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SEN. FATTORI (M5S): “SE DI MAIO C’ENTRA CON CASALEGGIO ALL’ONU, ANDREBBE SFIDUCIATO: E’ COME SE BERLUSCONI AVESSE INVIATO CONFALONIERI A PARLARE DI MEDIASET”

Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

LA SENATRICE CHIEDE SPIEGAZIONI SUL SUO RUOLO NELL’ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO

Il primo concetto che viene inmente è quello del conflitto di interessi. Davide Casaleggio, infatti, andrà  all’Onu a partecipare a un evento che è stato promosso e organizzato dal governo italiano — come lo stesso imprenditore ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera — per parlare della piattaforma Rousseau. L’Associazione Rousseau, un ente privato, diventa oggetto di un dibattito pubblico, organizzato alle Nazioni Unite dallo stesso governo italiano. Per questo Elena Fattori, senatrice dissidente del Movimento 5 Stelle, chiama in causa il neo ministro degli Esteri Luigi Di Maio.
Quest’ultimo è anche il capo politico del Movimento 5 Stelle e, in quanto tale, avrebbe delle responsabilità  importanti nei confronti degli iscritti: «Se venisse fuori che Di Maio ha una responsabilità  nel viaggio all’Onu di Casaleggio — ha detto Elena Fattori al Corriere della Sera -, il nostro capo politico andrebbe sfiduciato».
Elena Fattori non esita a parlare di conflitto di interessi a proposito del ruolo di Casaleggio sia nella circostanza specifica, sia in generale nella gestione di Rousseau. Lo spiega con un esempio molto semplice: «È molto grave — sottolinea la senatrice -. È come se Berlusconi si fosse portato all’Onu Confalonieri per parlare di Mediaset. Berlusconi era un pivello in confronto a lui: almeno il suo conflitto era dichiarato. Invece, non si capisce bene cosa Casaleggio faccia e quali siano le sue reali attività  imprenditoriali».
Elena Fattori continua a essere sempre sul confine del Movimento 5 Stelle: da novembre scorso è sotto processo interno per le sue dichiarazioni contro i decreti sicurezza e il suo atteggiamento in aula. Ora, però, con i decreti sicurezza che sembrano essere di nuovo in discussione con il nuovo governo di cui il Movimento 5 Stelle fa parte, chiede le scuse pubbliche, con un post sul blog.
Se queste non dovessero arrivare entro la fine dell’anno, Elena Fattori è pronta a lasciare.

(da agenzie)

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CASALEGGIO ALL’ONU COME INVIATO DEL GOVERNO PER PARLARE DI DEMOCRAZIA DIGITALE? NO GRAZIE

Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

UN’AZIENDA IN UTILE SOLO DA QUANDO IL M5S E’ AL GOVERNO, LA SUA E’ UNA PIATTAFORMA PROPRIETARIA L’INCONTRARIO DELLA DEMOCRAZIA DIRETTA, ED ESISTE UN CONFLITTO DI INTERESSI EVIDENTE

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica oggi ci spiega perchè Casaleggio all’ONU è uno scandalo. Ieri il Corriere della Sera ha fatto sapere al popolo attraverso il biografo ufficiale del MoVimento 5 Stelle sul quotidiano Emanuele Buzzi che Davide Casaleggio parlerà  all’assemblea delle Nazioni Unite di democrazia digitale per una scelta “del governo italiano” (ovvero del ministro degli Esteri Luigi Di Maio?).
È difficile credere che la scelta sia ricaduta sul manager milanese per i suoi successi.
Se non altro perchè l’ultima volta che un’authority indipendente ha guardato dentro Rousseau, ci ha trovato una falla non da poco: il 4 aprile del 2019 il Garante della Privacy l’ha multata per 50mila euro perchè «le misure adottate (nel voto on line, ndr) lasciano aperti i risultati, per un’ampia finestra temporale ad accessi ed elaborazioni di vario tipo, che vanno dalla mera consultazione a possibili alterazioni o soppressioni»
Nell’ultimo anno, Casaleggio ha investito, ha assunto programmatori, ha sperimentato il voto in blockchain (pur essendo molto lontano dal poterlo applicare), ma nessuno ha potuto verificare che sia davvero così.
Perchè la sua è una piattaforma proprietaria, con un software proprietario, il contrario di quanto consigliano gli esperti mondiali in quanto a democrazia diretta e cittadinanza digitale.
La seconda domanda, ma si vede come tutte siano intrecciate, è: che tipo di imprenditore è Casaleggio? Perchè il bilancio della sua prima società , la Casaleggio Associati, è finalmente tornato in utile da quando il Movimento ha vinto le elezioni e ha formato il primo governo con la Lega?
Poi c’è la classica (e motivata) accusa di conflitto di interessi:
Le imprese che si rivolgono a lui, che finanziano gli studi annuali sull’e-commerce presentati ora – non un tempo – in templi come la fondazione Cariplo a Milano o l’università  Luiss a Roma, lo fanno in quanto grande manager o perchè leader del principale partito di governo?
E come si fa a evitare un pericoloso incrocio di interessi se, ad esempio, a finanziare l’ultimo rapporto sono state il doppio delle società  che lo hanno fatto l’anno prima, e se tra queste c’era – solo per fare un esempio – quella Deliveroo che in quei mesi stava tremando per il “decreto rider” annunciato da Luigi Di Maio?
Ma queste cose contano poco per il M5S: per loro il conflitto d’interessi è sempre quello degli altri.

(da “NextQuotidiano”)

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NOTTE DI SBARCHI A LAMPEDUSA: SETTE BARCHINI CON 180 MIGRANTI A BORDO MENTRE DEL BARCONE ROVESCIATO AL LARGO DELLA LIBIA NON SI HANNO PIU’ NOTIZIE, DECINE DI MORTI

Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

LE ONG DENUNCIANO L’ASSENZA DI SOCCORSI NEL MEDITERRANEO: “LASCIATECI SALVARE LA GENTE IN MARE VISTO CHE VOI NON LO FATE”

Centottanta persone arrivate a Lampedusa nelle ultime 12 ore, sette barchini uno dietro l’altro ognuno con 20-25 migranti, sbarcati direttamente in porto o intercettati a poche miglia dalla costa.
E poi nessuna notizia del barcone con una cinquantina di persone rovesciatosi ieri davanti alle coste di Misurata di cui aveva parlato Unhcr Lybia, mentre sarebbero sbarcati proprio nel paese africano i settanta a bordo del gommone che chiedeva aiuto da più di 60 ore senza che nessuno intervenisse.
Nella giornata internazionale delle migrazioni che Papa Francesco celebra in Vaticano è drammatico il bilancio delle ultime ore nel Mediterraneo.
A Lampedusa per i soccorritori è stata una notte senza sosta con arrivi incessanti di uomini, donne e bambini su piccole imbarcazioni di legno partite dalla Tunisia con a bordo magrebini ma anche subsahariani.
E l’ipotesi che pescherecci più grandi le abbiano trainate fino alle acque territoriali italiane. Ma potrebbero anche esserci decine di vittime perchè a differenza di quanto comunicato ieri, Unhcr Lybia ora afferma che nessuna delle persone a bordo della barca ribaltatasi ieri è arrivata nei porti libici e non è stata trovata neanche l’imbarcazione
Sembra essersi risolto invece il caso dell’altro gommone in mare da tre giorni. Il centralino Alarm phone aveva tenuto il contatto con le persone a bordo fino alle 19.30 sollecitando i centri di soccorso di Italia e Malta ad intervenire visto che i libici non avevano mai risposto.
Il gommone ha trascorso un’altra notte in mare ma è proprio di questa mattina il tweet da parte di Unhcr con l’annuncio che una settantina di persone, di cui un paio in condizioni critiche, sono state fatte sbarcare in Libia. Unhcr sottolinea ancora una volta che “la Libia non è un porto sicuro per lo sbarco”.
L’assenza di soccorsi nel Mediteraneo scatena le reazioni delle Ong: “Se non volete farlo voi, lasciateci salvare la gente in mare”, l’appello di Mediterranea, ferma perchè con entrambe le navi sotto sequestro. Nelle prossime ore dovrebbe tornare in zona Sar la Open Arms.

(da agenzie)

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OGGI SI VOTA IN AUSTRIA: SFIDA TRA CONSERVATORI DI KURZ E SOCIALDEMOCRATICI DI PAMELA WAGNER

Settembre 29th, 2019 Riccardo Fucile

SONDAGGI: IN CRESCITA CONSERVATORI, VERDI E LIBERALI, IN CALO SOVRANISTI

Oggi domenica 29 settembre 2019 si tengono le elezioni in Austria.
Le elezioni si tengono normalmente ogni cinque anni e il regolare ritorno alle urne era previsto per l’autunno del 2022, tuttavia dopo le dimissione del leader del partito di estrema destra Heinz Christian Strache e la conseguente rottura tra i partiti della coalizione di maggioranza, il 18 maggio il presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen ha indetto elezioni.
A provocare le dimissioni dell’ex vice cancelliere Strache è stato il così detto “Affare Ibiza”: il 17 maggio il quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung ha pubblicato un video, girato di nascosto a Ibiza durante la campagna elettorale del 2017, in cui Strache si diceva disponibile ad accettare soldi russi in cambio di favori alla nipote di un oligarca russo vicino al presidente Vladimir Putin.
Dopo le dimissioni di Strache è arrivata anche la sfiducia al cancelliere Sebastian Kurz, il 32enne leader del partito popolare conservatore (à–VP), accustao dai Social democratici (Spoe) e dalla destra del Partito della Libertà  (Fpoe) di avere sfruttato le accuse di corruzione contro l’ex vice cancelliere Heinz-Christian Strache per indire elezioni anticipate ed escludere dal governo i ministri del Fpoe, in modo da avere un controllo totale dell’esecutivo.
Dopo la sfiducia l’Austria è stata guidata dal governo tecnico della cancelliera Brigitte Bierlein.
Gli elettori sono stati chiamati a votare a poco meno di due anni di distanza dalle ultime elezioni che si sono tenute il 15 ottobre 2017. Sono 6,4 milioni gli austriaci che si recheranno alle urne per eleggere i loro nuovi rappresentanti. In Austria si ottiene il diritto di voto a partire dai sedici anni. Saranno eletti in tutto 183 deputati, ci sono 9 collegi elettorali corrispondenti ai 9 Stati federali, divisi a loro volta in altre 39 circoscrizioni elettorali regionali.
Nel giorno delle elezioni le urne restano aperte fino alle 17,00 del pomeriggio e i primi risultati arrivano già  intorno alle 18, mentre per i risultati più sicuri   bisogna attendere normalmente fino alle 19,30. I risultati definitivi con i nomi degli eletti dovrebbero essere resi noti al più tardi entro il 16 ottobre.
La soglia di sbarramento per poter accedere alla ripartizione dei seggi è del 4%. La legge elettorale è di tipo proporzionale, è quindi difficile che un partito riesca   araggiungere la maggioranza assoluta e sono solitamente necessarie delle alleanze di governo successive al voto.
In totale sono otto i principali partiti tra cui gli austriaci sono chiamati a scegliere:
Il partito popolare austriaco (à–VP)   di orientamento cristiano-conservatore guidato dal 32enne ed ex cancelliere Sebastian Kurz;
Il partito della libertà  austriaco (FPà–) che rappresenta la destra nazionalista ed ha come candidato l’ex ministro all’Innovazione Norbert Hofer.
I socialdemocratici di SPà– guidati da Pamela Rendi-Wagner, ex ministro della Salute
I Verdi (Grà¼ne) guidati da Werner Kogler, i liberali di Neos che candidano Beate Meinl-Reisingere e il partito Jetz, fondato da Peter Pilz.
Le altre due forze politiche in corsa sono il Partito comunista austriaco guidato da Ivo Hajnal e gli anticapitalisti di Wandel che hanno come candidato Fayad Mulla-Khalil
I sondaggi elettorali
Secondo gli ultimi sondaggi condotti da “Puls4” e “Hajek” i popolari di à–VP sono dati al 34 per cento e sono al momento in testa (alle precedenti politiche avevano ottenuto il 31,5%)
Seguono i socialdemocratici con il 22 per cento (avevano il 26,9%) e i nazionalisti di FPà– al 20 per cento (avevano il 26%).
I Verdi sono intorno al 13 per cento (avevano il 3,8%), i liberali di Neos hanno raggiunto circa l’8 per cento (avevano il 5,3%) e Jetzt è dato al 2 per cento.

(da agenzie)

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BERLUSCONI, I GRILLINI CHE “NON MANDANO I FIGLI A SCUOLA” E I “FASCISTI” DA LUI PORTATI AL GOVERNO

Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

CI MANCAVANO LE CASTRONERIE DEL CAVALIERE PER COMPLETARE IL QUADRO… MA LASCIA FORZA ITALIA ALLA CARFAGNA E GODITI LA VITA

“Il M5S è il partito dello sciopero. Ieri hanno fatto scioperare i loro figli anche in un giorno di scuola. Ma tanto non sappiamo nemmeno se i loro figli ci vanno a scuola, mentre quelli del Pd li mandano all’università  delle Frattocchie”.
Silvio Berlusconi attacca così i due partner del governo.
Il riferimento è alle manifestazioni per il clima che si sono svolte il 27 settembre in tante piazze d’Italia. Il ministro dell’Istruzione, il pentastellato Lorenzo Fioramonti, aveva affermato che l’assenza degli studenti per l’occasione sarebbe stata giustificata.
Un riferimento poi al Carroccio e all’estrema destra:   “Lega e fascisti li abbiamo fatti entrare noi al governo, li abbiamo legittimati noi, li abbiamo costituzionalizzati noi. Siamo ancora nel centrodestra, di cui siamo il cuore, il cervello e la spina dorsale”, ha detto dal palco del Teatro Manzoni a un convegno di FI sulle pensioni: “Siamo obbligati a stare nel centrodestra, se loro non avessero noi in coalizione non sarebbero centrodestra, sarebbero una destra estremista, non avrebbero la capacità  di vincere e sicuramente sarebbero incapaci di governare”.
Sarà  opportuno ricordare a Berlusconi:
1) Porti rispetto al milione di giovani che hanno manifestato pacificamente per la difesa del Pianeta, visto che ci sono, tra i loro genitori, anche elettori di Forza Italia. Cittadini di centrodestra che, come quelli del M5s e del centrosinistra,   i figli a scuola li mandano regolarmente con tanti sacrifici.
2) Sono gli italiani che legittimano i partiti attraverso il loro voto, così funziona la democrazia. Era legittimato il Msi di Almirante così come Democrazia Proletaria di Capanna., gli ultimi che non avevano rinnegato la loro ideologia, pur accettando le regole costituzionali.
3) Da tempo in Italia non esistono più “fascisti” e “comunisti”, al massimo personaggi da avanspettacolo   che rappresentano in scena l’immagine degli stereotipi di quello che fu un movimento politico, di fatto interpretando il copione assegnatogli dagli avversari per apparire imbecilli.
4) Oggi esiste un sovranismo razzista, manovrato da potenze straniere (Berlusconi dovrebbe saperlo bene, visto i suoi trascorsi in dacia) cui Forza Italia fa da tempo ignobile ruota di scorta per interessi aziendali, permettendo persino che le sue reti televisive siano infestate da istigatori seriali all’odio razziale.
5) il concetto “siamo obbligati a stare nel centrodestra” è indicativo del vuoto politico in cui naviga Forza Italia, come se fiancheggiare i razzisti avesse qualcosa a che fare con il liberismo da lui sembre sbandierato o come se fosse coerente con il suo collocamento nel Ppe a livello europeo. Forse che la Merkel è alleata in Germania con l’Afd?
Berlusconi festeggi i suoi 83 anni, si goda la vita e lasci Forza Italia a Mara Carfagna, l’unica che ha   un minimo di cervello.

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LA BALLA SOVRANISTA CHE GRETA E’ FINANZIATA DA SOROS ATTRAVERSO L’ATTIVISTA MARIE NEUBEUER

Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

I SERVI DI MOSCA PENSANO DI SCREDITARE LA GIOVANE SVEDESE INVENTANDOSI COMPLOTTI

Sui blog della destra cospirazionista e sui social continuano a circolare affermazioni infondate secondo cui Greta sarebbe manovrata da Soros
Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che da mesi lotta in prima linea per lo sviluppo sostenibile e contro i cambiamenti climatici, continua a esser uno dei soggetti principali bersagliati dalla diffusione di false notizie da parte di siti complottisti e cospirazionisti.
L’attivista 16enne, che ha recentemente tenuto un discorso sui cambiamenti climatici all’Onu, è accusata di essere manovrata dai cosiddetti “poteri forti” e, più recentemente, di essere pagata e manovrata da George Soros, imprenditore e filantropo ungherese naturalizzato statunitense, da diversi anni menzionato in teorie complottiste che si sono rivelate — de facto — infondate.
E proprio in concomitanza con il Global strike for future del 27 settembre, che ha riunito solo nelle piazze italiane «più di un milione» di manifestanti, sono riemerse sui social network alcune immagini che denuncerebbero i presunti collegamenti tra Greta Thunberg e George Soros.
Greta “al soldo” di Soros attraverso l’attivista Luisa-Marie Neubeuer? No
A seguito di un articolo comparso su NyaTider, un blog svedese appartenente alla destra cospirazionista, sono emerse una serie di immagini che ritraggono Greta Thunberg affiancata da Luisa-Marie Neubeuer, un’attivista di origine tedesca e organizzatrice in Germania delle principali manifestazioni contro i cambiamenti climatici, ispirati agli scioperi di Greta Thunberg.
Luisa-Marie Neubeuer, inoltre, è anche una delle giovani ambasciatrici della One Campaign, un’associazione indipendente che dal 2004 opera per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica per sostenere politiche e programmi per porre fine, entro il 2030, alla povertà  estrema, alla fame nel mondo, alla cura dell’ambiente e all’accessibilità  globale alle cure mediche, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.
«Gli Youth Ambassador sono giovani attivisti estremamente motivati che conducono attività  di sensibilizzazione in tutta Europa per porre fine alla povertà  estrema. Sollecitano un impegno concreto dei responsabili politici, lavorano con i mezzi di comunicazione per aumentare la visibilità  delle campagne della One e incoraggiano il pubblico ad agire nella lotta contro la povertà  con attività  online ed eventi locali. Il programma è un’ottima opportunità  per studenti appassionati di affari internazionali e cooperazione internazionale».
In questo caso, semplicemente, ci si ritrova davanti a due giovani attiviste che hanno obiettivi, interessi e temi comuni su cui dibattere che hanno unito le forze nella stessa fase storica con il fine di sensibilizzare sempre più persone e giovani sulla lotta ai cambiamenti climatici.
Cos’è la One campaign
Cos’è la One campaign
La One Campaign è stata fondata nel 2004, unendo undici organizzazioni umanitarie senza scopo di lucro. Tra le organizzazioni coinvolte figurano, tra gli altri, la Data di Bono Box, frontman degli U2, la World Vision International, il movimento cristiano statunitense Bread for the World.
Nella lista dei finanziatori, pubblicata regolarmente e con trasparenza sul sito ufficiale della One Campaign, figurano la Bill & Melinda Gates Foundation dell’imprenditore informatico e filantropo statunitense Bill Gates, fondatore della Microsoft, e poi anche la Open Society Foundation di George Soros.
Chi fa parte della One Campaign e da chi è finanziata
La lista dei 21 membri del consiglio di amministrazione della One Campaign — consultabile sul sito ufficiale dell’organizzazione — include «persone con una vasta esperienza in difesa e attivismo, politica, politica e affari». Tra i vari nomi, figura quello di Morton H. Halperin, il consulente senior dell’Open Society Foundation di George Soros.
Un solo nome legato a Soros su ventuno. E a ben guardare gli altri membri del Cda della One Campaign emergono nomi di artisti, filantropi, attivisti, ma anche di politici repubblicani statunitensi come la senatrice Kelly Ayotte, così come politici conservatori britannici, come David Cameron. Identità  politiche con ideali opposti rispetto a quelli spesso associati a George Soros.
Tuttavia, è doveroso ricordare che associazioni come la One Campaign operano di certo attraverso libere donazioni, e che tali fondi, a prescindere dal giudizio personale che il singolo può avere circa il donatore, vengono apertamente riportati e dichiarati. Al netto di ciò, risulta improbabile pensare che possa esistere un “complotto” nascosto quando tutti i dati e i nomi delle persone coinvolte vengono riportati in modo trasparente e accessibile a tutte e tutti.
Il fotomontaggio di Greta Thunberg con George Soros
Ma nell’ultima settimana sui social di tutto il mondo, così come in Italia, è circolata anche un’immagine di Greta Thunberg in compagnia dell’imprenditore e filantropo ungherese Soros.
La foto è però falsa, in quanto frutto di un fotomontaggio del volto di Soros che è stato sovrapposto su quello dell’ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, anche lui attivista contro il cambiamento climatico.
La foto originale di Greta Thunberg e Al Gore, infatti, risale al 30 dicembre 2018, ed è presente sui social dell’attivista svedese sin da allora.
Non si tratta quindi di accordi siglati dietro le quinte dai “potenti del mondo” sfruttando ragazzini e ragazzine. Sembra piuttosto che sulla figura di Greta Thunberg si concentrino sempre più teorie cospirazioniste infondate e circostanze volontariamente alterate per darle contro e screditarla.

(da Open)

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L’IPOCRISIA DEL SOVRANISTA ORBAN: AUMENTA I PERMESSI DI LAVORO PER STRANIERI PERCHE’ IN UNGHERIA SERVE MANODOPERA

Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

NEGLI ULTIMI ANNI SONO EMIGRATI 600.000 UNGHERESI E LA POLITICA DEMOGRAFICA SOVRANISTA E’ UN FLOP… COSI’ FA ARRIVARE LAVORATORI INDIANI, VIETNAMITI, CINESI, MONGOLI, UCRAINI E ROMENI ALLA FACCIA DELLE BALLE CHE RACCONTA

Non lo dice a nessuno, ipocrita come tutti i sovranisti, ma Viktor Orban sta accogliendo in Ungheria un numero crescente di lavoratori stranieri al fine di colmare una lacuna di manodopera.
Ovviamente, la cosa sta avvenendo senza tanti clamori, dato che la principale colonna del governo di Orban è proprio la lotta all’immigrazione.
Ma l’Istituto centrale di statistica ungherese Ksh ha annnciato che i permessi di lavoro accordati a stranieri fino ad agosto sono già  saliti a quota 49.699 mentre in tutto l’anno scorso erano stati solo circa 61 mila.
Nei primi otto mesi dell’anno si è già  arrivati dunque ad oltre l’80% dell’intero 2018. Dalle statistiche emerge che arrivano indiani, vietnamiti, cinesi, mongoli, ma anche ucraini e romeni.
Gli stranieri lavorano nell’agricoltura (per esempio gli indiani sono molto impiegati negli allevamenti delle mucche da latte), ma anche nell’industria.
L’Ungheria accoglie migranti perchè le imprese ne hanno bisogno per far crescere l’economia nonostante il calo demografico e l’emorragia di espatriati all’estero, segnalano esperti.
Media sostengono che le misure pro-natalità , al momento, non stanno funzionando
Inoltre negli ultimi anni circa 600 mila ungheresi sono emigranti verso Occidente
Dal canto loro i sindacati sono preoccupati perchè i lavoratori asiatici accettano remunerazioni basse e nel complesso fanno abbassare i salari.
Una parte della popolazione, sopratutto in provincia, non comprende il fenomeno e appare disorientata dalla contraddizione fra la propaganda anti-migranti del governo e il crescente numero di permessi di lavoro elargiti.
Così la sostanzialmente ingiustificata paura dai migranti, alimentata da una martellante propaganda, ha causato scontri fra ungheresi e lavoratori stranieri.
“L’immigrazione dei lavoratori stranieri è una cosa cattiva per l’Europa”, aveva dichiarato Orban nel 2015 con una frase che ha connotato la sua politica e i suoi ultimi tre governi in carica dal 2010.
Una linea concretizzatasi in maniera spettacolare durante la crisi migratoria europea del 2015, quando Orban ordinò la creazione di una barriera di filo spinato alla frontiera tra Ungheria e Serbia per bloccare l’ingresso di immigrati clandestini.

(da agenzie)

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L’ACCORDO DI MALTA SUI MIGRANTI E’ SOLO UN PUNTO DI PARTENZA

Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

CII SONO CONCETTI INACCETTABILI ( COME IL RICONOSCIMENTO DELLA COMPETENZA DEI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA, IL MANCATO IMPEGNO DIRETTO DI NAVI EUROPEE, CONCETTI VAGHI SUL RUOLO DELLE ONG) MA REALISTICAMENTE OGGI COME OGGI NON SI POTEVA SPERARE DI PIU’ DA CERTI GOVERNI EUROPEI

È tutto nelle cinque pagine della Joint delcaration of intent on a controlled emergency procedure siglato a Malta il senso della bozza di accordo tra Francia, Germania, Italia e Malta.
L’accordo prevede l’impegno volontario degli stati membri che lo hanno sottoscritto a dare vita ad un meccanismo di solidarietà  temporaneo nella gestione dei migranti. Si tratta, come è specificato nel testo, di un meccanismo “pilota” con molti paletti.
Secondo Matteo Salvini si tratta di una fregatura, ma l’accordo in realtà  interviene proprio dove l’azione dell’ex ministro dell’Interno si era dimostrata più inefficace: la ripartizione dei migranti che arrivano a bordo delle navi delle ONG.
Nei   quattordici mesi la soluzione escogitata dal governo è stata quella di “chiudere i porti” alle nave umanitarie. Una chiusura fittizia che è durata in modo variabile ore, giorni o settimane e che si è conclusa con lo sbarco delle persone a bordo. Nella maggior parte dei casi è avvenuto in Italia e la ripartizione, elemosinata di volta in volta con singoli accordi, non è stata molto efficace.
Che l’accordo sia limitato unicamente ai migranti che arrivano a bordo delle navi delle ONG (quindi   una minima percentuale del totale degli sbarchi come ammette Salvini) però è una mezza verità .
Perchè nel testo della bozza non vengono menzionate esplicitamente le Ong. Si parla invece assicurare lo sbarco in un place of safety dei migranti «presi a bordo in alto mare» da non meglio specificate “imbarcazioni”.
Questo senza dubbio esclude dall’accordo i migranti che arrivano a bordo di barchini e barconi (e che sono in ogni caso sempre arrivati) ma non limita il campo d’azione alle navi delle organizzazioni non governative.
Anzi: in linea teorica dovrebbero essere compresi anche quelli tratti in salvo dalle navi della Guardia Costiera o della Marina Militare così come quelli salvati dai pescherecci o da altre imbarcazioni commerciali
Non solo : nella bozza si stabilisce che i richiedenti asilo verranno ripartiti in quota tra le varie nazioni entro 30 giorni e l’ìter della domanda sarà  valutata nei Paesi di arrivo, senza quindi distinzione tra chi ha diritto di asilo e migranti economici. Saranno i singoli Stati a verificare il diritto o meno alla protezione umanitaria e a provvedere a eventuali rimpatri.
Rimpatri che, se passasse la linea Lamorgese, dovranno essere gestiti e finanziati dall’Unione Euopea, non dai singoli Stati.
Il rischio di criminalizzare le ONG
I paletti, dicevamo, ci sono e sono molti. A partire dall’approccio volontaristico e temporaneo alla questione della redistribuzione.
L’accordo — si legge — sarà  valido per un periodo non inferiore a sei mesi. Il rinnovo non sarà  automatico ma soggetto ad un ulteriore accordo oppure potrebbe cessare «in caso di abuso da parte di terze parti».
Nel preambolo poi si sottolinea come la normativa attualmente in vigore sia il Regolamento di Dublino ed infatti i contraenti si impegnano (tra le altre cose) a lavorare ad una riforma del sistema comunitario del diritto d’asilo e delle norme sulla ripartizione contenute nel Regolamento, che prevede appunto non una suddivisione su quote obbligatorie tra tutti gli stati membri ma un’adesione volontaria.
Per forza di cose si tratta di una misura tampone che non è necessariamente una fregatura per l’Italia, per le ONG o per i migranti
Sotto certi aspetti era il meglio che si potesse fare nell’attuale situazione politica e tenuto conto di chi sono le parti in gioco.
Giusto per fare una sintesi: in Italia il partito di maggioranza relativa è quello che fino a venti giorni fa controfirmava allegramente i divieti di accesso emanati da Salvini e il cui leader parlava delle ONG come taxi del mare. In Germania il ministro dell’Interno è quello che prima di scaricare brutalmente il leader della Lega ragionava su come bloccare i migranti (e al tempo stesso ce ne rimanda indietro a migliaia da Nord). La Francia come sappiamo bene si è resa protagonista di episodi di respingimento — e in alcuni casi è intervenuta direttamente sul nostro territorio nazionale — di migranti al confine. Malta da parte sua ha sempre tenuto un atteggiamento di chiusura sui migranti comportandosi in maniera non dissimile all’Italia quando ne ha avuto la possibilità .
Bisogna essere realisti: questo è un accordo politico e per ottenere qualcosa di più è necessario prima un cambiamento politico interno (in Italia, in primis) e a livello europeo. Ma quel cambiamento non c’è, altrimenti tutti i 27 stati membri starebbero già  lavorando ad una modifica del Regolamento di Dublino.
È vero che tra i tanti paletti molti riguardano proprio l’attività  delle ONG che sono ancora nel mirino.
Ad esempio nel preambolo al punto IV è scritto nero su bianco che i trafficanti abusano delle regole di ricerca e soccorso e della presenza di navi vicine alla loro area di operazione «per implementare il loro modello di business» e ancora più sotto al punto X si richiama al fatto che il favoreggiamento dell’immigrazione illegale è un reato che «mette a rischio le vite dei migranti» per cui «l’attività  sistematica di facilitazione dell’immigrazione irregolare costituisce una particolare causa di preoccupazione».
Queste parole non sono poi così diverse dalle accuse mosse in questi mesi alle ONG da Salvini e anche molte procure italiane che hanno indagato (senza successo) le ONG proprio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Ma le cose non stanno proprio così: le persone che vengono salvate dalle ONG arriverebbero comunque. Anzi, generalmente le loro vite — come hanno sottolineato le richieste di archiviazione dei PM — sono già  a rischio e quindi l’intervento è più che legittimato dalle regole e dalle convenzioni internazionali.
Dire che l’attività  delle ONG mette a rischio le vite umane senza dire che quelle vite sono già  a rischio è sbagliato.
Il più contestato è ovviamente il punto sei della bozza di accordo, quello dove si conferma che questo nuovo meccanismo di ripartizione non nasce per creare nuove rotte migratorie verso l’Europa e non dovrebbe creare la nascita di nuovi pull factor ovvero fattori d’attrazione per la migrazione.
Non si sta dicendo quindi che le ONG costituiscono un pull factor, non solo perchè non è vero ma perchè non sarebbero “nuovi” visto che operano già .
Il nuovo pull-factor è semmai proprio l’accordo, la ripartizione dei migranti. Quel punto dovrebbe essere letto più come una rassicurazione per alcuni paesi (la Germania? la Francia?) che magari temono che salvare vite umane e un accordo di ripartizione possa spingere più persone a partire.
Ed infatti successivamente si raccomanda di non ostacolare l’attività  SAR della Guardia Costiera libica e ci si impegna a “potenziare” le capacità  di intervento delle unità  di guardia costiera dei paesi sulla sponda meridionale del Mediterraneo.
Il che costituisce un ulteriore controsenso se si pensa che per l’Unione Europea la Libia non è un porto sicuro e quindi a rigor di logica riportare i migranti in Libia non equivale a sbarcarli in un place of safety.
Si poteva fare di più? No
La domanda a questo punto è una sola: è un buon accordo o un cattivo accordo? Non è possibile rispondere ora perchè bisogna prima vederlo alla prova nei fatti.
Sulla carta è senza dubbio un piccolo passo avanti rispetto alle politiche salviniane. Ma non è una rivoluzione.
Non si parla ad esempio di ripristinare missioni di ricerca e soccorso europee come era ad esempio Triton.
Non si affronta il problema a livello europeo, ad esempio ci si limita ad una delle tante rotte migratorie che portano in Europa, che al momento è quella meno battuta. Mancano la Grecia, la Spagna e la rotta balcanica. Il che potrebbe costituire un problema in futuro quando si cercherà  di allargare il numero di stati che compartecipano all’accordo.
Nel contempo non si può non prendere atto dello sforzo di agire al di fuori delle regole europee in nome di quella logica (corretta in linea di principio) che “chi sbarca in Italia sbarca in Europa”.
Ma questo deve valere anche per chi sbarca in Grecia, in Spagna o arriva in Croazia e Slovenia. Per cambiare le cose però la strada è lunga: non basterà  modificare il Regolamento di Dublino, servirà  anche modificare i trattati europei che prevedono che la gestione dei flussi migratori sia di esclusiva competenza nazionale (è una delle poche materie   non comunitarie assieme alla difesa dei confini esterni).
Un accordo del genere è impossibile da raggiungere in un mese (e non si sa quando, visto gli assetti politici all’Europarlamento) ed era necessario — per il nuovo governo ma anche per smettere di fare politica sulla pelle dei migranti — di un accordo di minima.
Quello siglato a Malta è un primo passo.

(da “NextQuotidiano”)

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PROGETTI: LO SCONTO IVA PER CHI PAGA CON IL BANCOMAT E LA CARD ALLE POSTE “ANTIEVASIONE”

Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile

SI PARLA DI UN RIACCREDITO DEL 2%-3% PER CHI PAGA ATTRAVERSO IL MECCANISMO CASHBACK

Uno sconto sull’IVA per chi paga con il bancomat e una tessera elettronica per pagamenti e incentivi — presentata come card anti-evasione — da far gestire alle Poste.
Sono queste le due direttive che segue il governo nella Legge di Bilancio per l’ardua guerra al contante a cui vuole dedicarsi.
Per la card anti-evasione,   il tema è stato al centro dell’incontro tra il premier Conte e l’amministratore delegato di poste Matteo Del Fante: si tratterebbe di una card da utilizzare per i pagamenti elettronici e per ricevere gli eventuali bonus e incentivi previsti per chi paga con carta, una sorta di chiave di accesso alle diverse funzioni: carta d’identità , tessera sanitaria e, appunto, conto corrente (tipo borsellino elettronico).
Secondo il Messaggero sulla card sarà  riaccreditato il 2% o il 3% delle spese effettuate:
È il cosiddetto meccanismo del «cashback» che il governo vuole inserire nel decreto fiscale in chiave anti-evasione.
In pratica una sorta di rimborso Iva sulle spese pagate con mezzi tracciabili come i bancomat. Inizialmente questo meccanismo potrebbe essere applicato soltanto a settori considerati ad alto rischio di evasione, come i ristoranti, i parrucchieri, i lavori idraulici o di manutenzione, i meccanici, etc.
àal lato dei commercianti, il governo sta cercando un accordo con l’Abi per ridurre le commissioni sull’utilizzo dei Pos, azzerando quelle per le transazioni sotto i cinque euro. In realtà  l’Italia, pur essendo nelle ultime posizioni per transazioni digitali, è anche uno dei paesi nei quali le commissioni sono tra le più basse.
Un meccanismo alternativo potrebbe essere la concessione di sconti fiscali ai commercianti sui costi dei pos sulla falsa riga di quanto già  avviene per i benzinai.

(da agenzie)

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