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CONTE E DI MAIO PUNTANO SUI RESPONSABILI, IL PD, LACERATO, FRENA

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

I FEDELISSIMI DEL PREMIER SETACCIANO IL SENATO… NEL PD LE QUINTE COLONNE DI RENZI VOGLIONO EVITARE LA CONTA IN AULA

“Sono convintissimo che se Conte andasse di fronte al Parlamento gli potrebbe anche andare bene”. Romano Prodi, che di situazioni simili ha una certa esperienza, vaticina una strada che potrebbe portare Giuseppe Conte a rimanere in sella, in un’equazione che non prevede una maggioranza di cui faccia ancora parte Italia viva.
Un consiglio non richiesto, che tuttavia va esattamente nella direzione che in questo momento ha in testa il premier.
Il rapporto con i renziani è lacerato a tal punto che al momento una ricucitura non è una strada percorribile per il presidente del Consiglio. Che ai suoi interlocutori ha spiegato e rispiegato di aver provato e riprovato a tendere la mano a Matteo Renzi, anche ieri, dopo essere sceso dal Quirinale, ma di aver incassato solamente critiche personali e inaccettabili.
Per questo l’unica strada al momento considerata percorribile è quella di un nuovo gruppo organico che al Senato e alla Camera sostituisca la pattuglia di Iv.
Una linea sulla quale, nonostante le perplessità  malcelate degli ultimi giorni, si sta ricompattando anche il Movimento 5 stelle.
È Luigi Di Maio a uscire allo scoperto: “Mi appello a tutti i costruttori europei che in Parlamento nutrono la volontà  di dare all’Italia la sua opportunità  di ripresa e riscatto. Insieme possiamo mantenere la via”. Traduzione: serve un gruppo omogeneo e non una pattuglia raccogliticcia di voti estemporanei, per dare solidità  alla nuova maggioranza e a rispondere alle perplessità  del Quirinale. Ma non è un dettaglio che la radicalizzazione della crisi ha portato quel pezzo di 5 stelle che già  mal tolleravano la coabitazione con Renzi a irrobustire le proprie posizioni: “Renzi è peggio di Salvini”, picchia duro Alessandro Di Battista, mentre l’ex ministra Barbara Lezzi avverte: “A un nuovo governo con i renziani non darò la fiducia”.
Nel Pd gli umori non sono univoci. La cesura che ieri l’ex segretario ha condotto fino in fondo ha lasciato una ferita. Fonti del partito spiegano che i responsabili non ci sono, che l’ipotesi di un voto a giugno oggi è assai concreta. Insieme al pezzo di partito che in reazione si è saldato intorno a Conte ce n’è un altro che sin da subito scinderebbe il destino del governo e quello del Nazareno dal presidente ancora in carica. “Oggi l’interesse nazionale coincide con la ricostruzione e il rilancio della maggioranza politica che ha governato l’Italia dall’agosto del 2019”, dice il portavoce di Area riformista, la corrente guidata da Lorenzo Guerini e da Luca Lotti. E chiede di “evitare duelli rusticani e ripartire dal Quirinale”, in uno schema che prevederebbe una ricomposizione non necessariamente intorno al nome di Conte.
Perchè il tempo diventa un fattore cruciale nella soluzione della crisi.
Dal tempo passa il buon esito o meno dell’”operazione costruttori”. Mettere insieme in un unico gruppo quelli che potrebbero essere centristi attualmente senza una collocazione precisa, transfughi del centrodestra e ex 5 stelle non è un’operazione complessa.
La girandola di contatti è vorticosa. Da Palazzo segnalano l’attivismo di Mario Turco, sottosegretario a Palazzo Chigi, senatore 5 stelle con un legame fortissimo con Conte, ma sarebbe in campo anche Alessandro Goracci, il capo di gabinetto di Conte, per tentare di trovare una quadra.
Al Senato segnalano l’attivismo di Federico D’Incà  e del capogruppo Ettore Licheri, mentre nel Pd è Goffredo Bettini a tessere la tela, soprattutto con Forza Italia, terreno minato per i 5 stelle, tenendo aperto un canale di comunicazione con Gianni Letta.
Il punto è che l’operazione costruttori sarà  comunque complicato metterla su in una settimana, figuriamoci in una manciata di ore.
Per concedersi un margine di trattativa un minimo più ampio, sia sul versante responsabili sia su quello al momento improbabile di ricomposizione, la maggioranza punta allo shodown non prima del voto sullo scostamento di bilancio, previsto a Montecitorio per il 20 e che il Senato fisserà  non prima del 19.
Chiosa un senatore 5 stelle. “Se Renzi ci ha portato via cinquanta parlamentari non escludo che Conte possa trovare una dozzina di senatori che, pur nel centrodestra, non vogliano consegnare l’Italia nelle mani della destra sovranista”. La partita è aperta.

(da “Huffingtonpost”)

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L’EX MINISTRA BONETTI PUBBLICA SU FB LE FOTO DEGLI SCATOLONI A PALAZZO CHIGI

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

SONO QUELLI CHE AVREBBE DOVUTO FARE UN ANNO E MEZZO FA: NOMINATA MINISTRO GRAZIE AL PD, IL GIORNO DOPO PASSO’ A ITALIA VIVA, TENENDOSI LA POLTRONA

Tornerà  a insegnare Analisi Matematica all’Università  dopo aver fatto parte, per quasi un anno e mezzo, del governo.
Le dimissioni Bonetti — annunciate mercoledì sera da Matteo Renzi in conferenza stampa, contestualmente a quelle della ministra Bellanova e del sottosegretario Scalfarotto — diventano oggetto di una melensa narrazione social.
L’ormai ex capo del Dicastero per le Pari Opportunità  e la Famiglia ha pubblicato questa mattina le foto dei suoi ultimi istanti a Palazzo Chigi, circondata da scatoloni i da riempire prima del ritorno alla sua vita quotidiana.
Poche parole e tre fotografie che mostrano il suo ufficio a Palazzo Chigi e il recupero di oggetti e documenti personali.
«È stato un onore servire questo Paese nei palazzi romani delle istituzioni. Torno a farlo nelle aule universitarie milanesi. La politica è servizio».
Faldoni, documenti, disegni di legge, resoconto delle attività  portate avanti nel corso del suo mandato. Poi gli scatoloni.
Così le dimissioni Bonetti diventano una melensa narrazione social da parte della stessa ex ministra per le Pari Opportunità  e la Famiglia. Insomma, proprio come indicato ieri sera da Matteo Renzi in quell’accesa conferenza stampa in cui di annunciava il disimpegno governativo di Italia Viva. Anzi no.
Proprio in quell’occasione, Matteo Renzi aveva criticato l’assiduo utilizzo dei social da parte dei politici, per parlare di qualsiasi cosa (da che pulpito, ndr). E, invece, anche le dimissioni Bonetti (in attesa di conoscere la narrazione che ne farà  Teresa Bellanova) diventano un social-show da condividere.
Gli scatoloni vuoti da riempire e poi portare fuori dall’ufficio e da Palazzo Chigi. Sembra una scena da film o fiction americana. Invece è la politica italiana.

(da Giornalettismo)

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LE OMBRELLINE DI RENZI: LUI PARLA E LE “SUE” MINISTRE DIMISSIONARIE TACCIONO

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

CHE TRISTEZZA VEDERE LA BELLANOVA, UNA DONNA CHE HA COMBATTUTO IL CAPORALATO, CON LA TESTA CHINA DI FIANCO AL CAPORALE

E’ difficile trovare le parole giuste per descrivere il fastidio misto a imbarazzo e compatimento per la scena a cui siamo stati costretti ad assistere ieri, grazie allo sciamano di Rignano: lui, Matteo Renzi, seduto tra le due veline Bonetti e Bellanova come un Ezio Greggio qualunque, che concede loro giusto il tempo di uno stacchetto alla fine, durante i titoli di coda.
Un’immagine che è riuscita a immalinconire il paese più delle piazze vuote durante il primo lockdown, specie perchè proprio Renzi è quello che aveva presentato il suo nuovo partito così: “Sarà  femminista con molte donne di livello alla guida. Teresa Bellanova sarà  la capo delegazione nel governo. Una leader politica, oltre che una ministra. Per me le donne non sono figurine e l’ho sempre dimostrato”.
L’ha dimostrato, infatti.
Ieri le sue ministre (e il “sue” è stato ribadito più volte, come a ricordarne la proprietà , come le tenesse in tasca a mo’ di figurine dei calciatori, appunto) erano il sunto perfetto di quel “Io t’ho creato, io ti distruggo” alla Totò. Della serie: “Io ce l’ho messe, io le dimetto”.
E faceva impressione vederle lì, le ministre, come ombrelline accanto a Valentino Rossi, senza fiatare mentre il loro creatore parlava di dimissioni che formalmente non erano le sue, ma delle comparse lì accanto.
Lo stesso creatore i cui discepoli di Italia Viva scomodano la parola “sessismo” pure se uno scrive che la Boschi ha le meches troppo chiare. Che mestizia vedere Teresa Bellanova, quella che si è fatta le ossa nei sindacati, che ha combattuto una vita contro il caporalato, con la testa china di fianco al caporale.
E poi quei suoi 7 minuti di monologo finale, con le tv che quando lei inizia a parlare interrompono le dirette, monologo in cui tentava di convincerci che si dimetteva perchè le pizzerie nei piccoli paesi non lavorano a pranzo e Conte non le ha tenute in considerazione. Sarebbe stato meno imbarazzante star lì con Paolini alle spalle che reggeva il cartello “Più Viagra per tutti”.
E che tristezza sentire la Bellanova dire che lascia l’incarico di governo in nome della dignità , mentre senza dignità  lascia che il capo blateri per un’ ora, ignorandola.
Per non parlare della Bonetti, la cui collana dal peso specifico di Giove ha annuito silenziosamente tutto il tempo, finchè non arrivano i suoi 5 minuti netti di spazio in conferenza stampa. Cinque minuti consumati deglutendo, proclamando “Siamo donne libere e non ci rendiamo complici di un comportamento inadeguato!”. Libere. L’ha detto davvero, “Libere”.
Per poi aggiungere: “Sono una donna delle istituzioni, il mio percorso da scout e da ministro porta a questo!”. Da scout. Fosse entrata nelle Giovani Marmotte probabilmente sarebbe riuscita a soprassedere, ma da scout no, non si cede. Si fa cadere il Governo.
Ed è così che Renzi riesce nella difficile, quasi impossibile missione di scatenare le folle perfino contro la Bellanova, di renderla invisa al popolo, proprio lei, che il popolo l’ha sempre rappresentato. Se rendere antipatica la Boschi era un’impresa facile, anche perchè lei faceva già  da sola metà  del lavoro, con la Bellanova era un’operazione complessa. E invece Renzi c’è riuscito.
Del resto, sta riuscendo addirittura a riabilitare la figura di Mastella, e, tutto sommato, a far pensare a mezzo paese che in fondo in fondo, un anno e mezzo fa, perfino Salvini, l’ha fatta meno sporca di lui.

(da TPI)

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PER PRODI I RESPONSABILI CI SONO GIA’: “CONTE VADA IN AULA, I VOTI LI TROVA”

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

“QUESTA CRISI SI DEVE RISOLVERE IN PARLAMENTO E CONTE POTREBBE OTTENERE LA FIDUCIA”

“Per la prima volta sono molto preoccupato. Non è una semplice dimissione, è il Paese intero che si dimette”, a parlare è l’ex premier Romano Prodi, che ipotizza la sua road map per la crisi di governo in un’intervista a Radio Rai.
“Questa storia mi fa tristezza — dice il Professore — Renzi tratta il governo come un suo gioco. Questo è un momento importante, abbiamo il Recovery Fund che sono una quantità  di soldi enorme, la Libia, i profughi nella vicina Bosnia, dobbiamo prepararci per il G20 che è importantissimo. Che cosa vuol dire questa crisi?!”.
“Come se ne uscirà ? Il governo delle buone intenzioni non si può più fare, non è più l’epoca e quello che serve non è un governo tecnico. Secondo me questa crisi si deve svolgere per forza di fronte al Parlamento, come ho fatto anche io per ben due volte. Sapendo bene di essere sconfitto, ma la democrazia è questa. Tra l’altro, secondo i miei calcoli, penso che se Conte andasse in Aula, potrebbe andargli anche bene per la fiducia”.
“Il governo diventa grande se pensa in grande. E se mette all’ordine del giorno il futuro e non il passato”, aveva già  detto l’ex premier questa mattina sul ‘Messaggero’.
Una strada, per il Professore, è sicuramente preclusa, quella di un esecutivo di unità  nazionale: “Non mi sembra una via perseguibile, le tensioni e gli insulti crescono sempre, invece di calare”.
Cosa, invece, si dovrebbe fare? “Ci vorrebbe un partito che indicasse due o tre punti di larghissimo interesse popolare, aprisse un grande dibattito nazionale su questi e si rimettesse così in sintonia con il Paese”, suggerisce.
L’ex presidente del Consiglio non si sottrae a una riflessione sul ritorno in scena di Clemente Mastella, che innescò la fine del Prodi II, come potenziale organizzatore di una ‘scialuppa di salvataggio’ dell’attuale esecutivo: “Forse vorrà  riparare al malfatto. Dio, come diceva il Manzoni, perdona tante cose per un’opera di misericordia”. Tutt’altro discorso per Fausto Bertinotti: “Perdonabile? No, perchè auto-eliminandosi ha reso inutile perfino il perdono”.

(da agenzie)

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QUANDO RENZI TRE ANNI FA SCRIVEVA CHE “E’ INACCETTABILE CHE CI SIANO ANCORA PICCOLI PARTITI CHE METTONO I VETI”

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

ORA CHE E’ LUI A METTERLI CON UN PARTITINO DEL 2,5% VANNO BENE?

“Non è accettabile che nel 2017 ci sono ancora piccoli partiti che mettono i veti”, così Matteo Renzi nel 2017, quando — appena rieletto segretario del Pd — durante il governo guidato da Paolo Gentiloni si scagliava contro chi minacciava la crisi dal “basso” di percentuali elettorali risicate.
Ma ora la situazione si è ribaltata e Matteo Renzi, che ieri ha innescato la crisi di governo annunciando il ritiro delle sue ministre dall’esecutivo, si ritrova proprio nel ruolo di quel piccolo partito che mette i veti.
Una situazione in cui, peraltro, si è ficcato da solo quando a settembre 2019, dopo aver contribuito a formare il nuovo governo giallo-rosso, ha deciso di uscire dal Pd, in cui avrebbe goduto ancora di buona percentuali e di formare un suo partito.
I veti di oggi di Italia Viva, che nei sondaggi gode del 2,5 per cento, sono sul Recovery Plan, sull’indisponibilità  del governo di attingere ai fondi del Mes sulla sanità  e in generale su un modo di gestire la pandemia che il leader di Iv ha trovato poco democratico, perchè giocato troppo sui social.
Il tweet del 2017, condiviso durante la trasmissione Porta a Porta, non era il primo in cui il “vecchio rottamatore” si scagliava contro i piccoli partiti. Ben prima di diventare premier, nel 2012, alla Leopolda assicurava: “Se vinciamo noi non ci sarà  più spazio per il potere di veto dei partitini”. E qualche utente oggi scherza: “Per Renzi i veti erano inaccettabili nel 2017, ma forse sono accettabili nel 2020”.

(da TPI)

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IN EUROPA NESSUNO CAPISCE RENZI

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

CON 209 MILIARDI DA ASSEGNARE ALL’ITALIA, IN EUROPA COMINCIANO A PORSI INTERROGATIVI… PPE, SOCIALISTI E VERDI: “ATTO IRRESPONSABILE”

Quando in giornate ‘particolari’ come queste arrivano messaggi dalle cancellerie estere del genere ‘Come va?’, si capisce che si tratta del ‘diplomatichese’ per chiedere: ‘Che diavolo sta accadendo in Italia?’.
Perchè in questi giorni ai responsabili di governo ne stanno arrivando tanti di messaggi del genere ‘Come va?’. La crisi politica italiana genera stupore nei palazzi delle istituzioni all’estero.
Stavolta fanno davvero fatica a capirla, con l’aggravante che mai come stavolta la crisi non è solo affare italiano, ma europeo, visto che l’Italia ha la gran parte della responsabilità  sulla riuscita del Next Generation Eu, sforzo inedito europeo di 750mld per affrontare la crisi da covid.
Per ora, l’unica rassicurazione per gli europei è che il piano italiano di ripresa è ‘salvo’, approvato in consiglio dei ministri.
Per il resto, aspettano ma non comprendono le ragioni del caos, perchè il caso italiano è ben diverso da Olanda ed Estonia, paesi dove pure si è aperta una crisi di governo ma per motivi precisi.
Giovedì prossimo intanto Giuseppe Conte dovrebbe partecipare alla videoconferenza con gli altri leader europei per un aggiornamento sulla pandemia. I giornali stranieri mettono a fuoco il suo avversario: Matteo Renzi.
“Assoluta irresponsabilità  di Renzi”, twitta la presidente del gruppo dei Socialisti&Democratici europei Iratxe Garcia Peres. “Nel mezzo di una pandemia globale, la stabilità  e la sicurezza del governo sono essenziali per rispondere alle preoccupazioni sanitarie, sociali ed economiche — continua — Spero che l’Italia esca da questa situazione al più presto”.
“Non vediamo come questo dramma politico sia di qualche aiuto ai cittadini e alle imprese italiane che stanno soffrendo molto per le conseguenze della pandemia”, commentano dal Ppe.
“In Europa ci aspettiamo un atteggiamento costruttivo dal capo del governo Conte e da Renzi. Come maggiore beneficiaria del Next Generation Eu, l’Italia ha una grande responsabilità ”, dice l’europarlamentare dei Verdi tedeschi Alexandra Geese, che parla italiano e conosce bene il panorama politico italiano.
“Dall’Europa, osservo con preoccupazione la crisi di governo — aggiunge – l’Italia ha bisogno di un governo stabile per superare la crisi sanitaria e per presentare al più presto un buon piano economico all’Europa per uscire dalla crisi con un’economia più forte, sociale e verde”.
Enrico Letta, primo premier a fare le spese delle azioni del rottamatore nel 2014, sottolinea sull’americana Cnbc che “la crisi provocata dal partito più piccolo, 2,5 per cento nei sondaggi, è un record persino in Italia”.
Mai come stavolta la crisi è affare internazionale, nello specifico europeo. L’Italia ha la più grossa responsabilità  del recovery fund, 209 miliardi di euro di responsabilità . Certo, l’Europa si è assicurata il recovery plan italiano, approvato dal consiglio dei ministri alla vigilia della crisi aperta ieri da Renzi con il ritiro degli esponenti di Italia Viva dal governo. E, certo, ora c’è tempo fino a quando arriveranno i nuovi fondi europei, raccolti sul mercato dalla Commissione: bisogna aspettare le ratifiche dei 27 Stati membri della parte relativa all’introduzione di nuove risorse proprie (web tax, carbon tax, ecc). Ma la crisi al buio provoca stupore all’estero e comunque non tranquillizza, visto il bottino di soldi che l’Italia deve gestire.
Le esigenze diplomatiche di non ingerenza negli affari politici di un paese straniero impongono il ‘Come va?’ e frenano i messaggi. Ma non tutti. Il ministro agli Affari europei Enzo Amendola ne riceve di espliciti: “Se le faccio vedere tutti gli sms che sto ricevendo farebbe degli scoop incredibili — dice ospite a Skytg4 – Tutti i colleghi europei mi hanno scritto, sono molto preoccupati. L’ultimo messaggio l’ho ricevuto dal ministro svedese”.
I media stranieri intanto mettono a fuoco il problema. Se fino a una settimana fa parlavano dei venti di crisi in Italia come di una conseguenza delle tensioni sul piano di ripresa, oggi puntano i riflettori su Renzi, l’attore che ha aperto la crisi, pur approvando il piano di ripresa del governo (astensione di Italia Viva in Consiglio dei ministri). E allora si scatenano. Fanno fatica a comprendere la vera ragione del caos.
Giovedì Conte parteciperà  alla videoconferenza dei leader europei per un aggiornamento sulla pandemia.

(da “Huffingtonpost”)

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MASTELLA SE LA RIDE: “I VIETCONG CI SONO, STATE TRANQUILLI, RENZI PENSI A VERDINI”

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

“FACCIO IL REGISTA, LA POLTRONA CE L’HO, FACCIO IL SINDACO, RENZI E’ UN STRALUNATO PENSI LA GOVERNO RENZI-VERDINI”… “BERLUSCONI FACCIA UN ATTO DI CORAGGIO E SI DISTINGUA DA CHI NON HA CONDANNATO IL GOLPE DI TRUMP”

“Potrebbe poi succedere che i responsabili si trasformerebbero in irresponsabili. A quel punto non ci sarebbe più la maggioranza. E allora bisogna evitare questa sceneggiata drammatica”. Come, con i responsabili? “I vietcong ci sono, state tranquilli”.
A dirlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è Clemente Mastella, che alla domanda su se si senta il ‘capo’ dei responsabili risponde: “Posso dare il mio contributo, posso fare il regista. Di certo non mi candiderò più. Il mio è un atto di amore nei confronti del Paese”.
“Renzi è uno stralunato”, afferma l’ex leader Udeur, che attacca in particolare “l’ipocrita ironia sui responsabili”.
Mastella si riferisce alla battuta del leader di Italia Viva sul governo Conte-Mastella. “Con tutta la stima e il rispetto per Denis Verdini, io cosa dovrei rispondere? Che lui è il Renzi-Verdini? È incredibile quello che Renzi sta combinando. Di fatto ha aperto al Conte-ter e su questo vorrei porre una questione. I numeri a Palazzo Madama sono sempre stati risicati. Ma se tu non escludi il Conte-ter apri inevitabilmente una faglia nel M5S. Il gruppo pentastellato è friabile. Ne consegue che se cambi, ad esempio, Alfonso Bonafede e lo togli da via Arenula, ci saranno altri insoddisfatti. Così come ci sono stati nel passaggio dal Conte-1 al Conte-2. E potrebbe poi succedere che i responsabili si trasformerebbero in irresponsabili. A quel punto non ci sarebbe più la maggioranza. E allora bisogna evitare questa sceneggiata drammatica”.
Alla domanda se lui si senta il ‘capo’ dei responsabili, Mastella replica: “Posso dare il mio contributo, posso fare il regista. Di certo non mi candiderò più. Il mio è un atto di amore nei confronti del Paese. Io ho la mia poltrona di sindaco di Benevento. A Benevento il Pd locale è contro di me, i Cinque Stelle mi minacciano in tutti i modi, e io nonostante tutto ciò lavoro per il bene dell’Italia”.
Infine, un invito a Silvio Berlusconi: “Faccia un atto di coraggio e si distingua come ha fatto col golpe americano dai suoi partners. Sarà  apprezzato anche dal Paese e questa sarebbe l’unica possibilità  reale per lui di poter pensare di salire al Colle”.

(da “Huffingtonpost”)

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COSA FARA’ ADESSO CONTE?

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

CONGELATA LA CRISI FINO AL 20, POI IN AULA PER AFFRONTARE RENZI… QUATTRO SENATORI DI ITALIA VIVA NON SEGUIREBBERO RENZI

Ieri sera Giuseppe Conte all’apertura del CdM ha accettato le dimissioni delle ministre Bonetti e Bellanova annunciate durante la conferenza stampa di Matteo Renzi. Il premier ha usato le parole “crisi di governo“: “Cari ministri, purtroppo questa sera IV si è assunta la grave responsabilità  di aprire una crisi di governo. Sono sinceramente rammaricato, e credo di potere interpretare anche i vostri pensieri, per il notevole danno che si sta producendo per il nostro Paese per una crisi di governo nel pieno di una pandemia e di una prova durissima che il Paese sta attraversando. Se un partito fa dimettere le sue ministre, questo non può essere considerato un fatto estemporaneo, non si può sminuire la gravità  di questa decisione”. Cosa succede adesso?
Nonostante Conte abbia sentito al telefono Mattarella, comunicandogli la decisione delle ministre di Iv di dimettersi, non sarebbe previsto per ora un nuovo incontro in cui il premier presenti le dimissioni per ottenere il reincarico e dare vita a un Conte Ter. E per qualche giorno potrebbe non succedere niente. Secondo Repubblica fino al 20 gennaio il governo rimarrà  in piedi e poi Conte proverà  ad andare in Aula:
Vuole invece prendere tempo, congelando la crisi per alcuni giorni, forse addirittura fino al 20 gennaio, in modo da consentire il voto sullo scostamento di bilancio e i nuovi ristori. Soltanto a quel punto dovrebbe affrontare al Senato il leader di Rignano. A viso aperto, «in modo trasparente e di fronte a tutti gli italiani».
In questo modo dividerà  l’Aula, forse la spaccherà . Drammatizzerà , almeno questo è il suo progetto, creando le condizioni politiche per scippare senatori a Renzi e andare avanti con i responsabili. Il primo passo si manifesta già  a sera, quando alla Camera sembra in procinto di nascere un gruppo “contiano”, con il placet dell’avvocato. Il primo varco per un’operazione da replicare, spera, a Palazzo Madama.
L’ostacolo è appunto quello dei famosi “responsabili”: una soluzione che Mattarella non accetterebbe. Conte potrebbe andare avanti solo se fosse appoggiato da «maggioranze solide e con un perimetro ben chiaro».
E mentre Mastella ha spiegato di voler lavorare ad un gruppo comunque al momento i numeri non sarebbero tali da assicurare una navigazione dell’esecutivo. Ci sarebbero i 92 del Movimento 5 stelle, i 35 del Pd, i 17 del gruppo misto (compreso Leu e Maie), un paio di ex pentastellati (Martelli e Ciampolillo), poi i senatori a vita Rubbia e Piano ma comunque mancherebbero all’appello sei o sette voti, senza considerare che il centrodestra (i leader torneranno a vedersi domani) si è blindato. Non è detto che però qualcosa non si muova. Giovanna Vitale su Repubblica racconta che ci sarebbero quattro senatori di Italia Viva pronti a non seguire Renzi:
Ciononostante, al Senato continuano a mancare numeri sicuri. Continua a lavorarci Goffredo Bettini. Ma Silvio Berlusconi, almeno ufficialmente, non sembra troppo collaborativo: avrebbe le mani legate a causa dei sovranisti, che lo marcano strettissimo. Singole schegge — magari sotto la regia di Gianni Letta — potrebbero comunque staccarsi da Fi, come quattro senatori renziani sarebbe pronti a non seguire il leader.
Anche Forza Italia nonostante i proclami di Meloni e Salvini che vogliono le elezioni potrebbe dare una mano al premier. Le urne sono lo scenario che non si può realizzare. La Stampa spiega che il Movimento 5 Stelle è pronto a tutto pur di evitarle, anche a costo di mollare Conte se non si potesse fare altrimenti:
«Faremo quadrato intorno a Giuseppe Conte fino all’ultimo- viene fatto trapelare in tarda serata-, ma se poi al tavolo delle trattative si dovesse chiedere il sacrificio di troppi ministri di peso del Movimento, potremmo anche accettare un altro nome per palazzo Chigi, magari suggerito dal Colle». E quello della presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia, in fondo, non dispiacerebbe ai grillini, «purchè il governo nascente abbia una forte impronta politica»
Alla fine Renzi che ieri sera avrebbe detto ai suoi “Ogni soluzione passerà  da noi” potrebbe rientrare in gioco nonostante da ieri sera gli esponenti della maggioranza dicano il contrario, come spiega il Messaggero:
Dalla sua Conte ha però la pressione del Quirinale su tutte le forze politiche della maggioranza — renziani in testa — per chiudere rapidamente la crisi ed evitare l’arrivo a palazzo Chigi di un esecutivo tecnico che traghetti il Paese alle urne. Si inizia infatti ad avvertire il pressing dell’opposizione e rischia di tornare d’attualità  il peso che ha la riforma costituzionale su un Parlamento che tra qualche mese dovrà  scegliere il nuovo Capo dello Stato. La strada per ritrovare un accordo è stretta ma non impossibile e poggia anche sul post rilanciato da Beppe Grillo che invita ad una ricomposizione con «i costruttori» dell’attuale maggioranza. Dopo lo strappo renziano nel Pd si mastica amaro. Tutti, o quasi, lanciano strali contro Iv, mai dem tornano a ritessere la tela interrotta qualche giorno fa e che prevedeva le dimissioni di Conte nelle mani di Mattarella solo dopo aver trovato un nuovo accordo nella maggioranza in modo da ricevere un nuovo incarico. Dopo giorni di resistenze, la strada del “rimpasto” va in soffitta e anche ieri notte sono proseguiti i contatti tra Pd e Iv per arrivare ad un’intesa che non sia troppo penalizzante per il presidente del Consiglio

(da “NextQuotidiano”)

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CONTE NON SI DIMETTE, TENTAZIONE DELLA RESA DEI CONTI IN PARLAMENTO

Gennaio 14th, 2021 Riccardo Fucile

EMERGE UN FATTO CHE LA DICE LUNGA: RENZI NON HA MAI RISPOSTO ALLE TELEFONATE DI CONTE …. TUTTO ERA GIA’ DECISO DA TEMPO, COME ABBIAMO SEMPRE DETTO… I MANDATI E I BENEFICIARI DI RENZI VOGLIONO METTERE LE MANI SUI SOLDI DEL RECOVERY, LO CAPIREBBE ANCHE UN BAMBINO

È scuro in volto Giuseppe Conte, mentre insieme al suo staff guarda da Palazzo Chigi quel che accade a trecento metri di distanza, dove in un’aula della Camera Matteo Renzi lo sta accusando di aver realizzato nella sostanza quei “pieni poteri” che Matteo Salvini chiedeva esplicitamente, per poi portare il governo nell’inazione. Il premier, si consulta con i suoi consiglieri più stretti, ma alla fine decide di non rispondere. La via per la propria sopravvivenza a Palazzo Chigi è ormai diventata un sentiero strettissimo, ogni errore può essergli fatale.
In serata si presenta nel Consiglio dei ministri dove sono emblematicamente vuote le sedie di Teresa Bellanova e Elena Bonetti: “Ho accettato le loro dimissioni e informato il Quirinale – dice ai presenti – Italia viva si è assunta una grave responsabilità , un danno per il nostro paese”. La strada scelta non è quella delle dimissioni: il premier è in contatto costante con il Colle, ma la strada scelta è quella del confronto in Parlamento.
Una road map che prevede l’approvazione delle nuove norme sulla pandemia, tra domani e venerdì un nuovo Cdm sullo scostamento di bilancio, all’inizio della prossima settimana la resa dei conti in Parlamento.
Uno spazio di poco meno di una settimana nel quale si potrebbe riaprire lo spazio per una ricomposizione in extremis della frattura, visto che Matteo Renzi non ha, almeno pubblicamente, posto veti. In quella direzione spinge la parte più volenterosa dei 5 stelle, in quella direzione va il Pd. Dario Franceschini fino all’ultimo minuto utile ha tenuto aperto il filo del dialogo con il leader di Italia viva, cercando di scongiurare lo strappo e forte anche della retromarcia di Conte di ritorno dal Colle, che aveva teso una mano a Iv e invitandola a confrontarsi su un nuovo patto di fine legislatura. “Il confronto si fa in Parlamento, non nell’angolo di una strada”, ha gelato tutti il senatore di Rignano subito dopo aver annunciato il ritiro della delegazione di governo.
Non esclude nulla, Conte, non sarà  lui a dire no a una ricucitura. Ma non a tutti i costi. “Non ha alcuna intenzione di uscirne umiliato – spiega un parlamentare a lui molto vicino – quindi tenterà  tutto il possibile, ma la politica, come piace dire a Renzi, comprende anche il rispetto dell’avversario”. È così che nella sostanza viene ormai percepito il capo di Italia viva, ed è per questo che, almeno nelle prime ore dopo la rottura, la tentazione dell’aula è fortissima. Sentimento che sembra reciproco, visto che sia Renzi sia Bellanova sottolineano di non aver mai ricevuto una telefonata da Conte per proporre un confronto. Accuse rispedite al mittente dal premier. Secondo fonti di maggioranza Giuseppe Conte nei giorni scorsi avrebbe cercato al telefono Matteo Renzi, con telefonate e anche messaggi, a cui non ha mai ricevuto risposta.
Dalle stanze del governo e dai vertici di maggioranza esce un’indicazione: uscite in sostegno del presidente: parte Di Maio, seguono Crimi, Bonafede, Buffagni, D’Incà , Catalfo, Dadone, Patuanelli. Ma non è un’operazione dei soli 5 stelle.
In rapida successione i capi delegazione di Leu, Roberto Speranza (“Conte ha servito il Paese con disciplina e onore. Avanti al suo fianco”) e del Pd, Dario Franceschini (“Chi attacca il presidente del Consiglio attacca l’intero governo”), come anche il segretario del Nazareno, Nicola Zingaretti (“Avanti con Conte, da lui grande impegno in mesi difficilissimi”).
Conte è durissimo, sembra chiudere la porta di ritorno anche di fronte al Consiglio dei ministri: ”Se un partito fa dimettere le sue ministre, questo non può essere considerato un fatto estemporaneo, non si può sminuire la gravità  di questa decisione. Ho provato fino all’ultimo minuto utile a evitare questo scenario”. I vertici dei 5 stelle sono convinti: “Proverà  la strada del voto in aula e del Parlamento, è molto fiducioso sul numero dei responsabili”. Strada, questa, che spaventa assai i grillini, buona parte dei quali sarebbe molto meno contraria a una ricomposizione che ad andare al governo con transughi di Forza Italia e del centrodestra, oggi definiti responsabili ma che fino a qualche anno fa sarebbero stati da quelle parti chiamati venduti. Senza alcuna garanzia che l’operazione riesca, e con il concreto rischio di vedersi aprire lo scenario fra tutti considerato peggiore: le urne.
Un risiko complicatissimo, una partita rischiosissima in cui Conte si gioca la sopravvivenza politica -perchè sarebbe impossibile la strada di un terzo governo dopo un voto formale di sfiducia – e un pezzo di come la sua esperienza a Palazzo Chigi passerà  alla storia. Come dice una fonte di maggioranza: “Secondo me ci manda a sbattere. Ma Conte ha sette vite. Resta da capire se questa era la settima”.

(da “Huffingtonpost”)

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