Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI VESPA, IL LEGHISTA STABILISCE QUELLO CHE I MEDIA DEVONO DIRE E COSA NASCONDERE: PURO STILE DA DITTATORE DELLA REPUBBLICA DELLE BANANE
Matteo Salvini interviene alla presentazione del libro di Bruno Vespa Perchè l’Italia amò
Mussolini e già qui si potrebbero aprire capitoli immensi (soprattutto per le grandi fotografie del tavolo dei relatori, tra cui anche Giorgia Meloni).
Ma alla presentazione del libro ha anche dato qualche titolo per alcune notizie di politica interna. Per chi si occupa di analisi dei mass media, ad esempio, non sono passate inosservate le sue analisi sui numeri odierni del coronavirus in Italia.
Premessa doverosa: è in corso una riunione fiume del consiglio dei ministri per decidere sulla zona rossa da mettere in piedi, eventualmente, dal 24 dicembre al 7 gennaio. Una richiesta che, adesso, risulta provenire anche dai governatori di centrodestra, compreso il leghista Luca Zaia che — con una gestione molto difficile della seconda ondata di coronavirus — si sta trovando molto in difficoltà in Veneto, con record di contagi e di morti nelle ultime settimane. Inoltre, nella giornata di oggi, si sono registrati 17.572 nuovi contagi e 680 morti.
Tuttavia, per Matteo Salvini sarebbe importante sottolineare i dati positivi della pandemia: «Sarebbe interessante, ma non sono certo io a suggerire i titoli ai telegiornali, sentire questa sera in televisione che stanno scendendo il numero dei ricoverati e il numero dei pazienti in terapia intensiva. Ogni tanto bisognerebbe dare un po’ di respiro agli italiani». Bruno Vespa, autore del libro, sottolinea che oggi per la prima volta dopo tanto tempo, il numero dei guariti è stato più del doppio dei nuovi contagi e che il tasso di positività è sceso, dopo giorni, sotto al 9%. Matteo Salvini ha annuito ed è andato avanti.
Resta comunque il fatto che, in una situazione così delicata come quella che stiamo affrontando — con le famiglie che non potranno riunirsi nelle vacanze di Natale e con il sistema economico in netta difficoltà — avere ancora una volta una visione così contrastante della gestione della pandemia (Matteo Salvini si era detto possibilista rispetto al fatto di istituire la zona rossa nelle vacanze natalizie) è un pessimo segnale.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
MA NON AVEVANO DETTO CHE ERANO STATE VERIFICATE LE REAZIONI ALLERGICHE DURANTE LA SPERIMENTAZIONE?
Una operatrice sanitaria statunitense cui è stato somministrato il vaccino contro il coronavirus di Pfizer e Biontech ha sviluppato una grave reazione allergica, ma le sue condizioni sono ora stabili.
Lo riferisce il “New York Times”, che cita fonti sanitarie del Barlett Regional Hospital di Juneau, in Alaska, dove l’operatrice sanitaria lavora e dove ha ricevuto il vaccino.
Il quotidiano evidenzia che il soggetto non aveva alcun precedente di allergie, ma ha sviluppato comunque una reazione allergica grave 10 minuti dopo la somministrazione del farmaco.
La donna aveva ricevuto la prima dose del vaccino di Pfizer e Biontech di fronte alle telecamere lo scorso 11 dicembre, nell’ambito della campagna governativa tesa a promuovere la “fiducia nei vaccini” tra i cittadini statunitensi.
La donna ha sviluppato rush cutanei, tachicardia e una crisi respiratoria, e le è stata somministrata epinefrina per placare i sintomi, che però si sono ripresentati, ed hanno costretto i medici curanti a fare anche uso di steroidi. Un ulteriore aggravamento ha costretto ad un ricovero in terapia intensiva.
Il caso aumenta però la preoccupazione in merito all’intensità delle reazioni avverse al vaccino, dal momento che secondo gli esperti l’infermiera ha rischiato di perdere la vita.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
L’EPIDEMIOLOGA SALMASO DELL’AIFA: “RISCHIO PARADOSSO: I PRIMI VACCINI POTREBBERO FARCI ABBASSARE LE CAUTELE”
“Se l’indice R resterà alto, se gli scettici saranno numerosi e se l’iniezione verrà interpretata come
un lasciapassare per una vita senza cautele, allora non riusciremmo ad arginare la circolazione del virus”. Lo dice, in un’intervista a Repubblica, Stefania Salmaso, epidemiologa e componente del nuovo comitato scientifico dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) per la sorveglianza dei vaccini contro il Covid.
“Potremmo addirittura assistere a un effetto paradosso”, avverte l’edidemiologa. “Se la falsa sicurezza dell’iniezione ci facesse abbandonare cautele, distanze e mascherine, i contagi potrebbero addirittura risalire con il vaccino”.
Salmaso osserva:
“Non sappiamo se il vaccino blocca solo i segni clinici o impedisce anche l’infezione. Nel primo caso i vaccinati resterebbero potenziali anelli della catena di trasmissione. Dovrebbero mantenere mascherine e precauzioni e non raggiungeremmo l’immunità di gruppo o di gregge. Riusciremmo però a evitare i casi seri di malattia, riducendo il dato drammatico delle vittime, alleggerendo le terapie intensive e permettendo al sistema sanitario di curare anche gli altri malati. Sarebbe comunque un grosso passo avanti e i dati in questo senso sono incoraggianti”.
L’epidemiologa sottolinea l’importanza di un comportamento cauto durante le feste natalizie:
“Il virus sta circolando molto nelle famiglie, che potrebbero decidere di incontrarsi per le feste. Le misure dei dpcm hanno rallentato i contagi fra i giovani, ma non possono eliminare i contatti in casa. Per questo la discesa della curva è così lenta […]. A Natale mettere a contatto famiglie diverse potrebbe amplificare questo effetto e far risalire l’indice R”.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“GOVERNO E REGIONI DEVONO ARGINARE LA TERZA ONDATA”… ECCO TUTTI I DATI REALI SU POSITIVI, VITTIME E TERAPIE INTENSIVE
La serrata di Natale è inevitabile per arginare la terza ondata. La discesa dei contagi è troppo lenta, gli ospedali saturi, oltre 20.000 i morti registrati nell’ultimo mese. “Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla”, puntualizza il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta.
È il messaggio affidato al report pubblicato oggi, basato sui dati rilevati dal 9 al 15 dicembre.
Rispetto alla settimana precedente il monitoraggio indipendente ha registrato una flessione dei nuovi casi (113.182 da 136.493), a fronte di una riduzione di oltre 88 mila casi testati (462.645 da 551.068) e di un rapporto positivi/casi testati stabile (24,5% dal 24,8%).
Diminuiscono del 9,5% i casi attualmente positivi (667.303 da 737.525) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono ricoveri con sintomi (27.342 da 30.081) e terapie intensive (3.003 da 3.345). Lieve calo anche per i decessi (4.617 vs 4.879).
Tranne che in Veneto e in Valle d’Aosta, in tutte le Regioni si evidenzia“la consistente e ingiustificata riduzione dell’attività di testing”, si legge nel report.
Il bacino dei positivi si svuota molto lentamente e in 6 Regioni si registra addirittura un incremento rispetto alla settimana precedente. In particolare, dopo il picco del 22 novembre (805.947), i casi attualmente positivi sono diminuiti in 24 giorni del 20,8%, con una riduzione media giornaliera dello 0,9%: tuttavia con oltre 667 mila casi attualmente positivi risulta al momento impossibile riprendere qualsiasi attività di tracciamento.
“Sicuramente le misure restrittive introdotte dal Dpcm del 3 novembre 2020 hanno frenato la diffusione del contagio – continua Cartabellotta – ma la lenta e irregolare discesa della curva, unita ad un rapporto positivi/casi testati stabile da tre settimane, suggeriscono che le misure di mitigazione abbiano ormai dato il massimo risultato e ora, con le progressive riaperture, verosimilmente la curva prima rallenterà la sua discesa per poi tornare inesorabilmente a salire”.
Anche sul fronte degli ospedali, “l’entità del rallentamento non lascia spazio a grandi entusiasmi”, fa notare Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione.
Il picco della seconda ondata per i ricoverati con sintomi è stato raggiunto il 23 novembre (34.697) e in 22 giorni si è ridotto del 26,9%, quello delle terapie intensive il 25 novembre (3.848) e in 20 giorni si è ridotto del 28,1%.
La soglia di occupazione da parte di pazienti Covid supera il 40% nei reparti di area medica in 10 Regioni e oltre il 30% nelle terapie intensive in 14 Regioni.
Continua l’aumento del numero dei decessi: 4.617 morti nell’ultima settimana, oltre 20.000 nell’ultimo mese e più di 31.000 nella seconda ondata dal 1 settembre.
Questi numeri – che catapultano l’Italia al primo posto in Europa per decessi totali da Covid (65.857) e per tasso di letalità (3,5%) – stridono molto con le parole del premier Conte secondo cui “Con misure calibrate e ben circoscritte stiamo reggendo bene questa seconda ondata”.
“Nell’imminenza delle festività natalizie -va avanti Cartabellotta – a fronte di dati tutt’altro che tranquillizzanti, le (in)decisioni politiche sono in balìa di conflitti istituzionali, compromessi partitici e reazioni emotive, piuttosto che essere informate da un piano strategico per tutelare la salute, sostenere concretamente l’economia e gestire le conseguenze sociali della pandemia”. In altre parole, se è doveroso il continuo appello alla responsabilità civica delle persone chiamate a non abbassare la guardia in alcun modo, Governo e Regioni devono ammettere che, dopo gli estenuanti tentennamenti di ottobre nell’introdurre le restrizioni, le hanno poi allentate troppo frettolosamente, senza attendere una flessione significativa dei contagi, nè un consistente svuotamento degli ospedali.
“In questo scenario – conclude Cartabellotta – la serrata di Natale è l’unica possibilità per non affacciarsi al nuovo anno con ospedali ancora saturi e servizi sanitari che rischiano di andare in tilt per la coincidenza tra riapertura delle scuole, picco dell’influenza e avvio della campagna di vaccinazione anti Covid. Non è più il tempo di giocare con i colori disorientando la popolazione, ormai stremata psicologicamente ed economicamente dal continuo e imprevedibile tira e molla sino all’ultimo minuto: Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla”.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
ANCHE IL PRESIDENTE SPAGNOLO SANCHEZ VA IN AUTOISOLAMENTO
Il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è stato diagnosticato ad oggi positivo
al Covid-19.
Questa diagnosi – si legge in una nota diffusa dall’Eliseo – è stata stabilita in seguito ad un test RTCPR realizzato dalla comparsa dei primi sintomi.
Conformemente alle indicazioni sanitarie in vigore applicabili a tutti, il presidente della Repubblica si isolerà per sette giorni. Continuerà a lavorare e a garantire le sue attività a distanza”.
Il premier spagnolo Pedro Sanchez si è messo in autoisolamento fino al 24 dicembre dopo aver saputo della positività al coronavirus del presidente francese Emmanuel Macron con il quale ha avuto una colazione di lavoro lunedì. Lo riporta El Pais.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
SI CONCLUDE UNA PRIGIONIA INIZIATA A SETTEMBRE… RESTA UN INTERROGATIVO: COSA ABBIAMO DATO IN CAMBIO AD HAFTAR?
Sono stati liberati i pescatori di Mazara del Vallo, dopo 107 giorni di prigionia in Libia. A dare la notizia sono stati il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio che sono volati stamattina il Libia per il passo decisivo che darà la libertà ai 18 pescatori chiusi in cella dal primo settembre.
La liberazione è confermata anche dai familiari: “Finalmente potremo riabbracciarli – dice Giusy Asaro subito dopo la notizia – adesso aspettiamo di sentirli presto, ancora non ci hanno chiamato ma presto lo faranno. Quando torneranno faremo una grande festa”.
Conte e Di Maio sono verso Bengasi. Fonti qualificate hanno indicato che al termine di un lungo confronto con i Servizi segreti Conte e Di Maio hanno disdetto altri impegni istituzionali in programma per la mattina e si sono messi in viaggio. Un faccia a faccia con Renzi è slittato alle 19.
Era il primo settembre, quando diciotto pescatori – otto tunisini, sei italiani, due indonesiani e due senegalesi – sono stati fatti prigionieri in Libia. Erano a bordo di due pescherecci di Mazara del Vallo, “Antartide” e “Medinea”, sequestrati dalle motovedette libiche. L’accusa avanzata dalle autorità della Libia, è di avere violato le acque territoriali, pescando all’interno di quella che ritengono essere un’area di loro pertinenza, in base a una convenzione che prevede l’estensione della Zee (zona economica esclusiva) da 12 a 74 miglia. Nei giorni seguenti al sequestro le milizie di Haftar hanno contestato, in modo infondato, anche il traffico di droga. Inoltre nel corso delle trattative sarebbe stata avanzata la richiesta di uno ‘scambio di prigionieri’, chiedendo l’estradizione di quattro calciatori libici condannati in Italia come scafisti di una traversata in cui morirono 49 migranti.
(da agenzie)
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Dicembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
NON SI VIVE DI MEDIAZIONI, DI FRONTE A UNA MEDIA SETTIMANALE DI 640 MORTI BISOGNA AVERE LE PALLE DI DECIDERE LA LINEA DURA SE VOGLIAMO SALVARE DELLE VITE
Il lockdown teorico di Natale durerà otto giorni: dal 24 al 27 dicembre, dal 31 dicembre al 3 gennaio.
Sono i giorni festivi e prefestivi nel periodo che va dal 24 dicembre al 3 gennaio. Chiusi ristoranti e bar. Chiusi i negozi. Vietati i movimenti non essenziali, anche all’interno del comune di residenza. Obbligo di autocertificazione e controlli per strada. Bandite feste e cenoni, ma anche il pranzo fuori dal proprio nucleo convivente.
Con due deroghe devastanti: è possibile allargare gli incontri di famiglia a due “congiunti stretti”, ad esempio genitori anziani, con la raccomandazione della mascherina (come no, ci crediamo tutti…)
E sarà consentito celebrare le messe, rispettando alcuni limiti orari già in vigore per il coprifuoco. Esclusi dal giro di vite, invece, le date feriali del 28, 29 e 30 dicembre.
È l’ennesimo compromesso. Soggetto ancora all’approvazione di Italia Viva, che ostentatamente diserta il lungo summit tra capidelegazione a Palazzo Chigi e, a sera, boicotta un incontro notturno che Giuseppe Conte prova a organizzare per approvare entro domani il dpcm.
Matteo Renzi infatti chiede a Teresa Bellanova, rientrata da Bruxelles, di non andare e presentarsi direttamente oggi con lui per la riunione sulla verifica di governo.
I rigoristi si scontrano per cinque infinite ore con l’avvocato. Ostile alla zona rossa, ostile a un blocco lungo del Paese, ostile pure a nuovi limiti per fermare il previsto esodo del 19-20 dicembre.
Le prenotazioni sono in piedi, sostiene il capo dell’esecutivo, le ferie programmate, non possono essere fermate. Eppure, la media dell’ultima settimana parla di 634 morti (ieri erano 680) e i contagi sembrano in risalita. L’allarme, nel mondo, altissimo.
Per questo, la richiesta iniziale di Roberto Speranza, Dario Franceschini e Francesco Boccia — supportati dai 5S – è quella di bloccare tutto dal 21 dicembre al 6 gennaio, o quantomeno dal 24 al 6.
Conte si oppone, strenuamente. Non vuole un lockdown di due settimane. Sul tavolo finiscono ragioni e toni degli scontri più duri: la responsabilità pesante da assumersi di fronte al Paese, gli ospedali al collasso, l’impossibilità di curare tutti i malati a cui servono le terapie intensive, il rischio di complicare la campagna vaccinale, la necessità di non riaprire le scuole in presenza il 7 gennaio
«Abbiamo il dovere di intervenire oggi senza esitazioni — è la linea Maginot di Franceschini – per salvare vite umane domani».
Alla fine, si raggiunge un punto di intesa. E il capo dell’esecutivo è costretto ad accettare vacanze di Natale per lo più in lockdown, per «scongiurare la terza ondata».
La zona rossa varrà per otto giorni, mentre per il resto delle feste dovrebbero restare in vigore le regole dell’area gialla: ristoranti aperti a pranzo, negozi tutto il giorno, coprifuoco alle 22.
Dovrebbero, perchè i rigoristi premono per prevedere in quelle date una zona arancione, con limiti alla circolazione extra comunale. Proprio a questo scenario si oppone Conte.
E forse Bellanova, il cui partito però assicura adesione alle regole, «se chiare e coerenti». Di certo, la renziana pretenderà ristori totali per i ristoranti.
Soldi per tutti finchè la Bce ci farà credito e centinaia di morti ogni giorno perchè interessano solo i voti dei presunti vivi.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
SI E’ BUSSATO A TUTTE LE PORTE DEGLI AMICI E SPONSOR DI HAFTAR SENZA OTTENERE NULLA DI CONCRETO
Una cosa appare certa: passeranno il Natale da ostaggi. Perchè nonostante aver bussato a tutte le porte degli amici e sponsor del sequestratore, i 18 marittimi di Mazara del Vallo non vedono la luce in fondo al tunnel. Sequestrati da oltre 100 giorni in Libia, ecco la loro condizione nel racconto di oggi del Corriere della Sera: “I due pescherecci italiani sequestrati sono ormeggiati alla banchina principale della zona militare costruita ai tempi di Gheddafi nel grande porto di Bengasi. Ieri poco dopo mezzogiorno non erano visibili sentinelle lì attorno. Sono fermi e vuoti da quando sono stati sequestrati dalle motovedette del maresciallo Khalifa Haftar, la notte tra l’uno e il due settembre. L’Antartide e il Medinea hanno le reti arrotolate sul ponte di poppa, vicino alle casse vuote, ben impilate, del pescato. I 18 membri dell’equipaggio (8 italiani, 6 tunisini, 2 indonesiani e 2 senegalesi) si trovano invece chiusi nella palazzina di quattro piani dell’amministrazione, sita a circa 500 metri dalle due barche. Secondo un collaboratore locale del Corriere, che è stato al porto militare ieri, i prigionieri sono relegati in un grande stanzone al secondo piano. Il cibo viene servito regolarmente: una dieta a base di pasta, pesce e verdura. Trascorrono il tempo guardando la televisione, hanno servizi igienici sempre accessibili. Sin dall’inizio del sequestro, e come già nei numerosi casi simili nel passato, le autorità italiane hanno chiesto che i marinai non venissero chiusi in un carcere con altri prigionieri. Alcune settimane fa era girata la notizia che fossero stati spostati nel carcere civile di El Kuefia, una quindicina di chilometri da Bengasi. Ma dal campo testimoniano il contrario. Si tratta però di prigionia a pieno titolo. Non hanno alcuna libertà di movimento. L’intera area è circondata da un muro di cemento. Vi si accede dal centro città soltanto da un posto di blocco controllato dalle teste di cuoio con l’uniforme blu dei commando della marina di Haftar, addestrate dai consiglieri militari russi ed egiziani. Quattro o cinque sentinelle stazionano notte e giorno all’entrata della palazzina. A sentire gli ufficiali di Haftar ci sono poche speranze che siano liberati per Natale. ‘La prossima settimana inizierà il processo agli italiani qui nel tribunale di Bengasi. Attendiamo il verdetto. E dobbiamo valutare se il governo di Roma è disposto a scambiare i calciatori libici condannati a 30 anni di carcere dai tribunali italiani’, spiega un alto graduato che comanda la difesa del porto, riferendosi al caso dei quattro giovani libici accusati nel 2015 dal tribunale di Catania di essere trafficanti di esseri umani e di aver causato la morte di 49 migranti.
Fonti locali spiegano inoltre la differenza del caso italiano con quello dei 17 marinai turchi a bordo del mercantile Mabruka fermati dai guardiacoste di Haftar il 5 dicembre e liberati solo 5 giorni dopo su pagamento di una cauzione da parte di Ankara.
Dicono: «La nave turca è stata ispezionata. Non trasportava armi o merce illegale. Gli italiani stavano invece gettando le reti nella zona esclusiva libica di pesca. Sapevano di contravvenire le nostre leggi e non era la prima volta”.
Il nulla di Roma
Una conferma che ormai non contiamo più nulla nello scacchiere mediterraneo viene da New York. Nei giorni scorsi il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la proposta del segretario generale, Antonio Guterres, di nominare il bulgaro Nickolay Mladenov come nuovo inviato speciale in Libia.
Mladenov sostituirà Ghassan Salamè, che aveva lasciato l’incarico lo scorso marzo per motivi personali. Il diplomatico bulgaro è stato negli ultimi anni il mediatore dell’Onu nel conflitto israelo-palestinese.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato contemporaneamente la proposta di Guterres di nominare il norvegese Tor Wennesland nuovo inviato Onu per il processo di pace in Medio Oriente. Wennesland ricopriva il ruolo di inviato speciale della Norvegia per il Medio Oriente. Wennesland prenderà il posto di Mladenov, nominato nuovo inviato speciale in Libia. Dunque: un bulgaro e un norvegese rappresenteranno le Nazioni Unite in un’area Sud rivestendo ruoli che l’Italia ambiva.
Il caso della nave turca
Il portavoce dell’armata del generale Khalifa Haftar, cioè dell’Esercito nazionale libico (Lna), Ahmed al Mismari, ha annunciato giovedì scorso che la nave turca Mabrouka, battente bandiera giamaicana, è stata rilasciata dopo la perquisizione e l’interrogatorio del suo equipaggio. Il colonnello al-Mismari ha dichiarato in una nota che la nave turca, il cui fermo da parte delle motovedette di Haftar risale al 5 dicembre, quando il cargo venne dirottato nel porticciolo di Raas al-Hilal, 80 chilometri a ovest di Derna e 40 a nord di al-Baida, sede del governo della Cirenaica.
La nave “è stata rilasciata dopo che è stata pagata una multa per aver navigato nelle acque territoriali libiche senza autorizzazione nonchè per essere entrata in una zona di operazioni militari” ha aggiunto al-Mismari. Secondo l’Lna la nave cargo, che aveva a bordo 17 uomini di equipaggio, di cui 9 cittadini turchi, era entrata in una zona proibita al largo di Derna.
Alla nave turca è stata comminata una multa mentre per liberare navi e marittimi italiani pare che Haftar voglia la liberazione di quattro rampolli di importanti clan che sostengono il feldmaresciallo, uomini che in Libia vengono definiti “calciatori” e che da noi sono in galera con condanne per reati gravissimi, incluso l’omicidio, legati allo sfruttamento dell’immigrazione illegale.
Uno “scambio di prigionieri” che si addice più ad accordo tra due nemici dopo un cessate il fuoco che a un sequestro arbitrario di cittadini italiani allo scopo di ricattare e umiliare Roma.
Dopo 100 giorni di prigionia nè Palazzo Chigi nè la Farnesina hanno usato termini inequivocabili e perentori paragonabili a quelli utilizzati dai turchi e che solitamente ogni Stato utilizza in simili circostanze. Roma ha di fatto informato il mondo che prendere di mira gli interessi (e i cittadini) italiani non comporta per nessuno “gravi conseguenze” e chi attua questa minaccia non verrà considerato un “obiettivo legittimo”.
Sul piano diplomatico il ministero degli Esteri non ha mai nominato un inviato speciale in Libia, figura la cui istituzione era stata annunciata un anno or sono dal ministro Luigi Di Maio poi rimasta lettera morta, che oggi avrebbe forse potuto essere di qualche utilità nella gestione della crisi dei pescatori.
Roma mostra così la sua inconsistenza, una resa incondizionata a chiunque abbia interesse a minacciare l’Italia, al punto che il governo Conte non ha neppure dichiarato che ‘nessuna opzione venga esclusa’ per riportare a casa i connazionali: formula solitamente utilizzata da sempre in circostanze simili per esprimere una deterrenza credibile che include anche opzioni militari graduali, dal blitz per liberare gli ostaggi a successive rappresaglie”.
“Ora diciamo basta: è ora che chi di dovere intervenga, anche con corpi speciali, affinchè i pescatori possano fare rientro nelle loro famiglie” aveva detto qualche giorno addietro il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero.
Le rassicurazioni del governo non bastano più. I familiari non ci stanno al silenzio della Farnesina e si dicono pronti a tornare a protestare a Roma. Compresi i parenti dei pescatori senegalesi, tunisini e indonesiani, ai quali, in questi lunghissimi 103 giorni di sequestro, non è stato concesso di poter sentire al telefono i propri cari in Libia.
Un lato oscuro di un’intricata vicenda che è davvero più complessa di quella che si pensasse in un primo momento. “In altri tempi abbiamo tollerato episodi simili che si sono conclusi in tempi molto più ravvicinati. Adesso diciamo che è stata superata ogni misura”, ha commentato monsignor Mogavero.
(da agenzie)
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Dicembre 16th, 2020 Riccardo Fucile
RENZI SBRAITA MA NON SI MUOVE… LA CABINA DI REGIA E’ UN TERRENO GIA’ SMINATO
Il clima proprio non c’è. E neanche l’affascinante coreografia di una crisi degna di questo nome,
fatta di incontri, più o meno clandestini, falchi, colombe, pontieri e pompieri, movimenti, dichiarazioni preparatorie, titoli e sottotitoli.
Dopo ampia ricognizione delle fonti, telefonate informate e approfondimenti del caso, il cronista arriva alla conclusione che anche la crisi di governo, paventata e minacciata a giorni alterni, va in lockdown.
Magari non proprio in zona rossa, ma arancione sì. Almeno fino a Capodanno.
Certo Renzi si presenterà all’incontro con Conte giovedì mattina con un suo documento, un’agenda, diciamo così, “polemica” che non prevede cabine di regia, ma una severa richiesta di una regia, chiederà di ridiscutere tutto con maggiore serietà sul Recovery — risorse, allocazione, strumenti — a partire dalla sanità , pronuncerà la parola Mes, la più divisiva di tutte, eccetera, eccetera, però l’atto, quello vero, al momento, non è previsto. Perchè, al netto dei titoloni, e il leader di Italia viva è bravissimo nel giocare sul filo della simulazione e della dissimulazione, il gesto che di fatto renderebbe il gioco duro è uno e uno solo: il ritiro della delegazione dei ministri dal governo. Non sarebbe l’apertura formale della crisi, ma e lì che si capisce se il gioco di fa serio oppure no.
Immaginate la scena, dopo un lungo e sofferto incontro: “Signori, abbiamo sempre detto che siamo qui per la politica, non per le poltrone. E la politica dice che le condizioni per una nostra permanenza nel governo non ci sono più, il che non significa che lasciamo la maggioranza, in questo momento delicato per il paese. Continueremo a sostenere i provvedimenti che ci convincono, ma ci rimarremo in modo autonomo, valutando di volta in volta ciò che riteniamo utile per gli italiani”. Insomma, mani libere, segno di una grande forza politica e morale propria di chi ha il controllo della situazione e non teme di perderlo.
Al momento questa eventualità non sembra esserci, perchè il problema è proprio questo: il controllo della situazione. È proprio questo controllo che manca, dato che accomuna tutte le parti in commedia: il premier che non ha chiaro il punto di caduta, e non solo quello, ripeterà lo schema nel quale ha acquisito una certa maestria, “troncare e sopire”, collezionare documenti e richieste per poi prendere tempo per un “documento di sintesi”; Renzi che pure era partito con la marcia alta ingranata ma ora non può spingere il pedale fino ad andare a sbattere perchè i suoi hanno timore che, in questi tempi di improvvisazione politica, si possa andare a sbattere, metti mai che la situazione impazzisce sul serio e si rischia davvero di andare alle elezioni.
E così, come in un gioco dell’oca, a voler fare una previsione si ritorna al punto di partenza. Che è un po’ quello che aveva detto il Pd a inizio novembre quando coniò la mitica formula del “patto di legislatura” per poi valutare, una volta stipulato, la necessità di mettere mano alla squadra di governo. Insomma, tutti prigionieri di un equilibrio fragile, ma senza alternative.
Per le crisi vere servono le cose enormi e le cose enormi coinvolgono le responsabilità corali. Parliamoci chiaro, la cabina di regia per gestire la ricostruzione, argomento rilevante, ma non proprio in cima alle preoccupazioni degli italiani, è un terreno già sminato perchè non c’è più l’emendamento alla legge di stabilità .
E, ormai è acclarato, se ne discuterà in Parlamento.
Sui servizi la Fondazione per la cybersicurezza è stata già stoppata. E anche il Mes, con tutto il rispetto, pur essendo rilevantissimo come sono rilevanti 36 miliardi sulla sanità in tempi di pandemia e ospedali in affanno è materia che non porta da nessuna parte perchè in questo Parlamento non c’è una maggioranza sul Mes, nè col Conte due nè col Conte ter: se cioè rompi su quello non c’è un governo successivo che può realizzarlo.
Ecco, ciò che spiega il perchè non ci sarà la crisi sono proprio i terreni scelti che non incrociano il vero argomento della discussione: i morti, la seconda ondata, le strategie messe in campo per affrontare l’emergenza sanitaria, il mancato rapporto dell’Oms, le accuse del viceministro Sileri sui “piani fantasma” e sui “manager sciatti” alla Sanità , insomma il principio di realtà .
Proprio oggi Italia Viva ha rinunciato a partecipare all’incontro dei capidelegazione di maggioranza dove si discuteva del lock down di Natale, che non è un provvedimento dei tanti, ma “la” decisione che più impatta sulla vita degli italiani, sulle imprese, sul Pil, ovvero l’assunzione massima di responsabilità in questa fase, una di quelle scelte “politiche” che rende legittima non una crisi ma una discussione vera e sofferta.
Nel comunicato che spiegava l’assenza si legge: “Sulle ulteriori misure da adottare il partito sosterrà lealmente la posizione del governo, purchè si decida tempestivamente e si diano ai cittadini regole chiare”.
Una vale l’altra. Chiaro, no?
(da “Huffingtonpost”)
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