Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA AL MESSAGGERO L’EX MINISTRO PRONOSTICA ALTRI APPRODI: “NESSUNA CAMPAGNA ACQUISTI, ABBIAMO SCORAGGIATO QUALCUNO CHE VOLEVA VENIRE A TUTTI I COSTI”
In un’intervista rilasciata oggi al Messaggero, Maria Elena Boschi pronostica altri approdi
ad Italia Viva, il nuovo partito di Renzi, dal M5S, da Forza Italia e soprattutto dal Partito Democratico:
«Nessuna campagna acquisti. Anzi abbiamo scoraggiato qualcuno che voleva venire a tutti i costi. Certo: se devono andare nella Lega o in Forza Italia e votare contro il governo meglio che stiano con noi».
Dal Pd qualcun altro vi seguirà ?
«Credo proprio di sì. Ancora qualche deputato, ancora qualche senatore. E poi soprattutto tanti sindaci. Ma i più arriveranno nel 2020, quando faremo il Big bang degli amministratori, come nel 2012. Del resto il clima è lo stesso, noi lo sentiamo».
E colleghi di Forza Italia? Molti guardano a Italia Viva con grande interesse
«Vedremo. Che qualcuno sia a disagio con la svolta estremista di Salvini è vero. E tutto sommato comprensibile. I moderati non stanno con i sovranisti, questo è certo. Comunque è prematuro parlarne, abbiamo molti mesi davanti a noi».
I movimenti al centro dello schieramento politico sono la novità di questo inizio autunno. Quanto vale oggi un’area di centro distinta dalla destra e dalla coalizione rosso-gialla?
«Non so dire le percentuali. Vedo sondaggi che spaziano dal 3 al 7% per un partito ancora senza organizzazione, senza logo, senza iniziative. Ottimo, possiamo solo migliorare. Quello che forse non viene considerato è che Italia Viva sta raccogliendo migliaia di proposte, migliaia di contributi anche economici, migliaia di persone. Diciamo che la domanda c’è: a noi toccherà organizzare una proposta all’altezza di questa sfida. Io ci credo e sono molto ottimista, specie dopo questa prima settimana entusiasmante».
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SOTTOTRACCIA CONTINUA LO SCONTRO TRA CONTE E DI MAIO
Federico Capurso sulla Stampa racconta oggi che Luigi Di Maio è impegnato in un braccio di ferro virtuale con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte su due temi che ritiene pericolosi elettoralmente: l’eutanasia e lo ius culturae.
Il premier affronta il «fine vita» accogliendo i dubbi dei vescovi italiani e spinge a favore di uno Ius culturae che estenda la cittadinanza ai minori stranieri.
Detta delle coordinate, dunque, alla sua azione di governo e indirettamente a chi, nel Movimento, lo vede come prossima guida del partito.
Dall’altra parte, invece, Di Maio sbuffa, svicola, frena; contrariato all’idea di dover prendere posizione su un terreno che considera da sempre scivoloso, perchè è lì che il suo elettorato è diviso.
Ed è questo un nuovo e pericoloso elemento di fragilità per la maggioranza giallorossa, non tanto per le idee delle due forze di maggioranza — anzi, più vicine di quanto non fossero quelle dei gialloverdi -, quanto per gli ulteriori attriti che stanno scaturendo tra Conte e Di Maio e che rischiano di riflettersi sul Movimento.
E quindi potrebbero presto nascere problemi proprio sul disegno di legge sullo Ius Culturae, di chi è stato nominato relatore Giuseppe Brescia del M5S, presidente della Commissione Affari Costituzionali:
Un provvedimento appoggiato da Conte e salutato entusiasticamente da una larga fetta di deputati, nonostante Di Maio lo osteggi apertamente.
Il numero di parlamentari grillini che vuole cogliere l’occasione del governo con il Pd per allontanare il M5S dal populismo di destra è vasto. Ed è cresciuto rispetto alla corrente di sinistra che un tempo si agitava sotto il vessillo del presidente della Camera Roberto Fico. «Di Maio si comporta come se il Movimento stesse ancora lavorando con la Lega», dice tra i denti un senatore di peso M5S. «Mi sembra evidente che non creda in questo progetto, a differenza di Conte».
(da “NextQuotidiano“)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
PACATEZZA, EDUCAZIONE E MATURITA’
Antonello ha 16 anni e vive in un piccolo paese in provincia di Cosenza, Spezzano della
Sila. Sotto casa ha trovato, scritto su un muro, un messaggio. Vernice nera, parole mozzate.
Succo del discorso chiarissimo, però: Antonello gay. Il ragazzo è giovane, non è ancora maggiorenne. Non ha ancora affrontato le prove più difficili che la vita ti mette di fronte. Questa scritta a metà tra il minatorio e il canzonatorio è un primo test.
Antonello lo supera alla grande.
“Non credo ci sia molto da dire, la foto parla da sè. Credo che arrivati oramai nel 2020, sia impossibile che un paese come Spezzano sia ancora così arretrato e chiuso mentalmente. Mi dispiace dirlo, ma migliorare l’estetica serve a ben poco se poi il succo del paese è questo. Non ci fa onore, fa solo ribrezzo, soprattutto se ci rendiamo conto che a scrivere ciò è qualcuno della mia età , se non più grande, persone che dovrebbero essere le prime a spronare al meglio, al cambiamento. Se questo è il messaggio che viene passato alle nuove generazioni, non so dove potremmo arrivare.”
Sono queste le parole che Antonello scrive su Facebook. La pacatezza della denuncia, la consapevolezza che non serve alzare i toni o perdere la calma, la bontà di un messaggio amaro e devastante che, proprio per la sua semplicità e l’educazione con cui è stato scritto, coglie perfettamente nel segno.
Ha semplicemente elevato il piano della discussione: dall’offesa scurrile scritta sul muro a una domanda che dovrebbe investire tutta la società .
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SOCIALDEMOCRATICI 22,5%, FPOE 16%, VERDI 13%, LIBERALI 7,8%
Un trionfo ancora più largo del previsto: Sebastian Kurz stravince le elezioni politiche in Austria.
I popolari, stando alle prime proiezioni dopo la chiusura dei seggi, volano infatti al 37,1%. Crolla l’ultradestra che viene stimata al 16,7%
Davanti arrivano quindi i socialdemocratici che confermano le aspettative dei sondaggi, raccogliendo il 22,5%.
Alla fine l’Fpoe paga più del previsto lo scandalo Ibiza-gate. Dopo la debacle del 2017, tornano invece al Nationalrat i Verdi con un rilevante 13,1%, mentre i liberali Neos sono al 7,8 per cento.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
ALLE EUROPEE IN UMBRIA IL CENTRO-DESTRA AVEVA RAGGIUNTO IL 52,2% CONTRO IL 43,4% DEI PARTITI OGGI NELL’ALLEANZA DI GOVERNO… ORA LA FORBICE SI E’ RIDOTTA: 47% CXD CONTRO 43% M5S-CXS
In Umbria è sfida aperta. Quando manca poco meno di un mese al primo grande test elettorale
dall’insediamento del nuovo Governo (il Conte-bis), i dati del sondaggio Quorum/YouTrend, in esclusiva per Agi e primo sul voto umbro, dicono che la corsa per dare il governatore alla Regione sarà un testa a testa tra Donatella Tesei, candidata a capo di una coalizione di centrodestra (Lega-FI-FdI) e Vincenzo Bianconi, candidato espresso dall’alleanza giallo-rossa PD-M5S su cui si regge l’esecutivo nazionale ma per la prima volta alla prova elettorale.
Entrambi i candidati superano il 40% dei consensi, e sono separati da pochi punti: 47,2% per la Tesei, 43,1% per Bianconi.
In Umbria la legislatura regionale si è interrotta in anticipo a causa dello scandalo sulla sanità che ha segnato la fine della giunta guidata da Catiuscia Marini (PD). Non sorprende quindi vedere come gli umbri mettano la sanità al secondo posto tra i temi più rilevanti che dovrebbero essere affrontati dalla politica (anche a livello nazionale, sia pure meno che a livello locale).
Vediamo il confronto con le Europee di pochi mesi fa in Umbria: il centrodestra aveva raggiunto il 52,2% dei consensi (Lega 38,2%, Fdi 6,6%, Forza Italia 6,4%, altri 1%).
L’alleanza attuale di governo si era fermata al 43,4% (Pd 24%, M5S 14,6%, + Europa 2,7%, La Sinistra 2,1%)
In pratica i 9 punti di distacco si sono ridotti a 4.
Claudio Ricci, che fu già candidato del centrodestra alla guida della Regione nel 2015, raccoglie il 6,2%. Nonostante si tratti di un consenso piuttosto esiguo, potrebbe tuttavia risultare decisivo: se dovesse togliere voti alla Tesei, Ricci potrebbe essere l’ago della bilancia di queste elezioni.
Gli altri candidati raccolgono meno del 2% dei consensi ciascuno, mentre quasi il 15% degli aventi diritto si dichiara ancora indeciso e il 18,2% afferma che non andrà a votare.
(da Open)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI AVEVA PROMESSO UN DECRETO LEGGE PER IL RICONOSCIMENTO DEI SEGNI: OVVIAMENTE SE N’E’ FOTTUTO
Matteo Pucciarelli su Repubblica oggi racconta di un interessante confronto che ha avuto Matteo Salvini ieri a Milano con una donna sorda a cui aveva promesso, nella Giornata Mondiale dei Sordi, un decreto legge che poi ha dimenticato:
Abituato alle folle adoranti, per Matteo Salvini la piazza Duomo nella sua Milano di ieri pomeriggio è stata un po’ diversa dal solito, con un atto d’accusa in piena regola, in lingua dei segni, ad opera di una donna sorda ma non per questo meno veemente: «L’anno scorso alla nostra giornata mondiale dei sordi c’eravamo tutti, eravamo il popolo no?, e lei ci aveva parlato di un decreto legge entro un anno e più di un anno è passato: io non le credo più, ho perso totalmente la fiducia, sono stanca, o ci fa vedere le carte firmate oppure basta…».
Di risposta l’ex vicepremier imbarazzato se n’è uscito chiamando in causa i propri figli: «Per farle capire come sono fatto io: potevo restare a casa con loro e invece sono venuto qui anche sapendo di non avercela fatta».
Il punto è che appena esce dalla comfort zone di comizi di piazza blindatissimi e delle iniziative di partito, il leader della Lega si ritrova a tu per tu con lo scontento di chi non ha visto realizzate le promesse di governo.
Salvini aveva promesso il 29 settembre 2018 “un decreto veloce per il riconoscimento della lingua dei segni”. Ad essere precisi aveva detto: “già settimana prossima ci vediamo al mio ministero per preparare un decreto legge veloce”. E ancora: “non è una concessione è un sacrosanto diritto. Incredibile non sia stato riconosciuto fino ad oggi”.
Ovviamente la donna non dovrebbe sentirsi sola in questa battaglia: Salvini aveva anche promesso il taglio delle accise al primo consiglio dei ministri, la flat tax e l’autonomia differenziata.
Ma poi la Crisi del Papeete lo ha portato a cancellare tutto perchè voleva le elezioni, ovvero più posti per i suoi in parlamento. Alla faccia delle poltrone altrui.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL PADRE ORA SI DEDICA, CON LA SUA FONDAZIONE, AD AIUTARE I BISOGNOSI: “PRONTO A IMBARCARMI SULLA NAVE DELLA ONG SEA EYE CHE PORTA IL NOME DI MIO FIGLIO, SE NECESSARIO… “CAROLA E’ UNA GRANDE DONNA”
Fabio Tonacci di Repubblica realizza una splendida intervista a Abdullah Kurdi, il papà Alan Kurdi,
il bambino con la maglietta rossa riverso sulla spiaggia senza vita, la cui immagine è diventata il simbolo dell’indifferenza nei confronti dell’immigrazione.
La vita di Abdullah Kurdi — che nel naufragio tra Bodrum e Coo ha perso anche la moglie Rehanna e l’altro suo figlio Ghalib — è cambiata da quell’evento tragico del 2015.
Nel frattempo, l’uomo ha iniziato ad aiutare i bambini più sfortunati nei campi profughi curdi, ha cercato di ottenere per loro aiuti economici, opera attraverso una fondazione.
Non è immune dalle malelinguei: c’è chi lo ha accusato di essere stato lui alla guida del barcone che, rovesciandosi, ha ucciso la moglie e i suoi due figli, c’è chi lo accusa ancora adesso di essersi arricchito dopo quella tragedia.
Sulla prima ipotesi, Abdullah Kurdi è chiarissimo: ha preso la guida del barcone soltanto dopo che lo scafista, spaventato dall’improvviso ingrossarsi delle onde, si era gettato in mare per scappare (il viaggio gli era costato in tutto 4.500 euro per coprire una distanza di 5 chilometri, tra la Turchia e la Grecia, che pure è stata fatale alla sua famiglia).
Sulla seconda voce, Abdullah conferma di ricevere un mensile fisso da Mas’ud Barzani, ex presidente del Kurdistan, ma che i soldi della sua fondazione sono interamente devoluti ai bisognosi.
Nell’intervista a Repubblica, il padre di Alan Kurdi racconta la sua tragedia personale, il suo rimorso ogni volta che vede una maglietta rossa e la sua nuova vita.
Poi, si lascia andare a una considerazione politica. Si dice pronto a imbarcarsi sulla Alan Kurdi della ong Sea Eye, la nave che porta il nome di suo figlio.
Poi afferma: «Ho letto cosa ha fatto Matteo Salvini e resto stupito che un Paese accogliente come l’Italia gli dia i voti. Che vergogna. Carola Rackete, invece, è una donna forte, che è stata messa in prigione. Se dovesse servire, sono pronto a farmi arrestare anche io».
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
IL SACERDOTE DEGLI UNIVERSITARI PIEMONTESI: “LOTTARE PER IL PIANETA NON ESCLUDE DIFENDERE LA VITA NASCENTE”
Radio Maria attacca Greta Thunberg e finisce nel mirino di don Luca Peyron, responsabile della pastorale universitaria della diocesi di Torino.
“Con questo post rischia solo di far del male alla Chiesa”, è l’affondo del sacerdote che si dissocia dalla posizione dell’emittente voce del cattolicesimo più conservatore.
Nel giorno delle manifestazioni dei giovani del movimento “Friday for Future” infatti la pagina Facebook di Radio Maria ha postato una foto dell’attivista svedese invitando i giovani a “non lasciarsi ingannare”.
Il testo dell’immagine si rivolgeva proprio alla sedicenne: “Cara Greta, dopo che abbiamo buttato Dio nella pattumiera, vogliamo salvare il pianeta? Dopo che lasciamo sopprimere i feti umani, vogliamo proteggere i cuccioli animali? Dopo che confondiamo i generi, vogliamo salvare la specie? Dopo che aiutiamo gli uomini a morire, vogliamo salvare le foreste? Volto indignato il tuo, o forse manipolato? Giovani, non lasciatevi ingannare”. Parole che non sono piaciute a don Luca, che ogni giorno lavora fianco a fianco con i giovani, molti dei quali ieri sono scesi in piazza per manifestare contro il cambiamento climatico e per l’ambiente, che ha lanciato l’hashtag #notinmyname: “Non posso condividere questo post sprezzante e inutile, così poco cattolico, così poco intelligente — scrive Peyron – Essere cattolici significa et et e mai aut aut, lottare per il pianeta non esclude difendere la vita nascente. Chi sostiene una causa giusta non è un nemico se non ne sostiene altre”.
Il responsabile degli universitari cattolici di Torino ammette le critiche alla giovane, ma precisa: “Non capire i segni dei tempi, non essere accanto ai giovani per sostenerli e se necessario aiutarli a non diventare vittime ingenue di lupi rapaci è esattamente quello che la Vergine Maria ci ha insegnato”.
Aggiunge il sacerdote “No, questo post non è in mio nome, e del resto Radio Maria non è la voce della Chiesa, e così facendo ahimè, fa solo del male alla Chiesa, a chi giorno per giorno, metro per metro, tenta di annunciare Gesù in un mondo ostile che va capito ed amato con la stessa misericordia con cui Maria ha voluto bene a Pietro e, sono certo, avrebbe voluto bene anche a Giuda”.
(da agenzie)
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Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile
E’ CRESCIUTA LA PERCENTUALE DEI FAVOREVOLI A “DETERMINATE CONDIZIONI”
Secondo un sondaggio della SWG l’89% degli italiani è favorevole ad una legge sull’eutanasia. 
«La percentuale dei favorevoli è costantemente aumentata negli ultimi anni — dice Enzo Risso, direttore scientifico SWG — E questo fenomeno segnala la notevole secolarizzazione della società italiana che ha finito per non sentirsi più in linea con le posizioni della Chiesa e alcuni valori del cattolicesimo».
I favorevoli in assoluto alla legge rimangono grosso modo costanti intorno al 50%. E’ cresciuta moltissimo invece la percentuale dei favorevoli «a determinate condizioni».
La Corte Costituzionale, dopo ore ed ore di camera di consiglio, ha sancito che l’aiuto al suicidio — contemplato dall’articolo 580 del codice penale che prevede pene tra i 5 e i 12 anni di carcere — può non essere punibile a “determinate condizioni”, quali quelle in cui si trovava Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, che, irreversibilmente cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale, aveva deciso di andare a morire in Svizzera, come poi è accaduto il 27 febbraio 2017, in una clinica nei pressi di Zurigo dove l’esponente radicale Marco Cappato aveva acconsentito ad accompagnarlo.
(da agenzie)
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