Destra di Popolo.net

DAGLI AL MAGREBINO: LA MELONI CHE FOMENTA L’ODIO SOCIAL CONTRO I NORDAFRICANI

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

PECCATO CHE L’OMICIDA SIA AMERICANO DELLA CALIFORNIA, RICCO E BIANCO… LA FIGURA DI MERDA ANCHE DI RAMPELLI, CAPEZZONE E CIRIELLI

Quando la mattina di venerdì è uscita la notizia del carabiniere ucciso a Roma, come spesso accade, ognuno sui social si è sentito in dovere di dire la sua. In testa i politici. Anche se, come si è potuto vedere, la chiarezza sulle dinamiche e sui presunti colpevoli si è iniziata a vedere verso la fine della giornata. Con la confessione di uno studente americano di 19 anni.
Ma in un primo momento, in molti hanno decretato che i colpevoli fossero di origine nordafricana.
Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, non ha perso tempo e su Facebook ha subito commentato seguendo le prime indiscrezioni e accusando dell’omicidio “2 animali, probabilmente magrebini”. Per poi correggere il post quando è stata scoperta l’identità  dell’assassino.
Anche il suo compagno di partito, Fabio Rampelli, ha subito additato un nordafricano come responsabile chiedendone l’espulsione e il carcere nel paese d’origine.
C’è poi l’ex parlamentare Daniele Capezzone che ha subito commentato l’accaduto dicendo che i due killer erano nordafricani “ma nei titoli i giornaloni online non ve lo fanno sapere”. Capezzone poi in seguito si è corretto e scusato.
Un altro parlamentare di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli, ha commentato a caldo non solo dando la colpa agli “africani assassini”, ma anche al Pd e al governo giallo-verde.

(da “NextQuotidiano”)

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LO SCIACALLO MARIO GIORDANO: “LE RISORSE DELLA BOLDRINI HANNO UCCISO IL CARABINIERE”

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

LA REPLICA DELL’EX PRESIDENTE DELLA CAMERA LO GELA: “PENSA AL DOLORE CHE STANNO VIVENDO I FAMILIARI DELLA VITTIMA, SE CI RIESCI”

Il sempre molto attendibile Mario Giordano ieri non poteva assolutamente esimersi dal cercare di fare un po’ di sciacallaggio sulla morte del carabiniere Mario Rega Cerciello e in un video dice che a ucciderlo sono stati “due nordafricani”, ovvero “due risorse, come direbbe Laura Boldrini“.
La risposta di Laura Boldrini sulla sua pagina Facebook:
Mario Giordano, stamattina ho visto questo video sulla rete e vorrei dirti delle cose. È stato ucciso un carabiniere, un ragazzo di 35 anni. Ti saresti potuto unire al cordoglio del Paese e rispettare il dolore della famiglia e invece dopo poche ore avevi già  strumentalizzato e speculato sulla tragedia via Facebook.
Avresti potuto evitare di usare il mio nome per associarlo a quello di chi uccide. Perchè io con i criminali non ho mai avuto niente a che fare e nella mia vita non ho mai infranto la legge. Perchè le “risorse” per me sono le persone che contribuiscono al benessere della comunità  facendo il proprio dovere e rispettando le regole. Mario Cerciello Rega era una persona così. Lo sai che si era sposato da poco tempo? Ti chiedo di immaginare per un attimo cosa stanno provando sua moglie e i suoi cari in questo momento. Pensaci. Pensa a loro, non a me, se davvero sei addolorato per quello che è successo.

(da “NextQuotidiano”)

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ADESSO DANIELA SANTANCHE’ SE LA PRENDERA’ CON GLI AMERICANI?

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

SOVRANISTI, COME SI CAMBIA… IL MATTINO TUTTI GLI IMMIGRATI IMPICCATI, NEL POMERIGGIO SI PASSA AL SOLO “CORDOGLIO PER LA VITTIMA”

Ieri la speculazione patridiota sull’omicidio del carabiniere Mario Rega Cerciello ha raggiunto vette di ridicolo mai toccate prima con gli sveglioni che hanno chiesto la pena di morte per gli immigrati ritenuti in un primo momento responsabili della morte del vicebrigadiere.
Un discorso a parte merita invece la sbroccata di Daniela Santanchè ad Agorà , dove la senatrice, prendendosela con la conduttrice Monica Giandotti, ha dichiarato: “Lei ha detto niente, vabbeh, poi vedremo quello che succederà . Questa è la dimostrazione di come nella nostra nazione se ammazzano un clandestino avremmo fatto qualsiasi cosa, lei ha detto che hanno ammazzato un carabiniere e nessuno ha detto una parola. Lei è la rappresentazione plastica di come i carabinieri, gli italiani, vengono dopo i clandestini”.
Invece non erano clandestini. E le notizie sugli americani responsabili hanno rovinato le uova nel paniere a tutti quei politici che volevano speculare sul carabiniere ucciso. Spiega oggi Marcello Sorgi su La Stampa:
Nel plot narrativo anti-immigrazione, d’altra parte, un carabiniere ucciso a coltellate da due extracomunitari, al di là  della tragedia consumatasi a Roma, sembrava una vicenda fatta apposta per rinfocolare la campagna quotidiana contro gli immigrati, considerata sempre utile da un punto di vista elettorale, anche quando le elezioni non sono imminenti.
Un silenzio pesantissimo invece è sceso nel tardo pomeriggio, quando per lo stesso delitto sono stati fermati due studenti ventenni americani, bloccati dopo essere stati riconosciuti nel filmato di una telecamera di sicurezza.
D’improvviso, chi ancora faceva in tempo, depurava il proprio commento dagli accenni alle pene eccezionali, fermandosi solo alle espressioni di dolore e solidarietà .
Ma il brusco cambio di linea ha rivelato la leggerezza con cui una politica — anche se non tutta — costruita quasi solo sulla comunicazione, invece di riflettere prima di parlare, ha usato molte, troppe, parole a vanvera.

(da “NextQuotidiano”)

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INFAMI: LA BUFALA DEI NORDAFRICANI ASSASSINI DEL CARABINIERE E’ STATA DIFFUSA DA MEMBRI DELLE FORZE DELL’ORDINE CON TANTO DI FOTO DI QUATTRO STRANIERI ESTRANEI AI FATTI

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

PUBBLICATO SULLA PAGINA FB “PUNTATO” GESTITA DA DUE CARABINIERI IN SERVIZIO POI RIPRESA DA “SOLI NON SIAMO NULLA” GESTITA DA UN FINANZIERE IN SERVIZIO… APERTA UNA INCHIESTA, FORZA GABRIELLI, ORA QUESTI DIFFAMATORI FUORI DAI COGLIONI, SONO INDEGNI DI RAPPRESENTARE LO STATO

Nelle ore dell’incertezza sull’omicidio Cerciello si sono susseguite notizie false: una è stata pubblicata e amplificata da agenti di Carabinieri e Guardia di Finanza
La falsa notizia della cattura di quattro nordafricani in relazione all’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega è stata pubblicata da un collega della vittima e diffusa da un agente della Guardia di Finanza, che ha esposto le foto dei presunti colpevoli sulla sua pagina Facebook da oltre 6mila follower, incitando i suoi seguaci al linciaggio.
Si è svolta così una delle numerose trame laterali del caso di cronaca che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso nella giornata di venerdì 26 luglio e che in serata ha visto la confessione di uno dei due studenti americani fermati per l’omicidio.
In mezzo, come spesso succede in questi casi, molte reazioni scomposte della politica, che in alcuni casi sono arrivate a collegare apertamente la vicenda ai salvataggi operati dalle ong del Mediterraneo.
Fin dalla mattinata di venerdì si inizia a parlare di “caccia a due nordafricani”, per via di un titolo del Messaggero — ora modificato senza traccia di rettifica all’interno del pezzo — immediatamente rilanciato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che nel post su Facebook auspica “lavori forzati” per gli autori del delitto.
In un articolo successivo, ancora il Messaggero fornirà  un identikit più preciso dei ricercati, descrivendo uno dei due come “alto 1.80 e con le meches”.
La notizia viene riportata da molti organi d’informazione, da Repubblica a SkyTg 24, ma all’ora di pranzo non arriva ancora alcuna conferma ufficiale.
Alle 12.47, la svolta.
La pagina Facebook Puntato, L’App degli Operatori di Polizia annuncia la cattura di quattro nordafricani, “tre cittadini di origini marocchine e uno di origini algerine”, con tanto di foto segnaletiche e occhi coperti per tutelarne la privacy.
Si tratta naturalmente di una bufala, che resta online per un lasso limitato di tempo, ma tanto basta a scatenare il web.
Il post della pagina Facebook “Puntato”, immediatamente cancellato
La pagina di Puntato è ritenuta una fonte piuttosto affidabile, non solo perchè è l’account ufficiale di una app privata ma agganciata al sito della Polizia e dunque utilizzata dalle forze dell’ordine per, citando il sito web ufficiale dell’azienda, “fare controlli speditivi del veicolo e redigere verbali”, ma soprattutto perchè è amministrata da due carabinieri attualmente in servizio.
Nel giro di pochissimo tempo, su Twitter spuntano le schede segnaletiche dei quattro presunti sospetti, documenti riservati e non oscurati — teoricamente nelle mani dell’Arma dei Carabinieri — che riportano nome, cognome, fotografia e persino informazioni relative a domicilio e genitori degli uomini.
Uno degli utenti che per primo ha postato le immagini — per poi cancellarle — ha rivelato di averle trovate su Portale Difesa, un aggregatore di notizie sulle forze armate dotato di forum e gruppo chiuso su Facebook.
A dare la definitiva visibilità  alla falsa notizia ci ha però pensato una pagina Facebook chiamata “Soli non siamo nulla. UNITI Saremo TUTTO”, che ha ripubblicato la foto messa in giro da Puntato, accompagnandola con la didascalia “Ora lasciateli a noi colleghi ed al popolo, faremo noi giustizia”.
Prima di essere cancellato, il post è rimasto online per sei ore, ottenendo quasi 5mila condivisioni.
Il post della pagina “Soli non siamo nulla. UNITI Saremo TUTTO”, rimasto online per oltre 6 ore
Unico amministratore della pagina — come tiene a rivendicare nella sezione informazioni del suo profilo — è V. G., da 27 anni agente della Guardia di Finanza e con un breve passato in politica, da candidato di una lista civica in lizza per le comunali di Monte Romano, in provincia di Viterbo.
La sua pagina Facebook è costellata di riferimenti espliciti alla destra estrema e al fascismo, tra i quali spiccano una bandiera di Casapound accompagnata dallo slogan #NoIusSoli e diverse immagini di Benito Mussolini.
Oltre a tre profili personali e allo spazio sul social già  menzionato, l’uomo gestisce un’ulteriore pagina Facebook a suo nome. In uno degli ultimi post, condividendo la notizia dell’uccisione di Cerciello, scrive: “#grazieCarola. Mi raccomando, domani tutte senza reggiseno.Mortacci vostra, spero vivamente che qualche volta tocchi a voi buonisti der cazzo”.
E al commento di un utente (“Io gli tirerei l’acido mortacci loro”), controbatte con una frase da gelare il sangue: “Fratè io je tirerei co na 45”.
La Guardia di Finanza ha confermato a Wired di aver attivato “urgenti approfondimenti sulla vicenda” e che eventuali responsabilità  saranno poi trasmesse all’autorità  giudiziaria.

(da Whired)

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LA VICENDA DEL CARABINIERE UCCISO DIMOSTRA CHE IL VERO PROBLEMA DELLE NOSTRE CITTA’ E’ IL MERCATO DELLA DROGA, NON I MIGRANTI

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

ABBIAMO IN ITALIA UN MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SOMMARIA CHE BENEDICE CON IL ROSARIO … CI FOSSE MAI UN SOVRANISTA CHE ORGANIZZI BLOCCHI STRADALI CONTRO I MAFIOSI DEL LORO QUARTIERE O FACCIA SCRITTE SUI MURI CONTRO I BOSS

La tragica vicenda del carabiniere ucciso — i fatti e il loro trattamento mediatico — è, dolorosamente, esemplare. Ci mette di fronte, con fastidiosa, perturbante evidenza, i punti oscuri e deboli del nostro mondo: un orribile compendio che meriterebbe di essere studiato nelle scuole. Eccoli:
1. La categorizzazione del presunto colpevole: immediata, totalizzante. Sono stati tutti i nordafricani, poi tutti gli americani. Come se qualcuno dicesse che Falcone e Borsellino sono stati uccisi da tutti i siciliani (ah, mi dite che qualcuno lo ha detto, e lo dice ancora? Appunto).
2. La semplificazione dei fatti, in aderenza ai copioni più comuni: il furto, il “cavallo di ritorno”, l’aggressione. Sappiamo tutti che, quando accadono fatti del genere, la prima versione raramente è quella corretta: è sibillina, di comodo, piena di vuoti, costellata di “accertamenti in corso”. Come è giusto che sia. Un tempo si aspettavano anche ore, in attesa di quegli accertamenti, e — quando c’erano molti più giornalisti di adesso nelle redazioni e nelle strade e certi lussi potevamo permetterceli (ps: ecco a cosa serve la libera stampa) — si andava in giro sul luogo del fatto, a cercare spunti, testimonianze, “farci un’idea”, comparare le versioni, e poi, solo poi, scriverne.
3. L’insistenza su una delle poche cose certe: la violenza dell’aggressione, gli otto fendenti. Che messi assieme all’origine nordafricana dei presunti colpevoli, condannati e giustiziati a mezzo social in meno di un’ora (c’è in giro un Ministro della Giustizia Sommaria che queste pratiche mette in atto, incoraggia e benedice col rosario) dipingono un quadro che fa appello direttamente agli archetipi che certa propaganda sollecita di continuo: l’aggressore barbaro, non civilizzato e brutale, che non avrebbe diritto a stare qui con noi e quel diritto se lo prende con la forza, grazie alla connivenza di “buonisti”, “bergogliani”, “sorosiani” e, ovviamente, “zecche” e “sinistri”.
4. L’uso strumentale, immediato e irriflessivo, di ogni notizia, fino allo stravolgimento del reale. Anzi, alla vera e propria creazione di “fatti alternativi” che continuano a propagarsi anche dopo le precisazioni e le ricostruzioni corrette. E non solo sui social e da parte di privati utenti: ci sono testate e blog che collaborano attivamente e massicciamente allo spaccio di notizie tossiche.
5. La totale assenza di riferimenti al problema reale di ordine pubblico nelle nostre città : il mercato della droga e il suo mostruoso indotto, anche occasionale.
Se avessimo su questo tema un decimo delle condanne, della riprovazione o anche della sola attenzione sociale che — orientata dalla serrata propaganda di questo governo — ottiene ogni giorno il tema dell’immigrazione, forse saremmo sulla buona strada (sogno scritte sui muri contro i boss, sassaiole contro gli spacciatori — e non contro gli immigrati raccoglitori di pomodori — , blocchi stradali contro gli estortori, manifestazioni spontanee contro i mafiosi di quartiere — e non i rom assegnatari di case popolari — , ronde notturne nelle piazze di spaccio — e non nelle spiagge, inseguendo gli ambulanti che vendono plastiche o ventagli. Ma soprattutto sogno decreti sicurezza che si occupino della sicurezza, e non solo di aumentare l’insicurezza).

(da “Huffingtonpost”)

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CARABINIERE UCCISO, GLI AMERICANI CALIFORNIANI BENESTANTI ELDER LEE E NATALE HJORTH HANNO CONFESSATO

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

NELL’HOTEL DI LUSSO TROVATA L’ARMA DEL DELITTO … LA RICOSTRUZIONE DETTAGLIATA DEI FATTI

Si chiamano Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee i due giovani responsabili dell’omicidio del vicebrigadiere Mario Rega Cerciello.
Sono due americani della California di buona famiglia e hanno 19 e 20 anni.
Il loro fermo per omicidio volontario e tentata estorsione è arrivato al termine di un lungo interrogatorio in cui uno dei due ha confessato di aver affondato per almeno 8 volte la lama di un coltello nel corpo del carabiniere di 35 anni nella notte a cavallo tra il 25 e 26 luglio scorsi in pieno centro.
E dopo il ritrovamento del coltello usato per uccidere il militare nascosto dietro un pannello nel soffitto della stanza dove i due americani alloggiavano. A 24 ore dall’accaduto la dinamica comincia a diventare chiara.
L’appuntamento e l’estorsione
Tutto comincia dopo la mezzanotte quando i due americani sono a caccia di cocaina per sballarsi e cercano uno spacciatore. Si avvicinano a Sergio Brugiatelli (l’uomo a cui verrà  rubato il borsello nero), in piazza Mastai, gli chiedono la droga. Lui non ne ha. Gli indica però il pusher da cui acquistarla. I due americani vanno dallo spacciatore, comprano per 100 euro la dose e se ne vanno. Quando consumano la droga i due si accorgono che la bustina che hanno acquistato non è cocaina ma aspirina. Tornano in piazza, non trovano più lo spacciatore e se la prendono con Brugiatelli. È stato lui a indicargli il pusher ed è lui a dover restituire i 100 euro. Gli prendono quindi il borsello di pelle e fuggono via. “Con la minaccia di non restituire altrimenti quanto sottratto, contattati telefonicamente, formulavano una richiesta di una ricompensa di 100 euro” , scrive poi il pm nel decreto di fermo.
Secondo la ricostruzione della Procura, dopo aver stabilito un appuntamento in zona Prati per la riconsegna dello zainetto rubato, “raggiunto il luogo concordato e avvicinatisi i due carabinieri Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale in borghese allertati dal Brugiatelli, nonostante i due militari si fossero qualificati come appartenenti all’Arma dei carabinieri, dapprima ingaggiavano una colluttazione rispettivamente il Cerciello con Elder e il Varriale Andrea con Natale Hjorth” dopodichè Elder – si legge ancora nel decreto – colpiva con “numerosi fendenti il Cerciello” colpendolo “in zone vitali” tanto che a seguito dei fendenti inferti “il carabiniere Cerciello decedeva presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito”. Dopo l’aggressione entrambi i responsabili scappavano “incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime”.
Le testimonianze
Gli indizi di colpevolezza, raccolti dai carabinieri di via In Selci che hanno svolto le indagini, sono “gravi e concordanti” e si avvalgono di numerose testimonianze. Oltre alle dichiarazioni del derubato del borsello Sergio Brugiatelli, ci sono la relazione del carabiniere sopravvissuto, i ricordi del portiere dell’albergo dove la coppia alloggiava e, soprattutto, le dichiarazioni del facchino dello stesso hotel.   Li ha visti rientrare intorno alle 2,45 e ha descritto l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce col quale è entrato nell’albergo.
La descrizione degli aggressori
Dopo l’omicidio la telefonata del carabiniere sopravvissuto al 112 indica negli assassini due magrebini (così si legge infatti nei brogliacci). Da qui l’equivoco durato qualche ora sull’identità  dei responsabili dell’omicidio. Quel che rimane ancora da chiarire in questa storia è da quale telefono il Brugiatelli abbia contattatato i 2 americani che avevano il suo cellulare e come abbia chiesto i soccorsi ai carabinieri. Ci sono due versioni sul punto. La prima: ha chiamato il 112 (ma non risultano chiamate fatte da lui); la seconda ha fermato una pattuglia per strada la quale avrebbe diramato intervento, preso in carico dal vicebrigadiere morto e dal suo collega in servizio alla stazione Farnese.
Secondo la procura artefice dell’accordo estorsivo con la vittima del furto del borsello, “in termini di partecipazione al colloquio telefonico”, come scrivono anche il pm Calabretta e il procuratore aggiunto D’Elia nel decreto di fermo, è Natale “l’unico dei due in grado di comprendere la lingua italiana”.
Usciti dall’hotel in Prati per raggiungere il luogo deciso per lo scambio, i due americani si trovano davanti non il ragazzo dal quale pretendevano soldi e droga, ma i due militari in borghese, Mario Rega Cerciello e Andrea Varriale.
“A questo punto, le versioni dei due sono parzialmente coincidenti in quanto il Natale ammette che il carabiniere che gli si è avvicinato si è qualificato, benchè non fosse in divisa, mentre Elder nega la circostanza o comunque si nasconde dietro la propria difficoltà  di comprendere la lingua italiana”.
Entrambi ‘singolarmente’ hanno una colluttazione con i carabinieri che gli avevano detto di fermarsi, una volta qualificatisi, e “benchè nessuno dei due avesse estratto un’arma, Elder, bloccato dal Cerciello, estraeva un coltello (che per dimensioni e tipo è certamente strumento idonei a cagionare grave offesa) colpendo più volte al tronco la vittima in zona vitale”.
Il vicebrigadiere ha urlato e solo a quel punto, dice Elder, “si fermava anche Natale”. I due a quel punto sono fuggiti in direzione dell’albergo in Prati per poi nascondere e ripulire il coltello. Anche sull’occultamento dell’arma i due forniscono versioni “assolutamente contrapposte, accusandosi reciprocamente”. Il coltello è stato trovato nella stanza dell’hotel, riconosciuta da Elder come propria “e l’ha indicata come arma del delitto” e comunque difficilmente non notata dall’amico che però ha negato la circostanza.

(da “La Repubblica”)

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LA DINAMICA DEL DELITTO DEL CARABINERE: LA BORSA ERA STATA RUBATA A UN PUSHER ITALIANO CHE AVEVA VENDUTO AI DUE AMERICANI ASPIRINA AL POSTO DELLA COCAINA

Luglio 27th, 2019 Riccardo Fucile

IL PUSHER DENUNCIA LO SCIPPO MA NON DICE LA VERITA’ AI CARABINIERI… I DUE CARABINIERI SI PRESENTANO AL POSTO DELLO SPACCIATORE E SCATENANO LA VIOLENZA DEI DUE STUDENTI USA

Sono arrivati in caserma intorno a mezzogiorno e mezzo. Prelevati dalla stanza del loro albergo a quattro stelle da più di 200 euro a notte a pochi passi dalla Corte di Cassazione, nel pieno centro di Roma.
Due ventenni americani, in vacanza in Italia. I carabinieri sapevano che i due erano coinvolti in qualche modo nella morte del loro collega, il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ma non sapevano ancora come.
Pensavano che i due ragazzi fossero finiti in un brutto giro di droga e che, in qualche modo, avessero trascinato in un pasticcio i militari.
Li credevano vittime di questa brutta storia. Invece ieri sera, intorno alle dieci, uno dei due ha confessato: è stato lui ad accoltellare a morte il militare. Volevano cocaina, si sono ritrovati con un po’ di aspirina tritata. Hanno deciso di vendicarsi rubando la borsa allo spacciatore. Poi hanno perso la testa. E, alla fine, hanno ucciso un carabiniere.
Solo a sera ormai inoltrata, quando uno dei due americani, quello con i capelli tinti di biondo, ha confessato di essere l’autore dell’omicidio, si è chiarito cosa fosse successo.
Trastevere, giovedì sera. I due stranieri, nella capitale per turismo (non si sa se soli o in gruppo) comprano della droga. Poco dopo si rendono conto che non è cocaina, ma aspirina tritata. Tornano indietro per cercare il pusher e iniziano a discutere.
Sono furiosi, pretendono la “roba” che hanno pagato. Lo spacciatore fa il vago, non cede. E loro, per vendicarsi, gli rubano il borsello.
Dentro ci sono soldi, probabilmente altre sostanze da vendere, sicuramente il telefonino. Il pusher chiama il suo cellulare e i due rispondono: “So chi siete, se non mi restituite le mie cose vi vengo a cercare e vi ammazzo”.
I turisti insistono: vogliono la cocaina. E si accordano per uno scambio, sotto al loro albergo, a pochi metri da piazza Cavour.
Droga buona in cambio della borsa. Il pusher a quel punto contatta i carabinieri. Chiama il 112 ma omette la parte della droga, si presenta come un uomo derubato, racconta dell’accordo. Dice che i rapinatori vogliono 100 euro in cambio dei suoi effetti personali.
Tutto si svolge rapidamente. Non si sa chi decide, se i militari o un superiore. Sta di fatto che, invece del pusher, all’appuntamento vanno i due militari in borghese.
Gli americani, nel frattempo, sapendo di avere a che fare con uno spacciatore, si sono procurati un coltello.
Arriva l’ora dell’incontro, più o meno le tre di notte. I carabinieri si qualificano subito e chiedono i documenti ai due ragazzi. Tanto basta (forse insieme ad alcol e droga) a far perdere loro la testa.
Si avventano sulle forze dell’ordine. Uno tira fuori il coltello e, velocissimo, infilza Mario Cerciello Rega. Otto volte. Con violenza. Il vicebrigadiere inizia a urlare e cade a terra in una pozza di sangue. La sua agonia dura pochi minuti.

(da agenzie)

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“SONO STATO IO”: CONFESSA UNO DEGLI AMERICANI FERMATI PER L’OMICIDIO DEL CARABINIERE

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

SOVRANISTI IN LUTTO: NON ERA UN AFRICANO, MA UN CRIMINALE ARIANO, BIONDO E MECHATO… DA DOMANI A QUESTI INFAMI DEL CARABINIERE EROE NON GLIENE FREGHERA’ PIU’ UN CAZZO

Uno dei due cittadini americani fermati oggi per l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha ammesso le proprie responsabilità  affermando di essere lui l’autore materiale dell’accoltellamento.
Si tratta della persona con i capelli mesciati apparso in una foto e ripreso da alcune telecamere.
E’ arrivata in tarda serata la svolta nelle indagini per la morte di Mario Cerciello Rega, il vice brigadiere di 35 anni di Somma Vesuviana (Napoli) ucciso nella notte tra giovedì e venerdì con otto coltellate in via Pietro Cossa, in zona Prati.
Erano stati fermati due universitari americani, in un albergo poco distante dal luogo dell’aggressione. Interrogati delle pm Nunzia D’Elia e Sabina Calabretta per diverse ore poi la confessione. I due ventenni sarebbero stati incastrati dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza e da alcune testimonianze

(da “il Corriere della Sera“)

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M5S SENZA ANIMA E ORMAI LONTANO DALLA BASE

Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile

UNA SETTIMANA DA SERVI: CONTINUI SI’ A SALVINI: TAV, FONDI RUSSI ALLA LEGA, DECRETO SICUREZZA BIS, LA NAVE GREGORETTI

Questa volta non è Carola. Non è una nave Ong “dei centri sociali”, come l’avrebbe chiamata Matteo Salvini. Stavolta è diverso. È lo Stato che vuole approdare a Lampedusa. Centotrentacinque migranti soccorsi a largo delle nostre coste si trovano sulla nave Gregoretti della Guardia Costiera, e la Guardia Costiera dipende dal ministero dei Trasporti.
Quindi da Danilo Toninelli che insieme al titolare del Viminale ha bloccato lo sbarco. I porti restano chiusi e i migranti a bordo, nonostante il numero uno del Mit avrebbe potuto fare la voce grossa con il vicepremier leghista e far pesare un suo intervento per favorire l’arrivo a terra dei migranti.
Niente di tutto questo. Toninelli ha scelto di assecondare il capo della Lega. È l’apice di una settimana in cui la parola “rimpasto” ha svettato su tutte le altre e il predestinato alla perdita della poltrona è stato proprio Toninelli.
Il paradosso è che colui il quale sembrava dovesse essere la vittima del rimpasto con la nuova vicenda della nave si rafforza. O almeno ci spera. Ovvero: assecondare Salvini per restare al suo posto.
Ma l’episodio di oggi è anche l’apice di una settimana in cui tutte le mosse del Movimento 5 Stelle sono state improntate al non disturbare il manovratore in camicia verde.
E quello sui migranti è l’ennesimo strappo, l’ennesimo allontanamento dei grillini dalla loro base. Allontanamento che porta il marchio di Tav e Decreto sicurezza bis. Per non parlare del caso sui presunti fondi russi destinati alla Lega e dell’informativa fornita dal premier Conte senza che in Aula fosse presente il diretto interessato.
Il tema dell’immigrazione è sempre stato un elemento divisivo all’interno del mondo pentastellato. Con una parte del Movimento, guidata da Roberto Fico, pronta a osteggiare la forza di Salvini. Fino a qualche settimana fa qualche sussulto c’è stato, come lo scontro tra il Viminale e il ministero della Difesa, ma oggi lo schema è un altro.
Il primo a parlare è il titolare del Viminale: “Non darò nessun permesso allo sbarco finchè dall’Europa non arriverà  l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave. Vediamo se alle parole seguiranno dei fatti. Io non mollo”.
Dopo un paio d’ore di silenzio il ministero dei Trasporti si allinea all’alleato: “Anche sulla assegnazione del Pos, che fa capo al Viminale, si sta lavorando in perfetto coordinamento con Ministero dell’Interno, nell’auspicio che si arrivi a una rapida soluzione grazie alla pronta risposta in termini di ricollocazione da parte dell’Unione europea”.
Toninelli asseconda Salvini, si appiattisce.
È l’ennesima ritirata pentastellata di fronte alla politica del leader della Lega che sulla materia dei migranti non vuole interferenze, non accetta condizionamenti e si gioca tutta la sua immagine.
Se lo faceva prima del caso Moscopoli, lo fa adesso ancora di più, in una situazione che per lui è di particolare difficoltà .
Ma nonostante le difficoltà  legate al Russiagate, Salvini in questa settimana ha incassato parecchio. Intanto il sì del premier Giuseppe Conte alla Tav pronunciato in diretta Facebook mandando in tilt non solo i gruppi parlamentari M5s ma soprattutto la base grillina. Base, in particolare quella piemontese, che oggi disconosce il Movimento e si prepara a scendere in piazza domani per la marcia fino al cantiere di Chiomonte.
In questo contesto pesa anche il via libera della Camera al decreto Sicurezza bis. E per capire quanto la Lega stia lacerando il Movimento basti pensare che diciassette deputati M5s non hanno votato il provvedimento bandiera di Salvini e il presidente della Camera Roberto Fico ha lasciato l’Aula ribellandosi nei fatti alle decisioni dei vertici grillini, che sempre più fanno da sponda alla Lega.
Il Partito democratico, sulla vicenda della nave Gregoretti, va a testa bassa contro il ministro dei Trasporti: “Con il veto all’attracco della nave Gregoretti, la Guardia costiera è stata di fatto commissariata da Salvini. E Toninelli dove sta? Il ministro dei Trasporti assiste silente e timoroso allo scippo delle sue competenze da parte del capo della Lega”, scrive Andrea Romano.
Anche Lia Quartapelle, la capogruppo Pd in commissione Esteri alla Camera, chiede a Toninelli di “dimostrare di esistere”. In questo frangente però il mood dei vertici M5s è quello di tenere in piedi il governo e per farlo è necessario non dar troppo fastidio a Salvini.

(da “Huffingtonpost”)

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