Destra di Popolo.net

IL CENTRODESTRA OFFRE DI PIU’ E L’UDC SI SFILA DAI RESPONSABILI: ALTRI DUE GIORNI DI MERCATO

Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile

RENZI SPERA DI TORNARE IN GIOCO … LA BALLA CHE SERVONO 161 VOTI: UN CONTO E’ LA MAGGIORANZA RELATIVA, ALTRA COSA QUELLA ASSOLUTA

Numeri sempre più incerti. La pattuglia dei presunti responsabili traballa e il pallottoliere del Senato non riesce a segnare la maggioranza   assoluta.
La doccia fredda arriva dall’Udc su cui venivano riposte un po’ di speranze: “Non ci prestiamo a giochi di Palazzo e stiamo nel centrodestra. I nostri valori non sono in vendita” (e qui ci sarebbe da ridere)
Riccardo Nencini, anche lui tra coloro che sembravano già  passati sul fonte del premier adesso frena. “Serve un governo autorevole con questa coalizione per poter ripartire”.
E citando “le aperture di Pd e Iv”, suggerisce che recuperare i renziani sarebbe ancora possibile, spiega il presidente del Psi.
Conte non vuole riaprire un tavolo con Renzi, è deluso e troppo amareggiato. Ma da alcuni lati del Pd, e ora anche da qualche pentastellato, iniziano ad arrivare spinte perchè riapra il dialogo con Conte.
La condizione che però pone il leader di Italia Viva è sempre quella, eventualmente, di un Conte ter e ciò significa che l’attuale premier dovrebbe dimettersi. E come è prevedibile il presidente del Consiglio non si fida.
Renzi fa un ennesimo azzardo in un’intervista al Messaggero: “Secondo me senza di noi non hanno i numeri, sono lontani da quota 161 al Senato. Hanno raccontato un loro auspicio come fosse la realtà ”.
Questa al momento è la fotografia di una vicenda politica in rapida evoluzione.
Un chiarimento va fatto invece sulla balla dei 161 voti necessari a Conte.
Il Senato e’ composto da 320 membri, la maggioranza assoluta è quindi di 161, ma per la fiducia basta la maggioranza relativa, ovvero che i Sì superino i No, anche di un solo voto.
In concreto: il centrodestra voterà  No, il centrosinistra + M5s e altri voterà  Sì e i renziani si asterranno. Quindi Conte vincerà  per circa 15 voti.
Una volta le astensioni erano computate come voti contrari, da qualche tempo non più.
Passiamo al concetto di maggioranza assoluta: necessitano 161 voti se fossero tutti presenti, ma se per ipotesi gli assenti fossero 10 si deve fare un semplice calcolo: 320 – 10 = 310 e la maggioranza assoluta scende a 156.
Quindi se il governo arrivasse a 156 avrebbe sia la maggioranza relativa che quella assoluta.
Quindi Renzi racconta balle quando parla di 161, sapendo che qualche malato c’e’ e che il quorum sarà  più basso.
Questo per chiarezza.

(da agenzie)

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IL VIDEO DI RISTORATORI E CLIENTI CHE CACCIANO LA POLIZIA GRIDANDO “FUORI, FUORI”: QUESTA E’ RESISTENZA A PUBBLICO UFFICIALE, VANNO ARRESTATI E LA LICENZA RITIRATA

Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile

SE NON SANNO FARE GLI IMPRENDITORI VADANO A ZAPPARE LA TERRA INVECE CHE VIOLARE LA LEGGE… SI LEGGANO I PRINCIPI DEL RISCHIO D’IMPRESA, NESSUNO LI HA OBBLIGATI A FARE GLI IMPRENDITORI… BASTA CON I “PRENDITORI” DI SUSSIDI CHE POI SPUTANO SUL PIATTO

In un filmato che gira sui media si vedono i proprietari di un locale, fiancheggiati poi dai clienti, che prendono a male parole i poliziotti entrati per fare il loro dovere far rispettare le norme. Dopo qualche urlo tutti insieme gridano “Fuori, fuori!”
L’iniziativa Ioapro, quella che ieri sera prevedeva come forma di protesta dei ristoriatori l’apertura serale nonostante i divieti, non è andata benissimo, anche perchè le maggiori organizzazioni di categoria, Confcommercio e Confesercenti hanno stigmatizzato la protesta, mettendo in guardia dai rischi dell’illegalità  (anche ai fini della licenza) e ne hanno preso fortemente le distanze, annunciando per lunedì un incontro con il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, al quale presenteranno “un piano per la ripartenza”.
In tanti hanno acceso le luci e alzato le serrande dei locali ma senza accogliere i clienti. Eppure qualcuno, come testimoniano i video sui social, ha deciso di violare la legge.

(da agenzie)

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BASTA VEDERE 14 VIDEO PER CAPIRE COSA E’ SUCCESSO A CAPITOL HILL

Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile

RECUPERATI UN CENTINAIO DI VIDEO GIRATI DAI TERRORISTI, ORA SONO IN MANO ALLA POLIZIA: SCENE DI VIOLENZA E DI VANDALISMO

Sono centinaia i video che gli assalitori pro Trump hanno condiviso su Parler prima che il social fosse chiuso. Il lavoro di una hacker ha permesso di recuperarli tutti — stiamo parlando di centinaia di clip — dando la possibilità  al mondo di vedere quello che è successo all’interno del palazzo del potere statunitense. Il recupero del materiale (il 99,9% del totale) è stato possibile perchè la donna ha scaricato legalmente il materiale e, in seguito, archivisti e data scientist hanno processato tutte le informazioni mettendole poi a disposizione del pubblico su piattaforme come Youtube, Twitter e altri social.
Oltre alla mappa interattiva creata da Patr10tic per capire in quale punto del palazzo è stato girato ogni video, della quantità  enorme di materiale messa online mercoledì è stata fatta una selezione dal sito d’inchiesta Bellingcat.
Il risultato è una lista di 14 video che gli utenti possono visionare liberamente, considerato che lo user medio non avrebbe modo nè tempo di visionare tutto il materiale prodotto durante l’assalto a Capitol Hill.
Questi video danno un’idea piuttosto precisa della violenza e del terrore diffusi dai pro Trump e tutto il caos che ne è derivato. Le centinaia di video si stanno rivelando una fonte preziosissima per le indagini dell’FBI che, individuate le persone coinvolte, possono procedere con l’arresto.
Cosa si vede nei video?
Queste clip risultano emblematiche perchè danno un’idea non solo della violenza ma anche del caos e della totale mancanza di rispetto che i sostenitori di Trump hanno avuto per il palazzo che rappresenta la democrazia americana.
Porte e finestre sfondate, urla schiamazzi e offese: insomma, vandalismo allo stato puro con la polizia che non riesce a impedire alle proteste di raggiungere il cuore del palazzo.
Tra bandiere, costumi e maschere appare evidente come l’atteggiamento delle forze dell’ordine sia molto diverso rispetto a quello al quale ci hanno abituati le immagini delle rivolte Black Lives Matter.

(da Globalist)

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LASCHET, FEDELISSIMO DELLA MERKEL, ELETTO PRESIDENTE DELLA CDU

Gennaio 16th, 2021 Riccardo Fucile

GOVERNATORE DEL NORDRENO-WESTFALIA, 59 ANNI, GUIDERA’ IL PARTITO ALLE ELEZIONI DI SETTEMBRE, PER LA PRIMA VOLTA SENZA LA CANCELLIERA

Ha vinto la continuità , il fedelissimo di Angela Merkel, il garante della ricerca dei voti al centro, di una traiettoria europeista e pro-migranti e di una convergenza post-elettorale con i Verdi: Armin Laschet.
È il governatore 59enne del Nordreno-Westfalia il nuovo presidente della Cdu, del più grande partito conservatore d’Europa.
E sarà  lui a dover garantire che l’attuale consenso alle stelle – il 37-38% – resti intatto fino alle elezioni politiche del 26 settembre. Non sarà  un compito facile.
In una sala vuota, senza applausi, senza mormorii, risate o abbracci, al termine del primo congresso digitale dei cristianodemocratici, Laschet ha ringraziato per ben due volte la reggente del partito, Annegret Kramp-Karrenbauer, forse per cancellare il pessimo ricordo del saluto di ieri sera di Angela Merkel.
La cancelliera non ha mai accennato alla sua ex delfina, non l’ha mai ringraziata per aver preso le redini in mano in uno dei peggiori momenti della storia del partito, nel 2018, quando la cancelliera abbandonò la presidenza mentre la Cdu era in piena tempesta, umiliata dall’ennesima debacle in un’elezione regionale (in Assia).
Laschet è anche il probabile candidato alla successione di Angela Merkel. La decisione sulla corsa alla cancelleria sarà  presa in primavera, insieme alla sorella bavarese del partito, la Cdu. E il 14 marzo due elezioni regionali, in Baden-Wuerttenberg e Renania Palatinato, dove i cristianodemocratici potrebbero incassare una batosta, rischiano ancora di compromettere la corsa del cinquantacinquenne. Insieme ai sondaggi nazionali, in cui Laschet, finora, è debole.
Da mesi si vocifera della possibilità  che Markus Soeder, il leader della Csu, possa essere scelto per la corsa al dopo-Merkel. Ma come fa notare un delegato renano della Cdu, “quando accadde l’ultima volta, nel 2002, il partito era all’opposizione. Stavolta la Cdu ha ottime possibilità  di vincere le elezioni. Rinunciare in partenza alla candidatura per la cancelleria ci azzopperebbe, anche agli occhi degli elettori”.
Inoltre, un noto asset di Laschet è la capacità  di condurre una campagna elettorale. Nel 2017 riconquistò il Nordreno-Westfalia alla ‘rossa’ e popolarissima Hannelore Kraft (Spd). E nonostante gli intrighi delle ultime settimane e i rumors che lo volevano già  fuori gara, ha pazientemente riconquistato la maggioranza dei delegati per sè.
Tuttavia, il ballottaggio vinto sul filo – 52% contro il 48% incassato dal rivale Friedrich Merz – segnala che il primo compito di Laschet sarà  quello di ricompattare un partito lacerato da anime molto divergenti. Dei tre candidati che si sono presentati stamane, Laschet ha fatto il discorso più convincente, anche se senza guizzi particolari.
Il candidato renano ha ricordato il padre minatore e il valore principale che gli ha trasmesso: l’importanza di potersi fidare. E ha punzecchiato il suo rivale Merz sostenendo che la Cdu debba rifiutare ogni estremismo, evitare di polarizzare: serve “un capitano di squadra, non un amministratore delegato”, con chiaro riferimento al passato nel fondo finanziario Blackrock del suo avversario Merz.
Il suo rivale, ex capogruppo della Cdu, si è detto all’opposto convinto che la Cdu occorra “riconquistare i populisti per il centro”. Il politico conservatore guarda esclusivamente agli elettori di destra. Tanto che ha ribadito di non volersi mai alleare con l’Afd nè al livello federale, nè locale. E ha subito sottolineato la differenza con i Verdi: “il catastrofismo di chi dice che il mondo tramonterà , io non lo sottoscrivo. È una sfida che si vince con la tecnologia”.
Il terzo contendente, finito fuori gara al primo giro di voti del 1001 delegati, è Norbert Roettgen. Dopo un’ottima campagna elettorale, cominciata con numeri al lumicino e terminata con risultati dignitosi anche nei sondaggi nazionali, il presidente della Commissione Esteri ha fatto un discorso centrista, contro i populismi, contro gli estremismi e a favore dell’ambiente.
Ma nei dieci minuti consentiti ai tre candidati per il discorso di presentazione, nè Roettgen, noto esperto di geopolitica e atlantista di ferro, nè Laschet, nè Merz hanno speso una sola parola sull’Europa. Un po’ curioso, per il partito conservatore che più di ogni altro influenzerà  i destini del continente, nei prossimi anni.

(da agenzie)

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TOGLIERE AI POVERI PER DARE AI RICCHI: LE RADICI “CRISTIANE” DEI LEGHISTI

Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile

LA SINDACA LEGHISTA ARRESTATA CHE ASSEGNAVA GLI AIUTI ALIMENTARI COVID DESTINATI AI BISOGNOSI A CHI NON NE AVEVA BISOGNO … SOLO I “PACCHI DA SFIGATI” CHE RIMANEVANO ANDAVANO AGLI ANZIANI IN DIFFICOLTA’ E ALLE FAMIGLIE STRANIERE

‘Pacchi da sfigati’. Così la sindaca di San Germano Vercellese Michela Rosetta definiva, insieme al consigliere comunale Giorgio Carando, gli aiuti alimentari destinati ai bisognosi.
Come Robin Hood al contrario, prendevano i pacchi più sostanziosi e li davano a ‘figli e figliastri’ (parole loro, non nostre), mentre agli sfigati si dava quello che restava, se restava., un comportamento da leghista doc.
Ma più in generale, a disgustare di questa storia è il disprezzo assoluto che i sovranisti ‘cattolici’ dimostrano nei confronti di chi ha bisogno d’aiuto, dei poveri, dei bisognosi.
Non è solo mera questione di razzismo, o di classismo.
Questa è cattiveria, è spregio dell’umanità  e dei suoi figli più deboli.
Sono comportamenti che dovrebbero interdire dalla vita politica e che invece, in questo paese come in tutti quelli dove il sovranismo alza ferocemente la testa, ritroviamo ai livelli più alti delle istituzioni.
I poveri diventano ‘sfigati’. Perchè in fondo la povertà  è colpa loro e se sono finiti in quella categoria è perchè non hanno lavorato abbastanza per meritarsi di meglio.
Così ragiona questa gente, com’è chiaro ed evidente dalle intercettazioni delle telefonate, rari momenti in cui gettano la maschera e si rivelano per quello che sono realmente: persone che riescono a togliere cibo ai poveri e a dormire la notte.

(da Globalist)

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CONTE HA GIA’ VINTO, QUOTA 157 SICURA, ITALIA VIVA SI ASTERRA’ PER LIMITARE LE FUGHE, CENTRODESTRA RISCHIA DI PERDERE UDC

Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile

OBIETTIVO CONTE E’ COMUNQUE PROVARE AD ARRIVARE A 161 … I CARDINALI SI MUOVONO CON I VERTICI UDC PER CREARE UN POLO DI CENTRO CATTOLICO COME QUARTA GAMBA DEL GOVERNO

“Ma lo sa che mi ha chiamato anche un cardinale su questa cosa qui?”. La caccia ai responsabili è aperta, le leve attivate non si limitano al più classico blandire su responsabilità , ruoli e incarichi per i senatori decisivi, ma arrivano a toccare una serie di mondi tangenti alla politica e ai famigerati responsabili, dai quali passa il destino della legislatura di Giuseppe Conte.
Al Senato è Federico D’Incà  a tirare le fila, a giostrare i contatti soprattutto con gli ex 5 stelle, scissionisti o espulsi che siano, perchè le ruggini e le presunte indegnità  del passato (rimborsopoli, remember?) si archiviano volentieri in ragione della sopravvivenza politicaIl pallottoliere, sgranato e risgranato più volte in queste ore al momento arriva a toccare quota 157, e l’asticella per ora si ferma lì, quattro voti in meno di quella maggioranza assoluta che sarebbe decisiva per stravincere (per vincere basta un voto in più delle opposizioni)
Si parte da un perimetro di 151: 92 M5s, 35 Pd, 8 dal gruppo delle Autonomie compresa la senatrice a vita Elena Cattaneo, 7 di Leu, 3 ex grillini del Misto dati per sicuri (Di Marzio, De Falco), Sandra Lonardo, il neo costituito gruppo Maie-Italia 23 che conta 5 esponenti (ci torneremo) fino ai senatori a vita Monti, Segre e Rubbia.
A questi il governo è convinto di aggiungere ancora qualche ex 5 stelle, e tre o quattro senatori provenienti dalle fila di Italia viva e di Forza Italia.
Scendono in campo i cardinali. Perchè diventano fondamentali i tre senatori dell’Udc, Paola Binetti, Antonio De Poli e Antonio Saccone.
Fino a un anno fa il centro di Roma sarebbe pullulato di capannelli, cene riservate, incontri a ore piccole di responsabili ed esponenti del governo, con la pandemia e il coprifuoco la crisi su muove sugli smartphone e su Zoom.
“Lei non sa quanti ecclesiastici mi stanno chiamando”, confida un dirigente del partito di centro, riemerso dall’irrilevanza cui era stato condannato dal tramonto degli anni berlusconiani e tornato improvvisamente decisivo.
Un mondo battuto in queste ore da Dario Franceschini, vera eminenza grigia dell’operazione per il Partito democratico, uscito ieri allo scoperto: “Non c’è niente di male nel dialogare apertamente e alla luce del sole con forze politiche disponibili a sostenere il governo”.
Non è il solo a tessere la tela nel mondo cattolico: mentre D’Incà  è impegnato con gli ex, è Vincenzo Spadafora a battere quel terreno, forte di un lontano passato nella Margherita e di un solido bagaglio di relazioni in quell’ambiente.
Un appello alla “responsabilità ” per evitare una crisi “deleteria” e “incomprensibile” è stato lanciato dall’Azione Cattolica, insieme alla Federazione universitaria cattolica e al Movimento ecclesiale di impegno culturale, “la scelta di Iv di ritirare la propria rappresentanza di Governo contraddice il merito di migliorare ciò che si chiedeva” ma a pesare sono soprattutto le dichiarazioni del segretario generale della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti: “Trovo un forte stimolo nelle parole pronunciate dal Presidente Mattarella nel messaggio di fine anno: ‘Non viviamo in una parentesi della storia. Questo è tempo di costruttori’. Aggiungo: questo è anche tempo di speranza. Ci attendono mesi difficili in cui ricostruire le nostre comunità ”.
Costruttori, proprio come si definiscono i novelli responsabili, tra i quali Binetti si arruolerebbe volentieri, ma “a patto che lo faccia tutto il partito”. È per questo che il segretario Lorenzo Cesa è marcato a vista dal centrodestra, invitato ai tavoli dei leader insieme a Maurizio Lupi, ex forzista e alfaniano con un peso specifico rilevante nel mondo cattolico.
Cesa resiste, ma   le pressioni si rincorrono e si accavallano, e i boatos di Palazzo accreditano un suo incontro proprio con lo stesso Conte, faccia a faccia che per ovvie ragioni non trova conferma alcuna.
Lo schema di base prevederebbe la distribuzione degli incarichi lasciati vacanti da Italia viva ai nuovi responsabili: la Famiglia andrebbe proprio a un esponente dell’Udc, con l’Agricoltura verrebbe blandito il senatore Riccardo Nencini, esponente del Psi e iscritto nel gruppo di Iv, tra i possibili “costruttori” provenienti dalle fila di Renzi insieme a Anna Maria Parente e Vincenzo Carbone, rispettivamente ex Pd e Forza Italia.
Nencini si è già  iscritto alle fila dei costruttori, lo smottamento, sia pur minimo, dalle fila renziane, insieme a quello dei centristi, farebbe salpare la nave del terzo governo Conte. Ma la richiesta proveniente dal mondo cattolico sarebbe al momento considerata irricevibile dal premier, perchè non offrirebbe nessuna garanzia: dimissioni per marcare una discontinuità  netta e Conte-ter con una legittimazione politica dei nuovi ingressi.
“Avessimo due settimane per trattare sarebbe fatta, con solo tre giorni e con il weekend di mezzo è una corsa contro il tempo”, dice un esponente del governo.
Ma l’ipotesi è talmente concreta che giovedì sera se ne è discusso all’assemblea dei gruppi M5s, che hanno iniziato ad agitarsi. Non piace l’idea delle politiche per la famiglia appaltate ai cattolici, e fa storcere il naso anche che l’Agricoltura sia concessa a qualcuna delle new entry, i fondi che si troverà  a gestire con il Recovery plan fanno gola a molti. “Se cambiamenti ci devono essere, allora dovete ridiscutere la squadra intera, ma anche con noi”, il mandato consegnato dai parlamentari a Vito Crimi e Alfonso Bonafede. Nel mirino Nunzia Catalfo e Paola Pisano, ma più di qualcuno ha messo nel mirino anche le Infrastrutture, nel caso di un suo scorporo dai Trasporti.
Si guarda a Misto, all’Udc, a transfughi di Iv perchè l’operazione soccorso azzurro non sta dando i propri frutti. Goffredo Bettini continua a tenere cordiali rapporti con Gianni Letta, e contatti con il plenipotenziario di Silvio Berlusconi ci sarebbero stati anche da parte dello stesso Conte. Se ci saranno addii, saranno al massimo uno o due, la previsione. Che sommati alle altre teoriche fuoriuscite andrebbero a irrobustire il pallottoliere di D’Incà .
L’operazione è quella di far confluire più senatori possibili nella nuova componente del gruppo Misto di Palazzo Madama, denominata Maie-Italia 23 di cui si accennava prima, che per ora conta 5 esponenti: Fantetti, Cairo, Merlo, Buccarella e Saverio De Bonis, eletto con i 5 stelle e tra gli animatori più vivavi della campagna di reclutamento, al punto che anche lui sarebbe in lizza per sostituire Bellanova all’Agricoltura.
“Sarebbe fondamentale l’Udc, sia perchè porterebbe in dote il simbolo e dunque la possibilità  di costituire un gruppo a Palazzo Madama, sia perchè sarebbe funzionale al progetto di più lungo termine”, dice un senatore di maggioranza.
Un progetto che vedrebbe nella costituenda pattuglia la base parlamentare del partito di Conte. “Il premier – dice chi lo conosce bene – punta alla costruzione di un gruppo a forte vocazione europeista, magari ispirato al Partito popolare europeo, che possa essere la quarta gamba della nuova maggioranza”.
Per scongiurare lo smottamento, dei suoi e di possibili responsabili, Renzi ha fatto trapelare che Italia Viva con tutta probabilità  si asterrà  o non parteciperà  al voto. Una mossa che porterebbe a non drammatizzare la situazione costringendo a scegliere gli indecisi da che parte stare.
Perchè in quel caso il governo la spunterebbe per circa quindici voti, ma spera Renzi senza arrivare alla maggioranza assoluta dei 161
“Se Renzi si muovesse così ci farebbe un favore – dice un esponente di governo – guadagneremmo qualche altro giorno, Mattarella permettendo”. Che lo permetta non è affatto scontato.
Ma prima c’è un lungo fine settimana di trattative, da cui cilindro estrarre i costruttori necessari a scongiurare le dimissioni e a tagliar fuori l’ex rottamatore.

(da “Huffingtonpost”)

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I COSTITUZIONALISTI: “CONTE PUO’ GOVERNARE ANCHE SOTTO QUOTA 161”

Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile

CECCANTI: “GOVERNO DI MINORANZA? DIREI DI MAGGIORANZA RELATIVA, PIENAMENTE LEGITTIMO. CI SONO DIECI PRECEDENTI, COMPRESO BERLUSCONI”

“Con la fiducia al Senato sotto quota 161 proseguirebbe il Conte-bis. Governo di minoranza? Preferisco chiamarlo di maggioranza relativa e sarebbe costituzionalmente legittimo. Ci sono dieci precedenti in Italia…” .
Stefano Ceccanti, costituzionalista smina la strada della “conta” a Palazzo Madama: “Senza dimissioni del premier o sfiducia la crisi non è aperta dal punto di vista giuridico, il Colle non avrebbe potere discrezionale”.
Renzi ha annunciato che sul voto di fiducia si asterrà . I calcoli di oggi fermano la maggioranza senza Italia Viva al Senato intorno a quota 155 voti. Più dell’opposizione, ma sotto quota 161.
Può davvero nascere un Governo di minoranza?
Non nasce: prosegue. E io sono da sempre contrario all’espressione governo di minoranza. Sarebbe un governo di maggioranza relativa perchè i Sì battono i No pur senza raggiungere la maggioranza assoluta. Del resto l’articolo 94 della Costituzione non prevede deliberatamente alcun quorum rafforzato per non ostacolare la formazione dei governi. Quindi, se prevalgono i Sì il governo è regolarmente insediato.
Il Quirinale non potrebbe obiettare su un “governo delle astensioni”?
No, perchè il premier Conte è in carica. Non si è dimesso nè è stato sconfitto in un voto di fiducia, quindi dal punto di vista costituzionale non si è aperta una crisi. C’è dal punto di vista politico, ma non da quello giuridico. Il presidente della Repubblica non ha potere di apprezzamento in questo caso: con la fiducia saremmo sempre nell’ambito del Conte-bis e il premier non sarebbe neppure tenuto a salire al Colle. Potrebbe fare un rimpasto, ma persino decidere di tenersi gli interim dei ministeri vacanti.
Tante critiche all’idea di una maggioranza “raccogliticcia”, così non è peggio?
Non vedo nessun problema. Molti esecutivi italiani hanno governato senza avere la maggioranza assoluta. Almeno dieci. Non c’è un’anomalia.
Ci sono dieci precedenti?
Il senatore Dario Parrini li ha approfonditi. Il governo Fanfani II del 1958-59 ha avuto la fiducia iniziale con 295 voti (maggioranza assoluta alla Camera 299). Il Fanfani IV del 1962-63 la ebbe con 122 sì al Senato e 295 alla Camera. Poi il governo Leone I del 1963 con 133 sì al Senato e 255 sì alla Camera. Il Leone II del 1968 con 263 sì alla Camera e 138 al Senato. Il governo Andreotti III del 1976-78 con 136 sì al Senato e 258 alla Camera. Il Cossiga I del 1979-80 la ebbe con 287 sì della Camera e 153 sì del Senato. Poi Ciampi nel 1993-94 prese 309 sì alla Camera. Berlusconi nel 1994 ebbe la fiducia con 159 sì al Senato (maggioranza assoluta era 164) e 155 no. Dini con 302 sì alla Camera. E D’Alema II del 1999-2000 con 310 sì della Camera.
Un minuto dopo la fiducia, anche con pochi voti di scarto, si riaprirebbero le trattative per allargare la maggioranza?
A parte che io vedo profilarsi uno scarto significativo, può darsi. Se verrà  rilanciata l’azione di governo, a partire da un uso reale ed efficace dei fondi del Recovery, si potrà  allargare la maggioranza. L’aumento del consenso popolare produrrà  movimenti in Parlamento.
In una situazione così confusa, non è meno imbarazzante andare a votare?
La cosa meno comprensibile è che in risposta al passo indietro e alle aperture di Conte Italia Viva non abbia congelato le dimissioni delle ministre. Posto questo, a parte la pandemia in corso la scadenza più importante della legislatura è l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. Come ha mostrato lo stop di Mattarella a Savona, il Quirinale è la garanzia della collocazione dell’Italia in Europa. Andare alle urne con la maggioranza implosa e la destra a trazione sovranista la metterebbe in pericolo.
Se invece Conte, all’ultimo, evitasse la sfida in Parlamento e si dimettesse?
Allora il capo dello Stato prima di dare l’incarico dovrà  essere ragionevolmente certo che ci sia una maggioranza, non necessariamente assoluta, in grado di governare.

(da “Huffingtonpost”)

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DA LUNEDI’ 29% DI DOSI PFIZER IN MENO, MENTRE L’ITALIA E’ PRIMA IN EUROPA CON UN MILIONE DI VACCINATI

Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile

ARCURI: “AZIENDA CI RIPENSI O AZIONI LEGALI”… A RISCHIO CALENDARIO VACCINALE

Più di un milione di italiani ha già  ricevuto il vaccino anti-Covid. Ma ora arriva l’allarme del commissario straordinario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri: “Da lunedì Pfizer consegnerà  il 29% di dosi in meno: l’azienda ci ripensi o prenderemo provvedimenti”.
Un rallentamento consistente nell’approvvigionamento di dosi che manda in crisi la campagna vaccinale e la somministrazione delle seconde dosi per tutte quelle Regioni che non hanno messo da parte scorte sufficienti.
“Alle 15,38 di oggi la Pfizer ha comunicato unilateralmente che a partire da lunedì consegnerà  al nostro Paese circa il 29 per cento di fiale di vaccino in meno rispetto alla pianificazione che aveva condiviso con gli uffici del Commissario e, suo tramite, con le Regioni italiane. Non solo: ha unilateralmente deciso in quali centri di somministrazione del nostro Paese ridurrà  le fiale inviate e in quale misura. Analoga comunicazione è pervenuta a tutti i Paesi della Ue. La Pfizer ha altresì annunciato che non può prevedere se queste minori forniture proseguiranno anche nelle prossime settimane, nè tantomeno in che misura” è la nota, inquietante, diffusa dalla struttura commissariale.
Il Commissario all’emergenza ha inviato quindi una formale risposta a Pfizer Italia, nella quale “esprime il proprio disappunto, indica le possibili conseguenze di una riduzione delle forniture e chiede l’immediato ripristino delle quantità  da distribuire nel nostro Paese. Riservandosi, in assenza di risposte, ogni eventuale azione conseguente in tutte le sedi”.
L’allarme era stato lanciato già  nel pomeriggio dai ministri della Sanità  di sei Paesi dell’Ue che in una lettera congiunta alla Commissione europea avevano espresso la loro “seria preoccupazione” per i ritardi nella consegna di Pfizer-BioNTech, definendo la situazione “inaccettabile”.
Era stata la stessa azienda americana a confessare: “Pfizer sta lavorando duramente per fornire più dosi di quanto inizialmente previsto con un nuovo obiettivo dichiarato di 2 miliardi di dosi nel 2021”. Le modifiche da apportare alla struttura di produzione “richiedono ulteriori approvazioni normative” e pertanto potrebbero esserci “fluttuazioni nei programmi di ordini e consegne nello stabilimento belga di Puurs”. Rallentamenti, giustificati dalla volontà  di implementare la produzione, quantificati dal governo di Berlino in 3-4 settimane.
Nel pomeriggio Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, aveva affermato che “l’azienda mi ha assicurato che tutte le dosi ordinate saranno consegnate nel primo trimestre”. E dall’Italia, il direttore del Dipartimento di malattie infettive, Gianni Rezza, rassicurava: “Non mi risulta ufficialmente per ora un ritardo, ma non mi sembra che ci siano problemi”. E invece, poco prima delle 20.30, è arrivata la doccia fredda.
Le dosi, già  giudicate insufficienti dalle Regioni più virtuose, rischiano ora di esaurirsi a breve, bloccando così la campagna vaccinale che ora dovrà  essere seriamente rimodulata. Per i richiami già  programmati alcuni territori hanno già  intaccato la scorta del 30%.
Tanto che, riporta l’Ansa, alcuni medici avrebbero addirittura affermato che “se necessario saranno utilizzati per la seconda dose anche i recenti arrivi delle fiale di Moderna”.
Impossibile al momento: come ha spiegato nei giorni scorsi Repubblica, nei “bugiardini” pubblicati sul sito dell’Aifa dei due diversi vaccini fin qui disponibili – Pfizer e Moderna, appunto – è esplicitamente scritto che “non sono a oggi note compatibilità  tra i due sieri” per cui chi ha ricevuto la prima dose di una marca deve avere la seconda della stessa azienda.
Una notizia inattesa proprio nel giorno in cui l’Italia ha tagliato il traguardo del milionesimo vaccinato, raggiunto in poco più di due settimane dal V-Day del 27 dicembre scorso.
Un primato che può vantare per ora l’Italia, considerando il numero assoluto di somministrazioni, tra i Paesi membri dell’Unione europea.
Secondi alla Danimarca se si confronta con il numero di abitanti.A dare la notizia è stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte che sui social ha ringraziato “i cittadini e il nostro Servizio sanitario nazionali per la risposta straordinaria” invitando “ad andare avanti così, mantenendo sempre alta la guardia”.
“Entro fine mese o al massimo inizio febbraio comincerà  anche la fase di vaccinazione degli over 80 – annunciava nel pomeriggio Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive – Per ora le tabelle di marcia vaccinali sono rispettate e addirittura anticipate”. Ora serpeggia il dubbio che anche il calendario possa subire dei rallentamenti.
“Stiamo lavorando su un documento – aggiunge – che classifica le varie categorie di popolazione e questa è la vera fase 2, e valuta anche la numerosità  delle diverse fasce, ma si deve evitare una guerra tra categorie. Le priorità  saranno basate sul rischio”.

(da “La Repubblica”)

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LA POLEMICA DI ALCUNI SINDACATI DI POLIZIA SULL’ULTIMO VIDEO DI GIANNA NANNINI E’ CAMPATA IN ARIA

Gennaio 15th, 2021 Riccardo Fucile

IL CARTON CON GLI AGENTI CON LA TESTA DI MAIALE NON SI RIFERISCE ALLE FORZE DELL’ORDINE ITALIANE MA AL CASO DI GEORGE FLOYD, NON CI VUOLE MOLTO A CAPIRLO

Polemiche sterili, decontestualizzando le immagini e cadendo nel vittimismo.
Alcuni sindacati di Polizia italiana si sono scagliati, all’unisono, contro l’ultimo video Gianna Nannini. La cantante senese, il mese scorso, ha pubblicato sul proprio canale YouTube la clip del suo ultimo brano ‘L’aria sta finendo’.
Tra le immagini (disegni) ne compaiono alcune in cui alcuni poliziotti vengono dipinti con i volti di maiali. Ma non sono poliziotti qualsiasi e — soprattutto — non sono italiani.
Quelle immagini, come è palese, rappresentano gli ultimi istanti di vita di George Floyd, l’afroamericano ucciso il 25 maggio dello scorso anno a Minneapolis per mano degli agenti.
Appare evidente che la scena sia ben contestualizzata e i suoi contorni siano ben definiti.
Due poliziotti (con il volto animale) osservano un terzo collega mentre picchia un uomo nero steso in terra. Quel ginocchio sulla schiena è diventato — purtroppo — iconico e rappresenta nella memoria di tutti quei gravi fatti di Minneapolis del maggio 2020.
Certo, immagini forti che, però, non fanno altro che ricordare un tremendo fatto di cronaca e di abusi da parte delle forze dell’ordine nei confronti di George Floyd. Ed è questo il senso di quegli istanti mostrati dall’ultimo video Gianna Nannini. Nonostante questo, i sindacati di Polizia italiana si sono arrabbiati con la cantante toscana. Ma, come evidente, quella scena era ben circostanziata.
Insomma, la spiegazione l’ha fornita la stessa Nannini attraverso una storia pubblicata sulla sua pagina Instagram. Eppure era evidente l’intento di denuncia attraverso la rappresentazione grafica di un fatto di cronaca avvenuto lo scorso anno negli Stati Uniti. Nessuna accusa alla Polizia italiana, anche se i sindacati si sono sentiti tirati in causa.

(da Giornalettismo)

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