Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
“INESISTENZA DI COMPORTAMENTI CONCRETI”
Non c’erano gli elementi per imporre la misura coercitiva dell’obbligo di dimora nei confronti del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti nell’ambito delle indagini sugli affidi illeciti in Val d’Enza.
Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni del verdetto che il tre dicembre ha annullato senza rinvio la misura cautelare. I supremi giudici rilevano “l’inesistenza di concreti comportamenti”, ammessa anche dai giudici di merito, di inquinamento probatorio e la mancanza di “elementi concreti” di reiterazione dei reati.
Sul rischio di inquinamento probatorio, gli ‘ermellini’ sottolineano che l’ordinanza del riesame di Bologna – che il 20 settembre ha revocato i domiciliari a Carletti imponendo però l’obbligo di dimora – non si è basata su “una prognosi incentrata sul probabile accadimento di una situazione di paventata compromissione delle esigenze di giustizia”.
Anzi, il riesame – prosegue il verdetto – “pur ammettendo l’inesistenza di concreti comportamenti posti in essere dall’indagato, ne ha contraddittoriamente ravvisato una possibile influenza sulle persone a lui vicine nell’ambito politico amministrativo per poi inferirne, astrattamente e in assenza di specifici elementi di collegamento storico-fattuale con la fase procedimentale in atto, il pericolo di possibili ripercussioni sulle indagini”.
Tutto “senza spiegare se vi siano, e come in concreto risultino declinabili, le ragioni dell’ipotizzata interferenza con il regolare svolgimento di attività investigative ormai da tempo avviate”. Di “natura meramente congetturale” anche il rischio di reiterazione.
(da agenzie)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROROGA DI SEI MESI ALLA PROTEZIONE UMANITARIA PER EVITARE DI TROVARSI ALTRI 24.000 IRREGOLARI PER STRADA… SALVINI HA CREATO 87.000 IRREGOLARI IN PIU’
Il Viminale di Luciana Lamorgese prova ad evitare “l’invasione” delle risorse salviniane. Il
Ministero dell’Interno ha infatti concesso una proroga di sei mesi — dal 1 gennaio al 30 giugno 2020 — dei servizi ex Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) oggi Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) che accolgono i migranti cui è stata concessa la protezione umanitaria.
Tra i tanti “regali” della gestione dell’immigrazione da parte di Matteo Salvini il Decreto Sicurezza contiene infatti anche l’abolizione della protezione umanitaria.
I richiedenti asilo che avevano ottenuto questa forma di protezione avrebbero dovuto uscire dai centri e perdere sostanzialmente ogni diritto.
Perchè con la perdita della protezione umanitaria si perde anche il permesso di soggiorno. Di fatto persone che potevano vivere regolarmente in Italia si sono trovate da un giorno all’altro ad essere irregolari e quindi senza la possibilità — ad esempio — di trovare un lavoro o affittare un appartamento. Due cose per cui è necessario il permesso di soggiorno.
A causa dell’abolizione della protezione umanitaria con il DecretoSicurezza di ottobre (oggi legge), in Italia ci sono almeno 24.000 stranieri irregolari in più rispetto a uno scenario in cui la protezione fosse stata mantenuta.
Secondo Matteo Villa, ricercatore dell’ISPI, a settembre 2019 «il numero di stranieri irregolari in Italia sfiora i 640.000. Sono 87.000 in più da fine maggio 2018, cioè dall’entrata in carica del Governo Conte I».
Di conseguenza con il Decreto Salvini in Italia oggi ci sono almeno 24mila stranieri irregolari in più rispetto ad uno scenario in cui quella forma di protezione internazionale fosse stata mantenuta.
Molti di più secondo Linkiesta, se si contano anche gli esiti dei ricorsi dei richiedenti asilo. A questo va aggiunta la riduzione della quota pro-capite (i famosi 35 euro) e, in caso di chiusura, la crisi del settore dell’accoglienza, un comparto che dà lavoro — in maniera legittima — a 18 mila operatori del terzo settore.
A chiedere alla ministro Lamorgese di prorogare i percorsi degli ex Sprar sono stati i comuni. Molti sindaci italiani avevano infatti annunciato la loro contrarietà alle disposizioni contenute nel Decreto Sicurezza.
Da Bologna sono partite le prime richieste a dicembre, a firma del sindaco Virginio Merola e dell’assessore al welfare Giuliano Barigazzi. Ma in Liguria, racconta oggi Erica Manna sull’edizione locale di Repubblica, dove ci sono 24 progetti Sprar attivi diverse c’è il rischio del caos.
Alcuni sindaci di area leghista — come quello di Recco e di Sori — hanno deciso infatti di non prorogare il progetto Sprar. La proroga concessa dal Viminale quindi non risolve le cose, cerca solo di tamponare una situazione che nei prossimi mesi è destinata a peggiorare.
A meno che il Governo non decida di mettere mano ai Decreti Sicurezza, abolendoli, perchè sono completamente inutili al fine del controllo dell’immigrazione irregolare.
E potrebbe non bastare, ma un esecutivo che ha paura di prendere di petto l’insulso feticcio leghista difficilmente inizierà a parlare di procedure di regolarizzazione dei migranti. L’unica vera soluzione che possa aiutare a completare il percorso di integrazione iniziato negli Sprar.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DELLA GHISLERI CERTIFICA CHE STA DIVENTANDO UJN PROBLEMA SERIO ANCHE IN ITALIA
La Stampa racconta oggi i risultati della prima ricerca sulle discriminazioni curata dalla Euromedia Research di Alessandra Ghisleri, nella quale si scopre che se l’antisemitismo è faccenda ben più seria altrove (per esempio in Francia e Spagna), anche in Italia stia cominciando un tentativo di rimonta.
Ed è per questo, per quantificare il fenomeno, che l’Osservatorio Solomon sulle discriminazioni ha chiesto a Ghisleri di occuparsene.
Il risultato, si potrebbe dire, non è allarmante ma nemmeno rassicurante: qualcosa si sta muovendo, purtroppo.
Per esempio il 6,1 per cento si dichiara «poco favorevole» o «non favorevole» alla religione ebraica (e un dato su cui bisognerà tornare è l’ostilità del 14 per cento al cristianesimo, per la perdita di autorevolezza della Chiesa, e il 36,7 per cento all’Islam, per l’immigrazione e il terrorismo).
Il mistero è a che cosa sia dovuta una percentuale di antisemitismo così apertamente dichiarata, e probabilmente ancora imprecisa.
Infatti il questionario più interessante (a risposta multipla, quindi si poteva rispondere affermativamente a più di una domanda) riguarda le imputazioni rivolte alla comunità ebraica.
Il 14 per cento degli intervistati ritiene che i palestinesi siano vittime di un «genocidio» da parte di Israele, l’11,6 che gli ebrei dispongano di un soverchio potere economico-finanziario internazionale, il 10,7 che non abbiano cura della società in cui vivono ma soltanto della loro cerchia religiosa, l’8,4 che si ritengano superiori agli altri, il 5,8 che siano causa di molti dei conflitti che insanguinano il mondo.
La sequela di pregiudizi dimostra che la percentuale di aperti antisemiti (6,1 per cento) è molto al di sotto degli antisemiti inconsapevoli, o malamente mascherati.
E Alessandra Ghisleri invita a leggere bene i numeri. Intanto l’1,3 per cento di negazionisti «non è alto, ma mi aspettavo lo 0,2 o lo 0,3, qualcosa del genere».
Poi, aggiunge, è impressionante che fra i dichiaratamente antisemiti il 49 per cento abbondante accusi gli ebrei di strapotere finanziario e quasi il 47 di sentirsi una razza superiore, e cioè le pietre angolari su cui il nazismo costruì la sua propaganda. §
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA DELLA TASS ERA PRESENTE ALL’INCONTRO RISERVATO TRA SALVINI E IL VICEPREMIER RUSSO
Il Fatto racconta oggi che Irina Aleksandrova, la giornalista dell’agenzia di stampa Tass che
aveva intervistato Matteo Salvini durante uno dei suoi viaggi a Mosca e che è andata a testimoniare alla procura di Milano nel caso dell’hotel Metropol, ha raccontato di aver cenato con il Capitano e con Gianluca Savoini in quattro occasioni, in particolare anche la sera prima dell’incontro che ha generato il caso Rubligate.
Quel 17 Salvini è a Mosca per presenziare a un convegno organizzato da Confindustria Russia e dal suo presidente Ernesto Ferlenghi, già manager di Eni in Russia.
L’allora ministro parla in una sala dell’hotel Lotte davanti a molti imprenditori. Tra loro c’è anche la giornalista della Tass. Irina Aleksandrova, dunque, compare già qui ed è lei stessa a spiegarlo ai magistrati.
Nel pomeriggio di quel giorno, poi, Salvini incontra in modo riservato il vicepremier russo all’energia Dimitry Kozak. Il vertice, mai appuntato sull’agenda ufficiale, avviene nello studio dell’avvocato Vladimir Pligin, personaggio molto vicino a Putin.
Il nome di Pligin viene citato più volte nell’ormai noto audio del Metropol. Secondo la registrazione doveva essere lui a dare il semaforo verde per l’operazione.
A quel tavolo due dei tre russi, Andrej Kharchenko e Ilja Andreevich Jakunin, sono vicini a Pligin e al filosofo di estrema destra Aleksander Dugin, quest’ultimo conosciuto da Salvini e amico dello stesso Savoini.
Secondo quanto scritto sabato dall’Espresso nello studio di Pligin a tradurre per Salvini c’era la stessa giornalista. Il particolare, ieri, però non è stato confermato in Procura.
Di certo la presenza di Aleksandrova è plausibile visti i rapporti con Savoini.
La vera domanda, però, è un’altra: all’incontro con il vicepremier russo oltre al capo della Lega c’era anche Savoini? Ieri in Procura la circostanza non è stata nè smentita nè confermata. Su questo si sta lavorando.
Aleksandrova nel verbale non ne fa cenno. Spiega, invece, che la sera del 17 sarà a cena con i due leghisti e altre persone al ristorante Rusky all’85° piano del grattacielo Eye di Mosca.
Ai magistrati Irina dirà : “Ho chiamato Savoini per dirgli che lo avrei raggiunto al ristorante”. A quel tavolo, oltre a Salvini, Savoini e l a giornalista della Tass, c’erano Ferlenghi, Luca Picasso, direttore di Confindustria Russia e Claudio D’Amico, allora consulente di Salvini per le questioni strategiche.
Dei commensali di quella cena nessuno, tranne Savoini, al momento risulta indagato dalla Procura di Milano.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 14th, 2020 Riccardo Fucile
TERESA DE SANTIS SOSTITUITA DA SALINI PRIMA DI SANREMO
Teresa De Santis, direttrice della RAI in quota Lega, è stata silurata da Fabrizio Salini prima della conferenza stampa di presentazione di Sanremo e ora minaccia di fare causa all’azienda. Lo racconta oggi il Fatto Quotidiano, che spiega che al suo posto arriverà l’attuale direttore di Rai3 Stefano Coletta, gradito a Pd e 5Stelle.
SALTA, dunque, la persona che insieme al direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, più ha rappresentato la Rai sovranista che guarda a Matteo Salvini, con polemiche a non finire sulle sue scelte, sia quelle andate in porto (affidare Unomattina a Roberto Poletti), sia quelle evaporate (dare una striscia quotidiana a Maria Giovanna Maglie). De Santis ha provato a resistere ma, complici anche gli ascolti in calo e forse un rapporto ultimamente incrinato anche con Matteo Salvini, alla fine non ce l’ha fatta
Pur tra qualche perplessità , arriverà Coletta, che prenderà anche la direzione dell’intrattenimento prime time (una delle nuove nove direzioni orizzontali odi genere). Gli altri nomi che questa mattina Salini sottoporrà al cda sono: Ludovico Di Meo (quota FdI) alla direzione di Rai2 più Cinema e serie tv; Silvia Calandrelli (piace a 5 Stelle, Pd e Quirinale) alla guida di Rai3 più Rai Cultura (dove già sta da tempo); Franco Di Mare (quota 5Stelle) all’intrattenimento day time; Duilio Gianmaria (5Stelle) a Rai Doc; mentre sono confermati a Rai Fiction e a Rai Kids Eleonora Andreatta e Luca Milano.
Per la direzione New Format si procederà al job posting, mentre alla distribuzione andrà (ma non subito) l’attuale direttore dei palinsesti, Marcello Ciannamea (quota Lega).
Dopo tre cda a vuoto, Salini dunque batte un colpo, rimandando però le restanti caselle, non si sa se comprensive di Tg o meno, all’indomani del voto regionale del 26 gennaio.
Decisione, quella dell’ad, che arriva dopo il forte disappunto del Pd, che da quando è in maggioranza ha fame di posti e spinge per piazzare le sue pedine, come Mario Orfeo alla direzione del Tg3.
Disappunto che ha fatto arrivare Andrea Orlando e Lorenza Bonaccorsi a dargli un avviso di sfratto: se non è in grado, se ne vada. Corredato dalla voce su una sua possibile convocazione da parte del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri.
(da “NextQuotidiano“)
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Gennaio 13th, 2020 Riccardo Fucile
VUOLE UN’AULA DI TRIBUNALE “BELLA GRANDE” PER CONTENERE I SUOI FANS? OTTIMA IDEA, COSI’ POTRANNO ENTRARE ANCHE MIGLIAIA DI ITALIANI CHE I SEQUESTRATORI DI PERSONA LI VOGLIONO VEDERE IN GALERA
“Se mi processeranno perchè ho difeso i confini del mio paese sarò la persona più orgogliosa del
mondo”. Lo ha detto Matteo Salvini durante un comizio elettorale a Tornolo (Parma) in vista delle Regionali del 26 gennaio.
Peraltro Salvini ormai ripete a macchinetta gli stessi slogan: perchè oltre ad andare ‘a testa alta’, il Capitano batte sul fatto che ‘insieme a lui processano tutto il popolo italiano’: “dovranno preparare un Tribunale bello grande, perche’ con me ci saranno tanti italiani”.
Ma balza agli occhi una evidenza: se uno vuol farsi processare per difendersi “nel procedimento giudiziario” non scappa o piagnucola.
Si limita, come ha fatto in passato qualche politico, a dare indicazione ai suoi parlamentari di votare a favore dell’autorizzazione a procedere, si presenta in giudizio e si difende, dimostrando le proprie ragioni.
Questo fanno tutti i cittadini italiani che non godono di privilegi e impunità . Poi ci sono i vigliacchi che cercano ogni modo per sottrarsi al processo.
Non esistono sentenza già scritte, siamo un Paese (per ora) dove vige l’indipendenza della magistratura ( non come nei Paesi sovranisti alla Orban)
Salvini poi annuncia ogni giorno che “sevirà un’aula di tribunale grande” per contenere i milioni di italiani che “si faranno processare con lui”.
A parte che la storia insegna che farebbe bene a non farsi troppe illusioni sul “sostegno” popolare (il popolo è volubile), forse gli sfugge un piccolo dettaglio: sarebbero molti di più in piazza quei patrioti italiani che non amano che un sequestratore di persone impedisca a una nave della marina militare italiana di svolgere i propri compiti detttati dalla legge internazionale e nazionale.
E statene certi, di fronte a migliaia di patrioti veri davanti al tribunale, le truppe dei leoni da tastiera razzisti preferiranno restare a casa a contare i soldi che hanno evaso al fisco e che tengono nascosti nel materasso.
Provare per credere.
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Gennaio 13th, 2020 Riccardo Fucile
GRASSO E GIARRUSSO SONO IN MISSIONE CON LA COMMISSIONE ANTIMAFIA FINO A SABATO E I MAGGIORDOMI DI SALVINI TENTANO IL COLPO (NEL CASO DI DIECI CONTRO DIECI, PROPOSTA RESPINTA)
I senatori della maggioranza hanno abbandonato in blocco la Giunta per le immunità del Senato, oggi riunita per discutere sulla richiesta di autorizzazione a procedere da parte del tribunale dei ministri di Catania contro Matteo Salvini nel caso Gregoretti, per cui l’ex ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona.
Il senatore del Movimento Cinque Stelle Mattia Crucioli, parlando di un “colpo di mano”, ha spiegato alla stampa le ragioni della protesta.
“Si è approfittato dell’assenza di due senatori della maggioranza, Pietro Grasso (LeU) e Mario Giarrusso (M5s), per programmare per domani, martedì 14 gennaio, l’ufficio di presidenza che deciderà sulle tempistiche del voto sull’autorizzazione al processo contro il leader leghista: una tematica su cui da giorni si concentrano le polemiche.
In un primo momento, il verdetto (dall’esito abbastanza prevedibile visti i numeri delle forze di maggioranza) era fissato per il prossimo 20 gennaio, ma poi la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha deciso per la chiusura dei lavori parlamentari dal 20 al 24 gennaio a causa delle elezioni in Emilia Romagna e Calabria.
La maggioranza ha quindi chiesto di rinviare anche il voto della Giunta dopo le regionali, temendo che Salvini potesse utilizzare la vicenda a scopo di propaganda elettorale, dipingendosi come la vittima del caso, processato per aver difeso gli interessi degli italiani. Tuttavia, oggi la Giunta ha rimesso a domani la decisione sulle tempistiche, convocando l’ufficio di presidenza sul caso Gregoretti: una scelta presa in assenza dei senatori Grasso e Giarrusso, che si trovano impegnati in missione con la commissione Antimafia.
“Non era mai accaduto che una istanza presentata per poter giudicare nel merito una vicenda delicata come questa venisse respinta. Con un colpo di mano, approfittando dell’assenza dei senatori Grasso e Giarrusso in missione con la commissione Antimafia, hanno anche convocato l’ufficio di presidenza per domani alle 19”, ha detto Crucioli. Per poi aggiungere: “l momento del voto erano presenti venti senatori, dieci della maggioranza e dieci dell’opposizione. La votazione sull’istanza istruttoria è finita in parità e quindi, a norma di Regolamento, è stata respinta”.
La capigruppo del M5s nella Giunta, Elvira Evangelista, uscendo dalla riunione sul caso Gregoretti ha detto alla stampa: “Tutta la maggioranza ha ritenuto di abbandonare questa riunione della Giunta perchè il presidente Gasparri, che fino a ieri ha detto che questo è un organo giurisdizionale e imparziale, si è comportato in maniera più politica degli altri, perchè ha messo al voto una istanza istruttoria molto importante per valutare i documenti sulla salute dei migranti soprattutto dopo lo sbarco. La richiesta è finita a parità di voti e lui ha ritenuto di respingerla, votando anche lui con una parte politica ben precisa. Sto accusando Gasparri di non essere stato un presidente imparziale”.
Quando Casellati aveva annunciato la chiusura dei lavori parlamentari, il senatore forzista aveva criticato la decisione affermando che un organismo di natura giurisdizionale non dovrebbe adeguarsi al calendario parlamentare e proponendo quindi che il verdetto rimanesse fissato al 20 gennaio.
Per ora rimane convocato a domani l’ufficio di presidenza che deciderà su un eventuale rinvio del voto sulla richiesta del via libera a procedere contro Matteo Salvini: dal momento che anche domani mancheranno Grasso e Giarrusso, in missione fino a sabato, la maggioranza non avrebbe i numeri per imporre uno slittamento del voto a dopo le elezioni.
Tuttavia, la decisione ultima potrebbe spettare a Casellati, che sospendendo i lavori renderebbe obbligato il rinvio.
(da “Fanpage”)
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Gennaio 13th, 2020 Riccardo Fucile
IL SENATORE E’ FIRMATARIO DEL DOCUMENTO ANTI-DI MAIO… “O SI CAMBIA O IL MOVIMENTO MUORE, DI BATTISTA E PARAGONE DESTABILIZZANTI”
Documento sul tavolo. Tre pagine scritte fitte fitte insieme ai senatori Emanuele Dessì e Mattia
Crucioli per chiedere un cambiamento radicale del Movimento 5 Stelle. Il senatore
Primo Di Nicola è seduto dietro la scrivania del suo ufficio di Largo Toniolo e non ha dubbi sull’iniziativa attorno alla quale cominciano “a fioccare adesioni” tra i parlamentari e non solo.
I parlamentari, nel momento di maggiore crisi dei pentastellati, chiedono una ristrutturazione radicale. Il leader Di Maio viene attaccato da dentro e da fuori, per la prima volta insieme alla figura di Davide Casaleggio: “Se vuole ricoprire un ruolo politico deve concorrere”.
In pratica va messa la parola fine anche all’ambiguità che vi è tra il presidente dell’associazione Rousseau e il Movimento. L’iniziativa, contrastata dai vertici M5s, viene sentita da tanti grillini come un’ultima occasione “per non perire”.
Senatore Di Nicola, ha l’impressione che nel Movimento ci sia un liberi tutti?
Questa è l’impressione che se ne può ricavare, in realtà penso che sia la manifestazione del dibattito interno che si sta sviluppando. Al di là delle posizioni personali, il grande problema sono I temi politici e organizzativi che a questo punto vanno affrontati se si vuole davvero rilanciare il movimento.
Quali temi politici?
Per quanto ci riguarda abbiamo spiegato che il nostro sostegno al governo è fuori discussione. In un anno e mezzo abbiamo fatto cose eccellenti, a cominciare dal reddito di cittadinanza, spazzacorrotti, quota cento. Tante altre cose importanti restano da fare. Questo esecutivo ha la credibilità per farle, lo dobbiamo ai cittadini.
In discussione c’è invece la leadership di Luigi Di Maio?
Bisogna essere chiari, non è un problema di persone. Di Maio ha meriti indiscutibili, ha portato il Movimento a risultati elettorali straordinari e a riforme che I cittadini aspettavano da decenni. La questione, come dicevo, sono gli assetti organizzativi e le regole. Confrontandoci con senatori, consiglieri regionali, iscritti nelle assemblee degli attivisti sono emerse richieste di cambiamento indifferibili che noi abbiamo pensato di sintetizzare nel famoso documento. Quella della gestione collegiale è una delle più sentite. Un organismo allargato democraticamente eletto che sostituisca la figura del capo politico è ormai necessario.
Quindi nel Movimento non deve più esistere la figura del capo politico?
Il superamento di questa figura mi sembra la cosa più saggia e più in linea con le richieste di cambiamento che arrivano dalla base.
Dopo la presentazione del documento avete sentito Di Maio?
Personalmente no, non ci sono state occasioni.
Però Di Maio ha già detto che non farà alcun passo indietro, quindi le vostre richieste sono nei fatti inascoltate?
Il nostro è un documento politico aperto, sottoposto a emendamenti da parte di tutti gli iscritti. Lo stesso Di Maio ha suggerito di portarlo agli Stati Generali ed è quello che abbiamo intenzione di fare se ce ne sarà data la possibilità .
Ripeto, Di Maio ha già detto che rimarrà capo politico. In questo caso che si fa dopo gli Stati generali?
Si fa quello che normalmente succede in un Movimento democratico. Ci sarà un confronto e sulla base delle decisioni e del voto degli iscritti, il Movimento deciderà il proprio destino.
E se resta tutto com’è?
In questo caso I rischi sono grandi. Gli assetti attuali e la mancanza di una riforma interna hanno favorito l’esodo dei parlamentari e cosa più grave quella di tanti iscritti che sul territorio dopo aver reclamato il cambiamento si sono tirati indietro. Ora c’è la grande occasione di coinvolgerli nuovamente rimuovendo le maggiori criticità . Ma se così non sarà il Movimento si espone, secondo me, al rischio di ridimensionarsi come forza inclusiva e di governo.
Quindi se Di Maio non accoglie le richieste di cambiamento il Movimento rischia l’implosione?
Il rischio c’è e sono sicuro che sia chiaro anche a Di Maio che a questo punto potrebbe accogliere e patrocinare queste istanze di cambiamento e di riforma. E raccogliere quello che in tanti diciamo: ‘Cambiare per non perire’.
Gli Stati Generali dovrebbero essere un nuovo inizio, in questo modo non rischiano di essere invece la fine del Movimento?
Dipende da come saranno organizzati. Spero che non restino confinati nei limiti del movimento ma che si aprano all’esterno lanciando anche un appello alle migliori risorse politiche e intellettuali di cui questo Paese è fortunatamente ricco. E che hanno ancora voglia di battersi per migliorarlo.
Alessandro Di Battista e Gianluigi Paragone sono destabilizzanti per il Movimento?
Stanno facendo le loro scelte. Legittime, anche se personalmente non condivido molte delle loro posizioni.
E la questione Casaleggio-Rousseau?
La piattaforma Rousseau è un formidabile strumento di comunicazione all’interno del Movimento. È un fatto che venga però da tanti iscritti sentito quasi un corpo estraneo. Si tratta di portare la sua gestione totalmente all’interno e sotto la responsabilità di quell’organo collegiale di cui abbiamo parlato.
E Casaleggio che ruolo dovrebbe avere nel nuovo Movimento? In teoria è una figura esterna.
Ha meriti straordinari, a comunicare dallo sviluppo della piattaforma. Nel Movimento che verrà spetta a lui decidere per quale ruolo vuole concorrere.
In che senso concorrere?
Se decide di assumere un ruolo politico, penso dovrà farlo proponendosi agli iscritti, sottoponendosi al voto come fanno tutti. Se lo riterrà opportuno.
Quante adesioni avete ricevuto attorno al documento?
Fino ad ora abbiamo deciso di non raccogliere adesioni, ma a questo punto il documento è disponibile per tutti e chi vorrà sottoscriverlo potrà farlo inviando una mail a questo indirizzo: documento.agora.m5s@gmail.com
Chiedete anche la separazione tra le cariche interne al Movimento e quelle di governo. Quindi Di Maio dovrebbe rinunciare a una delle due?
Anche qui il problema non è la persona, ma la regola. La commistione di questi incarichi causa problemi non solo nel buon funzionamento del governo e del Movimento ma rende problematica anche la linea politica perchè in certi casi non si capisce bene chi è che la elabora. Peraltro questa sovrapposizione in Italia ha portato tradizionalmente sfortuna a chi l’ha praticata, a cominciare da Bettino Craxi e per finire con Matteo Renzi.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 13th, 2020 Riccardo Fucile
“MANDEREMO A CASA ANCHE PIZZAROTTI”… MA IL SINDACO E’ GIA’ AL SECONDO MANDATO E NON E’ RICANDIDABILE
A forza di dire stupidaggini a ruota libera non capisce dove è il confine tra la propaganda e la menzogna. Come quando dice che tutti gli italiani saranno processati con lui o quando ha invitato i beoti che lo applaudono ad auto-denunciarsi per la Gregoretti. Tutte fesserie.
Del resto la sua candidata ombra sta diventando famosa per non sapere di cosa parla o di proporre leggi che già esistono in Emilia Romagna.
Mica la poteva lasciare sola. E stavolta che ha detto? “Se si vince, come si vince, vi prometto che ci rivediamo perchè dopo Bonaccini il prossimo che mandiamo a casa è Pizzarotti e diamo a Parma un sindaco come si deve”
Lo ha detto a Parma il leader della Lega Matteo Salvini, durante un comizio.
Peccato che Pizzarotti sia al secondo mandato a non possa ricandidarsi.
Ma intanto l’importante è aver dato fiato alla bocca.
(da Globalist)
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