ha scaricato il senatore rubricando le sue dichiarazione come “a titolo personale”.
Non contento, il senatore Airola oggi ha avuto la brillantissima idea di criticare la Giunta Appendino, che fino a ieri voleva difendere ma evidentemente la lettura del Corriere deve averlo fatto innervosire, per la location scelta per l’evento: “A posteriori, come opinione personale, dico che forse è stato un errore fare questo evento in una piazza chiusa”, ha detto oggi a Radio Cusano Campus.
Airola, poi ha detto che nel pomeriggio era passato a piazza San Carlo: “Ho visto che c’erano molti controlli, ma c’erano anche molti venditori abusivi di bibite che circolavano nei pressi — afferma Airola a Radio Cusano -. Ho avvertito i vigili, ma non è intervenuto nessuno. I vigili lamentano scarsità di risorse. In questo passaggio di consegne forse il vecchio comandante non ha lasciato un corpo così efficiente, ma è una mia valutazione personale. So che l’amministrazione sta cambiando le cose”. Curiosamente, nessuna di queste critiche è stata fatta ieri: oggi viene fatta cercando di dare la colpa al “vecchio comandante”.
E allora eccola, puntuale, la lavata di capo sul blog di Grillo: «Ps: Alberto Airola si è espresso a titolo personale e non parla a nome del MoVimento 5 Stelle. Tutto il MoVimento 5 Stelle è vicino ai feriti e ai loro familiari, a tutti i torinesi e alla sindaca Chiara Appendino in questo momento di difficoltà ».
Più chiaro di così c’è solo un’espulsione.
Fassino: “Gestione superficiale, solo prassi”.
La gestione di piazza San Carlo per la diretta della finale di Champions “è stata affrontata con superficialità , richiamandosi solo all’ordinarietà della prassi, quando invece erano necessarie misure straordinarie”.
Lo ha detto Piero Fassino, ex sindaco e ora consigliere comunale del Pd, nel dibattito in Sala Rossa dopo le comunicazioni di Chiara Appendino. “È ora – ha aggiunto – che la sindaca Appendino si assuma le responsabilità che competono al suo ruolo, che talvolta sono anche più grandi di quelle dovute”.
Fassino ha giudicato “improprio il riferimento al passato” – il maxischermo nella stessa piazza per la finale di Champions di due anni fa – “perchè la situazione di oggi non è quella del 2015 ed è anzi grave non cogliere le differenze e non aver saputo cogliere le potenziali criticità che questo evento poteva produrre. Detto questo – ha aggiunto – le cose nel 2015 erano state fatte in modo ben diverso. Ogni volta che c’è una difficoltà – ha proseguito, rivolgendosi ala sindaca Appendino – lei cerca di scaricarla su qualcun altro, quasi sempre su di me, ma di questi 1527 feriti non può chiedere conto a me”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
SI MOLTIPLICANO LE DENUNCE DEGLI ABITANTI: “NON NE POSSIAMO PIU’, LE PEGGIORI SONO LE RAGAZZE”… L’ULTIMO ARRESTATO PER TENTATO OMICIDIO E’ FIGLIO DI UNA FAMIGLIA FACOLTOSA
Metti una sera al mare, litorale romano, raduno dei licei di Roma Nord. 
Ci sono gli studenti di questo ghetto privilegiato i cui confini sono più sociali che geografici e includono i ragazzini “bene” della Capitale, un aggettivo che comprende l’agiatezza ma (spesso) non la buona educazione.
Tutti insieme a Fregene, nello stabilimento Rivetta a festeggiare la fine della scuola, “l’evento” – come dicono loro – di “Simmachia”, l’associazione studentesca i cui i rappresentanti sono stati eletti in ben 7 scuole: Lucrezio Caro, Farnesina, Mameli, Azzarita, Avogadro, Maria Ausiliatrice, Giulio Cesare, in collaborazione con il Convitto Nazionale.
Insomma tutta la “meglio” gioventù di Roma Nord, spesso al centro di episodi di violenza, di quotidiana maleducazione, sopraffazione e anche droga.
Ancora non sono arrivati a processo i ragazzini che hanno pestato un coetaneo a piazza Cavour l’anno passato («colpevole» di avere sconfinato in una zona non sua), ed ecco che venerdì sera due liceali, un ragazzo e una ragazza finiscono all’ospedale dopo essere stati accoltellati mentre ballavano sulla spiaggia.
«Tutto accade in un attimo», racconta una ragazza presente alla festa. «E. stava ballando tranquillamente quando due ragazzi gli si sono avvicinati, uno lo ha preso e girato di spalle mentre l’altro lo accoltellava. Poi è caduto per terra trascinandosi una ragazza che stava vicino a lui e mentre era a terra è arrivata un’altra coltellata che ha preso lei alla coscia».
Due gli aggressori, uno di loro, A. S., quello che ha dato le coltellate è il pargolo di una famiglia facoltosa e studente non modello di una scuola privata gestita da suore, la S. Maria Ausiliatrice.
Su Facebook la foto di lui spavaldo e tatuato, ma ancora con la faccia da sbarbatello, look da pariolino omologato con il ciuffo phonato e il cappellino.
Avrebbe deciso di punire E. perchè geloso di una ragazza. Adesso è agli arresti domiciliari dopo essersi costituito, assistito da un avvocato, alle prime luci dell’alba. Per lui l’accusa è di tentato omicidio. Il ragazzo ferito è stato invece operato d’urgenza al polmone.
Ancora una volta Roma Nord e i suoi giovani abitanti diventano protagonisti di una notte di violenza, un’altra pagina buia, il racconto di una zona «privilegiata» e dei suoi ragazzi, così assurdamente simile a quello di contesti socialmente e geograficamente distanti.
I ragazzi dei Parioli come quelli di Scampia, uniti dal vuoto e dall’assenza della famiglia, della scuola, delle strutture sociali, ma anche dei modelli culturali.
Qui è stato possibile il caso delle baby prostitute. Qui sono all’ordine del giorno pestaggi e droga.
Basta farsi un giro per piazza Euclide, mitico luogo di ritrovo della gioventù borghese degli anni di piombo, per farsi un’idea di questa fetta di generazione imbottita di beni materiali, a iniziare dalla macchinine, e dalla convinzione che tutto è «movida».
Tanto che a metà marzo è partito un esposto ai carabinieri della compagnia Parioli firmato dagli abitanti delle strade limitrofe alla piazza che non ne possono più delle «baby gang vip», comitive di ragazzini che con microcar e motorini stazionano ogni pomeriggio davanti a palazzi e negozi, ostacolando «lo svolgimento delle attività lavorative, nonchè l’accesso ai residenti nei propri condomini», rendendo impossibile «il passaggio sul marciapiede dei pedoni fra cui anziani o donne con passeggini».
E, dice Elena C., che sta pensando seriamente di traslocare, «se ti permetti di protestare finisce che ti aggrediscono verbalmente e non solo. E le ragazze sono le più violente».
(da “La Stampa”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
I LEGALI: “ERA DA UN’ALTRA PARTE, ABBIAMO 40 TESTIMONI, LE TELECAMERE DELLA ZONA E UNA PATTUGLIA DELLA POLIZIA CHE ERA ENTRATA AL CAMPO POSSONO CONFERMARE”… SE IL DNA FOSSE NEGATIVO, SETTIMANE DI INDAGINE A SENSO UNICO E COLPEVOLE ANCORA IN LIBERTA’
È stato scarcerato Serif Seferovic, il rom accusato di aver dato fuoco al camper nel quale persero la vita le tre sorelle Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic.
Il gip di Torino, Alessandra Danieli, ha disposto la scarcerazione di Serif. «Quella notte non ero li, ero lontano assieme alla mia famiglia», si era difeso nel corso dell’interrogatorio di ieri in carcere Seferovic, assistito dall’avvocato Gianluca Nicolini, ribadendo che quella notte non si trovava nella zona del rogo, ma in una area di sosta a Prati Fiscali assieme a tutta la sua famiglia.
La difesa del giovane aveva chiesto, quindi, di acquisire le immagini a circuito chiuso della zona affermando, inoltre, che in quelle ore alcuni agenti delle forze dell’ordine erano intervenute per controllare proprio la zona dove si trovava la famiglia del fermato. Una versione, quella ribadita durante l’interrogatorio dal giovane rom, avvalorata dalle parole del padre che ha spiegato: «Quella notte Serif ha dormito in una area di parcheggio nella zona di Prati Fiscali, eravamo una quarantina di persone. Non è stato lui». «Sicuramente in quella zona ci saranno state delle telecamere — spiega il penalista Nicolini – che potrebbero confermare la presenza della famiglia Seferovic».
Per i pm il movente sarebbe stato la vendetta contro il padre delle tre sorelline, Romano Halilovic, così le indagini si erano orientate esclusivamente verso l’ipotesi di un regolamento di conti all’interno della comunità nomade, tralasciando completamente l’altra pista che le deliranti affermazioni sul web potevano suggerire: l’intolleranza razziale a causa dei continui furti nella zona e del rovistaggio compiuto dai rom nei cassonetti.
Secondo il gip di Torino dunque il fermo di polizia è avvenuto correttamente, ma non ci sarebbero «gravi indizi di colpevolezza» tali da giustificare la detenzione in carcere di Serif.
Domani sono inoltre previsti gli accertamenti tecnici irripetibili con il prelievo di un campione biologico e si vedrà se le impronte sono quelle di Serif Seferovic.
In caso contrario vorrebbe dire che tutta l’indagine è stata condotta nella direzione sbagliata.
(da “La Stampa”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
DALLA LEGGE SUL “PARLAMENTO PULITO” DEL 2007 ALLA LEGGE TRUFFA DI OGGI: SI SONO RIMANGIATI TUTTO PER DIFENDERE UNA POLTRONA
Era il 2007, in scena andava la legge di iniziativa popolare “Parlamento Pulito” e Beppe Grillo era
chiarissimo nel dire NO ai parlamentari scelti dai segretari di partito e sì alle preferenze dirette che avrebbero permesso la scelta degli onorevoli ai cittadini.
O tempora, o mores! Erano tempi belli, belli, bellissimi. Peccato che siano passati.
Ieri infatti il MoVimento 5 Stelle non ha appoggiato l’emendamento alla legge elettorale che permetteva il ritorno delle preferenze.
Ma per fortuna Danilo Toninelli, che ha condotto per i grillini la trattativa con quei cattivoni dei partiti con cui non scenderemo mai a patti e gli venisse un colpo ai piddini se ci rimangiamo la parola, ci spiega in un’intervista alla Stampa che le preferenze per loro sono un mantra, ci mancherebbe:
Le preferenze non sono più una vostra priorità ?
«Ci sono equilibri politici da tenere in considerazione. E poi mi sembra chiaro che a loro le preferenze non piacciano. Ciò che va sottolineato, però, è che noi siamo di fronte a un bivio: o una legge costituzionale o una anticostituzionale».
Se il risultato di una legge costituzionale è sempre un Parlamento di nominati, il problema non resta?
«Per noi le preferenze sono un mantra. Però dall’altra parte abbiamo una legge incostituzionale, ricordiamocelo. Noi abbiamo fatto una valutazione responsabile. Stiamo applicando il metodo tedesco, e nel metodo tedesco non ci sono le preferenze. E allora, di cosa stiamo parlando?»
De te fabula narratur, bello di zio.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
IL 63% DEL PARLAMENTO SARA’ DI NOMINATI… IL M5S ORA E’ DIVENTATO CONTRO LE PREFERENZE DOPO AVER FATTO I V-DAY CONTRO I NOMINATI
Come un gioco delle tre carte. Tre carte e quattro giocatori che fanno finta di abolire i “nominati”, ma in verità li aumentato.
E preparano un Parlamento composto per il 63 per cento da deputati e senatori scelti dai quattro: Renzi e Di Maio, Salvini e Berlusconi.
Ecco Danilo Toninelli, braccio destro (e sinistro) di Di Maio in materia, uscire dalla Sala del Mappamondo. Ha appena votato contro, in commissione, sulla proposta di rimettere le preferenze, vecchio cavallo di battaglia contro il Parlamento dei nominati, quello — per intenderci — dei vaffa nei V-Day.
Sembra già un ministro, nella domenica degli scravattati alla Camera.
Aspetta che i cronisti si avvicinano, ingessato in un abito stirato, cravatta, scarpa nera che pare nuova. Gira la carta: “Finalmente — dice — possiamo dire che non ci sono più le candidature e i capilista bloccati”.
Insomma, pare dire a Travaglio che ha bollato questa legge come Merdinellum, con grande enfasi tra i suoi lettori e tra gli elettori pentastellati: abbiamo fatto una modifica, perchè prima vanno in Parlamento gli eletti negli uninominali, poi quelli del proporzionale, eletti nelle liste bloccate.
Arriva Ettore Rosato, il tosto capogruppo del Pd, che per tutto il giorno ha parlato fitto fitto con Toninelli. Radioso: “Abbiamo abolito i capilista bloccati”.
È questo il messaggio su cui si cercano titoli di giornali e siti, sperando che qualcuno abbocchi. La modifica va bene anche a Forza Italia, tanto — come vedremo non cambia nulla. E anche alla Lega, per lo stesso motivo.
Ed effettivamente la logica non cambia. La modifica consiste in questo.
Nel testo base prima passava il capolista del proporzionale, poi gli eletti nei collegi. Ora, invece: prima scattano gli eletti nei collegi, poi si passa alla lista bloccata. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Per due motivi.
Prima: la lista resta bloccata – senza preferenze — e con tanto di capolista, al netto delle truffe semantiche, perchè il primo scritto in alto in una lista bloccata si chiama capolista bloccato.
Secondo: non è stato inserito il voto disgiunto, dunque la dinamica reale resta la stessa. Ovvero si vota il partito — prendere o lasciare – che decide liste e candidati come comanda il cuore del capo.
Cambia solo, rispetto al testo base, che invece di scattare per primo, il capolista bloccato scatta dopo chi vince i collegi.
Il che blinda il meccanismo evitando di esporlo al rischio di incostituzionalità .
Perchè nella precedente versione c’era l’eventualità che uno vincesse il collegio ma non venisse eletto. Per un partito come Forza Italia, per intenderci, non cambia nulla. Eleggeva solo nominati prima, elegge solo nominati ora.
E i “nominati” aumentano al punto che i listini sono stati allungati da quattro nomi a sei.
E resta il paracadute anche se, invece delle tre candidature multiple, si lavora a una sola: ti candidi, ad esempio, in un collegio a Roma, ma per stare sicuro ti metti anche nel listino bloccato in Emilia Romagna.
C’è di più. Tutto questo va incrociato, con la modifica del giorno prima, che ha ridotto il numero dei collegi.
Nel testo base erano 50 e 50. Ora i collegi scendono da 303 a 225 (232 se si considerano quelli del Trentino e valle d’Aosta dove si vota col Mattarellum): è il 37 per cento della Camera.
Al Senato quelli eletti nei collegi sono 122, il 36 per cento.
Il che significa che il restante 63-64 per cento sarà eletto nelle liste bloccate del proporzionale.
E infatti, per accogliere la numerosa truppa, le circoscrizioni sono aumentate da 27 a 28 e le liste allungate da quattro a sei.
In Germania, tanto per ricordare, sono 50 e 50 (e con voto disgiunto).
Il gioco delle tre carte è questo. Ognuno mette qualche punto di distinguo, ma al dunque nessuno presenta alcunchè per blindare l’accordo che ha come punto di caduta il voto al più presto.
Tanto che, udite udite, per fare presto sono stati inseriti — nel silenzio di tutti — i collegi direttamente nell’emendamento Fiano.
C’è scritto che li disegna il ministero, ma se finisce in anticipo la legislatura si usano quelli disegnati ai tempi del Mattarellum.
Gli abili giocatori spiegano che “è tutto normale” e che non è una forzatura estromettere il Viminale dal calcolo ed utilizzare dati fondati sul censimento del 1991, ben due censimenti fa.
In altri tempi i Cinque Stelle avrebbero urlato alla truffa. Ora va tutto bene, nella forsennata corsa verso il voto: 63 per cento di nominati, collegi di un quarto di secolo fa.
Martedì in Aula. Giovedì, al massimo venerdì — assicurano i quattro giocatori — la Camera approva.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
LA PENOSA GIUSTIFICAZIONE DI TONINELLI: “BISOGNA TENER CONTRO DEI MOTIVI POLITICI”, OVVERO MANTENERE LA SUA POLTRONA
No alle preferenze e no al voto disgiunto. 
In commissione vanno in scena i 5Stelle che non ti aspetti: trattativisti ed estremamente politici.
I grillini, in nome dell’accordo stretto con il Pd, Forza Italia e Lega Nord, non hanno votato la modifica alla legge elettorale che prevedeva l’introduzione delle preferenze e la doppia scheda. Dunque: “Respinto, respinto, respinto”.
Gli emendamenti depositati dal Movimento democratici e progressisti, da Sinistra italiana e Fratelli d’Italia vengono bocciati uno dopo l’altro, anche quelli che un tempo rappresentavano i cavalli di battaglia dei pentastellati.
A farlo notare è Alfredo D’Attorre di Mdp, che prende la parola in commissione Affari costituzionali e fa un commento durissimo: “Sono stupito da come, sulla base di una convenienza partitica si ribaltino convinzioni portate avanti da sempre, anche con severi giudizi nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo. I Cinquestelle sono evidentemente scesi dal piedistallo e assistono o silenti e imbarazzati o conniventi”.
La sfida è rivolta a Danilo Toninelli, colui che per i 5Stelle ha trattato sulla legge elettorale.
Il deputato grillino, prima che fosse messa al voto la proposta di D’Attorre per l’introduzione del voto disgiunto e delle preferenze, ha fatto mettere agli atti: “Nel merito, il M5S è a favore del voto disgiunto, ma si deve tenere conto anche dei motivi politici. Sottolineo inoltre che il voto disgiunto è perfetto per il sistema tedesco che è diverso dall’assetto italiano. Si potrebbe infatti verificare il caso che un candidato vincente nell’uninominale non entri. Mi pare poi che il relatore Fiano abbia anticipato che non ci sarà più il capolista bloccato, ma che ci saranno i vincitori degli uninominali. E io penso che tutti i vincitori dei collegi uninominali avranno un seggio assegnato, avendo diminuito i collegi da 330 a 225, più Trentino e Val d’Aosta”.
Questo è vero, ma le preferenze, per le quali i 5Stelle sono scesi in piazza nel giorno del famoso V-day, sono un’altra cosa.
Nel nuovo accordo rimane invece il listino bloccato, anche se il capolista non avrà più la priorità sugli eletti nei collegi.
Secondo D’Attorre “il voto disgiunto e le preferenze nel listino proporzionale avrebbero rafforzato enormemente il potere di scelta dei cittadini. È chiaro che Grillo si appresta a dire agli elettori per le selezione dei parlamentari ciò che ha già detto per le elezioni comunali di Genova: ‘Fidatevi, decido io'”.
La polemica va avanti, in mezzo c’è anche Ignazio La Russa che per protesta parla in tedesco, e poi c’è Toninelli che si sgola e lo farà anche sui social per far passare il messaggio che i grillini faranno le primarie online per scegliere i candidati e i posti in listi.
Sta di fatto che le preferenze per i grillini appartengo al passato. Ormai ci hanno rinunciato in nome dei “motivi politici”.
Poi basta un attimo e in commissione scoppia la bagarre.
Il deputato di Mdp Arcangelo Sannicandro dà dei “quattro ladroni” ai partiti (Pd, Fi, M5S, Lega) che hanno siglato l’intesa. “Con questa legge elettorale, apri il Parlamento come una scatola di sardine e ci trovi i nominati! Grazie ai quattro ladroni della democrazia”, si fa sentire l’ex esponente di Pci e Rifondazione.
Il relatore Emanuele Fiano del Pd lo interrompe e chiede l’intervento del presidente di commissione Andrea Mazziotti pretendendo le scuse del deputato Mdp.
Dopo una concitata discussione, Sannicandro conclude: “Chiedo scusa ai dispensatori di democrazia”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
CONVINTO DI AUMENTARE I SEGGI, MA PUNTA SUGLI UNDER 40 E SU GALLIANI
Ora che la nuova legge elettorale prende forma e si prepara a sbarcare in aula, Silvio Berlusconi si staglia sempre più come il “padrone” incontrastato delle liste, le sue, ben più di Renzi, Grillo e Salvini nei rispettivi partiti.
Grazie al “tedesco” all’italiana infatti il Cavaliere avrà potere di vita e di morte — politica s’intende — data la pressochè matematica certezza che tutti i parlamentari di Forza Italia entreranno attraverso i listini proporzionali e quasi nessuno dai collegi (ad appannaggio della Lega al Nord e di Pd e M5S al Centro e al Sud).
L’ultimo studio che mercoledì scorso hanno compulsato a pranzo ad Arcore Berlusconi coi capigruppo Romani e Brunetta, Letta, Ghedini e Giacomoni, disegnerebbe un partito al 14 per cento che, grazie allo sbarramento ammazza-piccoli, lieviterebbe di fatto al 18, conquistando un’ottantina di deputati e una quarantina di senatori (120 a fronte dei 91 attuali).
Tutti scelti da quei sei al tavolo.
E tra i forzisti di seconda e terza fila la tensione è infatti altissima. Non è un caso, fanno notare, se in questi giorni non si sia registrata una sola dichiarazione di entusiasmo (con l’eccezione dei capigruppo) in favore del “tedesco” voluto dal loro leader.
In Forza Italia è già panico da posto, i più sentono cigolio da ghigliottina.
Anche perchè le notizie che filtrano in queste ore da Villa San Martino non sono le più rassicuranti per i 41 senatori e i 50 deputati.
Il capo va ripetendo che confermerà «al più una trentina: voglio una ventata nuova, come nel ’94, gente della società civile, imprenditori, amministratori».
E la ghigliottina sarebbe già allestita, sotto forma di sbarramento interno per tutti coloro che abbiano maturato già tre o più legislature. «Salvo alcune deroghe giustificate», viene fatto presente.
Va detto che il refrain non è nuovo, era stato già proposto nel 2013 e ancor prima nel 2008, poi è finito tutto in deroga.
Ma stavolta manca il “mediatore” Verdini. E se è vera la lista dei quindici fedelissimi disposti a votare il “tedesco” (e in odor di salvataggio a Palazzo Madama), se ne vedranno delle belle: Messina e Sciascia in quota Fininvest, Romani e Ghedini, Marin, Mandelli, Rizzotti, Bernini, Malan, Rossi, Giro, Carraro, Gasparri, Caliendo, Schifani.
E poi ci sarebbe la sorpresa Adriano Galliani: Berlusconi vuole un seggio al Senato per l’ex amministratore delegato del Milan, da sempre al suo fianco.
Fuori, il girone dei dannati. I quali infatti minacciano di scatenare l’inferno.
Hanno una sola arma per farla pagare: mettersi di traverso in occasione dell’approvazione a tappe forzate della legge elettorale.
Tanto più che a Palazzo Madama ogni voto pesa piombo e i tempi non possono essere contingentati come alla Camera.
Ora e non dopo pretendono tanto per cominciare una garanzia piena di ricandidatura “blindata”, dal capo. I primi iniziano a venire allo scoperto.
“Si provveda immediatamente alla correzione, qualunque legge con questi collegi è invotabile” attacca il senatore Remigio Ceroni, coordinatore delle Marche.
Ce l’ha con la distribuzione nella sua regione, ma dà voce anche ad altri malpancisti. “Se io sono morto, vuoi che non combatta prima dell’ultimo respiro?” chiedeva con tono di sfida a un collega demoralizzato Domenico De Siano, senatore anche lui e coordinatore campano.
L’ex grillina, convertita sulla via del berlusconismo, Serenella Fucksia, ha bussato alla porta di Arcore qualche giorno fa, pur di essere rassicurata (invano, sembra).
Qualcun altro, come il senatore Giovanni Bilardi, eletto in Fi, transitato in Ncd e ora rientrato a ceduto in “prestito” al nuovo gruppo di Quagliariello, ha preteso di poter sentire al telefono Berlusconi prima di dire sì al transito temporaneo.
Qualcuno vorrebbe lettere scritte del leader con impegno sulle future liste, accettando solo così di piegarsi al “tedesco”, ma hanno fatto notare loro che sarebbero prive di qualsiasi valore giuridico. I “dannati” non si rassegnano.
Alla Camera, dove la maggioranza sulla legge elettorale è più ampia, i 50 forzisti sono ininfluenti.
Ma sono ancor più preoccupati per l’operazione “restyling” minacciata dal capo. Perchè è proprio a Montecitorio che sarà paracadutata la folta squadra di under 40 di cui si parla.
Anche qui, salvo le 15-16 “deroghe” per gli uscenti. Brunetta e Brambilla, Gelmini e Carfagna, Giacomoni e Longo, Valentini e Crimi, De Girolamo e Calabria, Angelucci e Baldelli. Cesaro e Fontana, Occhiuto e Ravetto.
Altri se ne aggiungeranno, se è vero che alcuni minacciano di incatenarsi davanti Palazzo Grazioli piuttosto che mollare il seggio.
Ma per tanti della prima ora, da Antonio Martino a Elio Vito, il “Big Ben” ha detto stop.
(da “La Repubblica”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
“IL PD SI FERMI O NON SARA’ PIU’ IL MIO PARTITO”
“Tutto quello per cui noi democratici abbiamo combattuto sin dagli anni Novanta, viene smantellato:
questa legge elettorale proporzionale è solo un patto di convenienze. Ed è la fine del Pd”.
Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, dice in un’intervista a Repubblica che non le piace “che si torni al proporzionale con un Parlamento in gran parte di nominati”.
Sull’ipotesi di un patto Renzi-Berlusconi, Bindi osserva
“Mi pare sia l’unico scenario possibile. Sono convinta che i 5Stelle siano terrorizzati dall’idea di andare al governo e accettando l’accordo sul proporzionale lo dimostrano. Questa è la loro convenienza. La convenienza di Berlusconi è di sedersi di nuovo al tavolo e non rimanere schiacciato sotto la Lega. Incomprensibile è la scelta del Pd”.
Non condivide poi l’accelerazione verso il voto: “Questa mi pare la convenienza del leader del Pd, Renzi. Di certo non quella del partito nè del paese”.
“In questi sei mesi – rimarca – si devono ultimare alcune riforme: lo Ius soli, il testamento biologico, il processo penale”, e “la manovra deve farla questo governo”.
In merito alla sua posizione rispetto al partito, Bindi chiarisce:
“Io ho ancora la tessera. Ho votato Andrea Orlando al congresso. Ma se il Pd sarà quello che rischia di diventare sarà tutto più difficile”.
Non si sbilancia quindi sulla possibilità di lasciare per fondare il nuovo Ulivo con Bersani e Pisapia: “Nè lascio nè vado. La legge elettorale è lo spartiacque della mutazione del Pd”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 5th, 2017 Riccardo Fucile
CRITICHE ANCHE A BERSANI E A GRILLO: “VOTARE COSI’ PROVOCHERA’ INSTABILITA’ E DIFFIDENZA IN EUROPA”
Parole che trasmettono amarezza.
Romano Prodi rilascia un’intervista al Fatto Quotidiano e non nasconde la sua preoccupazione, ma anche la delusione per quanto avviene nel mondo politico italiano, a cominciare dal Pd.
Non cela neanche i timori per la piega che stanno prendendo gli eventi internazionali, a cominciare dai nuovi attacchi di Londra fino alla nuova strategia di Washington.
“Vediamo come vanno le cose, l’Italia corre molti rischi”.
Il proporzionale non piace al Professore. Non consente di sapere già la sera delle elezioni chi ha vinto, slogan spesso utilizzato da Matteo Renzi. Rende inoltre “impossibile un governo stabile”.
“Quello del segretario del Pd Matteo Renzi è un cambiamento di rotta. Con la legge in discussione ci si obbliga a cercare alleanze fra partiti con diversità inconciliabili. Vi è un’infima possibilità di un governo stabile: la conquista della maggioranza assoluta. Mi pare improbabile ma è pur vero che viviamo nel mondo dove Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti”.
O me o Silvio. Romano Prodi ha detto in una recente intervista al Corriere di collocarsi politicamente in una tenda accanto al Pd.
La metafora della tenda si chiarisce ulteriormente ora quando gli chiedono cosa farebbe in caso di alleanza post elettorale con Silvio Berlusconi.
“È una tenda canadese, pratica. Si può infilare nello zaino e rimettersi in cammino per spostarsi. Certo non ho dedicato la mia vita politica a costruire alleanze con obiettivi talmente disomogenei da diventare improduttivi”.
La campagna elettorale a Ferragosto sarebbe ridicola. E le elezioni in ottobre senza l’approvazione della legge di bilancio faranno aumentare la diffidenza nei nostri confronti e, tra l’altro, renderà molto più difficile esercitare un ruolo attivo nella strategia franco-tedesca.
Secondo Prodi le colpe non sono soltanto di Renzi. Definisce “un enorme errore” la scelta di Pier Luigi Bersani di lasciare il Pd, una decisione “che contribuisce a cambiarne la natura”. Vede come un “rischio” la possibile ascesa del Movimento 5 Stelle al Governo.
“Grillo? Una cosa è fare teatro, un’altra è governare”
“Gli spettacoli di Grillo mi piacevano molto. Mi sottopose un paio di volte i suoi testi teatrali, si documentava con rigore sull’esattezza delle battute di economia. Poi è andato per la sua strada fino alla politica. Una cosa è fare teatro, un’altra è governare. Il rischio è l’indefinitezza della proposta: come si fa a prendere decisioni se non si hanno principi che siano di destra o di sinistra? La forza di Grillo è non avere radici, ma questo produce il rischio di non avere linea di governo. Per i “nuovi movimenti” non avere radici produce voti: Le Pen padre legato al fascismo arrivava al 12%. La figlia Marine, slegata da quella storia, raddoppia i suoi voti. Salvini, mantenendo le sue radici, ha limiti elettorali. Grillo non ne vuole avere. Ma destra e sinistra esistono, almeno fino a che esistono modi diversi di intendere la vita e obiettivi diversi di governo. Tra l’avere e non avere la sanità per tutti c’è una bella differenza”.
“Trump aumenta livello di tensione, Europa assediata”. Romano Prodi vede un possibile risveglio europeista nelle parole di Angela Merkel, diffidente nei confronti della nuova amministrazione di Washington. Definisce l’Europa “assediata da Ovest come da Est”.
“Da un lato è necessario difenderci con tutti gli strumenti possibili, dall’altro la vendita di armi in Arabia Saudita da parte di Trump è l’ultimo episodio che spinge ad aumentare il livello di tensione in Medio Oriente e rende più complicato il contrasto al terrorismo”
“Fa un certo effetto pensare che sia Trump a risvegliare il patriottismo europeo ma è così. La Merkel ha ragione, non c’è più l’America che ha come priorità il legame con l’Europa. In Trump gli aspetti di tensione con noi finora prevalgono sulla distensione. Siamo assediati da Ovest come da Est. Per fortuna qualche reazione sembra esserci. Adesso, però, deve trasformarsi in un cambiamento di strategia. Macron ha fatto la campagna su questa linea e deve andare avanti. Certo non mi sembra essere coerente con il suo europeismo l’ostilità all’acquisto della Stx France da parte di Fincantieri dopo che Parigi ha fatto shopping in tutti i settori dell’economia italiana”.
(da”Huffingtonpost”)
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