Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
SCILLIERI RIVELA CHE PARTE DEI SOLDI CHE INCASSAVA COME CONSULENTE DELLA LOMBARDIA FILM VENIVANO GIRATI ALLA LEGA DI SALVINI SECONDO QUANTO GLI AVEVANO CONFERMATO DI RUBBA E MANZONI
Il commercialista Michele Scillieri sapeva che parte dei soldi che ‘retrocedeva’ a Di Rubba e Manzoni
finivano alla Lega di Salvini.
La rivelazione è di quelle che potrebbero cambiare la storia dell’indagine sui fondi del Carroccio ed è emersa nel corso dell’interrogatorio del professionista, uno dei commercialisti arrestati nell’inchiesta milanese sul caso Lombardia film commission (Lfc) e che sta scavando anche su presunti fondi neri raccolti per il partito: una parte dei soldi che Scillieri incassava come consulente della Lombardia Film Commission e che poi ‘retrocedeva’ sarebbero stati girati anche alla Lega, stando a una confidenza che aveva ricevuto.
Il dettaglio, come detto, è emerso dall’interrogatorio di sabato scorso di Scillieri, nel cui studio venne registrata la ‘Lega per Salvini premier’ e finito ai domiciliari assieme, tra gli altri, ad Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, i due revisori contabili per il Carroccio in Parlamento, nell’inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, coordinata dall’aggiunto Eugenio Fusco e dal pm Stefano Civardi.
A inquirenti e investigatori, secondo le agenzie di stampa, Scillieri ha spiegato che lui girava a Di Rubba e Manzoni una parte dei soldi (a volte anche metà del compenso) che riceveva come commercialista consulente dal 2018 dalla Lfc.
Veniva pagato ogni trimestre dalla Film Commission con compensi anche da 24mila euro. E poi parte di questo denaro ‘retrocesso’, stando a ciò che gli avrebbe confidato uno dei due, sarebbe andata anche al partito.
Nell’interrogatorio i pm hanno mostrato a Scillieri anche alcune fatture, quattro in totale, con le quali sono state giustificate formalmente le ‘retrocessioni’ di denaro che andava dal professionista ai revisori.
Secondo l’accusa, Di Rubba e Manzoni hanno emesso fatture su consulenze professionali affidate a Scillieri. E poi i soldi, stando a ciò che lui era venuto a sapere, sarebbero stati girati ulteriormente in parte verso il partito e sulla base di quello che gli era stato presentato come un ‘accordo’.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
RESPINTO IL RICORSO DELLA SORELLA DI FALCONE CONTRO UNA PIZZERIA DI FRANCOFORTE BATTEZZATA CON IL NOME DEI DUE GIUDICI E CHE SULLE PARETI ESPONE LE FOTO DI ESPONENTI DELLA MALAVITA
Per la sua pizzeria a Francoforte sul Meno, in Germania, ha scelto il nome “Falcone e Borsellino”. Sui muri del locale ha appeso la celebre foto che ritrae insieme i giudici e accanto ha messo l’immagine di don Vito Corleone del celebre film Il Padrino.
Una violazione della memoria dei due magistrati antimafia denunciata dalla sorella del giudice Giovanni Falcone, la professoressa Maria Falcone. Ma il ricorso è stato respinto perchè “il giudice ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeria”.
Sulle pareti, oltre alle foto dei magistrati e a quelle del Padrino, una serie di buchi a simboleggiare fori di proiettile.
Bene e male insieme tra piatti di pasta, pizze e birra. Nel ricorso la professoressa Maria Falcone ha richiesto al Tribunale tedesco di inibire al proprietario del locale, Constantin Ulbrich, di utilizzare il nome Falcone nell’intestazione della pizzeria.
Ieri il deposito del verdetto: ricorso respinto perchè, scrive il tribunale, sono passati quasi 30 anni dalla morte di Falcone e il tema della lotta alla mafia non è più così sentito tra i cittadini. Inoltre – prosegue la sentenza – il giudice ha operato principalmente in Italia e in Germania è noto solo a una cerchia ristretta di addetti ai lavori e non alla gente comune che frequenta la pizzeria.
A nulla sono valsi i documenti prodotti dalla Fondazione Falcone e dalla sorella del magistrato assassinato a riprova della fama internazionale e in particolare della notorietà in Germania del magistrato palermitano. “E’ una sentenza che ci addolora molto. Proprio nel momento in cui il valore del lavoro e dell’eredità umana e professionale di Giovanni Falcone viene riconosciuto a livello mondiale, un magistrato di un paese che soffre sulla sua carne il pesante ingombro della presenza delle mafie scrive un verdetto simile” dice Maria Falcone.
“Meno di due mesi fa – spiega la professoressa – e cito solo l’ultimo di una lunga serie di episodi in tal senso, al termine della Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale riunita a Vienna, è stata approvata all’unanimità da 190 Paesi una risoluzione che riconosce il contributo dato da Falcone alla lotta al crimine organizzato internazionale. Numerosi, inoltre, sono stati i riconoscimenti che alla figura di mio fratello sono stati tributati da istituzioni ed enti di un Paese come la Germania che, nel tempo, ha mostrato grande sensibilità ai temi della mafia e della legalità “. “Faremo ricorso in appello- conclude Maria Falcone- contro un provvedimento che riteniamo ingiusto anche alla luce del valore che assume in una città con una fortissima presenza di italiani che ben conoscono il significato della lotta alla mafia e il sacrificio di chi per la giustizia ha perso la vita”.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
CALCI E PUGNI, UN VIGILE ALL’OSPEDALE… ESSENDO PARIOLINI FIGLI DI PAPA’ NESSUN POST DI CONDANNA DEI SOVRANISTI
Riuniti a Viale Parioli per l’aperitivo una ventina di ragazzi della Roma bene sono stati segnalati da
un cittadino che ha chiamato i vigili. Quando sono arrivati gli agenti della polizia municipale del gruppo Parioli hanno iniziato a elevare multe per violazione delle disposizioni anti-covid.
Ma non fila tutto liscio. La comitiva reagisce, partono i calci e i due agenti vengono sopraffatti. Uno finisce all’ospedale mentre l’altro, arrivati i rinforzi identifica gli aggressori, racconta Repubblica Roma:
Quando gli agenti chiedono i documenti a un 20enne, con una vistosa sutura dietro l’orecchio dovuta una rissa avvenuta pochi giorni fa all’esterno di un rinomato Caffè del rione Prati, i caschi bianchi vengono accerchiati da oltre 20 persone.
Tutti ragazzi di Roma Nord. Allergici alle divise, alle imposizioni del Dpcm. Piovono insulti. Poi il 20enne strappa dalle mani dei vigili il foglio del verbale che stanno finendo di compilare i suoi documenti. La scena s’infiamma. E non appena l’agente si gira, qualcuno gli assesta dei calci sul fianco e sulla gamba.
Il poliziotto è ferito, verrà trasportato d’urgenza al pronto soccorso del Pertini. Mentre il suo collega, con i rinforzi, terminano di identificare e multare tutti i presenti. E presto scatteranno le denunce per resistenza, oltraggio e lesioni a pubblico ufficiale.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
INDAGATI ALCUNI DIRIGENTI DELLA JUVE, EMESSI 4 AVVISI DI GARANZIA
“Gli accertamenti investigativi hanno consentito – sostengono i pm – di comprendere come, nei primi giorni del mese di settembre del 2020, la dirigenza del club torinese si fosse attivata, anche ai massimi livelli istituzionali, per ‘accelerarè il riconoscimento della cittadinanza italiana nei confronti di Suarez, facendo, quindi, ipotizzare nuove ipotesi di reato a carico di soggetti diversi dagli appartenenti all’università , tuttora in corso di approfondimento”.
I militari del nucleo di polizia economico – finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare interdittiva della sospensione, per otto mesi, dall’esercizio del pubblico ufficio per la rettrice Giuliana Grego, il direttore generale Simone Olivieri, la professoressa Stefania Spina (che ha preparato Suarez all’esame) e il componente della commissione “Celi Immigrati” Lorenzo Rocca, per i reati di rivelazione del segreto d’ufficio finalizzata all’indebito profitto patrimoniale e plurime falsità ideologiche in atti pubblici.
Dopo le perquisizioni e sequestri del 22 settembre 2020, le indagini hanno irrobustito il quadro probatorio che già si era delineato in ordine all’organizzazione, da parte degli indagati, nel corso di una sessione istituita ad personam, di un esame “farsa”, che ha consentito il rilascio dell’attestato di conoscenza della lingua italiana del tipo “B1” all’attaccante Luis Alberto Suarez, requisito indispensabile per l’ottenimento della cittadinanza.
“In particolare, è emerso che i contenuti della prova erano stati preventivamente comunicati allo stesso calciatore, giungendo a predeterminare l’esito ed il punteggio d’esame, per corrispondere alle richieste che erano state avanzate dalla Juventus, con la finalità di conseguire un positivo ritorno di immagine, tanto personale quanto per l’Università “.
Condividendo le ipotesi accusatorie, il giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari avendo rilevato “il concreto ed attuale rischio che gli indagati, se non sottoposti ad idonea cautela, ripropongano condotte delittuose analoghe a quelle per le quali si procede, avendo mostrato di considerare l’istituzione di cui fanno parte e che rappresentano alla stregua di una res privata gestibile a proprio piacimento”.
(da agenzie)
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Dicembre 4th, 2020 Riccardo Fucile
IL PIANO DELIRANTE DI TRE INCENSURATI FERMATI DI NOTTE PER UN NORMALE CONTROLLO ANTI-COVID
Confessare spontaneamente di avere un piano diabolico per uccidere tre persone e rapirne una
quarta non sembra una buona idea, soprattutto se l’unico motivo per cui si è stati fermati è un controllo anti COVID per aver violato il coprofuoco. Eppure, racconta Repubblica Bologna, è quello che è successo a Imola.
Tre persone sono state fermate e dopo che nella loro Panda sono stati trovati degli attrezzi poco usuali hanno spiegato che dovevano usarli per rapire una ragazza di 23 anni, ex fidanzata di uno dei tre, e uccidere i suoi genitori e il suo fidanzato:
Tutto ha inizio alle 2 di notte di lunedì, quando una pattuglia della compagnia di Imola, comandata dal capitano Andrea Oxilia, nota una Panda rossa col motore acceso e alcune persone a bordo. I carabinieri si avvicinano all’auto ferma davanti a un condominio e chiedono spiegazioni agli occupanti sulla loro presenza a quell’ora in un comune che non è quello di residenza.
In auto infatti ci sono un 37enne di Pianoro, un 45enne di Bologna e un 25enne di Casalecchio di Reno che non hanno apparentemente alcuna ragione per circolare a Imola, tanto più con le restrizioni del Dpcm del Governo.
I tre inizialmente dicono di avere appena finito il turno di lavoro e di essersi fermati a chiacchierare. I militari provano a verificare il racconto chiedendo un contatto con
l’azienda. E qui iniziano le prime divergenze tra le versioni fornite dai fermati.
A quel punto la pattuglia si insospettisce, chiama rinforzi e inizia la perquisizione dell’auto. Si scopre così che nel portabagagli c’è un borsone con tre passamontagna, un coltello da macellaio, un paio di manette, un bastone, forbici, lacci emostatici e guanti. “Attrezzi” che non sono certo una dotazione da operai, ma sembrano appartenere più a una banda di criminali. I tre vengono portati in caserma e interrogati separatamente. Arrivano altre contraddizioni fin quando, messi alle strette, non salta fuori il loro piano.
Il gruppo voleva convincere l’ex fidanzata del 45 enne, una ragazza di 23 anni che lo ha lasciato a gennaio scorso, a rimettersi con lui e andare a vivere assieme, lontano da Imola e Bologna. Per farlo erano disposti a tutto. Volevano narcotizzare la giovane, uccidere i suoi genitori (coi quali abita) e andare a cercare il nuovo fidanzato per ammazzare anche lui.
Il Corriere Bologna spiega che tracce del piano erano presenti anche nelle chat trovate nei telefoni sequestrati ai tre:
Non solo, nei telefoni sequestrati dai militari ci sarebbe una lunga scia di messaggi nei quali si rivelerebbe una volontà ancora più tragica, uccidereigenitori con cui la 23enne vive nella sua casa di Imola, e anche il nuovo compagno. L’ex è un 45enne impiegato bolognese, incensurato e insospettabile come gli altri due suoi complici finiti in manette, un 37enne di Pianoro alla guida della Fiat e un 25enne di Casalecchio seduto sul sedile posteriore, operaio uno e disoccupato l’altro. Sono stati arrestati lunedì dai carabinieri del Norm di Imola e su disposizione del pm Michele Martorelli portati in carcere, tranne il 37enne ai domiciliari, con l’accusa di atti persecutori
Avrebbero potuto pianificare una storia coerente da raccontare in caso di controlli, come poi è effettivamente successo. Per fortuna non erano abbastanza svegli per farlo.
(da agenzie)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
TRA “LOGICA A PACCHETTO” E GARANZIE…ANCHE IN FORZA ITALIA C’E’ MARE MOSSO
“Se mercoledì prossimo 16 senatori grillini più l’intero gruppo di Forza Italia voteranno contro il Mes, il giorno dopo il premier Conte dovrà salire al Quirinale per dimettersi. Vi sembra uno scenario probabile?”.
L’auspicio dei giallorossi è che non lo sia. Il conto alla rovescia verso il 9 dicembre è iniziato, i “pontieri” della maggioranza (e nell’opposizione) sono in campo. Primo Luigi Di Maio, che ribadisce il no alla riforma ma punta a disinnescare “un voto di sfiducia sul premier che abbiamo incaricato noi”.
Al ministero delle Politiche Europee si lavora per un compromesso che riduca nettamente l’area del dissenso in casa M5S, e consenta eventualmente a Silvio Berlusconi di imboccare il sentiero dell’astensione.
Due i punti sul tavolo: subordinare il via libera al Mes “sanitario” a un ulteriore voto parlamentare ad hoc e limare la “logica a pacchetto” chiesta dai frondisti M5S.
Intanto si attende l’assemblea dei gruppi Cinquestelle domani sera per capire i rapporti di forza interni. Mentre tra gli azzurri, dopo le scintille di ieri, si tenta la ricucitura.
Con gli occhi di tutti puntati sul Senato, dove non soltanto i numeri ballano ma si terrà il primo voto e quindi andrà data la linea. E dove le assenze mirate potrebbero fare la differenza.
Il boccino in mano ai Cinquestelle
Il boccino, però, per il momento ce l’hanno i Cinquestelle, dove 16 senatori e una quarantina di deputati sono usciti allo scoperto con una lettera per chiedere che non venga approvata la riforma del Mes “istituzionale” e soprattutto che non venga utilizzato il Mes “sanitario”.
La fronda ha scatenato un putiferio, con parlamentari che hanno ritirato la firma. L’ex ministro Toninelli fa sapere che la sua firma in calce è una fake news. Il capo delegazione Bonafede, ha escluso che salti il governo: “Basta leggere la lettera, c’è scritto che non c’è un problema di maggioranza”.
La tensione però resta alta e, alla vigilia del chiarimento, è ancora scontro. Le chat dei parlamentari ribollono. “Complimenti alla minoranza che scrive lettere e che vuole Draghi a Palazzo Chigi” l’accusa rivolta dall’ex sottosegretario Gianluca Vacca ai “dissidenti”. “Nessuno vuole Draghi premier, ma nemmeno che si facciano le stesse cose…” la replica. I più oltranzisti non mollano. “E’ una battaglia europeista, per chi vuole che scatole infernali come il Mes vengano smontate e sostituite da veri meccanismi di salvataggio. Andremo fino in fondo perchè siamo dalla parte giusta della storia” scrive il deputato Francesco Forciniti. E Giovanni Currò: “Il Mes è uno strumento anacronistico, serve la “logica del pacchetto”.
Il perimetro della trattativa
Al ministero guidato da Enzo Amendola, dopo l’incontro di ieri con i capigruppo giallorossi, si punta a “un testo condiviso, chiaro e che dia pieno mandato al governo”.
In realtà , un canovaccio c’è già . La possibilità di prevedere esplicitamente nella risoluzione il rinvio della partita sui 37 miliardi del Mes “sanitario” e la sua subordinazione a un successivo voto parlamentare ad hoc.
Una condizione che il Pd non avrebbe difficoltà a concedere, ma che non è considerata “garanzia sufficiente” dall’ala dura degli oltranzisti M5S. Che chiedono la “logica a pacchetto”, ovvero l’inserimento in un pacchetto più ampio, comprensivo dell’Edis (il sistema europeo di assicurazione dei depositi) e del Next Generation Eu, ovvero il Recovery Fund per i Paesi colpiti dall’emergenza Covid.
I Dem, a loro volta, fissano due paletti “irrinunciabili”. Uno: impossibile accettare una preventiva rinuncia al Mes “sanitario”. E due: impraticabile anche l’accettazione di una riforma “sub iudice”, ovvero con entrata in vigore rinviata (che creerebbe difficoltà anche in ambito europeo).
Intorno a questo perimetro, si tratta. Numeri alla mano: lo scoglio decisivo sarà in Senato. La maggioranza a Palazzo Madama conta 168-170 voti, contro i 146-149 dell’opposizione al completo. Per un voto a maggioranza semplice, la soglia sostenibile di dissenzienti grillini non può superare i 7-10. Considerando che alcuni senatori (Quagliariello, Saccone, Romani) voteranno a favore.
E che è atteso un “soccorso” dalle file dell’opposizione sotto forma di assenze mirate o persino di astensioni.
Al centro dell’attenzione c’è Forza Italia, spaccata dall’allineamento repentino sulle posizioni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Ma la cautela è molta: “Si può anche pensare di “salvare” il governo — ragiona un senatore — Ma se poi il governo cade lo stesso perchè non c’è l’autosufficienza, allora al danno si aggiunge la beffa…”.
Polveriera Forza Italia
Se alla Camera la fibrillazione è forte, al Senato la situazione del partito azzurro sembra sotto controllo. La capogruppo Anna Maria Bernini ha convocato l’assemblea mercoledì stesso (un modo anche per impedire che eventuali dissensi maturino), e assicura: “Saremo compatti”.
Pochissimi i “ribelli”, tra cui Andrea Cangini che sul voto sta riflettendo. Anche a Palazzo Madama, però, diversi non hanno apprezzato l’”allineamento” a Salvini e — soprattutto — che sia stata Licia Ronzulli ad anticipare la posizione ufficiale.
Un punto che potrebbe portare la deputata Renata Polverini a votare in dissenso: “Molto stupita delle modalità di comunicazione, Fi sta votando contro la sua storia”.
L’assemblea di ieri sera ha visto un duro scontro di posizioni. Meno di 60 su 91 i presenti. Antonio Tajani e la capogruppo Maria Stella Gelmini hanno difeso il no al Mes: “Non è che se votiamo lo scostamento diventiamo comunisti nè se votiamo no al Mes diventiamo salviniani — ha argomentato Tajani — Sono questioni tecniche e votiamo sempre a favore degli italiani”.
Botta e risposta con Renato Brunetta, che chiedeva “responsabilità ” per “non essere isolati in Europa”, ma il responsabile economico ha avuto uno scontro anche con Giorgio Mulè che gli ha rimproverato l’apprezzamento per Di Maio. Sestino Giacomoni ha insistito che la linea non è cambiata, e che la differenza tra i due Mes è sempre stata chiara.
I nervi sono alle stelle. Tra Paolo Russo, dell’area di Toti (che ha schierato i suoi per il sì) e Paolo Zangrillo volano parole grosse. Scintille anche tra Mulè, che secondo alcuni aspirerebbe a sostituire la Gelmini, e Osvaldo Napoli.
Il vice-capogruppo Roberto occhiuto — che sta preparando la risoluzione sul Mes — avvisa tutti: “Chi vota in dissenso è fuori”.
Aut aut che porta con sè una coda di veleni, quando circola la voce che Brunetta potrebbe perdere il suo ruolo nel partito. L’entourage del Cavaliere però smentisce. Resta la sensazione di una partita in cui i personalismi si intersecano. “Ormai è una guerra tra bande” scuote la testa un deputato. Adesso si tenta di ricucire le lacerazioni. L’idea è quella di una doppia risoluzione che vincoli anche ad accettare il Mes “sanitario”. Tuttavia, a mercoledì mancano cinque giorni. E saranno lunghi.
(da “Huffingtonpost”)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
I REGISTRATORI DI CASSA NON SONO AGGIORNATI CON IL SOFTWARE PERCHE’ NON L’HANNO RICHIESTO… SOLO 600.000 SU 1,4 MILIONI SI SONO ADEGUATI
Quella della lotteria degli scontrini in chiave anti evasione sarà una partenza azzoppata. Perchè circa
metà degli 1,4 milioni di nuovi registratori di cassa telematici che dialogano con l’Agenzia delle Entrate non ha ricevuto l’aggiornamento software messo a disposizione in piena estate, indispensabile per consentire ai clienti di ricevere i biglietti virtuali e partecipare alla riffa con premi fino a 5 milioni di euro.
Un intervento che per gli esercenti comporta ulteriori costi: fino a 300 euro tra installazione del software e scanner per la lettura del codice lotteria.
Spesa che molti, dato il momento di crisi, non vogliono sostenere.
Comufficio, che riunisce i produttori delle “casse 2.0”, conferma i numeri e spiega a ilfattoquotidiano.it che in ogni caso di qui al 31 dicembre è impossibile adeguare tutti gli apparecchi.
Così le associazioni di categoria dei commercianti chiedono al governo un ennesimo rinvio.
Passo indietro: con l’emergenza Covid l’obbligo di trasmissione telematica dei corrispettivi alle Entrate, sulla carta già in vigore per tutti, è stato di fatto rinviato allungando la fase transitoria fino al prossimo 1 gennaio.
Nel frattempo comunque gli esercenti si sono attrezzati, sfruttando il credito di imposta del 50% sui nuovi registratori telematici: stando agli ultimi dati dell’Agenzia, su 1,5 milioni di operatori Iva circa 1,4 milioni hanno comprato il registratore telematico o iniziato ad utilizzare la procedura web gratuita, pensata per chi come gli artigiani non batte scontrini ma fa solo ricevute.
La pandemia però ha determinato anche lo slittamento in avanti della lotteria degli scontrini, che sarebbe dovuta partire a luglio, e degli adeguamenti tecnici già previsti. I cui dettagli sono stati peraltro modificati dall’agenzia fiscale il 30 giugno.
“Di fatto però il dettaglio del programma per l’adeguamento dei registratori ai fini della dichiarazione precompilata Iva e della lotteria è stato rilasciato a metà agosto“, spiega Fabrizio Venturini, direttore generale Comufficio.
“Considerati i tempi dell’omologazione dei software, l’installazione da parte dei tecnici e la formazione degli esercenti che devono usarlo è iniziata ad ottobre”. Quando la questione non era in cima alle preoccupazioni degli esercenti rimasti chiusi per due mesi durante il primo lockdown.
Risultato: “Stando alle informazioni che abbiamo, solo 600mila registratori telematici sono stati adeguati”.
“Fino a ieri, quando si è iniziato a parlare della lotteria anche ai tg, i commercianti non se ne sono occupati”, è il punto di vista di Marco Franco della Vds di Rubano (Padova) che è tra i produttori di modelli approvati dalle Entrate. “Il 25 ottobre ho spedito 10mila pec invitando i clienti a sottoscrivere il contratto per l’adeguamento (quello per la lotteria è solo uno degli aggiornamenti da fare, l’altro è per la dichiarazione iva precompilata) e per lo scanner, mi hanno risposto in 500“.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
COMPRESE DUE CAMPIONESSE AZZURRE CHE ESSENDO ARRUOLATE UNA NELLA GUARDIA DI FINANZA E UNA NEI CARABINIERI DOVREBBERO CONTARE FINO A DIECI PRIMA DI CONFONDERSI CON LA TEPPAGLIA (VISTO CHE LO STIPENDIO GLIELO PAGHIAMO NOI)
“Si parla di sci con 600 morti al giorno. Non siamo un paese normale”. Ha detto così Andrea Crisanti qualche giorno fa e sebbene io sia sempre d’accordo con tutto quello che dice l’epidemiologo, non ero mai stata così tanto d’accordo con lui.
Erano giorni che questo tira e molla sulla possibilità di andare a sciare mi evocava alcune immagini dell’estate appena trascorsa: proprietari di locali e discoteche che reclamavano aperture, avvisaglie evidenti di un disastro annunciato, la politica sottomessa.
Solo che quest’estate non c’erano 800 morti al giorno. Di andare a sciare si parla con le terapie intensive ancora affollate, mezzo paese ancora chiuso, 20mila nuovi contagi al giorno. E quindi mi sono azzardata a scrivere che chi smania per andarsi a fare la sciatina o per mangiare un piatto di spatzle in baita, in questo momento non ha capito niente.
Non ha capito che la cazzata estiva di riafferrare la normalità con arroganza, l’abbiamo pagata e la stiamo pagando ancora oggi. Che la stanno pagando anche loro.
Ho scritto che questa gente così scollegata dalla realtà dovrebbe provare per due minuti la paura e l’apnea di chi vive sotto al casco col Covid e poi forse rivedrebbe le sue priorità .
Da 24 ore le mie pagine Instagram e Facebook sono prese d’assalto dalla ferocia di maestri di sci, proprietari di impianti e hotel di montagna, guide, sciatori dilettanti e professionisti, montanari per scelta di vita e montanari della domenica.
Una pagina Instagram da boomer gestita ovviamente da un coraggiosissimo anonimo che raccoglie 30mila appassionati di sci ha postato il mio commento scrivendo: “Cosa le auguriamo? Tra l’altro ha un cognome (Lucarelli) che si addice a tante di quelle rime che finiscono con iselli…”.
Dopo pochi minuti, sono arrivati centinaia di commenti insultanti o di semplice dileggio, come quello delle due campionesse di sci Sofia Goggia e Federica Brignone, le quali anzichè disapprovare il livello della discussione (Lucarelli/Piselli) e inorridire di fronte al livello dei commenti, mi hanno derisa a loro volta.
Bulle tra i bulli, con i like di approvazione di tutta la caserma al completo, ben allineate con il linguaggio sessista e il cameratismo violento del web.
Campionesse solo in pista, e ben lontane dall’esserlo anche fuori come, per esempio, una Federica Pellegrini che questo linguaggio social nei confronti delle donne l’ha sempre condannato (e subito).
E poi maestri di sci che lavorano con i bambini che mi hanno augurato di morire, di finire con la faccia spaccata da uno scarpone, sciatori che mi hanno scritto che sono una lurida troia, che mi verranno a cercare, che mi devo ammazzare. Donne, tantissime donne, che hanno approvato gli insulti e ne hanno aggiunti di nuovi.
Poi c’è chi ha spostato il tema sull’economia, ricordando che anche nel mondo dello sci c’è chi deve lavorare, c’è crisi, “testa di cazzo, da mangiare ce lo dai tu” e così via, come se chi è proprietario di palestre, di impianti sportivi, di negozi di abbigliamento, ristoranti, bar, discoteche, teatri, scuole di danza, educatori, agenti di viaggio e dipendenti annessi (gusto per fare esempi a caso) non vivessero lo stesso problema e senza sconti, da marzo ad oggi.
Come se gli unici penalizzati in questa epidemia fossero loro, gli sciatori, che comunque fino all’8 marzo 2020, hanno continuato imperterriti ad affollare piste, hotel, seggiovie, contribuendo al contagio e alla lista dei morti pure quando ormai era evidente cosa stesse succedendo.
Come tanti altri, certo, ma quelle immagini degli sciatori in fila, ammassati, sulle montagne sopra Bergamo alla vigilia del lockdown, a marzo, mentre Bergamo e la Val Seriana erano già lazzaretti resteranno impresse nella memoria di tutti.
Inoltre, va detto, molti albergatori, guide ed altre persone che hanno o fanno attività in montagna, quest’estate hanno lavorato. Cosa che per esempio non è successa a chi ha alberghi e attività turistiche nelle grandi città come Roma, Firenze, Milano, Bologna. Gente — quest’ultima- che non lavora neppure adesso, grazie alla follia estiva che abbiamo creduto di poterci permettere.
Poi certo, resta una domanda: chi pretende di lavorare oggi sulla neve o di andarsi a divertire oggi sulla neve urlando, strepitando, rivendicando diritti, pensa che tre settimane di fatturato alle stelle pagate con il riacutizzarsi dell’epidemia e con altri lockdown rigidi, che imporrano chiusure a tutti e a tutto, piste da sci comprese, possano essere un buon affare?
Credono davvero, questi raffinati epidemiologi, imprenditori ed economisti, che un mese di impianti affollati e di guadagni facili ma brevi, per poi risprofondare nell’incubo delle terapie intensive piene, sia un grande affare?
Dovrebbero chiedere agli imprenditori nel mondo delle discoteche o della ristorazione se quest’estate è stata un affare per TUTTO il settore o solo per quelle poche decine, forse centinaia, di imprenditori che hanno fatto gli arraffa-tutto fregandosene di chi poi avrebbe dovuto lavorare quest’inverno e si è ritrovato con la saracinesca abbassata in autunno.
E inoltre, sarebbe il caso che un settore in cui per giunta è ampiamente diffuso il nero (ho chiesto a numerosi maestri di sci di raccontarmi i guadagni sulle lezioni private e non e le tasse pagate negli anni precedenti, per capire l’attuale situazione economica e i mancati guadagni, ma sono spariti nel nulla), comprendesse che l’arroganza con cui sta pestando i piedi negli scarponi, è malvista anche da altre categorie di lavoratori ben più vessate, che sono ferme da febbraio, che riprenderanno a lavorare per ultime, se sopravvivranno (le agenzie di viaggi, per esempio). E sì, certo che avete diritto ad aiuti e sussidi, come tutti, ma non all’arroganza delle pretese.
Riguardo gli insulti e tutto il resto, resta solo l’amarezza di sapere che questo paese è oggi diviso a metà : c’è chi piange i morti e chi piange perchè la seggiovia è ferma e aveva voglia di farsi il weekendino con gli amici.
C’è chi legittimamente è in pena perchè ha l’hotel vuoto e chiede sussidi, e chi ha l’hotel vuoto e chiede di fottercene tutti dell’epidemia perchè, come un invasato mi ha scritto, “noi viviamo per sciare”.
Per chiudere, vorrei ricordare alle due campionesse Sofia Goggia e Federica Brignone che si sono messe a partecipare alla shitstorm di migliaia di uomini contro una donna, due cosette: la prima è che sono arruolate una nella finanza e una nei carabinieri.
A entrambe lo stipendio lo paghiamo noi, quindi dubito empatizzino con le partite iva degli sci.
Alla Goggia ricordo anche che è bergamasca, per cui la inviterei a pensare con questo ardore alle file dei camion dell’esercito anzichè a quelle con gli skipass. E a tutte e due, per finire, che l’attività agonistica finisce, quel che conta, alla fine della corsa, è che donne si è diventate.
E su quest’ultimo fronte, da quel che vedo, siete ancora allo spazzaneve.
Selvaggia Lucarelli
(da TPI)
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Dicembre 3rd, 2020 Riccardo Fucile
ORA DICE CHE SONO SCELTE PERSONALI, OVVERO FATTI SUOI: MA ALLORA PERCHE’ STAVA A GIUDICARE GLI ALTRI?
Uomo e donna, famiglia tradizionale, valori cristiani, una dichiarata omofobia sventolata con
fierezza: Joseph Szajer, eurodeputato ungherese del partito di Orban, è uno di quelli che ha puntato tutta la sua carriera politica sugli orientamenti sessuali degli altri, uno di quelli convinti che il compito della politica sia quello di gestire gli aspetti più personali degli elettori come se fossero affare di Stato e addirittura indice di salute pubblica. Peccato che il contrappasso sia degno di un film, uno di quei film dove il protagonista vien sonoramente sbugiardato secondo l’antico adagio “fate quello che dico ma non fate quello che faccio”.
Szajer è stato beccato dalla polizia in un pub nel pieno centro di Bruxelles mentre brigava in un festino sessuale con altre 24 persone, un’ammucchiata in piena regola con un alto tasso alcolico e di droghe.
Sono spesso così i moralizzatori: pretendono di giudicare gli altri confidando di non essere giudicati.
Ma basta grattare poco poco sotto la superficie per scoprire, spesso, che sono semplicemente dei repressi che desiderano ciò che condannano, si costruiscono intere carriere su principi (spesso retrogradi e restrittivi delle libertà degli altri) che infrangono nel buio della propria cameretta e interpretano il ruolo dei conservatori professando una fede che loro stessi riconoscono restrittiva.
Parliamo di un uomo di punta di Orban, quell’Orban che ha voluto aggiungere alla Costituzione la frase “L’Ungheria proteggerà l’istituzione del matrimonio come unione di un uomo e una donna …”. Complimentoni, davvero.
Ma c’è un altro punto interessante in tutta la vicenda: nel suo comunicato con cui annuncia le proprie dimissioni dal Parlamento europeo, il moralizzatore decaduto Joseph Szajer chiede scusa alla sua famiglia, ai suoi colleghi e ai suoi elettori dicendo di avere tratto con le sue dimissioni “le conclusioni politiche e personali”.
Capito? Sono fatti suoi.
E quello che ha giudicato tutti ora chiede di essere giudicato secondo il suo metro di giudizio: niente, non ce la fanno proprio, fino alla fine.
(da TPI)
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