Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
I FINTI PATRIOTI DAL BRACCINO CORTO NON CACCIANO UN EURO: “PERCHE’ NON CI PENSA QUALCUN ALTRO?”… LEGGETE I COMMENTI E CAPIRETE LA FOGNA IN CUI E’ CADUTA L’ITALIA
Ieri Matteo Salvini ha condiviso su Twitter e Facebook la raccolta fondi aperta dal Comando
Generale dell’Arma in favore dei familiari del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere ucciso a Roma il 26 luglio.
Ma il popolo dei fan di Salvini è ormai ben ammaestrato, così tanto bene che ha risposto come fa sempre in questi casi: «perchè non ci pensa qualcun altro??».
Questa è la vera Bestia, quella allevata a bacioni, abbraccioni e tanto odio nei confronti dei buonisti.
E così mentre Salvini chiede ai suoi di donare qualcosa per la famiglia di Cerciello Rega (sposato da poco più di un mese) i commentatori fanno a gara a chi ha il braccino più corto.
Le argomentazioni, non sorprende, sono esattamente le stesse che i patridioti utilizzano quando gli altri, quelli con i gessetti colorati, raccolgono fondi a favore delle Ong, dei migranti o di qualsiasi categoria di persone che non stia particolarmente simpatica alla Bestia.
Perchè esprimere cordoglio per la morte del vicebrigadiere, vicinanza alla sua famiglia e indignazione nei confronti degli assassini è gratis. Se lo si fa su Facebook o Twitter. Ma quando si tratta di mettere mano al portafoglio ecco che abbiamo il piacere di leggere cose come “ma perchè non ci pensa lo Stato” oppure “ma perchè non ci pensano i Carabinieri?”.
Eppure quando sono i buonisti a ad aprire raccolta fondi (che ricordiamo è sempre volontaria) i patridioti arrivano sempre a frignare con il loro ma come mai non pensate agli italiani che soffrono e non si accontentano mai della risposta che deve essere lo Stato a farsene carico dei poveri italiani che non arrivano a fine mese.
In un paese civile «deve essere lo Stato a farsi carico» spiegano in coro. «Non chiedete soldi al popolo che pur avendo un cuore grande è già tartassato di spese e tasse varie» fa eco un altro ammiratore di Salvini mentre c’è chi è di manica larga (tanto non sono soldi suoi) e chiede che lo Stato «continui a mantenere sempre la famiglia». Perchè per questi ferventi patrioti, per questi sovranisti alle vongole lo Stato è un corpo estraneo che non li riguarda.
Il modo con cui “lo Stato” debba provvedere a sostenere la famiglia non li riguarda. Nè chiedono a Salvini di fare una legge apposita o di modificare quella vigente, non si preoccupano minimamente del problema nè si interrogano su come funzioni la pensione di reversibilità (ma Cerciello vista la giovane età potrebbe anche non aver maturato i requisiti) e a quanto ammonti l’eventuale indennità una tantum.
Ma il sottoprodotto peggiore della cultura del sospetto alimentata dalle due forze politiche al governo è un altro. Perchè memori delle bufale che sono state fatte girare sul PD (o chi per lui) che si fregava i soldi dei terremotati ecco che arrivano quelli che scrivono che sono convinti che «le donazioni non arrivano alla famiglia» e che queste donazioni sono “bufale” «anche perchè di questi soldi la famiglia non so cosa vedrà ».
È tutto un magna-magna signora mia. Nemmeno la fatica di leggere che la raccolta fondi è quella ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, stanno per caso dicendo che i Carabinieri si intascano i soldi? Sì, ma non se ne rendono nemmeno conto.
C’è poi una particolare categoria di pulciari: quelli che dicono che no, la donazione non la si deve proprio fare. Meglio un lavoro per la vedova, così imparerà a cavarsela con le sue forze. Qualcuno suggerisce che deve essere assunta nell’Arma.
Ma che non sia un impiego troppo remunerativo, anzi magari deve essere umile a sufficienza da ricordarle quanto deve essere grata della concessione che i patridioti (che pensano così di risparmiare e guadagnarci) le hanno fatto.
Non vorremo mica far credere che sia sufficiente essere la vedova di un carabiniere morto in servizio per non dover più lavorare nella vita.
E fate attenzione con le donazioni, andateci piano. La famiglia potrebbe diventare ricca. Perchè tutti i sovranisti hanno negli occhi “i milioni” raccolti per la comandante della Sea Watch. E sfidano i buonisti a donare anche per la vedova del carabiniere, visto che sono così bravi ed altruisti!
E che dire di quello che ha il cugino che quando è morto nessuno ha pensato di aiutarlo? Come mai Salvini non pensa anche a tutti quelli che muoiono sul lavoro e lasciano dietro di sè moglie e figli piccoli?
Non sarà mica che papà Salvini ha dei figli preferiti vero? Anche perchè «il carabiniere in questione non aveva neanche figli».
I soldi? Diamoli solo a chi ne ha veramente necessità ? Chi? Non è importante ora, vedrete che anche la prossima volta ci sarà qualcuno “veramente in necessità ” cui andrebbero destinate le donazioni.
E perchè poi il Parlamento non si “autotassa” per donare alla famiglia di Cerciello Rega? Anzi meglio sarebbe ancora se il Parlamento mettesse «a disposizione un fondo dedicato alla famiglia». Un fondo che sarà alimentato dalle tasse, ovvero dai soldi di tutti. A meno che tu quelle tasse non le paghi, ovvio.
Ma il migliore, il genio, la summa di tutto il populismo benaltrista e piccino è quello con l’immagine profilo “verità per Bibbiano” che chiede di fare «una donazione per le famiglie di Bibbiano e per le altre nelle stesse situazioni»; e allora ai terremotati chi ci pensa? La donazione per la famiglia del carabiniere morto? «Mi sembra inutile e mi sembra solo una provocazione».
È davvero difficile ricacciare la Bestia nella sua tana. Una volta che l’hai fatta uscire e le hai fatto capire che può odiare e sputare veleno senza conseguenze, senza prendere nemmeno una bastonata o beccarsi una ramanzina questa continuerà a mordere, e mordere, e mordere.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL PUSHER SERGIO ERA UN INFORMATORE DI REGA CHE E’ ANDATO PER RECUPERARE IL BORSELLO CON UN COLLEGA MA SENZA AVVISARE I SUPERIORI (E DISARMATI)
I tasselli di questo puzzle iniziano a incastrarsi e la nebbia che avvolgeva il caso si sta lentamente diradando. Si spiegano così le versioni discordanti delle prime ore.
Mario Cerciello Rega era di Somma Vesuviana, un paese alle pendici del vulcano. Sergio il pusher in bicicletta derubato da Elder Finnegan Lee e Gabriel Christina Natale Hjorth, era un informatore del vicebrigadiere Rega (come anticipato da Fanpage). Poche ore prima della morte del vicebrigadiere, a Sergio viene rubato il borsello, dentro c’è anche il suo cellulare, uno strumento di lavoro per chi fa quel mestiere. Dallo smartphone di un’altra persona chiama il proprio numero, risponde uno dei due ragazzi: si accordano per la restituzione in cambio di 100 euro e un po’ di droga. A quel punto Sergio decide di chiamare il 112 e informare il militare che conosce da tempo, che acconsente di andare all’incontro con i due giovani senza però informare la sua stazione locale.
Anzi, sul posto sarebbero dovute giungere le pattuglie della stazione di Monteverde e non la coppia della stazione Farnese dei carabinieri.
Nell’audio si sente la centrale parlare chiaramente di un intervento da fare in Piazza Mastai (zona di competenza dei carabinieri di Monteverde).
Ciò che sappiamo è che una pattuglia da Monteverde è stata inviata nella piazza di Trastevere dove i due giovani non c’erano più.
A quel punto nasce l’idea di contattare il carabiniere amico — forse rendendosi conto dello scarso interessa per una vicenda che coinvolge una persona marginale come lui, derubricata a uno screzio tra tossici — per interessarlo al furto del borsello.
Ecco spiegata la scelta di andare disarmato, ma insieme a un collega, all’appuntamento con i due ragazzi.
Da solo, disarmato e senza avvisare la sua stazione di servizio di quella operazione in borghese, Mario Cerciello Rega va all’incontro per recuperare il borsello sottratto al suo informatore: non sa, non si aspetta, di trovarsi davanti due americani armati di coltello e pieni di droghe e alcool.
Le convulse ore successive sono figlie di questo quadro.
Un’operazione, quella per il recupero del borsello, non concordata con la locale Stazione dei Carabinieri, bensì un “favore” a quel pusher che conosceva da tempo. Quello che accade è cronaca: uno dei due ragazzi estrae il coltello credendo che l’uomo che si trovava di fronte fosse un “amico” del pusher (nella confessione Lee ha dichiarato che i due carabinieri non si sono identificati come tali) e lo accoltella.
I due americani erano sotto effetto di sostanze stupefacenti.
Il suo collega non riesce a reagire e una coltellata centra il cuore del vicebrigadiere. A questo punto inizia il balletto delle versioni discordanti che cercano di spiegare quanto accaduto quella notte.
Una verità che sta venendo piano piano a galla ma che non lenirà il dolore di chi in queste ore piange per la morte del militare.
(da Fanpage)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
A BORDO IRACHENI E IRANIANI.. IN QUESTO CASO NESSUNA SCENEGGIATA DI SALVINI SULLA “RIPARTIZIONE IN EUROPA O NON SCENDE NESSUNO”
Ancora uno sbarco di migranti sulle coste del Crotonese. 
Nella notte un pattugliatore della Sezione Operativa Navale di Crotone della Guardia di Finanza ha intercettato a 15 miglia al largo di Cirò Marina un motoveliero battente bandiera olandese con a bordo 28 migranti per lo più di nazionalità irachena ed iraniani.
Tra i migranti una sola donna.
Sul l’imbarcazione intercettata c’erano anche tre cittadini ucraini fermati come sospetti scafisti.
Per questi nessuna sceneggiata di Salvini sulla “ripartizione in Europa o non sbarca nessuno”, sono sbarcati tutti tranquillamente
Il veliero è stato trainato fino al porto di Crotone dalla motovedetta del Reparto operativo aereo navale della Guardia di Finanza che ha sede a Vibo.
I migranti sono stati accompagnati al Centro di accoglienza di Sant’Anna.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
ESSERI UMANI PRIVATI DELLA LIBERTA’ E USATI PER PROPAGANDA POLITICA
“Il governo federale e il ministero degli Interni tedesco hanno reso noto venerdì della scorsa settimana in Commissione europea la disponibilità a prendere migranti”: lo ha detto un portavoce del ministero degli Interni tedesco, rispondendo ad una domanda sulla nave della Guardia costiera Gregoretti, ora nel porto di Augusta nel Siracusano. A bordo, bloccati da giorni, ci sono attualmente 131 migranti
Un portavoce della Commissione europea aveva dichiarato in precedenza: “Non siamo nella posizione di dire quanti e quali Paesi” intendono prendere parte agli sforzi di solidarietà sui migranti che si trovano a bordo della nave Gregoretti, “ma spetterà ai singoli Stati comunicare la propria disponibilità . Il nostro ruolo è quello di coordinare gli Stati membri, una volta che il processo si è completato vi aggiorneremo”.
Resta intanto ormeggiata al molo Nato di Augusta la nave della Guardia costiera che da venerdì mattina ha a bordo 131 migranti soccorsi dopo un naufragio nel Mediterraneo centrale.
Dopo le tappe a Lampedusa e Catania, la nave si trova da sabato sera nel porto in provincia di Siracusa. Sono stati fatti scendere solo una donna all’ottavo mese di gravidanza, il marito e due figli piccoli.
I migranti sarebbero salpati dalla Libia il 25 luglio scorso a bordo di alcuni gommoni. Salvati dalle autorità maltesi e poi trasportati sulla Gregoretti, sono stati rifocillati e la situazione sanitaria è monitorata dal medico del Cisom, imbarcato sul pattugliatore. A mare e sulle banchine solo personale della Guardia costiera per la vigilanza.Nell’agosto del 2018 la nave della Guardia costiera Diciotti soccorse 177 migranti nel Mediterraneo ed poi arrivò al porto di Catania. Dove, però, non potè far sbarcare le persone a bordo per quasi dieci giorni, a causa della opposizione sempre del ministro dell’Interno. Che per quella vicenda fu indagato: il Tribunale dei ministri di Catania chiese alla Giunta per le immunità del Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini per sequestro di persona. Autorizzazione poi negata dal Senato, con il voto anche del Movimento 5 Stelle.
(da agenzie)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
NON E’ STATO ANCORA IDENTIFICATO CHI HA SCATTATO LA FOTO E L’HA DIFFUSA… UNA MANOVRA PER SCREDITARE IL COL. D’ALOIA?
Si tratta soltanto di un’ipotesi, che tuttavia ha delle coordinate ben precise. Un insieme di coincidenze che non possono passare inosservate e che portano, in qualche modo, almeno a rievocare il caso Cucchi.
La domanda che da ieri si stanno facendo al comando generale dell’Arma dei Carabinieri è: chi ha permesso che Christian Natale Hjorth fosse bendato e ammanettato e chi ha diffuso quella sua fotografia?
Sulla prima domanda, forse, le indagini interne all’Arma dei Carabinieri hanno portato a una prima svolta. Nella caserma di via In Selci, i due ragazzi indagati per l’omicidio del carabiniere Mario Rega Cerciello sono arrivati in due macchine separate.
Le indagini che sono coordinate dal procuratore generale di Roma Giovanni Salvi e dal procuratore reggente di Roma Michele Prestipino hanno stabilito che sarebbe stato un sottufficiale del Reparto Investigativo a decidere di non togliere le manette a Christian Natale Hjorth e addirittura di bendarlo con il foulard che portava al collo, per impedirgli di guardare in faccia le persone che si trovavano all’interno di quella stanza. Per questo motivo, il sottufficiale è già stato trasferito.
Ma c’è ancora in sospeso la questione del caso Cucchi. L’arresto dei due ragazzi è stato condotto dal colonnello Lorenzo D’Aloia, che ha condotto i carabinieri nella stanza di albergo — l’Hotel Meridian Visconti — dove i due ragazzi erano rientrati dopo l’omicidio. Quest’ultimo, si è trattenuto lì per i rilievi del caso, dopo aver dato disposizioni che i due ragazzi fossero portati in caserma e che fossero sottratti, per quanto possibile, al clamore mediatico.
Da allora in poi, il colonnello trascorrerà dell’altro tempo in albergo per raccogliere elementi di prova, prima di rientrare nella caserma di via In Selci.
Lorenzo D’Aloia è stato uno dei primi dell’Arma dei carabinieri a rompere il muro dell’omertà sul caso Cucchi, aiutando la procura di Roma a recuperare un carteggio fondamentale per le indagini su quanto successo al geometra. Non si esclude che chi abbia scattato la foto in caserma e l’abbia diffusa, possa aver messo in atto una sorta di strategia per ‘vendicarsi’ rispetto a quanto accaduto qualche mese fa.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
A LAMA FISSA LUNGA 18 CM, IN DOTAZIONE AI MARINES, COSTA 130 DOLLARI
“Un coltello a lama fissa lunga 18 centimetri tipo ‘Trench knife’ Ka-Bar Camillus con lama brunita
modello marines con impugnatura di anelli di cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito”: questa è l’arma che ha ucciso il carabiniere Mario Cerciello Rega secondo quanto ha scritto il gip di Roma, Chiara Gallo, nell’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder, i due cittadini americani ora in carcere.
Ovvero, si tratta di un modello simile a quelli che si vede in foto e somiglia a quello che si vede nei film di Rambo. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Ka Bar era infatti diventato il coltello dei Marines ed è rimasto a lungo nella dotazione del corpo; il costo del modello si aggira intorno ai 130 dollari
Secondo quanto si scrive nell’ordinanza Elder Finnegan Lee ha accusato Gabriel Natale Hjorth di aver nascosto il coltello in un controsoffitto; Hjorth a sua volta sostiene che soltanto quando i due sono arrivati in albergo Lee gli ha detto di aver usato il coltello per colpire il vicebrigadiere. Il coltello è stato ritrovato in stanza insieme ai vestiti dei due sporchi di sangue.
Secondo il giudice delle indagini preliminari è inverosimile che Hjorth non sapesse del coltello fino all’arrivo in albergo.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
CI SAREBBE STATO UN PRIMO INTERVENTO CON ALTRI TRE MILITARI PER UNA DIVERSA SEGNALAZIONE… NON SI CAPISCE PERCHE’ NEL SECONDO CASO, BEN PIU’ PERICOLOSO, FOSSERO SOLO IN DUE E IN BORGHESE
“Dall’annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina”.
Ad aggiungere un nuovo particolare sulla notte in cui è stato ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega è l’ordinanza con cui il gip della Capitale, Chiara Gallo, ha disposto il carcere per i due cittadini americani Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder, accusati di concorso in omicidio per aver ucciso con 11 coltellate il militare.
“Sul posto – continua il giudice – veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all’interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio”.
Nell’ordinanza del gip viene poi riportata la ricostruzione fatta da Varriale di quello che acade in via Pietro Cossa, in Prati, dove Cerciello verrà accoltellato a morte. “I due soggetti, notati di un atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all’Arma dei carabinieri attraverso anche l’esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento. Ma i due – aggiunge – ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio”.
“Le concitate fasi della lite si svolgevano con estrema rapidità e violenza”. Il carabiniere ricorda di essere stato “aggredito dal soggetto con la felpa nera” che “dimenandosi fortemente con calci, graffi e pugni riusciva a liberarsi dalla mia presa. Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all’altezza del petto”. Prima di “accasciarsi al suolo” disse “mi hanno accoltellato”.
(da “La Repubblica”)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
SAREBBE SFUGGITO AI CONTROLLI DELLA VALIGIA IN AEROPORTO? BELLA SICUREZZA CHE ABBIAMO IN ITALIA
Il Corriere della Sera Roma in un articolo a firma di Ilaria Sacchettoni racconta un dettaglio
interessante sull’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega: il pugnale con cui è stato colpito a morte il vicebrigadiere è stato portato dai due americani dagli USA:
L’autopsia intanto ha accertato che le coltellate inferte da uno dei due ragazzi, Elder Finnegan Lee, sono state undici e non otto come in un primo momento si era detto. Secondo i carabinieri del Comando provinciale che indagano sulla vicenda Lee avrebbe portato quel coltello dagli Usa, in valigia.
Ma l’affermazione porta con sè una domanda: come è possibile che i due americani abbiano passato i controlli dell’aeroporto con un pugnale nel bagaglio senza che nessuno si sia accorto di nulla?
C’è da segnalare che sempre sul Corriere Roma nell’articolo di Fulvio Fiano si dice che sulla questione del pugnale sono ancora in corso accertamenti:
Elder Lee impugna un coltello “a baionetta” che il pm Calabretta e l ‘aggiunto D’Elia descrivono nel decreto di fermo «per tipo certamente idoneo a cagionare grave offesa». Di più, a sostegno della pari colpevolezza dei due, i magistrati annotano che «l’arma, per le sue dimensioni, non poteva non essere vista dal Natale», che pure sostiene questa tesi.
I due carabinieri non sfoderano le loro pistole, nè prima (e non ce ne sarebbe stato motivo) nè dopo la rissa, quando Varriale si concentra sul collega ferito. Sull’occultamento del coltello «i due protagonisti rendono versioni contrapposte, accusandosi a vicenda». Una stranezza che gli stessi pm evidenziano annotando, poche righe più avanti: «l’esistenza di un accordo anche nella fase post delitto che non consente di apprezzare atteggiamenti di resipiscenza».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 29th, 2019 Riccardo Fucile
E’ UN QUARANTENNE CON PRECEDENTI PENALI… BRUGIATELLI ERA UN INFORMATORE DEI CARABINIERI
È un italiano di quarant’anni il pusher che ha venduto aspirina al posto di cocaina ai due americani Elder Lee e Natale Hjorth a Piazza Mastai, scatenando gli eventi che poi hanno portato alla morte di Mario Rega Cerciello.
Scrive oggi Il Messaggero che il nome del quarantenne italiano che la sera del 25 luglio ha venduto la polvere di aspirina ai due americani adesso è iscritto sul registro degli indagati.
L’uomo, con precedenti per spaccio, ai militari che lo hanno interrogato ha raccontato che quella fregatura, ossia l’aspirina frantumata al posto della coca ai due californiani, era stata concordata con Sergio Brugiatelli, ovvero l’uomo con la bici che si vede nel video a Piazza Mastai insieme ai due americani.
Nei prossimi giorni, le indagini chiariranno se i due ragazzi avessero rapporti pregressi con quel “mediatore”, che ha taciuto il suo vero ruolo nella vicenda.
Sergio Brugiatelli, 47 anni, abita al Portuense e ha piccoli precedenti per reati contro il patrimonio oltre a essere ben noto alle forze dell’ordine.
A Trastevere in molti confermano che Sergio Brugiatelli ha una doppia faccia: procacciatore di affari sporchi, da un lato, e informatore delle forze dell’ordine dall’altro, in particolare di alcuni carabinieri della compagnia Trastevere.
Ancora testimoni di strada confermano che Brugiatelli ha il vizietto del “sola”, o meglio che la mandrakata mal riuscita della vendita fasulla ai due americani è la prassi con quelli che a piazza Mastai chiamano “fagiani”, ossia i ragazzini stranieri in cerca di uno sballo mordi e fuggi da vivere a Roma.
A questo punto rimane soltanto da spiegare come si è diffusa la voce dei “nordafricani” o della “banda di maghrebini” che ha portato un sacco di furbacchioni, da Mario Giordano all’ex presidente del consiglio Paolo Gentiloni (sic!), a strumentalizzare politicamente la vicenda.
A parlare di “nordafricani” era stato Andrea Varriale, il collega di Mario Rega Cerciello che era intervenuto con lui in via Pietro Cossa a Roma.
Varriale però non poteva riconoscere la nazionalità delle due persone che lo avevano attaccato perchè erano travisati da cappucci. A parlare di banda di maghrebini era stato proprio Sergio Brugiatelli, “per depistare…”.
E’ particolarmente significativo che in questa brutta storia non ci sia traccia di “immigrati criminali”. Eppure tutti erano pronti a crederci. Perchè così sarebbe stata una tragedia che avrebbe fatto orrore come il cacio sui maccheroni.
(da “NextQuotidiano”)
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