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LE PAROLE VERGOGNOSE DELL’ULTIMO PADRONE DELL’ETERNIT: “ODIO GLI ITALIANI, VIVONO IN UN PAESE FALLITO”

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

OGGI IL TRIBUNALE DI VERCELLI DECIDERA’ SE ACCUSARE SCHMIDHEINY DI OMICIDIO VOLONTARIO O COLPOSO PER LA MORTE DI 392 PERSONE

Dice di sentirsi un “perseguitato” dai magistrati di un Paese “fallito”. Anzi, dice di odiare gli italiani, ma anche di provare “compassione” per tutte le persone “buone e oneste” che sono costrette a vivere in Italia.
L’intervista risale al 28 dicembre, ma le parole pronunciate dal magnate svizzero Stephan Schmidheiny hanno iniziato a riecheggiare forte in queste ore, in cui a Vercelli il tribunale è chiamato a decidere le sorti del processo Eternit Bis, stabilendo se l’ultimo proprietario dell’Eternit di Casale Monferrato, nell’Alessandrino, debba o meno essere rinviato a giudizio e con quale imputazione, se di omicidio colposo o doloso, per la morte di 392 persone.
“Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno. Ritengo che alla fine il mio comportamento sarà  giudicato correttamente e un giorno verrò assolto” dice l’imprenditore al giornale svizzero Nzz am Sonntag.
“Abbiamo fatto tutto il possibile e quanto era ragionevolmente esigibile secondo lo stato delle conoscenze di allora per risolvere il problema dell’amianto. Ma 40 anni dopo si viene accusati di omicidi di massa e perseguitati per decenni. Così è la vita. Cosa posso fare?”, si domanda Schmidheiny nell’intervista.
E ancora: “All’inizio pensavamo che si trattasse di diritto, di fatti, di giustizia, ma nel corso del tempo questa impressione è svanita. Ciò mi è pesato molto e per molto tempo. Ma poi ho capito che mi sarei dovuto occupare della mia salute mentale per non lasciarmi abbattere da tutti questi incredibili attacchi. Mi sono reso conto di provare dentro di me un odio per gli italiani e che io sono il solo a soffrire per questo. Ho lavorato in modo mirato sulla situazione. E quando oggi penso all’Italia provo solo compassione per tutte le persone buone e oneste che sono costrette a vivere in questo Stato fallito”.
Per il futuro dell’inchiesta Eternit sarà  fondamentale la decisione dei giudici dell’udienza preliminare, che dovrebbe arrivare oggi.
Se il capo d’accusa contestato a Schmidheiny dovesse essere quello per omicidio volontario, come richiesto dalla Procura, il processo si svolgerà  in Corte d’Assise, a Novara, e i familiari delle vittime di amianto avranno ancora qualche speranza di vedere condannato l’imprenditore. Se invece l’ex patron del gruppo industriale sarà  accusato di omicidio colposo, il processo sarà  davanti al giudice monocratico di Vercelli, e a quel punto le possibilità  che i reati vadano in prescrizione sono estremamente elevate.

(da agenzie)

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ANCHE A BIBBIANO VINCONO LE SARDINE: “ABBIAMO INCEPPATO LA MACCHINA DELL’ODIO”

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

LA PIAZZA GREMITA PER “PROTEGGERE LA COMUNITA’ ALLA GOGNA”

Oltre cinquemila. Il suono di chitarre elettriche, sax, tamburi e batterie, il rimbombo arriva fino alle orecchie di Matteo Salvini, che ha radunato un migliaio di persone pochi metri più là . “A me sembra che la sfida l’abbiamo vinta. Siamo sette volte più di loro” esulta Mattia Santori, capopopolo di una piazza che vuole “proteggere la comunità  dalla gogna”.
Siamo in un Comune di diecimila abitanti rimasto sconvolto e travolto nel luglio scorso dall’inchiesta “Angeli e demoni”, l’inchiesta sugli affidi dei minori. Una cittadina tranquilla, raccontano gli abitanti di qui, “vittima di sciacallaggio da parte di Salvini e Meloni per un pugno di voti”.
Basterebbe ascoltare Angela Ventura, una donna sulla sessantina nata e cresciuta a Bibbiano: “Adesso, qui, neanche le formiche passano più per la vergogna”. La destra, ma anche il Movimento 5 Stelle, vengono accusati di aver creato un caso politico lì dove il caso politico non c’era. Su un cartello si legge: “Sì a giustizia e verità . No all’arroganza e all’odio”.
Il leader leghista, in questa chiusura di campagna elettorale, sul palco in una piazza riempita a metà , dà  il microfono a genitori che raccontano storie di bambini in affido allontanati dalle famiglie per decisione dei servizi sociali e che accusano l’amministrazione a guida Pd.
Da qui nasce la contropiazza delle Sardine. Ma anche dalla famosa maglia sfoggiata in Senato dalla candidata alla presidenza Lucia Borgonzoni, rivolta al Pd, con scritto: “Parlateci di Bibbiano”.
Dalla piattaforma di un camion, in mezzo a tante sagome di Sardine, Dario dà  voce alle persone presenti in piazza: “In questo triste teatrino sui gradini del Comune ci avete più volte detto ‘Parlateci di Bibbiano’. Ebbene, se proprio volete parlare di Bibbiano parlatene come culla del Parmigiano reggiano, come terra natia del fisico Venturi, del partigiano don Pasquino Borghi e dei musicisti Tagliavini, Tienno e Iller Petacchini”.
Per questo le Sardine hanno deciso che la loro controfesta sarebbe dovuta essere all’insegna della musica e dell’accoglienza.
Tante mamme hanno preparato torte e dolci da offrire. Santori e le altre tre sardine capo che hanno creato tutto questo sono lì in mezzo: “Con questo spirito vogliamo prosciugare l’astensione. Quello dell’Emilia è un voto di coscienza nazionale”.
A un certo punto la senatrice del Partito Democratico Vanna Iori si avvicina a Mattia Santori: “Ti volevo ringraziare, perchè hai creato tutto questo. Senza di te non sarebbe stato possibile. Solo voi avete portato così tante persone in piazza”. Un attimo di silenzio, e poi: “Sono una senatrice Pd”. Lo stesso Santori resta perplesso, ma il dato di fatto è questo, e risponde: “Purtroppo è così”. Sono le sardine a fare da controcanto alla propaganda leghista. Anche qui a Bibbiano, dove il Pd si è difeso con difficoltà .
Ma le persone non hanno più voglia di stare zitte quando i leghisti pronunciano impropriamente la parola ‘Bibbiano’: “Non vogliamo essere etichettati come figure di orchi e disonesti. Chi ha sbagliato dovrà  pagare, ma non si può speculare”. E ancora Ivonne da Reggio Emilia: “Hanno preso come scusa il discorso delle adozioni. Salvini è contro Bibbiano perchè i bibbianesi non volevano questo peso mediatico e questa speculazione. I processi non si fanno sul palco”.
Accanto c’è Lisa che ricorda le battaglie del ’68: “Eravamo in piazza con i panini e una banana. Ora sono i figli che trascinano noi. Pensavamo di avere già  dato, e invece no”.
L’ansia del risultato elettorale c’è. Santori non si sbilancia, sottolinea però che, al di là  del voto, le Sardine hanno già  vinto “e continueranno a esistere” anche se dovesse vincere la candidata leghista Lucia Borgonzoni. Per adesso osservano la piazza e si dicono soddisfatte, perchè un risultato è già  stato raggiunto: “Abbiamo inceppato la macchina dell’odio su Bibbiano”. E quindi la piazza canta vittoria e balla fino a tardi al ritmo degli strumenti.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI PORTA IN PIAZZA IL DOLORE A BIBBIANO, MA E’ UN FLOP E PERDE LA PARTITA CON LE SARDINE

Gennaio 24th, 2020 Riccardo Fucile

PIAZZA SEMIVUOTA NONOSTANTE LA PRECETTAZIONE DI 100 PARLAMENTARI

Ed eccoci a Bibbiano, piccolo paese della Val d’Enza, ormai erto a capoluogo del circuito mediatico salviniano. “Giù le mani dei bambini”, si legge in fondo a piazza della Repubblica dove è adibito il palco per il comizio del Capitano leghista nel penultimo giorno di questa muscolare campagna elettorale. Salvini versus Sardine. Salvini versus Stefano Bonaccini.
Quando manca ancora un’ora all’inizio dello show, la piazza è ancora mezza vuota. E tale resterà . In questo paesone della via Emilia, circondato da vitigni e cantine che producono Lambrusco, il clima è quello dell’indifferenza nei confronti dell’ex ministro dell’Interno che ha voluto cavalcare l’inchiesta “Angeli e Demoni” sugli affidi illegittimi e sugli abusi di ufficio. Un signore tarchiato, bardato di cappello e sciarpa, che ricorda il celebre Catarella del commissario Montalbano, si tiene a debita distanza dal palco. E allora perchè si trova qui? “Sono venuto solo a curiosare”, confessa a bassa voce. Per chi voterà ? “Non voterò per nessuno, ma di certo non per questo signore che sta infangando la storia di questo Paese. È venuto qui a speculare su vicende personali. Al suo slogan rispondo così: Salvini, giù le mani da Bibbiano”.
Di bibbianesi se ne vedono pochi in questa pezzo di strada dove in ogni angolo c’è qualcuno che mostra un cartello con su scritto: “Perchè un bambino viene allontanato dalla famiglia per un disegno?”.
Ad esempio, la signora che tiene in mano questo manifesto è arrivata fin qui da Brescia, è una militante di lungo corso del fu Carroccio, e non sa praticamente nulla della inchiesta giudiziaria. “Boh”, replica infastidita. Un’altra signora, il cui nome è Vanda, vive a Reggio Emilia, e ha sempre votato a sinistra. E ora? “E ora non lo sa, ma questo tipo di iniziative non mi piacciono. Preferisco quando Salvini parla d’altro, di partite Iva, piccole e medie e imprese, di sviluppo di Paese”. E allora per quale ragione si è materializzata fin qui? “Perchè volevo vedere con i miei occhi questa schifezza”.
A un certo punto, cominciano a scorgersi i volti dei parlamentari. E che ci fanno? Sì, per fare numero Salvini ha chiesto aiuto a deputati e senatori.
Ecco, allora Raffaele Volpi, che non è certo emilian-romagnolo, ecco Barbara Saltamartini, laziale doc, ed ecco Alessandro Pagano, siciliano di San Cataldo, in provincia di Caltanissetta. Alla fine se ne conteranno un centinaio di deputati e senatori. “Ci siamo tutti trasferiti qui. Questo è un partito serio e come tale fa squadra”, si giustifica Pagano. Spunta poi Massimo Casanova, il re del Papeete, fiducioso più che mai: “Difficile fare i sondaggi in Emilia. Le faccio un esempio, una parte di imprenditori non dichiara di votare Lega, ma nel segreto dell’urna metterà  la croce sul nostro grande partito. Vinceremo di sicuro. E ci vedremo d’estate tutti al Papeete”.
Alle 18 e 30, quando ormai si è oltre il fischio di inizio – l’appuntamento era infatti fissato per le 18 – la piazza è mezza vuota. “No, è mezza piena”, ironizza un deputato. In realtà , bisognerebbe scorporare dal conteggio i cento parlamentari che stanno tutti radunati alla destra del palco. Compare uno striscione “Comunisti ladri di bambini”. Si comincia lo stesso anche se la folla non è quella dei giorni migliori. “Non importa”, confida un parlamentare che preferisce non rivelare l’identità .
Si parte così. Inizia il programma di Matteo Salvini. Sembra infatti un set televisivo. Il segretario nella veste del conduttore presenta con voce teatrale alcune delle mamme a raccontare le loro esperienze dei figli sottratti. E il Capitano si serve di queste storie per fare propaganda, per racimolare gli ultimi consensi prima del silenzio elettorale. Appare più che nervoso anche perchè a pochi metri di distanza ci sono le Sardine che non solo hanno riempito la piazza, ma hanno adunato i cittadini di Bibbiano: “Dispiace che a qualche metro di distanza da qui ci sia qualcuno pronto a fare polemica: il bene dei bambini dovrebbe unire tutti. La politica non dovrebbe dividersi su questo”.
Nel ruolo dell’anchorman Salvini ascolta, non sorride, recita la parte del serioso, e sembra quasi si stia per commuovere quando dà  la parola a Paola Pellinghelli, la madre del piccolo Tommy Onofri, il bambino assassinato, una tragedia che sconvolse l’Italia. “So che il nome di mio figlio è stato tirato in ballo nelle vicende di Bibbiano, come pretesto per stilare certe relazioni E potete capire come sono rimasta quando ho saputo che uno dei tre assassini, la donna, ha ricevuto un permesso premio. Ringrazio Matteo che mi ha dato la possibilità  di sfogarmi e spero che tutti insieme possiamo cambiare qualcosa”. Ed un “vergogna, vergogna” rimbomba sullo sfondo di questa piazza, quasi a voler rimarcare il fatto che è qui forse preferirebbe altri toni. O comunque il silenzio.
A questo punto tocca a lui, Salvini, tirare le somme, diffondere il verbo della propaganda a colpi di “mi impegnerò di riportare questi bambini alle loro famiglie”. E poi ancora: “Un solo bambino fosse stato sottratto ingiustamente, è dovere di un popolo fare sì che possa tornare dalla sua famiglia”. Il Capitano invoca una “mobilitazione di massa contro le droghe” e “per la difesa dei valori della famiglia”. Con una chiosa finale che recita così: “Viva Bibbiano, via le mamme e i papà , darò la vita per riportare i vostri figli a casa”.
In tutto ci siamo dimenticati di Lucia Borgonzoni. È sul palco, al fianco di Salvini. La candidata governatore dell’Emilia Romagna, già  sottosegretario ai Beni Culturali del governo Conte-1, viene presentata così: “Un applauso a questa ragazza che ha raccolto una quantità  di insulti”. Ma è già  tardi, c’è troppo freddo. Zero gradi.   Meglio correre a casa a mangiare qualcosa caldo.
Oppure ad ascoltare le Sardine che invece sono molto di più. “Ballano, cantano e non infangano il   nome di Bibbiano”.
Salvini perde a Bibbiano. Vincono le Sardine. Ma uno dei soldati del Capitano, lasciando la piazza, avverte con una certa sicumera: “Dalla parte del torto si è sempre in pochi, dalla parte del bene invece c’è sempre il pienone”. Amen.

(da “Huffingtonpost”)

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