Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
LA GENTE SI STA ORMAI RIBELLANDO CONTRO DEI VIGLIACCHI CHE NON HANNO NEANCHE LE PALLE DI FIRMARSI
Carola Rackete è da giorni vittima di insulti “made in Italy” ed è ricoperta di cinguettii non proprio
gentili. Stanca dell’ennesima provocazione, la comandante coraggiosa sbotta via social con un suo tweet: “A volte mi chiedo quale sia lo scopo delle persone di insultarmi su Twitter in una lingua che io non conosco. Aiuta in qualche modo a risolvere i problemi che pensano di avere? Li fa sentire meglio sfogare la loro rabbia? Intanto per questi casi esiste la funzione ‘blocca’”.
Apriti cielo. Tutti quelli che la Rackete la hanno amata e sostenuta sin da subito, si scatenano in una battaglia in suo sostegno, naturalmente a colpi di tweet e il leoni da tastiera sovranisti vengono soverchiati da centinaia messaggi di stima e solidarieta’ per la patriota europea.
Un tal Giovbod la conforta in italiano: “Coraggio, hai anche tanti sostenitori”. Mentre una donna di nome Beth le scrive: “You are a beautiful creation of God”. Per difenderla c’è anche chi scomoda Dante: “”Non ragionià m di loro, ma guarda e passa (Dante, Inferno III, 51)”. E Girin18 (che si definisce antifascista) punta il dito: “Passa oltre. Probabilmente ti riferisci a qualche Italiano fan di Salvini. Non meritano nemmeno quei secondi del tuo tempo. Si stanno ancora mangiando le mani. È una vergogna. Noi li chiamiamo “bandierini”. Sono solo un branco di capre dietro ad un piccolo uomo”.
C’è poi chi posta un video di Wonder Woman e chi uno di Obama che lancia un bacio. Chi manda alla capitana un cuore e una frase: “Many many people are with you”. Chi propone “Carola for president”. E ancora c’è chi si dichiara “proud”. Una lunga serie di messaggi che si allunga con il passare delle ore.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
UNA DENUNCIA CIRCOSTANZIATA DI ILLEGALITA’ SENZA CHE IL VIMINALE INTERVENGA
Durante il lockdown siamo riusciti a raggiungere telefonicamente di nascosto i reclusi del Cpr di Palazzo San Gervasio (Potenza).
Riportare allora le conversazioni avrebbe potuto rendere riconoscibili i reclusi ed esporli a ritorsioni. Lo facciamo ora che molti di loro sono stati trasferiti o rimpatriati, per far luce sui Cpr, luoghi dove strani business, prezzi gonfiati, botte, soldi che spariscono, e avvocati a dir poco remissivi con l’ufficio immigrazione, sono all’ordine del giorno.
“Meglio il carcere che qua. Vent’anni in Italia, non ho mai visto un posto così.” Chi è recluso dentro un Cpr non può comunicare con l’esterno. Prassi vuole che agli stranieri che entrano (non per reati penali commessi ma per irregolarità o scadenza dei documenti) le guardie rompano le telecamere dei cellulari con un piccolo martello, o con un avvitatore, di quelli da bricolage, così che nulla di ciò che accade lì dentro possa essere registrato.
Per praticità , una volta rotta la telecamera, sequestrano direttamente i cellulari. Capita che qualcuno però riesca a nasconderlo, e una volta dentro, il cellulare diventa un bene collettivo a beneficio di tutti i reclusi, che lo usano a turno, di nascosto, per telefonare ai propri cari.
Niente assistenza, niente protezioni, niente igiene
Chi, entrato malato di ernia, non è stato curato perchè il medico si rifiutava di operarlo; chi, con febbre e sintomi influenzali, riceveva antibiotici senza essere visitato. “I poliziotti entrano ed escono ogni giorno senza protezione, siamo già una quarantina ma continuano ad esserci nuovi ingressi, ieri hanno portato un extracomunitario. È tutto sporco, non vengono a pulire da giorni, ti danno una coperta sporca e quella ti rimane per tutto il tempo qui. Non c’è riscaldamento, non c’è acqua calda, neanche in inverno. Se ti lamenti, botte”.
Botte
Un giovane mentalmente instabile originario del Marocco è stato picchiato perchè colpevole di essersi sottratto a una perquisizione e di avere spinto un agente. “È un malato di testa — spiega un suo compagno al telefono — loro lo sanno che sta male e che dovrebbe stare nel centro dei matti, non qui, ma l’hanno picchiato lo stesso. Fanno la ‘perquisa’ di continuo per vedere se abbiamo accendini, non possiamo usare accenditi. Per fumare chiediamo a loro”.
Dove vanno a finire i soldi?
“Non ci danno gli spicci nemmeno per caffè e schede telefoniche”. Per legge ogni Cpr è dotato di un telefono pubblico che funziona a schede telefoniche che il recluso dovrebbe potere acquistare tramite la quota, la ‘paghetta’ garantitagli dallo Stato italiano. A loro però non arriva niente, dove vanno a finire i soldi? “Per me rubano, tengono loro i soldi”. Per riceverli, il più delle volte, si ricorre a proteste, sollevazioni, che non fanno che generare ulteriore violenza.
Caffè e sigarette a prezzi gonfiati
6 euro un barattolo di caffè solubile da 350 grammi, 7,50 un pacchetto di sigarette, 3 euro una bottiglietta d’acqua da mezzo litro e 2 euro una lattina di Coca da 25 cl. Questo offrono le macchinette di società esterne spesso soppalcate senza bandi. Prendere o lasciare. Già , ma con quali soldi? Gli stessi per cui bisogna fare le proteste per ottenerli. Ma soprattutto, essendo la vendita dei tabacchi Monopolio di Stato regolamentata da un tariffario aggiornato sul sito dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, la ‘sovrattassa’ su ogni pacchetto di sigarette e di tabacco venduto in quali tasche finisce?
6 mesi recluso con un corridoio sporco per “prendere aria”
Come scritto in un altro articolo, l’Italia di oggi è uguale a quella di Salvini. Tutt’ora, con Luciana Lamorgese a Ministro dell’Interno del Governo Conte II, i Cpr seguono le disposizioni della legge Minniti-Orlando (decreto n. 13 del 17 febbraio 2017) aggiornate al 5 ottobre del 2018, quando con il Decreto su immigrazione e Sicurezza l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini incrementò da 90 a 180 i giorni di trattenimento.
C’è però chi nei Cpr ci rimane 6 mesi, anche un anno, come il tunisino da 20 anni in Italia che sentiamo al telefono: “Sono in Italia da vent’anni, mi hanno preso e fatto volare dalla Sicilia con due aerei per portarmi qui. Spendono anche soldi, per una fesseria. Mia moglie è rumena ed è in difficoltà , perchè sono ancora qua? Ogni mese mi dicono che prorogano un altro mese, sono qui da oltre 5 mesi ancora mi hanno prorogato un altro mese”. E l’avvocato? “l’avvocato è con loro, non fa niente, rubano tra di loro i soldi destinati a noi e alla struttura li dividono”.
Sei mesi con come unica distrazione “un corridoio di cemento largo 3 metri e lungo 100 tutto sporco di rifiuti” dove prendere ‘aria’.
(da Fanpage)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
E IL PRESTANOME SOSTEGNI RESTA IN CARCERE
Emergono nuovi dettagli sulla vicenda dell’acquisizione del capannone di Cormano da parte della
Lombardia Film Commission e dei commercialisti ritenuti vicini alla Lega, accusati di vari reati di natura economica.
Ed è per l’evolversi rapido della situazione che Luca Sostegni, il presunto prestanome di Michele Scillieri, commercialista vicino al partito di Matteo Salvini, deve restare in carcere. Il gip di Milano, Giulio Fanales, ha convalidato il fermo e disposto la misura cautelare: Sostegni stava per lasciare l’Italia alla volta del Brasile quando è stato fermato. Adesso è accusato di peculato ed estorsione.
I tre commercialisti indagati sono Alberto Di Rubba, ex presidente del cda della Lombardia Film Commission, Andrea Manzoni e Michele Scillieri. I primi due sono revisori contabili del Carroccio alla Camera e al Senato.
Stando alle indagini, i commercialisti avrebbero preso soldi pubblici: l’operazione che portò la Lombardia Film Commission a comprare a prezzo gonfiato un immobile ha «natura sostanzialmente appropriativa, concretizzando di fatto l’impossessamento» da parte dell’allora presidente Alberto Di Rubba «e dei suoi sodali, del capitale giacente sul conto della fondazione, vincolato alla destinazione pubblicistica e versato alla società Immobiliare Andromeda», gestita da Michele Scillieri. Sono le parole che il gip Fanales ha scritto nell’ordinanza di custodia a carico del presunto prestanome Sostegni.
Sempre dall’ordinanza emessa oggi, si apprendono stralci di conversazioni tra Sostegni e Scillieri, in cui il primo chiedeva al commercialista soldi per restare in silenzio. «Spiegava telefonicamente come non comprendesse la ragione per la quale — Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, ndr. — preferissero, per risparmiare “pochi soldi”, fare “scoperchiare il pentolone, che può fargli danni assurdi”». Questo uno dei motivi per cui si configurerebbe il reato di estorsione: da ieri, Sostegni ha iniziato a collaborare con i magistrati.
L’uomo, fermato il 16 luglio dalla Guardia di finanza mentre stava per partire, è stato trovato in possesso di materiale utile agli inquirenti. «All’interno dei bagagli custoditi — in un hotel a Milano, i finanzieri hanno trovato oltre ai biglietti per un bus e un aereo con destinazione in Brasile — un appunto manoscritto». Su quel foglio, i conti del denaro ottenuto in cambio del silenzio su presunte pratiche poco chiare relative a fondi leghisti. «25.000 (5.000) — mercoledì 15 Euro 7.000 — rimanenza 18.000 — a partire dal 20 settembre ogni 20 gg circa», si legge nell’ordinanda di Fanales.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
SI FINGEVA FUNZIONARIO DELLA PREFETTURA E CHIEDEVA SOLDI PER ACCELERARE LE PRATICHE PER IL RIOLASCIO DELLA CITTADINANZA
Conosce bene la storia della burocrazia in Italia e la sfruttava per truffare i cittadini stranieri che aspettavano i documenti ufficiali per ottenere la cittadinanza italiana.
La Polizia di Milano ha fermato e denunciato — lasciandola a piede libero — una 72enne che si fingeva funzionario della Prefettura meneghina circuendo i migranti in attesa dell’esito sulla loro domanda di asilo nel nostro Paese.
Si fa chiamare Nonna Angelica e ha diversi precedenti per truffa. Il tutto è partito dopo una segnalazione effettuata da un cittadino senegalese, raggirato dalla donna che lo aveva convinto a versarle duemila euro per accelerare la pratica.
Dopo la segnalazione, partita dagli evidenti documenti contraffatti presentati dal 36enne del Senrgal — impiegato a tempo indeterminato in un’officina milanese -, gli agenti della Polizia meneghina hanno verificato sul campo la ricostruzione fatta dall’uomo che aveva denunciato la truffa subita. E questa mattina, come riporta il quotidiano La Stampa, Nonna Angelica è stata bloccata in strada mentre cercava di circuire altri cittadini stranieri.
Gli agenti le hanno trovato addosso tre telefoni cellulari intestati ad altrettanti prestanome e una serie di documentazioni che comprovavano i pagamenti ricevuti. Il gioco era sempre lo stesso: Nonna Angelica si presentava come funzionaria della Prefettura di Milano e chiedeva soldi — si parla di 2mila euro — per accelerare le pratiche per il rilascio della cittadinanza ottenuta, per diritto, dai cittadini stranieri.
Poi, dopo qualche giorno, tornava da loro e consegnava la documentazione. Ma si trattava di falsi e neanche fatti tanto bene. Ma solamente gli occhi di chi lavora quotidianamente con quei documenti poteva accorgersene. Come accaduto qualche giorno fa, facendo partire la denuncia e la ricerca. Ora la 72enne — con precedenti penali, sempre per truffa — è stata denunciata a piede libero.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
MARINA BERLUSCONI DIETRO LE QUINTE NEL CAMBIO DI NIPOTINA
Gianluca Roselli sul Fatto Quotidiano oggi decide di spargere un po’ di pepe nelle relazioni di Silvio
Berlusconi, raccontando una presunta differenza tra Francesca Pascale e l’attuale fiamma Marta Fascina.
Lo spunto è il ritorno di Berlusconi a Villa Certosa nelle foto del settimanale Gente e le ancora presunte antipatie tra Pascale e Marina Berlusconi:
Lei con Veronica non si è mai incrociata. La Fascina, molto silenziosa e sempre al suo posto, è tutto il contrario e per questo è apprezzata dalla famiglia, soprattutto da Marina, che è stata la vera artefice della defenestrazione di Francesca.
Berlusconi e Pascale non si vedono da tempo. Pare che Marina abbia posto il divieto assoluto. Forse perchè, come racconta qualcuno, magari teme un ritorno di fiamma.
La 35enne napoletana, nel frattempo, è stata da poco paparazzata a Sabaudia con una sua grande amica: la cantante Paola Turci. “Si frequentano dall ‘autunno scorso… ”, sussurra una fonte.
Pascale continua a godere di tutti i benefit: la villa, le auto, la scorta, un fisso mensile. Ma tra settembre e ottobre potrebbe arrivarle il benservito, ovvero lo sfratto da Villa Maria. “Finchè lei è nei paraggi, Marina teme che il padre possa ricascarci”, si sussurra dalle parti di Arcore.
Perchè proprio per il suo carattere esuberante, Silvio con Francesca si divertiva. Adesso un po’ meno.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
TRUMP DELIRA: “NON MI PIACE PERDERE, NON SO SE LO ACCETTEREI”… POI INSULTA L’AVVERSARIO: “NON SA DI ESSERE VIVO, E’ UN UOMO MENTALMENTE DISTRUTTO”
“Non mi piace perdere”: così Donald Trump ha risposto a Chris Wallace che in un’intervista su Fox News gli chiede se accetterebbe o meno una eventuale sconfitta contro Joe Biden: “Non dico nè no, nè sì. Vedremo…”, ha affermato il tycoon. Ribadendo però il suo secco no all’ipotesi del voto per posta per fare fronte all’emergenza pandemia: “Sarebbero elezioni truccate”.
Cresce il vantaggio di Joe Biden nei sondaggi. A meno di quattro mesi dalle elezioni presidenziali del 3 novembre, secondo l’ultima rilevazione di Washington Post/Abc l’ex vicepresidente è avanti di 15 punti con il 55% delle preferenze contro il 40% del presidente in carica.
A maggio i punti di distacco erano dieci, a marzo il vantaggio era di una sola cifra. Segno, si spiega, di quanto Trump stia pagando soprattutto l’effetto pandemia.
Nel corso dell’intervista Trump attacca pesantemente Joe Biden, definendolo sostanzialmente una persona anziana e instabile completamente in mano alla sinistra radicale e socialista che vuole distruggere il Paese e ridurlo come il Venezuela. “Joe non riesce a mettere due frasi insieme”, afferma il tycoon, “ogni tanto lo trascinano fuori dal seminterrato, gli fanno delle domande, lui legge il teleprompter e poi lo riportano giù”. “Joe non sa di essere vivo”, insiste Trump, sottolineando come il Paese “non può avere come presidente un uomo che è distrutto, mentalmente distrutto”
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
SERPEGGIA IL TERRORE DI FALLIRE, SUI SUSSIDI LA DISTANZA E’ DI ALMENO 100 MILIARDI
A tre giorni dall’inizio del Consiglio europeo sul recovery fund, la speranza è appesa alla possibilità
che si continui a trattare. L’intesa non è ancora all’orizzonte, anche se circolano varie ipotesi. Ma da ieri la possibilità di interrompere i lavori senza accordo è diventata così reale da seminare il terrore tra i 27 leader europei riuniti all’Europa building di Bruxelles.
Terrore di affrontare la riapertura delle borse lunedì mattina, terrore di dover ammettere il fallimento, terrore di assumersi la responsabilità di danneggiare la reputazione dell’Unione, esponendola agli attacchi dei movimenti anti-europeisti.
A sentire molte fonti a Bruxelles, si intende il loro sospiro di sollievo di fronte al fatto che ancora non si è deciso di chiudere il summit, annunciando la mancata intesa, malgrado gli scontri e l’incapacità di raggiungere un punto di compromesso dopo svariati bilaterali e meeting ristretti.
Confronti che hanno fatto slittare più volte la plenaria, originariamente convocata per le 12. Eppure in mattinata era stata Angela Merkel ad ammettere con pessimismo la possibilità di uscire “senza intesa” dal tunnel di questo vertice decisivo per la storia europea.
Nonostante i fondati timori, questo non è ancora avvenuto. Giuseppe Conte e la delegazione italiana tentano di raggiungere un punto di incontro con l’olandese Mark Rutte sulla questione della governance delle risorse del Recovery fund, sedendo a un tavolo alla presenza di esperti della Commissione europea. Ma nemmeno da qui arriva la svolta.
Il premier de L’Aja chiede l’unanimità in Consiglio Ue per poter ‘controllare’ le riforme dell’Italia e bloccare i fondi se non convinto dei piani di investimento.
Conte insiste sulla maggioranza rafforzata. Prima che con Rutte, ne ha discusso a lungo con i tutti i paesi frugali in un meeting ristretto insieme agli altri leader del sud, tutti nel mirino dei paesi del nord.
Un incontro a cui era arrivato dopo un tweet in cui Conte aveva affermato che c’è una “stragrande maggioranza di Paesi che difendono le istituzioni europee e il progetto europeo e dall’altra pochi Paesi, detti frugali”.
“Mai spaccatura è stata più forte in Europa”, si allarma il premier lussemburghese Xavier Bettel. All’incontro hanno partecipato anche lo spagnolo Sanchez, il portoghese Costa, il francese Macron. È stato uno dei mini-vertici più importanti della giornata, anche se non decisivo.
Perchè a valle di tutti questi meeting, restano solo delle vaghe ipotesi di accordo. Quella che va per la maggiore per la parte che riguarda lo scontro Nord-Sud sulla ripartizione sussidi/prestiti è questa: i 310 miliardi di sovvenzioni della ‘Recovery and resilience facility’ rimarrebbero invariati. Invece si taglierebbe – e di molto – sui 190 miliardi dedicati alla ricerca (programma Horizon 2020), decarbonizzazione, fondi per lo sviluppo rurale. Il che è tutto dire.
Ma, secondo alcune fonti, i Frugali non sono disposti a concedere più di 299 miliardi di sussidi in totale, cui andrebbe aggiunta la quota dei prestiti (250 miliardi). Macron invece, che è partito come l’Italia dai 500 miliardi di sovvenzioni della proposta von der Leyen e di quella franco-tedesca, potrebbe scendere a 400 miliardi: non di più.
A metà pomeriggio, l’ungherese Viktor Orban dice che “serviranno altri giorni di summit”. Sta diventando il vertice più lungo della storia europea, dopo quello sul bilancio del febbraio scorso, interrotto dopo due giorni senza intesa, e quello dello scorso anno sulle nomine dopo le elezioni europee.
Ma è realistica la previsione di Orban, che — con la Polonia – sta conducendo la sua battaglia per eliminare la condizionalità sul rispetto dello stato di diritto e cerca di fare proseliti anche in Italia, schierandosi apertamente con Roma contro l’olandese Rutte. Perchè se anche stasera si arrivasse ad un accordo di massima su dimensioni del fondo, governance, rebates (gli sconti sui contributi al bilancio che i frugali vorrebbero vedersi aumentare) e stato di diritto, poi ci sarà da discutere i dettagli di un pacchetto, ‘Next generation Eu’, preparato per affrontare la crisi da Covid, ambizioso e rivoluzionario: forse troppo per questa Europa divisa?
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
IL CASO DELLE DUE RAGAZZE DI CODOGNO INSULTATE E MINACCIATE SULLA PAGINA DELLA SENATRICE LEGHISTA PERCHE’ AVEVANO UN CARTELLO CONTRO SALVINI FARA’ PERDERE IL SORRISO A TANTI SOVRANISTI… DUECENTO IN PIAZZA A SOSTEGNO DELLE GIOVANI
Arianna e Alessandra, 18 e 22 anni, sorelle di Codogno, il 28 giugno scorso erano scese in piazza per contestare Matteo Salvini. Sono state coperte di insulti sulla pagina facebook della senatrice della Lega Roberta Ferrero. Era finita nel mirino anche la madre, Antonia Rizzi, dirigente scolastica di un istituto professionale nella città «ex zona rossa». E ieri 200 persone sono scese in piazza per sostenerle. Racconta il Corriere della Sera di Milano:
«Abbiamo denunciato tutto ai carabinieri – racconta Alessandra –: è stato un lavoro immane isolare, raccogliere e stampare uno per uno tutti i commenti volgari». Ottocento «post» sono nelle mani della Polizia Postale per il controllo degli indirizzi ip. «Più altri tremila profili da controllare sulla bacheca della senatrice e altri quattromila sulla pagina della Lega», aggiunge Arianna.
Ieri mattina in duecento fra associazioni, liste civiche di sinistra e società civile hanno sfilato davanti al comune per sostenere le sorelle Giussani. C’erano anche Alessandra e mamma Antonia. «Quegli insulti sono stati uno choc all’inizio — ricorda Alessandra -, ma questa gente non ha scalfito le nostra viteela nostra tranquillità . Noi denunciamo per chi non può difendersi. C’è chi è arrivato a togliersi la vita perchè presi di mira dagli haters»
«Ci hanno insultate anche de visu — aggiunge Arianna -, durante la manifestazione». Il sindaco di Codogno Francesco Passerini si è scusato per quanto successo telefonando alla madre Antonia. La senatrice Ferrero invece ha promesso di rimuovere il post («foltissimo gruppo di contestatori a Salvini a Codogno», ironia che ha scatenato 1300 repliche volgari in neanche 24 ore). Il post però è ancora lì.
Ora almeno un migliaio di odiatori seriali riceveranno la visita dell’ufficiale giudiziario per la notifica della denuncia e piagnucoleranno come sempre.
(da agenzie)
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Luglio 19th, 2020 Riccardo Fucile
“A PADOVA ABBIAMO IL REPARTO COVID-19 PIENO”… “I NUOVI FOCOLAI SONO SUI POSTI DI LAVORO, ALTRO CHE LA BUFALA DEGLI IMMIGRATI”
Andrea Crisanti, il genetista fautore del “modello Veneto” — cioè della strategia di tracciamento che
ha permesso a una delle Regioni inizialmente più colpite d’Italia di gestire al meglio la pandemia da Coronavirus — sarebbe pronto a lasciare il Comitato tecnico scientifico regionale.
Il motivo, spiega Il Messaggero, sarebbe la divisione di vedute che intercorre ora tra lui e il presidente della giunta Luca Zaia.
«Questo è il risultato della scelta di Zaia di affidarsi a persone che dicono che il virus è morto. E intanto gli ospedali tornano a riempirsi», ha detto Crisanti, riferendosi al rialzo dei numeri collegato alle riaperture e agli allentamenti repentini delle misure di contenimento, ma anche — e soprattutto — ai nuovi focolai sul lavoro. «Si sta dando la colpa agli immigrati — dice — ma ci sono anche tantissimi italiani contagiati».
La sua indignazione, allo stato delle cose, è rivolta alla decisione di Zaia di affidarsi ai consiglieri che definivano il virus «morto».
«Ma noi a Padova, per Covid-19, abbiamo il reparto pieno», spiega. Mi viene da ridere quando qualcuno dice che il virus ha perso forza. Se circola meno, più difficilmente raggiunge i soggetti più fragili. E circolando meno, scende la carica virale. Ma se tornano ad aumentare i contagi, tornano i casi gravi.
«A un certo punto — dice ancora Crisanti al Messaggero — le esigenze politiche hanno prevalso sulle indicazioni della scienza. Era necessaria una comunicazione che invitasse a prudenza e responsabilità ».
A mancare, secondo Crisanti, è stato anche quel modello di contact tracing efficiente che aveva reso il Veneto l’esempio virtuoso da seguire. «La sorveglianza attiva era un concetto che avevo proposto io. Ora la maggior parte dei tamponi è stata fatta solo tra il personale sanitario, tralasciando completamente il territorio».
«Fino al 17 marzo le cose sono andate bene, poi lui è cambiato», ha sottolineato. «Evidentemente gli ha dato fastidio la mia popolarità e ha voluto attribuire ad altri meriti che non erano loro. Ma non voglio essere associato alle cose che stanno succedendo oggi, il Veneto sta seguendo una linea opposta a quella in cui credo».
(da agenzie)
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