Destra di Popolo.net

SALVINI CONTESTATO DAI RISTORATORI TOGLIE IL DISTURBO DOPO 15 MINUTI

Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile

LO SPOT DIVENTA UN BOOMERANG: CORI DI “BUFFONE”…   E DALL’ENTOURAGE LEGHISTA QUALCUNO CHIAMA “COGLIONI” I MANIFESTANTI

“Buffone, buffone”. I ristoratori che hanno manifestato contro l’ultimo dpcm in piazza del Pantheon non hanno gradito l’arrivo di una delegazione leghista capitanata da Matteo Salvini.
Il segretario della Lega è stato fischiato e contrastato da una parte dei presenti, mentre altri ristoratori (tra cui tanti cuochi della federazione italiana) hanno avvicinato l’ex ministro per confrontarsi.
Salvini, dopo alcuni brevi dichiarazioni alle telecamere, si è rapidamente allontanato. Con lui c’erano i senatori William De Vecchis e Gian Marco Centinaio. Quest’ultimo il più nervoso, ha finito col litigare platealmente con alcuni manifestanti.
Racconta il Fatto: “alle 11.45 di una mattinata soleggiata, Matteo Salvini si presenta in piazza del Pantheon e inizia a girovagare tra le tovaglie bianche e le stoviglie di argento piazzate per terra dagli esercenti per protesta. Molti lo ignorano, qualcuno lo riconosce, anche solo per il codazzo di telecamere alle spalle: “Ma perchè è venuto Salvini? Cosa c’entra, noi in piazza non lo vogliamo”. Lui stringe qualche mano, scatta qualche selfie, ma nessun organizzatore gli si avvicina. Ma è già  tutto preparato: in fondo alla piazza fa un collegamento con le tv e poi, sempre a favore di telecamere, si ferma a parlare con un ristoratore che gli chiede se arriveranno i soldi promessi. Il leader della Lega poi accenna il solito comizio — “I 5 miliardi previsti sono una mancia, noi romperemo per vigilare che arrivino” — ma a quel punto però accade quello che Salvini non aveva previsto: prima qualche fischio, poi dalla folla dei ristoratori parte il coro “Buffone, buffone, vattene”. E lui,dopo solo un quarto d’o ra , non può che lasciare la piazza per evitare la contestazione. “Noi non avevamo invitato Salvini —spiega il presidente di Fipe Roma, Sergio Paolantoni — siamo apolitici, nessuno ci doveva mettere il cappello”

(da agenzie)

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NON TUTTI SI PIANGONO ADDOSSO E ASPETTANO I SOLDI DALLO STATO: TRE GIOVANI A LIVORNO APRONO UN BAR-RISTORANTE

Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile

“LA CRISI PUO’ ESSERE UN’OPPORTUNITA’, DOBBIAMO TRASMETTERE FIDUCIA E REINVENTARCI, NON ASPETTARE AIUTI”… E I CLIENTI NON MANCANO

Nel primo giorno in cui il dpcm imponeva la chiusura di bar e ristoranti alle 18, a Livorno nasceva un nuovo locale.
Il Surfer Joe, guidato da Luca e Lorenzo Valdambrini e da Francesco Tonarini, ha aperto le sue porte il 26 ottobre e, nonostante tutto, lo ha fatto con ottimismo e speranza rivolta al futuro, perchè “dobbiamo trasmettere fiducia, altrimenti si muore”. Lo racconta il Corriere della Sera:
“Abbiamo dieci dipendenti con tanta voglia di fare”, dice uno dei soci, Francesco Tonarini. “Ci siamo ritrovati in piena pandemia che eravamo a metà  cantiere, ci siamo interrogati se mollare tutto ma abbiamo detto no, dobbiamo andare avanti. Con la nostra apertura vogliamo dare un segnale a tutti i bar e ristoranti. Dobbiamo mettere in campo tutte le nostre energie, dobbiamo reinventarci, non dobbiamo sperare negli aiuti dello Stato. La crisi può essere anche un’opportunità ”.
L’esperimento al momento funziona: i clienti occupano le sale a colazione e pranzo e dopo le sei il servizio a domicilio permette di tamponare eventuali perdite legate alla chiusura.

(da agenzie)

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NIZZA, ATTACCO A NOTRE DAME: TRE MORTI, DECAPITATI UNA DONNA E UN UOMO

Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile

MATRICE TERRORISTICA: L’AGGRESSORE FERITO

L’incubo del terrorismo torna a colpire la Francia. Questa mattina un uomo armato di coltello ha sferrato un attacco nella cattedrale di Notre-Dame a Nizza: secondo BFM-TV, il bilancio è di tre morti e diversi feriti.
Due delle vittime, un uomo e una donna, sono state “decapitate” o “sgozzate” all’interno della cattedrale; l’altra vittima, una donna, sarebbe stata uccisa mentre cercava di scappare.
La polizia ha arrestato il responsabile – armato di coltello – e una squadra di artificieri si è recata sul posto. Non si esclude la presenza di complici.
Secondo alcuni media, ci sarebbe un secondo assalitore in fuga e ricercato. Il centro della città  è totalmente chiuso e tutti i negozianti e i clienti sono rintanati in uffici e negozi. “Non abbiamo dubbi che si tratti di un attentato: l’assalitore, quando veniva ricoverato, non faceva altro che gridare ‘Allah Akbar, Allah Akbar”, ha dichiarato il sindaco di Nizza, Christian Estrosi.
L’attacco è iniziato intorno alle 9 del mattino. L’attentatore è stato ferito e arrestato dalla polizia, che ha sparato almeno sette colpi. Il sindaco Estrosi ha twittato: “Siamo sconvolti per le tre vittime, due delle quali sono morte all’interno della basilica. Tra loro anche il custode tanto apprezzato dai parrocchiani. Nizza ha pagato un prezzo troppo alto, come il nostro Paese negli ultimi anni”.
Il presidente della Repubblica Emmanuel Macron sarà  alle 10.30 a Place Beauvau, dove è stata installata la cellula di crisi interministeriale per l’attacco a Nizza. Poi si recherà  sul luogo dell’incidente.
Il primo ministro francese Jean Castex ha lasciato l’Assemblea nazionale, dove si trovava per discutere il nuovo lockdown nazionale, per raggiungere la cellula di crisi aperta al ministero dell’Interno. La procura antiterrorismo francese è stata incaricata di indagare sull’accoltellamento.
È stata aperta un’inchiesta per omicidio con movente terroristico, tentato omicidio con movente terroristico e associazione di gruppo terrorista criminale.
L’attacco arriva a 13 giorni dall’uccisione di Samuel Paty, il professore di storia e geografia decapitato a Conflans-Sainte-Honorine dopo aver mostrato ai suoi studenti le vignette di Charlie Hebdo durante una lezione di educazione civica.

(da agenzie)

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GALLI SPUTTANA I QUOTIDIANI SOVRANISTI: “IL PRONTO SOCCORSO DEL SACCO E’ CHIUSO PER ECCESSO DI MALATI, PUR DI DIFFAMARE NEANCHE SI INFORMANO”

Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile

“ABBIAMO 19 PAZIENTI INTUBATI E 300 LETTI OCCUPATI, I POSTI COVID SONO ESAURITI”

“Abbiamo già  riconvertito di tutto e di più” ma “ieri sera avevamo 19 pazienti intubati, 47 persone in Cpap su 300 ricoverati, ed eravamo già  arrivati ad aver riempito tutto”. È l’allarme lanciato questa mattina da Massimo Galli, responsabile malattie infettive dell’ospedale Sacco, sulla situazione dei ricoveri da Coronavirus a Milano.
“Autorizzato dalla direzione sanitaria, dico semplicemente che a ieri sera” all’ospedale Sacco di Milano “avevamo 19 pazienti intubati, 47 persone in Cpap su 300 ricoverati, ed eravamo già  arrivati ad aver riempito tutto quello che avevamo ulteriormente aperto”. Lo ha detto l’infettivologo Massimo Galli, ospite di ‘Agorà ‘ su Rai 3, lanciando un allarme sull’aumento rapidissimo dei ricoveri di pazienti con Coronavirus nell’ospedale milanese.
Il Sacco, ha aggiunto, “a oggi ha attivato oltre 300 letti per il ricovero Covid. Abbiamo già  riconvertito di tutto e di più. L’ortopedia non è più un’ortopedia, ma è un reparto Covid per capirci”. Nonostante gli sforzi, la situazione è al limite: “Abbiamo già  riconvertito tutto quello che si poteva riconvertire, a 30 letti al giorno, per arrivare all’attuale situazione e probabilmente non basterà “, avverte il primario che si scaglia contro narrazioni giornalistiche a suo avviso non veritiere:
“Qualcuno che si candida a premio Pulitzer trova vuoto il pronto soccorso di un ospedale e neanche domanda se per caso non era stato chiuso per eccesso di arrivi di malati. Ma succede questo nel Belpaese”
“La situazione è decisamente pesante. Anche per sostenere gli sforzi di tutti i collaboratori, dico che stiamo tenendo duro e anche parecchio. Ma più di tanto non puoi tirare la corda, perchè rischia di spezzarsi”, ha aggiunto Galli.
Eppure, ripete, “determinati giornalisti, pur di sottolineare in senso diminutivo le realtà  per interessi che lascio chiaramente interpretare a chi vuole interpretarli, fanno anche della disinformazione rispetto alla realtà  vera delle cose”.
L’attenzione è anche per la curva dei contagi da Covid in Italia che “sale secondo le previsioni. Dall’altra probabilmente, ma devo verificarlo, forse oltre le previsioni. E questo è estremamente allarmante”.

(da Fanpage)

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LA BUFALA NEGAZIONISTA DEL PRONTO SOCCORSO DEL SACCO DI MILANO “VUOTO” CONFERMA CHE CI TROVIAMO DI FRONTE A UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Ottobre 29th, 2020 Riccardo Fucile

RIPRESO DAI GIORNALI SOVRANISTI E FATTO GIRARE SUL WEB PER SOSTENERE CHE IL COVID NON ESISTE UN VIDEO FALSO PER DUE MOTIVI

È diventato virale nelle ultime ore un video pubblicato sui social da una “negazionista” dell’emergenza coronavirus che vuole dimostrare come, a suo dire, il Pronto Soccorso dell’ospedale Sacco di Milano, uno dei centri di riferimento per i pazienti Covid sul territorio lombardo, sia in realtà  deserto.
La signora si fa riprendere prima all’esterno della struttura e poi all’interno per mostrare come, secondo lei, non vi sia alcun afflusso di ambulanze e malati Covid e, quindi, come medici e giornalisti stiano solo facendo “terrorismo“, termine utilizzato e abusato da chi la pensa come lei.
Peccato però che il suo video sia falso e, come sottolinea il sito Bufale.net, “del tutto privo di senso” per due motivi.
Il primo è che la donna si riprende all’interno della sala d’attesa del pronto soccorso dedicata ai parenti: ovviamente, da che è iniziata l’emergenza sanitaria, non è più consentito l’ingresso negli ospedali a nessuno fuorchè al personale e ai malati, ecco quindi spiegato perchè quella stanza è cosi vuota.
I parenti, anche volendo, non possono entrare in ospedale.
Il secondo fatto che consente di bollare come “fake news” il video della negazionista è il fatto che, all’ospedale Sacco di Milano, i malati Covid non arrivano al pronto soccorso dall’ingresso principale ma seguono un percorso differenziato di Triage. Insomma, anche in questo caso, è assolutamente legittimo che dove si trova la donna non vi sia nessuno nè il “via vai” di ambulanze.

(da agenzie)

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ZAIA DICE CHE CRISANTI SI E’ ATTRIBUITO IL MERITO DEI TAMPONI IN VENETO CHE INVECE SAREBBE IL SUO, MA CRISANTI LO INCHIODA: “ECCO LE CHAT CON IL GOVERNATORE CHE DIMOSTRANO IL CONTRARIO”

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

LA BRUTTA FIGURA DI ZAIA ….CRISANTI: “BASTA, LA MISURA E’ COLMA”

“Ho le prove, eccole. Il piano sanitario della Regione Veneta con i tamponi a tappeto è nato grazie al mio input e di altri colleghi dell’Università  di Padova. Nei giorni in cui scoppiò la pandemia ho tenuto rapporti stretti con il presidente Luca Zaia, ed è dimostrato dai messaggi che ci siamo scambiati”.
Andrea Crisanti, che si trova a Londra, ha deciso che la misura è colma.
Da mesi è sotto tiro da parte del governatore veneto che da un certo momento in poi (coinciso con l’offerta arrivata dal centrosinistra al virologo per una candidatura alle suppletive del Senato a Verona) ha continuato a rimarcare il successo del Veneto sul fronte Covid grazie alla macchina regionale e non all’intuito del docente.
Adesso, dopo l’anticipazione del libro di Bruno Vespa, che riporta una lettera molto dura della dottoressa Russo, responsabile della prevenzione della Sanità  in Veneto, il professore mostra i documenti.
Per capirli bisogna ricordare che il 21 febbraio 2020 c’è il primo decesso nell’ospedale di Schiavonia (Padova). Si tratta di un pensionato di Vo’. La Regione decide di chiudere il paese ed evacuare l’ospedale, per isolare i focolai. Vengono effettuati i primi tamponi alla popolazione.
A quel punto, una settimana dopo, entra in scena Crisanti, che propone di effettuare un nuovo giro di tamponi per avere una campionatura scientifica unica al mondo. E viene autorizzato dalla Regione.
Ma il pomo della discordia è il Piano sanitario regionale, che secondo la dottoressa Russo è stato concepito esclusivamente dalla Regione. Una rivendicazione che Russo rimarca in una lettera spedita alla rivista “Nature”, la stessa che ha pubblicato lo studio di Crisanti.
Secondo Bruno Vespa, la lettera risale a questo autunno. Per Crisanti, invece, non è mai arrivata a “Nature”. L’articolo è uscito a luglio, mentre la replica della Russo — con cui rivendica la paternità  della Regione Veneto al piano di prevenzione — è, quindi, di almeno tre mesi dopo.
CRISANTI SCRIVE A ZAIA
La messa a punto della strategia avviene tra l’8 e il 9 marzo. Crisanti a Zaia, via WhatsApp: “Le do’ in via confidenziale una prima fotografia di Vo’: tasso di reinfezione inferiore al 1 per 1000 dal 3% iniziale. La sorveglianza attiva funziona fra un paio di giorni avremo i primi dati completi è un successo senza precedenti un modello che può essere esportato a tutti i focolai senza necessariamente chiudere tutto”.
Zaia risponde con freccia indirizzata verso l’alto con il simbolo “top”. E’ entusiasta, infatti, aggiunge: “Ho chiesto al Corriere di intervistarla”. E invia un’emoji con un braccio muscoloso.
IN AUTO DA LONDRA
Il secondo momento è il ritorno di Crisanti. “Giovedì sera sono in Italia. Solo ieri ho ricevuto dal prefetto la documentazione per poter tornare in auto in quanto tutti i voli sono cancellati. Oggi pomeriggio le mando il progetto”.
Così scrive il 9 marzo a Zaia. E spiega: “La mia idea era doppiare la capacità  di fare tamponi a Padova e aprire un laboratorio a Schiavonia. Per ogni positivo identificato faremo il tampone a parenti contatti e tutti gli abitanti in un raggio di 100 m. Il fatto che ora le persone si muovono meno faciliterà  la nostra azione“.
“FAREMO 10MILA TAMPONI AL GIORNO”
C’è poi un’aggiunta importante, perchè indica già  allora un numero che lo stesso Zaia ha esibito in numerose conferenze stampa. “Potremmo arrivare a fare diecimila tamponi al giorno e poi nel giro di una settimana ne portiamo uno in ogni provincia e potenziamo quelli esistenti”.
Il riferimento finale è alla dotazione del macchinario. La dottoressa Russo ha rimproverato a Crisanti di aver scritto solo su “Nature” le conclusioni dell’indagine effettuata a Vo’ e finanziata dalla Regione.
Ma il 9 marzo Crisanti dava i primi risultati in diretta: “Signor governatore abbiamo completato le analisi dei campioni di Vo’ che confermano un drammatico calo delle nuove infezioni con una caduta di 10 volte passando dal 3% a circa il 2,5 per 1000 che è generato da 7 nuove infezioni in individui totalmente asintomatici che sono stati posti in isolamento. Inoltre l’interruzione della trasmissione ha accelerato notevolmente il tasso di guarigione che a 10 giorni è vicino al 70% attribuibile possibilmente alla ridotta probabilità  di infezione”.
IN TUTTE LE PROVINCE
Ed è il 9 marzo che Crisanti fa la proposta a Zaia. “Per estendere questo approccio a tutta la regione suggerisco le seguenti azioni: 1. raddoppiare la capacità  di Padova e mettere Schiavonia nelle condizioni di eseguire tamponi; 2. creare la capacità  di fare tamponi in tutte le province della Regione Veneto; 3. iniziare a testare tutti i cittadini che lamentano sintomi che ora sono lasciati a casa senza diagnosi e in caso positivo testare i contatti ed estendere il test a tappeto per un raggio di 100 m; 4. iniziare a testare le categorie a rischio: polizia carabinieri personale sanitario e tutti gli operatori di servizi pubblici”.
E’ la filosofia del piano, così sintetizzata sempre su WhatsApp: “Questa azione farà  emergere la parte sommersa dell’infezione che inizialmente farà  aumentare la casistica ma nel giro di pochi giorni incominceremo a vedere i risultati. Se il modello Vo’ fosse stato applicato dall’inizio oggi festeggeremmo. Un cordiale saluto la ringrazio per la stima”.
Cinque minuti dopo, alle 14.29, Zaia risponde: “Senta direttamente la dottoressa Russo per definire il programma. E’ già  informata. Grazie”.
Il che significa che l’idea di effettuare un programma di tamponi è partita da Crisanti e la struttura sanitaria della Regione Veneto l’ha recepita, dopo esserne stata anticipatamente informata da Zaia che aveva parlato con Crisanti.
Il professore chiama subito la dottoressa Russo, e scrive a Zaia: “Ok grazie Ho provato a contattarla non mi ha ancora risposto la sentirò più tardi”.
In un altro messaggio il professore scrive: “La nostra strategia sta finalmente facendo breccia noi in Veneto siamo gli unici in Italia ad aver fatto le cose giuste dall’inizio. Domani presento il piano di potenziamento dei test all’assessore”.
Zaia approva e invita a fare in fretta: “Dobbiamo correre! Ho dato mandato di rinforzare il personale le microbiologie… grazie!”.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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PRIMA I SOLDI E POI LA VITA: I SOVRANISTI NON STANNO DALLA PARTE DEL POPOLO

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

I LORO “MITI” SONO TRUMP E BOLSONARO CHE HANNO FATTO DILAGARE L’EPIDEMIA E SEPPELLITO 380.000 CONNAZIONALI

I sovranisti italiani hanno la stessa “etica” di Trump e Bolsonaro, con in più una dose di sciacallaggio senza eguali, perchè qui stanno all’opposizione e la loro strategia   è quella di cavalcare la pancia del paese qualunque pulsione esprima.
Sono quelli che tuonavano contro il governo all’epoca non delle zone rosse ma delle zone arancioni. Ricordate Zaia.
Sono la Meloni che si faceva i video davanti al Colosseo in piena pandemia per invitare i turisti a venire, pensando di essere così paladina di qualche corporazione.
Anche Bolsonaro diceva che le chiusure erano sbagliate perchè si danneggiava l’economia. E abbiamo visto che è successo.
Anche Trump ha detto che il Covid non poteva fermare l’America e basta vedere quello che ancora sta succedendo.
Abbiamo visto Boris Johnson, che in attesa dell’immunità  di gregge ha decretato la morte di migliaia di cittadini britannici salvo poi rinsavire (in parte) quando la morte è stata ad un passo dal portarselo via.
Poi c’è stata la storia del virus clinicamente morto e dello tsunami diventato ondina (Zangrillo e Bassetti) perchè ci fosse il liberi tutti.
Dalle sceneggiate no-mask di Salvini, agli assembramenti e alle ammucchiate alle loro uscite politiche.
Dall’invito a non scaricare la app Immuni alla fiera opposizione a qualsiasi norma e regola all’insegna del: “Gli italiani vogliono vivere, vogliono respirare, vogliono amare” per dire basta anche al distanziamento interpersonale.
Poi la movida, le discoteche, i ristoranti e gli stabilimenti senza le necessarie distanze   e tutte quelle follie di una estate senza regole all’insegna dello sballo e del vil denaro che hanno visto i sovranisti in difesa di tutte le corporazioni che chiedevano le mani libere, come se la pandemia fosse un’invenzione
Chi nasce quadrato non può morire tondo e ai sovranisti non si può chiedere onestà  intellettuale perchè non conoscono nè onestà    nè intelletto ma solo odio e sciacallaggio.
Per loro centinaia di morti al giorno sono un prezzo accettabile da pagare per tenersi care le corporazioni   dalle quali sperano di attingere voti.
La vita delle persone in tempi di pandemia non è una priorità , prima vengono i soldi. E la loro scelta l’hanno già  fatta. Tutto il resto sono scuse e alibi per girarci intorno, perchè loro non stanno dalla parte del popolo.
Hanno come esempio due leader alla guida di paesi nei quali ci sono le fosse comuni dei morti di Covid.

(da Globalist)

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MA SALVINI CHE PROPONE IL BONUS PER I MEDICI CHE RINVIANO LA PENSIONE E’ LO STESSO CHE HA INTRODOTTO QUOTA 100?

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

PRIMA AGEVOLA I SANITARI CHE VOGLIONO ANDARE IN PENSIONE, ORA GLI VUOLE DARE UN BONUS ECONOMICO SE RESTANO… E SE OGGI C’E’ CARENZA DI PERSONALE NEGLI OSPEDALI E’ GRAZIE A LUI: IN 11.897 HANNO LASCIATO LA PROFESSIONE, SGUARNENDO DI FATTO LE STRUTTURE SANITARIE

Tra le 6 proposte della Lega per provare a contrastare il coronavirus — il tutto in alternativa al dpcm appena varato dall’esecutivo di Giuseppe Conte — c’è anche quella di stanziare un bonus per tutti quei medici che scelgono di rinviare la pensione.
Quindi, in questa fase, la forza lavoro di cui ci sarebbe bisogno negli ospedali è rappresentata anche da quelle persone che — in età  lavorativa avanzata — possono ancora prestare il proprio servizio in corsia.
Una situazione di emergenza che, tuttavia, va a cozzare con quella che è stata una delle bandiere della Lega nel governo giallo-verde, ovvero quota 100.
Lo ricordiamo: dal 2018 e per i successivi tre anni, quota 100 ha permesso a diversi cittadini italiani di andare in pensione in anticipo rispetto all’età  prevista dalla legge Fornero. Bastava raggiungere, appunto, quota 100 con gli anni dei contributi versati allo stato e l’età  del singolo beneficiario. Negli ultimi due anni ci sono stati diversi pensionamenti nel settore pubblico, soprattutto nella scuola e — guarda caso — nella sanità .
Ora, una delle sei proposte che la Lega ha fatto per frenare la pandemia, in alternativa al lockdown soft introdotto dall’esecutivo con la chiusura di bar e ristoranti a partire dalle 18, chiede proprio ai medici (che, magari, sarebbero andati in pensione quest’anno con quota 100) di ritardare il loro ritiro dal mondo del lavoro, a fronte di un piccolo incentivo economico.
Se la Lega fosse stata al governo e avesse proposto questa misura, si sarebbe clamorosamente contraddetta, a distanza di soli due anni.
A rafforzare questo aspetto, oggi, arriva anche un report consultato in esclusiva dal quotidiano Il Foglio e riportato in un articolo del direttore Claudio Cerasa.
Secondo questo report, quota 100 avrebbe permesso — negli ultimi due anni — 33.889 uscite nella scuola e 11.897 nella sanità .
Per Il Foglio, dunque, l’assenza di personale nelle scuole e nei reparti degli ospedali — che si avverte come un macigno in questa fase della pandemia — sarebbe anche responsabilità  della quota 100, misura introdotta sia dal partito (la Lega) che attualmente si trova a guidare l’opposizione, sia da uno dei partiti di governo (il M5S) che nel 2018 era alleato del Carroccio.
E la proposta sui medici sulla soglia della pensione fatta da Matteo Salvini conferma esattamente questa tendenza.

(da agenzie)

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MADRE POSITIVA AL CORONAVIRUS ORGANIZZA DUE FESTE PER IL FIGLIO: MUORE LA NONNA DI UN AMICHETTO

Ottobre 28th, 2020 Riccardo Fucile

LA FOLLIA DI ORGANIZZARE UN COMPLEANNO CON 60 PERSONE

C’è una vittima della festa organizzata da una mamma positiva al coronavirus per il compleanno di otto anni del figlio a Ladispoli.
È la nonna di uno degli amichetti, che è stata contagiata dalla madre anche lei al party al quale hanno partecipato sessanta persone. Ladispoli al momento conta 237 contagi.
Un’anziana è morta, dopo essere stata contagiata dalla figlia, che a inizio ottobre aveva partecipato a una festa di compleanno di otto anni, organizzata dalla mamma di un amichetto del suo bambino a Ladispoli.
La donna, che si era sottoposta a tampone perchè da giorni aveva tosse e qualche linea di febbre, sintomi del Covid, aveva deciso di non rinviare le due feste in programma per il figlio alle quali era prevista la partecipazione di circa sessanta persone, tra bambini, amichetti e compagni di classe e rispettivi genitori.
Ma dopo i festeggiamenti sul litorale della provincia di Roma, è arrivato l’esito dei test: positivo. “Abbiamo avuto una vittima correlata alla festa con la mamma positiva di Ladispoli — ha spiegato Simona Ursino, direttrice del Sisp (Servizio Igiene e Sanità  Pubblica) della Asl Roma 4 a Il Messaggero — le feste private sono state, e purtroppo sono ancora, un problema per la diffusione del virus”.
Ieri Ladispoli ha registrato 49 nuovi contagi di coronavirus, raggiungendo un totale di 237 attuali positivi, il Comune con il maggior numero di casi nel territorio della Asl Roma4.
L’attenzione è alta nei confronti degli incontri all’interno delle abitazioni private, come lauree, diciottesimi, cene e aperitivi, che, come spiega la Asl Roma4, vengono ancora organizzati con imprudenza, nonostante il coprifuoco imposto dall’ordinanza prima e il Dpcm del Governo, che li sconsiglia fortemente.
Ambienti chiusi e momenti di convivialità  in cui le persone abbassano la guardia e ciò favorirebbe la diffusione dei contagi.
Come ha spiegato la Regione Lazio in più occasione i casi positivi riscontrati negli studenti ad esempio, non sarebbero avvenuti a scuola, ma in occasioni extra scolastiche.

(da agenzie)

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