Luglio 28th, 2019 Riccardo Fucile
VILLE NELLE ZONE ESCLUSIVE DI SAN FRANCISCO, CARTE DI CREDITO, ALBERGHI DI LUSSO, SCUOLE PRIVATE… UNO E’ DI FAMIGLIA DI ORIGINE ITALIANA
La ricca e viziata ‘comunista’ Carola Rackete viveva in maniera semplice e salvava vite. Altri ricchi,
viziati e non comunisti, alloggiano in alberghi di lusso, bevono, si drogano e girano con coltelli.
Una vita da sogno, con ville nella zona più esclusiva di San Francisco, carte di credito a disposizione e viaggi per il mondo spesati da mamma e papà .
Questa la vita di Lee Elder Finnegan, 19 anni, e Gabriel Natale Hjorth, 18 anni, i due giovani americani rei confessi dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Studenti di una scuola cattolica, amici sui banchi del liceo, talenti dello sport.
I vicini di casa si dicono sconvolti, parlano di bravi ragazzi, ma ora si rivela la loro doppia vita, fatta di eccessi, droga e alcool ma lontano da casa.
Lee Elder Finnegan è nato a San Francisco nel 2000. Famiglia facoltosa, si diploma al liceo pubblico Tamalpais nella Mill Valley, dove incontra Natale Hjorth. Per un breve periodo, frequenta la prestigiosa scuola cattolica San Francisco Sacred Hearth Preparatory, dove la retta annuale è di circa 21mila dollari.
Qui Elder, un ragazzo alto e robusto, si afferma come talento del football e diviene, da matricola, titolare della squadra del liceo. Il suo profilo Instagram rivela i lati più oscuri di questo giovane borghese americano.
Nel mondo social si fa infatti chiamare “King of Nothing”, cioè re del niente e nella sua biografia, compare una sola frase: “La morte è garantita, la vita no”.
Gabriel Natale Hjorth ha 18 anni, anche lui residente a San Francisco. Ha conosciuto Elder sui banchi del liceo e da quel momento i due ragazzi hanno iniziato a frequentarsi.
Famiglia di origini italiane, era arrivato a Roma prima dell’amico per salutare alcuni parenti. Il padre Fabrizio consulente finanziario e la madre Heidi agente immobiliare della Golden Gate Sotheby’s.
Come il compagno, studente mediocre, diplomato senza particolari meriti. Poco attivo sui social, Natale possiede solo un profilo su SoundCloud, dove condivide con i suoi pochi follower le sue passioni musicali
Qui, ha pubblicato nei giorni scorsi una foto che lo ritrae pieno di buste davanti alla boutique di Gucci, dove si è divertito a fare shopping prima dell’omicidio del vicebrigadiere.
Le vacanze romane erano state pagate probabilmente da Elder e dovevano essere parte di un viaggio più lungo in giro per l’Europa. Obiettivo divertirsi e sballarsi con droga e alcool. Un altro volto, questo, dei due ragazzi dell’alta borghesia americana.
(da Globalist)
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Luglio 28th, 2019 Riccardo Fucile
IL PRECEDENTE DI AMANDA LASCIA PRUDENTI I MEDIA USA
Gli Stati Uniti offriranno a Gabriel Christian Natale Hijorth e Finnegan Lee Elder l’assistenza consolare appropriata, come sempre avviene nei casi di cittadini americani arrestati all’estero.
Il Dipartimento di Stato, tramite un portavoce, si è detto al corrente del caso ma non si è sbilanciato in nessun altro commento.
Intanto la vicenda dei due 19enni di San Francisco fermati a Roma per l’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega rimbalzano sui media americani che, nel raccontare l’incidente, ricordano il caso giudiziario di Amanda Knox, condannata e poi assolta per l’omicidio di Meredith Kercher.
“La narrativa è per ora dettata dalla polizia”, afferma la corrispondente della Cnn a Roma, constatando come sulla vicenda ci sono ancora molti punti da chiarire. “Aspettiamo di sentire anche la versione dei ragazzi. Il legale di uno di loro per ora ha rivendicato il diritto a non rispondere”, aggiunge la Cnn.
Sugli schermi delle maggiori reti televisive si susseguono le immagini di Rega e della centrale di polizia di Piazza Farnese, dove prestava servizio. “È orribile, era sposato solo da 43 giorni”, commentano su Cbs dopo l’ampio servizio dedicato alla vicenda dal loro corrispondente Seth Doane, posizionato di fronte al carcere di Regina Coeli.
I siti e i quotidiani decidano spazio al caso presentando le prove offerte dagli agenti italiani, dal coltello rinvenuto nella stanza d’albergo agli abiti indossati nel corso dello scontro che ha portato alla morte, con otto coltellate, di Rega
E mettono in evidenza come inizialmente l’omicidio era stato attribuito a due nordafricani immigrati. Molte delle corrispondenze da Roma riportano i tweet e i commenti del vice premier Matteo Salvini in maniera critica.
I due ragazzi di San Francisco fermati hanno frequentato il liceo di Tamalpais, al quale si sono diplomati nel 2018 senza – trapela dal programma della cerimonia di diploma – grandi meriti scolastici. I loro sono infatti fra i pochi nomi senza asterisco, ovvero senza onorificenze. La graduatoria stilata prevede infatti il maggior numero di asterischi per gli studenti con il punteggio più alto
Le autorità americane per ora mantengono il riserbo, limitandosi solo a ricordare i servizi che il Dipartimento di Stato offre in casi analoghi, dall’aiuto a contattare avvocati che parlano inglese all’assicurare che sia fornita l’appropriata assistenza medica, all’offerta di indicazioni generali sui locali sistemi giudiziari.
“Siamo pronti – si legge sul sito del Dipartimento di Stato Usa – ad assistere cittadini incarcerati e le loro famiglie nei limiti della nostra autorità in linea con le leggi internazionali e straniere”.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 28th, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE IL COMANDANTE DELL’ARMA CONDANNA IL COMPORTAMENTO DEI CARABINIERI CHE HANNO BENDATO IL GIOVANE ACCUSATO DI CONCORSO IN OMICIDIO E PROVVEDE ALLA SOSPENSIONE DEI MILITARI, IL PARTITO DEL MINISTRO DEGLI INTERNI PENSA A GIUSTIFICARE UN COMPORTAMENTO DA REGIMI SUDAMERICANI
Basta una sola domanda per scatenare la gogna. 
L’account ufficiale della Lega — Salvini premier ha condiviso l’articolo del Corriere della Sera sulla foto scattata in caserma a Gabriel Hjorth, uno dei due complici dell’assassinio del carabiniere Mario Rega Cerciello.
E ha chiesto ai suoi followers: «Alcuni giornali sostengono che si tratti di una FOTO CHOC, voi che cosa ne pensate?».
La domanda, lo ricordiamo, è stata fatta dallo stesso partito del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Riguarda un episodio che lo stesso generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri aveva definito increscioso e al di fuori di qualsiasi protocollo. Per questo motivo, infatti, è stata avviata un’indagine interna.
Tuttavia, il partito di maggioranza relativa in Italia (almeno secondo gli ultimi sondaggi) si chiede se davvero quella fotografia possa essere definita choc.
Al di là della gravità delle accuse per Gabriel Hjorth e per il suo amico Elder Lee, non si può trattenere un indagato in quelle condizioni, nè possono essere diffuse su chat o su qualsiasi altro supporto delle immagini relative a persone in stato di fermo. Ricordiamo cosa avvenne con il video emozionale su Cesare Battisti, quando quest’ultimo arrivò — dopo l’arresto — all’aeroporto di Ciampino.
Tutte le fasi della sua registrazione, delle foto segnaletiche, del suo arrivo nei luoghi di massima sicurezza furono assolutamente criticate anche dallo stesso ministro Alfonso Bonafede che ne diffuse per primo i contenuti sui social network.
Intanto, la Lega lancia il suo particolarissimo sondaggio, quasi a testare l’umore della folla su quella che potrebbe configurarsi come una violazione dei diritti degli indagati. E a capire quanto in là possa spingersi. A giudicare dai commenti, troverebbe terreno fertile.
La gogna mediatica, infatti, è già partita: «No perchè dopo un omicidio vogliamo offrire caffè e brioches?”
Inoltre, oltre a tastare l’umore, il post della Lega ha anche l’obiettivo nascosto di creare una sorta di contrapposizione tra i cittadini che si indignano per la morte del carabiniere e i giornalisti che invece parlano di ‘foto choc’. Come a mettere una distanza tra la politica, i cittadini e i canali che diffondono — anche in maniera critica — le informazioni.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 28th, 2019 Riccardo Fucile
ACCUSATO DI CONCORSO NELL’OMICIDIO DEL CARABINIERE, FOTOGRAFATO IN CASERMA E FOTO DIFFUSA…NON SIAMO ANCORA IN SUDAMERICA, BEN HA FATTO L’ARMA DEI CARABINIERI A SOSPENDERE I MILITARI
Questa foto è stata scattata venerdì 26 luglio in un ufficio del Reparto investigativo dei carabinieri di via In Selci, a Roma. Il ragazzo a capo chino, ammanettato dietro alla schiena, con un foulard stretto intorno agli occhi che gli impedisce la vista è il cittadino americano Gabriel Christian Natale Hjorth, 18 anni, accusato di concorso nell’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega.
Qui, il corpo del “reo” racconta altro.
Racconta il contesto emotivamente stravolto in cui un indiziato di reato è stato fermato e l’effetto a catena che ha prodotto.
Mentre il vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini qualificava come «bastardi» i due fermati dai carabinieri, pronunciando contestualmente la sentenza definitiva di «condanna a vita ai lavori forzati» , in una caserma dei carabinieri accadeva quello che questa foto documenta.
Gabriel Christian Natale Hjorth perdeva ogni diritto di habeas corpus. Privato della libertà e prima ancora di essere sentito da un magistrato, diventava un trofeo (magari da condividere via social) cui far pagare il conto per la morte di un collega.
Nell’effetto per giunta straniante che vede il capo chino di quel ragazzo visivamente incorniciato dalle foto che sul muro dell’ufficio ricordano il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Il generale Roberto Riccardi, portavoce del Comando generale, ha definito l’immagine «due volte intollerabile» . «Intollerabile in sè e intollerabile che sia stata scattata e divulgata».
A Francesco Gargaro, Comandante provinciale di Roma, il Comando generale ha delegato un’immediata indagine interna. «Quello che è accaduto è inaccettabile – dice – L’indagine interna per accertare responsabilità disciplinari e penali ha già individuato i responsabili. I militari in questione sostengono che il fermato fosse stato bendato per non riconoscere sui monitor dei pc le immagini di altri sospettati. In ogni caso, abbiamo già denunciato alla magistratura quanto accaduto e gli esiti dei nostri accertamenti».
Ne va preso atto. Con una sola chiosa: i monitor dei pc sono spenti.
(da agenzie)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
NON SOLO NON ESISTONO LAVORI “FORZATI” MA IL PARAGONE CON L’AUSTRIA E’ CAMPATO IN ARIA, SI LEGGA LA NORMATIVA AUSTRIACA PRIMA DI DIRE CAZZATE
“Stiamo mutuando da alcuni paesi europei anche la forma del lavoro obbligatorio in carcere perchè
è troppo comodo uccidere e poi starsene sdraiati sul lettino”: Matteo Salvini a Unomattina ha precisato meglio rispetto a Twitter cosa intendeva quando parlava di lavori forzati per i detenuti.
L’idea non è nuovissima e ovviamente non è esente da un alto grado di fanfaronate, visto che secondo il ministro dell’Interno si fanno talmente tanti soldi con il lavoro dei detenuti da aumentarci gli stipendi della polizia penitenziaria (si tratta di una sciocchezza, secondo il modello proposto dallo stesso ministro).
Salvini questa cosa l’aveva già proposta durante la campagna elettorale per le elezioni 2018. E ne aveva parlato nel luogo più serio che conosceva all’epoca, ovvero su Twitter. E sparandola evidentemente grossa
In realtà in Austria non funziona come crede il ministro.
Funziona invece così:
Ogni detenuto ha l’obbligo, durante il periodo di permanenza in carcere, di contribuire alle spese derivanti dal proprio mantenimento. Il contributo è pari al 75% dell’indennità che il detenuto percepisce per l’attività lavorativa svolta e ne sono esenti i detenuti che per fatto a essi non imputabile, non sono in grado di lavorare. I Gefangenen sono obbligati a svolgere l’attività lavorativa a essi assegnata, ma non possono essere adibiti a lavori gravemente pregiudizievoli per la loro salute ( § 44, comma 2, StVG); devono in ogni caso esercitare attivita’ di lavoro che sia utile.
Come si vede il detenuto in Austria paga le spese del suo mantenimento con una trattenuta sullo stipendio che percepisce e che è pari a tre quarti dei soldi che guadagna lavorando. Non va a spaccare le pietre nel deserto come i Bassotti nelle avventure di Zio Paperone (ecco perchè Salvini preferisce Topolino all’Espresso, anche se non è ricambiato) e viene pagato per il suo lavoro.
Davvero il ministro vuole introdurre un principio del genere obbligatorio per tutti e pagarlo, come in Austria?
E c’è anche altro:
Tutti i lavori necessari, all’interno delle JVA, devono essere eseguiti da detenuti; se i detenuti non possono essere impiegati in questi lavori, sono tenuti a prestare attivita’ lavorativa in favore di pubbliche amministrazioni o a svolgere lavori socialmente utili, a produrre oggetti destinati alla vendita; vendita, alla quale provvede la JVA. Se non vi è pericolo di fuga, i detenuti sono ammessi a lavorare all’esterno degli stabilimenti carcerari, prestando attivita’ lavorativa in favore d’imprese convenzionate con la JVA.
Davvero Salvini vuole impiegare i detenuti obbligatoriamente in lavori socialmente utili o nella pubblica amministrazione?
Con tutti i potenziali effetti che questo potrebbe avere sul mercato del lavoro, ad esempio? Attendiamo che il ministro porti una proposta concreta, visto che ne parla dal gennaio 2018.
Ciò che propone il ministro contrasta pure con l’ordinamento penitenziario
L’art. 20 sostituito dal d.lgs. 124/2018 che riforma l’ordinamento penitenziario, definisce le principali caratteristiche del lavoro negli istituti penitenziari.
1 — Il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo (Carattere che ricalca i contenuti dell’art. 71 delle regole minime Onu ed è confermato dell’articolo 26,1 delle regole penitenziarie europee — adottate con la raccomandazione R 2006 2 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che considerano il lavoro elemento positivo del trattamento)
2 — ed è remunerato. L’art. 22 sostituito dal d.lgs. 124/2018 sulla determinazione della remunerazione, stabisce che la remunerazione per ciascuna categoria di detenuti e internati che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria è stabilita, in relazione alla quantità e qualità del lavoro prestato, in misura pari ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi.
Si attende quindi la proposta sul lavoro obbligatorio in carcere, vedendo se sarà chiaramente rubricabile alla voce sciocchezza elettorale, come l’idea dei lavori forzati.
Se mai arriverà .
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
I MANIFESTANTI HANNO SFONDATO LA ZONA ROSSA DIMOSTRANDO CHE “IL CANTIERE E’ VIOLABILE E NON MOLLEREMO”
Hanno sfondato la cortina di ferro e sono arrivati vicinissimi al cuore del cantiere per piazzare il loro striscione con su scritto: “Solo noi possiamo fermare la Tav”.
Dal punto di vista simbolico oggi il Movimento contro l’Alta velocità Torino-Lione ha vinto la partita perchè è arrivato lì dove voleva arrivare, cioè nella zona rossa della Val di Susa. Nell’area vietata, delimitata da barriere, cancelli e filo spinato: “Non succedeva da anni”.
Il popolo No-Tav esulta quando il cancello verde si apre dopo oltre mezz’ora di tentativi con ogni tipo di attrezzo contundente e dopo il lancio di lacrimogeni da parte della polizia
Dal punto di vista politico però ormai è certo che la costruzione della Torino-Lione non è stata bloccata. E nel giorno in cui il governo manda all’Europa la lettera formale per dare il via libera alla grande opera, i No Tav marciano per dieci chilometri sui sentieri della Val di Susa.
Nel verde fitto di questi boschi parte la nuova sfida a Matteo Salvini che ha militarizzato la zona e al Movimento 5 Stelle “traditore e venduto”.
Oltre quaranta No-Tav si vestono di nero. Cappucci sul volto e maschere. Si sganciano dal lungo fiume di manifestanti e vanno verso il cancello della zona rossa.
Uno dei tanti perchè, nei boschi della Val di Susa “è come se ci fosse una fortezza, è tutto chiuso. Ci hanno privato di tutto”, dicono i manifestanti.
Rumore di flex quasi assordante, pinze, martelli: “I popoli in rivolta scrivono la storia. No-Tav fino alla vittoria”, urlano a squarcia gola . Qui sono arrivati anche molti attivisti francesi con i lori cori.
Mezz’ora di lavoro per passare dall’altra parte, tagliare il filo spinato e aprire il varco. Il corteo intanto si avvicina, in marcia ci sono tra le diecimila e le quindicimila manifestanti, nonostante il nubrifagio abbattutosi sulla zona
Quando la polizia lancia i lacrimogeni, le persone iniziano a fuggire, i sentieri adesso sono stretti, si crea come un tappo e se da un lato c’è la montagna dall’altro c’è il dirupo.
I No-Tav incappucciati continuano con la sega a distruggere la barriera e quando ci riescono con le pinze distruggono tutto ciò che trovano. Sono del gruppo Askatasuna e sono stati già denunciati. Ma la conquista della zona rossa ormai è avvenuta. “Qualcuno ha un martello? Così rompiamo anche il magnete”, chiede uno di loro.
C’è rabbia tra i manifestanti. C’è la rabbia di chi si sente tradito. “Non abbiamo mai avuto governi amici”, dice Dana Lauriola dal megafono all’inizio della marcia. Ma è innegabile che nel Movimento 5 Stelle in tanti ci hanno creduto.
Come Angela arrivata da Aosta o Paola da Perugia: “Qui c’è tantissima gente che ha votato per il Movimento 5 Stelle che era riuscito a portare nelle istituzioni la protesta. Ha sempre detto di fare da argine ed è per questo che in Italia non ci sono i gilet gialli. Ma adesso?”.
Il leader storico del Movimento contro l’Alta velocità , Alberto Perino, apostrofa Luigi Di Maio, Laura Castelli, Luca Carabetta come “dei traditori, venduti”.
Il clima è questo. I No-Tav, se prima avevano creduto nel Movimento 5 Stelle, adesso si sentono soli: “Fermare la Tav tocca a noi”.
I boschi attorno al cantiere sono invasi. Il corteo si sparpaglia attorno alle recensioni. “Mettiamoci qui, così facciamo pressione alla polizia”, si sente dire.
Una dei leader invita tutti a restare e aspetta che i manifestanti arrivino nei punti di punti raccolta: “Più siamo e meglio è adesso. Non è finita. Facciamo scendere la gente della Valle così non ci rompono i coglioni”.
In questo modo per la Polizia è più complicato rispondere perchè una valanga umana si riverserebbe nella scarpata. Un gruppo va verso un’altra barriera ed ecco un lancio di sassi contro le Forze dell’Ordine. Il cancello principale, oltre il quale inizia il cantiere, è bloccato da un camion della polizia con un idrante. Impossibile oltrepassarlo, i manifestanti neanche ci provano.
Quando inizia a scendere la sera i No-Tav dalle colline lanciano bombe carta contro la polizia in assetto anti sommossa. La polizia risponde con una raffica di lacrimogeni.
Nell’aria c’è fumo e quasi non si vede più nulla in questi boschi. Si torna indietro e si percorre tutto il percorso al contrario lasciandosi alle spalle la zona rossa e quel cancello buttato già . Il filo spinato è finito nella scarpata. La zona rossa è stata violata, ma prestissimo sarà anche ripristinata. Fino a quando?
(da “Huffingonpost”)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
ALLO STUDIO DEL GOVERNO L’ELIMINAZIONE DELLA AGEVOLAZIONE FISCALE DIFFERENTE TRA GASOLIO E BENZINA
Il tormentone di Matteo Salvini sulle accise rischia di trasformarsi da comico a tragico. Il Capitano
aveva promesso che se avesse vinto le elezioni avrebbe tagliato le tasse su benzina e gasolio al primo consiglio dei ministri.
Poi la sua promessa ha fatto la fine di quella dell’uscita dall’euro: è passata in cavalleria.
Ma adesso un progetto della maggioranza per la prossima legge di bilancio mette nel mirino le agevolazioni fiscali per rimediare soldi per la riforma fiscale che potrebbe essere una flat tax o una riduzione delle aliquote Irpef.
E tra queste agevolazioni fiscali da togliere c’è anche l’accisa differente tra gasolio e benzina. Che verrebbe cancellata provocando un rialzo del prezzo del diesel. Ovvero il contrario di quanto promesso da Salvini.
Spiega oggi Mario Sensini sul Corriere della Sera:
Rispetto al quadro rappresentato dall’ultimo Rapporto presentato dal governo Gentiloni, i 75 bonus anti-ecologici, tanti sono, sono cresciuti in valore di 500 milioni. Tutti «adottati con motivazioni degne e legittime» sottolinea Costa nel rapporto,ma «che hanno effetti ambientali negativi, danno segnali di prezzo sbagliati, se non perversi, rispetto alle scelte di consumo, produzione e investimento». Prima tra tutti l’accisa sul gasolio ridotta rispetto a quella della benzina. La tassazione più bassa costa allo Statola bellezza di 4,9 miliardi di euro all’anno, anche se «sotto il profilo ambientale il gasolio non merita un trattamento preferenziale».
Anzi «l’aliquota sul gasolio dovrebbe essere innalzata al livello della benzina» dice il ministero dell’Ambiente, anche se è noto che il ministero dello Sviluppo guidato da Luigi Di Maio preferirebbe semmai un allineamento a metà strada
Ma vista la credibilità del ministro su ILVA, TAV e TAP, gli automobilisti non possono stare così tranquilli.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
SE UNO NON NULLA DA NASCONDERE NON CRIPTA I DATI DEL PROPRIO TELEFONINO… I TECNICI DELLA PROCURA DI MILANO CI HANNO MESSO QUALCHE GIORNO PER DECODIFICARE I DATI OCCULTATI
Il telefono cellulare di Gianluca Savoini diventa sempre più protagonista della storia dei rubli alla Lega da Mosca.
Il dispositivo sembra rappresentare sempre più un pericolo per Matteo Salvini, e infatti la difesa del presidente dell’Associazione LombardiaRussia sta tentando di farselo restituire.
Intanto, però, racconta oggi Il Messaggero in un articolo a firma di Valentina Errante, si scopre che i dati sul suo telefono erano criptati
È stato necessario qualche giorno in più del previsto per i tecnici della procura di Milano, incaricati di eseguire la copia forense del cellulare di Gianluca Savoini. L’ex portavoce di Salvini, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, accusato di corruzione internazionale per una presunta tangente su una fornitura di petrolio da Mosca che avrebbe dovuto finanziare la campagna elettorale del Carroccio e accreditato dal ministero dell’Interno nelle delegazioni ufficiali del Governo, aveva protetto i dati contenuti nel suo telefono con sistemi di criptazione che hanno ostacolato l’attività degli inquirenti.
Problemi che sarebbero stati risolti solo nelle ultime ore. I militari della Guardia di Finanza però avevano già in mano i tabulati, che danno conto dei contatti telefonici e di sms di Savoini, tra i quali ci sono anche quelli con Matteo Salvini.
Adesso l’ultimo elemento consentirà ai pm milanesi di ricostruire il prima e il dopo meeting del Metropol, dove Savoini e gli altri indagati dell’inchiesta, l’avvocato d’affari Gianluca Meranda e l’ex consulente bancario Francesco Vannucci, trattavano con i burocrati russi sulla fornitura di petrolio.
Un passo avanti per accertare a che punto fosse l’accordo al quale prendeva parte l’uomo che gli inquirenti considerano «della Lega».
Anche Vannucci e Meranda, intanto, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame per annullare i sequestri avvenuti la scorsa settimana.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile
PER LA PRIMA VOLTA SULLA PAGINA “LEGA-SALVINI PREMIER” RIMOSSI POST RAZZISTI
Stephen Ogongo, giornalista e fondatore del portale online ‘Cara italia’, ha annunciato che per la
prima volta Facebook ha rimosso contenuti della Lega e di Salvini dopo una sua segnalazione.
Dopo aver segnalato la pagina Facebook ‘Lega — Salvini premier’, che conta oltre 500mila follower, Ogongo ha ricevuto un messaggio dal servizio assistenza in cui si legge: “Dopo aver esaminato la pagina, abbiamo riscontrato che alcuni contenuti non rispetto i nostri Standard della community. Abbiamo rimosso quei contenuti specifici (ad esempio foto e post) anzichè l’intera pagina”.
Secondo Ogongo, originario del Kenya e residente in Italia da oltre 20 anni, è la prima volta che in Italia vengono rimossi dei post di Salvini:
“Si tratta di un segnale piccolo, ma di una bella soddisfazione, perchè solo pochi giorni fa abbiamo lanciato una campagna indirizzata a Mark Zuckerberg il fondatore di Facebook, in cui lo sfidiamo a chiudere tutte le pagine social di Salvini e della Lega”. Un video che in poco più di una settimana ha totalizzato oltre 160mila visualizzazioni.
Nell’intervista che Ogongo ha rilasciato all’agenzia di stampa DIRE afferma che “Normalmente pagine Facebook che alimentano discorsi d’odio generano molto traffico per l’Azienda. Non è un caso che dietro a pagine di questo tipo, lavorino nutriti staff, e che contino anche utenti molto attivi”.
Un meccanismo, questo, che “genera più soldi, anche grazie alla pubblicità ”. La maggior parte dei contenuti che il vice-premier pubblica ogni giorno, riprende Ogongo, “sono sponsorizzati. Ma quando su Facebook si paga una somma per promuovere un post, uno staff valuta che quel messaggio non violi le policy aziendali”.
(da “NextQuotidiano”)
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