Destra di Popolo.net

LA RIBELLIONE SILENZIOSA DELLA GUARDIA COSTIERA ITALIANA CONTRO SALVINI

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

GLI UOMINI DELLA GUARDIA COSTIERA DI NUOVO OSTAGGI SOTTO RICATTO DI UN BULLO

Dio strabenedica la “Gregoretti”. Dio strabenedica l’ammiraglio Pettorino. Dio strabenedica i suoi alti ufficiali, in divisa bianca. E i suoi uomini, servitori dello Stato, che si fanno soldati della Costituzione e della legge del mare salvando 141 vite e finendo “sequestrati” solo per questo gesto.
C’è qualcosa di scandaloso, nell’atto persecutorio che per la terza volta colpisce la Guardia Costiera, e c’è qualcosa di eroico nella fermezza silenziosa e composta con cui gli uomini di Pettorino reagiscono: senza fare polemica, ma senza deflettere di un millimetro dalla loro missione.
I fatti sono noti: il Viminale nega lo sbarco a Lampedusa alla “Gregoretti”, lo nega anche alla nave della Guardia costiera italiana che ha accolto a bordo i migranti soccorsi giovedì 25 luglio dal peschereccio «Accursio Giarratano» a cinquanta miglia da Malta.
E ovviamente il capitano (di latta) Matteo Salvini ha parlato: «Ho dato disposizione — dice il ministro dell’Interno aprendo così un nuovo caso Diciotti — che non le venga assegnato nessun porto prima che ci sia sulla carta una redistribuzione in tutta Europa dei migranti a bordo».
Quindi gli uomini della Guardia Costiera sono di nuovo sotto ricatto, di nuovo bloccati e inibiti a sbarcare.
Solo che questa volta non ci sono alibi, veri o fittizi: non si tratta dei “pirati ai caraibi”, o delle fantomatiche “Ong criminali”, dei mostruosi “taxi del mare”, ma di un corpo dello Stato, una nave della Marina che batte bandiera italiana e risponde agli ordini di un ministro del governo. Salvini — quindi — il nuovo “caso Diciotti” non lo sta evitando, lo sta creando.
Adesso — dunque — la contesa sul diritto al salvataggio in mare e sull’individuazione dell’approdo nel porto più sicuro coinvolge anche le imbarcazioni della nostra Guardia costiera, in questo caso la «Gregoretti», bloccata al largo coi migranti salvati a bordo
Il comandante del peschereccio di Sciacca, in provincia di Agrigento, ci ha raccontato una storia semplice e terribile: lui che raccoglie i naufraghi, Malta che non risponde all’sos (vergogna). E lui, per salvare quelle vite, chiede il soccorso del suo paese, come era ovvio e inevitabile. Una nave italiana, secondo la legge, è già  Italia.
Sulla strada del ritorno verso Lampedusa, dopo il diktat di Salvini, lo scenario diventa surreale: da una parte il Viminale, dall’altra i nostri militari.
Fonti del Ministero dicono che della vicenda è stata investita la Commissione europea, con l’obiettivo di allargare e condividere il ricollocamento (cosa giusta) ma questo non può essere un alibi.
Una nave di un corpo dello Stato non può essere sequestrata da un altro corpo dello Stato. Gli uomini dell’Ammiraglio Pettorino non sono lì per divertirsi, o anche per una lodevole missione umanitaria. Sono lì perchè eseguono ordini: pensare di poterli mettere in quarantena è una vergogna.
Dice ancora Salvini: «Nessuno sbarcherà  finchè non ci sarà  nome, cognome e indirizzo dei Paesi che ospiteranno i migranti: fidarsi è bene, ma io faccio come San Tommaso».
Solo che adesso una voce deve levarsi. La vicenda riguarda anche il ministro dei Trasporti M5S Danilo Toninelli
Il M5s non può pensare di recuperare un voto finchè alcuni dei suoi ministri, che occupano posti di responsabilità  cruciale, latitano o tacciono quando vengono chiamato in causa. Toninelli   certifica con il suo silenzio sulla Gregoretti la sua non responsabilità . E quindi dimettersi.

(da Tpi)

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SASSI CONTRO I BRACCIANTI NEL FOGGIANO, IL GAMBIANO FERITO DALL’OSPEDALE: “PERCHE’ LO HANNO FATTO? IO ANDAVO A LAVORARE”

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

KEMO FATTY, 22 ANNI, RACCONTA L’AGGRESSIONE SUBITA: COLPITO DA UN SASSO DI DUE CHILI LANCIATO DA UN’AUTO IN CORSA MENTRE SI RECAVA AL LAVORO IN BICICLETTA… DOVRA’ ESSERE OPERATO

«Erano le 4 di mattina e stavo andando al lavoro in bicicletta coi miei quattro amici. Ho solo visto un’auto che veniva verso di me e un sasso che mi arrivava addosso. Mi ha colpito sull’occhio e sono caduto contro un altro ragazzo. Avevo paura di essere investito. Poi sono svenuto e non ricordo più nulla. Era buio e non ho visto quanti erano su quella macchina». È il racconto di Kemo Fatty, 22 anni del Gambia, il ragazzo ferito il 23 luglio alla periferia di Foggia. L’ultima di 4 aggressioni in appena 10 giorni, contro 9 immigrati africani.
Lo incontriamo, assieme ai volontari delle Caritas di Foggia-Bovino, Cerignola-Ascoli Satriano, San Severo, Manfredoni-Vieste, nell’ospedale di San Giovanni Rotondo dove sarà  operato nei prossimi giorni.
«Ha un ferita scomposta dello zigomo e un calo della vista — spiegano i medici —. Ora dovremo fare altri controlli per vedere se rientrerà ».
Kemo è a letto e ha l’aria molto provata. «Andavo solo a lavorare, non ho fatto niente di male». Parla un po’ l’italiano ma soprattutto il Wolof, la lingua parlata in Gambia e Senegal. A tradurre è Khady, operatrice di Caritas Foggia-Bovino.
E piano piano il ragazzo, quasi sottovoce, racconta. Anche che per ora nessuno è venuto a interrogarlo. Davvero strano. Eppure sul referto dell’ospedale c’è scritto «riferisce di aver avuto un aggressione».
Kemo ci fa vedere lo sconvolgente video girato da uno degli amici subito dopo l’aggressione. Si vede lui a terra col viso coperto di sangue e la pietra che lo ha colpito. È molto grande e pesante, sicuramente più di due chili.
È evidente l’intenzione degli aggressori di fare molto male, non è esagerato parlare di tentato omicidio. Per questo è ancora più strano che non siano state ancora verbalizzate le sue dichiarazioni. Il ragazzo dà  a Khady il numero di uno dei ragazzi che erano con lui. L’amico racconta che la polizia è arrivata sul posto, hanno raccolto il loro racconto, fotografato i documenti e visto il grande sasso.
E hanno detto che il ragazzo doveva andare a denunciare dopo aver lasciato l’ospedale. Davvero strano, perchè come ha parlato a noi lo poteva fare anche a loro.
I volontari della Caritas si informano anche sul suo permesso di soggiorno. Dice di essere arrivato in Italia nel 2016 e di aver fatto domanda d’asilo a Cagliari. Ma gli è stata respinta. Non ha fatto ricorso ma ora un avvocato lo sta seguendo per vedere se è ancora possibile. Ma lui ha un solo desiderio. «Vorrei avere il permesso di soggiorno per lavoro, perchè io sono qui per lavorare».
E mentre andava a lavorare è stato ferito. Sarà  possibile farglielo avere proprio per questo atto violento e razzista? Il decreto sicurezza non lo prevede, ma i volontari ci proveranno. Kemo intanto ci fa vedere un altro video di lui e degli amici sorridenti a un concerto. «È il giorno prima. Vedi come eravamo felici».

(da “Avvenire”)

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IL MONOLOGO DI SALVINI A UNOMATTINA CON IL SUO BIOGRAFO POLETTI CHE GLI TIRAVA LA VOLATA

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

UN MOMENTO ALTISSIMO DI TELEVISIONE RUSSA: IL POLITICO INTERVISTATO DAL SUO EX PORTAVOCE… LA FICCANTE DOMANDA DI POLETTI: “LA MUSICA E’ CAMBIATA CON LEI, SIGNOR MINISTRO”

Ieri mattina alle 10 e 20 finalmente a Unomattina si è verificato un momento di altissima televisione che si attendeva da qualche tempo: Matteo Salvini si è fatto intervistare dal suo ex portavoce Roberto Poletti. Poletti, che ha anche scritto una biografia di Salvini, ha interrotto come una breaking views la collega che parlava dell’omicidio di Mario Cerciello Rega per introdurre il ministro dell’Interno, al quale ha fatto subito una cattivissima domanda a bruciapelo: “Signor ministro, lei ha usato parole molto dure. Le vuole ribadire qui stamattina?“.
Salvini, evidentemente spiazzato dall’aggressività  ficcante della domanda dell’interlocutore, ha cominciato a parlare così a ruota libera prima chiedendo una preghiera per il carabiniere ucciso, poi ha fatto sapere che ad ucciderlo “sono stati due stranieri, che strano…” e infine ha detto di sperare che i due assassini (anche se ad essere accusato di omicidio per ora è solo Elder Lee) “passino il resto della loro vita in carcere lavorando”, ma senza parlare di lavori forzati anche se ha voluto virare il discorso parlando di forme di lavoro obbligatorio in carcere che vuole introdurre addirittura “a livello europeo”.
Poi ha parlato della pistola elettrica che farà  introdurre a breve e ha concluso definendo gli assassini “due bastardi”. A quel punto l’altra conduttrice Valentina Bistri ha interrotto l’idillio ricordando che Rega era sposato da solo 43 giorni e che ha sacrificato la sua vita.
Salvini ha ricominciato illustrando per sommi capi la ricostruzione dell’omicidio — peraltro con molte differenze rispetto a quella trapelata dalla procura — e Poletti ha ripreso la parola mostrando l’immagine del matrimonio di Rega, un’altra domanda ficcante per Salvini.
Il quale, in chiara difficoltà  per parare il colpo, ha cominciato a dire che “ne hanno fatti arrivare troppi, centinaia di migliaia, quelli che vediamo nelle città  che non fanno niente bisogna rispedirli a casa” (ovviamente parlando di immigrati).
È importante qui segnalare che il ministro ha continuato a parlare di immigrazione e delinquenza collegandola ai fatti di via Pietro Cossa. Dodici ore dopo era ormai chiaro che a uccidere il carabiniere fossero stati due turisti americani che l’indomani avevano l’aereo prenotato per tornare in California. Poletti annuiva e annuiva.
Poi piazzava il colpo da maestro tipico del grande intervistatore che non ha nessun timore reverenziale nei confronti dei potenti: “Lei sta dicendo ai cittadini che ci ascoltano, a quelli che sono preoccupati per la loro sicurezza — perchè ricordiamo che l’assassino e il suo complice sono liberi in questo momento…“.
Salvini, in chiara difficoltà , l’ha interrotto per raccontare quanti poliziotti ha assunto e quante telecamere ha fatto installare. Ma ha anche sottolineato che ci vuole la paura, perchè i giudici alla fine fanno uscire troppo poco: “I delinquenti devono tornare ad aver paura”.
E qui il conduttore di Unomattina non poteva esimersi dall’attacco frontale: “Lei, ministro, ci sta dicendo che la musica è cambiata“. E Salvini ha vacillato, ormai sull’orlo del k.o. tecnico, messo alle strette dall’intervistatore in quello che ricorderemo come un momento di alta televisione, altro che Santoro al telefono con Berlusconi.
“Ma guardate noi ci stiam mettendo l’anima, entreranno in servizio nuovi poliziotti, anche carabinieri e vigili del fuoco, poi è chiaro che la giustizia va riformata, per lo spaccio di droga ci vuole la galera certa ma ora sono vicino ai familiari del carabiniere ucciso”.
Era disperato, Poletti l’aveva distrutto, non aveva proprio altro da dire.
Grazie RAI, è per queste sceneggiate che vale la pena pagare il canone.

(da agenzie)

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RENZI CONTRO LA DEPUTATA DI FRATELLI D’ITALIA CHE LO AVEVA INDICATO COME RESPONSABILE POLITICO DELL’OMICIDIO DEL CARABINIERE

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

“SI DIMETTA”… MOBILITAZIONE SUI SOCIAL PER CHIEDERE LE DIMISSIONI DELLA BALDINI

È stata una pagina buia quella di ieri per la politica. Pronta, nella sua ala sovranista, a strumentalizzare la morte del carabiniere Mario Cerciello Rega. A gridare all’indignazione contro i migranti, almeno prima del fermo di due cittadini statunitensi.
Tra i tanti che si sono fatti notare – soprattutto nell’aerea sovranista – c’è una deputata di Fratelli d’Italia: Maria Teresa Baldini.   Che se l’è presa con Matteo Renzi. E oggi l’ex premier reagisce.
Con un tweet in cui chiede le dimissioni della parlamentare del partito di Meloni: “Una parlamentare della destra – twitta – mi ha accusato di essere responsabile politico e morale dell’omicidio di Mario Cerciello Rega. L’Italia si deve stringere intorno all’Arma e alla sua famiglia. Le persone perbene devono chiedere le dimissioni degli sciacalli”.
E una petizione on line per chiedere che le dimissioni di Maria Teresa Baldini “per rispetto del nostro Paese e di tutti i cittadini italiani” è stata lanciata dai Comitati di azione civile ‘Ritorno al futuro’ su proposta di Elena Bonetti, la docente di analisi matematica all’Università  di Milano
Nel testo – rilanciato dal presidente dei comitati, Ivan Scalfarotto – si legge: “Il 26 luglio un giovane servitore dello Stato è stato assassinato da un turista americano mentre svolgeva il suo lavoro al servizio dello Stato. Nelle prime ore dall’accaduto, una deputata di Fratelli d’Italia ha l’indecenza di strumentalizzare il drammatico assassinio individuando senza prove i colpevoli in due migranti e attribuendo la responsabilità  ‘morale e politica’ dell’accaduto a Matteo Renzi, chiedendo che ‘i responsabili politici – di cui uno abita sui colli Fiorentini – siano processati non solo dalla storia ma anche dalla giustizia’”. E ancora: “Un carabiniere viene ucciso. Anzichè stringersi nel cordoglio e schierarsi contro la violenza, questa deputata dà  prova di sciacallaggio meschino e indecoroso”.
Insomma, dal mondo renziano arriva la richiesta di dimissioni. Intanto la vicesegretaria del Partito democratico, Paola De Micheli, denuncia l’ondata d’odio che si è scatenata nelle ultime ore: “Ne faremmo a meno ma non possiamo non denunciare la solita centrale d’odio sui social che, a poche ore dal terribile omicidio del giovane carabiniere a Roma, ieri si è messa in moto aizzata dai soliti politicanti della destra estrema italiana come Matteo Salvini e Giorgia Meloni”.

(da agenzie)

argomento: Costume | Commenta »

LA “GREGORETTI” E’ ARRIVATA A CATANIA, SALVINI CONTINUA A TENERE IN OSTAGGIO 135 PROFUGHI E 50 MILITARI ITALIANI

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

LA PROCURA DI CATANIA FACCIA SAPERE AGLI ITALIANI SE A CATANIA ESISTE UNA ZONA FRANCA SOVRANISTA DOVE NON SI APPLICA IL REATO DI SEQUESTRO DI PERSONA E DI OMISSIONE DI ATTI D’UFFICIO PREVISTI DAL CODICE PENALE ITALIANO

La nave “Gregoretti” della Guardia Costiera italiana, che ha a bordo 135 migranti soccorsi in mare, è alla fonda davanti al Porto di Catania in attesa di indicazioni precise da parte del ministero dell’Interno.
La nave è in attesa che dal Viminale arrivino disposizioni sull’eventuale porto di sbarco.
La storia è nota. Prima Salvini ha fatto se non saltare quantomeno rallentare l’accordo di Parigi che prevedeva un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti senza ‘mercanteggianti’ caso per caso, come ha chiesto la Germania.
C’era anche la disponibilità  alla formazione di una ‘coalizione dei volenterosi’ con 15 stati della Ue (senza i sovranisti amici di Salvini, a cominciare da Orban).
Ma quello che sta accadendo ha dell’incredibile: il governo italiano, su ordine di Salvini, sta tenendo bloccata in mezzo al mare una unità  della Guardia Costiera, nave Gregoretti, senza dare l’autorizzazione allo sbarco come previsto dalle leggi nazionali e internazionali, con l’ipotesi di sequestro di persona non solo nei confronti dei profughi ma anche dei 50 militari italiani a bordo a cui viene impedito lo sbarco.
Salvini ha voluto evitare la competenza della procura di Agrigento impedendo lo sbarco a Lampedusa   (porto sicuro più vicino), indirizzando l’unità  a Catania dove può contare su una procura amica.
Gli italiani hanno diritto di sapere se Catania è una zona franca della giurisprudenza italiana dove non si applica il codice penale e il reato di sequestro di persona.

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

OPPOSITORI ESCLUSI DALLE ELEZIONI IN RUSSIA, 561 ARRRESTI: E’ IL MODELLO CHE I SOVRANISTI VOGLIONO IMPORTARE IN ITALIA

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

IL POPOLO RUSSO PROTESTA IN PIAZZA CONTRO LA LISTA UNICA FILO-PUTIN… E’ QUESTO IL “MODELLO DITTATURA” CHE PIACE AI SOVRANISTI ANTI-EUROPEI VENDUTI AI RUSSI

Oltre 561 persone sono state finora fermate durante le proteste antigovernative in corso davanti al municipio di Mosca.
La polizia dà  per ora notizia di 295 fermi, mentre secondo l’ong Ovd-Info, gli agenti ne hanno trascinate sulle loro camionette almeno il doppio.
Sono circa 3.500 le persone che hanno preso parte alla manifestazione, secondo i dati ufficiali, dopo che le autorità  hanno impedito ai candidati dell’opposizione anti-Putin di presentarsi per il rinnovo del consiglio comunale di Mosca, 45 seggi della Duma, il cui voto è previsto l’8 settembre.
Gli arresti sono cominciati ancor prima dell’inizio della protesta contro l’esclusione di numerosi oppositori dalle elezioni in programma l’8 settembre.
È dal 14 luglio che i cittadini protestano. La prima, inedita manifestazione era stata presentata come un incontro in piazza Pushkin, tradizionale ritrovo dell’opposizione, tra candidati esclusi dalle prossime elezioni e loro sostenitori. Ma ben presto è diventata un corteo.
I dimostranti hanno fatto tappa innanzitutto al municipio di Mosca. Finchè Ljubov Sobol, vicina all’oppositore Aleksej Navalnyj, ora in arresto, si è arrampicata sulla facciata dell’edificio e ha invitato i dimostranti a dirigersi verso la sede della Commissione elettorale.
Le forze di sicurezza hanno seguito il corteo e sono intervenute in serata quando gli ultimi reduci hanno cercato d’improvvisare un sit-in notturno per chiedere “elezioni oneste”. Durante quella prima manifestazione i fermi sono stati 38, sempre secondo l’osservatorio indipendente Ovd-info, tra cui gli oppositori Dmtrij Gudkov, Ilja Jashin e la stessa Sobol. Le autorità  del resto avevano avvertito che avrebbero considerato l’incontro come un assembramento non autorizzato.

(da agenzie)

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IL BLUFF DI SALVINI SULLA NAVE GREGORETTI: HA PAURA DI ESSERE INDAGATO PER SEQUESTRO DI PERSONA, HA ASSICURATO A BORDO CHE LO SBARCO AVVERRA’ A BREVE E HA INDIRIZZATO LA NAVE DAI SUOI AMICI DELLA PROCURA DI CATANIA PER EVITARE QUELLA DI AGRIGENTO

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

NEL FRATTEMPO FA ACCATTONAGGIO VERSO QUELL’EUROPA DI CUI DISERTA I VERTICI E DA’ RAGIONE AL “NEMICO” MACRON

Il ministero dell’Interno aveva rassicurato, dopo la doppia operazione di salvataggio effettuata tra giovedì sera e ieri mattina dagli uomini dell’equipaggio della «Gregoretti», concordando gli interventi di salvataggio con la Guardia Costiera, una conclusione rapida della situazione.
E invece il ministro Matteo Salvini ha poi deciso di utilizzare l’imbarcazione della Marina italiana per la sua battaglia politica.
Il Fatto e La Stampa raccontano oggi il bluff del ministero dell’Interno sulla nave Gregoretti e spiegano anche che tutto finirà  presto, senza rischiare un Diciotti-bis.
Lo sbarco verrà  autorizzato tra oggi e domani.
In realtà , mentre il governo italiano invia a Bruxelles una lettera, con la quale chiede di coordinare le operazioni per ricollocare i naufraghi, a bordo della Gregoretti —per quanto risulta al Fatto — giungevano rassicurazioni sul via libera allo sbarco entro 24, massimo 48 ore.
Se così fosse, l’ipotesi di un nuovo fascicolo per sequestro di persona, con Salvini nel ruolo d’indagato, non pare plausibile.
E non soltanto per la diversa tempistica che toccò ai 190 naufraghi della Diciotti, sbarcati a Catania il 20 agosto, quindi ben 4 giorni dopo.
Il punto è che il pattugliatore Diciotti stazionò a lungo di fronte a Lampedusa, consentendo alla procura diAgrigento l’apertura di un fascicolo, mentre ieri la Gregoretti s’è fermata al largo giusto il tempo di consentire l’evacuazione di 6 naufraghi in condizioni critiche.
Poi s’è diretta verso Catania, dove l’orientamento del procuratore Carmelo Zuccaro è noto: fu lui a firmare la richiesta di archiviazione per Salvini, quando ereditò per competenza il fascicolo sul sequestro di persona, salvo vedersi ribaltare la situazione dal tribunale dei ministri, prima che Salvini venisse salvato in Parlamento con l’appoggio del M5S (niente autorizzazione a procedere).
Anche La Stampa sottolinea che tutto sotto il coordinamento di Roma che avrebbe deciso di intervenire in zona Sar di Malta perchè la Valletta era impegnata in altri soccorsi, in particolare uno con 76 e l’altro con 67 migranti.
Durante la navigazione, la nave della Guardia costiera ha dovuto soccorrere un altro gruppo di 91 migranti che era stato segnalato da pescatori tunisini.
Sembrava dunque pacifico che la «Gregoretti» dovesse far rotta verso l’Italia, Lampedusa o le coste della Sicilia, dopo aver ottenuto il «Pos». Ma così non è stato.
Il ministro Salvini ha chiamato in causa l’Ue e qualche ora dopo un portavoce della Commissione ha fatto sapere che la richiesta di redistribuzione avanzata dall’Italia era arrivata e che, «come ha già  fatto in molti casi simili in passato, ora prenderà  contatti con gli Stati membri in tal senso».
E Alessandra Ziniti su Repubblica chiude il cerchio:
Diserta i vertici europei, irride i leader che lavorano a quel meccanismo di redistribuzione automatico che è l’unica strada possibile per evitare che ogni soccorso si trasformi in un braccio di ferro. Ma poi è all’Europa che chiede aiuto, invocando la stessa «soluzione condivisa» proposta da quel Macron che anche ieri ha sbeffeggiato paragonandolo a Napoleone. E blocca le navi. Pazienza se non sono di Ong. Perchè, se a portare in Italia migranti soccorsi nel Mediterraneo sono navi militari italiane, Matteo Salvini, a parole, mostra la faccia buona del «l’Italia non lascia morire nessuno»; nei fatti s’indispettisce e chiude i porti.

(da “NextQuotidiano”)

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NON POTENDOSELA PRENDERE CON I NORDAFRICANI, OGGI SALVINI SI SFOGA CON CHI GLI DA’ DEL COGLIONE

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

I LAVORI FORZATI CHE NON ESISTONO, UN UTENTE CHE GLI DA’ DEL “LURIDO COGLIONE” PERCHE’ NON CONOSCE NEANCHE LE LEGGI, SALVINI PUBBLICA L’INSULTO PER ESPORLO AGLI INSULTI DEI SUOI FAN, MA IL TIZIO E’ TOSTO: “ORA VADO IN QUESTURA E DENUNCIO TUTTI QUELLI CHE MI HANNO INSULTATO”

Chissà  se adesso Matteo Salvini metterà  ai lavori forzati — che in Italia non esistono — i due americani che hanno confessato un ruolo nell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega, come ha promesso, o se questa storia farà  la fine del taglio delle accise visto che Donald Trump non la prenderebbe certo bene (A$AP Rocky in Svezia docet).
Di certo ieri il Capitano è stato protagonista di una robusta virata su Twitter, dove aveva cominciato a discettare sul caso chiedendo i lavori forzati a vita subito imitato da Casapound e Forza Nuova, poi lasciati lì a fare figuracce come da tradizione di Salvini con l’estrema destra.
Di certo ieri il Capitano a un certo punto ha cambiato obiettivo e ha cominciato a prendersela con chi gli ha dato del “lurido coglione” su Twitter perchè l’ordinamento giuridico italiano non prevede i lavori forzati.
Scatenando nei suoi confronti la solita faida di insulti grazie alla potenza di fuoco dei suoi followers.
E dimostrando per l’ennesima volta di non essere adatto al ruolo di ministro dell’Interno, visto che lui non dovrebbe scatenare pogrom ma semmai denunciare chi lo sta insultando.
Invece con questo tweet in cui sembra non capire che anche se il tizio ha insultato lui chi lo insulta a sua volta rischia lo stesso, il ministro ha dimostrato di avere la maturità  di un bimbo delle elementari: “Ha cominciato prima lui”.
In che mani siamo capitati.

(da “NextQuotidiano”)

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LA BELLA FIGURA DI MERDA CHE HA FATTO GENTILONI CON IL CARABINIERE “UCCISO DA NORDAFRICANI”

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

QUANDO UNA ELETTRICE GLI FA NOTARE LA CAZZATA CANCELLA IL POST… E QUESTI DOVREBBERO ESSERE L’OPPOSIZIONE AI SOVRANISTI

Non solo Luca Marsella, Forza Nuova, Daniela Santanchè e Mario Giordano: a fare la sua bella figura di merda puntando il dito sui “nordafricani” c’è anche l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, che secondo alcuni sarebbe addirittura una risorsa (boldriniana?) per il Paese (e pensate come è ridotto questo paese).
Come segnala l’utente Colvieux su Twitter, quel gran genio di Gentiloni ieri ha scritto su Twitter che erano stati due “sospetti nordafricani” ad accoltellare Mario Rega Cercielli, cercando così di intercettare il salvinismo di ritorno sul social network.
Insomma, una mossa di grandissima eleganza che metteva il nostro statistaahahahahahah alla pari con personalità  politiche del calibro di Luca Marsella, Daniele Capezzone, Roberto Fiore.
Poi, quando qualcuno gli ha fatto notare l’enorme cazzata fatta, Gentiloni ha reagito come avrebbero fatto Adenauer e De Gasperi: ha cancellato tutto e ha ritwittato qualcosa a pene di segugio per fare il vago.
Un gesto che lo mette un grandino sopra Luigi Einaudi nella classifica degli statisti italiani. E uno sotto il Salvini in quella dell’evoluzione.

(da “NextQuotidiano”)

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