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ZECCHE ISTERICHE: SULLE FAMIGLIE GAY GIA’ LITIGANO IL MINISTRO LEGHISTA ALLA FAMIGLIA E SALVINI

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

FONTANA: “NON ESISTONO”… QUELLO CHE HA DUE MOGLI E STA CON UN’ALTRA: “LE SUE IDEE NON SONO NEL CONTRATTO”

A un giorno dal giuramento al Quirinale scoppia già  la prima polemica nel nuovo governo ed è una querelle tutta interna alla Lega.
Il neoministro della Famiglia, Lorenzo Fontana, afferma in diverse interviste che le famiglie arcobaleno “non esistono”, spingendo per incentivare le nascite e disincentivare gli aborti.
Matteo Salvini, però, lo smentisce: “Fontana – dice in un’intervista a Fanpage – è libero di avere le sue idee” ma “non sono priorità  e non sono nel contratto di governo”.
Insorge la comunità  Lgbt: “Parole omofobe, razziste e imbarazzanti”, afferma il segretario nazionale di Arcigay, Gabriele Piazzoni, che chiede al premier Conte di assegnare la delega alle Pari opportunità .
Monica Cirinnà , la senatrice che ha dato il nome alla legge sulle unioni civili, afferma al Corriere della Sera: “Le famiglie arcobaleno esistono per legge, il ministro Fontana si informi”.
Il primo punto all’ordine del giorno, sottolinea Fontana, è “la natalità . Voglio lavorare per invertire la curva della crescita che nel nostro Paese sta diventando davvero un problema. Lo ha detto anche Cottarelli. È a rischio la tenuta sociale, perchè si sta invertendo la piramide fra anziani e giovani”.
“Anche economicamente – aggiunge – la situazione è insostenibile. Si dice che l’Europa che invecchia abbia bisogno di immigrati. Io credo invece che abbia bisogno di rimettersi a fare figli”.
Come se per fare figli bastasse un decreto legge.
Sugli incentivi, “in Europa sono molti gli esempi di politiche demografiche. In Francia c’è una detrazione fiscale proporzionale al numero dei figli; in Finlandia ogni bebè riceve alla nascita un box-culla pieno di prodotti per l’infanzia, e così via”, dice il ministro
Sulle interruzioni di gravidanza, “restringere il diritto all’aborto è un tema che nel Contratto non c’è, credo anche che nella maggioranza non esista una sensibilità  di questo tipo. Purtroppo, a mio modo di vedere”, dichiara Fontana.
“Voglio intervenire per potenziare i consultori così di cercare di dissuadere le donne ad abortire. Sono cattolico, non lo nascondo. Ed è per questo che credo e dico anche che la famiglia sia quella naturale, dove un bambino deve avere una mamma e un papà “.
Le famiglie arcobaleno “per la legge non esistono in questo momento”, afferma.

(da “Huffingtonpost”)

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IL PRIMO DIRETTORE LICENZIATO PERCHE’ “TROPPO DURO” CON LEGA E M5S

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

ALESSANDRO BARBANO DEL “MATTINO” DI NAPOLI LICENZIATO IN TRONCO DA CALTAGIRONE… DA QUANDO LA RAGGI HA DATO L’OK AI COSTRUTTORI ROMANI PER LA METRO, I POTERI FORTI SI SENTONO RAPPRESENTATI DAI GRILLINI

Ieri Repubblica Napoli ha raccontato una storia davvero curiosa che riguarda l’ormai ex direttore del Mattino Alessandro Barbano, licenziato in tronco e sostituito con il vicedirettore Federico Monga, che viene dalla Stampa dove si è occupato di economia.
Il licenziamento è dovuto infatti a divergenze sul personale e sulla linea editoriale:
Quali le ragioni del cambio al vertice del quotidiano? Secondo indiscrezioni Barbano si è opposto a un ulteriore ridimensionamento del personale e a tagli nel giornale, che entro l’anno si trasferirà  dall’attuale sede di via Chiatamone al Centro direzionale. La nuova veste grafica del Mattino è uguale inoltre a quella del “Messaggero” e il quotidiano romano ingloba così di fatto quello napoletano.
Ma soprattutto — ed è il motivo vero — è stata respinta da Barbano la richiesta dell’editore di un atteggiamento politicamente più “morbido” nei confronti di Lega e Movimento 5 Stelle. Una posizione chiara e ferma. E Caltagirone lo ha licenziato.
Il racconto della vicenda è piuttosto spiazzante perchè l’editore Caltagirone, che pubblica anche il Messaggero, non è persona che cambia idea facilmente e ad esempio all’epoca dell’arrivo di Virginia Raggi al governo della città  di Roma vendette molte delle azioni di ACEA in possesso del gruppo retrocedendo a terzo azionista in favore di Suez.
A questo proposito però una lettera di Virginia Raggi al Messaggero all’inizio di maggio fece malignare qualcuno sul disgelo in atto tra il “Potere Forte” tra i costruttori della metro a Roma e l’inquilina del Campidoglio in occasione dell’annuncio da parte dell’amministrazione grillina di voler proseguire nella realizzazione dell’infrastruttura, cambiando clamorosamente verso rispetto a quanto sostenuto fino al giorno prima.
«Una missiva in cui la prima cittadina, rivolgendosi formalmente al direttore del giornale romano, sottolinea come, grazie a “quella collaborazione tra Istituzioni che i cittadini chiedono” e “grazie all’impegno di tutti”, “non c’e’ bisogno di andare in nord Europa, a Shanghai o a Dubai per vedere opere di alta ingegneria”.
Passaggio fondamentale quest’ultimo, considerato che lo stesso gruppo — dopo aver dato vita durante gli anni 2000 a molti dei nuovi quartieri periferici a cavallo del Grande Raccordo Anulare — negli ultimi tempi ha spesso lasciato intendere di preferire i mercati stranieri», commentava all’epoca il Fatto Quotidiano.

(da “NextQuotidiano”)

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LA TELEFONATA DI DRAGHI A GIORGETTI E IL CAMBIO DI LINEA: “IL GOVERNO VA FATTO, TROVIAMO UNA SOLUZIONE SU SAVONA E CHIUDIAMO”

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

ALTRO CHE GOVERNO DEL POPOLO, HA DECISO L’AMICO DEI BANCHIERI E DEI POTERI FORTI E SALVINI E’ SCATTATO SUGLI ATTENTI

Nei giorni scorsi una serie di voci si erano addensate sulla formazione del governo Lega-M5S e su cosa avesse fatto cambiare idea a Matteo Salvini nei giorni tra martedì e giovedì, subito dopo la giravolta di Luigi Di Maio sulla messa in stato d’accusa del presidente della Repubblica prima annunciata e poi precipitosamente ritirata dal MoVimento 5 Stelle.
In un’intervista rilasciata a DiMartedì Salvini aveva continuato a professare fede nel nome di Paolo Savona al ministero dell’Economia, giurando e spergiurando che il professore era indispensabile al progetto di governo Conte su cui lui e Di Maio avevano trovato l’accordo e annunciava anche, a prescindere da come fossero andate a finire le cose, la possibilità  di una candidatura dello stesso Savona (alle elezioni europee?).
Eppure le voci di Roma parlavano di un cambio di prospettiva da parte della Lega e puntavano il dito su Giancarlo Giorgetti come l’uomo della mediazione in un ruolo che nel frattempo veniva furiosamente smentito dalla Lega.
Ma cosa ha smosso le acque mentre si andava verso la deriva delle elezioni anticipate?
Oggi un articolo di Francesco Verderami sul Corriere della Sera dà  sostanza a quelle voci e con la dovuta cautela sostanzia il nome pensato da tutti e pronunciato da nessuno all’interno del gossip romano: Mario Draghi.
Mercoledì sera, per esempio, la sera che ha cambiato il corso della legislatura, è entrato nella stanza dove c’era lo stato maggiore leghista ed è stato netto. «Ho parlato con il demonio», ha esordito sorridendo.
Poi si è fatto serio: «Il governo va fatto, troviamo una soluzione su Savona e chiudiamo». «Chi è il demonio?», gli è stato chiesto. «È un italiano che non sta in Italia. È un mio amico».
Di amici Giorgetti ne ha tantissimi, una rete di relazioni che coltiva con riservatezza. Maroni, negli anni in cui era al Viminale, si rivolse a lui per conoscere Draghi, che all’epoca stava a Bankitalia.
Alla fine del colloquio il titolare dell’Interno volle capire: «Ma gli dai del tu?». E l’altro: «Certo, è un mio amico».
Insieme ad altre centinaia di amici, che stanno ai vertici dei maggiori istituti di credito, delle potenti fondazioni bancarie, delle maggiori aziende pubbliche e private.
Nei giorni scorsi Augusto Minzolini sul Giornale aveva raccontato che Berlusconi nei giorni caldi ha telefonato a Draghi che gli ha prospettato un quadro drammatico per i titoli a breve. Se lo spread va su — gli ha spiegato — e le agenzie abbassano il rating dell’ Italia, la BCE non può comprare i titoli italiani.
Che Draghi conosca Giorgetti è fuori di dubbio, anche se il governatore è uomo di scarse relazioni politiche (e soprattutto: che fa scarso affidamento nella politica — o meglio: nei politici): pare quindi curioso che si sia infilato in un ginepraio come la politica italiana, soprattutto con un suggerimento così “hard” e non su temi che astrattamente non gli competono.
Di certo, essendo Draghi nella vulgata pubblicistica un Potere Forte, la circostanza di aver in qualche modo avallato o suggerito o spinto per la nascita del governo Lega-M5S sarebbe presa con la giusta dose (una tonnellata circa, e ancora ne avanza) di sarcasmo nei confronti dei protagonisti di un esecutivo così tanto “del popolo” da aver rimediato anche l’avvocato d’ufficio.
E soprattutto, questo rappresenterebbe una nemesi epocale nei confronti di chi nei giorni scorsi aveva adombrato il sospetto della BCE dietro il complotto dello spread BTP-Bund in salita (e parliamo di autorevoli rappresentanti della maggioranza di governo).
Di certo nessuno mai confermerà  una vicenda come questa. Ne va della narrazione dell’intero governo.

(da “NextQuotidiano”)

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IL GIURAMENTO DEI SPERGIURI CHE HANNO RINNEGATO GLI IMPEGNI CON GLI ELETTORI

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

HANNO GIURATO PER RAPPRESENTARE IL BRONTOLIO RAZZISTA, L’ISTERIA DELL’ORDINE, LA LOTTA CONTRO I POVERI E I DISGRAZIATI

Francesco Merlo su Repubblica oggi racconta il giorno del giuramento del nuovo governo nato sulle macerie della messa in stato d’accusa del presidente e delle promesse di nessun compromesso per salvaguardare la purezza del grillismo e l’unità  del centrodestra:
Ma quando poi arriva il momento della foto di gruppo, che è la memoria di ogni festa, torna in primo piano il volto paffutello e gli occhiali appesi al collo di quel professore. Nella foto Savona occupa il posto dell’Homo Sapiens (o Sacer), che pensa di saperla più lunga di Mattarella che ha la mite intransigenza dell’Homo Erectus.
Salvini è invece l’Homo Habilis, il terrone padano che ha intortato il terrone napoletano. Savona è per Salvini quel che Miglio fu per Bossi, la corda pazza dell’ Accademia, dei libri e della scienza.
Gli hanno dato le Politiche comunitarie ma Salvini gli ripete che sarà  lui il vero ministro dell’economia: ha l’autorità  che non ha nessuno, certamente non il presidente del Consiglio che, disseppellito e risorto, rimane una figura drammatica perchè presto sarà  costretto a scegliere tra i troppi duellanti: i suoi duce vice innanzitutto, di cui non potrà  per sempre fare il vice.
Come sempre, la foto di gruppo ci dà  il senso di tutto in un istante: è l’ interminabile brontolio razzista, l’isteria dell’ordine e della spazzatura umana che ingombra le strade, la lotta contro i poveri, i disgraziati, i vagabondi, l’Islam, i gay, i miserabili, i clochard, i Rom.
È per questo che hanno giurato, gli spergiuri.
Curiosamente anche un giornale dall’orientamento completamente diverso, ovvero il Giornale di Sallusti, ha lo stesso taglio in apertura
Non ci mettiamo la mano sul fuoco non per sfiducia pregiudiziale ma perchè è innegabile che si è arrivati a ieri attraverso una serie di spergiuri nei confronti degli elettori ai quali — scommettiamo — si aggiungeranno quelli sugli impegni presi e sottoscritti solennemente nel contratto di governo tra Cinquestelle e Lega.
Qui non c’entra la Costituzione ma l’affidabilità , la serietà  e la lealtà  dei personaggi in campo. Sarebbe banale ricordare che Di Maio e Salvini avevano giurato «mai insieme»; che Di Maio aveva ridicolizzato la flat tax e viceversa Salvini aveva giurato sul «mai reddito di cittadinanza» spreco di Stato.
Sarebbe facile ripescare le battute ferocemente antieuropeiste dei due leader ora rassicuranti sulla tenuta dei patti monetari e politici; o ricordare a Salvini che prima del voto voleva portare Berlusconi dal notaio per certificare e blindare a futura memoria l’indissolubilità  dell’unità  del centrodestra. Sarebbe un gioco da ragazzi far notare che i membri del governo hanno giurato nelle mani di un presidente al quale fino a poche ore fa davano dello spergiuro, con tanto di richiesta di messa sotto accusa.

(da “NextQuotidiano”)

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BERLUSCONI DICHIARA GUERRA AL GOVERNO CONTE

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

IN UN VIDEO L’EX CAVALIERE ATTACCA LA “MAGGIORANZA CONTRADDITTORIA” E ANNUNCIA IL NO ALLA FIDUCIA

Con un video pubblicato sulla sua pagina Facebook Silvio Berlusconi dichiara guerra al governo Conte   annunciando il no alla fiducia all’esecutivo che si regge su una maggioranza “contraddittoria” e “all’insegna del populismo”.
“In questo momento l’alternativa è o noi o loro”, ha affermato Berlusconi in un videomessaggio in occasione della Festa del 2 giugno, “per questo gli italiani di buona volontà  devono scendere in campo, venite con noi per aiutarci a costruire il nostro comune futuro”.
“Siamo in un momento particolarmente difficile c’è una formula di governo inedita e contraddittoria, non scelta dagli italiani con il voto, che deve condividere valori e programmi opposti all’insegna del populismo”, ha osservato l’ex premier.
“Oggi l’Italia ha bisogno di ben altro”, ha aggiunto il leader di FI, “come nel 1994 quando facemmo nascere il centrodestra. Ancora oggi ci dobbiamo mobilitare per dare voce a un’Italia che non puo’ identificarsi ne’ nel governo giallo-verde ne’ nella sinistra.
“Noi”, ha sottolineato il leader di Forza Italia, “siamo per l’Europa, garante di pace negli ultimi 70 anni dopo due Guerre mondiali”, ma “siamo anche consapevoli che l’Europa deve cambiare, rifondarsi dal basso”.
“Nel corso di questi 25 anni abbiamo rappresentato la parte migliore dell’Italia, che oggi chiede il cambiamento, ma nella responsabilita’ e nella concretezza”, ha sottolineato Berlusconi, “e’ l’Italia delle persone serie e di buonsenso, e’ l’Italia che lavora e che ha competenza, che sente il dovere di aiutare chi e’ rimasto indietro. Noi di Forza Italia siamo ancora qui oggi a rappresentare questa parte del Paese. Siamo con gli italiani che vogliono eliminare l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica e giudiziaria. E’ lo Stato che deve essere al servizio dei cittadini”.

(da agenzie)

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“NON SIAMO A DISNEYLAND”: NUOVO BLITZ CONTRO I TORNELLI A VENEZIA

Giugno 2nd, 2018 Riccardo Fucile

LA PROTESTA DEI CENTRI SOCIALI USANDO PETTORINE DA FALSI STEWARD

A Venezia sono tornati, dopo l’inaugurazione in occasione del ponte del primo maggio, i tornelli predisposti per regolare il flusso degli ingressi nelle giornate definite da ‘bollino nero’.
Un mese fa non furono mai chiusi, gli arrivi non raggiunsero il limite, e Venezia quindi non alzò il ponte levatoio.
Ma come un mese fa non è mancato invece il blitz dei centri sociali: mentre il primo maggio i giovani dei centri sociali avevano rimosso un varco poi riposizionato dalla polizia locale, oggi si sono limitati, sul varco in Lista di Spagna, a vestirsi da falsi steward con delle pettorine colorate, facendo passare i turisti là  dove non sarebbe stato previsto mostrando falsi documenti che indicavano la loro residenza in città .
La protesta è durata meno di un’ora. Non ci sono stati problemi o incidenti.
Per attirare l’attenzione i manifestanti, una trentina, hanno lanciato slogan contro i limiti che sarebbero imposti dall’ordinanza del sindaco Luigi Brugnaro e mostrato cartelli con scritto “Venezia non è Disneyland”.
Al termine della performance, il gruppo si è allontanato e tutto è tornato alla normalità .

(da agenzie)

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