Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
FONTANA INDAGATO, IL WEB SI INDIGNA PER LA #LEGALADRONA
Fontana cercò di fare un bonifico per arginare quello che il quotidiano definisce “il rischio
reputazionale” insito nei 75.000 camici e 7.000 set sanitari venduti per 513.000 euro alla Regione il 16 aprile dalla società Dama spa del cognato Andrea Dini e (per il 10%) della moglie Roberta.
Secondo la ricostruzione del Corriere, il governatore lombardo tentò di bonificare alla Dama Spa 250.000 euro, cioè gran parte del mancato profitto al quale il cognato sarebbe andato incontro facendo l’unilaterale gesto di tramutare in donazione alla Regione l’iniziale vendita dei 75.000 camici e di rinunciare a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e 7.000 set già consegnati
La milanese Unione Fiduciaria, incaricata il 19 maggio da Fontana del bonifico, secondo Il Corriere bloccò il pagamento perchè in base alla normativa antiriciclaggio non vedeva una causale o una prestazione coerenti con il bonifico, disposto da soggetto “sensibile” come Fontana per l’incarico politico. E così la fiduciaria fece una “Sos-Segnalazione di operazione sospetta” all’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia, che la girò a guardia di finanza e Procura
Su twitter è partita però l’indignazione per quello che appare sempre di più come una gigantesca truffa della Regione Lombardia e i commenti si sprecano
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
TUTTE LE STRANE DIMENTICANZE E LE CURIOSE OMISSIONI DEL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA SU CAMICI E CONTO IN SVIZZERA
Sul Fatto Quotidiano di oggi Marco Travaglio recapita un “invito a scomparire” ad Attilio Fontana, di cui riepiloga le gesta prima dell’avviso di garanzia recapitatogli ieri:
Interpellato sullo scoop di Report, anche Fontana sposò la linea Scajola: “Non sapevo nulla della procedura e non sono mai intervenuto in alcun modo”. Diffidò la Rai dal trasmettere servizi non autorizzati da lui. E annunciò querela al Fatto. Ma chiunque avesse occhi per vedere capì subito che quella commessa da mezzo milione a cognato e moglie del presidente lumbard era andata bene a tutti finchè Report non l’ha scoperta. Poi fu tramutata in tutta fretta in una donazione e le fatture in un errore da “rettificare” ex post, con una corsa precipitosa a coprire tutto con una toppa peggiore del buco. Come se un tizio accusato di rubare tentasse di dimostrare che non è vero restituendo il maltolto al legittimo proprietario.
E poi spiega perchè il governatore della Lombardia dovrebbe dimettersi:
Ma non è per questo, cioè per un reato ancora tutto da accertare, che Fontana deve dimettersi subito. Bensì per i fatti acclarati che lui ha maldestramente tentato di nascondere.
1) Un pubblico amministratore non può nascondere ai cittadini milioni di euro alle Bahamas e in Svizzera.
2) Chi accede alla voluntary disclosure riporta fondi neri all’ufficialità in cambio di cifre irrisorie e dell’anonimato e ammette di averli detenuti illegalmente all’estero e al riparo dalle tasse: dunque non può ricoprire cariche pubbliche.
3)Fontana non pretese dal cognato i restanti 25 mila camici previsti dal contratto, che invece Dini voleva vendere a una Rsa, privando così medici e infermieri di protezioni fondamentali per l’emergenza 4)Fontana ha mentito al Consiglio regionale e all’opinione pubblica, giurando di non aver “saputo nulla della procedura” e di non esservi“mai intervenuto in alcun modo”: invece sapeva tutto dall ‘inizio (lo informò subito il suo assessore Raffaele Cattaneo) e intervenne fino alla fine: prima favorendo la ditta di famiglia e poi, una volta smascherato, tentando di coprire le tracce del suo mega-conflitto d’interessi.
5) Nel vano tentativo di difendere il suo indifendibile sgovernatore, Salvini attacca la Procura col refrain berlusconian-renzia — no della “giustizia a orologeria” (senza spiegare quali sarebbero gli eventi elettorali influenzati dall ‘indagine, visto che siamo a fine luglio).
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 26th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROCURA DI MILANO ORDINA ACCERTAMENTI TECNICI ALLA GUARDIA DI FINANZA
Il Corriere della Sera spiega che Fontana vuole affrontare il consiglio regionale per spiegare la
situazione e questo potrebbe avvenire già mercoledì
Nella sua ricostruzione Fontana ricorderà di aver saputo, sì, che l’azienda di suo cognato si era fatta avanti per offrire camici alla Regione, ma di non essersi mai interessato alla procedura. «Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio – ha spiegato ieri l’avvocato Jacopo Pensa –. Non sono in grado di capire dove sia il reato, ma i pm sanno quello che devono fare ed evidentemente sono state fatte indagini che hanno implicato l’iscrizione a garanzia dell’indagato».
Il Corriere spiega che Fontana il 17 maggio (benchè poi il 7 giugno all’esplodere del caso dichiari «Non sapevo nulla della procedura», in ciò smentito dal fatto che invece sin dall’inizio sia stato il suo assessore Raffaele Cattaneo a informarlo) pregò il cognato, in un colloquio a voce di cui però esisterebbe un indiretto riferimento scritto, che non si facesse pagare le proprie fatture dalla Regione, in modo da disinnescare sul nascere quelle che Fontana paventava come possibili interpretazioni malevoli del nesso tra parentela e commessa. Poi, di propria iniziativa e all’insaputa del cognato, ordina il famoso bonifico:
Un bonifico che la milanese «Unione Fiduciaria» bloccò perchè la somma, l’assenza di una coerente causale, le parti correlate, la qualifica «pep» del cliente (persona esposta politicamente), e la provvista da un conto svizzero dove nel 2015 Fontana dopo la morte della madre aveva «scudato» 5,3 milioni detenuti dal 2005 da «trust» alle Bahamas, erano tutti indici fatti apposta per far «suonare» i protocolli antiriciclaggio della fiduciaria e indurla a inviare una «Sos-segnalazione di operazione sospetta» a Banca d’Italia. Quella che — spiega il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli — mette in moto i pm Furno-Scalas-Filippini.
La Repubblica invece spiega che all’attenzione degli investigatori ci sono i soldi gestiti fino a cinque anni fa tramite “trust” che sarebbero stati aperti nel 2005 alle Bahamas dalla madre allora 82enne e con il figlio beneficiario (quell’anno era presidente del consiglio regionale della Lombardia). Vogliono capire se è vero che quei soldi sono della madre di Fontana, che di professione faceva la dentista:
Dichiarati allo Stato italiano dieci anni dopo, alla morte della signora, quando sono diventati ufficialmente eredità del figlio (all’epoca sindaco di Varese). Un totale di 5,3 milioni di euro scudati tramite “voluntary disclosure” su cui ora i pm vogliono vederci chiaro e per cui hanno ordinato una serie di accertamenti tecnici alla Guardia di Finanza.
A partire dal mandato fiduciario, ovvero l’insolito strumento con cui il governatore gestisce tramite una società 4,4 milioni di euro su conti svizzeri.
Con un obiettivo principale: osservare eventuali incongruenze nei movimenti e provare a capire se quei soldi fossero davvero della madre di Fontana, come dichiarato nella voluntary, oppure no. Punto su cui la normativa non ammette errori.
Il Messaggero invece spiega che l’avviso di garanzia è arrivato perchè la Dama SPA non completò la fornitura dopo aver scoperto che non sarebbe stata pagata e cercò di vendere un terzo dei camici a una casa di cura lombarda. Nell’occasione Regione Lombardia non si è lamentata di nulla
È questo passaggio che ha portato i pm milanesi a ipotizzare un nuovo reato nell’indagine sulla fornitura della Dama, azienda del cognato di Attilio Fontana (di cui la moglie del governatore detiene il 10 per cento) e ad iscrivere il nome del presidente della Regione sul registro degli indagati, in concorso con Dini e Filippo Buongiovanni, direttore generale di Aria, e un funzionario della società deputata agli acquisti della Regione. Perchè, quando esplode il caso mediatico della fornitura affidata con trattativa diretta alla società del cognato del Governatore, il contratto viene trasformato in donazione,ma la Dana interrompe anche la consegna del materiale. Una violazione rispetto a quanto pattuito che avrebbe previsto un’azione legale da parte della Regione. Invece l’amministrazione non prende alcuna contromisura. Nonostante l’emergenza e la necessità dei camici. Il governo regionale non interviene e non chiede alla Dama alcun danno, come conseguenza della scelta unilaterale.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
AL DI LA’ DEI GUAI GIUDIZIARI PROPRI E ALTRUI, UN SALVINI BOLLITO INCHIODA LA LEGA AL SUO REPERTORIO VINTAGE… SI STA CREANDO UN NUOVO ARCO, DA ZINGARETTI ALLA MELONI, CHE TIENE FUORI DALLA PORTA SOLO LUI
Chi a Salvini vuol bene si faccia coraggio e glielo dica col cuore in mano: “Matteo, basta con questi modi. Troppa brutalità , troppa propaganda, troppo veleno. E non fissarti di nuovo sugli immigrati: cambia registro oppure la gente ti scanserà per strada”.
È sicuro che un discorso così non gli farebbe piacere. Lo vivrebbe come una provocazione. Mesi fa Giorgetti aveva tentato di farlo riflettere che è inutile battere sulla grancassa, tanto per altri due anni non si vota, meglio muoversi con sagacia; la sua reazione era stata alla Giulio Cesare, “tu quoque Giancarlo”, pure tu che ti proclami amico mi pugnali alle spalle.
Comunicazioni per lungo tempo interrotte. Ora il suo braccio destro ha rinunciato a insistere, il tentativo l’ha già fatto, risultati zero, ci provi qualcun altro.
Si muovano dunque i governatori, prendano l’iniziativa gli amministratori del Nord, i leghisti con i piedi per terra, e magari tutti insieme cerchino di convincere Salvini: anche se lui si offenderà , bisognerà pur fargli capire che in Italia qualcosa è successo, che non è più come un anno fa quando il vento gonfiava le vele del Capitano, qualunque cosa toccasse si trasformava in oro.
Da allora abbiamo avuto il Covid, il lockdown, la “fase due”. Siamo rimasti sepolti in casa, abbiamo pianto i morti, applaudito gli eroi. S’è rovesciata la psicologia di massa: da “gregge anarchico”, gli italiani si sono messi in riga da far invidia ai germanici, tutti disciplinatamente agli ordini del Governo.
L’avvocato del piano di sotto, Giuseppe Conte, s’è trasformato di colpo in Batman (e il fido Casalino nel suo Robin). Per giunta ha portato a casa il malloppo, per cui adesso la domanda è che ne sarà di questi 209 miliardi che pioveranno dall’Europa, in quali tasche andranno a finire, per fare cosa, e se verranno sperperati come spesso accade. Il resto, in questo momento storico, interessa meno.
E invece Salvini che fa? Prima va sostenendo che i soldi europei non servono perchè, come teorizza il suo mentore Alberto Bagnai i denari si raccolgono come le pere quando sono mature: scrolli i mercati e ne cade in abbondanza; poi, una settimana fa, scommette che tanto i fondi Ue non arriveranno mai e, lui sovranista, fa il tifo per l’antiitaliano Mark Rutte sperando in un fiasco del negoziato; infine, quando i miliardi inopinatamente arrivano, è l’unico al mondo che li considera una “fregatura”.
Prende d’aceto e vola due giorni a Lampedusa per riprendere in diretta gli sbarchi dei disperati, twittare che ci stanno invadendo, gli immigrati ci portano i virus e questo Governo con Lamorgese ministro al posto di Salvini è “complice dei criminali”: stesso repertorio vintage, identica voglia di fare leva su istinti inseparabili dalla nostra natura (paura, rabbia, aggressività ) e solo in parte mediati dalla civiltà .
Ma in politica i bis raramente riescono. Come le barzellette: fanno ridere la prima volta. T
ornando a battere sugli immigrati, sempre lo stesso chiodo, Salvini ricorda quei calciatori alla Piatek che sanno fare una sola giocata: dopo un po’ gli avversari li sgamano, gli spettatori sbadigliano.
Viene perfino il dubbio che l’ex ministro insegua l’ombra di se stesso come antidoto ai sondaggi in calo. Oppure alle tante inchieste in arrivo incominciando dalla “Open Arms” (su cui risponderà personalmente in Senato il 30 luglio) al mistero dei fondi russi, dai commercialisti in fuga verso le Americhe ai “camici bianchi” della Regione Lombardia.
Anche perchè la Lega è sempre più isolata. Giorgia Meloni, per non dire del Cav, si sta facendo gli affari suoi. Parla con Conte, riceve chiamate da Zingaretti, vuol far vedere che per il bene del Paese lei sarebbe pronta a trafficare con Belzebù in persona.
Pronta a riconoscere i meriti del premier sul Recovery Fund; prontissima a congratularsi giovedì con Sergio Mattarella, custode e garante della Costituzione, quando il presidente ha compiuto gli anni (Salvini, unico tra i leader, non gli ha fatto pubblicamente gli auguri).
Cosicchè poco per volta si sta formando un nuovo “arco costituzionale” che, diversamente da quello originale, stavolta tiene fuori dalla porta soltanto la Lega.
Che in questa splendida solitudine rischia l’irrilevanza, abbaiando alla luna.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
COSA DEVE MAI RIMBORSARE SE IL COGNATO HA FATTO UNA DONAZIONE COME HA SEMPRE SOSTENUTO?… ADESSO AMMETTE CHE ERA UNA VENDITA A TRATTATIVA PRIVATA, FATTA DIVENTARE DONAZIONE UNA VOLTA SCOPERTO DA REPORT, E DI SUA TASCA HA VERSATO 250.000 EURO AL COGNATO
Il 19 maggio, allertato da un’intervista di report di quattro giorni prima, il governatore chiese all’Unione
Fiduciaria di effettuare un bonifico da un suo conto personale in favore della Dama spa: 250mila euro, il mancato profitto della vendita dei dispositivi. Operazione che la fiduciaria ha segnalato alla Banca d’Italia come sospetta e che, scrive il Corriere, dimostra come il leghista fosse al corrente dell’operazione nonostante se ne dichiarasse totalmente estraneo
Al centro delle verifiche dei pm dell’aggiunto Maurizio Romanelli e della Guardia di Finanza c’è proprio il ruolo svolto dal governatore che, fino al 7 giugno, si era dichiarato estraneo alla procedura: “Non ne sapevo nulla e non sono mai intervenuto in alcun modo”.
Ma come racconta il Corriere della Sera, con parte dei soldi di un conto in Svizzera a suo nome, sul quale nel 2015 aveva fatto uno “scudo fiscale” per 5,3 milioni detenuti fino ad allora da due trust alle Bahamas, il leghista cercò di effettuare già il 19 maggio, allertato da un’intervista di Report quattro giorni prima, un bonifico sospetto da 250mila euro in favore della Dama spa del cognato e, per il 10%, della moglie Roberta: in poche parole, la cifra corrispondente al mancato profitto del parente causato dal provvedimento che Fontana prenderà il giorno dopo, ossia quello di trasformare la vendita dei 75mila camici alla Regione in donazione e la rinuncia dell’azienda a farsi pagare dalla Regione i 49.353 camici e i 7.000 set già consegnati.
Un’operazione che ha fatto scattare l’allarme nell’Unione Fiduciaria, incaricata da Fontana del bonifico, che così blocca il pagamento perchè in base alla normativa antiriciclaggio non ravvisa una causale coerente con il bonifico, disposto oltretutto da un soggetto “sensibile” per l’incarico politico.
E così la fiduciaria, in segreto, fa una segnalazione di operazione sospetta all’Unità di informazione finanziaria di Banca d’Italia, che la gira alla Guardia di Finanza e alla Procura che iniziano a indagare sul ruolo di Fontana nella vicenda.
Poco dopo, i finanzieri si recano nella sede dell’Unione Fiduciaria, acquisiscono gli atti e il 9 giugno ascoltano il responsabile della Funzione antiriciclaggio.
Due giorni dopo, l’11 giugno, Fontana chiede alla fiduciaria di non effettuare più il bonifico richiesto con grande urgenza. È lo stesso procuratore Romanelli a spiegare che “il fascicolo sulla fornitura dei camici viene aperto sulla base di una segnalazione di operazioni sospette trasmesso alla Procura di Milano dal nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza”.
L’ipotesi degli inquirenti è che quindi il governatore lombardo, a differenza di quanto dichiarato fino al 7 giugno, sapesse da almeno tre settimane cosa stesse succedendo con l’affare camici, pur continuando a dichiarare la propria estraneità ai fatti.
Se questo venisse confermato, costituirebbe una violazione del “Patto di integrità ” contro il conflitto d’interesse.
Secondo il Corriere, Fontana ha saputo fin da subito dell’affare, dato che a informarlo fu il suo assessore Raffaele Cattaneo, capo dell’unità di emergenza che cercava di reperire il maggior numero di camici possibili nei giorni dell’emergenza Covid.
“Quando è venuto a sapere della fornitura, per evitare equivoci gli ha detto di trasformarla in donazione e lo scrupolo di aver danneggiato suo cognato lo ha indotto in coscienza a fare un gesto risarcitorio”: lo ha spiegato all’ANSA Jacopo Pensa, legale di Attilio Fontana, indagato per frode in pubblica fornitura nell’inchiesta relativa ai camici alla Regione Lombardia
In pratica la conferma che non è mai stata una donazione e che senza l’inchiesta di Report l’azienda avrebbe incassato i proventi di una vendita privilegiata senza concorrenti.
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
LAMORGESE LUNEDI VOLA TUNISI PER ARGINARE LE PARTENZE… MA ERA DI MAIO CHE AVREBBE DOVUTO INTERVENIRE PRIMA DELL’ESTATE FAVORENDO INVESTIMENTI ITALIANI IN TUNISIA, CON ACCORDI COMMERCIALI PER FAR FRONTE ALL’INSTABILITA’ ECONOMICA DEL PAESE
Tre o quattro giorni al massimo, il tempo di portare a termine la trattativa privata in corso, e al largo di Lampedusa arriverà la nave quarantena dove saranno trasportati molti dei migranti attualmente ospitati nell’hotspot dell’isola ormai al collasso.
È questa la soluzione su cui punta la Ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, per disinnescare la situazione esplosiva che si è creata negli ultimi giorni sull’isola e per la quale il sindaco Salvatote Totò Martello ha proclamato lo “stato di emergenza”. Gli sbarchi continuano, il centro di accoglienza con oltre mille persone – la struttura può contenerne al massimo duecento – scoppia, stamattina il primo cittadino ha lanciato l’ennesimo Sos, ribadendo la necessità di “nuovi e immediati trasferimenti”.
Appello raccolto dalla ministra che si muoverà proprio in questa direzione. “Nel giro di tre o quattro giorni – assicurano dal Viminale fonti di primissimo piano – arriverà a Lampedusa la nave sulla quale sarà trasportata buona parte dei migranti attualmente ospitati nell’hotspot”.
Bisognerà aspettare che si concluda la trattativa privata in corso perchè le due gare pubbliche indette in precedenza sono andate deserte. Sulla nave, che dopo essere stata individuata dovrà essere attrezzata adeguatamente, i migranti resteranno in quarantena per quattordici giorni nel corso dei quali verranno effettuati loro i tamponi necessari a verificare se siano o meno positivi al nuovo coronavirus. Si procederà direttamente con i tamponi per un motivo sostanziale.
“Si è visto che i test sierologici (fino ad ora effettuati ai migranti sull’isola, ndr) non servono a nulla, è capitato che persone arrivate, negative ai test sierologici a Lampedusa, siano poi risultate positive ai tamponi effettuati nei centri dei Comuni nei quali erano state trasferite”, puntualizzano dal Ministero dell’Interno.
Il riferimento è a quanto accaduto a Potenza, dove 26 bengalesi arrivati da Lampedusa con in tasca il certificato di negatività , si siano scoperti positivi dopo il tampone cui sono stati sottoposti nella struttura che li ospitava, sollevando le proteste del sindaco Mario Guarente che si è detto pronto ad innalzare “barriere umane qualora arrivassero altri migranti privi di certificato che ne attesti il reale stato di negatività ”.
La decisione del Viminale di puntare sui tamponi, dunque, mira pure a dare ai sindaci e agli amministratori, preoccupati – come ha spiegato ad HuffPost anche l’Anci – dal rischio che l’accoglienza possa incrementare la diffusione del contagio, le garanzie che chiedono e contestualmente a stroncare sul nascere eventuali polemiche e rimostranze.
Una pressione causata soprattutto dalla situazione di instabilità , politica e istituzionale, in cui è precipitata la Tunisia.
Parte da là , infatti, la maggior parte dei migranti arrivata negli ultimi giorni sull’isola, su barchini “che bisogna fermare alla partenza”, spiegano dal Ministero dell’Interno. L’emergenza che si sta riverberando sul nostro Paese sarà tra i temi principali che la ministra Lamorgese affronterà lunedì nella sua visita ufficiale a Tunisi, nella quale incontrerà il Presidente della Repubblica, Kais Saied, e il ministro dell’Interno uscente, Hichem Mechichi.
Ma il ministro degli esteri italiano avrebbe dovuto muoversi prima dell’estate e proporre investimenti al governo di Tunisi in modo da far abbassare il tasso di disoccupazione nel Paese.
I migranti che arrivano a Lampedusa sono quasi tutti tunisini che poi dovremmo pure mandare indietro in quanto sono migranti economici in cerca di lavoro.
Siamo riusciti invece persino a dare un colpo al loro turismo, impedendo che gli italiani possano andare in Tunisia per turismo quando le cifre del contagio in Tunisia sono ridicole.
Tutto per favorire “le vacanze in Italia”, salvo poi ritrovarsi migliaia di tunisini alle porte quando avrebbero potuto lavorare nel settore turistico nel loro Paese.
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
OGGI A PRATO I SOLITI BACI E ABBRACCI SENZA PRECAUZIONI, MA MOLTI LEGHISTI ORA LO CRITICANO APERTAMENTE
Baci e abbracci, tutti ammassati, come se la pandemia non fosse mai esistita. È il doppiopesismo tipico
di Salvini: ieri diceva che il Governo è criminale e importa i migranti infetti, oggi a Prato, in barba a qualsiasi regola, abbracciato alla sua candidata Susanna Ceccardi, Salvini dà vita all’ennesimo assembramento.
D’altronde, senza questi mezzucci il consenso non ha idea come costruirlo.
Salvini è ‘omo de panza’, deve stare in presenza, deve toccare, baciare, abbracciare. La retorica lui la sostituisce con i selfie, l’ha sempre fatto.
Sono bastati due mesi di isolamento forzato per fargli perdere sei punti percentuali, e le regole di sicurezza gli vanno strette, perchè i sondaggi sono impietosi: ormai Meloni lo marca stretto e non è lontano il momento in cui sarà l’amica-rivale di Fratelli d’Italia a rivendicare il suo ruolo di leader della Destra.
Al netto degli imbecilli per cui il pericolo è finito oppure – peggio – il virus è un’invenzione dei poteri forti, persino i fan più sfegatati del Capitano vedono cosa sta succedendo fuori dall’Italia. E
devono ammettere, seppur a denti stretti, che sono state le precauzioni e le chiusure e le regole a salvarci, mentre chi è stato troppo frettoloso è stato costretto poi a richiudere in fretta e furia.
E i commenti di biasimo cominciano a comparire anche sulla pagine del leader leghista, da parte di chi fino a ieri lo idolatrava
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
“DA ANNI LE REGOLE NON ESISTONO PIU’, SI CERCA DI SCAVALCARE LA LEGGE”
Il guasto viene prima e va oltre la caserma di Piacenza: “In Italia il senso del rispetto delle regole e la considerazione stessa del Diritto sono state relativizzate fino al punto di spingerle nel campo della metafisica. Tutti chiedono il rispetto delle regole per gli altri, ma quando si trovano al cospetto dei doveri imposti dalla legge domandano l’eccezione. Quando questo principio viene accettato e legittimato, non solo nella società ma anche nelle istituzioni, il problema diventa di sistema e si apre la strada a comportamenti scandalosi come quelli dei magistrati del caso Palamara, oppure criminali come quelli dei carabinieri di Piacenza. In entrambi i casi, siamo davanti a un sacrilegio nei confronti dello stato di diritto”.
Da ex magistrato di formazione liberale, Carlo Nordio confessa lo “sgomento” che prova nell’apprendere i fatti — tortura, pestaggi, spaccio di droga — che i magistrati contestano ai carabinieri di Piacenza, e che per la prima volta nella storia italiana hanno portato al sequestro di una stazione delle forze dell’ordine, quella di Levante: “Ho lavorato per anni fianco a fianco con gli agenti dell’Arma dei carabinieri. Ho combattuto il terrorismo con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ho rischiato la vita insieme a molti di loro e ritengo che si tratti di un corpo dello Stato straordinario, un presidio della democrazia italiana. È proprio per la stima che nutro verso l’Arma che lo sconcerto che provo è altrettanto grande. Nella scala etica, un reato commesso da chi ha il compito di reprimerlo è molto più grave di un reato commesso da un cittadino comune, poichè autorizza a pensare: ‘Qui non ci si può fidare più di nessuno’. Per questo, ritengo che non si tratti di un peccato isolato: si tratta di un sacrilegio nei confronti della Repubblica”.
Dunque, non sono solo ‘mele marce’?
L’espressione ‘mele marce’ fa parte di un retorica che non mi appartiene. Premesso che i fatti sono da accertare — e, se accertati, da punire senza esitazioni — ci sono delle riflessioni che si possono fare sui controlli che vengono esercitati nell’Arma dei Carabinieri, della Polizia e della Finanza.
Quali?
Tempo fa, un alto dirigente dell’anti terrorismo venne da me e, quasi scusandosi, mi disse: ‘Non siamo riusciti ad arrestare nessuno’. Gli domandai: “Ma quanti attentati sono stati fatti nel vostro territorio?”. Mi rispose: “Nessuno”.
E allora?
L’errore è nei criteri di valutazione. Lo dissi a quell’ufficiale e lo ripeto. L’idea che più arresti fai, più vieni considerato efficiente, dunque ricevi onorificenze e scatti di carriera, è sbagliato. Per lo Stato, è molto più importante evitare che siano messe venti bombe, che arrestare venti persone che hanno messo venti bombe. L’idea di mandare in galera più gente possibile è una patologia, sulla quale si può innestare anche il sacrilegio dei carabinieri di Piacenza, i cui superiori chiudevano un occhio proprio perchè la statistica era dalla loro parte.
C’è una responsabilità anche più in alto?
Le responsabilità penali vanno accertate caso per caso. Man mano che si sale nella gerarchia, però, io credo che si possa parlare di una responsabilità morale, anche questa certamente da verificare, ma che si basa su un dato di fatto: i controlli dei superiori non hanno funzionato.
Perchè, secondo lei?
Perchè quando tu sei ossessionato dalle statistiche puoi tendere a trascurare tutti gli altri elementi di valutazione. Pare che tra questi carabinieri ci fosse un appuntato che aveva in garage undici auto e sedici moto. Possibile che nessun superiore gli abbia chiesto, anche in maniera bonaria: “Scusa, ma tu dove li prendi tutti ‘sti soldi?”. Io ho arrestato carabinieri, poliziotti e finanzieri. E, ogni volta, veniva fuori che su ciascuno di loro ‘girava voce che’. Intervenire prima, in questi casi, è un atto di tutela nei confronti dell’istituzione, ma anche dei sottoposti, i quali potrebbero essere fermati prima di rendersi indegni di indossare la divisa.
Prima dei carabinieri, c’è stato lo scandalo Palamara. Secondo lei, c’è un problema più generale nelle istituzioni?
Sono d’accordo con Mattia Feltri quando scrive che il problema è di sistema. Noi abbiamo assistito negli ultimi anni a un fenomeno di relativizzazione delle regole. Sia a destra, sia a sinistra, si rivendica sempre di più un principio superiore che consente di scavalcare la legge. A sinistra, abbiamo visto paragonare ad Antigone il gesto di un cardinale che l’anno scorso si è calato in un tombino per riattaccare la corrente elettrica a un palazzo occupato; mentre a destra c’è chi ritiene legittimo dire: ‘Perchè dovrei pagare le tasse se poi finiscono nel reddito di cittadinanza, oppure alimentano la corruzione’; più ci sono i mille chissenefrega delle regole che proteggono i detenuti, gli inquisiti, i sospettati. Sono buchi che si scavano nella diga dello stato di diritto e che pian piano la faranno crollare. Nel frattempo, stabilire il principio che le regole si possono violare, scatena nelle persone con maggiore tendenza a delinquere un senso di libertà e impunità . C’è anche questo, in quello che è accaduto nella caserma di Piacenza.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 25th, 2020 Riccardo Fucile
PUBBLICA TWEET INSENSATI, SEGNO CHE LE COSE SI METTONO MALE, E LANCIA ACCUSE CONTRO LA MAGISTRATURA (CHE FA SOLO IL SUO DOVERE)
“Attilio Fontana ”indagato” perchè un’azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi
pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara”, non se ne può più.”
Come è infatti chiaro a tutti tranne che al segretario della Lega, “un’azienda” (e precisamente la Dama SPA, di proprietà del cognato e della moglie di Fontana) ha “regalato” camici soltanto dopo che è trapelata la notizia che li aveva venduti.
Quindi, in effetti, pare normale che la procura indaghi su questo curioso tipo di solidarietà differita.
In più, proprio perchè i morti della Lombardia “meritano rispetto”, c’è bisogno di capire dove siano finiti un terzo di quei camici che dovevano essere consegnati ma che poi, secondo le cronache, proprio quell’azienda ha tentato di vendere altrove.
Quando Salvini avrà finito di menare il Palamara per l’aia, con comodo potrà chiedere spiegazioni al suo presidente e fornirle. Sempre che non sia troppa fatica.
Nel frattempo dovrebbe smetterla di insultare e umiliare la magistratura italiana con frescacce, visto che è a processo per vilipendio per la storia di Rimborsopoli e di suo “fratello” Edoardo Rixi.
Qui tra fratelli e cognati la Lega sembra proprio una grande famiglia, nevvero?
(da “NextQuotidiano”)
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