Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
“NON PARLI DI CLANDESTINI SENZA CONOSCERE LE TRAGEDIE DA CUI PROVENGONO”… “AGLI ITALIANI DICA LA VERITA’: I FONDI UMANITARI PROVENGONO DALLA UE, NON MENTA AGLI ITALIANI DICENDO CHE SONO SOTTRATTI ALLE POLITICHE SOCIALE DEL NOSTRO PAESE”
Le prime esternazioni del leader della Lega Matteo Salvini in veste di ministro dell’Interno non hanno solo rischiato di aprire un caso diplomatico con la Tunisia, ma stanno provocando anche le reazioni del mondo cattolico: “Signor Matteo Salvini, le storie delle giovani africane vittime della tratta sessuale non possono certo essere descritte con il termine ‘pacchia’ da lui utilizzato’”, scrivono in una lettera inviata al neo ministro le suore Eugenia Bonetti, presidente dell’associazione “Slaves no more“, e Oria Gargano, presidente della cooperativa “BeFree“, due realtà che aiutano le giovani immigrate africane vittime di sfruttamento sessuale.
E nel giorno del voto di fiducia alla Camera per il governo Conte, le missionarie della Casa Rut di Caserta, punto di accoglienza per le vittime di tratta, mandano al governo tre grembiuli in tessuti africani: “Siamo molto preoccupati per il clima di odio generato da certe affermazioni. Non vogliamo che sia la paura a dominare la nostra società ”.
Per le suore Bonetti e Gargano, quella di Salvini è una “sommaria descrizione della qualità di vita di migliaia di uomini, donne e bambini costretti a lasciare il proprio Paese” a causa di “ingiustizie, povertà , corruzione e conflitti armati. Non si può tuonare contro i ‘clandestini’ senza conoscere le situazioni da cui provengono e chi sono coloro che hanno organizzato il viaggio”, scrivono le suore, che poi ricordano al ministro che “i fondi stanziati per gli interventi umanitari provengono dalla Commissione europea, a riconoscimento del ruolo centrale dell’Italia”.
Quindi, gli chiedono “perchè raccontare agli italiani che quei fondi sono sottratti alle politiche sociali destinate ai nativi? Signor ministro, cosa può portare di buono aizzare una guerra tra poveri?”.
Un messaggio molto simile a quello che ha voluto mandare suor Rita Giaretta, da 22 anni alla guida di Casa Rut: “È nostra consuetudine inviare questo omaggio al nuovo governo”, scrive la suora piegando il motivo dei tre grembiuli in tessuti africani mandati al presidente del Consiglio Conte e ai ministri Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
“Quest’anno abbiamo sentito l’urgenza di farlo per richiamare quello che si presenta come il ‘governo del cambiamento’ alle sue responsabilità . È un gesto altamente significativo. Il cambiamento avviene quando chi assume ruoli di potere si mette a servire, non dimostra l’arroganza del potere ma ascolta i bisogni dei più deboli”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
L’AUTORITA’ ANTICORRUZIONE SOTTO ATTACCO DA CHI CRITICA I CORRUTTORI
“Cercheremo di valutare bene il ruolo dell’Anac che evidentemente non va depotenziato. In
questo momento non abbiamo dall’Anac quei risultati che ci attendevamo, forse abbiamo investito troppo”: il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ieri durante le repliche sulla fiducia alla Camera ieri ha lanciato il sasso, al quale si sono accodati velocemente Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede, neoministro della Giustizia. E così Raffaele Cantone ha scoperto con stupore che la sua Autorità Anticorruzione è sotto attacco.
Un attacco che, come da tradizione nel MoVimento 5 Stelle, prescinde dalla logica vera e propria delle affermazioni, visto che non si capisce il senso della frase “abbiamo investito troppo”: semmai, si può dire, si è investito male (ovvero si sono allocate scorrettamente le risorse a disposizione) ma dire che si è investito troppo equivale a segnalare sprechi e inefficienze o “lussi” nella gestione dell’ANAC.
Non è in realtà quello l’obiettivo del M5S, come spiega il resto della dichiarazione di Conte: “Possiamo valorizzarla in una prospettiva diversa, di prevenzione, possiamo cioè rafforzare la fase del pre-contenzioso che giace davanti all’ANAC in modo da avere una certificazione anticipata per i funzionari pubblici che possono procedere più rapidamente”.
Qual è allora la critica che il MoVimento 5 Stelle fa a Cantone e perchè si scaglia contro uno dei simboli della legalità di un paese che non brilla di esempi in tal senso? Per avere un’idea delle intenzioni del M5S bisogna tornare a martedì, quando al Senato Conte ha parlato di ANAC anche se la frase, immersa nel lungo speech del nuovo premier, è passata inosservata: «Stiamo studiando un’iniziativa che riguarda il ruolo dell’ANAC Se riusciremo a potenziare la sua fase di precontenzioso avremo una sorta di certificazione autorevole per gli amministratori». E ancora: «Se non riusciamo a superare la stasi generata dall’approvazione del codice degli appalti pubblici non andiamo da nessuna parte».
L’accusa quindi riguarda il famoso Codice degli appalti, “creatura” di Cantone — il cui mandato all’ANAC scade nel 2020 — criticata però ferocemente da molti tra cui anche Piercamillo Davigo, l’ex pm di Mani pulite, la cui visione della giustizia — racconta oggi Liana Milella su Repubblica — è condivisa dal neo Guardasigilli Alfonso Bonafede.
Per Davigo quel codice «è solo un ostacolo per le persone per bene, mentre chi vuole delinquere continua a farlo». Critiche già fatte in pubblico dal magistrato, che ovviamente non sono state gradite dallo stesso Cantone.
Proprio stamattina Di Maio ha detto che il codice degli appalti è troppo lento e farraginoso, mentre il neo-ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano ha detto che servono norme più chiare per facilitare il lavoro di ANAC, del quale si è detto comunque soddisfatto.
Anche il responsabile delle infrastrutture Danilo Toninelli ha puntato il dito in un’intervista alla Stampa: «Il Codice degli appalti ha bisogno di correzioni per contemperare l’esigenza di snellimento con quella di difesa della legalità
Gli appalti, i bandi, le “lentezze”
Ora, attenzione: chi si è andato a scontrare in molte occasioni con le procedure pubbliche per gli appalti e per le gare tra i grillini? Di certo la Giunta Raggi a Roma, in perenne litigio con i tecnici comunali, con i tribunali amministrativi e con dipendenti illusi e fregati (come quelli di Roma Multiservizi) dalla politica del “prometti, prometti, per mantenere c’è sempre tempo” che ha portato Virginia in Campidoglio in un tripudio di lavoratori del Comune, di AMA, di ATAC che lentamente hanno poi cominciato a ripensarci.
Di certo le amministrazioni — tutte, non solo M5S — gioverebbero da una maggiore velocità . Tutto sta a capire cosa sarà necessario sacrificare in cambio.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
LE CONVERSAZIONI TRA LEI E IL SUO ASSESSORE AL BILANCIO: “BISOGNA LIBERARSI DEI REVISORI”
La Stampa oggi pubblica un articolo sul caso REAM in cui riporta alcune intercettazioni di Chiara Appendino e di Sergio Rolando, suo assessore al bilancio:
Sono giorni di tensione estrema, quelli che emergono dalle carte sull’inchiesta Ream che la procura ha messo a disposizione delle parti.
Giorni in cui nelle telefonate tra gli indagati si alternano rabbia e sospetti nei confronti dei revisori dei conti: «È chiaro che se ci fanno mettere a bilancio adesso i 5 milioni vuol dire farci male», dice ancora Appendino a Rolando. «Guardate che noi moriremo eh, qui… Moriremo coi revisori», replica l’assessore.
«Eh», risponde Appendino, «il loro obiettivo è quello, secondo me».
La sindaca è preoccupatissima, teme di non riuscire a chiudere il bilancio: «Bisogna capire come fare perchè noi comunque dobbiamo approvare». Farlo contro il parere dei revisori è però rischioso. «Dobbiamo pararci», dice ancora Appendino. «Dobbiamo uscirne in qualche modo».
Gli investigatori coordinati dai procuratori aggiunti Marco Gianoglio ed Enrica Gabetta, si soffermano a lungo sulle tensioni e tra la giunta Appendino e il collegio dei revisori dei conti, e sulle «pressioni» (così scrivono i finanzieri), sfociate prima in un esposto da parte dei tre professionisti e infine nelle loro dimissioni.
nche perchè le note dell’organismo — i cui componenti vengono sorteggiati dalla Prefettura — scatenano la furia degli indagati:
Sempre il 25 luglio Rolando parla con il direttore finanziario Paolo Lubbia a proposito del parere negativo del collegio. «Gli rispondi in delibera: in che senso scusa?». E Lubbia: «Che dicono delle fregnacce». «E argomentando perchè dicono delle fregnacce?». «Certo». Al piano nobile di Palazzo Civico si fa strada l’idea di provare a liberarsi dei tre revisori, deferendoli o addirittura denunciandoli.
Rolando ne parla con la sindaca Appendino. «Va bene», risponde lei. E poi con il presidente del Consiglio comunale Fabio Versaci: «Se vogliamo fare belligeranza chiediamo a un avvocato di fare un parere». «La mia paura — gli replica Versaci, figura di punta del Movimento a Torino — è che poi ce li abbiamo ancora il prossimo anno questi qua, hai capito?». E l’assessore: «Terribile! Ma purtroppo ce li avremo tutti i giorni della nostra vita a meno che…».
A meno che non si trovi un sistema per allontanarli
(da agenzie)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
CONCLUSIONI DI RIS: “UCCISA DOPO AVER ASSUNTO EROINA ED ESSERSI SENTITA MALE”… UNICO ACCUSATO RESTA OSEGHALE, UN OMICIDIO INDIVIDUALE E SENZA COMPLICI
Il giudice delle indagini preliminari di Macerata ha revocato la custodia in carcere, per le accuse
di omicidio, vilipendio, distruzione e occultamento di cadavere, a carico di Lucky Awelima e Desmond Lucky, arrestati inizialmente per concorso con Innocent Oseghale nell’omicidio di Pamela Mastropietro.
A spingere la procura a chiedere la scarcerazione per le accuse più gravi sono stati i risultati delle perizie eseguite dal Ris, che hanno anche escluso che vi sia stata violenza sessuale ma che la ragazza fu probabilmente uccisa dopo avere assunto eroina ed essersi sentita male.
I due uomini, di origini nigeriane, restano in carcere per spaccio di eroina. Il Procuratore ha poi precisato che al momento, comunque, «non c’è l’archiviazione delle accuse» nei confronti di Awelima e Lucky.
Per l’uccisione e lo smembramento della 18enne romana resta in carcere ad Ascoli Piceno solo Oseghale per il quale, dopo il gip di Macerata, anche il Tribunale del Riesame di Ancona, ha ieri escluso l’ulteriore accusa di violenza sessuale nei confronti della ragazza, rigettando la richiesta della Procura di applicare la custodia cautelare anche per quel reato.
(da “La Stampa”)
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Giugno 7th, 2018 Riccardo Fucile
SI E’ ROTTO UN MURO DI OMERTA’, MA NON C’E’ NESSUNA RIVOLTA DEI CONDUTTORI TV
A rompere per prima il muro di omertà dietro il Metodo Casalino è stata ieri Gaia Tortora: la conduttrice di Omnibus nei giorni scorsi era stata raggiunta da una rabbiosa scarica di insulti “social” per aver annunciato la sua decisione di ospitare in studio Alessandro Barbano, l’ex direttore del Mattino rimosso dal suo incarico perchè la sua linea editoriale non era abbastanza morbida nei confronti dei nuovi poteri forti: Lega e MoVimento 5 Stelle.
Ieri la Tortora si è presa la responsabilità di gridare che il re è nudo e ha spiegato le ragioni per cui gli esponenti (ad eccezione dei leader) del M5S durante questi mesi non si sono fatti quasi mai vedere in televisione.
E se lo hanno fatto hanno deciso di adottare il cosiddetto “codice Rocco” (Casalino) che impone ad autori e conduttori la presenza dei parlamentari solo a certe condizioni. La principale è che a parlare ci sia solo il politico del M5S. Per evitare l’effetto “pollaio”, spiegano, e il fastidioso sovrapporsi di voci. Ma in realtà si tratta semplicemente di interviste apparecchiate, monologhi dell’ospite di turno su domande concordate senza un contraddittorio.
Oggi a parlare con la Stampa sono i suoi colleghi, confermando le pretese dei grillini come fa con candore Vespa e difendendo invece l’intervista “senza contraddittorio politico” come fa Enrico Mentana:
Bruno Vespa dall’alto del suo «Porta a Porta», commenta, dopo aver citato l’incontro Molteni-Marcucci: «Tutto è cominciato dopo le elezioni e per due mesi è andata avanti così. E io sono quello che ha ceduto per ultimo, ma sono stato anche il primo a ripristinare il confronto, dalla scorsa settimana. Prima o poi gli M5S capiranno che conviene anche a loro il contraddittorio. Soprattutto quando si governa è salutare, è il sale della democrazia».
Convinto che non si debba concedere il diritto di esclusiva, Enrico Mentana però dice che è invalso da tempo. «Il talk ha più generi, uno di quelli è il faccia a faccia. Ma l’imposizione non esiste e chi l’accetta ha già piegato il capo. Non più di dieci giorni fa, ho avuto Giorgetti contro Calenda senza problemi. Ma non consideriamo l’intervista singola come un monologo. Sarebbe un’offesa per noi».
Nessuna rivolta tra i conduttori tv
Insomma, visto che la questione è ormai arrivata allo scoperto ci si aspetterebbe solidarietà a Gaia Tortora e appoggio alla sua linea. Invece no.
Nessuno dice che la linea di Omnibus è quella giusta da seguire e quindi della decisione della conduttrice si avvantaggerà la concorrenza, che potrà così, continuando a seguire il Metodo Casalino, continuare a ospitare i grillini senza contraddittorio.
C’è chi, come Corrado Formigli, spiega che le richieste del M5S sono le stesse di altri partiti:
Corrado Formigli alla guida di «Piazzapulita» dice: «Le richieste dei pentastellati sono le stesse dei big degli altri partiti. E quando non ci sono altre voci io faccio il contraddittorio, duro, pagandone lo scotto. Noi mettiamo una pezza con filmati e inchieste che creano il cortocircuito di cui si giova il telespettatore. Renzi, Boschi, Berlusconi volevano il confronto? No. Martina non è venuto perchè non voleva altri».
Sarà sicuramente così, ma a proposito di Formigli viene in mente un vecchio episodio assai significativo: siamo all’inizio di dicembre 2017, ospite di Piazza Pulita è Virginia Raggi e si parla del macchinista della donna trascinata nella metro reintegrato. Formigli comincia dicendo che “il giudice lo reintegra”.
La Raggi risponde che “se il giudice lo ha reintegrato non è che io possa disattendere l’ordine del giudice”, aggiungendo poi che “c’è un’indagine interna, ma nel frattempo c’è l’obbligo di reintegro e io non posso disattenderlo”; Formigli ribatte: “Lo dica, è scandalosa questa sentenza” e Raggi chiosa: “Io non posso dire che questa sentenza è scandalosa”. Insomma, il Conduttore Indignato (TM) e la sindaca dellaggente discutono della sentenza di un giudice — quei cattivoni dei giudici… — che ha ingiustamente reintegrato il macchinista che ha trascinato la donna in metro. Una vergogna, pensa la gente a casa.
Piccolo dettaglio che è sfuggito a Formigli durante la discussione: nessun giudice ha emesso una sentenza di reintegro del macchinista ATAC. La vicenda non ha ancora trovato la sua conclusione in tribunale, ma è stata l’ATAC che ha deciso, alla fine dell’indagine interna, di reintegrare il macchinista in servizio (ma senza la possibilità di tornare a guidare la metropolitana): «La decisione del reintegro è stata adottata da Atac a valle degli esiti dell’indagine interna — ha fatto sapere l’azienda in una nota due giorni prima della trasmissione — Gli accertamenti hanno evidenziato alcune responsabilità a carico del dipendente, senza però far emergere elementi soggettivi di responsabilità tali da prefigurare l’interruzione del rapporto di lavoro. Atac valuterà eventuali ulteriori provvedimenti in funzione delle conclusioni dell’inchiesta aperta dalla magistratura».
Raggi e Formigli hanno discusso per cinque minuti di una falsa notizia, che però oggettivamente avvantaggiava la sindaca di Roma, che ha potuto sostenere di essersi dovuta adeguare a una decisione della magistratura mentre in realtà la decisione è stata presa dall’azienda i cui manager sono stati scelti dalla Raggi.
Nessuno rettificò mai quell’informazione nelle puntate a venire.
(da “NextQuotidiano“)
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