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“CHE ME NE FOTTE, IO GLI FACEVO IL TAMPONE GIA’ USATO E GLI DICEVO CHE ERA NEGATIVO”

Ottobre 23rd, 2020 Riccardo Fucile

LA TRUFFA DEI TEST FALSI CHE HA FATTO CIRCOLARE MIGLIAIA DI POSITIVI IN CAMPANIA

“Tamponi veloci, a basso prezzo, senza fila e anche a domicilio”. Tutto bellissimo, peccato che si tratti di una mega-truffa orchestrata nei mesi più duri del Covid da parte di un’organizzazione campana a suon di test falsi. Alcuni dei quali persino già  usati su altri pazienti, tamponi sprovvisti di certificato sanitario e processati con macchinari utilizzati per testare la brucellosi nelle vacche.
Così circolavano migliaia di persone inconsapevolmente positive, con il rischio concreto di infettare tutti i loro contatti.
Noi di TPI siamo in grado di rivelare, attraverso intercettazioni e testimonianze esclusive, questo sistema diabolico concepito per lucrare sulla salute dei campani, approfittando della crisi pandemica da Coronavirus in Campania e dell’apparato sanitario regionale in affanno. Un giro d’affari da centinaia di migliaia di euro
“Io gli facevo il tampone e lo mettevo su una striscetta già  usata e non gli dicevo niente. Non attendevo nemmeno i 20 minuti e dicevo: è negativo guagliò, tutto a posto! Capito? Tanto io già  so che quella striscetta è negativa quindi non tengo il rischio. (…) Che me ne fotte… Nella sua testa lui è negativo. Se pure fosse stato positivo già  avrebbe fatto i guai… Che me ne fotte a me”. Noi di TPI siamo in grado di rivelare una mega-truffa che ha messo a rischio la salute di migliaia di cittadini inconsapevolmente positivi, vittime di un sistema che forniva loro risultati falsi di tamponi Covid, con il rischio concreto che, circolando liberamente, potessero infettare a loro volta tutte le persone con cui entravano in contatto.
Le parole che leggete in questo stralcio di intercettazione ottenuta in esclusiva da TPI sono la sintesi di una delle conversazioni oggetto dell’indagine dei carabinieri del NAS di Napoli che hanno scoperto un’organizzazione (al momento ci sono 17 indagati) che effettuava tamponi per la ricerca del Coronavirus senza avere i macchinari adatti a processare i campioni, nè il personale specializzato per poterli eseguire. Il risultato? Questo tipo di attività  (ingente per ammissione degli stessi soggetti coinvolti, che nei dialoghi intercettati parlano di migliaia di tamponi eseguiti) ha contribuito al diffondersi dell’epidemia, mettendo in pericolo la salute e la vita di molte persone.
In questo momento, va ricordato, la Campania come la Lombardia ha più del 10 per cento di tamponi positivi. Per esempio il 22 ottobre ci sono stati 1.541 positivi a fronte di 12.001 tamponi analizzati, per un totale di oltre 32mila casi in regione. E il dato è in crescita, esattamente come quello dei posti in terapia intensiva occupati: 94 su una capacità  totale di 227 posti complessivi a livello regionale. Quindi, questa organizzazione ha fatto pericolosamente aumentare il numero di contagiati che è andato in giro per la regione senza neanche sapere della propria positività : una bomba epidemiologica di cui probabilmente ancora non abbiamo visto tutti i risultati.
Tamponi senza certificati e personale senza titoli
L’infermiere che nell’intercettazione diceva di ricorrere a striscette usate e di “fottersene” dell’esito giusto da comunicare ai pazienti puntava sugli “ignoranti”. E pensare che era uno dei pochissimi dell’organizzazione ad avere un titolo sanitario, insieme ad un medico del 118 che aveva messo in piedi questo giro d’affari approfittando di uno dei periodi più drammatici della storia. Ma non tutti erano vittime totalmente inconsapevoli del raggiro. Qualcuno, dopo aver fatto ricorso alla Asl e aver svolto correttamente il tampone, ha fatto notare la scarsa professionalità  del servizio. Di queste lamentele, ne parlavano al telefono proprio alcuni membri del gruppo finito sotto indagine: “Una signora mi ha fatto una chiavica perchè il tampone era negativo a fronte di quello dell’Asl che era nuovamente positivo e ha praticamente detto che noi siamo una chiavica… Che li fate a fare i tamponi?”.
La banda: chi sono i componenti del “sistema”
La banda era coordinata da un dottore del 118, il Servizio Sanitario di Urgenza ed Emergenza, che venendo meno al vincolo di esclusività  alla sanità  pubblica, approfittava della propria posizione di medico, dello stato pandemico e del conseguente assoggettamento psicologico da parte della gente. Accanto a lui un infermiere e una serie di persone non qualificate, tra cui anche la sorella di quest’ultimo e vari altri conoscenti, utilizzati prevalentemente per l’esecuzione dei tamponi. E soprattutto il supporto di una azienda specializzata in protesi acustiche che metteva a disposizione il suo parco clienti, i locali della sua struttura e un macchinario per processare i tamponi. Appena la procura chiuderà  il fascicolo, gli indagati potranno produrre documenti e depositare memorie che provino la loro eventuale estraneità  ai fatti.
E veniamo proprio allo strumento a disposizione dell’organizzazione. Si tratta di una macchinetta per l’esecuzione e l’analisi dei tamponi nata per la ricerca dei virus negli animali e in particolare della brucellosi nelle vacche e che invece era stata modificata per l’occasione e quindi non era nemmeno omologata, nè testata. I risultati non potevano avere alcuna evidenza scientifica e probabilmente per le analisi venivano utilizzati kit diversi da quelli prescritti normalmente. Per ogni test venivano rilasciati anche dei certificati firmati proprio dal medico che coordinava le prestazioni.
L’organizzazione aveva cominciato la sua attività  ben prima che la Regione Campania autorizzasse i laboratori privati ad eseguire i test per la ricerca del virus. Lo scorso 13 ottobre la Regione ha pubblicato l’elenco dei laboratori accreditati anche se subito la Federlab ha sottolineato che nella stesura degli elenchi ci sarebbero una serie di errori come la presenza di laboratori falliti o diventati Srl o la mancata indicazione di strutture invece in possesso di tutti i requisiti.
Il far west della sanità  campana
Lo stato dell’arte della sanità  campana è abbastanza critico, come sottolinea anche il sindaco di Napoli Luigi de Magistris a TPI: “Queste migliaia di tamponi falsi sono un fatto di una gravità  inaudita e mi auguro che la magistratura faccia il suo corso e il suo lavoro, insieme alle forze dell’ordine. Con il massimo rigore e la massima severità  perchè è inqualificabile e indegno. Bisogna partire però dal contesto in cui questa organizzazione si è potuta inserire. Noi abbiamo innanzitutto una situazione che io da tempo vado dicendo che è fuori controllo. Non si ha più notizia di un tracciamento puntuale e costante dei positivi e dei contatti diretti. Secondo: le persone vengono lasciate per troppo tempo in balia della tempesta, ovvero non riescono ad avere il risultato del tampone. E questo li mette in una condizione di disperazione perchè la Asl ritarda. E le persone hanno la tosse che aumenta, la febbre che aumenta e sono spaventate. Ed è proprio in quel momento che cercano il tampone, che si rivolgono a chiunque pur di farlo”.
“In Campania manca quindi — ha continuato de Magistris — una rete e una capacità  organizzativa per monitorare tra pubblico e privato lo stato di salute della nostra popolazione. E questo sarebbe competenza della Regione e delle Asl. E non c’è solo il quadro delle abitazioni, cioè di chi sta male a domicilio. Poi c’è anche chi fa 8 o 9 ore di fila davanti al Frullone, la sede che la Asl ha messo a disposizione per i tamponi. C’è gente che per evitare questo strazio, poi magari va da un’altra parte” (qui l’intervista completa).
La storia di Maria
“L’altra parte” di cui parla de Magistris in questo caso è un’organizzazione in cui gli errori sugli esami per l’individuazione del Coronavirus sono stati numerosi. Quelli venuti fuori negli ultimi giorni riguardano prevalentemente casi maturati a fine estate. Era il 31 agosto e la signora Maria (nome di fantasia) ha 38 di febbre, la tosse e si sente debole. Era stata a Cosenza con la nipote dove erano stati a contatto con un parente risultato positivo al Covid. La nipote della signora Maria si rivolge al medico del 118 a capo della banda che ha saputo effettuare i tamponi orofaringei.
Anche se la Regione Campania non aveva ancora dato mandato ai privati di effettuare questo tipo di test, l’organizzazione nel frattempo, evidentemente lasciando credere che fosse una procedura corretta, già  si adoperava per soddisfare le numerose richieste in un sistema sanitario congestionato per l’aumento esponenziale dei contagi dopo il periodo estivo. E così alla signora Maria viene fatto il tampone. Esame che viene eseguito a buona parte della sua famiglia. L’esito per Maria è negativo anzi, il medico che aveva effettuato l’esame, rassicura la nipote: “Tua zia era perfetta. Non ha nulla, non tiene niente, ha solo una bronchite asmatica… è un’altra cosa”. Ma la febbre non scende e la signora Maria finisce in ospedale a Pozzuoli dove le diagnosticano la positività  al Covid e ne dispongono il trasferimento in un altro ospedale.

(da TPI)

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LA STORIA DELLA ASL DI BENEVENTO CHE HA SMARRITO I TAMPONI FATTI

Ottobre 23rd, 2020 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL SINDACO DI COLLE SANNITA

Un caso che suona come paradossale e che rende perfettamente l’idea di quanto sta accadendo in varie zone italiane, con il coronavirus che mette pressione sulle strutture sanitarie che, gestite da esseri umani, possono commettere degli errori che contribuiscono a rallentare le nostre risposte alla pandemia.
Si prenda, ad esempio, il caso denunciato nel corso di una diretta Facebook dal sindaco di Colle Sannita, che riguarda un disguido della Asl Benevento.
Michele Iapozzuto, primo cittadino del comune di Colle Sannita, ha parlato di un’indagine condotta all’interno di una scuola, il liceo scientifico del paese. Alcuni ragazzi avevano denunciato il fatto di essere entrati a contatto con un positivo al coronavirus e, pertanto, si erano sottoposti a tampone. Tuttavia, questi alunni avevano fatto il test circa nove giorni fa, senza avere risposta nel frattempo.
Per questo motivo, le istituzioni cittadine hanno fatto pressione affinchè la Asl potesse chiarire il motivo del ritardo. E la motivazione ha davvero dell’incredibile: «Queste persone avevano effettuato il tampone circa nove giorni fa alla Asl e la Asl ieri mattina ci ha comunicato che i tamponi, sembra assurdo dirlo, sono stati smarriti — ha detto il sindaco non senza qualche imbarazzo -. Queste persone sono andate stamattina e a rifare i tamponi e siamo in attesa del responso. Nel frattempo il governatore De Luca ha chiuso le scuole quindi sotto questo aspetto siamo protetti affinchè il virus non si diffonda nell’ambito scolastico».
Non si tratta di persone con sintomi, ma di presunti contatti di un positivo e questo — in qualche modo — mitiga un po’ l’errore. Ma ciò non toglie il problema arrecato al gruppo di cittadini, che si è sottoposto al tampone per una seconda volta, ripetendo un test in ogni caso non piacevole. Il tutto mentre la catena di montaggio per processare i tamponi subiva una evitabilissima battuta d’arresto. Tra l’altro, a quanto pare, non sarebbe l’unica segnalazione del genere nelle ultime ore.
La temperatura di un Paese si misura anche da questi piccoli episodi. E l’Italia, in questo momento, sembra sull’orlo di una crisi di nervi.

(da agenzie)

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ULTIMO DUELLO TV: PER GLI AMERICANI HA VINTO BIDEN 53% A 39%

Ottobre 23rd, 2020 Riccardo Fucile

IL SONDAGGIO DELLA CNN DOPO IL DIBATTITO CHE STAVOLTA SI E’ SVOLTO IN MANIERA CIVILE

Questa volta Donald Trump ascolta i suoi consiglieri e, anche se scuro in volto, disputa l’ultimo duello tv con Joe Biden mostrandosi piu’ distaccato e meno guastatore. Ma alla fine del dibattito, a 12 giorni dalle elezioni, non sembra aver assestato colpi letali in grado di cambiare la traiettoria di una gara che vede il suo rivale avanti in tutti i sondaggi. Anche perche’ l’ex vicepresidente, con il sorriso e la serenita’ di chi sente gia’ in tasca la vittoria, ha retto bene agli assalti, ha contrattaccato efficacemente e soprattutto non ha commesso una delle sue frequenti gaffe.
Secondo un sondaggio della Cnn l’ultimo dibattito è stato vinto da Biden per il 53% degli americani. Al presidente in carica solo il 39% delle preferenze, secondo la rilevazione
Sul palco della Belmont University di Nashville, Tennessee, i due candidati alla Casa Bianca si sono scontrati su tutto ma almeno il confronto non e’ degenerato in una caotica rissa come il primo. Merito anche del microfono spento a turno per lasciare a entrambi due minuti ininterrotti all’inizio di ogni tema e della conduzione puntuale di Kristen Welker, l’anchor afroamericana della Nbc che Trump aveva attaccato come faziosa prima del duello. Le prime scintille sono state sulla pandemia.
Trump ha tentato di difendere il proprio operato, ha scaricato tutte le colpe sulla Cina, ha promesso l’arrivo di un vaccino nelle prossime settimane e ha rilanciato la necessita’ di aprire il Paese perche’ “non si puo’ stare in cantina come fa Joe”. “New York e’ una citta’ fantasma che sta morendo”, ha accusato. Ma l’avversario gli ha rinfacciato il tragico bollettino da primato del coronavirus negli Usa, le sue bugie, la sua mancanza di un piano: “chiunque sia responsabile di così tanti decessi non può essere presidente degli Stati Uniti”, ha sentenziato. Peccato che a un certo punto Biden abbia guardato l’orologio: un errore commesso da George H.W Bush nel 1992 durante il dibattito con Bill Clinton, considerato un gesto d’impazienza e difficoltà . Trump ha quindi giocato quello che pensava fosse il suo asso nella manica, la sorpresa di ottobre, accusando di corruzione il figlio di Biden, Hunter, per le sue attivita’ in Ucraina e in Cina quando il padre era vicepresidente. E lo ha fatto evocando un personaggio spuntato in queste ore, Tony Bobulinski, che ha confermato di essere stato nel giro di email sugli affari cinesi di Hunter. Ma e’ stato un boomerang.
Lo sfidante ha ribadito che in Ucraina non c’e’ stato nulla di poco etico e che in Cina il figlio non ha guadagnato nulla, prima di contrattaccare: “la persona che ha avuto problemi in Ucraina e’ lui, per aver tentato di corrompere il governo ucraino perche’ dicesse qualcosa di negativo su di me”, ha risposto, riferendosi all’impeachment. “E l’unico che ha fatto soldi con la Cina è questo tizio, ha aggiunto Biden indicando il rivale. Trump ha rilanciato accusando i Biden di aver preso 3,5 milioni di dollari dalla Russia. Ma Biden si e’ difeso bene: “Non ho mai preso un penny da un’entita’ straniera”, ha assicurato, rinfacciando al presidente di avere un conto segreto in Cina, di non pagare le tasse e di non rendere note le dichiarazioni dei redditi. I duellanti sono apparsi agli antipodi anche sulle questioni razziali: “sei uno dei presidenti piu’ razzisti della storia moderna” ha accusato Biden, dopo che Trump si era vantato di essere “la persona meno razzista in questa sala” e di aver fatto per gli afro-americani “piu’ di qualsiasi altro presidente da Abramo Lincoln”.
Lo scontro e’ proseguito sulla separazione dei figli degli immigrati al confine col Messico: “una politica criminale” per Biden, ma Trump gli ha contestato che “le gabbie usate per tenere i clandestini furono costruite da voi nel 2014”. E su questo Biden ha preso le distanze da Obama, di cui invece ha difeso la riforma sanitaria, ribattezzandola ‘Bidencare’ per il suo tentativo di allargarla con un opzione pubblica . Infine la sicurezza nazionale. Biden ha promesso che, se sara’ eletto, Russia, Cina e Iran “pagheranno un prezzo” per le loro interferenze nelle elezioni mentre Trump non ha espresso alcuna condanna.
Il presidente ha vantato inoltre di aver instaurato buone relazioni con Kim ma Biden ha paragonato il suo approccio all’acquiescenza con Hitler prima della seconda guerra mondiale.

(da agenzie)

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LAMORGESE: “PER EVITARE IL LOCKDOWN, I CITTADINI GUARDINO ALLE FORZE DELL’ORDINE CON RISPETTO, SONO I LORO ALLEATI”

Ottobre 23rd, 2020 Riccardo Fucile

LA NOTA DOPO LE AGGRESSIONI DA PARTE DI TEPPAGLIA DURANTE I CONTROLLI NOTTURNI

Serve responsabilità  da parte di tutti. Dalla politica ai cittadini, con l’obiettivo comune di evitare una nuova serrata generalizzata a livello Nazionale.
È l’appello lanciato dalla ministra dell’Interno che, in un’intervista a Il Corriere della Sera, ha parlato anche di alcuni episodi di violenza avvenuti di recente in Italia, con alcuni giovani che si sono scagliati contro gli agenti della Polizia locale (a Livorno) durante i controlli notturni per verificare l’attuazione dei protocolli dentro e fuori i locali. Luciana Lamorgese su lockdown nazionale è molto chiara: se ci saranno comportamenti responsabili, si riuscirà  a mettere un freno alla crescita dei contagi e, di conseguenza, alle ipotesi di chiusura.
«Divieti e chiusure limitate sono necessari proprio per prevenire situazioni e restrizioni peggiori, perciò i controlli devono essere rigorosi e i cittadini devono guardare alle forze dell’ordine come alleati, non come controparte»,   ha detto Luciana Lamorgese a Il Corriere della Sera. Il riferimento è a un episodio accaduto qualche notte fa a Livorno, dove alcuni giovani si sono scagliati contro vigili e urbani e carabinieri intervenuti nelle piazze e fuori da locali invitando chi non stava rispettando le regole (distanziamento sociale e corretto utilizzo della mascherina) ad avere un comportamento appropriato e responsabili.
Insulti e minacce che non sono nuove. Le pagine della cronaca quotidiana raccontano spesso di eventi simili, con gli agenti e i militari attaccati da alcune persone dopo l’invito al rispetto delle regole disposte in questo periodo di emergenza sanitaria in Italia. Luciana Lamorgese su lockdown si dice certa che la maggioranza degli italiani rispetterà  le regole e che il coprifuoco disposto in alcune zone del nostro Paese sarà  utile a prevenire una nuova chiusura generalizzata che porterebbe a gravi conseguenze a livello economico e sociale.
Il capo del Viminale ha poi sottolineato come si sia ricostituito un buono spirito di collaborazione con i sindaci e i rappresentanti locali, dopo le tensioni provocate dall’ultimo dpcm (quello del 18 ottobre) che invitava proprio i primi cittadini a disporre chiusure di locali, strade e piazze.

(da agenzie)

argomento: Sicurezza | Commenta »

I CARABINIERI SALGONO SUL TETTO E SALVANO UNA DONNA CHE MINACCIAVA DI SUICIDARSI

Ottobre 23rd, 2020 Riccardo Fucile

L’ABBRACCIO SUL TETTO E’ COMMOVENTE: QUESTA E’ L’ARMA DI CUI GLI ITALIANI SONO ORGOGLIOSI

Si stava per gettare nel vuoto dal tetto di casa sua, ma sono intervenuti i Carabinieri che l’hanno convinta a scendere. Il suicidio è stato sventato mercoledì 21 ottobre nella periferia di Roma.
Non tutti in questo periodo di difficoltà  riescono ad affrontare la vita allo stesso modo. E la signora che era salita sul tetto era di fronte a un crollo psicologico.
Un passante l’ha notata e ha subito chiamato i carabinieri. Appena avvisati, i militari dell’Arma sono intervenuti. Sono saliti sul tetto dove si trovava la donna, si sono avvicinati e l’hanno convinta a desistere da quel suo gesto estremo.
Sulla pagina Facebook dei Carabinieri si legge: “Contrastiamo il crimine, vigiliamo sulla sicurezza dei cittadini, ma soprattutto rispondiamo alla vostra richiesta di aiuto”. Poi il post prosegue: “Ieri eravamo anche seduti su un tetto accanto a qualcuno in difficoltà  per abbracciare il suo dolore, garantire la nostra presenza e donare la speranza in uno sguardo”
Il timore di poter essere contagiati, di perdere il lavoro, di restare chiusi a casa può essere insopportabile per alcune persone. È questo il motivo per cui da quando è iniziata l’emergenza Covid-19 la Regione Lazio e alcune strutture del Servizio Sanitario Nazionale hanno attivato uno sportello di ascolto psicologico.
Basta chiamare il numero verde 800 118 800 oppure uno di quelli delle Asl di Roma. Alcuni sono attivi tutto il giorno, 24 ore su 24, altri solo parte della giornata. È sufficiente consultare la lista. Una parola di conforto può essere d’aiuto ed evitare guai ben peggiori.

(da agenzie)

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