Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
“MIA FIGLIA DOVREBBE PROVARE UN PO’ DI UMANA VERGOGNA NEL RACCONTARE BALLE SUL NOSTRO RAPPORTO”
Giambattista Borgonzoni, padre di Lucia, è intervenuto all’interno della trasmissione La Zanzara
Durante la chiacchierata con Cruciani, ha espresso la sua solidarietà al movimento delle Sardine
L’architetto ha tracciato un parallelo tra Salvini e il ministro della paura creato da Antonio Albanese
Durante il suo intervento alla trasmissione La Zanzara su Radio24 Giambattista Borgonzoni, padre di Lucia candidata della Lega alle elezioni regionali in Emilia Romagna, attacca Matteo Salvini.
Provocatoriamente si chiede se il leader del Carroccio, il «panzone», paghi i diritti ad Antonio Albanese per il personaggio del ministro della paura.
Nel 2008 il comico Antonio Albanese creò un nuovo personaggio, il ministro della paura. Una maschera che a Giambattista Borgonzoni ricorda molto Matteo Salvini. «Quando vedo il panzone lì, Salvini, mi chiedo una cosa — ha dichiarato l’architetto durante un intervento nella trasmissione La Zanzara — ma lui ha pagato i diritti e le royalty ad Antonio Albanese, che nel 2008 ha inventato la figura del ministro della paura?».
Senza troppi problemi, Giambattista Borgonzoni ha spiegato di non condividere gli orizzonti politici della figlia. «Penso che mia figlia sia una persona di qualità » ha chiarito, esprimendo però il suo sostegno al movimento delle sardine che «portano una ventata di aria fresca e questo lo trovo eccezionale».
L’uomo ha anche negato le affermazioni fatte dalla figlia sui loro rapporti. «Se avete occasione di sentire mia figlia Lucia — ha detto parlando con Cruciani- ditele semplicemente che dovrebbe provare un po’ di umana vergogna nel raccontare balle, del tipo che non ci parliamo da quando lei aveva cinque anni. È assolutamente falso, una bugia sesquipedale».
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
ROSANNA SAPORI AVEVA RIVELATO CHE BERLUSCONI SALVO’ I CONTI IN BANCAROTTA DEL CARROCCIO IN CAMBIO DEL LOGO DEL PARTITO CHE ORMAI DETENEVA
Il corpo ritrovato sabato nelle acque del Lago di Iseo a Montisola nel Bresciano è di Rosanna Sapori, di Azzano San Paolo, nella Bergamasca, la cui scomparsa era stata denunciata il 27 dicembre scorso.
Proprietaria di una tabaccheria, era stata in passato una giornalista di Radio Padania. Gli inquirenti al momento ritengono possa trattarsi di un suicidio.
Di Rosanna Sapori si era parlato per l’ultima volta nel 2018, a proposito della storia del simbolo della Lega presuntamente venduto da Bossi a Berlusconi.
Secondo la Sapori sul contratto tra Bossi e Berlusconi c’erano anche le firme della moglie del Senatùr Manuela Marrone e del senatore Giuseppe Leoni. Il famoso marchio poi non sarebbe propriamente della Lega ma di proprietà al 33% di Bossi e al 67% dalla moglie e da Leoni. A proporre l’accordo sarebbe stato Aldo Brancher.
In un’intervista al Fatto l’ex conduttrice di Radio Padania spiegava di aver saputo dell’esistenza del contratto da Daniele Vimercati, giornalista e biografo ufficiale di Umberto Bossi che glielo avrebbe rivelato nel 2001, poco prima di morire (Vimercati è morto nel 2002).
In un’altra intervista, rilasciata al Riformista, la Sapori (che è stata cacciata nel 2004) parla invece di altre date: «nel 2005 il premier avrebbe finanziato il Carroccio, a un passo dalla bancarotta. In cambio, avrebbe chiesto e ottenuto la titolarità del logo del partito».
La Sapori aveva parlato anche della Credieuronord, la banca della Lega fallita e salvata da Fiorani della Popolare di Lodi su richiesta di Tremonti.
Secondo l’ex giornalista di Radio Padania in cambio del salvataggio del Credieuronord da parte di Gianpiero Fiorani, Silvio Berlusconi avrebbe ottenuto la proprietà legale del simbolo del Sole delle alpi. La Sapori parlo di tutto questo in un’intervista rilasciata al Riformista in cui nominava anche Giancarlo Giorgetti, attuale braccio destro di Matteo Salvini:
«A quel punto Bossi, che forse aveva perso il controllo della banca — continua la Sapori — chiamò Giancarlo Giorgetti, suo confidente in materia finanziaria. Lo ricordo benissimo. Gli chiese: “Fammi capire cosa sta succedendo”. Giorgetti si recò nella sede della banca, a due passi da via Bellerio, entrò e non ne uscì per una settimana. Quando portò i conti a Bossi, gli disse molto chiaramente che rischiavano di andare tutti in galera». Misteriosamente, la Lega trova una via d’uscita.
Nel 2005, la Banca Popolare di Lodi di Gianpiero Fiorani interviene per rilevare Credieuronord.
E Silvio Berlusconi cosa c’entra in tutta questa storia? «Fu lui a permettere l’intervento di Fiorani — spiega la Sapori -. In ogni caso i conti dissestati della Lega non derivavano mica solo dalla banca. C’erano già i problemi finanziari dell’Editoriale Nord, l’azienda cui facevano capo la radio, la tv e il giornale di partito. Il primo creditore di Bossi, poi, era proprio il presidente Berlusconi. Le innumerevoli querele per diffamazione che gli aveva fatto dopo il ribaltone del ’94, le aveva vinte quasi tutte. La Lega era piena di debiti. Si era imbarcata in un’interminabile serie di fantasiosi e poco redditizi progetti come il circo padano, l’orchestra padana. Non riuscivano a pagare i fornitori delle manifestazioni. Ricordo che allora erano sotto sequestro le rotative del giornale e i mobili di via Bellerio».
(da agenzie)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SENTITI COME TESTI UNA GIORNALISTA INGLESE E IL CUSTODE DOVE AVEVA LO STUDIO L’EX LEGALE DI RUBY… CHE STRANO, MA NON ERA LA NIPOTE DI MUBARAK SECONDO LA MELONI E LA LEGA?
Soldi in busta per Karima El Marough, la ragazza egiziana conosciuta come “Ruby Rubacuori” nel
caso Ruby ai danni di Silvio Berlusconi.
È questo il centro della testimonianza rilasciata oggi, 20 gennaio, dal custode di origine peruviana dello stabile di via Santa Sofia, a Milano, dove aveva lo studio l’avvocato Luca Giuliante.
Giuliante è anche lui imputato ed ex legale di El Marough, dalle cui dichiarazioni è partita la vicenda giudiziaria.
A consegnare il contante alla ragazza nel 2014 sarebbe stato lo stesso custode, presente nell’aula del processo Ruby ter, che vede l’ex premier imputato per corruzione in atti giudiziari.
L’importo che avrebbe ricevuto Ruby si aggirerebbe intorno ai sei milioni di euro, secondo un’altra testimonianza, quella della giornalista inglese Hannah Roberts.
Gli episodi sulle buste al centro della deposizione sono due.
Per quanto riguarda il primo, l’uomo, che ha precisato di non avere «mai visto fisicamente i soldi», ha affermato che Ruby gli avrebbe detto «di portare il denaro a Genova e di andarlo a prendere dall’avvocato Giuliante».
In merito a questa “consegna”, la procuratrice aggiunto Tiziana Siciliano, che rappresenta l’accusa assieme al collega Luca Gaglio, ha letto alcuni messaggi WhatsApp agli atti dell’indagine che risalgono all’ottobre del 2014.
Da questi, si evincerebbe che Ruby avesse raccomandato al custode di farsi dare dei soldi da Giuliante e di portarli a Genova, dove risiedeva la ragazza.
Per quanto riguarda la seconda busta, l’uomo ha dichiarato che gli era stato riferito che si trattava di «documenti». «Ho la coscienza pulita», ha detto il testimone. «Parlavo con Ruby perchè dovevo organizzarmi col mio lavoro, lei a volte diventava un po’ pesante, io le davo confidenza e pensava che stessi lavorando per lei».
Secondo l’accusa, i soldi nelle buste costituirebbero parte del “tesoro” assicurato da Berlusconi a Ruby per comprarne il silenzio o la reticenza nel processo in cui l’ex premier è stato assolto dalle accuse di concussione e prostituzione minorile.
La testimonianza della giornalista Roberts
In aula era presente anche la giornalista inglese Hannah Roberts, che nel 2013 ebbe due incontri con l’ex showgirl dominicana Marysthell Polanco, una delle ospiti alle serate di Arcore, e poi pubblicò un articolo sul MailOnline.
«Marysthell Polanco mi disse che Ruby aveva preso 6 milioni di euro da Berlusconi, che le aveva comprato anche una casa in Messico», ha raccontato Roberts. Sempre riferendosi ai racconti di Polanco, ha detto che Nicole Minetti avrebbe ricevuto da Berlusconi «un milione di dollari».
Inoltre, sempre secondo la testimonianza di Roberts, Pier Silvio, il figlio di Silvio Berlusconi, non avrebbe voluto che «Polanco e le altre ragazze, coinvolte nello scandalo delle serate ad Arcore, lavorassero a Mediaset».
Nel “gruppo”, sempre stando alla versione di Polanco riferita dalla cronista, «ci sarebbe stata anche un’altra minorenne, Iris Berardi». Il leader di FI, dopo lo scoppio dello scandalo, avrebbe «provveduto a far portare Iris in un luogo segreto, perchè non avesse contatti con altre persone».
(da Open)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
UN SITO SOVRANISTA DA’ UNA NOTIZIA COMPLETAMENTE INVENTATA, PUBBLICANDO UN REFERTO MEDICO RUBATO DI UN RAGAZZO DI AVELLINO CHE NON C’ENTRA NULLA, POI VIENE RIPRESO DAI SITI RAZZISTI COLLEGATI: LA SOLITA STRATEGIA CRIMINALE
Il sito xenofobo Voxnews.info pubblica un articolo dal titolo «Sostenitrice Borgonzoni: “pestata a sangue da ‘sardine’ perchè leghista”» riprendendo come fonte un tweet di RadioSavana, un account bufalaro che opera sul social network Twitter.
La storia è stata originariamente diffusa in un post della pagina Facebook IosonoItalia-fanpage il 19 gennaio 2020
Nessun riscontro sui media per una storia del genere, una quindicenne picchiata a Brescia sabato pomeriggio in quel modo fa notizia.
La pagina IoSonoItalia parla di censura dei media, si esalta quando Voxnews pubblica la storia, poi diffonde alle 18:30 del 20 gennaio 2020 il referto medico dell’ospedale, ma è rubato!
Il referto medico, in realtà , è quello di un ragazzo di 13 anni di Avellino picchiato a scuola nell’estate del 2019.
Troviamo la stessa immagine del referto, completa, nell’articolo di Yahoo Notizie del 1 gennaio 2019
Si tratta della stessa foto pubblicata nel post Facebook di F G
Un gesto che non è sfuggito in alcune aree del social, come il gruppo Facebook Giente Honesta dove Luca Donadel commenta così:
“Bruh cazzo ma perchè fare una cosa simile vi ho pure dato il beneficio del dubbio. Ma si rendono conto della gravità di esporre così una ragazzina minorenne e falsificare un referto medico? ”
Il post del referto è lunghissimo, alla fine — e solo alla fine — riporta che è un’immagine di repertorio perchè non vuole far pubblicare il referto vero «perchè ci sono dati sensibili che i sinistrati vorrebbero tanto sapere».
Carabinieri e Ospedali smentiscono
Nella giornata di oggi, lunedì 20 gennaio 2020, ho contattato il Comando Provinciale dei Carabinieri di Brescia, i quali non hanno trovato riscontri della vicenda nemmeno dalla Questura di Brescia.
Nella storia raccontata da IoSonoItalia si parla della presenza dei Carabinieri, ma a quanto appreso dall’Arma non c’è alcun riscontro.
Nella storia leggiamo «Mi hanno medicata e portata agli spedali civili per maggiori accertamenti», ma contattato l’ufficio stampa a loro non risulta alcun intervento del genere
Anche altre persone hanno contattato le autorità , come Butac e Radiondadurto.
Nel post di IoSonoItalia si parla di un incontro con i suoi amici della Lega Giovani a Brescia:
Da sabato 18 gennaio 2020 ad oggi le pagine Facebook della Lega Giovani di Brescia e del partito locale non hanno diffuso affatto la storia, una vicenda che sarebbe stata catapultata come minimo negli account social di Matteo Salvini.
Su Vox sta girando la notizia dell’aggressione pestaggio da parte delle #sardineAntifasciste.
(da Open)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
APPENA 250 ADESIONI TRA CUI MOLTI DI “LEGAMMERDA”, “SEI UNO SCEMO”, “SALVINI DIGIUNA UN PO’ TU”, “MORISI SUCA” E COSI’ VIA
Vi ricordate quando la Lega sfotteva Delrio e altri esponenti del Partito Democratico perchè
digiunavano per un giorno per una causa?
Oggi la Lega chiede ai suoi fans di digiunare per Matteo Salvini. Non solo. Il Carroccio lancia anche un sito internet che si chiama Digiunopersalvini.it ed è curioso notare che la form da compilare preveda che si indichi regione, provincia e comune di residenza, email e numero di cellulare obbligatoriamente, altrimenti il nome non verrà pubblicato.
Il sito è intestato a Giulio Centemero, tesoriere della Lega, per conto della Lega per Salvini premier.
E questa operazione ce ne ricorda un’altra: quella del VinciSalvini, lanciata anch’essa a ridosso di un’elezione (quella delle Europee), e quello tenuto in vista delle elezioni politiche del 4 marzo 2018.
All’epoca l’Agi ricordò che quel concorso serviva a raccogliere dati sui fans e per profilarli.
E questo? Andiamo a vedere l’informativa sulla privacy. Il punto D) ci spiega che i dati personali serviranno “all’invio di materiale illustrativo” ma anche “ad assolvere a specifiche richieste da parte dell’interessato” (chi? Quello che invia i dati o Salvini?) ma anche “all’accertamento, esercizio e difesa dei diritti di LpSP in sede giudiziale e stragiudiziale” (paura, eh?).
C’è anche da segnalare che la Lega promette di tenersi i dati per un anno. Infine, promettono, i dati non verranno usati per la profilazione:
A questo punto non rimane che una domanda: ma Salvini aderirà al DigiunoperSalvini?
Di certo sarà difficile rintracciare i “fan” che si sono firmati Legammerda!
“251 hanno sottoscritto lo sciopero #digiunopersalvini . E alcune adesioni devo dire che sono molto belle. Legamerda ha firmato diverse volte ma anche quella di Pannella (Corea, Repubblica Popolare Democratica (Corea del Nord)) non è male.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
FDI E FORZA ITALIA VOTANO PER SALVARLO, I LEGHISTI PER MANDARLO A PROCESSO… LA MAGGIORANZA DISERTA IL VOTO: “PAGLIACCIATA”… LA MOSSA INCOERENTE E DISPERATA PERCHE’ IN EMLIA-ROMAGNA TIRA BRUTTA ARIA PER I SOVRANISTI
Via libera della Giunta delle immunità del Senato al processo a Matteo Salvini sull’ipotesi di accusa di sequestro di persona per il caso Gregoretti.
La Giunta ha respinto la proposta del presidente Gasparri di negare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex ministro dell’Interno. Contro la proposta hanno votato i 5 senatori della Lega, a favore i 4 di FI e Alberto Balboni di FdI.
In caso di pareggio, il regolamento del Senato fa prevalere i “no”. La parola definitiva spetterà all’Aula.
La maggioranza ha scelto di non partecipare alla riunione nè al voto della Giunta delle immunità . L’ha deciso la riunione di maggioranza, con i capigruppo di Pd-M5s e Iv e i componenti della Giunta.
In una nota congiunta, i capigruppo avevano scritto: “Non ci presenteremo in Giunta in quanto la convocazione di oggi è frutto di gravi forzature sia del presidente Gasparri che della presidente Casellati. Non ci presenteremo anche perchè non sono state accolte le richieste di approfondimenti istruttori avanzate in Giunta. Siamo contrari all’utilizzo strumentale che il centrodestra sta cercando di fare delle istituzioni”.
A chiedere ai senatori leghisti di mandarlo a processo era stato lo stesso Salvini che ha poi evocato Silvio Pellico: “Scriverò “Le mie prigioni” come Silvio Pellico, faccio un nuovo format televisivo”.
Immediata le reazione del dem Andrea Marcucci: “Salvini e la Casellati hanno ottenuto il loro piccolo risultato. Il prezzo pagato è quello di scassare le istituzioni e di dividere nuovamente il centrodestra. Il Pd e la maggioranza parlamentare invece sono uniti nel difendere prima di ogni cosa la dignità del Parlamento, che è più importante dei problemi giudiziari di Salvini”. Lo afferma il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci, commentando il voto del centrodestra in Giunta.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
E’ PEGGIO JUNIOR CALLY A SANREMO O MATTEO SALVINI IN PARLAMENTO?… TUTTE LE VOLTE CHE SALVINI HA TRATTATO LE DONNE COME OGGETTO
Ieri a Non è l’Arena dallo zio Massimo Giletti Matteo Salvini ha voluto dire la sua sulla questione
Junior Cally. Il rapper che si esibirà a Sanremo ma che non è gradito al presidente della Rai Marcello Foa perchè nella canzone che porterà al Festival c’è una barra dedicata al leader della Lega.
Ma non è di questo che ha parlato Salvini, ma di una vecchia canzone di Junior Cally dai contenuti sessisti. In un tweet il capo del Carroccio ha sintetizzato così il suo pensiero: «a proposito mi vergogno di quel cantante che paragona Donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana».
Non ci interessa qui difendere una canzone di Junior Cally o le sue scelte artistiche. Ci interessa qui parlare di Salvini, il politico che più di ogni altro dovrebbe credere alle seconde possibilità . In fondo se a Matteo Salvini oggi è concesso di presentarsi come un leader politico per tutto il Paese è perchè qualcuno ha dimenticato quello che diceva sui napoletani o quello che la Lega Nord diceva dei terroni.
A scanso di equivoci stiamo parlando dello stesso Matteo Salvini che fino a poco fa andava a braccetto coi fascisti di CasaPound e che ora sta cercando di ripulirsi dall’immagine di amico dei neofascisti e post-nazisti.
A proposito, come è che non ha mai parlato delle simpatie di Gianluca Savoini, che era il suo portavoce, per certi ambienti di estrema destra?
C’è però qualcosa che non va nella dichiarazione di Salvini.
Il leader della Lega, come suo solito, dice che certe cose “le fai a casa tua”, intendendo forse che certe canzoni le doveva cantare a casa sua e non sul palco dell’Ariston.
Ma oltre al fatto che Junior Cally non canterà quella canzone a Sanremo (e quindi Salvini dovrebbe essere soddisfatto) il senso non voluto del tweet, per come è scritto, è un altro: donne come troie, violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti sono cose che ciascuno — se vuole, si spera non sia un obbligo — al massimo fa a casa sua.
Il che è esattamente quello che succede visto che la stragrande maggioranza delle violenze avviene in un contesto domestico.
Non proprio il messaggio contro la violenza sulle donne che probabilmente aveva in mente Salvini.
Ma Salvini però forse è l’ultima persona titolata a criticare un cantante che parla di “troie”.
Vi ricordate di quando Salvini si è fatto fotografare sorridente con un cartello che diceva così: «ad Ormea i rifugiati sono una risorsa, (ha detto il sig. sindaco) lo possono testimoniare alcune troie del posto che fino ad ora hanno usufruito di queste risorse…»?
Il foglio non era stato scritto dalla Lega ma da un simpatizzante del Carroccio che voleva così “denunciare” uno dei tanti crimini degli immigrati, che non solo vengono in Italia a rubarci il lavoro ma anche le donne. Un messaggio senza dubbio funzionale alla propaganda leghista.
Ma Salvini certe bieche manifestazioni di sessismo le ha fatte anche in prima persona. Come quando salì sul palco di una festa della Lega dove qualcuno aveva portato una bambola gonfiabile, uno di quegli oggetti sessuali per uomini solitari con la bocca eternamente spalancata, dicendo che era un sosia di Laura Boldrini, donna e Presidente della Camera dei Deputati.
Ma giusto per essere sicuro che il messaggio non passasse inosservato per un po’ Salvini ha pure fatto circolare l’hashtag #sgonfialaboldrini.
Salvini sa bene che certi paragoni, certi insulti agli avversari fanno bene ai sondaggi. Non ha fatto nulla per fermare le sovraniste che sulla sua pagina Facebook auguravano stupri a quelle donne che cantavano “Bella Ciao” durante il tour elettorale della Lega in Sardegna.
E non lo fa perchè è lui il primo a mettere alla gogna donne, madri, ragazzine, figlie e ad esporle al trattamento dell’insulto libero dando il La a centinaia di commenti sessisti che non vengono affatto rimossi.
E se pensate che sia perchè lo staff non ce la fa a tenere il passo dei milioni di fan del “Capitano”, vi sbagliate: provate a lasciare un commento critico e sarete bannati all’istante.
Provate a chiedere dei 49 milioni della Lega, la parola è bloccata automaticamente. Cosa costa bloccare la pubblicazione dei messaggi che incitano ad odio e violenza contro le donne? Evidentemente c’è qualcosa da perdere.
A Salvini però le donne piacciono, si dirà , perchè le ha candidate alla presidenza di regioni come Umbria ed Emilia-Romagna, e perchè tra le fila della Lega ci sono donne forti e tenaci come l’eurodeputata Susanna Ceccardi.
Eppure Salvini è lo stesso che fa doppi sensi allusivi sull’orale della ministra dell’Istruzione Azzolina. E non pensate che a Lucia Borgonzoni sia andata meglio, tutto merito di una foto scattata al Paladozza e scelta per promuovere la candidatura della senatrice della Lega. Uno scatto molto apprezzato dai mandrilli padani, almeno a giudicare dai commenti sessisti lasciati sulla pagina del partito di Salvini.
Oppure è solo ignoranza. Quella di Salvini che per difendere il suo candidato in Calabria Alfio Baffa e il suo saluto dalla vasca da bagno “ai cari amici del gruppo ‘Revenge porn” spiega che lui non entra nelle vasche da bagno altrui e che «le scelte sessuali dei singoli non mi appassionano».
Non sappiamo se il nome del gruppo di Baffa è solo goliardico (e di cattivo gusto) oppure c’è qualcosa di più.
Sappiamo però che il revenge porn non è una “scelta sessuale”, è un reato spregevole e odioso. È quel reato che commettono coloro che pubblicano e diffondono foto e video intimi delle loro partner (o ex partner) senza consenso.
Ma per Salvini sono questioni irrilevanti, meglio occuparsi di chi non parla di troie a Sanremo invece che lavorare per gli italiani o anche solo fare ammenda per aver contribuito in maniera determinante alla diffusione del sessismo come arma di propaganda politica.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO IL LATTE SARDO ORA INIZIA LA LOTTA PER LE VONGOLE ( MA CONFONDE PURE IL PESCE SPADA CON IL TONNO)
La campagna elettorale in Emilia-Romagna (e in Calabria) è agli sgoccioli e Matteo Salvini sa che questo è il momento giusto per dare il meglio di sè.
Durante un comizio a Comacchio (Ferrara) il capo della Lega ha tirato fuori un suo grande classico: la difesa dei prodotti italiani e dell’italianità in generale.
A Comacchio ci sono le famose valli da pesca, quindi il nostro promette che difenderà i pescatori dalla burocrazia e dai cattivoni di Bruxelles.
I quali non si sa bene cosa abbiano fatto. Anche perchè come ricordava qualche anno fa la vice presidente della Commissione Pesca al Parlamento europeo Renata Briano, quando Salvini era al Parlamento Europeo la Lega non partecipava ai lavori della Commissione, perchè non c’erano leghisti in Commissione.
Al solito Salvini se la prende con la burocrazia, tanto la odiano tutti. Poi ricorda che «c’è qualche scemo che vorrebbe che gli italiani mangiassero pesce di pessima qualità che viene dall’altra parte del mondo», ma non risulta che nessuno abbia mai fatto proposte del genere.
Ed esattamente come per la questione del famigerato olio tunisino o dell’invasione di grano canadese Salvini non dice che il pescato italiano non basta a soddisfare il fabbisogno.
Ricorda infine le grandi battaglie della Lega: «quando combattevamo per le vongole ci prendevano per scemi così come ci prendevan per matti quando abbiamo combattuto contro la direttiva Bolkestein per difendere il lavoro dei balneari emiliani e romagnoli e alla fine noi siam testoni e ce l’abbiam fatta».
Nemmeno qui si capisce di cosa stia parlando Salvini, se il divieto di pescare con le turbosoffianti nelle aree protette o nelle lagune oppure a quella normativa europea sul calibro delle vongole che fu oggetto di polemiche nel 2015 allorquando venne definita la taglia minima a 25 millimetri.
Nel 2016 però la taglia accettabile è stata ridotta a 22 millimetri, una decisione che ha incontrato il favore di Coldiretti che si era dichiarata soddisfatta dalle modifiche (ma appunto, la Lega Nord non era in Commissione Pesca).
Per la cronaca: è la stessa normativa contro cui si scagliò Giorgia Meloni nella sua polemica contro chi voleva vietarci di pescare zucchine di mare.
Riguardo la Bolkestein invece i pescatori non c’entrano nulla. Quello è un regalo della Lega e del governo gialloverde ai titolari delle concessioni balneari. Un regalo che, come sempre quando la Lega fa una battaglia contro le direttive europee, rischiano di pagare tutti gli italiani (compresi i pescatori di Comacchio) visto che per quella proroga di 15 anni alle concessioni esistenti «andremo al 99,9% in infrazione», come disse l’allora ministro Centinaio (Lega).
E guardando i dati del turismo non sembra che sia servito a molto fare una battaglia contro la Bolkestein. Ma mentre Salvini parla di “quote spada”(il pesce) confondendolo con il tonno (sempre il pesce) i pescatori abboccano alle sue promesse.
Esattamente come hanno fatto prima di loro i pastori sardi ai quali durante la campagna per le regionali in Sardegna aveva promesso che in 48 ore il prezzo del latte sarebbe arrivato ad un euro al litro.
È passato un anno e il prezzo del latte non è cambiato. I pastori però hanno smesso di protestare e votato per Salvini e Solinas, salvo scoprire che il Governo Conte 1 (e Salvini e Centinaio) non erano in grado di mantenere le promesse.
Al danno si aggiunge la beffa perchè grazie alla Lega i pastori sardi rischiano il processo per il reato di blocco stradale. Per fortuna che Salvini mentre era al governo non si è occupato di pescatori ma solo di moto d’acqua
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 20th, 2020 Riccardo Fucile
SABATO FLASH MOB NEL LUOGO DOVE SALVINI TRASFERI’ IL SUO MINISTERO LA SCORSA ESTATE: L’IDEA DELLE SARDINE
Un flash mob delle Sardine da tenersi sabato 25 gennaio al Papeete Beach di Milano Marittima, già
teatro della crisi di Ferragosto orchestrata con la sua consueta genialità da Matteo Salvini. Questa è l’idea del movimento di Mattia Santori per concludere la campagna elettorale per le elezioni regionali in Emilia-Romagna.
L’idea è stata lanciata da Lorenzo Donnoli, portavoce delle Sardine, ad Agorà , anche se per ora il movimento non ha ancora chiesto le autorizzazioni per effettuarla.
Il Papeete è tra l’altro di proprietà di Massimo Casanova, che oggi è europarlamentare della Lega: per qualche tempo si era anche ipotizzata la candidatura della moglie di Casanova Jenny Incorvaia nella lista di Borgonzoni per le elezioni.
Sulle sue presenze al Papeete, Salvini ha sempre detto che era in vacanza con suo figlio (quello che si faceva il giretto sulla moto d’acqua della Polizia) e che era un suo diritto farlo.
Durante una duello a Porta a Porta Renzi gli contestò proprio quel punto: «lei avrebbe fatto migliore figura se il 30 luglio, il 31 luglio e il 1 agosto quando era in ferie a Milano Marittima non si fosse messo in missione al Senato».
Perchè proprio quelle date? Perchè in quei giorni si riuniva l’assemblea di Palazzo Madama.
E qui c’è il primo problema: il Senato (istituzione della quale Salvini è membro) era al lavoro, il ministro era in vacanza al mare.
(da “NextQuotidiano”)
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