Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
L’EUROPARLAMENTARE LEGHISTA CHE SE LA PRENDE CON CHI HA FATTO UNA DONAZIONE PER SEA WATCH DIMENTICANDO CHE QUELLE 25.000 PERSONE NON HANNO RUBATO SOLDI E LI SPENDONO COME CAZZO GLI PARE
Oscar Lancini, indimenticabile ex sindaco di Adro che fece ridere tutta l’Italia tappezzando il
nuovo polo scolastico del suo paese con 700 «Soli delle Alpi», uno dei simboli fatti propri dalla propaganda leghista, e a cui successivamente la Cassazione ha annullato una condanna a tre anni di reclusione per appalti truccati (il processo ricomincerà da capo), oggi è europarlamentare della Lega ma anche fine matematico.
Per questo da qualche giorno troneggia sulla sua pagina Facebook questo banner che mette in connessione il milione di euro di donazioni per Carola Rackete e Sea Watch 3 e l’apertura di 350 pozzi d’acqua per dissetare l’Africa. Le due cose, spiega Lancini, avrebbero avuto lo stesso costo:
“I “buonisti” avrebbero potuto portare in Africa ben 2,8 milioni di litri (Mani Unite Onlus quantifica in 2.800-4.000 euro il prezzo di un pozzo di profondità media di 70 metri, con i soldi donati a Rackete se ne potrebbero realizzare 350 in Mozambico!) ma hanno preferito sovvenzionare Sea Watch. Condividi anche tu se sei indignato/a!”
Il ragionamento, in effetti, non fa una grinza. E sarebbe stato ancora più preciso se Lancini avesse segnalato quanti euro ha donato lui per i pozzi in Africa o se almeno avesse citato la fonte delle sue affermazioni (un articolo del Giornale pubblicato il giorno prima).
Ma ogni volta che un leghista la butta in donazioni viene in mente una cosa: se con il milione di euro per Rackete si potevano edificare 350 pozzi in Mozambico, allora quanti se ne potevano regalare all’intera Africa con i 49 milioni della Lega (la calcolatrice dice 17150 a parità di costi)?
E se proprio non vogliamo aiutare l’Africa perchè lì già ci pensano le Onlus, quante case per i terremotati si potevano ricostruire, quanti aiuti alimentari ai poverelli si potevano dare, quanti corsi per l’insegnamento del senso del ridicolo si potevano regalare alla stampa di destra e ai leghisti?
Spendete responsabilmente la prossima volta, raga.
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
LA REPLICA DI DON ROBERTO: “LA LEGGE DI DIO VIENE PRIMA DI QUELLA DEGLI UOMINI, E ANCHE LA GIUSTIZIA ITALIANA HA STABILITO CHE SI E’ COMPORTATA IN MANIERA LECITA”
Una messa per sostenere Carola Rackete e «tutte le donne di coraggio che mettono la legge di Dio prima della legge degli uomini».
Con queste parole un prete di Pieve Porto Morone, in provincia di Pavia, ha deciso di dedicare una messa a Carola per ricordare la missione cristiana: l’appuntamento è venerdì 12 luglio, alle 8:30, nella chiesa del paesino.
L’annuncio ha attirato l’attenzione del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Gian Marco Centinaio che su Facebook ha condiviso la notizia.
Tanti i commenti, e gli insulti rivolti al prete della parrocchia di provincia: «Adesso le messe si fanno anche per chi è ancora vivo????», scrive un utente arrabbiato.
C’è chi si spinge oltre: «La Chiesa Cattolica ormai si è consegnata a Satana. Se è vero che le tentazioni del diavolo sono mistificate, il clero non ha saputo vedere nella propaganda, continua e subdola, ad un’invasione incontrollata, composta principalmente da adepti di una religione radicalizzata, la fine prossima del Cattolicesimo»
La replica del prete
Venuto a conoscenza delle critiche di Centinaio, il parroco Don Roberto ha risposto così da un rifugio in montagna, dove si trova con alcuni giovani della parrocchia: «Sono più che convinto della mia decisione non penso che per un sacerdote debbano esserci dubbi sul fatto che la Legge di Dio viene prima della legge degli uomini, soprattutto se si tratta di salvare delle persone. Poi mi sembra che anche la giustizia ha stabilito che questa donna si sia comportata in maniera lecita».
L’idea di dedicare la messa a Carola, dice Don Roberto, è nata con due lettere pubblicate il 5 luglio dal quotidiano cattolico Avvenire, scritte da un gruppo di teologi al presidente della Repubblica Mattarella, per esprimere vicinanza alla comandante Rackete che «con la sua disobbedienza civile ha dimostrato una passione per l’umanità esemplare».
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
IN GRECIA RESTA FUORI DAL PARLAMENTO IL PARTITO NEONAZISTA CHE NON RAGGIUNGE LA SOGLIA DEL 3%
Le elezioni per il rinnovo del Parlamento ellenico si sono rivelate una catastrofe per il partito
neonazista Lega Popolare — Alba Dorata. Il partito estrema destra guidato da Nikolaos Michaloliakos non solo non è riuscito a bissare il successo della scorsa tornata elettorale, quando aveva raccolto il 7% dei consensi e conquistato 18 seggi su 300.
Questa volta, ed è la prima volta dal 2012, Alba Dorata rimarrà fuori dal Parlamento.
Con la soglia di sbarramento al 3% non basterà infatti il 2,93% delle elezioni di ieri per entrare in Parlamento.
Una flessione nei consensi del partito euroscettico e ultranazionalista si era già registrata alle elezioni europee del 26 maggio scorso quando Alba Dorata con il 4,88% era risultata in caduta libera rispetto al 9,84% del 2014.
Un calo che in termini di seggi si era tradotto però in una lieve flessione, gli eurodeputati di Alba Dorata sono due (tre quelli eletti nel 2014).
Il risultato storico però rimangono i 21 scranni ottenuti alle elezioni politiche del maggio 2012. Quello che era il terzo partito greco oggi non è più tale, superato dall’alleanza di sinistra del Movimento per il cambiamento (Kinima Allagis) dal KKE (il Partito Comunista Ellenico), dai filorussi di Elliniki Lysi — Kyriakos e da MeRa25 di Yannis Varoufakis che con il 3,44% conquista 9 seggi.
Secondo Michaloliakos questa sconfitta non segna la fine di Alba Dorata
Ma chi ha preso i voti di Alba Dorata?
Secondo alcuni sono stati assorbiti da un partito di destra con posizioni meno estreme, vale a dire Elliniki Lysi di Kyriakos Velopoulos (uno che che sfoggia in televisione lettere autografe scritte da Gesù Cristo) all’Europarlamento è iscritto al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR) dove troviamo Fratelli d’Italia, gli spagnoli di VOX e i polacchi di Diritto e Giustizia (il partito fondato dai gemelli KaczyÅ„ski).
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
LA RABBIA VERSO DI MAIO DOPO I FATTI DI CASAL BRUCIATO CON LA SQUALLIDA FRASE DEL VICE-PREMIER … E SUI RIFIUTI SOLO DI BATTISTA LA DIFENDE
Roma brucia sindaci e amori. Così è stato tra Ignazio Marino e il Pd. Così potrebbe essere tra Virginia Raggi e il M5S.
Il vento che tre anni e un pugno di giorni fa disse che stava cambiando – con gli occhi ancora increduli e tramortiti dalla vittoria – oggi sa pesantemente di tanfo.
E le soffia contro con violenza, mentre tutto attorno a lei, nella sua battaglia contro il governatore del Lazio Nicola Zingaretti per chi sia il vero responsabile dell’emergenza rifiuti, le si fa il vuoto.
Le comunicazioni con il M5S nazionale sono gelide, ormai formali, istituzionali.
Roma è una preda che fa gola a Matteo Salvini e l’impressione, vista dal Campidoglio, è che Luigi Di Maio dia la Capitale ormai per persa.
In diverse occasioni i collaboratori più stretti della sindaca hanno raccolto sfoghi amari, gonfi di delusione verso i vertici nazionali e verso il leader in particolare. «Con i 5 Stelle non parlo più, con loro ho chiuso» le hanno sentito dire.
C’è stato un momento preciso che più di altri ha segnato una frattura, forse definitiva. Due mesi fa, il 7 maggio scorso. Raggi è andata a Casal Bruciato, periferia rabbiosa di Roma. Affronta la folla per portare la solidarietà del Comune alla famiglia rom assegnataria di una casa popolare, a un passo dal linciaggio da parte degli abitanti del quartiere.
La insultano con offese sessiste, ma lei si fa scortare fin dentro l’abitazione nel plauso della sinistra che le riconosce coraggio e senso delle istituzioni. Di Maio no. Il suo leader non lo fa e addirittura ne prende le distanze con la velina a un’agenzia che in serata riporta la furia del capo politico verso la sindaca e la seguente frase che farebbe impallidire anche Salvini: «Prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri». Non arriva nessuna smentita. Per giorni.
Preso dall’ansia della strategia comunicativa il leader pensa che quel gesto sia solo un aiuto a Salvini. Raggi è basita e non vuole credere che per esigenze elettorali possano arrivarla a sconfessare così platealmente.
Da allora i rapporti, raccontano fonti del M5S romano e al governo, sembrano completamente interrotti. La sindaca è sempre più sola, si sente «abbandonata». E per questo qualcuno intravede un tocco vendicativo nel tweet con cui Raggi, esaltando la vittoria di Fiumicino come miglior aeroporto d’Europa, lo scorso 28 giugno si complimenta con Aeroporti di Roma.
E’ una società della famiglia Benetton, la stessa che controlla Autostrade, contro la quale Di Maio e i grillini sono in piena guerra per la revoca della concessione.
Il resto è la cronaca di questi giorni di degrado cittadino, con la spazzatura che annuncia un’altra crisi a Roma e il M5S che non è al fianco della sua sindaca.
Solo Alessandro Di Battista, con sfoggio di esasperato vittimismo, le fa sentire il calore del sostegno su Facebook: «Tutti, ma dico tutti, si sono messi in testa di buttarla giù. Coraggio Virginia, siamo tutti con te!».
Una chiusa che in quel «tutti» usato in due modi diversi, si lascia aperte diverse interpretazioni. Anche di critica verso il suo ormai ex amico Luigi, nel giorno della pubblicazione del video in cui il leader lo accusa di aver evitato il palco delle Europee e di girare per presentare libri, facendo la morale a chi è al governo a lavorare.
(da “La Stampa”)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
L’INDIA HA COMMESSO ERRORI MA L’ITALIA NON PUO’ ASSOLVERE A PRIORI I DUE MILITARI CHE HANNO UCCISO DUE PESCATORI … SI PUO’ APPELLARE AL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI UN GOVERNO CHE LI VIOLA OGNI GIORNO?
Al via l’udienza conclusiva sulla giurisdizione sul caso dei due marò. La corte arbitrale
internazionale dell’Aja dovrà decidere se spetterà all’Italia o all’India condurre il procedimento a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati della morte di due pescatori indiani, scambiati per pirati, nel febbraio 2012.
L’ambasciatore Francesco Azzarello ha chiesto il riconoscimento dell’immunità dalla giurisdizione indiana per i due perchè si trattava di “funzionari dello Stato italiano”, impegnati nell’esercizio delle loro funzioni “a bordo di una nave battente bandiera italiana” e “in acque internazionali”, e pertanto “immuni dalla giustizia straniera”.
Azzarello ha continuato: “Agli occhi dell’India non c’è presunzione di innocenza. I Marò erano colpevoli di omicidio ancora prima che le accuse fossero formulate”.
Peccato che la stessa cosa valga per l’Italia che li ha sempre giudicati innocenti a prescindere dalle prove schiaccianti.
Per l’ambasciatore l’India ha commesso numerose irregolarità : “Ci sono stati ingiustificabili rinvii del processo. Sono state inventate speciali procedure, in violazione con la stessa Costituzione indiana” (e fin qui puo’ avere ragione)
L’Italia ha chiesto alla corte di guardare anche alla tutela dei diritti umani: “Le considerazioni umanitarie sono rilevanti. Alla fine di questo arbitrato, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone saranno stati privati, a vari livelli, della loro libertà senza alcuna imputazione per otto anni”
Qui fa sorridere che si appelli al rispetto dei diritti umani un governo che ogni giorno viola la Convenzione di Ginevra su questo tema.
Diametralmente opposta la posizione dell’India: “L’Italia sostiene di avere l’esclusiva giurisdizione ma bisogna tenere a mente che l’India e due suoi pescatori sono le vittime di questo caso”. E ancora: “Due esseri umani a bordo di una barca indiana sono stati uccisi da individui che erano su una nave commerciale”.
Ricordiamo infatti che abbiamo mandato due militari per fare da security privata a una nave commerciale ( che non li aveva neanche chiesti) solo perchè il governo di centrodestra di allora voleva fare propaganda. Con il risultato di far sparare alla cazzo a una barchetta di pescatori che si stava avvicinando (senza armi) alla nave.
Solo un tribunale terzo può essere legittimato a emettere una sentenza, troppo schierati i due governi.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
ITALIA RAZZISTA ISOLATA DAL RESTO DELL’EUROPA CIVILE
L’idillio tra Matteo Salvini e il suo corrispettivo tedesco Horst Seehofer un anno fa era totale: addirittura Seehofer benediceva “l’alleanza dei volenterosi”, ossia Italia, Germania e Austria, per risolvere la questione migranti in barba agli scafisti e ai trafficanti di esseri umani
Posizioni molto simili a quelle di Salvini, ma tra i due i rapporti sono tornati a essere tesi quando Seehofer ha mandato una lettera al Viminale con toni che sono stati giudicati provocatori: “Mi appello a lei – ha scritto a Salvini – perchè ripensiate il vostro atteggiamento di non voler aprire i porti italiani. In questo momento ci sono due imbarcazioni di ong con a bordo migranti, la Alan Kurdi e Alex. Non possiamo rispondere a quelle navi con a bordo persone salvate facendole navigare per settimane nel mar Mediterraneo solo perchè non trovano un porto”
Salvini per tutta risposta ha scritto: “Il governo tedesco mi chiede di aprire i porti italiani ai barconi? Assolutamente no.”
L’asse Roma-Berlino sembra essere rotto senza possibilità di recupero: il ministro tedesco ha infatti detto che “dopo l’incontro di Salvini con l’Afd – partito dell’estrema destra tedescao – e Marine Le Pen, il dialogo si chiude qua”.
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI MARTELLO: “LA RAI IMPEDISCE AI SUOI GIORNALISTI DI INTERVISTARMI SU ORDINE DI SALVINI”… PEGGIO CHE NEI REGIMI MILITARI: CON TUTTI I BARCHINI CARICHI DI MIGRANTI CHE ARRIVANO, LA NARRAZIONE CRIMINALE ANDREBBE A PUTTANE
La denuncia del sindaco di Lampedusa è molto grave. 
Totò Martello ha rivelato che alcuni giornalisti della Rai hanno ricevuto l’indicazione da parte dei vertici della televisione pubblica (e dei loro telegiornali) di non intervistarlo per quel che riguarda la questione migranti e i continui sbarchi dei migranti sull’isola italiana.
Il primo cittadino parla di atto di censura da parte dello Stato che, con il servizio pubblico, dovrebbe dare voce a tutti e non decidere a tavolino con chi e di cosa parlare nel corso dei servizi tg.
«Alcuni giornalisti Rai mi sono venuti a riferire che hanno ricevuto l’ordine di non intervistare Totò Martello per non dispiacere nessuno, perchè disturbo la notizia del giorno — ha detto il sindaco di Lampedusa partecipando a una tavola rotonda nell’ambito del ‘Premio giornalistico Cristiana Matano’ -. In città queste cose si notano di meno. A Lampedusa dove il corpo a corpo è forte, diventa ancora più evidente. Una inaccettabile censura da parte dello Stato».
Parole forti, come è forte l’accusa di Totò Martello che ha deciso di denunciare l’atteggiamento della Rai nei suoi confronti, soprattutto dopo le sue parole degli ultimi giorni sui continui sbarchi di migranti che non arrivano solamente con le navi di soccorso delle Ong, ma soprattutto con in cosiddetti barchini fantasma che sono come gocce cinesi che riempiono il vaso.
«È normale che scendono 40 persone: questi hanno avuto la disgrazia di essere salvati dalla Ong, mentre contemporaneamente ci dono decine di sbarchi fantasmi — ha proseguito Totò Martello -. Ma il fatto è che deve passare la notizia che gli sbarchi non ci sono più, mentre io continuo a dire che continuano a esserci. E allora è vero che stampa non dice la verità per non disobbedire al governo. Questo turba la nostra tranquillità perchè si ispira e monta una guerra per nulla. C’è tutta una campagna costruita sui tweet del ministro».
(da agenzie)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
NON QUELLO DI CHI SI PONE AL SERVIZIO DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONE CHE LI OBBLIGA AD ATTI CONTRARI ALLE LEGGI
Uno scatto mostra l’altra faccia di questo paese. Non il vomito degli odiatori seriali nazi-sovranisti ma l’accoglienza di chi abbraccia un bambino senza guardare il colore della pelle
Ha detto oggi don Franco celebrando la festa di San Calogero, il santo nero venuto dall’Africa: ” Essere cristiani non significa essere religiosi ma essere più umani, tanto da rassomigliare a Gesù di Nazareth. Non sono gli atti religiosi a farci cristiani, ma lo schierarsi dalla parte della sofferenza di Dio nella vita del mondo – ha aggiunto -. Il Vangelo richiede non di fare delle cose, ma di fare delle scelte”.
Don Franco (come a lui piace essere chiamato) è don Franco Montenegro, arcivescovo di Palermo e cardinale.
Il volto del finanziere con in braccio il bambino salvato dal mare e arrivato sano e salvo a Lampedusa è la rappresentazione delle parole di don Franco.
E anche la dimostrazione che c’è un’Italia accogliente, solidale, lontana da qualsiasi tentazione razzista.
Un Italia – in questo caso in divisa – che sorride alla vita e non si compiace delle sofferenze dei più deboli e non esulta alla morte di chi scappa dalla fame e dalla violenza.
(da Globalist)
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Luglio 8th, 2019 Riccardo Fucile
L’ACCUSA PATETICA: AVREBBE SCONFINATO DI QUALCHE METRO ANCHE QUANDO ATTENDEVA AL CONFINE DELLE ACQUE TERRITORIALI… COSI’ SCATTA LA REITERAZIONE DEL REATO E IL PREFETTO AL SERVIZIO DI SALVINI PUO’ ORDINARE IL SEQUESTRO E AUMENTARE LA MULTA A 65.000 EURO…LA ONG: “NON CI FERMERETE”
La Guardia di Finanza di Lampedusa ha convocato questa mattina in caserma Tommaso
Stella e Beppe Caccia, rispettivamente il capitano e l’armatore della barca a vela Alex — il diciotto metri che giovedì scorso ha tratto in salvo 59 persone al largo della Libia —, per comunicare loro la decisione di confiscare l’imbarcazione ai sensi del decreto sicurezza.
Per giustificare il provvedimento, i militari hanno usato un escamotage giuridico, affermando che Alex, la mattina di sabato, ha violato il decreto non solo al momento di entrare in porto a Lampedusa (come da contestazione originaria), ma anche qualche ora prima, quando a causa delle correnti marine e di un difetto delle comunicazioni indipendente dalla volontà del capitano, la barca — che era tenuta a non entrare in acque nazionali — aveva scarrocciato oltre il limite delle dodici miglia.
Considerando, dunque, lo scarroccio la prima violazione, l’ingresso in porto del pomeriggio è stato considerato una “reiterazione”. Dunque, confisca.
Adesso Mediterranea dovrà presentarsi davanti al prefetto di Agrigento — al quale spetta la decisione finale — per spiegare le proprie ragioni ed evitare così un provvedimento durissimo, che tra l’altro farebbe salire a 65mila euro il conto delle multe.
Ragioni, quelle di Mediterranea, che sono molte, solide e certificate da chi era a bordo. Per tutto il periodo in cui Alex è stato alla deriva al limite delle acque internazionali — dall’alba di venerdì fino alle 14,45 di sabato – sia il vhf di bordo sia il gps hanno fatto fatica a funzionare rendendo complessa l’individuazione esatta della linea di confine. Cosa che il capitano Stella ha più volte comunicato alla Capitaneria di Porto (che ne era ampiamente consapevole) e che gli stessi finanzieri — da subito e fino a ieri — hanno sempre ammesso, dicendosi disponibili a collaborare con il comandante avvertendolo ogni volta che l’imbarcazione fosse andata oltre.
Due giorni dopo lo sbarco e in coincidenza con l’evidente fallimento della “linea Salvini” – a Lampedusa da sabato ad oggi sono entrati quasi cento migranti – la Guardia di Finanza ha cambiato idea.
“Questa mattina la Guardia di Finanza ha contestato una seconda violazione del Decreto Sicurezza Bis: un ingresso incidentale di Alex nelle acque territoriali che sarebbe avvenuto venerdì mattina.
Lo annuncia su Twitter Mediterranea Saving Humans la rete delle associazioni italiane che con Nave Mare Jonio e Nave Alex da mesi sta monitorando il Mediterraneo centrale, salvando vite
“È un pretesto del tutto illegittimo – prosegue Mediterranea – ma intanto le conseguenze sono una seconda sanzione per un totale di 65mila euro di multa e il sequestro amministrativo con la confisca di nave Alex.
“Se pensano di fermare così Mediterranea Saving Humans – conclude – si illudono di grosso: stiamo già preparando i ricorsi e con il sostegno di tutti voi torneremo presto in mare.”
(da agenzie)
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