Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCESSO SULLA NOMINA DEL FRATELLO RENATO
Raffaele Marra, ex braccio destro della sindaca della capitale Virginia Raggi, è stato condannato
ad un anno e 4 mesi di reclusione per abuso d’ufficio.
Ex capo del personale del Comune di Roma, Marra era stato accusato del reato in relazione alla nomina del fratello Renato a responsabile del dipartimento del Turismo del Campidoglio.
Nuovo passo nell’inchiesta delle nomine in Campidoglio. Il pm Francesco Dall’Olio aveva sollecitato una condanna a due anni di reclusione, ma o giudici della ottava sezione penale hanno fatto scattare la condanna ad un anno e 4 mesi per Raffaele Marra.
L’ex alto funzionario del Campidoglio è stato riconosciuto colpevole di aver commesso reato di abuso di ufficio nominando il fratello Renato responsabile del dipartimento Turismo del Campidoglio.
La nomina, che avrebbe determinato un aumento dello stipendio pari a 20mila euro annui, era stata prima congelata e poi revocata dalla sindaca Virginia Raggi.
La prima cittadina è stata però assolta in primo grado dall’accusa di falso lo scorso novembre. Marra era già stato condannato a 3 anni e sei mesi per corruzione lo scorso dicembre.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA SORELLA: “APRITE GLI ARCHIVI DI STATO, UN PEZZO DI VERITA’ E’ LI'”… IL GIORNALISTA SOCIOLOGO INDAGAVA SU UN TRAFFICO D’ARMI
“Che grande amarezza – sussurra Carla Rostagno – non sappiamo ancora i nomi degli assassini di mio fratello. Ogni anno che passa è un’altra coltellata in pancia. Anche perchè nessuno più indaga sulla morte di Mauro”.
Di anni ne sono passati trentuno, ma la sorella del sociologo che voleva cambiare Trapani con la sua Tv non vuole arrendersi.
“Dopo un lungo silenzio e tanti depistaggi, la magistratura ha fatto tanto – dice – adesso, però, è necessario che intervenga la politica. Perchè un pezzo di verità è ancora custodito dentro qualche archivio di Stato”.
Carla Rostagno lancia un appello: “Vorrei che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte desse un segnale chiaro in questa direzione. Disponendo l’apertura di tutti gli archivi”
La sera del 26 settembre del 1988, entrò in azione un commando per uccidere suo fratello. L’anno scorso, l’unico killer finito sotto processo, Vito Mazzara, è stato assolto dalla corte d’assise d’appello di Palermo, che ha invece confermato la condanna per uno dei mandanti, il capomafia di Trapani, Vicenzo Virga.
Una “sentenza illogica” l’ha definita lei. Ne è ancora convinta
“Dopo aver letto le motivazioni della decisione, ancora di più. Mi conforta che la procura generale diretta da Roberto Scarpinato abbia fatto ricorso in Cassazione. C’era una prova scientifica contro Mazzara: una traccia del suo Dna era emersa su un pezzo di fucile ritrovato sul luogo del delitto. Ma non è bastato”.
Mazzara ha messo in campo l’ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, per smontare la perizia
“Gli esperti che sostenevano l’accusa erano altrettanto bravi e autorevoli. Confido nella Cassazione”.
Dall’esame sul pezzo di fucile era emersa un’altra traccia.
“Era stata avviata un’ulteriore inchiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo, ma non ha portato a nessun sviluppo. E i componenti del commando di sicari sono rimasti senza nome. Mauro non merita questo destino, lui che ha lottato sempre per la ricerca della verità “.
A Trapani è in corso il processo a tredici testimoni che in corte d’assise non avrebbero detto tutto quello che sapevano.
“Spero che la prescrizione non spazzi via quest’altro percorso. È ormai passato molto tempo. Sono comunque grata al presidente Angelo Pellino, che ha presieduto la corte d’assise del primo processo, ha fatto una ricostruzione certosina”.
In questo caso giudiziario, il depistaggio nelle indagini non è più solo un’ombra, ma una certezza. E anni fa, i vertici del Sismi, l’ex servizio segreto militare, opposero il segreto di Stato ai magistrati di Trapani che volevano approfondire il ruolo svolto da alcuni agenti in Sicilia. L’inchiesta ruotava attorno all’ipotesi che suo fratello avesse scoperto un traffico d’armi nel vecchio aeroporto di Kinisa
“Ci vorrebbe un’iniziativa chiara da parte della politica, del governo. Chissà quante verità sulle vicende siciliane sono conservate dentro gli archivi di Stato, quelli dei ministeri, delle forze dell’ordine”.
Dopo 31 anni ha ancora fiducia che si possa arrivare a una verità ?
“Per anni ho combattuto in solitudine la battaglie per la verità , studiando le carte delle richieste di archiviazione e proponendo opposizione. Oggi, c’è bisogno dell’impegno di tutta la società civile per continuare questa ricerca su un delitto che fu politico-mafioso”.
Da dove ricominciare
“Nelle carte ci sono molti spunti, che riguardano ad esempio personaggi che gravitavano attorno a Francesco Cardella, morto improvvisamente all’estero mentre all’interno del processo veniva ripetutamente citato per varie circostanze. Sarà morto davvero? Questa, di certo, è una storia ancora piena di misteri”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
“PER RISOLVERE I PROBLEMI BISOGNA PARTIRE DALLA BASE”
“La razionalità prevale sempre. Non stiamo assistendo a una lacerazione, ma a un’evoluzione,
una crescita”. Nicola Morra ha un eloquio inconfondibile, cita Dante, Kant e Luciano Canfora.
Butta acqua sul fuoco dell’incendiaria riunione di qualche giorno fa al Senato, ma la sua idea di evoluzione è ben precisa, e non piacerà a qualcuno: “Dobbiamo ritornare all’intuizione di Gianroberto, secondo il quale la grande forza del Movimento è sempre stata quella di svilupparsi senza leader. Dobbiamo recuperare quel modello visionario”.
C’è qualcosa che non va in come M5s è cambiato nell’ultimo periodo?
Il Movimento è nato circondato da grande entusiasmo, perchè ha permesso a tanti cittadini di sentirsi parte di un progetto comune. Soprattutto soggetti dimenticati, o emarginati, perchè in questo paese c’è una grande domanda di giustizia sociale rimasta inevasa. Molti hanno visto una forza politica che dal basso portava avanti quelle istanze. Se vogliamo alimentare con nuova linfa il Movimento dobbiamo fare in modo che partecipazione non cessi, come in parte sta accadendo, ma che riparta.
Qual è il punto? Perchè state perdendo il contatto con la vostra gente?
La parlamentarizzazione del movimento ha reso alcuni portavoce nazionali più orientati a dare risalto alla loro attività in Parlamento, o nell’ultimo periodo anche al governo, invece che ascoltare le voci del territorio. Da quando siamo nei Palazzi non ci ricordiamo troppo di frequente Beppe e Gianroberto, che sempre ci ricordavano che dovevamo stare un piede dentro e un piede fuori dalle stanze della politica.
C’è chi ci ha messo le tende, altro che piede fuori.
Questo lo sta dicendo lei.
Non lo dico solo io, lo dicono anche molti suoi colleghi, che si sentono tagliati fuori dal processo decisionale.
Per questo è decisivo ripensare il modello. E ripartire dal basso, dal mondo dei meetup. Devono tornare a essere incubatori di idee, spazi di collaborazione tra persone che hanno esperienze e competenze diverse, dove dare spazio e incentivare analisi e soluzioni dei problemi locali e nazionali. Dai nostri attivisti di Varese, dalla loro esperienza, può uscire una soluzione efficace, non so, per la cooperazione internazionale, che può essere condiviso a tutti attraverso Rousseau.
Scusi, ma non è già così?
Oggi questa dinamica vale solo per gli eletti, i portavoce in comune regione e Parlamento. Così si mortifica la volontà di partecipare alla risoluzione dei problemi, servono luoghi fisici e virtuali dove coinvolgere i cittadini.
Pensa a sedi, modello partito tradizionale?
Il meetup dovrebbe essere presente fisicamente in ogni città o provincia. Guardi Cosenza, la mia città . Ci siamo riuniti più e più volte su un progetto specifico, un parcheggio sotterraneo. Lo abbiamo studiato e ne abbiamo discusso, abbiamo avvicinato persone altrimenti a noi distanti, gli abbiamo fatto vedere un modello di dialogo altrimenti sconosciuto. Noi siamo anzitutto un metodo, siamo intelligenza collettiva.
Nella realtà che lei vive, quella del Parlamento, le dinamiche sembrano impostate su meccanismi decisionali profondamente gerarchizzati. Almeno per quanto riguarda le scelte più importanti
Questa proposta è finalizzata proprio ad alleviare problemi esplosi con la parlamentarizzazione del Movimento. Non dobbiamo farci assorbire dalle logiche del Parlamento e dei Palazzi della politica. Dobbiamo esportare le dinamiche che vi rimangono rinchiuse, i meccanismi, i temi anche virtuosi, le possibilità di fare cose e di come farle, che non devono essere proprietà di pochi eletti.
Luigi Di Maio ha spiegato che prossimamente verrà costituito un “team del futuro”, dodici persone che lo affiancheranno nella gestione del Movimento.
Come lo stesso capo politico ha asserito, per una forza di maggioranza così ampia come è la nostra non è sufficiente un capo politico. Servono più contributi, i contributi di tutti. Ma dobbiamo partire dalla base della piramide, non dalla testa, per arrivare a uno schema che da verticale diventi orizzontale.
Insomma, questa proposta di riassetto non la convince.
Se noi rivoluzioniamo i meetup rivoluzioneremo quello che verrà dopo. Costruendo la rete dal basso, un modello che sia quello delle origini, non ci sarà più bisogno di un primus inter pares, e di conseguenza non ci sarà più bisogno di queste articolazioni.
E qui ritorna la questione della leadership, affrontata di petto da molti suoi colleghi.
Dobbiamo ritornare all’intuizione di Gianroberto, secondo il quale la grande forza del Movimento è sempre stata quella di svilupparsi senza leader. Dobbiamo recuperare quel modello visionario, che non prevedeva la figura di un leader al comando.
Gli chiede un passo indietro?
Vede, per come si è evoluta la politica e la comunicazione noi vogliamo associare a un volto alcuni contenuti. Più quel volto è efficace, più veicola bene quei contenuti, qualunque essi siano. Questo spiega il successo Facebook, il libro delle facce. Ma noi siamo nati proprio per sfidare questa prospettiva, sostituendo ai volti teste pensanti. Se Nicola Morra non produce cerebrofatti, al posto di manufatti, magari quando va in tv il suo volto comunica bene, arriva al pubblico, ma comunica stereotipi. Mi permetta una citazione di Luciano Canfora: libertà e libro sono termini etimologicamente da connettere.
Sulla libertà , per esempio quella di eleggere autonomamente il vostro prossimo capogruppo, alcuni suoi colleghi sono arrivati alle urla.
La razionalità prevale sempre. Non stiamo assistendo a una lacerazione, ma a un’evoluzione, una crescita del gruppo. Dobbiamo saper governare il nostro spontaneismo, ma la discussione, a volte anche aspra, è ricchezza.
Bene, ma la sua posizione?
Mi sembra che alla Camera il capogruppo lo eleggano. Quanto meno c’è una contraddizione da risolvere.
La senatrice Gelsomina Vono è passata con Renzi.
Dante diceva: non ragionar di loro ma guarda e passa. Ma in una fase di crescita come quella tumultuosa che abbiamo avuto dobbiamo perfezionare i meccanismi di apertura alla società civile. Ricordo che la Vono è stata eletta in un collegio uninominale senza avere un passato da 5 stelle. La prossima volta magari chi di dovere starà più attento ad ascoltare i suggerimenti. Detto questo, la Vono è una. Fossero stati numeri ben diversi sarebbe stato fenomeno preoccupante.
Il leghista Crippa dice che in almeno venti hanno bussato alla porta della Lega.
Dico a Crippa che sono in duecento ad aver bussato alla nostra porta. Tutti quelli scontenti di come Salvini ha fatto finire lo scorso governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
HA PRESO IN GIRO I MERIDIONALI CON LA TAP E PARLA ANCORA
I giornali oggi hanno raccontato di una cena delle deluse tra Barbara Lezzi e Giulia Grillo, ex ministre del Sud e della Sanità che non sono state riconfermate nel Conte Bis per decisione del Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio.
La Grillo è uscita allo scoperto con un’intervista al Fatto Quotidiano, la Lezzi decide di farlo attraverso uno status su Facebook che trasuda raffinatezze lessicali di un certo livello che vale la pena analizzare parola per parola:
“Sono arrabbiata perchè non abbiamo più il ministero per il sud? Per questo parlo? Certo, anche per questo. E lo rivendico a testa alta perchè abbiamo lavorato in questi mesi quasi senza soldi.”
Si noti qui il plurale utilizzato da Lezzi: “abbiamo” serve a dire, se per caso qualcuno insinuasse che si lamenta pro domo sua, che lei si sarebbe anche accontentata di un altro M5S al suo posto, a patto che il ministero rimanesse grillino.
“Perchè ora arriva la nuova programmazione dei fondi e noi abbiamo abdicato alla responsabilità del cambiamento per ben otto regioni e le abbiamo riconsegnate a coloro che i cittadini avevano mandato a casa.”
E questo è il punto più simpatico perchè delle regioni del sud attualmente sono amministrate dal centrosinistra Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Umbria e dal centrodestra invece Sicilia, Sardegna, Abruzzo, Molise.
Tecnicamente i cittadini hanno mandato a casa soltanto i candidati del M5S in ciascuna di queste regioni.
“Sono arrabbiatissima perchè i miei conterranei mi dicono: vi abbiamo dato il voto e ci avete ridato i soliti personaggi. Ma mai e poi mai trovo nella mia delusione la motivazione del tradimento”
Ora, pare strano che i suoi conterranei non gli abbiano detto niente quando hanno fatto il governo con Salvini, ovvero uno che fa politica da venticinque anni (un solito personaggio, si direbbe); nè che siano stati in silenzio quando sono andati al governo con la Lega, ovvero con quel partito che fino all’altroieri schifava e insultava i meridionali.
No, i suoi conterranei sono arrabbiati oggi. Poi, dopo essersela presa con Silvia Vono senza nominarla, la Lezzi giura che non tradirà ma fa un invito al M5S:
“!Il Movimento, però, non rinunci a migliorare se stesso. Emargini l’irriconoscenza e la saccenteria. Torni a credere ed a ascoltare chi non si è intimorito del dileggio, chi ha ignorato le macchine del fango mediatiche, chi ha sempre e solo rivendicato il benessere dei cittadini e il rispetto delle loro scelte. Chi non si è mai vergognato di lavorare sotto il simbolo del Movimento 5 Stelle.”
E qui bisognerebbe chiederle: chi è l’irriconoscente nel M5S? Chi è il saccente? Chi è che è stato dileggiato (ad esempio dall’”ottusangolo” rifilatole da Travaglio…)? Chi è che ha messo su una scenata indecorosa sul TAP pur sapendo delle penali dal 2015, ha parlato di asciugamani per spiegare la sua contrarietà all’opera e ha infine scoperto che era già autorizzato?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
UNICO PAESE EUROPEO IN CUI SI E’ REGISTRATO UN FORTE CALO
L’Italia, fra il 6 giugno e l’11 settembre 2019, è stato l’unico Paese dell’euro a registrare un forte
calo dello spread, coinciso con il cambio di governo.
Lo rileva la Bce, secondo cui “i differenziali sulle obbligazioni sovrane (rispetto al tasso OIS privo di rischio, ndr) sono rimasti ampiamente stabili durante il periodo in esame, con l’eccezione del mercato italiano, dove i differenziali di rendimento a dieci anni sono scesi di 1,1 punti percentuali, in seguito alle attese e alla successiva formazione di un nuovo governo” scrive la Bce, la quale prende in esame il periodo che va dal 6 giugno all’11 settembre.
In questo periodo, i “rendimenti a lungo termine sono diminuiti in misura significativa sia nell’area dell’euro sia negli Stati Uniti” ma gli spread, che sono differenziali di rischio, “sono rimasti sostanzialmente invariati nella maggior parte dei paesi dell’area dell’euro”.
Detto questo, la Bce assicura che intende “fornire un considerevole stimolo monetario per assicurare il perdurare di condizioni finanziarie molto favorevoli che sostengano l’espansione dell’area dell’euro, l’accumularsi di pressioni interne sui prezzi attualmente in corso e quindi la stabile convergenza dell’inflazione sul valore perseguito nel medio termine”.
Queste decisioni sono state assunte per rispondere a un livello di inflazione che continua a essere inferiore a quello perseguito dal Consiglio direttivo. Quest’ultimo, spiega il bollettino, “ha ribadito la necessita’ di un orientamento di politica monetaria fortemente accomodante per un prolungato periodo di tempo”. In prospettiva, quindi, è pronto “ad adeguare tutti i suoi strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione si diriga stabilmente verso il livello previsto, in linea con l’impegno ad adottare un approccio simmetrico nel perseguimento del proprio obiettivo”.
La Bce fa notare anche che “i rischi al ribasso per l’attività economica a livello mondiale ultimamente si sono intensificati” e che un ulteriore “inasprimento delle tensioni commerciali potrebbe rappresentare un rischio per la crescita e per il commercio mondiali”.
Inoltre, “lo scenario di una Brexit senza accordo potrebbe avere ulteriori ripercussioni negative, soprattutto in Europa”. Per quanto riguarda invece l’interscambio mondiale, quest’ultimo si è notevolmente indebolito nella prima meta’ dell’anno e pesano soprattutto le dispute commerciali fra Stati Uniti e Cina. Allo stesso tempo, anche altre questioni commerciali restano insolute.
La Bce poi consiglia ai paesi con un debito elevato di perseguire politiche prudenti. “Alla luce dell’indebolimento delle prospettive economiche e di rischi al ribasso ancora pronunciati — osserva — i governi interessati da un rallentamento economico che dispongono di margini per interventi di bilancio dovrebbero agire in maniera efficace e tempestiva. Contemporaneamente, i governi dei paesi con un debito pubblico elevato devono perseguire politiche prudenti e adoperarsi per il conseguimento degli obiettivi in termini di saldo strutturale”.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
E’ LA MISURA CARDINE DELLA MANOVRA ECONOMICA
Il taglio del cuneo fiscale è una delle misure principali che il nuovo governo vuole realizzare con la Legge di Bilancio 2020.
Secondo le due forze di maggioranza, Pd e M5S, questo intervento potrebbe far bene all’economia italiana, favorendo i consumi.
Ma qual è il significato di cuneo fiscale? Di seguito lo spieghiamo con parole semplici e comprensibili anche per chi non ha dimestichezza con il vocabolario economico.
Il cuneo fiscale è un indicatore che misura il peso delle imposte e dei contributi sul costo del lavoro. In altre parole, è la differenza tra quanto un lavoratore costa al datore di lavoro e la somma di denaro netta che quello stesso lavoratore effettivamente percepisce.
In teoria, il significato di cuneo fiscale è più ampio. Nelle scienze economiche questo indicatore studia le distorsioni della domanda di un bene in seguito dell’introduzione di una tassa sulla produzione e/o sul consumo di quello stesso bene. Nel dibattito politico, tuttavia, ci si riferisce comunemente all’indicatore descritto sopra, limitandosi cioè al suo significato nel quadro del mercato del lavoro.
Con cuneo fiscale, per concludere, si intende sostanzialmente la somma delle imposte tributarie e dei contributi che gravano sul costo del lavoro. Esso può essere determinato sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi o i liberi professionisti.
Taglio cuneo fiscale: perchè
Il taglio del cuneo fiscale è un’operazione di cui si dibatte da anni. Come è facilmente intuibile, significa ridurre il peso delle imposte e dei contributi sul costo del lavoro. A seconda di come venga attuato, questo alleggerimento può produrre benefici economici per il lavoratore, per il datore di lavoro oppure per entrambi.
Se vengono alleggeriti solo i contributi a carico del lavoratore, ad esempio, il datore di lavoro non ne ricaverà alcun beneficio.
Allo stesso modo, se vengono ridotte solo le tasse in busta paga a carico delle imprese, il lavoratore rischierà di non averne alcun vantaggio.
Se invece vengono tagliati sia gli oneri a carico delle aziende sia quelli a carico del lavoratore, entrambi ne trarranno giovamento.
Il taglio del cuneo fiscale generalmente viene operato perchè può essere una buona leva di stimolo all’economia. Gli obiettivi possono essere: snellire il mercato del lavoro, favorire le assunzioni, ridurre la pressione fiscale a carico delle imprese, favorire i consumi
Il taglio nel 2020
Come detto più volte dal premier Giuseppe Conte, il taglio del cuneo fiscale è tra le misure principali da attuare con la Legge di Bilancio 2020 (insieme ad altre come il salario minimo). Il Governo Conte Bis, come si legge nelle linee guida dell’accordo tra M5S e Pd, vuole tagliarlo “a vantaggio dei lavoratori”, ossia vuole ridurre le tasse sul lavoro allo scopo di aumentare le entrate economiche per il lavoratore, in modo da stimolarne i consumi.
Secondo i dati dell’Istat, al 2017 il costo del lavoro dipendente in Italia risulta in media pari a 32.154 euro annui, sostanzialmente stabile rispetto al 2015. Il cuneo fiscale e contributivo, dice l’Istat, è pari al 45,7 per cento del costo del lavoro, in lieve calo rispetto agli anni precedenti (46,0 per cento nel 2015, 46,2 per cento nel 2014).
Per la manovra economica 2020 sono due le ipotesi sul tavolo.
La prima consiste nell’introdurre un credito di imposta che si traduca per il lavoratore in una sorta di stipendio aggiuntivo da circa 1.500 euro, che potrebbe essere liquidato nel mese di luglio. Questo pagamento assorbirebbe il bonus Renzi da 80 euro.
La seconda ipotesi è quella di un taglio secco dei contributi a carico del lavoratore (che attualmente, per un lavoratore dipendente a tempi indeterminato, sono pari al 9 per cento).
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
CONTINUA L’EMORRAGIA DI VOTI DEL PARTITO DI SALVINI
Sono stati diffusi i sondaggi Emg per la trasmissione Agorà di Raitre. 
Rispetto ai rilevamenti del 19 settembre la Lega di Matteo Salvini (pur restando il partito di maggioranza relativa) perde quasi un punto percentuale, passando dal 33,1% al 32,2% (-0,9%).
Tendenzialmente stabili gli altri partiti. Il Partito Democratico si conferma seconda forza politica nazionale con 20,3%, guadagnando un decimo rispetto ai sondaggi di sette giorni fa. Il Movimento 5 Stelle conquista un +0,2% passando dal 18,7% al 18,5%.
Invariato il dato di Fratelli d’Italia. Il partito guidato da Giorgia Meloni si attesta sul 7,3% e consolida il primato su Forza Italia, ancora in calo: gli azzurri infatti cedono ancora due decimi di punto declinando dal 7,0% al 6,8%.
Il neonato partito fondato dall’ex presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi guadagna consensi rispetto alla prima rilevazione.
All’esordio nella valutazione demoscopica del consenso gli veniva attribuito un 3,4%: dopo una settimana Italia Viva conquista quasi un punto e si conferma sesta forza politica e terza della maggioranza del governo giallorosso.
Sempre a proposito di Italia Viva, Emg sonda anche l’opinione degli elettori circa l’affidabilità del partito guidato da Renzi all’interno del governo.
Per la stragrande maggioranza degli elettori (70%) il senatore di Scandicci non sarebbe un alleato affidabile. Giudizio opposto per il 21%, mentre il 9% preferisce non rispondere.
Tendenza ancora più accentuata per quanto riguarda gli elettori delle Lega (88% di inaffidabilità ) e quelli del M5S (73%). Chi vota Pd, invece, tende a dare maggiore fiducia all’ex segretario: il 43% lo considera un alleato di cui fidarsi.
(da agenzie)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
ADESSO CHE LO SPACCIATORE ABUSIVO DI ROSARI E MADONNE NON C’E’ PIU’, IL VIMINALE RIAPRE IL DIALOGO CON LE STRUTTURE DELLA CHIESA: “DOBBIAMO LAVORARE TUTTI INSIEME”
Lo spacciatore abusivo di vangeli, rosari e madonne ha sempre avuto parole velenose contro la Chiesa e i vescovi, evidentemente rappresentanti di una religione che non poteva essere la sua, perchè anche l’ultimo dei catechisti può spiegare che razzismo, egoismo e odio sono il contrario dell’insegnamento di Gesù Cristo.
Ma adesso che lo pseudo devoto non c’è più, tra il Viminale e la Cei è tornato il sereno.
“Il ministero dell’Interno esprime gratitudine al cardinale Bassetti e alla Cei per l’attenzione dimostrata e per quello che sta facendo per noi”
Lo ha detto il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, in un’intervista del Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine della firma di un nuovo protocollo d`intesa tra il Viminale e la Conferenza Episcopale Italiana, per l`accoglienza di una sessantina di persone – fra i 182 migranti sbarcati ieri a Messina dalla nave Ocean Viking – che non saranno ridistribuite tra Francia, Germania, Portogallo, Irlanda e Lussemburgo.
“È una convenzione – ha spiegato il ministro Lamorgese – che ripercorre ciò che già è avvenuto in passato. È il segnale di attenzione che la Cei e la Caritas hanno mostrato nei confronti dei migranti che arrivano sulle nostre coste, scappando da territori come la Libia dove c’è una guerra civile”.
“Gli sbarchi attualmente – ha concluso il ministro Lamorgese a Tv2000 – coinvolgono soprattutto i barchini. Si sono leggermente implementati ma ci sono sempre stati anche nei periodi precedenti. È un sistema che cercheremo di governare al meglio, speriamo anche con l`aiuto dell`Europa. Dobbiamo lavorare insieme agli altri Paesi europei per cercare di governare un fenomeno che è strutturale, che esiste e che deve essere governato”.
(da Globalist)
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Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
ALTRO CHE LE BALLE DI DI MAIO E TONINELLI SUI “18 MILIONI L’ANNO RISPARMIATI”
Vi ricordate? L’Air Force Renzi fu uno dei primissimi annunci del governo Conte: i ministri Di
Maio e Toninelli si davano il cinque mentre vi fregavano: “Diciotto milioni all’anno risparmiati, come tre nuovi treni per il trasporto pendolare o due nuove scuole per i nostri figli. Ecco cosa potremo fare da oggi al 2024 grazie al taglio di questo enorme spreco”, recitava il bannerino di propaganda che i due ministri facevano girare su Facebook.
Ebbene, come molti di voi NON sapranno, quell’aereo è attualmente ancora a carico dell’Italia.
Spiega oggi Daniele Martini su La Stampa:
Sui contenuti di quel contratto indaga la Guardia di Finanza per conto della Procura della Repubblica di Civitavecchia e indaga pure la Corte dei conti per valutare se ci sono danni per l’Erario e stabilire chi eventualmente dovrà pagare. Subito dopo anche i tre Commissari straordinari di Alitalia voltarono le spalle all’Air Force renziano sciogliendo il contratto stipulato dalla stessa Alitalia con Etihad per cui lo Stato aveva già pagato una cinquantina di milioni di euro.
Quest’ultima, ovviamente, non fu contenta, ritiene di essere danneggiata dalla decisione di Alitalia che considera unilaterale e si lamenta per il trattamento pessimo riservato al velivolo.
Di conseguenza per quell’aereo c’è anche una causa civile in corso che chissà quanto andrà avanti e nell’attesa renderà difficile stabilire perfino a chi spetta fare a pezzi l’aereo. Il risultato è che i risparmi annunciati dal M5S non sono mai arrivati ai poveri “cittadini”. E l’aereo sta ad arrugginire in un hangar:
Che il destino dell’Airbus di Renzi sia restare a terra è quasi certo. Chi è del mestiere e ha visto di recente da vicino il velivolo riferisce di aver notato che la ruggine sta intaccando l’attaccatura delle ali alla fusoliera al punto che l’aereo ha perso l’equilibrio alare, cioè pende. In quelle condizioni è quasi impossibile possa riprendere il volo se non a patto di interventi che forse finirebbero per costare più dell’aereo stesso.
(da agenzie)
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