Destra di Popolo.net

IL SINDACO LEGHISTA DI POTENZA CHE DISPREZZAVA SALVINI E DIFENDEVA I MIGRANTI

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

IL VOLTAGABBANA MARIO GUARENTE, ECCO COSA SCRIVEVA SUL RADUNO DELLA LEGA: “MAI VISTO TANTI COGLIONI TUTTI INSIEME”… “SALVINI HA UN VISO DA PSICOPATICO”…E SE LA PRENDEVA “CON LE MERETRICI DELLA POLITICA CHE CAMBIANO IDEA PER INTERESSE”

Mario Guarente è il nuovo sindaco di Potenza. Eletto con la Lega è stato in passato candidato con l’UDC.
Oggi a Circo Massimo su Radio Capital Jean Paul Bellotto ha ricordato l’esistenza di alcuni post pubblicati dal neo-sindaco qualche anno fa, quando evidentemente ancora non pensava di essere candidato con Salvini e con la Lega.
Quei due post ora sono stati cancellati ma una traccia è rimasta su Twitter dove vengono condivisi per ricordare la coerenza del nuovo sindaco di Potenza.
Si tratta di post non troppo lusinghieri nei confronti del partito con cui Guarente è stato eletto. In uno, datato 2012, il sindaco commenta un raduno della Lega Nord (all’epoca si chiamava ancora così) scrivendo “non ho mai visto tanti coglioni tutti insieme“.
In un altro, datato dicembre 2013, scriveva “ma è una mia impressione o Salvini ha una faccia da psicopatico? Ho quasi la sensazione che questo soggetto ci farà  rimpiangere Bossi“. Giudizi un po’ tranchant, peccato che siano scomparsi.
Ma volendo anche con una rapida ricerca sul profilo di Guarente si trovano altre piccole perle. Come quella dedicata al sindaco di Vigevano “oggettivamente un imbecille” e alla maggioranza che lo sosteneva.
Nel 2013 il sindaco di Vigevano era il leghista Andrea Sala che si era distinto per aver escluso dalla mensa scolastica i bambini i cui genitori risultavano essere “morosi”. Il comune aveva deciso di eliminare la fascia di gratuità  per le famiglie con Isee molto basso (e così è ancora oggi).
A ben guardare il 2013 deve essere stato un anno magico per Guarente, l’8 luglio di quell’anno Papa Francesco andò a celebrare una messa a Lampedusa   e nell’omelia parlò di migranti e del «coraggio di accogliere quelli che cercano una vita migliore».
Qualche giorno dopo Guarente commentò su Facebook: “più lo guardo e più mi piace: grande Papa Francesco! Se anche la politica desse lo stesso esempio”. In quel periodo Salvini invece se ne andava in giro con le magliette con scritto il mio papa è Benedetto.
Ma non finisce qui perchè nel 2014 il sindaco leghista di Potenza postava un filmato di un concerto in piazza con immigrati danzanti prendeva le difese dei ragazzi del Mali, del Senegal, del Ghana e della Costa d’Avorio che circolano per Potenza. «Sinceramente mi fa più paura l’ignoranza di qualcuno che il loro colore!!» scriveva Guarente. Un chiaro riferimento a tutti coloro che erano preoccupati dall’invasione dei migranti.
Nei commenti qualcuno gli riporta le solite balle sui migranti che stanno in albergo serviti e riveriti mentre la gente si suicida perchè non può pagare le tasse. Bufale ampiamente diffuse e utilizzate dalla Lega e dalla Lega Nord per fare campagna elettorale sulla pelle degli stranieri. Ma Guarente non ci sta. Proprio come il migliore dei boldriniani amici dell’ex sindaco di Riace Guarente spiega che i migranti non stanno in albergo, che a pagare è la Comunità  Europea con soldi destinati all’accoglienza: “in poche parole: non tolgono niente a nessuno”. E non solo: il sindaco leghista di Potenza ricordava che dalle loro parti c’è la guerra e si augurava che nessuno dei “razzisti” dovesse vedere un miliardesimo di ciò che avevano dovuto vedere quei migranti.
Niente di eccezionale, solo la verità . In fondo Guarente sosteneva che il suo film preferito: il film migliore in assoluto, fosse “Quasi Amici”.
Un film che narra l’amicizia tra un ricco borghese rimasto paralizzato dopo un incidente e un ragazzo di origine africana con precedenti penali e poca voglia di lavorare assunto per fargli da badante che si dimostrerà  più umano di tanti altri.
Come si cambia per farsi eleggere. Chissà  se Salvini queste cose le sapeva. E chissà  se Guarente è ancora uno che si può vantare di avere una buona memoria.
Come scriveva cinque anni fa: «nel mondo di cui faccio parte ciò che mi fa più paura non sono tanti i cavalli di Troia, ma le meretrici della politica. Vale a dire quelle persone, uomini o donne, disposte a svendere la propria dignità  e a rivoluzionare ciclicamente il proprio pensiero pur di salvaguardare una postazione».

(da “NextQuotidiano”)

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ALTRO SBARCO NELLA NOTTE A LAMPEDUSA: NEL WEEKEND ARRIVATI IN 360

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

SONO PIU’ DI 1100 DA MAGGIO, A DIMOSTRAZIONE CHE NON SONO LE ONG “AD ATTIRARLI”, MA GUERRE, MISERIA E POVERTA’, ALTRO CHE LE PALLE DI SALVINI

E’ un flusso costante che continua a portare in Italia centinaia di migranti: dopo i due del weekend stanotte un altro sbarco fantasma a Lampedusa.
Quindici persone, alcune di nazionalità  eritrea, sono arrivate all’1.45 del mattino in prossimità  delle coste dell’isola. Intercettate da una motovedetta sono state trainate fino in porto così come avvenuto poche ore prima con i 38 giunti direttamente dalla Libia a bordo di una barchetta in legno.
Gli sbarchi fantasma, tra Sicilia, Calabria e Puglia, a bordo di piccole imbarcazioni o velieri, continuano dunque. Ne abbiamo contati 11 solo a giugno. Oltre 360 le persone approdate cosi nell’ultimo week end, piu di 900 dall’inizio dell’anno, poco meno della metà  del totale degli sbarcati del 2019 che ha superato quota 2100.
Con un’impennata da maggio a ora quando sono arrivate piu’di 1100.
Ricorda oggi il Fatto:
Come ogni anno, con il caldo e il mare piatto partono da Tunisia, Libia e Turchia anche gommoni di dimensioni ridotte, barchette e barche a vela che, proprio grazie alle condizioni meteo favorevoli, riescono a entrare in acque italiane senza troppi problemi. È quello che è accaduto nelle ultime 72 ore.

(da agenzie)

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CONTE: “SE NON SIAMO RESPONSABILI ANDREMO TUTTI A CASA, DI CERTO ME NE VADO IO”

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

“A RISCHIO I RISPARMI DEGLI ITALIANI”

“Attenzione a sfidare la Commissione europea sulla procedura di infrazione per debito eccessivo. Se viene aperta davvero, farà  male all’Italia. Non è tanto e solo questione di multa. Ci assoggetterà  a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità  in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell’interesse nazionale. Senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani”.
Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, intervistato dal Corriere della sera.
Il premier si aspetta che sul fronte dei conti ci sarà  un’assunzione di responsabilità  e realismo da parte dei vice Matteo Salvini e Luigi Di Maio, come nel dicembre scorso: “Se non è come a dicembre, rischiamo di andarcene tutti a casa. Di certo me ne vado io. Devo poter condurre insieme al ministro dell’Economia, Giovanni Tria, il negoziato senza distonie e cacofonie”.
“Lo dico agli alleati, ma anche al Paese che produce e fatica ogni giorno: una procedura per debito eccessivo va evitata. Esporrebbe l’Italia a uno spread difficilmente controllabile; e a fibrillazioni dei mercati finanziari che, in caso di declassamento da parte delle agenzie internazionali di rating, renderebbero più difficile al governo collocare il nostro debito sui mercati”, conclude Conte.
“Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio, e assumesse via via atteggiamenti sempre più strumentali”. Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sempre in un passaggio di un’intervista al ‘Corriere della Sera’.
“La composizione del nostro Parlamento – ricorda – non è cambiata” e “se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche. Insomma deve assumersi la responsabilità  di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle. Le Europee hanno una logica e prospettive diverse …”.

(da agenzie)

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INDUSTRIA ITALIANA ANCORA IN CALO: AD APRILE GIU’ LA PRODUZIONE DELLO 0,7%

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

FORTE CALO DELL’AUTO CHE SCENDE IN UN ANNO DEL 17%

Continua a muoversi col passo del gambero l’industria italiana. Secondo la rilevazione dell’Istat relativa al mese di aprile, l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,7% rispetto a marzo.
Gli analisti di Intesa Sanpaolo, prima della pubblicazione del dato ufficiale, si aspettavano una contrazione dello 0,4% mensile, dopo il -0,9% di marzo: il dato definitivo è dunque peggiore delle attese e rafforza l’ammonimento che gli economisti davano su una possibile stagnazione generalizzata dell’economia nel secondo periodo dell’anno.
Si va dunque già  annullando il rimbalzo dell’industria di inizio 2019. Anche il raffronto annuo è negativo: corretto per gli effetti di calendario (20 giorni lavorativi nell’aprile scorso contro i 19 del 2018), il calo della produzione rispetto ad aprile 2018 è dell’1,5%.
A valle del risultato, Luca Mezzomo della Direzione studi e ricerche della banca annota come questi dati possano coincidere con un secondo trimestre generalmente debole, con l’industria a dare un contributo negativo al Pil. “Le prospettive oltre il secondo trimestre – aggiunge – rimangono caratterizzate da un livello insolitamente elevato di incertezza”.
Se si guarda invece alla variazione annua, spicca il netto crollo per la produzione italiana di autoveicoli, giù del 17,1% rispetto all’aprile 2018 nei dati corretti per gli effetti di calendario.
La contrazione accumulata nei primi quattro mesi dell’anno arriva così al 14,7%. Commenta l’Istat: “Flessioni tendenziali (al netto degli effetti di calendario) contraddistinguono in modo diffuso l’evoluzione dei settori. Solo l’alimentare e la fornitura di energia contrastano la dinamica negativa degli altri settori, risultando entrambi in sostenuta crescita su base annuale”. Per tutti gli altri comparti, dai prodotti chimici alle industrie tessili, l’andamento è negativo.

(da agenzie)

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PROIETTILE E MINACCE DI MORTE PER IL PROCURATORE CAPO DI AGRIGENTO ATTACCATO DA SALVINI

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

PURO STILE MAFIOSO: LA BUSTA CONTENEVA LA CARTUCCIA E MINACCE A PATRONAGGIO E AI SUOI TRE FIGLI

Un proiettile, di piccolo calibro, con minacce di morte per il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, e per i suoi tre figli sono arrivate in Procura ad Agrigento.
Sulla scrivania del procuratore capo è arrivata una busta regolarmente affrancata, all’interno della quale vi era il proiettile. Non vi sarebbero sigle e tutto sembrerebbe essere riconducibile – fatto in maniera “casareccia” – ad ambienti sovranisti eversivi.
Le indagini saranno coordinate dalla Procura della Repubblica di Caltanissetta.
Non è la prima volta che accade. A metà  dello scorso settembre, una lettera – con minacce di morte e un proiettile da guerra – era stata recapitata al quinto piano di via Mazzini, sede della Procura della Repubblica di Agrigento.
Il destinatario della lettera era il procuratore capo Patronaggio. In quella lettera si faceva riferimento al caso Diciotti e, dunque, all’inchiesta – partita da Agrigento – sul ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Anche allora la Procura di Caltanissetta, competente per territorio, aprì un fascicolo d’inchiesta e delle indagini si occuparono carabinieri e polizia. Quella precedente lettera di minacce e il proiettile da guerra – nonostante non siano mai arrivate conferme istituzionali al riguardo – parve, allora, che potesse essere arrivata, ad Agrigento, da ambienti paramilitari.

(da “Agrigentonews”)

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RAGAZZO PICCHIATO DA TEPPAGLIA LEGHISTA AL COMIZIO DI SALVINI

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

AVEVA UN PICCOLO STRISCIONE CON LA SCRITTA “AMA IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO”… CALCI E PUGNI IN DIECI CONTRO UNO, SONO GLI EROI SOVRANISTI

Un ragazzo è stato picchiato durante un comizio di Matteo Salvini a Cremona per aver mostrato un piccolo striscione con la scritta “Ama il prossimo tuo come te stesso”. L’aggressione è stata immortalata in un video pubblicato sulla pagina Facebook di Giuseppe Civati:
Il racconto più completo della vicenda è quello contenuto in questo servizio di Paolo Zignani per TGNews: una decina di minuti dopo l’inizio del discorso di Salvini in piazza Roma a Cremona il ragazzo ha sollevato lo striscione.
A quel punto un individuo gli ha intimato di tirare giù “quella carta igienica” e un altro l’ha attaccato da dietro mentre diversi individui lo hanno aggredito con calci e pugni.Dopo l’intervento degli agenti in borghese lo stesso Salvini ha sfottuto il ragazzo colpito: “Lasciatelo da solo, poverino, dai, un applauso al comunista dei giardinetti perchè se non c’è noi non ci divertiamo”. Il ragazzo è stato anche colpito da uno schiaffo.

(da agenzie)

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BALLOTTAGGI: FINISCE SETTE A SETTE

Giugno 10th, 2019 Riccardo Fucile

IL CENTROSINISTRA VINCE A LIVORNO, PRATO, AVELLINO, ROVIGO, VERBANIA, REGGIO EMILIA, CREMONA, IL CENTRODESTRA A FERRARA, BIELLA, VERCELLI, FORLI’, ASCOLI, FOGGIA, POTENZA

Nei 15 capoluoghi la partita finisce fifty -fifty: il centrosinistra vince 7 città , Rovigo, Verbania, Reggio Emilia, Prato, Livorno, Cremona, Avellino.
Il centrodestra si aggiudica Biella e Vercelli, Ferrara e Forlì, Ascoli Piceno, Potenza e Foggia.
A Campobasso vincono i grillini.
«Vinciamo anche a Cesena, Pontedera, Aversa e Casal di Principe», esulta il Pd. Che in Emilia è avanti a Carpi, perde Mirandola e si aggiudica Maranello, patria della Ferrari. Insomma, dai primi dati la nuova guardia Dem tira un sospiro di sollievo: pur avendo perso Ferrara e Forlì e anche altri comuni medi emiliani come Copparo e simbolici come Mirandola, «non è lo sfondamento che loro si immaginavano», commenta la responsabile enti locali del Pd Marina Sereni.
«La regione è contendibile ma noi teniamo». Gentiloni gongola: «Nella sfida delle città  babbo Salvini non sfonda. Straordinario il nostro successo a Livorno».
Dunque al Nazareno in serata l’umore sale. Sarà  per scaramanzia, ma Nicola Zingaretti segue i risultati da casa, lasciando al partito la responsabile enti locali Marina Sereni e pochi altri. La posta in gioco è altra.
La primazia tra i campanili d’Italia, non solo nelle grandi città , dove il Pd alle Europee è primo partito a Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze; ma anche nei capoluoghi del nord o del sud, o nelle regioni rosse, Emilia e Toscana, che la Lega cerca di espugnare. «Belle vittorie e belle conferme», gioisce pure Nicola Zingaretti.

(da “La Stampa”)

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CONTE VUOLE UN MANDATO PIENO PER TRATTARE CON LA UE

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

SUL TAVOLO ANCHE   RIMPASTO E NOMINE UE

Il rompicapo del premier è “mi fido o non mi fido? Stanno con me o sono contro di me?”. Giuseppe Conte non ha ancora ricevuto quelle rassicurazioni piene che aveva chiesto ai due vicepremier Salvini e Di Maio nella famosa conferenza stampa dell’aut aut. In queste ore cruciali, che precedono un vertice a tre complicato da convocare e che segnano l’inizio della grande partita con l’Europa, il presidente del Consiglio cerca di decifrare le intenzioni e le mosse dei suoi vice, e di fugare i sospetti che loro nutrono nei suoi confronti.
Ovvero, come dicono in ambienti sia leghisti sia grillini, “Conte si fa forte della rete di rapporti con il Colle, con Mario Draghi e con il ministro dell’Economia Giovanni Tria per giocare una partita che non è la nostra”.
Ma dal canto suo il presidente del Consiglio rivendica per sè un mandato pieno e già  lunedì incontrerà  il candidato popolare alla commissione Ue Manfred Weber per parlare anche di nomine.
Così il tanto atteso vertice a tre, che dovrebbe tenersi domani sera, al massimo martedì mattina, servirà  non solo a mettere a punto l’agenda di governo e in particolare le priorità  ma soprattutto a capire quali sono le reali intenzioni dell’esecutivo nei confronti della Commissione europea, che ha richiamato il governo a politiche di riduzione del debito e di messa in sicurezza dei conti pubblici, e che si appresta ad avviare una procedura di infrazione contro l’Italia.
Salvini e Di Maio, pur non innalzando barricate, hanno già  messo in chiaro che non intendono farsi dettare l’agenda da Bruxelles, indicando la riduzione delle tasse come priorità  assoluta.
Il premier non ci sta a sentirsi commissariato da Salvini, che alza sempre più la posta come sulla questione dei Minibot per pagare le imprese che avanzano i soldi dallo Stato.
“Sarà  Conte a sedersi in Europa con gli altri capi di stato e di governo per scongiurare che l’Italia entri in procedura di infrazione. Sarà  lui a metterci la faccia”, è il ragionamento che circola nell’entourage del premier in queste ore: “Non andrà  a rappresentare una posizione che non è la sua e in cui non crede”. Pronto al dialogo quindi con i due vicepremier purchè si resti sulla scia dell’Unione.
Il premier Conte dunque dovrà  sbrogliare anche questa nuova matassa, che rischia di trasformarsi in un ulteriore terreno di scontro: la proposta dei minibot lanciata dalla Lega e già  bocciata dal ministro dell’Economia, dalla Bce, ma anche dal mondo delle imprese e dei sindacati.
Lo stesso presidente del Consiglio non ha nascosto le sue perplessità , il ministro Enzo Moavero Milanesi, anche lui tra i più prudenti del governo, si è rimesso a Draghi e Tria, e durante “Mezz’ora in più” ha ipotizzato la necessità  di una manovra correttiva. Manovra che secondo Tria non sarà  necessaria, pur nel rispetto delle regole.
Insomma sarà  questo vertice il primo banco di prova per verificare lo stato di salute del governo.
Tuttavia l’incontro non è stato ancora fissato perchè i due capi di partito si sono presi una giornata di riposo al mare e la loro agenda prossima futura dipenderà  soprattutto dall’esito dei ballottaggi.
Ciò la dice lunga sulle dinaniche dell’esecutivo. Di certo si terrà  prima del Consiglio dei ministri di martedì che vede al centro il decreto Sicurezza bis che ha diviso gli alleati in campagna elettorale. I due appuntamenti serviranno anche per trovare la quadra sulle misure da mettere in campo tra cui la riforma dell’autonomia e la flat tax, temi su cui punta il leader leghista a cui Di Maio sta nei fatti dando carta bianca pur di proseguire il lavoro del governo.
Altro tema ‘caldo’ sul tavolo del vertice saranno i nuovi equilibri di forza tra alleati, determinati dal risultato delle europee. Non è affatto escluso poi che Conte, Salvini e Di Maio, affrontino la questione del possibile rimpasto, con il ministero delle Infrastrutture e della Salute finiti nel mirino dei leghisti.
Nel dossier rientra anche la nomina del nuovo ministro delle Politiche Ue, casella rivendicata dai leghisti. “Se Salvini vuole che vengano sostituiti Toninelli e Grillo dovrà  essere lui a chiederlo, non sarà  certo il Movimento che si farà  avanti”, è il ragionamento negli uffici grillini. Un modo per dimostrare che il partito attaccato alla poltrona è la Lega e non il Movimento 5 Stelle.
Sul fronte interno però martedì i pentastellati daranno il via alle cosiddette “graticole”. I rappresentanti delle varie commissioni giudicheranno i sottosegretari e i ministri competenti e ciò oltre ad aprire una battaglia interna potrebbe creare nuovi spazi nel governo e varie sostituzioni. Appannaggio della Lega che si allarga sempre di più fino ad aver invaso lo spazio del premier Conte.

(da “Huffingtonpost”)

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IL DECRETO SALVINI HA GIÀ BRUCIATO 5.000 POSTI DI LAVORO

Giugno 9th, 2019 Riccardo Fucile

GRAZIE A SALVINI A FINE ANNO SARANNO 15.000 GLI ITALIANI TRA I 30 E I 40 ANNI, OPERATORI DEL SETTORE DELL’ACCOGLIENZA, CHE RESTERANNO SENZA LAVORO … E SENZA ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE, I MIGRANTI SONO ABBANDONATI IN MEZZO A UNA STRADA, ALTRO CHE SICUREZZA

“Sono fortunata perchè ho la mia famiglia che mi aiuterà , ma rinunciare a una casa mia, all’indipendenza che ho conquistato con tanta fatica, mi costa molto. E poi so già  che non sarà  facile reinserirsi nel mondo del lavoro”, sbuffa Sara Murgioni.
Laura Tullio, invece, punterà  sulla resilienza, “che ho imparato dai miei studenti, i miei ragazzi”. Sara e Laura non si conoscono, ma sono unite da un destino comune.
Entrambe impiegate in strutture per l’accoglienza dei migranti, tra poco perderanno il posto per effetto dei tagli disposti dal Decreto Immigrazione e Sicurezza, altrimenti noto come Decreto Salvini
A otto mesi dall’entrata in vigore della legge, sono già  circa 5000 gli esuberi coi quali sta facendo i conti solo la Cgil. Il Decreto Salvini si sta abbattendo come una scure su quel segmento del mercato del lavoro legato all’accoglienza e all’integrazione dei migranti, nel quale in Italia, secondo una stima fornita dall’Anci, sono impiegate circa 36.000 persone, senza contare psicologi, avvocati, insegnanti di italiano, formatori e, più in generale, quanti “non sono direttamente impiegati dalle associazioni che gestiscono le strutture di accoglienza – si legge in un recente rapporto pubblicato dalla Ong Oxfam Italia – ma che offrono i loro servizi professionali sulla base di accordi o convenzioni”.
“Prima gli italiani”.
Per lo più italiani e di età  compresa tra i 30 e i 40 anni, in tanti hanno già  ricevuto o stanno per ricevere la lettera di licenziamento. “Salvini ripete “Prima gli italiani” ma in questo settore siamo in gran parte italiani e stiamo perdendo il lavoro sulla base di una legge voluta da lui – dice Sara ad HuffPost – allora vuol dire che neanche noi italiani siamo tutti uguali”.
Sara e Laura, così lontane così vicine. Trentatrè anni, Sara è nata e vive ad Alessandria e da ottobre aveva il lavoro dei suoi sogni, “il mio posto nel mondo”, sospira.
Finalmente dopo un passato da precaria era stata assunta dall’associazione “Serenity 2000 srl” come educatore professionale nel CAS, il centro di accoglienza straordinaria per migranti, dell’Ostello cittadino. Aveva iniziato a ottobre, ora dovrà  lasciare.
“Mi sento vecchia, soprattutto se penso che le agevolazioni per entrare nel mondo del lavoro sono riservate in gran parte agli under30 – sospira – Dovrò reinventarmi, lo so, ma non sarà  facile, io questo lavoro lo avevo scelto”.
Laura usa le stesse parole. Puntualizza di non voler fare polemiche, ma non nasconde l’amarezza. “Come mi sento a dover accettare la perdita del posto di lavoro? È chiaro che non è facile dover trovare un nuovo impiego, a maggior ragione per una donna di 43 anni come me – scandisce – Ma dai miei ragazzi ho imparato la resilienza, i miei studenti mi hanno insegnato che abbiamo la forza di affrontare tutto. In qualche modo ce la farò. Io dico che le persone sono come l’acqua, non riesci a fermarla. In questo momento mi sento come una goccia, io come tanti altri, in un fiume deviato da un’altra parte”.
Pugliese, arrivata a Roma per l’Università , ha dieci anni più di Sara, e da novembre 2016 un contratto di collaborazione coordinata e continuativa con Croce Rossa Italiana Comitato Area Metropolitana di Roma Capitale.
Laura è una docente di italiano per stranieri L2. Per sei anni ha insegnato nelle strutture di accoglienza dei migranti, negli ultimi due e mezzo in tre CAS gestiti da Cri di Roma. Tra meno di due settimane si ritroverà  senza impiego: per “cessazione dei servizi” c’è scritto nella lettera di licenziamento che ha ricevuto giorni fa. Il 19 giugno sarà  il suo ultimo giorno di lavoro. Il contratto sarebbe scaduto il 31 dicembre e, chissà , forse le sarebbe stato pure rinnovato.
Ma nel frattempo è arrivato il Decreto Salvini e nella selva di paletti insuperabili e muri invalicabili – via la protezione umanitaria, richiedenti asilo esclusi dai centri Sprar e senza possibilità  di iscriversi all’anagrafe, stretta sulle domande di asilo, per citarne alcuni – non c’è spazio per gli insegnanti di italiano.
Prima nei Cas erano previste figure come lo psicologo, l’insegnante di italiano, il mediatore linguistico culturale. Oggi per loro non c’è più posto mentre altre figure professionali   – per rendersene conto basta paragonare le nuove tabelle con quelle del decreto Minniti – come ad esempio l’assistente sociale, si ritrovano a fare i conti con orari di lavoro ridimensionati.
Un beneficio – niente psicologo, niente insegnante di italiano – per integrare i tanti migranti che già  sono arrivati e continuano ad arrivare in Italia?
“La figura della maestra di italiano – spiega Laura – è fondamentale per l’integrazione, che passa prima di tutto da uno scambio relazionale. Non bisogna dimenticare che queste persone arrivano da contesti culturalmente altri, hanno alle spalle storie difficili e in tanti casi non conoscono neanche una lingua, penso all’inglese o al francese, che possa fare da ponte con la nostra. Ragion per cui fare riferimento a una persona ”neutra”, che non c’entra col percorso burocratico legato per esempio all’ottenimento di permesso e certificati, è fondamentale. I maestri sono figure che facilitano l’integrazione, costruendo relazioni basate sullo scambio valoriale e culturale per cui coloro che arrivano, pur rendendosi conto di trovarsi in contesti molto lontani dal proprio, si predispongono ad accettarne le regole. E poi, certo, conoscere la nostra lingua consente loro di cercare un lavoro, di rendersi autonomi”.
Laura, come Sara, resterà  disoccupata proprio per alcune misure previste nella legge fortemente voluta dal vicepremier leghista e pubblicata il 1 dicembre scorso al grido di “giornata memorabile” per gli effetti positivi che avrebbe avuto sull’organizzazione dell’accoglienza   e la sicurezza del Paese.
Dei quali, a distanza di otto mesi, si stenta a trovar traccia.
Cinquemila esuberi. “Al momento – spiega ad HuffPost Stefano Sabato, responsabile delle Cooperative sociali della Fp Cgil nazionale – siamo arrivati a contare circa 5000 procedure di esubero, alle quali stiamo rispondendo con gli strumenti a disposizione – accordi di solidarietà , fondo di integrazione salariale – ma il nostro interesse è poter ripristinare gli ammortizzatori sociali ordinari per far fronte alla drammaticità  della situazione che così rischiamo di non riuscire a gestire”.
Mentre la Uil Lazio ha denunciato che gli oltre cento ex dipendenti del Cara di Castelnuovo di Porto che, chiuso per effetto del decreto Salvini il 30 gennaio, da 120 giorni sono senza stipendio e in attesa di sapere “quando riusciranno a percepire il Fondo di Integrazione Salariale che spetta loro di diritto e che, stando agli accordi, dovrebbero percepire per dodici mesi”.
Le previsioni sono tutt’altro che rassicuranti: per la cooperativa sociale “In Migrazione” si potrebbero generare “almeno 18.000 nuovi disoccupati”, mentre Sabato ipotizza da qui alla fine dell’anno “almeno 15.000 persone in esubero, nelle more dei tempi di scadenza dei bandi” – e il dato è parziale, non comprensivo delle segnalazioni “di chi si rivolge ad altri sindacati o non lo fa affatto”.
L’accesso al Fis, il Fondo integrazione salariale, ha consentito qualche giorno fa di raggiungere un accordo per evitare il licenziamento – “collegato alla riorganizzazione imposta dalle strette maglie del decreto sicurezza”, scrivono dalla Cgil – di 351 lavoratori, impegnati nell’accoglienza ai migranti, dichiarati in esubero dalla cooperativa sociale Medihospes onlus.
“Il Fis – fa notare Sabato – consentirà  di assorbire parte rilevante delle riduzioni degli stipendi, garantendo la salvaguardia dei posti di lavoro”.
Misure tampone, spiega il sindacalista: “Se da qui a 12 mesi non si riforma o modifica il Decreto Sicurezza dovremo comunque avviare procedure di licenziamento in massa”. Il rischio, preannuncia il responsabile delle Cooperative sociali della Fp Cgil, è duplice: “oltre a una massa di migranti irregolari che soggiornano sul nostro territorio, se non si interviene a cambiare la legge, tra un anno potremmo ritrovarci con migliaia di persone senza più lavoro”. Alle quali dovrà  provvedere il Ministero del Lavoro.
Da cui il dubbio che il risparmio annunciato dal Viminale non si traduca, nelle misure che si dovranno predisporre nel quartier generale di via Vittorio Veneto, in un aggravio per le casse dello Stato.
“Di certo – prosegue Sabato – si sta demolendo un sistema di accoglienza che affrontava comunque la questione dell’accoglienza puntando alla buona integrazione, che è anche garanzia di sicurezza del Paese”.
Il 7 novembre Salvini ha presentato il nuovo schema di capitolato per la gestione dei centri di accoglienza, per Oxfam “un colpo mortale ai servizi di qualità  e porte spalancate a chi, dalla gestione dei servizi di accoglienza vuole trarre solo un profitto”. Il riferimento è ai tagli previsti – via l’insegnante di italiano, cancellata l’assistenza psicologica, le ore di mediatori culturali e operatori legali “talmente ridotte da diventare inutili”.
E poi c’è la sforbiciata – sulla quale tanto ha insistito il vicepremier leghista – ai “famosi” 35 euro al giorno per persona accolta che, prima dell’entrata in vigore del Decreto Salvini, regolavano gli appalti delle Prefetture per i Cas. Tagli – da 19 a 26 euro al giorno per persona – commisurati al numero di migranti ospitati in ogni struttura e al tipo di accoglienza realizzata.
A beneficio dei grandi centri e a scapito di coloro che propongono l’accoglienza diffusa, delle strutture piccole, sui quali i costi del personale pesano di più. “In presenza di bandi pubblici strutturati su tali tagli molto gestori privati che lavorano sulla qualità  e su centri con un numero ridotto di ospiti potrebbero non partecipare e chiudere”, preconizzava “In Migrazione” il giorno dopo la pubblicazione delle nuove linee guida. Ed è quello che sta avvenendo.
Agli inizi di maggio Croce Rossa di Roma ha annunciato l’avvio della procedura di licenziamento per circa un terzo dei suoi dipendenti, oltre 60 persone.
“Una via obbligata, non una scelta – spiegava il direttore, Pietro Giulio Mariani – la scelta di non partecipare alla nuova gara per l’accoglienza delle persone migranti, determinata dalla nuova strutturazione dei servizi previsti dal Ministero, ci impedisce di garantire gli attuali livelli occupazionali”.
E in provincia di Alessandria il numero di Enti e associazioni che dal marzo 2014 ogni anno rispondevano al bando della Prefettura, da 35 è sceso a 11. L’associazione per cui lavora Sara ha scelto di non presentare domanda “ed è una decisione che, nonostante mi costi il posto, io condivido – spiega la 33enne – perchè è impensabile lavorare alle condizioni fissate dal decreto Salvini”.
I posti messi a gara per l’accoglienza ad Alessandria e provincia sono 1200, ora li gestiranno in 11, ma non è scontato che riescano a soddisfare la richiesta del bando”, fa notare Fabio Scaltritti.
L’associazione “San Benedetto al Porto” di cui è responsabile, insieme ad altre tre – “Cambalache”, “l’Ostello” è la “Coompany&” – con cui ha lavorato in rete, portando avanti, anche in collaborazione con alcuni Comuni della zona, progetti di ospitalità  e integrazione per rifugiati e richiedenti asilo – premiati da Unhcr, Onu e servizio centrale del Ministero dell’interno – ha deciso di non partecipare al bando per l’affidamento dei servizi di accoglienza.
“Ad Alessandria si è stabilita la somma al giorno per persona in 18 euro per i migranti che vivono in appartamento, in 21 per quanti vivono in strutture di oltre 50 posti”. Scaltritti, l’indice puntato contro il decreto Salvini, è un fiume in piena. Anche loro probabilmente dovranno licenziare.
“Delle 9 persone impiegate nei nostri progetti CAS, 2 sono a rischio. Le altre 7 cercheremo di reimpiegarle in altri servizi”, va avanti. E aggiunge: “Non è una questione economica, anche se fossero rimasti i 35 euro non avremmo partecipato. Come si fa a prevedere, come nel capitolato della Prefettura, la presenza in una struttura che ospita fino a 50 persone, di un operatore per 8 ore al giorno e di meno di 5 minuti alla settimana per persona di mediazione culturale? Si svilisce solo il lavoro degli operatori e non si fa integrazione”.
Soprattutto, Scaltritti mette in evidenza come le linee tracciate dal decreto Salvini e dallo schema per gli appalti, nei fatti, contraddicano gli obiettivi che il vicepremier leghista ha dichiarato di voler centrare.
“Con la riduzione del numero di operatori nelle strutture e delle ore di lavoro quale controllo potrà  esserci su gruppi di persone che per la maggior parte hanno alle spalle storie difficili? E quale integrazione potrà  realizzarsi, se questi uomini e queste donne non potranno più avere residenza, tessera sanitaria, carta di identità  per cui non potranno partecipare a corsi o essere inseriti in percorsi lavorativi mentre aspettano la risposta della Commissione per sapere se hanno ottenuto o meno lo status di “rifugiato” o di “profugo”?”. In media, dice Scaltritti, per conoscere gli esiti dell’esame di una pratica, oggi “da noi passano due anni e mezzo, il che vuol dire che queste persone rimarrebbero sul nostro territorio senza fare niente. Chiedo: così aumenterà  la sicurezza, che Salvini annovera tra i suoi obiettivi principali?”.
Quale sicurezza? Timori espressi già  a novembre da “In Migrazione”, che, numeri alla mano, alla luce dei tagli introdotti dalle linee guida di Salvini, aveva segnalato “il rischio di trasformare questi centri (i Cas, ndr) in vere e proprie occupazioni e in luoghi di degrado”. Mentre per le persone ospitate “il vuoto di servizi fondamentali non potrà  che accrescere il rischio di arruolamento da parte dalle malavita (italiana e di connazionali stranieri), nello sfruttamento più bieco nelle campagne (caporalato), nell’accattonaggio e nella micro delinquenza”.
Mentre dinanzi a operatori e altri professionisti impiegati nei centri per l’accoglienza si spalancano le porte della disoccupazione. Vite sospinte sul baratro della precarietà . Come Sara. Come Laura, che non intende rassegnarsi.
“Mi piacerebbe continuare a lavorare in questo ambito – dice – a contatto con persone che provengono da culture altre. Ho conseguito il titolo di counselor relazionale quindi vorrei provare a fare il formatore e a far confluire in quello che scriverò ciò che ho imparato in questi anni. Non è la prima volta che perdo il lavoro, ho sviluppato resilienza, punterò su quello”. Mentre Sara non si dà  pace e ripete: “Prima gli italiani? Ma dove, ma quando? Mi sento figlia di uno Stato che non mi rappresenta”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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