Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
PRESENTE L’EX CANCELLIERE SOVRANISTA STRACHE… SETTEMILA MORTI NON FERMANO GLI UNTORI
«Dimissioni del governo», «la stampa è bugiarda!». Sono alcuni degli slogan urlati a gran voce dai
circa diecimila austriaci che hanno manifestato oggi, 16 gennaio, a Vienna, contro le misure anti-Covid.
Per le strade sono confluiti diversi cortei, ma tutti protestavano contro un unico nemico: le restrizioni imposte da marzo dal cancelliere Sebastian Kurz alla popolazione nel tentativo di arginare l’epidemia di Coronavirus.
Il malcontento nasce dopo gli sviluppi arrivati a fine dicembre, quando il governo austriaco ha decretato un terzo lockdown. Come per le serrate di altri Paesi, anche qui i negozi non essenziali, i luoghi culturali, le palestre, le scuole e le facoltà sono stati chiusi.
Durante la manifestazione, le cifre sui decessi registrati dall’inizio della pandemia sono stati definiti fasulli, «spazzatura».
C’era anche chi negava la malattia, opponendosi alla somministrazione del vaccino. Tra i manifestanti, la maggior parte dei quali non indossava la mascherina, sventolava la bandiera nazionale. Manco a dirlo, quasi mai è stato rispettato il distanziamento sociale e alla protesta ha preso parte anche l’ex vice-cancelliere di estrema destra Heinz-Christian Strache.
L’Austria, che conta 8,9 milioni di abitanti, finora ha registrato 7.053 morti attribuite alla Covid-19. Le autorità sanitarie hanno già chiesto al governo austriaco di non revocare le restrizioni, come previsto il 25 gennaio. Alla base della richiesta, ci sarebbe l’aumento dei contagi e la variante Covid identificata in Gran Bretagna che intanto guadagna terreno. Il consiglio scientifico nazionale ha quindi raccomandato di rendere obbligatorio il telelavoro e di estendere il confinamento.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA LIUBAKOVA: “L’EUROPA NON PUO’ RESTARE A GUARDARE, DEVE AGIRE ORA”
Nel gelido inverno di Minsk, mentre la neve scende sulle strade della capitale, le proteste contro il risultato dell’elezione e il regime di Aleksandr Lukashenko sono arrivate al loro 160esimo giorno. E in questi mesi sono migliaia le persone scomparse, detenute arbitrariamente nelle carceri del governo. Al prolungarsi delle proteste, il presidente bielorusso ha risposto con una repressione sempre più brutale e violenta, come quella usata contro Raman Bandarenka, il manifestante di 31 anni picchiato a morte dalle forze di polizia bielorusse dopo essere stato prelevato dal cortile della sua abitazione per aver esposto una bandiera bianca e rossa pro-democrazia.
«Il livello di violenza è folle, ma ce lo aspettavamo». A parlare a Open è Hanna Liubakova, giornalista indipendente bielorussa e ricercatrice dell’Atlantic Council che domani — domenica 17 gennaio — sarà anche ospite del festival di Internazionale per l’edizione straordinaria «Europa e disuguaglianze».
Liubakova, lei ha detto che vi aspettavate questa violenza. Perchè?
«Nei mesi che hanno preceduto l’elezione c’erano stati diversi segnali. Poco prima del voto Lukashenko ha fatto riferimento al massacro del 2005 ad Andijan, in Uzbekistan, quando la polizia sparò sulla folla uccidendo almeno 187 persone. Lukashenko ci aveva in qualche modo avvertito che la sua risposta sarebbe stata ancora più dura. Avevamo tutti paura, per mesi abbiamo vissuto in un clima di terrore, e fin dal primo giorno si è visto che Lukashenko avrebbe mantenuto le sue promesse».
Cosa è successo?
«Il 9 agosto, il giorno dell’elezione, mi trovavo con alcuni colleghi giornalisti in un appartamento affittato nel centro di Minsk per seguire il voto. Le strade erano piene di veicoli blindati, militari e la polizia aveva circondato il palazzo presidenziale. Avevamo subito intuito che la risposta di Lukashenko sarebbe stata violenta e quello che abbiamo visto fino ad oggi è uno dei più duri livelli di repressione che siano avvenuti in Europa da decenni. E Lukashenko non ha intenzione di fermarsi. In questi giorni è stato fatto trapelare un video in cui si sentono le autorità suggerire di costruire dei veri e propri campi di detenzione per i manifestanti dove rinchiuderli e farli lavorare fino a quando la situazione non si sarà “calmata»”.
Sono più di cinque mesi ormai che le proteste vanno avanti. Per quanto tempo pensa che i cittadini resteranno in piazza?
«Se perdono l’iniziativa è finita. La popolazione avverte che deve continuare a combattere perchè se si fermerà ci sarà una reazione perfino più volenta da parte delle autorità . Più tempo le persone rimangono in strada, più possono mostrare a Lukashenko, e al mondo, che non è finita. Ovviamente c’è ancora tanta paura, e i cittadini sono disgustati dalle azioni di Lukashenko. Ma non c’è altro da fare, vogliono che se ne vada».
Ha detto che la violenza della polizia ha raggiunto livelli «folli». Fin dove pensa sia disposta a spingersi?
«L’unica cosa che possono fare, e che faranno, è essere ancora più duri nei confronti della popolazione. E ce lo aspettiamo tutti. Aumentare la repressione, e fare affidamento sulle forze di sicurezza, è l’unico modo che ha Lukashenko per rimanere al potere. Per questo si sta assicurando che la polizia gli rimanga fedele e infatti nessun caso è stato aperto contro di loro per eccesso di violenza, torture e abusi».
C’è poi anche il ruolo di Vladimir Putin. Ha supportato Lukashenko dall’inizio, per quanto continuerà ?
«Il rapporto tra il presidente russo e Lukashenko non è cosi semplice come sembra. Da una parte è chiaro che per Putin non è di beneficio continuare a sostenerlo, ma dall’altra parte arrivati a questo punto non si può tornare indietro. Putin non può permettere alla popolazione di vincere, perchè il successo bielorusso sarebbe un esempio anche per i cittadini russi».
La leader dell’opposizione, Svetlana Tsikhanouskaya, sta facendo molti viaggi in Europa nelle ultime settimane. C’è l’aspettativa che Bruxelles possa fare qualcosa di più?
«L’Unione Europea è una di quella organizzazioni internazionali a cui i bielorussi guardano in cerca di aiuto. Sono esausti e usano ogni strumento che hanno a disposizione per uscire da questa situazione, che altro possono fare? Se l’Europa si dimentica della Bielorussia allora dimentica anche i suoi valori. Se Bruxelles continua a lasciare che vengano violati diritti ai suoi confini c’è da chiedersi molto su sullo stato dell’Europa. Ogni giorno che passa aumenta la probabilità di avere più vittime e più violenza. Questo è il momento per agire e non si può aspettare perchè sempre più bielorussi stanno guardando all’Europa per avere risposte e giustizia. Più l’Europa aspetta, più i bielorussi si gireranno verso la Russia. I bielorussi stanno dicendo all’Europa che si sentono europei e che vogliono far parte della famiglia europea».
Anche molti giornalisti sono stati detenuti, e lo sono ancora. Nelle ultime settimane si è spesa molto per Ihar Losik…
«Sì. È un blogger molto influente in Bielorussia. È anche un amico e un collega. Si trova in prigione da giugno, quindi da prima dell’elezione. È stato arrestato dopo aver pubblicato diversi articoli sulla malagestione della pandemia e la grave crisi economica. Da un mese, però, ha deciso di iniziare uno sciopero della fame e siamo tutti molto preoccupati. Di lui non sappiamo più niente, non conosciamo le sue condizioni. Sua moglie gli ha chiesto di interrompere lo sciopero, ma non lo farà , non vuole arrendersi. Lukashenko l’ha incarcerato semplicemente perchè ha paura di lui, come di tutte le persone che provano a dire la verità ».
In questa situazione quali sono i rischi che corre una giornalista come lei?
«Quando si parla di libertà di stampa, quello che sta accadendo in Bielorussia è una delle peggiori situazioni della nostra storia contemporanea. Tutti i giornalisti, specialmente quelli indipendenti, temono per la loro sicurezza e chiunque può essere arrestato, detenuto e picchiato. È successo anche a due mie colleghe che si sono occupate della morte di Bandarenka. Possono decidere di arrestarti da un giorno all’altro. Ma in questo clima di terrore, ci sono però degli aspetti positivi».
Quali?
«Non c’è competizione tra le redazioni e, a differenza di quanto succede in Europa e nel resto del mondo, le persone non hanno perso fiducia nei media. Anzi, ci sostengono. Se stiamo seguendo una protesta ci proteggono così che la polizia non possa arrestarci; ci aprono le porte delle loro case così che possiamo usare il loro wi-fi quando i nostri vengono disattivati. Le persone hanno capito che se proteggono i giornalisti, è poi il giornalismo a proteggere loro. Sanno che è una delle forze trainanti di queste proteste».
(da Open)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
SONO COSTATI DA 82 A 103 MILIONI, NE HANNO SBOLOGNATI OLTRE 90 ALL’ITALIA
Dopo mesi di polemiche, la mazzata sugli F35 arriva proprio dai più accaniti sostenitori.
Hanno fatto infatti scalpore le parole di Christopher Miller, l’attuale ministro della Difesa ad interim, che tra quattro giorni lascerà il suo incarico.
Se la stampa Usa si sofferma sull’affermazione dell’attuale capo del Pentagono, “non vedo l’ora di andarmene”, segnale di una ormai acclarata disaffezione per l’attuale Amministrazione, a preoccupare gli alleati occidentali di Washington dovrebbero essere i suoi commenti sul caccia multiruolo F-35, definito “un aereo di m… “.
Il tutto, per un costo unitario che varia, a seconda delle diverse versioni, da 82 milioni a 103 milioni di dollari ad aereo.
Tutto nasce dalla trascrizione di una chiacchierata informale avvenuta giovedì con i cronisti, resa pubblica dal dipartimento della Difesa.
Di ritorno da un viaggio in Nebraska, Tennessee e Colorado, l’attuale numero uno del Pentagono si è lasciato andare ad una serie di commenti sopra le righe.
A Miller viene chiesto proprio dell’F-35, il programma militare più costo della storia, che tra i Paesi costruttori (attraverso Leonardo) e utilizzatori conta anche l’Italia.
“Beh…. non vedo l’ora di lasciare questo lavoro, credetemi”, è stata la sua premessa.
Poi, quella che è sembrata una bocciatura senza appello del nuovo caccia: “Abbiamo creato un mostro, ma questo lo sapete”.
Il capo del Pentagono è sembrato poi abbandonare del tutto i freni inibitori. “Ieri stavo parlando con un tenente colonnello, o colonnello, gli ho chiesto, ‘su cosa vola?. Mi ha detto, ‘F-35’, gli ho risposto, ‘quello è un pezzo di… e lui… si è messo a ridere, e io gli ho detto, ‘no, seriamente, me ne parli”, è la trascrizione delle sue parole con i cronisti.
Un altro commento di Miller che ha fatto alzare più di un sopracciglio a Washington, è quello in risposta alla domanda di un altro giornalista che gli chiedeva cosa ne pensasse delle attività ostili della Russia.
“Buon per loro”, la replica dell’uomo che al momento è ancora a capo delle forze armate più potenti del Pianeta.
Un funzionario della Difesa si è subito affrettato a precisare che il ministro “usa spesso un linguaggio informale e spiritoso con i giornalisti e lo staff durante i suoi viaggi” e che il tono “non traspare bene dalle trascrizioni” delle sue chiacchierate.
Miller è stato nominato ministro della Difesa il 9 novembre scorso, al posto di Mark Esper, ‘licenziato’ via Twitter da Donald Trump.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
TRUMP ANDRA’ VIA DALLA CASA BIANCA IL MATTINO DELLA CERIMONIA… WASHINGTON PRESIDIATA DA 25.000 AGENTI
Sale la tensione in vista dell’Inauguration Day di mercoledì, quando il nuovo presidente degli Stati Uniti Joe Biden si insedierà ufficialmente a Washington.
Le misure di sicurezza sono state ulteriormente rafforzate, con il Pentagono che ha autorizzato il dispiegamento fino a 25 mila uomini della Guardia Nazionale, a difesa della cerimonia del giuramento. I militari inizialmente previsti per le strade della capitale federale erano 21 mila.
Il presidente eletto dovrà rinunciare al viaggio in treno di 90 minuti per raggiungere la capitale federale dalla sua Wilmington, in Delaware. Un viaggio simbolico che era stato pensato per emulare i suoi 36 anni di pendolarismo, quando da senatore ogni giorno andava a Washington in treno. Covid e preoccupazioni legate alla sicurezza sono le cause del cambiamento di programma
Donald Trump lascerà la Casa Bianca mercoledì mattina, alcune ore prima la cerimonia dell’Inauguration Day, rinunciando ad accogliere il suo successore alla Casa Bianca come prevede la tradizione.
Secondo fonti citate dai media americani, il Marine One, l’elicottero presidenziale, porterà Trump alla base di Andrews dove ad attenderlo per l’ultimo volo da presidente ci sarà l’Air Force One, a bordo del quale si sposterà in Florida nella sua residenza di Mar-a-Lago, a West Palm Beach. Sulla pista della base verrà organizzata una cerimonia di addio con tanto di red carpet, banda militare e 21 salve di cannone.
Nei giorni scorsi l’Fbi aveva lanciato l’allarme su possibili proteste armate, nella capitale degli Usa come pure in altri Stati. Anche per questo Facebook ha annunciato che bloccherà chiunque userà la piattaforma social per organizzare eventi o raduni attorno a Capitol Hill.
La decisione durerà fino a mercoledì. Il social ha spiegato in un post che si tratta di una misura decisa per limitare il rischio di nuove violenze dopo l’assalto al Congresso nel giorno dell’Epifania.
I membri Congresso che hanno aiutato i manifestanti, potrebbero essere incriminati. Lo riporta il sito The Hill. Da giorni crescono le voci dei Democratici convinti che i loro colleghi repubblicani avrebbero aiutato i sostenitori trumpiani a orientarsi dentro Capitol Hill. Il sospetto nasce dalla testimonianza di una rappresentante dem, che sostiene di aver visto alcuni manifestanti girare per i corridoi del Congresso il giorno prima dell’assalto. Ad accompagnarli erano alcuni repubblicani. Il leader della minoranza, il conservatore Kevin McCarthy ha chiesto l’istituzione di una commissione bipartisan per indagare.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
PAGNONCELLI DI IPSOS: “PER GLI ITALIANI RENZI AGISCE PER INTERESSI PERSONALI”
Con la crisi di governo a un passo, pesano ancor di più i nuovi equilibri all’interno delle coalizioni
che emergono con l’ultimo sondaggio Ipsos di Nando Pagnoncelli pubblicato sul Corriere della Sera.
Italia viva di Matteo Renzi — che lo scorso 13 gennaio ha annunciato le dimissioni di Teresa Bellanova, Ivan Scalfarotto e Elena Bonetti — sprofonda al 2,4%. Le tensioni con la maggioranza dell’ultimo mese non sembrano aver giovato al partito, che perde lo 0,6% in 30 giorni, scendendo sotto la soglia cruciale del 3%.
A crescere è invece Forza Italia, che aumenta di quasi un punto rispetto dicembre e torna sopra al 10% (10,2%).
Nella classifica delle intenzioni di voto rimane in testa la Lega, seppur in perdita, con il 23% (-0,4%), seguita dal Pd quasi al 20% (-0,3%) e dal Movimento 5 Stelle al 16,3% (+0,3%).
Fratelli d’Italia diminuisce di un punto e arriva al 15%.
Tra le altre forze politiche si segnala l’aumento di Sinistra italiana/Leu (3,5%) e Azione (3,3%) e la flessione di 0,6% di Italia viva (2,4%) che al momento non sembra beneficiare in termini di consenso dall’apertura della crisi di governo.
Resta alta la percentuale di astenuti o indecisi, anche se leggermente in diminuzione: 39%
Non è bastata una conferenza stampa a chiarire la crisi di governo. Secondo il sondaggio, il 42% degli italiani intervistati ha dichiarato esplicitamente di non averle compreso le ragioni della rottura nell’esecutivo, e il 13% ha preferito non esprimersi. I motivi dell’uscita dalla maggioranza di Italia viva sono stati capiti da meno della metà dei cittadini coinvolti: il 45%.
Tra le motivazioni individuate in generale nelle risposte, al primo posto c’è il protagonismo di Renzi: secondo il 44% degli intervistati, la crisi è stata causata dal «desiderio di Renzi di inseguire i propri interessi personali o della sua parte politica». Una risposta, questa, data in parte anche da chi ha dichiarato di non aver capito i motivi. La percentuale sale al 52%, invece, se si considerano solamente le risposte di chi ha dichiarato di aver compreso le cause delle dimissioni.
Il 25%, invece, ha dichiarato di non saper rispondere: un italiano su 4, quindi, appare disorientato davanti ai più recenti sviluppi politici.
Appena il 16% fa derivare la crisi da questioni politiche di merito («Renzi e il suo partito hanno posizioni troppo differenti su temi importanti, rispetto a Giuseppe Conte e agli altri partiti della maggioranza»), il 9% la attribuisce la a uno scontro personale tra “Matteo” e “Giuseppe”, e il 6% al desiderio di Conte di seguire i propri interessi.
In ogni caso, secondo il 43% degli intervistati il governo Conte II dovrebbe andare avanti, contro il 36% di chi ritiene che sia giunto al suo atto finale.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
E QUESTA SAREBBE UNA “PATRIOTA”
«Ho visto che il governo polacco, nostro amico, ha fatto una legge, proposta di legge, per cui intendono sanzionare chiunque tra questi social network si permetta di oscurare o censurare alcuni contenuti che non violano la legge polacca. Mi pare una buona idea. Penso che sarebbe interessante per tutti i conservatori europei ragionare su norme di questo tipo. Hanno anche istituito un tribunale online per valutarne la congruità . Per difendere la libertà ,che è un fondamento della nostra civiltà , a tutti i livelli, compresa ovviamente e soprattutto quella di espressione».
Lo ha detto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, nel corso di una tavola rotonda su “Il futuro del patriottismo in Europa e negli Stati Uniti”.
Giorgia Meloni ha fatto riferimento a una legge che il governo polacco sta preparando per limitare il potere dei social network come Facebook e Twitter di eliminare contenuti e chiudere gli account.
Secondo il progetto annunciato dall’esecutivo, i siti potrebbero prendere tali iniziative solo se le pubblicazioni violano la legge polacca.
Il testo prevede la creazione di un “consiglio per la libertà di espressione” composto da cinque membri per esaminare i reclami degli utenti dei social network i cui account sono stati chiusi o il contenuto rimosso.
«Non ci illudiamo: quello che è accaduto negli Stati uniti ancora prima dei fatti di Washington accadrà anche in Italia, in Spagna, in Europa. Accadrà quando i nostri avversari, non potendo argomentare per rispondere alle nostre tesi, avranno solo la possibilità di silenziarci.
A parte che per argomentare sulle tesi della Meloni basterebbe la cultura di ragazzino delle medie, portre ad esempio la Polonia, sotto inchiesta dalla Corte Europea per violazione della libertà di informazione o Trump che ha istigato al terrorismo la dice lunga sul concetto di democrazia e di libertà di espressione della Meloni.
Chi istiga al razzismo, all’odio razziale e alla violenza va sigillato, non solo privato di un account.
Che poi la Meloni lo capisca o meno non è affar nostro, un giorno lo capirà .
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
LA TELEFONATA TRA I DUE E LE DUE DIVERSE VERSIONI
Botte da orbi tra Carlo Calenda e Clemente Mastella all’ombra della crisi di governo. 
Con il primo che dice di aver ricevuto l’offerta di un ok a Conte in cambio dell’appoggio del Pd a sindaco di Roma e il secondo che lo accusa di “squallore umano”.
“Comunque anche io ho avuto l’onore di una telefonata del simpatico Clemente. Una roba tipo tu appoggi Conte e il Pd appoggia te a Roma. Scarsa capacità di valutare il carattere degli uomini. O quanto meno il mio. #costruttori del nulla”. Così su twitter il leader di Azione.
“Sei una persona di uno squallore umano incredibile”.
La replica di Clemente Mastella in una nota. “Ti ho telefonato per chiederti cosa facevi e mi hai detto che eri contro Renzi. Allora sei per il Pd? No, mi hai risposto: ‘il Pd mi dovra’ scegliere per forza come candidato sindacò. Poi hai aggiunto: ‘ne parlo’. Quanto a me, non ho alcuna titolarità per parlare a nome del Pd. Sei rimasto quello che conoscevo all’epoca del Cis di Nola, che era il referente per le segnalazioni. Ruolo modesto, perchè sei moralmente modesto”, conclude Mastella in una nota, “in risposta al Pariolino Calenda”.
“Calenda – attacca ancora il sindaco beneventano – era un gregario tanti anni fa, quando l’ho conosciuto, e tale rimane. Ma Sancho Panza non diventerà mai Don Chisciotte. Un goffo pallone gonfiato al quale non ho fatto alcuna offerta. Potevo mai parlare a nome del Pd? Questo Calenda o ci è o ci fa. Decisamente ci è”.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
ABITUATO A MEDIA CHE SI GENUFLETTONO NON SA COSA RISPONDERE A UNA DOMANDA VERA
Ieri a Titolo V, Matteo Salvini non ha preso bene le domande della giornalista Simona Sala, direttrice di Radio Uno e del Giornale Radio Rai.
La Sala in particolare ha chiesto conto al leader della Lega del suo appoggio ai ristoratori promotori dell’iniziativa ‘Io apro’, non perchè non ci sia una situazione di disagio con la quale essere solidali, ma perchè sostenere una forma di protesta che prevede di infrangere la legge può suscitare sentimenti pericolosi, come quelli che hanno portato all’assalto di Capitol Hill qualche giorno fa: “Io invidio le sue certezze in un momento in cui nulla è certo in nessuna parte del mondo. Siamo tutti vicini alle persone che perdono il lavoro e non possono aprire, ma questo tipo di regole sono così ovunque. Non aprono perchè si è visto che quando aprono la sera le persone tendono ad assembrarsi, a pranzo è diverso, non avviene quasi mai. Ci sono motivazioni, non è che qualcuno si accanisce e altri che li difendono. Non è tutto bianco o nero. Confesercenti e Confcommercio erano contro questa iniziativa”.
Quando la giornalista ha spiegato appunto che l’assalto al Congresso non è successo per caso ma è stato propiziato anche da come Trump per mesi ha soffiato sul fuoco della rabbia dei suoi fan, e che ripetere lo stesso atteggiamento strizzando l’occhiolino a chi non rispetta le regole rischia di aggravare una situazione già tesissima Salvini non l’ha presa per niente bene: “In questo momento in cui le persone sono davvero disperate, appoggiarle nella decisione di non rispettare la legge è un cavalcare la rabbia che può portare a cose viste a Capitol Hill. Le persone sono disperate. Capisco chi si incatena, ma dire ‘fate bene a infrangere la legge’ non lo capisco”, ha argomentato la Sala.
E il “Capitano” invece di rispondere sul punto ha cambiato argomento quel tanto che bastava per mettere in moto il suo “frullatore”: “Il paragone che fa tra il barista e coloro che hanno assaltato il Parlamento americano non le fa onore. Lei dirige una Rai pubblica. Paragonare quello che accade in Italia alle scene degli Stati Uniti è una sciocchezza”. Simona Sala non è stata zitta e ha subito reagito: “Sì, mi fa onore. Non mi metta in bocca parole che non ho detto. Ho parlato di cavalcare la rabbia. Trump per mesi ha cavalcato quella rabbia. Quella cosa non è capitata all’improvviso”.
(da agenzie)
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Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile
PARLA L’INVENTORE DEI RESPONSABILI
“Come avviene in tutte le democrazie parlamentari, è normale che ci siano processi di questo tipo.
Mi stupisco di chi si stupisce. Ma scusi, poi, il governo Renzi non si sosteneva con Alfano e Verdini? Mica si possono fare le vergini adesso, dai”.
Così Domenico Scilipoti in un’intervista a la Repubblica. Il già senatore di Italia dei Valori, nel 2010 fu determinante nel non far cadere il governo di Silvio Berlusconi, creando il suo Movimento di responsabilità nazionale
“Dare stabilità in un momento come questo è fondamentale, viviamo un momento delicatissimo della nostra storia. Anche papa Francesco ha detto che bisogna mettere davanti il noi all’io”, aggiunge Scilipoti.
“Oggi essere responsabile in questa crisi sembra quasi un merito, ai suoi tempi gliene dissero di tutti i colori…”, osserva il giornalista di Repubblica.
“Ma sì, di tutto e di più, però è il rischio che corre ogni parlamentare, infatti non me la sono mai presa. Possiamo eliminare la responsabilità individuale del parlamentare? Se un leader di partito decide cose senza senso, è giusto che gli eletti facciano altre scelte”, conclude Scilipoti.
(da agenzie)
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