Destra di Popolo.net

IL CELLULARE DI SAVOINI SEGNERA’ LA FINE DI SALVINI

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

SEQUESTRATO DAGLI INQUIRENTI, INSIEME AI PC: CI SONO TUTTE LE TELFONATE E LE MAIL… ECCO PERCHE’ SALVINI SCAPPA, NON SA COSA PUO’ EMERGERE

Carlo Bonini su Repubblica racconta oggi che Matteo Salvini non ha fornito a Giuseppe Conte alcun elemento per rispondere in Parlamento sulla storia dei rubli alla Lega: Salvini non risponde sui viaggi di Savoini perchè, spiega il quotidiano, c’è un motivo che riguarda il telefonino cellulare dell’ex portavoce del Capitano:
C’è un motivo all’origine della nebbia in cui sono stati avvolti Savoini, le sue mosse e il suo ruolo nel cerchio magico di Salvini.
Il vicepremier non è nella condizione di potersi impiccare di fronte al Parlamento e tanto meno con il presidente del Consiglio Conte e l’altro vicepremier Di Maio, a una versione dei suoi rapporti, istituzionali o meno, con Gianluca Savoini che potrebbe essere immediatamente smentita da circostanze documentali.
Non era in grado di farlo tre settimane fa. Non è, a maggior ragione, in grado di farlo dalla scorsa settimana, da quando la Guardia di Finanza ha bussato alle abitazioni e negli uffici di Savoini e Meranda, entrambi indagati per corruzione internazionale dalla Procura di Milano, sequestrando telefoni, computer e documenti a entrambi.
Il telefono di Savoini, nella cui memoria è rimasta traccia di chat, contatti, telefonate, spostamenti, è una micidiale spada di Damocle su Salvini.
E questo il vicepremier lo sa.
Perchè in quel telefono, il cui esame è cominciato da parte della Finanza, sarà  documentabile presto quello che Salvini potrebbe negare o omettere oggi.
Cosa c’è di così preoccupante da nascondere?
A cominciare dalla questione decisiva: quale consapevolezza avesse il vicepremier del tipo di mercato che i suoi uomini a Mosca (Savoini e D’Amico) avevano messo in piedi per finanziare la campagna elettorale della Lega.
E questo vale per il caso Metropol e non solo. Identico il discorso sugli scenari che possono aprire il telefono di Meranda e i documenti che gli sono stati sequestrati.
Ieri, a Milano, i pm titolari dell’inchiesta (Gaetano Ruta e Sergio Spadaro) e l’aggiunto che li coordina (Fabio De Pasquale) hanno fatto un punto con gli uomini della Finanza che hanno cominciato a esaminare il materiale. La storia camminerà .
E camminerà  così tanto che oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera scrive più o meno la stessa cosa:
Nei telefoni e nei computer sequestrati al termine delle perquisizioni dei giorni scorsi sarebbero stati trovati messaggi, mail e chat che svelano la natura del loro legame e i retroscena dei loro affari.
Ma darebbero conto anche dei contatti tra il ministro dell’Interno e il suo ex portavoce.
Il materiale è già  sotto la lente di ingrandimento dei sostituti procuratori Gaetano Ruta e Sergio Spadaro che, coordinati dall’aggiunto Fabio De Pasquale, ieri si sono riuniti in Procura con la Guardia di finanza per valutare i primi risultati delle indagini, che avrebbero già  portato a un «punto interessante» e progettare la strategia futura.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

CONTE CHIEDE, SALVINI NON RISPONDE: CHI HA PAGATO LA MISSIONE DI SAVOINI A MOSCA?

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

ALLA DOMANDA UFFICIALE DI PALAZZO CHIGI IL MINISTRO DEGLI INTERNI NON HA RISPOSTO , ULTIMA VERGOGNA DI CHI HA QUALCOSA DA NASCONDERE

Chi ha pagato la missione di Gianluca Savoini, uomo della Lega e vicino a Salvini, a Mosca? Secondo quanto riportato dai quotidiani la Repubblica e Corriere della sera, è questa una delle domande che Palazzo Chigi ha rivolto allo staff del vicepremier Salvini. Ma ad oggi non è arrivata nessuna risposta.
L’incontro in questione è quello del 17 ottobre, che si concluse con la riunione all’hotel Metropol la mattina del 18, quando proprio Savoini trattò con tre cittadini russi una fornitura di carburante che avrebbe dovuto portare nelle casse del Carroccio 65 milioni di dollari
Scrive Repubblica:
Le domande erano state inoltrate agli uffici di Salvini dal Premier, attraverso il Segretario generale di Palazzo Chigi Roberto Chieppa, in vista delle comunicazioni che oggi farà  in Senato su Moscopoli. “Faremo sapere entro martedì”, aveva assicurato alla Presidenza del Consiglio lo staff del vicepremier.
Per poi, ieri, buttare di nuovo la palla più in là . “Abbiamo bisogno di altro tempo”.
E nessuna risposta è arrivata neppure dal Viminale. In questo caso, la richiesta era stata girata in via informale dallo staff di Conte a quello di Salvini.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: criminalità | Commenta »

“SE SIETE DAVVERO NO TAV ABBIATE LE PALLE DI DIMETTERVI”: GRILLINI SCATENATI SUI SOCIAL PER L’ENNESIMO TRADIMENTO DEI VERTICI

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

TRANQULLI, ALLA FINE DELLA SCENEGGIATA NON SI DIMETTERA’ NESSUNO

La prima TAV non si scorda mai, ma fate bene attenzione: quella cui il M5S si è opposto fin dalla sua nascita era la TAV zero.
Quella che il Parlamento si accinge a votare invece è la TAV, la differenza è sostanziale. Che il MoVimento 5 Stelle avrebbe finito per dire di sì alla linea Torino-Lione lo avevano capito pure i sassi.
Nella prima bozza del contratto di governo era scritto nero su bianco, mentre nella stesura definitiva non si parla di bloccare l’opera ma di «ridiscuterne integralmente il progetto».
Ieri è arrivata la doccia fredda di Conte. L’Avvocato del Popolo ha detto che per lui, per il Governo, il parere sull’opera è favorevole. Quel buco inutile nella montagna per il Governo dove siedono i vari Di Maio, Toninelli e Castelli, si farà . Ma, come ha scritto poco dopo Di Maio su Facebook “sarà  il Parlamento, nella sua centralità  e sovranità ” a decidere e a prendersi le responsabilità  del caso. Il Capo Politico del MoVimento preferisce sorvolare sul dettaglio che lui fa parte di quel Governo che secondo Conte ha espresso parere favorevole. La patata bollente passa all’Aula dove i pentastellati sanno che la maggioranza è a favore della TAV.
Il giochino però questa volta non funziona. Di Maio non riesce a convincere i No TAV che il MoVimento è ancora contro la Torino-Lione.
Pesano senza dubbio i tradimenti sull’Ilva e sul TAP, dove il M5S ha fatto esattamente il contrario di quello che aveva promesso. Ma la ragione principale è che tutti, ma proprio tutti, si sono accorti che quella del M5S sulla TAV è stata una sceneggiata lunga quasi un anno.
L’interprete migliore in questo senso è senza dubbio il senatore pentastellato Alberto Airola che appena due giorni fa scriveva sulla sua pagina Facebook: «non credete alle favole. Il TAV si può fermare senza terremoti politici. Basta volerlo»   e spiegava che nel caso dovesse passare «è perchè non hanno fatto nulla per fermarla, compresi Toninelli, il nostro bravo capo politici Di Maio e il nostro Presidente Conte».
Toninelli però che giusto ieri minacciava dimissioni su dimissioni in caso di sì al TAV   la pensa già  diversamente: «resto al mio posto. Conte ha riconosciuto che i tre miliardi risparmiati sono anche grazie al lavoro del ministero. Li useremo per opere utili».
Ieri, dopo il discorso di Conte, Airola era “affranto”: il premier non aveva evidentemente letto le mail che gli ha scritto per spiegargli come fermare la TAV. Ma Conte e Di Maio non sono gli unici ad aver cambiato idea.
Il senatore Airola aveva infatti giurato che se si sarebbe dimesso se fosse passata la linea del sì alla TAV. Indovinate un po’, oggi dice che l’aveva detto “d’impeto”. Di dimettersi lui non ci pensa proprio. Anzi spiega che: «a dimettersi dovrebbero essere tutti gli altri 5 Stelle, non io che sono rimasto coerente». Perchè ha scoperto improvvisamente se si dimettesse ora «non conterei più nulla».
Ma non c’è solo Airola ad aver scoperto che non solo Conte ma addirittura Di Maio e Toninelli sono a favore della TAV.
C’è un fantastico Marco Travaglio che oggi sul Fatto Quotidiano ci spiega il trucco di Di Maio e scrive che «nascondersi dietro a Conte, capo di un governo a maggioranza M5S, è come perdere la partita senza neppure giocarla».
C’è un ex pentastellato come Ivan Della Valle, quello passato alla storia per Rimborsopoli ed aver scoperto — una volta espulso — che il M5S è il male assoluto.
Ci aveva provato lui a dirci «quanto è diventato schifoso questo MoVimento», peccato solo che avesse provato a farlo solo dopo essere stato preso con le mani   nella marmellata.
Sotto al post con cui Di Maio prova a rigirare la frittata dando come sempre la colpa al PD si è radunata una nutrita folla di pentastellati incazzati per il tradimento del M5S. C’è da capirli: la lotta contro la Torini-Lione è LA battaglia che il MoVimento ha combattuto prima ancora di diventare un “non-partito”, quando ancora c’erano i meetup degli amici di Beppe Grillo. E lo stesso Garante si è speso in prima persona andando ai presidi No TAV in Val Susa. Dopo le regionali in Piemonte il quadro è cambiato, la maggioranza dei valsusini ha votato per partiti Sì Tav e questa è una delle scuse che i grillini usano per giustificare l’annuncio di Conte.
Ma in pochi si bevono la storiella del voto in Parlamento e della sovranità  dell’Aula. Perchè sanno che se il Governo avesse voluto fermare la Torino-Lione lo avrebbe potuto fare. «Se il governo è davvero No TAV dimissioni di tutti i nostri ministri domani mattina», scrivono in molti che non si fanno abbindolare. «Chiaramente il Parlamento sovrano voterà  Sì Tav, tranne voi e così vi salvate la faccia?», troppo comodo dopo anni di lotta.
Qualcuno si chiede in che modo il M5S ha provato a fermare la TAV in questo anno di governo. La risposta è che non è stato fatto nulla, e la posizione più complicata ora è quella della sindaca di Torino Chiara Appendino, che è stata eletta anche grazie al voto dei NO TAV.
La mossa di Conte è stata vista come l’ennesimo tradimento dei 5 Stelle, ultimo di una lunga serie che hanno contribuito a trasformare la creatura di Grillo e Gianroberto Casaleggio nella nuova Democrazia Cristiana.

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Costume | Commenta »

BEPPE GRILLO: “NON E’ PIU’ IL MIO MOVIMENTO”

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

DOVEVA PENSARCI PRIMA DI AFFIDARE A DI MAIO E AI POLTRONISTI LA GUIDA DEL M5S… LAMENTARSI ORA SENZA AVER MOSSO UN DITO PER CACCIARE UN PLETORA DI REAZIONARI E’ TROPPO FACILE

I No TAV della Val di Susa saranno contenti di sapere che mentre Luigi Di Maio piscia loro in testa Beppe Grillo gli dice che piove.
Il Garante del M5S infatti fa sapere a mezzo stampa che quello che dice sì all’Alta Velocità  “non è più il mio MoVimento”, dimenticando che è stato proprio lui a dare tutto il potere all’attuale classe dirigente del M5S e mai, mai, mai, nè nel caso dell’ILVA nè il quello della TAP, nè sugli F-35 nè sulla Diciotti eccetera ha mosso un dito mentre i grillini si rimangiavano promesse, impegni e programmi.
Adesso però Beppe “prende le distanze”, qualunque cosa ciò voglia dire, mentre arriva la marea di melma nei confronti di quelli che ha mandato avanti a governare.
Racconta Ilario Lombardo sulla Stampa:
«Non è più il mio movimento» ripete ogni volta, per scacciare il fastidio di chi gli rinfaccia le promesse. Il Tap, l’Ilva, la regola del secondo mandato e ora la Tav. Una bandiera che viene incenerita assieme a migliaia di ricordi, di emozioni e di preoccupazioni. Per la Tav Grillo si è beccato una condanna a 4 mesi nel 2014, finita in prescrizione, per aver rotto i sigilli dei cantieri della Val Susa.
Sia chiaro, il garante era stato avvertito. In serata, Di Maio, allarmato per le notizie di un Grillo furioso per «l’ennesimo tradimento», ha fatto sapere che aveva informato il comico via telefono.
Ma tanto già  a marzo, quando Conte si ingegnò per trasformare i bandi in avis de marchè, sperando di guadagnare tempo con questa trovata semantica, Grillo aveva capito come sarebbe finita.
Beppe quindi sta semplicemente cercando di smarcarsi da una responsabilità  che politicamente poggia tutta sulle sue spalle così come su quelle di Alessandro Di Battista, che non a caso ieri si è provvidenzialmente dato alla macchia filandosela dai social network per non dover dare imbarazzanti spiegazioni.
Eppure l’ideona di conquistare voti promettendo cose impossibili da realizzare per poi scappare al momento giusto è la cifra stessa del M5S da quando è nato: basta vedere le aspettative delle promesse grilline su Roma e la realtà  di una città  che è riuscita incredibilmente a peggiorare su rifiuti e trasporti per capirlo.
Prima o poi qualche PM ravviserà  il reato di circonvenzione di elettore incapace. In attesa, meglio la fuga.

(da “NextQuotidiano”)

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TRAVAGLIO: “SULLA TAV LA PIU’ COCENTE SCONFITTA DELLA STORIA DEL M5S”

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

“VINCE IL PARTITO DEGLI AFFARI, PERDONO IL M5S E GLI ITALIANI”

Molto peggio delle sconfitte elettorali, molto peggio del voto parlamentare per salvare Matteo Salvini dall’inchiesta sul caso Diciotti.
Per Marco Travaglio, “l’annuncio del premier Conte che dà  il via libera alle gare d’appalto per il Tav Torino-Lione è la più cocente sconfitta mai subita dai 5 stelle in dieci anni di vita”.
Sul Fatto Quotidiano, il direttore ricorda che la battaglia No Tav nasce ancora prima del Movimento, contro un’opera che definisce la più “demenziale, anacronistica, inquinante, dannosa e costosa d’Europa”.
Vince il partito degli affari – “che abbraccia Lega, Pd, FI e FdI” – perdono i 5 stelle, ma perdono anche gli italiani, secondo Travaglio. Perchè l’analisi costi-benefici condotta dal Governo aveva emesso un giudizio di “stroncatura senz’appello” dell’opera. Malgrado ciò, “quel metodo viene platealmente disatteso in nome di presunti aumenti di fondi Ue e di una presunta urgenza di decidere subito”.
È duro il giudizio di Travaglio sui 5 stelle in questa vicenda: “C’è modo e modo di perdere una partita così cruciale – scrive il direttore – Anche senza aprire una crisi di Governo, che porterebbe al voto e poi al trasloco di Salvini dal Viminale a Palazzo Chigi, i 5 stelle avrebbero potuto sostituire il vertice di Telt per rinviare tutto a quando anche Parigi e Bruxelles avranno tirato fuori i soldi. Cioè mai. E poi sfidare Salvini a far cadere il Governo: probabilmente il Tav sarebbe finito sul binario morto”… “Nascondersi dietro a Conte, capo di un Governo a maggioranza M5S, è come perdere la partita senza neppure giocarla”.

(da “Huffingtonpost”)

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NO TAV AVANTI DETERMINATI NELLA LOTTA: “SABATO IN MIGLIAIA AL CANTIERE”

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

“MANFRINA GIUNTA ALLA FINE. IL VOTO IN PARLAMENTO E’ SCONTATO, E’ SOLO IL TENTATIVO DEI GRILLINI DI SALVARSI LA FACCIA”

La battaglia in Val di Susa contro il Tav Torino Lione prosegue, già  a partire da sabato prossimo. Ad annunciarlo è il Movimento No Tav in una nota.
“Non c’erano e non ci sono Governi amici, l’abbiamo sempre saputo! Dopo la diretta Facebook del presidente Conte c’è finalmente chiarezza e come abbiamo sempre sostenuto: amici dalle parti del Governo non ne abbiamo mai avuti. La manfrina di tutti questi mesi giunge alla parola fine e il cambiamento tanto promesso dal Governo, getta anche l’ultima maschera, allineandosi a tutti i precedenti” afferma il Movimento No Tav.
”È dal 2001 che risentiamo le solite parole da parte dei vari presidenti del Consiglio, e quelle oggi di Conte, anche se condite dalla ‘responsabilità  del padre di famiglia’, non sono altro che la solita dichiarazione di chi cambia tutto per non cambiare niente, tenendo in piedi un dibattito in questi mesi, che è sempre stato ambiguo negli atti concreti, e questo è il risultato”.
Il Movimento va avanti “con la nostra lotta popolare per fermare quest’opera inutile ed imposta. Lo faremo come abbiamo sempre fatto mettendoci di traverso quando serve e portando le nostre ragioni in ogni luogo di questo Paese che siamo convinti stia con noi”.
Il Movimento No Tav annuncia una mobilitazione con migliaia di persone per sabato pomeriggio. “Dimostreremo fin da subito la nostra vitalità  con il festival Alta Felicità  che prenderà  il via giovedì – si legge in un comunicato diffuso sul web – portando migliaia di No Tav nella nostra Valle, e che porteremo tutti insieme a vedere il cantiere sabato pomeriggio”.
“Fermarlo è possibile, fermarlo tocca a noi!”, è l’impegno del movimento.

(da “Huffingtonpost”)

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MORRA: “TAV E’ PURA FOLLIA, TORNERO’ A INDOSSARE LA CRAVATTA NO TAV”

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

IL SEN. AIROLA VALUTA LE DIMISSIONE, M5S IN SUBBUGLIO … NUGNES: “O AVETE FALLITO O AVETE MENTITO”

Il Tav “in Val di Susa è pura follia. In un momento in cui tutti quanti acquistiamo attraverso l’e-commerce” o si parla di intelligenza artificiale, “scavare da l’idea di essere abbarbicati ad una idea fisica, muscolare di progresso. Questo non è il M5s”. Lo dice il grillino Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, in diretta su Facebook.
Morra sottolinea che “quello che è successo ieri sulla Tav mi e sembrato un passaggio infelice”. Per questo “chiedo a tutti di usare la nostra testa. Sappiamo tutti che qua dentro ci possono essere parole guerriere”.
“Se il Movimento 5 stelle è valori, idee e persone – aggiunge – che in coerenza portano avanti, se il M5s è questo allora dobbiamo chiuderci in silenzio, ragionare e fare la scelta più adeguata”
Per Morra “che sia in Val di Susa o in Val di Noto non è accettabile che si receda da certe nostre posizioni”. Ecco, io “qua ho una cravatta normale, ma per molto tempo ho portato una cravatta No Tav e con convinzione. Prossimamente mi vedrete di nuovo con quella cravatta e spero con me anche tanti altri”.
Morra prosegue: “Beppe e Gianroberto ci hanno insegnato che prima vengono i diritti delle persone poi i diritti degli azionisti, la ricerca del profitto. Noi non siamo sostenitori di una ideologia mercatista, noi vogliamo il rispetto delle persone”.
Airola pensa alle dimissioni. Anche il senatore Alberto Airola, al Corriere della sera, dice: “Sono affranto, non riesco a credere che questa nostra battaglia possa finire così”.
Si dimetterà ? “Dipende, valuterò nei prossimi giorni”, risponde Airola aggiungendo: “Qualcuno mi ha fatto notare che se mi dimettessi ora non conterei più nulla, invece bisogna restare in Parlamento per continuare a osteggiare quest’opera inutile e dannosa. E, in fondo, penso pure un’altra cosa” che “a dimettersi dovrebbero essere tutti gli altri 5 Stelle, non io che sono rimasto coerente”.
Per Airola, “Di Maio ha fatto una dichiarazione pilatesca. Sa benissimo che in Parlamento non abbiamo i numeri per bloccare l’opera. Dovevamo prima di tutto risolvere la questione tra di noi, con il nostro contraente, la Lega”.
La ex Nugnes: “O avete fallito o avete mentito”. Si fa sentire su Facebook anche l’ex senatrice M5s, Paola Nugnes: “Quando si confonde, o si finge di confondere, la funzione dell’esecutivo con la funzione del Parlamento – afferma – succede che si chieda alle camere di decidere su una questione come la Tav, solo perchè si sa che si sarà  sconfitti”.
Nugnes spiega: “E questa è una sconfitta che si sa e che si vuole, perchè non si ha la forza politica di prendere una decisione diversa o forse proprio perchè era questa la meta. In ogni caso si continuare a mistificare la realtà , a fare uso delle parole a proprio uso e consumo come fossero le carte di un prestigiatore. Direte che non abbiamo capito nulla, direte che le difficoltà  del reale cozza o con il ‘programma elettorale’ con le promesse, con i sogni, ma noi vi diciamo che o avete fallito o avete mentito”.

(da “Huffingtonpost”)

argomento: denuncia | Commenta »

BANKSY INDAGATO PER MURALES, CHIESTA L’ARCHIVIAZIONE: “E’ UN’OPERA D’ARTE”

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

IL “NAUFRAGO BAMBINO” DELLO STREET ARTIST ERA COMPARSO A MAGGIO SU UN MURO IN UN EDIFICO FATISCENTE SOTTOPOSTO A VINCOLI

La denuncia sociale gli è costata una denuncia penale, per imbrattamento. E, anche se con ogni probabilità  si concluderà  con un’archiviazione, la vicenda fa discutere, proprio come tutte le iniziative che lo vedono protagonista. Perchè lui è Banksy, lo street artist senza volto più famoso del mondo.
A maggio l’artista inglese – l’ipotesi più accreditata è che sia di Bristol – scelse Venezia come palcoscenico.
Realizzando e rivendicando come originale, pubblicandone la foto qualche giorno dopo sul suo profilo Instagram, un piccolo profugo che tiene in mano una sorta di torcia, per segnalare la sua presenza al mondo.
Come tela scelse la parete di un palazzo, affacciato su Rio Novo, a San Pantalon, a due passi da campo Santa Margherita. Un palazzo disabitato e privato. Ma vincolato, come gran parte degli edifici di Venezia, dal punto di vista storico e artistico.
Ecco perchè la Soprintendenza, più per una formalità  dovuta che per convinzione, nei giorni successivi alla comparsa del murales ha presentato denuncia alla procura di Venezia dove è stato aperto un fascicolo contro ignoti (Banksy) per violazione, restando nel campo delle leggi, del decreto 42/2004 che impone la richiesta di un’autorizzazione per intervenire, con decorazioni pittoriche, sulle pareti dei palazzi vincolati.
D’altro canto nella denuncia è la stessa Soprintendenza a evidenziare che, quel bimbo profugo non autorizzato e con la torcia in mano, è indiscutibilmente un’opera d’arte.
Tanto che, se il proprietario del palazzo volesse legittimamente ripristinare la parete, dovrebbe prima far staccare il dipinto. Per salvarlo e conservarlo.
Ipotesi remota, dal momento che, subito dopo l’apparizione del murales, nei siti delle agenzie immobiliari di lusso erano apparse le nuove foto del palazzo di San Pantalon, pubblicizzato come “l’edificio scelto da Banksy per Venezia”.
Aspetti commerciali a parte, è la stessa Soprintendenza ad augurarsi che il dipinto non venga rimosso, per garantire a tutti di vederlo nel luogo in cui è stato pensato. Con i piedi del bimbo che sfumano nell’acqua del rio.
Alla luce della valutazione artistica dell’opera, che non può quindi essere classificata come imbrattamento, e dell’impossibilità  di risalire a un nome e cognome per l’individuazione di Banksy, nelle scorse ore la procura di Venezia, con il pm Federica Baccaglini, ha chiesto l’archiviazione, anche se l’ultima parola spetta al giudice per le indagini preliminari.
Nuovo capitolo della saga Banksy a Venezia i cui collaboratori, sempre a maggio, durante una performance con la composizione di una serie di tele contro le grandi navi in laguna, vennero allontanati da San Marco dai vigili urbani. Anche in quel caso lo staff di Banksy era privo di permessi.

(da agenzie)

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ARATA. IL CARDINAL BURKE E GLI AFFARI DELLA LEGA ALL’OMBRA DELLA FONDAZIONE SCIACCA

Luglio 24th, 2019 Riccardo Fucile

LA SINGOLARE FONDAZIONE DOVE NEL “COMITATO SCIENTIFICO” FIGURA IL FUORICORSO MATTEO SALVINI

Al telefono ricordava a Sua Eminenza, con la deferenza che gli era dovuta per via della porpora, “se può fare quel famoso intervento su Giorgetti“.
E l’uomo di Chiesa rispondeva rassicurante: “Sì, sì, quando è il momento giusto sono pronto”. Ma per quale motivo Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia ora vicino alla Lega e socio occulto di Vito Nicastri nell’affare dell’eolico in Sicilia, chiedeva al cardinale Raymond Leo Burke una raccomandazione per il figlio Federico presso il futuro sottosegretario alla presidenza del Consiglio?
La risposta è nei legami che si creano all’ombra di un’organizzazione d’oltretevere in cui i vertici nazionali del Carroccio si incontrano con esponenti dell’ultraconservatorismo cattolico e pezzi dell’ultradestra italiana.
Perchè della Fondazione Giuseppe Sciacca il cardinale statunitense arcinemico di Papa Francesco è il presidente e nel suo comitato scientifico siedono Matteo Salvini e il suo vice, Giancarlo Giorgetti. Che alla fine Arata jr lo porterà  con sè a Palazzo Chigi.
Maggio 2018. Sono i giorni in cui prende forma il governo M5s-Lega. Le trattative sono concitate, il tempo stringe e chi punta ai posti che contano sa di dovere attivare tutti i canali possibili, anche quelli in Vaticano.
Così in quelle ore il braccio destro dell’imprenditore considerato dai pm vicino a Matteo Messina Denaro “auspicava un intervento dell’alto prelato direttamente su Giancarlo Giorgetti in favore di Siri”, si legge nell’informativa della Dia di Trapani depositata dai pm di Roma nell’inchiesta sulla presunta corruzione contestata al sottosegretario leghista Armando Siri.
In quella conversazione, Arata chiedeva al cardinale di intervenire anche in favore del figlio: “Federico mi ha chiamato adesso da Dubai … di ricordarle se può fare quel famoso intervento su Giorgetti dagli Stati Uniti — diceva intercettato al telefono l’allora consulente della Lega per l’energia, ora in carcere insieme all’altro figlio Francesco — ecco mi ricorda, ma lei non ha bisogno di essere ricordato”. “Sì, sì, quando è il momento giusto sono pronto, quando lei mi dirà  invierò subito a… (incomprensibile)…”, rispondeva accomodante e propositivo Burke, dando l’impressione di avere a cuore l’avvenire del virgulto di casa Arata.
Federico è un giovanotto dinamico. Estraneo all’inchiesta, frequenta il Viminale, vive tra Milano e Londra, gira il mondo, intrattiene negli Usa rapporti importanti con esponenti del sovranismo a stelle e strisce.
Come Ted Malloch, docente universitario coinvolto nel Russiagate e teorizzatore della disgregazione dell’euro, che nel febbraio del 2017 Donald Trump aveva provato a nominare (senza riuscirci) ambasciatore di Wahington all’Ue.
Sguazza confidente negli ambienti di quel movimento sovranista internazionale i cui estremi vanno dall’ultraortodossia cattolica americana al network innervato anche in Italia che fa capo a Mosca, Federico: si vanta di essere il tramite tra Salvini e Steve Bannon, ex consigliere di Trump, faro della far right Usa e animatore di quel The Movement che si propone di minare alle fondamenta l’Unione europea. Ma anche collaboratore dell’Istituto Dignitas Humanae organizzazione ultracattolica presieduta fino a giugno da Burke.
Tutto torna, sotto le insegne di Collepardo. Quando si tratta di fare pressioni perchè Siri diventi sottosegretario, gli Arata pensano al principale avversario di Bergoglio, che in ticket con il fondatore di Breitbart diventa il tramite per arrivare alla diplomazia Usa. “Nella serata del 17 maggio 2018 — annota la Dia   nell’informativa — Federico Arata chiama il padre Paolo dicendogli senza mezzi termini che Siri lo aveva chiamato poco prima chiedendogli di contattare l’ambasciatore americano in Italia (verosimilmente Lewis Micheal Eisenberg) affinchè costui intervenisse sul presidente Mattarella per ‘sponsorizzarlo’ per un incarico governativo. Poi aggiungeva che aveva provato a chiedere al cardinale Burke di avvicinare il suddetto ambasciatore, senza ottenere l’effetto sperato, atteso che il cardinale gli aveva riferito di non avere rapporti con quel diplomatico”.
Ma come sponsor per Siri gli Arata pensano anche a Bannon. “Gli ho scritto — dice Federico, intercettato — a quest’altro qua e lui è amico dell’ambasciatore”. “Cioe’ Bannon dici… stai parlando, giusto? — risponde il padre — Sì, sì …usalo perchè Armando è un amico“.
Sì, va bene l’amicizia, ma Paolo, cuore di papà , pensa anche all’avvenire del figlio.
Così chiama Burke. Ma perchè proprio lui? E chi ha dato il suo contatto agli Arata? Non è dato sapere. Il prelato è molto vicino a Salvini: sarà  per la passione con cui nei comizi pubblici sventola Bibbia e rosario (quest’ultimo regalatogli proprio dal porporato), ma per due volte il leader della Lega è stato in visita a casa del cardinale, a Roma, a due passi da piazza San Pietro.
Ad Arata serve “quel famoso intervento” per Federico, segno che della possibilità  di far crescere il giovane rampollo appassionato di relazioni internazionali tra la sponda leghista e quella vaticana si era già  parlato, e molto. à‡a va sans dire che il posto giusto potrebbe essere la Farnesina. E non da semplice funzionario: “Ecco invece dagli Stati Uniti se riesce, mi diceva Federico — dice ancora papà  Paolo a Burke — a far arrivare qualche messaggio… perchè se lui Federico andasse agli Esteri, come vice ministro sarebbe una cosa importante per tutti (…) anche per gli Stati Uniti perchè avendo un buon rapporto e … perchè rischia di andare agli esteri Di Maio e, ora capisce, e allora gli mettiamo a fianco Federico che è una bella garanzia, ecco… per tutti”.
Alla fine Arata jr firmerà  un contratto con il Dipartimento programmazione economica, secondo il Corriere della Sera “assunto a palazzo Chigi dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti”.
Che il 5 luglio 2018, a un mese dalla formazione del governo, entra in compagnia di Salvini nel Comitato scientifico della Fondazione Sciacca.

(da agenzie)

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