Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI DICE CHE E’ MERITO SUO, MA PROCURATORE E AVVOCATO DIFENSORE LO SMENTISCONO: “NON C’ENTRA NULLA LA NUOVA LEGGE SULLA LEGITTIMA DIFESA”
Dal fucile di Mario Cattaneo, oste settantenne di Casaletto Lodigiano, il 10 marzo 2017, partì una rosa di pallini che uccise Petre Ungureanu, rumeno di 32 anni.
Assieme a due complici, Ungureanu si era intrufolato nella trattoria di Cattaneo per rubare soldi e sigarette.
Questo pomeriggio, Cattaneo è stato assolto in primo grado dal tribunale di Lodi dall’accusa di eccesso colposo di legittima difesa.
Il pm, nella requisitoria di stamattina, aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione. Cattaneo, dopo la pronuncia dell’assoluzione, è rimasto per diversi minuti sulla sua sedia.
Matteo Salvini, leader della Lega, festeggia l’assoluzione che, a suo dire, sarebbe frutto della nuova legge sulla legittima difesa. Ma la procura lo smentisce: “Difficile che abbia avuto rilevanza”.
Otto giorni dopo la tragedia, era stato organizzato un corteo per le vie della frazione di Gugnano, aperto da 22 sindaci con le fasce tricolore in segno di solidarietà al ristoratore. C’erano anche Umberto Bossi e il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli. Una visita al locale di Cattaneo l’ha fatta anche Matteo Salvini.
“Grazie alla nuova legge sulla legittima difesa voluta dalla Lega il ristoratore Mario Cattaneo, per cui erano stati chiesti tre anni di carcere per aver ucciso un rapinatore nel suo locale, è stato assolto”, ha commentatto il segretario della Lega Matteo Salvini.
La Regione Lombardia a novembre del 2018 aveva disposto il pagamento di un contributo di 30 mila euro per sostenere le spese legali in favore di Cattaneo. E oggi in aula, tra il pubblico si è presentato l’assessore regionale alla Sicurezza Riccardo De Corato.
Pm e difesa: “La nuova legge escludo che abbia avuto rilevanza”
“In attesa di leggere le motivazioni, è più probabile che la nuova legge sulla legittima difesa non abbia avuto rilevanza che ce l’abbia avuta”. Lo afferma il procuratore di Lodi, Domenico Chiari, a proposito della sentenza. “Una delle versioni della difesa era che il colpo fosse partito accidentalmente nel corso della colluttazione – argomenta il magistrato – Il giudice di solito dà ragione o all’accusa o alla difesa, difficile che ci siano terze versioni completamente diverse. Probabilmente avrà recepito la tesi della difesa ed è chiaro che, se così fosse, la nuova legge non c’entrerebbe”.
Anche l’avvocato difensore di Cattaneo è convinto che la nuova legge sulla legittima difesa non c’entri: “Aspettiamo le motivazioni ma siamo dell’idea che il giudice abbia sposato la nostra tesi — afferma l’avvocato Vincenzo Stochino — e in questo caso non credo che la legge sulla legittima difesa possa aver pesato in qualche maniera”.
(da Huffingtonpost”)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
IL FIGLIO AVEVA RICORDATO SU UN GIORNALE LOCALE LA MADRE: “QUESTO E L’EFFETTO DEL CLIMA DI ODIO CHE E’ STATO CREATO”… LA MINISTRA AZZOLINA: “SI E’ PASSATO IL LIMITE”
Una scritta antisemita è comparsa a Mondovì, in provincia di Cuneo, a poche ore dal Giorno
della Memoria.
Sulla porta dell’abitazione di Lidia Beccaria Rolfi, staffetta partigiana, deportata a Ravensbruck come politica, ma testimone dell’Olocausto, qualcuno ha pensato di vergare le parole “Juden hier”, qui abita un ebreo, e una stella di David come quelle usate dai nazisti per identificare gli ebrei.
Una frase che riecheggia quelle usate dai nazisti durante i rastrellamenti, in Italia quanto in Germania, per deportare gli ebrei.
Nella casa di Lidia Beccaria Rolfi, morta nel 1996, abita oggi il figlio Aldo che ha già sporto denuncia contro ignoti. “È inquietante quello che è successo questa notte. Non c’è altro modo per commentare – dice il figlio – Ieri è uscito un articolo dove ho fatto alcune riflessioni e riportato frasi di interviste di mia madre e questo è il risultato. Mi sembra il segno tangibile di un clima che si è creato e questi sono gli effetti”.
Sulla “Provincia Granda” Aldo Rolfi aveva scritto tra l’altro: “L’emergenza odio è colossale, palpabile in tutti i campi. La mente torna a notti buie e vergognose della nostra Storia recente”.
Si definisce “profondamente turbata” la ministra della Scuola, Lucia Azzolina, che spiega a Repubblica: “Quella scritta – dice – è un atto vergognoso. Con questo episodio a mio avviso si è superato il limite. Mi aspetto che la condanna sia unanime perchè il vero pericolo è l’indifferenza. Bisogna schierarsi sempre senza esitazione. La scuola italiana è da sempre scudo contro le manifestazioni di odio e discriminazione. E continuerà ad esserlo”.
Indignato anche il sindaco di Mondovì, Paolo Adriano:”E’ un atto gravissimo che, da sindaco e da uomo, condanno fermamente. Un fatto vergognoso che offende ed indigna Mondovì Ci stiamo organizzando per rispondere con un’apertura straordinaria della sinagoga di Mondovì. In attesa che vengano concluse le indagini per individuare e assicurare alla giustizia i responsabili del gesto – conclude il sindaco – esprimo solidarietà al nostro concittadino Aldo Rolfi e a tutta la famiglia. Ricordo, infine, che tra pochi giorni e con ancor più viva partecipazione Mondovì poserà due nuove pietre alla memoria di due concittadini deportati”.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
IERI IL FILMATO PUBBLICATO SULLA SUA PAGINA FB E’ STATO TRASMESSO DA “PIAZZA PULITA”
Ieri Piazzapulita ha mostrato un interessante filmato che ritrae Nicola Naomo Lodi, vicesindaco di Ferrara, mentre minaccia qualcuno
L’intervento completo di Naomo si trova sulla sua pagina facebook e risale al 20 gennaio scorso:
Naomo dice: “Parlo a chi si sta mettendo a novanta a una trasmissione che si chiama La7 che fa campagna elettorale per il PD. Vi farò male, vi farò molto male, non mi fate paura, vi faremo un culo così. Questo è un linguaggio istituzionale. Quando governeremo la regione non vi troveremo mai più perchè voi sparirete completamente nei vostri meandri e per fermarci dovrete solamente spararci”.
Il sindaco-ombra di Ferrara si riferisce all’epica figuraccia fatta da un suo compagno di partito, beccato a offrire posti di lavoro in cambio di dimissioni dal consiglio comunale qualche settimana fa.
In queste settimane la Lega di Ferrara sta facendo i conti con il caso Solaroli, il vicecapogruppo della Lega in consiglio comunale che ha offerto un posto di lavoro in Comune a una dissidente per farla dimettere dal consiglio comunale
L’audio però non coinvolge solo Solaroli. Si sente infatti: «Nicola è d’accordo. Ha parlato anche con Alan e ha detto “ Se a lei va bene, a me va bene non ho problemi”». Nicola sarebbe Nicola Lodi, mentre Alan sarebbe Alan Fabbri, sindaco di Ferrara.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA INSUPERABILE PRODUZIONE DI BUFALE DELLA LEGA.. CON LA CONTRADDIZIONE DI VOLER CHIUDERE I CENTRI SOCIALI E POI PRESENTARE COME PRESIDENTE UNA CHE FACEVA LA BARISTA AL CENTRO SOCIALE LINK DI BOLOGNA
Si chiude oggi la campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna. Da domani
scatteranno le canoniche quarantott’ore di silenzio elettorale, una farsa nel tempo dei social network. Ma almeno la produzione di bufale e fake news dovrebbe subire un rallentamento. Perchè durante la campagna elettorale per la conquista della regione rossa per eccellenza ne sono state dette tante di balle.
Tutto inizia e finisce con Bibbiano
Iniziamo dalla fine, che al tempo stesso è l’inizio della narrazione con cui la Lega ha preparato il terreno per la conquista dell’Emilia-Romagna: il caso Bibbiano. Il piccolo paese in provincia di Reggio Emilia che è stato scosso dall’indagine della Procura sui casi di presunti abusi negli affidi di alcuni minori. Ieri Matteo Salvini e Lucia Borgonzoni sono tornati sul luogo del delitto per la chiusura della campagna elettorale. Un grande cartellone rosso con la scritta a caratteri cubitali “giù le mani dai bambini”. Sul palco un calderone di emozioni che nulla hanno a che fare con Bibbiano: la mamma della bambina “rapita” dagli assistenti sociali (ma non sono quelli di Bibbiano) quella piccolo Tommaso Onofri, che è stato barbaramente ucciso nel 2006 a 17 mesi da tre persone che con i servizi sociali, gli psicologi o il PD non avevano nulla a che vedere.
Da mesi la Lega e Lucia Borgonzoni raccontano dell’esistenza di un “sistema Bibbiano”. Che però non esiste. Addirittura la senatrice leghista, quella che in Aula al Senato sfoggiò una maglietta con scritto “parlateci di Bibbiano” arrivò ad inventare dell’esistenza di bambini “schedati” in un altro paesino dell’Emilia-Romagna: era una balla. I giudici non hanno ancora scritto una riga del processo, che deve ancora iniziare ma la Lega già da giugno ha capito che Bibbiano poteva essere un elemento fondamentale per attaccare il PD. Ed infatti l’eurodeputata leghista Isabella Tovaglieri arrivò a dire che il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti era indagato per «favoreggiamento o una collaborazione» con gli indagati. Ma non era vero.
Tutte le balle di Lucia Borgonzoni
Senza dubbio Bibbiano è stato il filo rosso con il quale la Lega ha iniziato a tessere le maglie della rete con cui raccoglierà migliaia di voti in Emilia-Romagna. Quando non sapeva cosa dire la Borgonzoni tirava fuori il caso Bibbiano. Ma non è che quando sapeva cosa dire le cose andavano meglio. Il giorno della sua incoronazione a candidata del centrodestra, quel 14 novembre al Paladozza (data che verrà ricordata per la nascita del movimento delle Sardine), la Borgonzoni promise di tenere aperti gli ospedali anche di notte e nei weekend «come fanno in Veneto». Ma gli ospedali in Emilia-Romagna sono già aperti nei festivi, di notte e nei weekend, sono sempre aperti.
Il Veneto è il modello cui si ispira la Lega. La Borgonzoni promette di “azzerare” l’addizionale regionale Irpef “come in Veneto”, lasciando intendere che nella regione governata da Zaia non si paghi (ma non è così). Nel programma di Lucia Borgonzoni è scritto proprio così: «ZERO Irpef come in Veneto». Anche il segretario regionale della Lega per l’Emilia-Romagna, l’onorevole Gianluca Vinci, qualche giorno fa è tornato a dire che si azzererà l’Irpef senza tagliare i servizi. Salvo aggiungere poi che il modello della Sanità è quello della Lombardia, dove per il 50% è gestita dai privati (e l’Irpef non è azzerata nemmeno lì).
In un’altra occasione la Borgonzoni ha voluto difendere le eccellenze del “made in Emilia-Romagna” dal presunto complotto degli eurocrati che bollano i prodotti DOC e DOP come “nocivi”. Non sono eurocrati, Nutri Score non dice il prosciutto è “nocivo” (nel senso che fa male alla salute) e nessuno in ogni caso vuole impedire ai consumatori di mangiare Parmigiano Reggiano.
Poi fa ridere se pensate che ora la Lega vuole difendere il Parmigiano Reggiano ma qualche mese fa si opponeva al CETA.
C’è stata poi la volta in cui ha raccontato che Bonaccini riempie l’Emilia-Romagna di rifiuti oppure quella in cui ha tentato di sciacallare sull’emergenza maltempo, dimenticando che era il governo di cui faceva parte a dover stanziare i fondi. La candidata della Lega si è poi lamentata dell’assenza di un assessorato al turismo (che c’è), di una legge a tutela delle manifestazioni storiche come il carnevale (che c’è) e nella stessa giornata ha fatto visita ad un’azienda che produce dispositivi medici dicendo che sarà penalizzata dalla Plasti Tax, che però esclude proprio le aziende del comparto biomedicale. Seguono: il fondo per aiutare le vittime di violenze e la proposta di un referendum sull’Autonomia (che l’Emilia-Romagna ha già chiesto).
La gogna contro lo spacciatore tunisino (che è un minorenne italiano)
Non poteva poi mancare lo spauracchio sul Gender e la terribile bambola trans che secondo una candidata potrebbe arrivare nelle scuole e negli asili se vincesse Bonaccini. Per altri cattolici devoti (al leader della Lega) invece la legge regionale contro l’omotransfobia emanata lo scorso agosto introduce e legalizza addirittura la discriminazione nei confronti degli eterosessuali
Si arriva così alla sceneggiata della citofonata durante la passeggiata al Pilastro a Bologna. Salvini che chiede ad un perfetto sconosciuto “lei spaccia?” e che fa il nome e cognome del “tunisino spacciatore” solo perchè glielo ha detto una residente del quartiere. Il ragazzo però non è tunisino, ma italiano. È minorenne e non è uno spacciatore. Per Salvini sono dettagli. Oggi ha detto che il ragazzo avrà le sue scuse SE non è uno spacciatore, perchè lui con chi spaccia non è garantista (con tutti gli altri, specie se del suo partito, sì).
A chi gli faceva notare che è facile andare a suonare a casa di un ragazzino per fare la scenetta alla Brumotti Salvini invece ha risposto che è stato minacciato di morte dai Casamonica perchè ha fatto abbattere la loro villa. Ma in realtà lui con la villetta dei Casamonica abbattuta a Roma lo scorso anno non c’entra nulla. Lo stabile era stato sequestrato nel 2009 e la decisione di demolirlo venne dalla Regione Lazio.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
CI SONO CANDIDATI CHE OPTANO PER QUESTA SCELTA… E ANCHE IN FDI L’IDEA DI RIDIMENSIONARE LA LEGA SI FA STRADA
È il voto disgiunto il grande protagonista sul palco del MoVimento 5 Stelle per la chiusura della campagna elettorale dal profilo più basso di sempre in Emilia-Romagna. Come abbiamo spiegato, a differenza della Calabria in Emilia-Romagna è possibile il voto disgiunto, ovvero votare una lista e il candidato presidente di un’altra lista. E Stefano Bonaccini ha in più occasione chiesto agli elettori grillini di scegliere lui invece della candidata della Lega.
La scelta avrebbe una logica all’interno della storia dei 5 Stelle emiliano-romagnoli, storicamente più a sinistra che a destra a dispetto di quello che volevano Grillo e Casaleggio, che infatti hanno espulso a più non posso gente della zona dal partito. Ufficialmente il candidato presidente Simone Benini non appoggia la scelta: «Disgiungetevi dai partiti tradizionali e votate 5 Stelle: io punto al 51%. Dopo questo mese e mezzo di campagna elettorale mi sento come Pantani: voglio la vetta».
Ma la consigliera uscente Silvia Piccinini è serissima quando dal palco parla di «voto di lista ai 5 Stelle». Scelta niente affatto inutile, ribadisce, perchè «la nostra presenza in Regione è fondamentale: qui abbiamo istituito il registro tumori e dimezzato gli stipendi dei parlamentari».
Il terreno è scivoloso, per i 5 Stelle, non si può rischiare di perdere la faccia, bisogna restare duri e puri. Ma anche il consigliere Andrea Bertani ha ribadito nei giorni scorsi i motivi della sua scelta per il voto disgiunto e l’appoggio a Bonaccini contro il citofonista delle dive:
Lo stesso ha detto Raffaella Sensoli, ex consigliera. Ma la novità , raccontata oggi da Repubblica Bologna, è che anche in Forza Italia c’è chi potrebbe avvalersene.
Tutta colpa di un fac-simile della scheda elettorale, circolato in questi giorni nel centrodestra, in cui è esemplificata la possibilità di votare una candidata forzista, Elisabetta Brunelli, e il candidato presidente di centrosinistra Stefano Bonaccini.
A ventiquattrore dal voto decisivo per l’Emilia- Romagna, circolano voci sulle tentazioni di voto disgiunto dei moderati di Forza Italia. L’opzione di votare il partito di Berlusconi e contemporaneamente il governatore uscente – il cosiddetto “splitting” elettorale – sarebbe stata illustrata in alcuni banchetti di Forza Italia. Ed è giallo pure sui fac- simile dalla scheda elettorale, circolati in questi giorni nel centrodestra, in cui è esemplificata la possibilità di votare un candidato forzista (Elisabetta Brunelli, o Antonio Fiamingo), e il candidato presidente di centrosinistra Stefano Bonaccini.
Le voci sulle tentazioni di splitting tra i moderati tuttavia non s’arrestano. In parte alimentate dal clima di competition nella coalizione di Borgonzoni, con Fratelli d’Italia che punta a massimizzare il proprio risultato sia ai danni della Lega che di FI.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
PRIMA LO DIFFAMA DAVANTI AL MONDO SENZA PROVE, ORA IN VISTA DELLA QUERELA “LASCIO CHE LA POLIZIA APPURI LA VERITA'” (CHE GIA’ SI SA)
Stamattina Matteo Salvini è tornato a parlare ad Agorà del caso del ragazzo “tunisino” da lui
accusato di essere uno spacciatore senza alcuna prova e senza alcuna denuncia alla magistratura.
Il surreale discorso del Capitano si conclude nelle ultime frasi del video: “Se non è uno spacciatore avrà tutte le mie scuse e lascio che polizia e carabinieri appurino la verità ”.
La situazione in cui si devono preparare a vivere gli emiliano-romagnoli e i cittadini italiani in caso di vittoria di Salvini è quindi chiara: se qualcuno li accusa di qualcosa segnalandoli al Capitano, scatta un processo mediatico in cui Salvini rappresenta l’accusa e il giudice. Ad esempio nel caso della 15enne che ha inscenato il furto del cellulare e che è stata denunciata per procurato allarme: la ragazza «si era messa d’accordo con l’aggressore, un amico 19enne», addirittura nel cellulare «gli agenti hanno scoperto un video in cui la coppia provava le mosse della futura rapina». Nell’occasione le pagine facebook della Lega e di Lucia Borgonzoni hanno cavalcato la vicenda parlando di emergenza criminalità .
C’è però un problema: quel post è ancora lì e nessuno ha ricevuto scuse per aver cavalcato una falsa notizia che non è stata nemmeno rettificata.
Poi c’è il merito della questione. Yassin non è tunisino ma italiano, Salvini forse non poteva saperlo ma una signora così informata sul quartiere difficilmente poteva non essere a conoscenza di questo dato.
La famiglia infatti è italo-tunisina, visto che la madre del ragazzo è italiana. Yassin inoltre è incensurato, non ha precedenti per spaccio e sostiene di non essere uno spacciatore.
(da agenzie)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
LEI AVEVA DICHIARATO DI ESSERSI RESA DISPONIBILE SU INPUT DELLA LEGA… TRA POCO NON LA CONOSCE PIU’ NESSUNO
“Non l’ho chiamata, non so chi lo abbia fatto”. Matteo Salvini risponde così alla cronista di TPI che gli chiedeva di confermare se è stata la Lega a contattare la signora Anna Rita Biagini, la donna di Bologna che ha indicato al Carroccio l’abitazione del 17enne tunisino cui ha citofonato il segretario leghista chiedendogli se fosse uno spacciatore.
“Non ho portato io Salvini al citofono, alcuni esponenti della Lega ieri mattina mi hanno contattato chiedendomi di indicare loro dove abitano gli spacciatori della zona e io gliel’ho semplicemente detto”, aveva detto la donna bolognese del quartiere Pilastro a TPI. “Sapevano che ho foto di queste persone che spacciano, che ho già fatto avere alla polizia e ai carabinieri”.
La replica di Salvini è nel video, girato questa mattina durante il tour elettorale di Salvini nel giorno di chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia Romagna.
Ora che volano querele finisce che nessuno la conosce.
(da TPI)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
IN TV SEI VOLTE PIU’ DI ZINGARETTI, QUATTRO VOLTE PIU’ DI DI MAIO E MELONI
TeleMatteo Salvini non si smentisce e anche a dicembre il Capitano colleziona la bellezza di 12
ore e 19 minuti in tv, superando tutti i suoi competitor da Giuseppe Conte a Luigi Di Maio passando per Giorgia Meloni, Matteo Renzi e Nicola Zingaretti: e così, mentre Porta a Porta confeziona uno spot durante Juventus-Roma, Carlo Tecce sul Fatto racconta i termini e le dimensioni della questione:
Il caso non può avvalersi subito di un incidente probatorio — l’amministratore delegato Salini ha ordinato un’istruttoria — però va illustrato con le sue dimensioni, che non sono piccine.
Quando Salvini ha preso la parola da Vespa, verso le 21:40, su Rai1 erano sintonizzati 261.000 elettori emiliani su 3,5 milioni aventi diritto e 132.000 calabresi maggiorenni —si vota anche in Calabria —su 1,5 milioni. Nessuna piazza ha garantito a Salvini una platea del genere, soprattutto perchè formata da ragazzi che non guardano i programmi d’informazione, prerogativa dei pensionati. Non sono offese gratuite bensì statistiche Auditel. Il martedì di Napoli-Lazio, in modalità diversa e in finestra identica, Zingaretti è apparso davanti a 209.000 elettori emiliani e 109.000 calabresi.
Nel centrosinistra non c’era consenso unanime nel mandare Zingaretti a cucire la toppa di Vespa, non soltanto per una questione di telegenia, ma perchè oscurare il reale duello tra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni è un favore al centrodestra. Il segretario non ha accolto i consigli nè di Matteo Renzi, non proprio ascoltato per motivate ragioni al Nazareno, nè di Bonaccini che non trae forza decisiva dalla spinta dei democratici.
Angelo Cardani, il presidente Agcom,ha fatto sapere che lunedì, a babbo morto, il consiglio dell’Autorità si riunirà per esaminare il problema.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile
DENUNCIATA PER SIMULAZIONE DI REATO
Lo avevamo detto fin dall’origine, anche grazie al prezioso contributo del sito di fact-checking bufale.net: la storia della giovane sostenitrice della Lega picchiata da un gruppo di ‘sardine’ all’esterno di un supermercato di Brescia è una fake news.
E ora arriva anche la confessione della 15enne che gestisce le pagine social IosonoItalia — sempre sintonizzata sul canale di diffusione di bufale — e le motivazioni di questo gesto sono agghiaccianti. E, anche per questo, è stata denunciata per simulazione di reato. La bufala leghista picchiata ha dei contorni quasi comici.
E la confessione arriva attraverso il suo canale Youtube e un post pubblicato su Twitter dalla giovane. «La mia Fake News ispirata da questa simpatica furbacchiona. Con la differenza che io sono stata in grado di fare esplodere il web e portarvi a parlare ancora di me. E lo farete ancora e ancora. Perchè io sono io, IosonoItalia,…e voi non siete un cazzo!».
Il tutto con allegata la storia della denuncia di un’aggressione omofoba subita da una 31enne a Potenza.
Poi, in un video su Youtube (che non pubblicheremo perchè la persona in questione è minorenne e si violerebbero le normative in merito e le carte deontologiche della professione giornalistica), ha detto di essersi truccata a posta: «Ho preso un po’ di trucchi, mi sono fatta aiutare da mia sorella, mi sono creata sulla faccia una sorta di ematoma che forse era più buono per Halloween che per altro».
Il motivo: dimostrare che una ragazza di destra non ottiene risalto mediatico quando viene aggredita.
Peccato per lei che la scelta di condividere una storia lacunosa, ricca di contraddizioni e con tanto di referto medico comparso sul web solo pochi giorni fa (e quindi già noto ai più attenti, tra cui gli organi di stampa) relativo al pestaggio a scuola di un 13enne di Avellino, ha reso la sua ricostruzione palesemente falsa. Non perchè si tratti di una giovane di destra. Questo è chiaro.
(da agenzie)
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