Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL PARTITO DI SALVINI AVEVA CHIESTO 500.000 EURO DI RISARCIMENTO
Nessun danno di immagine per la Lega. E’ quanto deciso dai giudici della corte di Appello di Genova nel processo d’Appello contro Francesco Belsito e tre imprenditori nel quale il Carroccio ha chiesto un risarcimento da 500 mila euro all’ex tesoriere perchè secondo i legali del partito dopo il deflagrare dell’inchiesta sui fondi della Lega, nella quale era rimasto coinvolto Belsito, ci sarebbe stata una perdita di consenso elettorale nel 2011 e 2013. I giudici hanno assolto Belsito.
Secondo gli avvocati del Carroccio, fra il 2011 e il 2013, quando scoppiò il caso, il partito patì un danno di immagine che fece precipitare i consensi della Lega: in particolare nelle elezioni amministrative del 2011 e nelle politiche del 2013 la Lega precipitò all’8 e poi al 4 per cento.
Per la verità Belsito e gli altri imputati in primo grado, professionIsti e manager – Romolo Girardelli, Stefano Bonet e Stefano Lombardelli – sono stati assolti dal tribunale di Genova perchè “il fatto non sussiste”.
Non erano, come sosteneva l’accusa, una associazione a delinquere fra il 2008 e il 2013 in grado di offrire consulenze tecnologiche fasulle per grandi gruppi industriali in cambio di sgravi fiscali.
Il pubblico ministero non aveva impugnato la sentenza di assoluzione, ma la Lega ha insistito nella sua richiesta di risarcimento danni che però è stata bocciata anche in Corte d’Appello.
Una posizione quella della Lega di Salvini diametralmente opposta a quella presa nel 2014, quando nei processi culminati con la caccia ai 49 milioni Salvini prese una decisione clamorosa, ritirando la richiesta di costituzione di parte civile, quindi di “vittima” delle operazioni di Bossi e Belsito.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
GRANDE SCALATORE E PIONIERE DEL “SESTO GRADO”, AVEVA 91 ANNI
È morto a oltre 91 anni Cesare Maestri, alpinista, grande arrampicatore, interprete della stagione
del “sesto grado”, soprannominato “il ragno delle Dolomiti”.
Lo ha comunicato il figlio Gian con un post su Facebook. “Questa volta Cesare ha firmato il libro di vetta della scalata sulla sua vita. Un abbraccio forte a chi gli ha voluto bene”.
La sua montagna è sempre stata il palcoscenico di un teatro e d’altronde l’intera famiglia si è sempre mossa sulle scene: i genitori erano attori girovaghi, la sorella Anna ha recitato accanto a Totò, Gino Cervi, Valentina Cortese.
Anche lui sembrava destinato alla stessa carriera dopo aver combattuto nelle file della Resistenza, come il padre, ma resistette a Roma solo un paio d’anni, frequentando più le sezioni del Partito comunista che l’Università .
Tornato fra le montagne, si stabilì a Madonna di Campiglio e da allora il centro della sua attività alpinistica furono le Dolomiti di Brenta, ma non solo.
Dal 1950 comincia la sua carriera di scalatore, affrontando in solitaria vie di grande difficoltà come la Preuss al Campanil Basso, la Detassis-Giordani al Croz dell’Altissimo, la Soldà alla Marmolada.
Durante una delle sue salite, arrivato in cima lanciò la corda e ridiscese arrampicando lungo la stessa parete. Il piacere della recita non lo abbandonò mai e, diventato un personaggio, si esibì spesso in televisione, ad esempio nel 1977 sulle cascate del Nardis gelate dall’inverno, assieme ad Ezio Alimonta.
La sua notorietà arrivò però a livello mondiale – e finì per perseguitarlo – con la salita del 1959 sulla parete nord del Cerro Torre, in Patagonia. Il suo compagno, Toni Egger, venne travolto in discesa da una valanga, lui stesso vagò incosciente alla base della montagna e fu ritrovato dal terzo membro della spedizione, Cesarino Fava.
Dichiarò di essere arrivato in cima, ma di non avere prove della salita, essendo la macchina fotografica nello zaino di Egger.
Le polemiche non si placarono e furono da lui ravvivate quando, nel 1970, tornò al “grido di pietra” – come lo definì Werner Herzog in un film tratto da un soggetto di Reinhold Messner – armato di compressore.
La via, disegnata con i chiodi a pressione ma ripetuta più volte con ammirazione da chi lo seguì, si arrestava ai piedi del celebre fungo di ghiaccio che incorona il Cerro Torre, che lui comunque sostenne fino alla fine di aver salito già nel 1959.
Non conta adesso seguire le dispute, mai placate, sulle due salite patagoniche. Maestri rimase comunque un grande alpinista, uno dei più grandi degli anni Sessanta, ma non smise di muoversi in montagna fino ad età avanzata. A 74 anni, nel 2002, assieme a due specialisti come Sergio Martini e Fausto De Stefani tentò un ottomila, lo Shisha Pangma, ma dovette fermarsi per il mal di montagna.
Alla carriera alpinistica affiancò una non meno importante attività letteraria, con almeno tre titoli entrati nella storia della narrativa di montagna: “Lo spigolo dell’infinito” nel 1956, “Arrampicare è il mio mestiere” nel 1964 e nel 1973, con la moglie Fernanda, “2000 metri della nostra vita”. E assieme a lei, nel centro di Madonna di Campiglio, aprì La Bottega di Cesare Maestri, negozio di abbigliamento sportivo e boutique che fu un polo di attrazione nella stazione turistica.
Il Trento Film Festival, di cui Maestri era socio onorario, ricorda le sue parole del 29 aprile 2019, quando ricevette la Genziana alla carriera della rassegna cinematografica: “L’alpinista più bravo è quello che diventa vecchio”.
Oggi il presidente Mauro Leveghi lo commemora così: “Cesare Maestri era un bravo alpinista, uno dei migliori della storia, ed è riuscito nella sua impresa, quella di invecchiare tra le sue montagne senza perdere la vita sopra di esse.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
L’ULTIMA PROVOCAZIONE DEL PATRIARCA
Jean-Marie Le Pen si sposa in chiesa a 92 anni. Una cerimonia religiosa con un prete ultra-integralista a cui le figlie non sono state invitate. E’ l’ultima provocazione del patriarca dell’estrema destra francese.
Il matrimonio è avvenuto con Jany Paschos, 88 anni, la donna di origine greca con la quale è sposato civilmente dal lontano 1991. La cerimonia, sabato 16 gennaio, si è svolta nella casa di Reuil-Malmison, banlieue chic a nordovest di Parigi. I due neosposi erano circondati da pochi intimi.
A celebrare l’unione è stato padre Philippe Laguèrie, figura del cattolicesimo tradizionalista in Francia, vicino alla comunità lefebvriana, e noto per aver già difeso Le Pen nel suo processo per negazionismo, quando aveva detto che le camere a gas nelle quali sono morti milioni di ebrei erano “un dettaglio della storia della Seconda guerra mondiale”.
Marine Le Pen, che nel 2011 ha sostituito il padre alla guida del Front National, era assente della cerimonia come le sue sorelle, Marie-Caroline e Yann. “Non ero al corrente” ha fatto sapere la leader che aveva rotto con il padre poco prima delle presidenziali del 2017. Le Pen senior era stato anche cacciato dal partito, oggi Rassemblement National, e aveva fatto ricorso, avviando una lunga battaglia legale. Nell’ultimo periodo le relazioni tra padre e figlia si erano ricucite ma forse non del tutto.
La primogenita Marie-Caroline era stata a lungo in contrasto con l’ex leader, dopo che aveva deciso di sostenere il suo rivale politico, Bruno Megret.
L’unica figlia a non aver mai litigato con l’anziano genitore è Yann, anche lei non invitata al matrimonio religioso. “Venirlo a sapere attraverso la stampa è umiliante e offensivo per noi, come per tutti i suoi nipoti” spiega la secondogenita, madre di Marion Marèchal, nipote prediletta dal patriarca, già deputata e ora alla guida di una scuola di scienze politiche.
“Ho un rapporto molto stretto con mio padre. E mi avrebbe reso molto felice vederlo sposare sua moglie in vecchiaia. Ma — aggiunge Yann Le Pen – in questo caso c’è qualcosa che non va. Il suo entourage non è molto cattolico. Noi figlie siamo molto scioccate”.
Nel video della cerimonia diffuso sul sito di estrema destra Boulevard Voltaire si vede Le Pen, un po’ stanco ma in piedi, fare il segno della croce e mettere la fede al dito della moglie.
Secondo Lorrain de Saint-Afrique, assistente ombra di Jean-Marie Le Pen, la cerimonia tardiva e ristrettissima è “un gesto romantico tinto di spiritualità ”. Durante la sua carriera politica, Le Pen non si è mai mostrato molto religioso nè praticante. Anche il suo primo matrimonio con Jeannette, madre delle tre figlie, era stato celebrato solo in comune. La moglie Jany inoltre viene da una famiglia protestante.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
IL 36% VUOLE UN CONTE-TER SENZA RENZIANI, L”8% UN GOVERNO CON LA STESSA MAGGIORANZA SENZA CONTE, SOLO IL 22% ELEZIONI ANTICIPATE E IL 15% UN ESECUTIVO DI LARGHE INTESE
Swg ha chiesto agli intervistati quale esito preferirebbero per la crisi di governo: il 36% spera che
venga formato un nuovo governo Conte ter, senza Italia Viva. La maggior parte di questi sono elettori di Pd e M5s. Gli elettori di destra tifano invece per nuove elezioni: sono il 22% del totale. Il 15% degli intervistati vorrebbe un esecutivo di larghe intese, mentre solo l’8% spera in un governo sostenuto dalla stessa maggioranza ma con un altro premier.
La maggioranza degli italiani boccia la mossa di Matteo Renzi, che ha provocato la crisi di governo nel mezzo della pandemia.
Solo tra gli elettori di destra, critici nei confronti del governo di Giuseppe Conte, c’è approvazione per il comportamento del leader di Italia Viva.
Il sondaggio realizzato da Swg tra il 14 e il 15 gennaio racconta per il 53% degli intervistati Renzi ha sbagliato a provocare la crisi. L’ex premier viene bocciato dal 74% degli elettori Pd e dal 79% di chi vota M5s. L’ex premier, invece, ha fatto bene a rompere per il 45% degli elettori della Lega e per il 53% degli elettori di Fratelli d’Italia.
Per il 40% degli intervistati da Swg, d’altronde, la ragione principale della crisi di governo sono le scelte irresponsabili di Renzi. Il 19% invece ritiene che la colpa sia di entrambe le parti, dell’incapacità di dialogo.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
LA MOGLIE DI MASTELLA NON LE MANDA A DIRE ALLA “DONNA SENZA MACCHIA”: “COME DIREBBE TOTO’, MA CI FACCIA IL PIACERE”
Come già annunciato, da lei e dal marito Clemente Mastella, la senatrice del gruppo Misto Sandra Lonardo accorda la fiducia al governo: «Mi sento responsabile, costruttrice, ditelo come volete, e darò il mio voto a governo europeista del presidente Conte».
Dopo una disamina delle manovre fatte da Matteo Salvini e da Matteo Renzi per consentire la formazione di un esecutivo in questa legislatura, Lonardo è passata a un duro attacco contro la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che ieri, a proposito dei responsabili, aveva parlato di “Mastella airlines”: «Forse con ipocrisia, la Meloni si è dimenticata che usò il confortevole aereo Scilipoti per conservare il suo posticino da ministro nel governo Berlusconi. È un’incredibile dimenticanza per una donna senza macchia — ha concluso -. Anzi, saremmo curiosi di sapere come ci si sta sulla “Scilipoti airlines”. Che doppiezza e come direbbe Totò, ma ci faccia il piacere!».
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
AVEVA ESCLUSO NON SOLO STRANIERI MA ANCHE ANZIANI NON AUTOSUFFICIENTI CON REDDITI MODESTISSIMI… MENTRE L’ASSESSORE LEGHISTA RIEMPIVA IL SUO MERCEDES DI PACCHI DESTINATI AI POVERI
Michela Rosetta, sindaca leghista di San Germano Vercellese messa agli arresti domiciliari
nell’ambito dell’inchiesta sui pacchi viveri degli aiuti Covid negati ai poveri e agli stranieri, e concessi invece a famiglie “amiche” con l’aggiunta di mazzancolle e altri cibi pregiati, si è dimessa.
Mercoledì dovrà presentarsi in tribunale a Vercelli per l’interrogatorio.
Sabato scorso Rosetta era già stata sospesa per un anno e mezzo, con il passaggio delle redini del Comune alla sua vice.
Nell’inchiesta, con le accuse a vario titolo di peculato, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa dal pubblico ufficiale, abuso d’ufficio e distruzione di beni sottoposti a vincolo culturale, sono coinvolte altre quattro persone: il consigliere comunale, nonchè ex assessore, Giorgio Carando, ripreso dalle telecamere mentre fa man bassa nel magazzino degli aiuti alimentari e carica i pacchi sulla sua Mercedes, e Maurizio Bosco, anch’egli consigliere comunale ed ex vicesindaco, per il quale è stato disposto l’obbligo di firma. Stessa misura per un dipendente comunale di 62 anni e un altro cittadino di 49.
Sindaco e consigliere vengono intercettati mentre ammettono di fare “figli e figliastri” e decidono a chi consegnare il “pacco da sfigati”, quello con meno prodotti, e a chi i pacchi più ricchi. Con questo sistema sono rimasti esclusi dagli aiuti anziani non autosufficienti con redditi modestissimi, mentre ne hanno beneficiato persone con un reddito oltre i 7mila euro, fissato come tetto per avere accesso al sostegno.
La sindaca è anche accusata di aver discriminato una donna musulmana che aveva chiesto che nei pacchi alimentari non le fossero inviati prodotti che lei e la sua famiglia non potevano consumare per motivi religiosi: quella richiesta l’aveva fatta finire in fondo alla lista delle famiglie da aiutare, la sua documentazione era stata distrutta e la donna non aveva più ricevuto i pacchi.
Gli investigatori che hanno acceso i riflettori sui conti del piccolo centro del Vercellese hanno anche scoperto irregolarità nell’acquisto di circa 2000 mascherine, comprate dal Comune da una ditta campana che risulta legata per ragioni professionali proprio a Carando, anche se era arrivato un preventivo più vantaggioso da parte di un’altra azienda per lo stesso tipo di prodotto.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
UN DISASTRO QUANDO LE SCIURE DELL’ALTA BORGHESIA SE LA PRENDONO CON I POVERI, MOSTRANO IL VERO VOLTO DEL SOVRANISMO : TOGLIERE (I VACCINI) AI POVERI PER DARLO AI RICCHI
Dopo le polemiche della tarda serata di ieri, lunedì 18 gennaio, l’Assessorato al Welfare della Regione Lombardia prova a modificare il tiro.
Ma, di fatto, il tentativo di smentita non è altro che una conferma delle parole pronunciate da Letizia Moratti in una lettera indirizzata al commissario Domenico Arcuri.
La neo-assessora, entrata nella giunta Fontana con il rimpasto che ha portato all’addio (anche) di Giulio Gallera, ha chiesto una ripartizione delle dosi di vaccino anche in base al PIL. Una posizione che, inevitabilmente, ha provocato molte reazioni.
Nella lettera della discordia, che ha ottenuto anche l’apprezzamento da parte del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, Letizia Moratti ha elencato quattro criteri che, secondo lei, dovrebbero essere alla base della ripartizione delle dosi di vaccino da qui in avanti: il primo riguarda la densità della popolazione, il secondo si basa sulla mobilità , il terzo sulle zone maggiormente colpite dal virus. Poi si arriva al quarto: dare la precedenza alle Regioni che impattano maggiormente sul PIL italiano.
Insomma, le Regioni che producono più ricchezza per la loro produttività (e le loro aziende). E la Lombardia sarebbe (anzi è) in vetta a questa graduatoria.
Poco dopo l’inizio delle polemiche, è arrivata la risposta, tramite Twitter, del Ministro della Salute Roberto Speranza: «Tutti hanno diritto al vaccino indipendentemente dalla ricchezza del territorio in cui vivono. In Italia la salute è un bene pubblico fondamentale garantito dalla Costituzione. Non un privilegio di chi ha di più».
E’ stata male interpretata: la smentita che sa di conferma
Poi arriva la nota dell’Assessorato al Welfare lombardo che prova a spiegare come nelle intenzioni di Letizia Moratti ci fosse solo la volontà di richiedere una forte «accelerazione nella distribuzione dei vaccini in una Regione densamente popolata di cittadini e anche di imprese, che costituisce una dei principali motori economici del Paese”
Insomma, prima la Lombardia: è il Paese che ce lo chiede.
La smentita che sa di conferma.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
L’EX PREMIER AD AVVENIRE: “NON E’ IL MOMENTO DELLA ROTTURA, E’ IL TEMPO DELLA CONTINUITA'”…. “L’APERTURA DI QUESTA CRISI E’ FOLLIA TOTALE”
“Non è il momento della rottura, è il momento della continuità . E ogni alternativa a Conte ci
metterebbe in una condizione di difficoltà ”.
Romano Prodi crede e scommette sulla necessità della continuità del governo guidato da Giuseppe Conte e in una lunga intervista ad Avvenire azzarda una previsione nel giorno del voto di Palazzo Madama: “I numeri saranno risicati, ma ci saranno. Poi potranno anche crescere. Non cresceranno però mediando, ma solo correndo in avanti”.
Il professore non risparmia critiche al protagonista di questa crisi, Matteo Renzi: “Ho solo una parola per definire l’apertura della crisi: follia. Ma ci sono politici che quando si accorgono che stare in coalizione non paga si innervosiscono, poi impazziscono e dopo ancora buttano tutto all’aria”.
Anche Conte, sottolinea l’ex premier, è stato duro con Renzi: “Sì, non l’ha schiaffeggiato come fece con l’altro Matteo, ma certo ora la porta è chiusa. Renzi gli dà dell’anti democratico, esce dal governo… È rottura completa. Quando si colpisce la dignità venire a compromessi è solo un segno di debolezza”.
(da agenzie)
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Gennaio 19th, 2021 Riccardo Fucile
ANCHE LA MAGGIORANZA RELATIVA AL SENATO OGGI SAREBBE SUFFICIENTE, IL SOCCORSO PUO’ ARRIVARE DOPO, IL RUOLO DI BRUNETTA
Rimpasto sì, ma come? Nella mattinata decisiva, quella in cui, dopo aver ottenuto la fiducia alla Camera, il premier Giuseppe Conte si gioca il tutto per tutto al Senato, continuano a susseguirsi ipotesi su quale strada intraprendere, superato lo scoglio di palazzo Madama.
Un rimpasto dopo l’uscita delle due ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti dall’esecutivo e di Italia Viva dalla maggioranza per volere di Matteo Renzi.
Secondo quanto ricostruisce La Stampa oggi, in un retroscena a firma di Ilario Lombardo, il nome su cui si ragionava sabato tra Senato e palazzo Chigi, per ribattezzare il gruppo di responsabili (o volenterosi o costruttori, le definizioni si alternano nelle cronache), oscillava tra Popolari europei e Popolari d’Europa.
Un brand per sottolineare l’appartenenza alla famiglia europea del Ppe.
Qualcuno parla ancora di Insieme, il nome della fantomatica lista di Conte smentita da palazzo Chigi nella stessa nota con cui ne dava notizia.
Il punto è: come allargare la coalizione da domani, una volta incassata (e se) la fiducia in Senato?
Gli scenari
L’Udc, si sa, ha fatto un passo indietro. Ma il lavoro sotterraneo punterebbe e farli rientrare. La senatrice Paola Binetti voterà no alla fiducia, ma ha anche mandato dei segnali di apertura. «Io faccio politica da tanti anni, non basta che vieni qui e mi offri un ministero», avrebbe detto il leader Lorenzo Cesa a Riccardo Fraccaro, inviato addetto alla trattativa. Il ragionamento, ricostruito dal retroscena della Stampa, è questo: ok la tentazione del ministero dell’Agricoltura, lasciato vacante dalla dimessa Bellanova, ma poi Cesa vuole garanzie di eleggibilità per la prossima legislatura. Come? Con una lista popolare e con una legge elettorale proporzionale.
Il proporzionale, appunto. È quella la sirena di richiamo per il centrodestra. O meglio, per quella parte di centrodestra per cui in un modo o nell’altro i proporzionale è una grande tentazione.
Il segnale è la fuoriuscita di Renata Polverini alla Camera, che vota la fiducia ed esce da FI passando al gruppo Misto. E al Senato — mentre tra i senatori a vita Conte non avrà il voto di Rubbia e Piano — potrebbero votare la fiducia anche Andrea Causin, Anna Carmela Minuto e Barbara Masini. E così si potrebbe arrivare a quota 160 a palazzo Madama.
Il fatto è che — lo ricostruisce Carmelo Lopapa oggi su la Repubblica — il proporzionale “tenta” Silvio Berlusconi perchè lo libererebbe dalle catene sovraniste, dalla dipendenza dagli assai più forti — in termini elettorali — Matteo Salvini e Giorgia Meloni e sposterebbe la partita al dopo elezioni.
Non già quindi uno spostamento sulla fiducia oggi di Forza Italia. Ma nomi in bilico — si fa anche quello dell’ex ministro Renato Brunetta, per cui secondo il Corriere della Sera «una crisi sarebbe ‘un’insopportabile violenza’» — e riflessioni sul dopo sì.
(da Open)
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