Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
L’OSPEDALE PEDIATRICO GASLINI ORGOGLIO DI GENOVA E DELL’ITALIA… L’AVEVANO ACCOLTA DOPO CHE IN INGHILTERRA LA RITENEVANO INCURABILE
Tafida Raqeeb, la bimba di 5 anni in gravi condizioni trasferita il 15 ottobre all’ospedale Gaslini
da Londra, dopo la battaglia avviata dai genitori perchè non le venisse interrotto il supporto alle funzioni vitali come chiesto dal Royal London Hospital, è uscita dal reparto di rianimazione del pediatrico dove si trovava dal 30 ottobre 2019.
Gli specialisti ne hanno disposto il trasferimento nell’hospice dove sarà sottoposta a cure riabilitative e allo svezzamento parziale della ventilazione assistita.
Tafida, in coma dopo l’operazione subita a Londra per la rottura di un aneurisma cerebrale, era arrivata al Gaslini il 15 ottobre, dopo che Alistair MacDonald, giudice dell’Alta Corte d’Inghilterra, aveva dato ragione ai genitori della piccola che erano ricorsi alla giustizia inglese dopo la decisione del Royal London Hospital di interrompere le cure. Il 3 ottobre la decisione di McDonald con la quale era stato disposto il trasferimento in Italia, avvenuto con un aereo-ambulanza il 15 ottobre.
La piccola era stata ricoverata nel reparto di rianimazione pediatrica dove le erano state somministrate le prime cure.
“Il nostro obiettivo – aveva detto il direttore del reparto di Terapia intensiva e rianimazione dell’ospedale Gaslini Andrea Moscatelli – è quello di supportare le funzioni vitali di Tafida, renderle più confortevoli affinchè sia possibile la cura a casa della bambina da parte dei genitori, ossia rendere possibile la ventilazione meccanica e la nutrizione a domicilio”.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
AVEVA CIRCA 10 ANNI, UN’ALTRA GIOVANE VITTIMA DELL’IMMIGRAZIONE
Il corpo di un bambino “di circa dieci anni” è stato trovato questa mattina all’interno del carrello di atterraggio di un aereo Air France proveniente dalla Costa D’Avorio.
Il Boeing 777, volo AF703 che collega Abidjan (ABJ) a Parigi – Charles de Gaulle, era decollato da Abidjan, lmartedì sera per atterrare poco dopo le 5 di mattina a Parigi. In un comunicato stampa, la compagnia aerea, che conferma la morte di un “passaggio clandestino” senza specificarne l’età , esprime compassione e parla di “dramma umano”
“Oltre la tragedia umana, quello che è successo indica una grave violazione della sicurezza nell’aeroporto di Abidjan”, ha detto una fonte di sicurezza ivoriana. Negli ultimi anni, diversi clandestini, tra cui adolescenti africani, hanno provato a fuggire nello stesso modo dal Paese. Le temperature scendono a -50° tra i 9 e i 10mila metri, altitudine alla quale volano gli aerei di linea. Le custodie del carrello di atterraggio non sono nè riscaldate nè pressurizzate.
(da agenzie)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
INVITATA AL CONFRONTO DAL QUOTIDIANO AVEVA DETTO NO PER “MOTIVI POLITICI”… DOPO LO SPUTTANAMENTO SUL GIORNALE, ARRIVA LA RETROMARCIA
Qualche giorno fa il Resto del Carlino aveva raccontato che Lucia Borgonzoni si era eclissata da
un confronto con Stefano Bonaccini per “motivi politici” (e in effetti cosa c’è di più politico di una candidata a governatore?).
Il 6 gennaio poi Matteo Salvini aveva, come suo costume, negato la realtà dei fatti: «La Lega ha rifiutato il confronto chiesto dal Resto del Carlino? Falso”.
Al che il quotidiano aveva ricordato come erano andate le cose:
Bonaccini ha dato subito il suo ok al confronto, non la sfidante leghista: lo staff bolognese della Borgonzoni (che ha ricevuto la proposta in contemporanea al suo avversario Stefano Bonaccini) prima ha preso tempo, poi non ha risposto. La candidata leghista non ha inoltre risposto ai messaggi inviati con cui le si chiedeva conto della partecipazione, mentre i vertici nazionali della Lega, con assoluta cortesia, hanno contattato la direzione del ‘Carlino’ scusandosi per il ritardo nella risposta, ma dando risposta negativa alla richiesta di dibattito per “motivi politici”.
Ebbene, dopo l’uscita di Salvini la Borgonzoni ha cambiato idea e ha dato il suo ok al confronto: “Sono disponibile a venire anche domani mattina” ha detto ieri pomeriggio.
Ma che non si dica che Borgonzoni è agli ordini di Salvini, eh? Sarebbe una cattiveria.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
L’EX FORZA NUOVA, EX FRATELLI D’ITALIA E ORA SALVINIANO NON VEDE CHE E’ IL SIMBOLO DEI PRIMI CRISTIANI
«Oltre ai preti immigrazionisti, abbiamo anche i preti sardine. Roba da matti!», non trattiene lo sdegno Alex Cioni, consigliere comunale di Schio e volto storico dell’estrema destra, che su Facebook denuncia l’ennesimo caso di sacerdote schierato con le Sardine.
La prova del misfatto è uno striscione appeso sulla facciata della chiesa a Ponte dei Nori a Valdagno (Vicenza) nel quale è raffigurato un pesce.
Ma sotto a quel pesce c’è una scritta in greco: ΙΧΘΥΣ, ichthys appunto, che significa pesce. Forse il sacerdote ci sta dicendo che quella raffigurata sopra non è una sardina ma un generico pesce?
No, perchè quel pesce è il simbolo dei primi cristiani, quelli che venivano perseguitati dai romani per la loro fede. E ichthys è un acronimo che indica Gesù Cristo, in italiano la frase “contenuta” in quelle sei lettere si legge così: «Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore».
Prima ancora che il crocifisso diventasse il simbolo del cristianesimo (e molto prima che diventasse un pretesto per le battaglie sovraniste) i cristiani si identificano con quel pesce, che non era una sardina o uno squalo: era Gesù.
Cosa succederà fra un po’ qualcuno si indignerà se un prete esporrà il crocifisso, per ricordare che anche Gesù è stato perseguitato e ucciso come un criminale?
Il consigliere Cioni, allora si arrampica sugli specchi: «è evidente però anche ad un cieco che il don in questione ha giocato con la simbologia del pesce, marcando nello striscione la figura in maniera da far passare anche un altro messaggio» e ancora «il prete in questione ha voluto provocatoriamente dare un doppio significato allo striscione».
Per il momento il sacerdote in questione, Don Matteo Menini, contattato dal Giornale di Vicenza, ha preferito non commentare.
Non è però la prima volta che da destra qualcuno fa un salto sulla sedia nello scoprire il significato di certi simboli cristiani o di certe “verità ” della fede.
C’è stato ad esempio il consigliere comunale di Trieste Fabio Tuiach che durante una seduta del Consiglio non sembrava molto contento che qualcuno avesse detto che Gesù era ebreo. Ma meglio di lui aveva fatto l’ex ministro Lorenzo Fontana, che si era incaricato di riscrivere il Catechismo e i vangeli.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
L’AMAREZZA CHE VENGA VANIFICATO IL LORO LAVORO DALL’INIZIATIVA UNILATERALE DEGLI STATI UNITI
L’Iran ha lanciato l’operazione Soleimani Martire sferrando un attacco missilistico in Iraq contro
due basi che ospitano le truppe americane e quelle della coalizione, tra cui militari italiani.
Una pioggia di cruise e di missili balistici a corto raggio partita dal territorio iraniano e che si è abbattuta contro la base di al-Asad e contro quella di Erbil, come prima rappresaglia per l’uccisione del generale Qassem Soleimani da parte degli Usa.
Ad Erbil si trova una parte consistente dei circa mille militari italiani attualmente presenti in varie località dell’Iraq. In particolare, dal 2015 è attiva la Task force Land composta da militari dell’Esercito che hanno compiti di addestramento dei peshmerga, le forze di sicurezza curde.
I militari italiani presenti ad Erbil sarebbero al momento circa 400, di cui 120 istruttori. Nessuno, viene ribadito, avrebbe subito conseguenze dopo l’attacco di questa sera.
La Task force land è inquadrata nel Kurdistan Training Coordination Center (KTCC), il cui comando è attribuito alternativamente per un semestre all’Italia e alla Germania: ad esso contribuiscono nove nazioni, con propri addestratori (Italia, Germania, Olanda, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Ungheria, Slovenia e Turchia).
Gli istruttori militari italiani addestrano i peshmerga in varie discipline: dalla formazione basica di fanteria all’uso dei mortai e dell’artiglieria, dal primo soccorso alla bonifica degli ordigni improvvisati
Il contingente dei carabinieri italiani impegnati nella capitale irachena per l’addestramento della polizia locale dovrà essere “ridislocato”, cioè trasferito in un’altra sede. Stamattina, in un articolo scritto prima dell’attacco, Repubblica spiegava che ci si preparava a un “ridispiegamento”:
La Difesa sottolinea che questa manovra fa parte delle misure indispensabili a garanzia dei militari. Non è dunque «una interruzione della missione e degli impegni presi con la coalizione». L’idea che il contingente internazionale fosse pronto a tornare a casa era stata in parte causata dalla strana vicenda della lettera americana al governo di Bagdad, che parlava di ritiro immediato e che è poi stata smentita dal capo del Pentagono, Mark Esper. Ma è stato lo stesso Esper a ringraziare l’Italia, attraverso il collega Lorenzo Guerini, per la decisione di non interrompere l’impegno che la vede in prima fila, come secondo contributore nella coalizione anti-Isis.
Il “ridispiegamento” italiano riguarda solo i carabinieri, che finora erano ospitati nel compound del contingente americano, diventato oggetto di attacchi dopo l’uccisione da parte americana del generale iraniano Qassem Soleimani.
Tutto nella norma, invece, per il contingente di addestratori schierato nell’aeroporto di Erbil: le misure di sicurezza sono già elevate, nei giorni scorsi è cambiato solo qualche dettaglio nella preparazione delle uscite fuori dalla caserma, a partire dall’obbligo di indossare elmetto e giubbotto anti-proiettile in ogni circostanza.
Nessuna indiscrezione, invece, sul contingente di truppe speciali: una base operativa della task force 44 è a Kirkuk, nel nord del Paese ma al di fuori dei confini del Kurdistan, dunque potrebbe in teoria essere esposta allo stesso genere di rischi.
Gianluca Di Feo raccontava oggi la storia di uno dei soldati italiani
Proprio il generale Paolo Fortezza incarna il volto nuovo dell’Esercito, in cui la percentuale di forze speciali è decuplicata: è un incursore del Col Moschin, uno dei reparti più famosi al mondo, e da 27 anni ha sempre alternato i compiti in prima linea al potenziamento degli standard della sua unità . Certo, restano italiani e sono orgogliosi di essere “soldati di pace” chiamati a proteggere le popolazioni.
«I nostri uomini, dovunque siano andati, hanno avuto una considerazione da parte della gente, prima ancora che dei governi, straordinaria», ha detto il colonnello Gianfranco Paglia, medaglia d’oro che ha perso l’uso delle gambe nel 1993 al Check Point Pasta di Mogadiscio, la prima battaglia dell’Esercito moderno.
Per questo l’uccisione di Soleimani ha lasciato amarezza tra i nostri militari. C’è il timore che venga vanificato il lavoro svolto per addestrare le truppe che combattono l’Isis: finora sono stati formati quasi 50 mila iracheni, talvolta accompagnandoli spalla a spalla sul campo. Il motto della coalizione creata contro lo Stato Islamico è “One mission, many nations”: una missione, molte nazioni. Uno spirito che parecchi credono sia stato tradito dall’iniziativa unilaterale americana.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
“NON SARA’ L’IRAN A PROVOCARE L’ESCALATION, RIVENDICHIAMO L’AUTODIFESA NEL RISPETTO DELL’ART 51 DELLA CARTA ONU”
Un’azione condotta per “legittima difesa” contro un “attacco terroristico”. Un’azione che ha preso di mira “obiettivi legittimi secondo il diritto interazionale”, nel pieno rispetto dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite.
Se il presidente iraniano Hassan Rohani, rivolgendosi agli iraniani, utilizza il linguaggio forte della vendetta – “Taglieremo le gambe agli Usa, come loro hanno tagliato la mano al generale Qassem Soleimani — la volontà di Teheran di restare entro i limiti dell’Onu, evitando azioni e provocazioni non conformi al diritto internazionale, è evidente nelle parole scelte dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif e dall’ambasciatore di Teheran all’Onu Majid Takht-e Ravanchi.
Parole che indicano la volontà della Repubblica islamica di dare un segnale alla comunità internazionale: non sarà l’Iran a provocare l’escalation.
L’attacco iraniano di questa notte alle basi Usa in Iraq è stato condotto per “legittima difesa” contro un “attacco terroristico” compiuto con l’uccisione del generale Soleimani, ha detto ai media a Teheran il ministro degli Eteri Zarif.
“Non ho dati precisi sul numero” delle vittime dell’attacco alle basi Usa in Iraq, “li fornirà l’esercito. Ciò che è certo è che la Repubblica islamica ha preso di mira una base degli Stati Uniti da cui avevano colpito il comandante Soleimani e che avevano usato in passato per attacchi contro le forze della Resistenza. Perciò è stato un obiettivo legittimo secondo il diritto internazionale”, ha aggiunto Zarif.
Un concetto ribadito anche sulla piazza virtuale di Twitter.
In un tweet Zarif ha riferito di “misure proporzionate di legittima difesa nel rispetto dell’articolo 51 della Carta delle nazioni unite” e ha sottolineato che l’Iran “non vuole la guerra nè l’escalation” ma “si difenderà da ogni aggressione”.
L’Iran “non vuole la guerra” con gli Usa, ma si riserva il “diritto all’autodifesa” e “prenderà tutte le necessarie e proporzionate misure contro ogni minaccia o uso della forza”, ha scritto l’ambasciatore di Teheran all’Onu in una lettera inviata al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.
Dichiarazioni misurate e attente a mantenere la Repubblica islamica dentro il perimetro della comunità internazionale e delle sue leggi.
Dichiarazioni dirette, appunto, all’Onu e a Bruxelles, più che a quella parte di Medio Oriente che chiede vendetta per Soleimani e brucia bandiere americane.
A questa parte si rivolge invece il presidente Rohani, quando promette che Teheran “taglierà le gambe agli Usa nella regione”, dopo che loro hanno “tagliato la mano” a Soleimani
La Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha parlato di “uno schiaffo in faccia agli Usa”, che deve spingere gli americani ad andare via dalla regione. “Ieri notte li abbiamo schiaffeggiati”, ha detto parlando dalla città santa di Qom. “Ma se si arriva al confronto, le azioni militari di questo tipo non sono sufficienti… la presenza corrotta degli Stati Uniti deve finire”.
I Pasdaran iraniani, attraverso la tv di Stato, hanno assicurato che qualsiasi misura di ritorsione degli Stati Uniti contro gli attacchi missilistici iraniani avrà una nuova risposta. “Gli americani ora sanno che le loro basi possono essere prese di mira dall’Iran … Le loro basi saranno prese di mira se gli Stati Uniti risponderanno agli attacchi missilistici dell’Iran in Iraq”.
Un alto funzionario dell’ufficio della Guida Suprema ha assicurato che la risposta dell’Iran all’uccisione del generale Soleimani è stata finora la più debole tra quelle di cui Teheran può essere capace. Ora sta agli Usa non accendere altre micce.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 8th, 2020 Riccardo Fucile
ILLESI I MILITARI ITALIANI… “ABBIAMO DATO UNO SCHIAFFO AGLI STATI UNITI MA E’ SOLO L’INIZIO”
Almeno 80 morti. Sarebbe questo un primo bilancio – non ancora ufficiale – dell’attacco
missilistico “Soleimani martire” dell’Iran contro due basi irachene dove erano ospitati militari americani.
L’Iran “ha dato uno schiaffo gli Stati Uniti con l’attacco missilistico alle sue basi militari, ma non è ancora abbastanza e la presenza corrotta degli Stati Uniti dovrebbe finire”.Questo il commento del leader supremo iraniano, Ali Khamenei, in un messaggio in tv.
Decine di missili sono stati lanciati contro due basi irachene che ospitano militari statunitensi: quella di al-Asad e quella di Erbil, dove è presente anche il contingente italiano. I militari sono stati messi in sicurezza in un bunker e sarebbero tutti illesi. L’attacco dell’Iran, l’operazione “feroce vendetta”, è avvenuto nello stesso orario della morte del generale Soleimani. Crollano le borse asiatiche, mentre continua la corsa al rialzo del petrolio.
La televisione di Stato iraniana ha citato fonti ben informate della Guardia Rivoluzionaria secondo le quali circa 80 persone sono state uccise, ed altre 200 sono rimaste ferite, in seguito al raid.
“Grandi perdite sono state inflitte a numerosi droni, elicotteri e equipaggiamento militare nella base” di al-Asad. Secondo la Guardia Rivoluzionaria almeno 15 missili hanno colpito basi statunitensi, e nessuno è stato intercettato dall’esercito americano. “Circa 104 obiettivi degli Stati Uniti e dei suoi alleati locali sono sotto osservazione da parte dell’Iran, e se commetteranno un errore, siamo pronti ad attaccarli”, spiega una fonte della Guardia Rivoluzionaria alla tv di Stato.
“Noi non vogliamo l’escalation verso la guerra, ma ci difenderemo contro l’aggressione”. Così su Twitter il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha definito l’attacco missilistico contro le basi Usa in Iraq una “misura proporzionata di auto difesa”.
“Oltre una dozzina di missili balistici” sono stati lanciati contro due basi Usa e delle forze di coalizione in Iraq, ha confermato in una nota il Pentagono. ”È chiaro – ha aggiunto – che questi missili sono stati lanciati dall’Iran e hanno preso di mira almeno due basi militari irachene che ospitano forze Usa e personale della coalizione a al-Asad e Erbil”.
“Tutto bene, stiamo valutando i danni e le vittime, fino a questo momento va bene”. Così Donald Trump, via Twitter, ha confermato nella notte che “missili sono stati lanciati dall’Iran contro due basi militari in Iraq”. “Abbiamo l’esercito più potente e meglio equipaggiato del mondo, di gran lunga”, ha scritto ancora il presidente che poi ha annunciato una dichiarazione per questa mattina.
Intanto Air France ha sospeso fino a nuovo avviso “tutti i sorvoli dello spazio aereo iraniano e iracheno”, poche ore dopo gli attacchi iraniani contro due basi che ospitano soldati americani in Iraq. “Come misura precauzionale e non appena sono stati annunciati gli attuali attacchi aerei, Air France ha deciso di sospendere tutti i sorvoli dello spazio aereo iraniano e iracheno fino a nuovo avviso”, ha detto un portavoce della compagnia aerea.
(da agenzie)
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