Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
MAXI-BLITZ IN SEI LANDER, CONFISCATI ARMI E MATERIALE DI PROPAGANDA DI COMBAT 18
Il ministro dell’Interno tedesco Horst Seehofer ha messo al bando il gruppo neonazista Combat 18.
In mattinata la polizia ha effettuato un maxi-blitz con 210 agenti coinvolti in sei Là¤nder per colpire l’organizzazione. Secondo le autorità di sicurezza tedesche, il gruppo agisce contro l’ordine sancito dalla costituzione “ed è affine al nazionalsocialismo“. Dopo l’omicidio del politico della Cdu Walter Là¼bcke a Kassel nel giugno 2019, diversi ministri degli interni dei Là¤nder hanno sollecitato la dissoluzione di Combat 18. Il presunto assassino aveva avuto contatti con il gruppo neonazista in passato. Nell’estate del 2019, Combat 18 ha minacciato di piazzare bombe in diverse moschee in Germania e nel quartier generale della Die Linke a Berlino. Anche l’Europol ha recentemente messo in guardia sulle attività del gruppo.
Il maxi blitz è stato condotto in Turingia, Brandeburgo, Renania-Palatinato e Renania settentrionale-Vestfalia. La polizia ha confiscato cellulari, laptop, “articoli rilevanti per la legge sulle armi“, ma anche materiale riguardante la propaganda nazista.
Secondo la Sueddeutschezeitung, è stata perquisita anche la casa di Stanley Rà¶ske, 43 anni, considerato uno dei leader di Combat 18 e pregiudicato per aver sparato a un tunisino in un supermercato.
Con la messa al bando di “Combat 18” decisa da Seehofer, ora è punibile chiunque utilizzi le scritte e il logo dell’organizzazione neonazista. Questo vale anche per il motto del gruppo: “I fratelli tacciono — qualunque cosa serva”. “Il divieto di oggi è un messaggio chiaro: l’estremismo di destra e l’antisemitismo non hanno posto nella nostra società ”, ha dichiarato il ministro dell’Interno.
Combat 18 è stato fondato in Gran Bretagna nel 1992. Il numero si riferisce alla prima e all’ottava lettera dell’alfabeto, la A e la H, richiamando le iniziali di Adolf Hitler. È considerato il braccio armato della rete neonazista chiamata “Blood & Honor“, estesa anche all’Italia. A capo dei Blood & Honour di Varese c’era Daniele Belardinelli, l’ultras ucciso il 26 dicembre 2018 durante gli scontri prima di un Inter-Napoli.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
TRE I MEMBRI DELLA LEGA ARRESTATI, MA CON LORO SALVINI FA IL GARANTISTA
Chi è senza peccato scagli la prima pietra, diceva uno che Matteo Salvini dovrebbe conoscere
bene visto che si porta sempre dietro un rosario con crocifisso. Riformulando la frase per adattarla a questi tempi folli, chi è senza peccato faccia la prima citofonata’.
E Matteo Salvini senza peccato non è: non solo personalmente (perchè tra 49 milioni, i fondi russi alla Lega, i sequestri di persona e le gogne mediatiche, non si sa più quanti processi, pardon, ‘medaglie’, ha in corso), ma anche come capo politico di un partito che con la giustizia ha sempre avuto un rapporto complicato.
Ma visto che di droga stiamo parlando, rimaniamo in questo ambito. Negli ultimi cinque anni sono stati tre gli esponenti della Lega arrestati per droga e non ci risulta che da Salvini sia arrivata una citofonata.
Partiamo dal 2015: Antonio Iannone, assessore leghista alla sicurezza di Pieve Fissiraga, viene arrestato e patteggia due anni. Gli erano stati trovati due etti di hashish in cassaforte. Il politico, gravato da un precedente di oltre vent’anni fa per un piccolo reato contro il patrimonio, non ha beneficiato della sospensione condizionale della pena ma aveva comunque già ottenuto il permesso di uscire di casa per lavorare.
La vicenda lo aveva portato a dimettersi dalla giunta comunale, in cui era nominato in quota Lega Nord.
Andiamo avanti, nel 2017: il consigliere leghista Maurizio Agostini viene trovato in possesso di 330 grammi di cocaina. La droga era avvolta in involucri ricoperti da talco al profumo di mentolo, per evitare il fiuto dei cani antidroga, era stata celata nel vano portaoggetti di una vecchia Hyundai Atos che ha insospettito i carabinieri all’uscita dell’Autobrennero, al casello di Trento Sud. I militi hanno fermato l’auto, alla cui guida c’era il cinquantunenne Agostini. Sul sedile a fianco l’albanese Stefan Dushku di 38 anni, senza fissa dimora, arrivato in Italia per cercare un lavoro.
2018: Bartolomeo Falco, ex consigliere comunale di Comiziano (Napoli), avvicinatosi alla Lega e in predicato per assumere un incarico di coordinamento nei ranghi locali del Carroccio, è accusato di detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di cocaina, e finisce in manette all’alba di lunedì 15 ottobre nell’ambito dell’operazione “White stone” contro il traffico di sostanze stupefacenti tra le province di Napoli e Caserta.
Si potrebbe dire che prendere questi casi isolati non rende in automatico la Lega un covo di spacciatori. E sarebbe giustissimo.
Così come la parola di una signora non rende colpevole un ragazzino di 17 anni, senza nessun precedente per droga.
La differenza è che i leghisti sono stati arrestati perchè effettivamente colpevoli; Salvini la sua sentenza l’ha emessa basandosi sulla nazionalità della sua vittima
(da Globalist)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DI ROSICCHIARE VOTI SOVRANISTI SFRUTTANDO LE CAZZATE DI SALVINI
Arriva un altro distinguo dalla leader di Fratelli d’Italia che non ha condiviso la mossa dell’ex ministro dell’Interno
Giorgia Meloni prende ancora una volta le distanze da Matteo Salvini, stavolta sulla scena del citofono a Bologna. La leader di Fratelli d’Italia, ospite a Stasera Italia su Rete4, ha definito la mossa dell’ex ministro dell’Interno: «forte, di quelle a cui li ci ha abituato».
E prova a trovarne un senso: «Credo volesse dare voce a un problema diffuso nelle periferie, di fronte al quale la gente si sente lasciata sola. Lo spaccio — ha aggiunto Meloni — è sostanzialmente impunito in Italia».
I dubbi di Meloni però su quella scena salviniana andata in diretta su Facebook restano: «Il dubbio che ho è che quando sei una persona in vista, il rischio emulazione potrebbe non essere controllabile. io non lo avrei fatto, ma non lo trovo così incredibile».
Da mesi la presidente di FdI prova a smarcarsi dal segretario del Carroccio, forte anche dei sondaggi che attestano il suo partito in risalita, specie quando la Lega perde terreno. Tentativi di distinguersi cominciati dagli scambi accesi in occasione del comizio in piazza San Giovanni a ottobre 2019, quando la scenografia del palco rischiava di avere solo i simboli della Lega.
E poi la polemica che ne seguì sulla leadership nel centrodestra: «Noi, dico proprio il centrodestra — disse Meloni su Raitre da Lucia Annunziata — diciamo che quello che prende più voti all’interno della coalizione è il leader del centrodestra. Salvini l’ultima volta ha vinto quella competizione. La prossima volta vediamo chi le vince».
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IL RAGAZZO 17ENNE IN CASA E’ ITALIANO E INCENSURATO, IL TITOLO VIENE SMENTITO POI NEL TESTO DELL’ARTICOLO, LA SOLITA SCONCIA MACCHINA DEL FANGO
Qualche giorno fa Il Giornale ha pubblicato un contenuto su Mattia Santori, accusato nel titolo
in prima pagina di “fare affari con l’immigrazione”. Nell’articolo la frase in prima pagina veniva smentita, perchè diventavano “i suoi amici” a fare affari con l’immigrazione.
Ovviamente non era vero neanche quello, a meno che non si consideri che allora il Giornale fa affari con l’indignazione e con l’invenzione.
Stamattina possiamo di nuovo riscontrare il divertente metodo Boffo del quotidiano di Sallusti.
Nel titolo dell’articolo dedicato alla vicenda di Salvini che citofona si va dritti, sicuri, precisi sul punto: “In casa c’è un pregiudicato”.
Nell’articolo, correttamente, si scrive che il fratello maggiore del 17enne accusato dal Capitano nell’indagine citofionica “ha precedenti”, ma “non vive più nella zona”.
E in prima pagina? Ma che domande, non vi ricordate il Metodo Santori?
Non è tutto così meraviglioso?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
MONSIGNOR ANTONIAZZI: “SE NON RISPETTIAMO LE PERSONE NEL NOSTRO PAESE PER QUALE MOTIVO DOVREBBERO RISPETTARCI QUI?”… SALVINI METTE A RISCHIO GLI ITALIANI IN TUNISIA
Un provocatore. E non lo dicono i centri sociali ma la chiesa: un invito ai politici a non cedere a provocazioni improvvisate che hanno conseguenze pesanti sulle comunità cristiane all’estero, come quella in Tunisia
È questo, in sintesi, il pensiero di monsignor Ilario Antoniazzi, arcivescovo di Tunisi, in merito alla polemica tra Italia e Tunisia che si è creata dopo la visita di Matteo Salvini al quartiere Pilastro di Bologna.
Il leader della Lega ha citofonato ad una famiglia tunisina chiedendo: ‘Buonasera, signora, suo figlio e’ uno spacciatore?’.
Il vice presidente del Parlamento tunisino Osama Sghaier ha definito questo gesto “un atteggiamento razzista e vergognoso che mina i rapporti tra Italia e Tunisia”. “Paghiamo noi le conseguenze di episodi di questo tipo – ha affermato oggi al Sir monsignor Antoniazzi -. Come Chiesa cattolica siamo molto limitati nell’agire. Qui siamo stranieri. Se non li rispettiamo nel nostro Paese per quale motivo dovrebbero rispettarci qui? Questa è una mentalità che ci fa male”.
Monsignor Antoniazzi, italiano di origine e di passaporto che ha vissuto all’estero dai 14 anni in poi, ammette: “Quando vedo la situazione italiana soffro”. Per questo motivo scoraggia i migranti tunisini a partire verso l’Italia, dove “incontrano più difficoltà rischiano di fare una vita ai margini. Investiamo invece per creare lavoro qui”.
(da Globalist)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
UN “PRETESTO” PER GIUSTIFICARE LA VISITA, MA LA RAGAZZA SI ERA INVENTATA TUTTO ED E’ STATA DENUNCIATA PER PROCURATO ALLARME…MA CHE STRANA COINCIDENZA
C’è una falsa aggressione dietro le citofonate di Matteo Salvini al Quartiere Pilastro di Bologna.
Lo racconta oggi Il Fatto Quotidiano, che spiega perchè il Capitano e la candidata alla presidenza della Regione Emilia-Romagna si trovassero in zona l’altroieri prima del video «Scusi, lei spaccia?» e della comparsata con la signora Anna Rita Biagini:
Altro punto su cui Salvini e la sua candidata Lucia Borgonzoni sorvolano è perchè il leader leghista martedì sera fosse nel quartiere Pilastro a Bologna e proprio in via Grazia Deledda.
Il giorno prima era stata denunciata un’aggressione da parte di una quindicenne: la ragazza aveva detto che, prima che potesse reagire, era stata colpita con un pugno al viso. Il bandito le aveva poi strappato lo zaino, la giacca e il telefono.
Una notizia subito cavalcata da Borgonzoni con una nota ad hoc: “Da sempre segnaliamo problemi in quella zona, ma il Pd le periferie le ha abbandonate, trasformandole in ghetti e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Sono vicina a questa ragazza. E questi lunghi silenzi del Partito democratico di Bonaccini su episodi così gravi?”.
Ieri però la polizia di Bologna ha denunciato la quindicenne per procurato allarme e simulazione di reato: era tutto inventato.
Si era messa d’accordo con l’aggressore, un amico 19enne, per inscenare il furto. A riprova, gli agenti hanno scoperto nel cellulare “rubato”un video in cui la coppia provava le mosse della futura rapina. Su questa operazione di polizia non sono pervenute dichiarazioni dalla Lega.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
UN’AGGRESSIONE LA SERA PRECEDENTE CHE NON C’E MAI STATA, IL RAGAZZO CHE E’ ITALIANO E INCENSURATO INDICATO COME TUNISINO E SPACCIATORE, UN CARABINIERE CHE SI PRESTA ALLA SCENEGGIATA
Matteo Salvini al Pilastro ha confezionato nient’altro che uno spot elettorale facendo finta di stare dalla parte dei deboli e degli oppressi. La scena del citofono a caccia di presunti spacciatori. Il blitz nel quartiere noto per essere uno dei più difficili di Bologna. La famiglia di tunisini accusata di spacciare sotto i portici. Quanto di quello che abbiamo visto nella diretta su Facebook del leader della Lega di due giorni fa è vero e quanto invece no?
Iniziamo dal principio, perchè Salvini è andato al Pilastro proprio quella sera e non ci è andato prima? La situazione è nota da anni alle forze dell’ordine, Salvini è stato ministro dell’Interno per quasi un anno e mezzo ma al Pilastro si fa vedere solo quando c’è la campagna elettorale e non è più al Viminale. Eppure anche Anna Rita Biagini, la signora che lo ha accompagnato tra i palazzi indicandogli il campanello dei presunti spacciatori, da tempo rivolge appelli al leader della Lega affinchè venga a toccare con mano la situazione.
Matteo Salvini però non ha risposto a quelle richieste. E l’altra sera era al Pilastro perchè il giorno prima una ragazzina di 15 anni aveva denunciato di essere stata aggredita e derubata proprio in via Grazia Deledda.
Quell’aggressione però era falsa, una messinscena. Sarah Buono sul Fatto Quotidiano oggi racconta che proprio ieri la ragazza è stata denunciata per procurato allarme e simulazione di reato. La quindicenne «si era messa d’accordo con l’aggressore, un amico 19enne», addirittura nel cellulare «gli agenti hanno scoperto un video in cui la coppia provava le mosse della futura rapina»
L’incontro organizzato dallo staff della Lega
Salvini quindi non ci è arrivato per caso in zona, e nemmeno perchè ha letto le segnalazioni della signora Biagini. La quale alla Stampa racconta di essere stata avvertita dallo staff della Lega dell’arrivo del Capitano: «martedì ho ricevuto una telefonata dal maresciallo dei Carabinieri che mi ha detto che sarei stata avvisata del suo arrivo da un collaboratore di Salvini. Si fidava ciecamente di me perchè sapeva che ho tutto in mano sulla situazione dello spaccio in quartiere, foto e prove».
Il maresciallo in questione presumibilmente è quello citato dalla donna durante la sua passeggiata con il leader leghista dove la signora spiega che è il suo punto di riferimento per le denunce relative allo spaccio di droga.
Rimane da chiarire a che titolo un militare dell’Arma si sia fatto coinvolgere in un’operazione di propaganda con diretta su Facebook e giornalisti al seguito.
La signora Biagini spiega «pensavo che ci sarebbe stato solo un colloquio con Salvini, poi è stato lui a trasformarlo in un evento pubblico».
In un’intervista a TPI la signora Biagini sostiene di non aver portato lei Salvini sotto casa della famiglia tunisina «non l’ho portato io è lui che ha deciso, mi ha soltanto chiesto dove poteva abitare, e io ho risposto».
Nel video (intorno al minuto 17:40) però si sente la donna dire che uno degli spacciatori abita al primo piano indicando il palazzo. A quel punto Salvini chiede «spacciatore tunisino, ma è regolare? C’è il nome sul citofono?» ed è sempre la signora Biagini a fare il cognome della famiglia di presunti spacciatori e a indicare quale campanello suonare.
Sempre a TPI la signora racconta che è stato lo staff di Salvini a contattarla attorno a mezzogiorno e a precisa domanda su chi aveva dato il contatto risponde «su Facebook, su Messanger, su WhatsApp, io ho tante amicizie».
Lo spacciatore che non lo era e il ragazzo con precedenti che non vive più lì
Si arriva così alla famiglia di presunti spacciatori tunisini. Che spaccino la signora Biagini ne è convinta «al 150%». Si punta il dito contro uno dei figli, il fratello maggiore che a Fanpage ha raccontato: «sono pieno di precedenti, in passato ho fatto di tutto e di più, adesso sto facendo il bravo, ho fatto anche della galera ma adesso no». I precedenti sono per rissa e rapina ma non per spaccio. Ma lui non vive più in quell’appartamento. Ci abita invece il fratello Yassin, che ha 17 anni. È lui lo “Iaia” cui si rivolge Salvini al citofono (al minuto 18:30 si sente una voce femminile suggerire il nome Iaia).
Prima bugia: Yassin non è tunisino ma italiano, Salvini forse non poteva saperlo ma una signora così informata sul quartiere difficilmente poteva non essere a conoscenza di questo dato.
La famiglia infatti è italo-tunisina, visto che la madre del ragazzo è italiana. Yassin inoltre è incensurato, non ha precedenti per spaccio e sostiene di non essere uno spacciatore. Il padre Faouzi, che di lavoro fa il corriere per Bartolini, invece precedenti ne ha, ma — spiega a Repubblica — «è roba di 25 anni fa». In un video con l’avvocato Cathy La Torre spiega che «con quella signora ho avuto dei battibecchi quando stavo coi miei amici».
A Salvini non interessa quello che dice Yassin. A “L’Italia s’è desta” su Radio Cusano Campus «il ragazzo dice di non essere uno spacciatore? Difficile trovare un rapinatore che confessi di essere un rapinatore. I residenti del quartieri non hanno dubbi, hanno certezze».
Eppure Salvini sa bene che non funziona così, che in Italia ci sono sessanta milioni di italiani innocenti fino a prova contraria, come dice lui, e che Yassin è uno di questi. Non bastano le “certezze” dei residenti del quartiere, servono prove, indagini, processi e sentenze. Tutte cose che non ci sono.
Ma a Salvini non importa, è garantista solo quando accusano il suo ex braccio destro di aver intavolato una trattativa con dei russi per una strana compravendita di petrolio per finanziare la campagna elettorale della Lega.
Ma su quella vicenda c’è un’indagine aperta e Salvini ha sempre detto di non voler interferire con il lavoro della magistratura. Strano vero?
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
IL TG2 CENSURA LE PROTESTE PER L’ATTO INDECENTE DI SALVINI
Il dubbio che la Rai non si stia comportando in maniera imparziale in vista delle elezioni
regionali in Emilia-Romagna e Calabria effettivamente c’è.
Tant’è che c’è chi parla apertamente di violazione della par condicio e annunci esposti all’AgCom. La pietra dello scandalo di oggi è lo spot di Porta a Porta andato in onda ieri su Rai 1 durante Juventus-Roma di Coppa Italia.
Ma non è tutto, perchè ci si mette in mezzo anche il Tg2 a trazione sovranista
Dopo l’errore del programma di Vespa ecco le dimenticanze del Tg2 di Sangiuliano
Nel lancio del programma di Vespa si è visto Salvini che citofona ad un residente del quartiere Pilastro di Bologna, poi alcuni spezzoni di un comizio in cui il leader della Lega spiega perchè votare per il Carroccio.
Tutto senza contraddittorio, ma per Bruno Vespa si tratta di un semplice errore della redazione del programma che verrà corretto già questa sera.
Ma non è l’unico episodio “strano”. Ieri mentre tutti i giornali raccontavano del blitz di Salvini al Pilastro con citofonata alla famiglia di presunti “spacciatori tunisini” il Tg2 di Gennaro Sangiuliano sceglieva di non dare spazio alle proteste, comprese quelle fatte dal presidente del parlamento tunisino.
Non solo: nell’edizione delle 13 il solito servizio enfatico sulla campagna elettorale del leader leghista non c’è stato alcun accenno a quanto successo la sera prima a Bologna.
Al solito, era successo anche quando qualcuno aveva fatto notare che il Tg2 aveva oscurato la vicenda Savoini, nell’edizione serale invece al Tg2 si sono ricordati che appena ventiquattr’ore prima Matteo Salvini era andato a fare una sceneggiata a Bologna.
Il Tg2, fa notare il deputato di Italia Viva Davide Faraone, però trascura alcuni dettagli che al momento della messa in onda del servizio erano ampiamente noti e di dominio pubblico. La giornalista Maria Elena Spadorcia racconta che «alcuni abitanti gli indicano la casa di uno spacciatore tunisino, lui citofona, si apre una polemica politica e un caso diplomatico perchè per il vicepresidente del parlamento di Tunisi questo è razzismo».
Nel racconto del telegiornale di Rai 2 si lascia intendere che le polemiche sono pretestuose, perchè non c’è razzismo ma solo una battaglia contro “uno spacciatore tunisino”. Peccato che lo spacciatore tunisino non sia tale, visto che si tratta di un ragazzo italiano, minorenne ed incensurato.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 23rd, 2020 Riccardo Fucile
LE SCUSE DI VESPA: “UNA SVISTA, RAIUNO STASERA PROVVEDERA’ AL RIEQUILIBRIO”
“Devo dire che è clamoroso. Trovo incredibile che sia stato permesso a Salvini di fare un comizio a Porta a Porta nell’intervallo della partita di Coppa Italia. Il servizio pubblico non ha fatto il suo dovere”.
Così il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini commenta il caso Salvini-Rai: invece della solita presentazione della trasmissione è stato mandato in onda un inserto con il leader leghista che spiegava perchè votare Lega domenica.
E il caso ha suscitato anche le reazioni del governo.
Per il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Andrea Martella: “Quanto sta accadendo in Rai preoccupa chi ha a cuore gli interessi del servizio pubblico, il pluralismo e le garanzie di un’informazione corretta in particolare alla vigilia di un appuntamento elettorale che riguarda oltre sei milioni di italiani che saranno chiamati alle urne in Calabria e in Emilia-Romagna domenica prossima”.
Ancora: “In diverse occasioni sono state segnalate, da piu’ parti, violazioni del pluralismo richiamate anche dall’Agcom, recentemente, con un invito rivolto al riequilibrio dell’informazione del servizio pubblico. Auspichiamo un intervento deciso dei vertici del servizio pubblico, patrimonio di tutti i cittadini, per un riequilibrio della corretta informazione nel rispetto dei principi enunciati nel contratto di servizio”.
“Secondo le tradizioni di Porta a porta – scrive in una nota Bruno Vespa – martedì 21 e mercoledì 22 Nicola Zingaretti e Matteo Salvini sono stati nostri ospiti entrambi per 53 minuti. Identico tempo in video e in voce abbiamo dato a Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni, non trascurando di dar brevemente voce anche alle liste minori” E secondo il giornalista, . “gli spot con Zingaretti e con Salvini sono andati entrambi in onda nell’intervallo delle partite di Coppa Italia”.
Ancora: “Per una svista della redazione — di cui mi assumo come sempre la responsabilità — il tempo di parola di Salvini è stato maggiore di quello di Zingaretti (che ha condiviso lo spazio con Giorgia Meloni) e di maggiore impatto politico. Proporrò alla direzione di Raiuno di riequilibrare le posizioni giovedì 23 nello spot di ‘Porta a porta’ che andrà durante Don Matteo”. Rai1 ha confermato che provvederà al riequilibrio.
(da agenzie)
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