Gennaio 13th, 2021 Riccardo Fucile
L’INTERVISTA A RENZI SFORA I TEMPI E IL VIROLOGO SI INCAZZA: “SONO IN PIEDI A LAVORARE DA QUESTA MATTINA ALLE SEI, NON HO TEMPO DA PERDERE PER SENTIRE UNA SEQUELA DI LUOGHI COMUNI”
Se c’è proprio qualcuno a cui la crisi di governo innescata da Matteo Renzi non interessa, quello è il
primario del Sacco Massimo Galli.
Ieri, come spesso capita, lo scienziato è stato ospite in collegamento con Cartabianca, il talk show di Bianca Berlinguer. Tuttavia, il suo intervento è stato ritardato di molto sulla scaletta, proprio in virtù della precedente e lunga intervista al leader di Italia Viva, che ha parlato (anche) di pandemia, ma soprattutto di crisi di governo. Per questo Galli sbuffa contro Renzi in diretta.
Renzi lascia lo studio con il sorriso stampato sul volto, conscio di aver fatto la solita performance retorica con la quale ha sperato di convincere non solo la conduttrice del talk show, ma anche il pubblico a casa.
Quando però la telecamera stacca sull’inquadratura del professor Galli, quest’ultimo si mostra decisamente infastidito: sbuffa e inarca il sopracciglio. Fa capire alla conduttrice che lavora dal mattino presto e che è assolutamente inopportuno farlo aspettare così tanto senza intervenire in trasmissione.
«Sono molto scocciato — ha detto Galli -, abbia pazienza ma sono in piedi a lavorare dalle sei di stamattina. Posso capire tutto, ma ne faccio a meno». Per cercare di stemperare la tensione che a quel punto affiora palese, la Berlinguer chiede al direttore del reparto di malattie infettive del Sacco di Milano se è preoccupato dalla crisi di governo. Ma a Galli non gliene può fregar de meno: «Sono preoccupato dalla serqua (una gran quantità , un sinonimo di dozzina che si utilizzava spesso per indicare i panieri di uova, ndr) di luoghi comuni che ho sentito questa sera». A quel punto, Galli prova anche a rimandare l’intervista: «Forse è il caso che delle altre cose parliamo un’altra volta».
Insomma, questa crisi di governo — e soprattutto le sue ragioni — non sembrano interessare nemmeno al mondo della scienza, convinto — evidentemente — che in questo momento la politica abbia ben altro a cui pensare. E, tra queste cose, ci sarebbe anche il modo di uscire da questa pandemia globale che sta ancora presentando il suo conto. Se anche Galli s’è rotto le scatole, figurarsi gli altri cittadini italiani.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2021 Riccardo Fucile
NEL GRADIMENTO CONTE BATTE RENZI 55% A 10% E SCONFIGGE SALVINI 51% A 27%… SALVINI PERDE PURE DALLA MELONI 30% A 23%
Ieri a Dimartedì i sondaggi di Nando Pagnoncelli hanno scandagliato le opinioni degli italiani sulla possibile crisi di governo che oggi potrebbe essere innescata dalle dimissioni, promesse ormai da giorni, delle due ministre in forza a Italia Viva, Elena Bonetti e Teresa Bellanova.
Il redde rationem sarebbe dovuto avvenire stanotte durante il CdM in cui si è votato il Recovery Plan e invece Italia Viva si è astenuta rimandando tutto ad oggi.
Incomprensibile vero? Anche perchè Renzi ha sempre detto di non volere poltrone e quindi ieri poteva essere l’occasione giusta per dimostrarlo. A comprendere le ragioni della futura crisi, secondo il sondaggio di Nando Pagnoncelli sono incredibilmente metà degli italiani intervistati
La cosa divertente, o triste fate un po’ voi, è che la domanda successiva quella in cui viene chiesto “cosa hai capito” ha un risposta molto chiara.
Le motivazioni di Matteo Renzi non sono suscitate dalla necessità di fare gli interessi dell’Italia. Secondo la rilevazione per il 73% di chi è stato interpellato, ovvero 3 persone su 4, Matteuccio sta perseguendo sopratutto interessi personali o della sua parte politica:
Ora di quel 73% verosimilmente ci sarà qualcuno che una volta ammirava Matteo Renzi, lo votava, o pensava che lo avrebbe votato prima o poi. Il sondaggio poi attesta che alla domanda “vuoi più bene a mamma o a papà ” ovvero preferisci Conte o Renzi solo il 10% degli intervistati sceglie il leader di Italia Viva
Il presidente del Consiglio, pur in misura ridotta rispetto al periodo della prima ondata pandemica, continua a godere di un ampio consenso rispetto ai suoi competitor politici.
E anche in questo caso, in un testa a testa con il leader di Italia viva, la rilevazione di Ipsos evidenzia che il premier è il preferito dal 55%, mentre Renzi solo dal 10% del campione preso in esame; mentre il 35% non ha dato indicazioni.
Il gradimento del professore sceso in politica rimane alto (51% contro 27%) anche nel confronto con il segretario della Lega Matteo Salvini; in questo caso il 22% non ha espresso un giudizio.
Se crisi sarà pensate ancora che Italia Viva non andrà perduta nel tempo come lacrime nella pioggia?
Matte’, sei stato scoperto: ccà nisciuno è fesso.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 13th, 2021 Riccardo Fucile
GLI ITALIANI NON CAPISCONO LA CRISI, RENZI BOCCIATO
Da quanto si legge da un sondaggio Ghisleri per La Stampa, sette su dieci ritengono che il ritorno alle
urne sarebbe una follia.
Di fronte a un’eventualità simile, infatti, il 26,7% prova rabbia, il 22,6% preoccupazione e il 20,5% sconcerto.
In questo momento c’è da pensare ad altro: per il 22,2% la crescita economica è la priorità nazionale – con un occhio particolare per i temi del lavoro e dell’occupazione in generale (24,8%) – seguita da una riqualificazione del settore sanitario (17,2%).
Resiste solo un 27,2% che ritiene il voto la scelta migliore per porre fine alla crisi politica in atto, un campione a netta maggioranza di centro destra.
Mentre un 26,6% degli elettori sono ancora a fianco del governo Conte. Di questi, più della metà sono grillini e il 35,4% sono vicini al Pd.
Questi ultimi si dividono tra questa soluzione a quella di un Conte ter con la stessa maggioranza ma rimpastata (33,9%). Il 30% degli elettori di Italia Viva, invece, ritiene che Conte debba essere sostituito.
Una possibilità , quest’ultima, condivisa dal 4,7% del campione nazionale. L’idea di una maggioranza “responsabile”, invece, è la soluzione per il 12,2% degli italiani.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2021 Riccardo Fucile
GLI AVVOCATI GLI HANNO CONSIGLIATO DI ABBASSARE I TONI E CONDANNARE L’ASSALTO A CAPITOL HILL O SARANNO GROSSI GUAI GIUDIZIARI E FINANZIARI
La paura della galera fa novanta. E l’istigatore del golpe modera i toni: consiglieri e avvocati che hanno parlato con Donald Trump negli ultimi giorni gli hanno consigliato di abbassare i toni della polemica e condannare le violenze a Capitol Hill per evitare guai legali e ridurre la sua eventuale responsabilità per i disordini.
Lo riporta la ‘Cnn’ citando due fonti al corrente dei colloqui, secondo le quali nei giorni successivi all’assedio al Campidoglio Trump è stato informato che potrebbe essere accusato di incitamento alla violenza da parte delle autorità locali e federali ed essere citato in giudizio dai parenti delle vittime.
“Gli avvocati gli hanno raccomandato una de-escalation della retorica, non solo per il bene del Paese, ma anche per ridurre il rischio di un pericolo legale”, ha dichiarato una fonte. “Può assolutamente essere citato in giudizio”, ha detto una seconda fonte.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2021 Riccardo Fucile
VERTICI DELLA DIFESA: “L’ASSALTO AL CONGRESSO E’ STATA UNA INSURREZIONE ARMATA”
Finalmente qualcosa si muove. Si chiama Mitch McConnell ed è il leader dei senatori repubblicani. Ha
detto ad alcuni collaboratori che a suo avviso Donald Trump ha commesso reati da impeachment e che è contento che i dem lo mettano in stato d’accusa, convinto che sarà più facile cacciarlo dal partito.
Lo scrive il New York Times citando fonti vicine a McConnell.
“Abbiamo assistito ad azioni all’interno del Campidoglio che non sono coerenti con la legge. Il diritto alla libertà di parola e al riunirsi non concede a nessuno il diritto di ricorrere alla violenza, alla sedizione e all’insurrezione”.
Lo affermano il capo dello stato maggiore congiunto, Mark Milley, e i vertici della difesa. “Sosteniamo a difendiamo la costituzione. Ogni atto per distruggere il processo costituzionale – aggiungono – non è solo contro le nostre tradizioni e i nostri valori, è anche contro la legge”.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
L’OPERAZIONE SALVA-CONTE NON DECOLLA, ALMENO UFFICIALMENTE… MASTELLA: “I RESPONSABILI SONO PIU’ DI QUANTO SI CREDA, MANCA UN REGISTA”
L’ultima mano di poker della partita tra Conte e Renzi — quella in cui ognuno va a vedere il bluff dell’altro — fa carta straccia delle mediazioni finora in campo e relega gli altri a bordo partita. Dove, però, l’opposizione riesce a sentire l’odore del sangue.
Forza Italia esclude qualsiasi ipotesi di sostegno a governi a trazione giallorossa. L’esistenza di un “lodo Bettini” viene smentito con forza sia dal portavoce Giorgio Mulè che dalle capogruppo Bernini e Gelmini.
Mentre i vari e presunti “responsabili” – contattati nei giorni scorsi anche da sfiniti mediatori Dem — si sfilano apparentemente uno dopo l’altro.
Eppure, sottotraccia il “corteggiamento” per trovare i numeri che verrebbero a mancare in Senato prosegue e dissipare i sospetti — puntati sul gruppo misto: centristi, totiani, ex grillini, più una pattuglia di azzurri — è arduo.
I contatti tra Gianni Letta e Goffredo Bettini non sono riusciti finora a convincere Silvio Berlusconi a benedire l’operazione. L’orologio della crisi, però, potrebbe essere puntato un po’ più avanti: sul percorso parlamentare del Recovery Fund, dove i consensi sono ben più ampi e intorno a cui Renato Brunetta aveva già invitato a valutare “se esiste una nuova maggioranza”.
Un’occasione d’oro per chi volesse mostrarsi appunto responsabile di fronte al Paese, al Quirinale e all’Europa.
Clemente Mastella, sindaco di Benevento, annuncia: “A crisi chiusa farò un’iniziativa per strutturare i parlamentari responsabili, un soggetto di centro che guarda a sinistra”.
Poi precisa ad HuffPost: “Sarà un nuovo partito presente nel Mezzogiorno. Se fossi stato in Parlamento mi sarei mosso lì, invece lo faccio sul territorio, in modo autonomo. E’ irresponsabile votare con il virus, le scuole chiuse, i ristoratori in affanno”.
Spiega l’ex Guardasigilli (che tra i parlamentari, oltre alla moglie Sandra Lonardo, è in buoni rapporti con Daniela Cardinale): ”I “responsabili” sono più di quanti si creda, ma sono bloccati dal timore di essere usati, considerati eroi un giorno e vili un altro. Renzi li vede come fumo negli occhi perchè non gli consentono di affondare la spada, ma serve un’iniziativa politica”. Un regista. Che, al momento, latita.
“Non ci sono i numeri per forzature in Parlamento” è infatti l’avviso di giornata recapitato al premier, mentre i Cinquestelle in sequenza sprangano la porta a un nuovo esecutivo con Italia Viva.
Non si fanno avanti volontari (anche se diversi sono indicati come “dormienti”), di sicuro latitano copertura e benedizione: Silvio Berlusconi non ha dato via libera a nessuna “operazione politica nell’interesse del Paese”.
Gli abboccamenti sono rimasti in sospeso. Matteo Salvini continua a battere sul governo di centrodestra o sulle urne, ma avvisa: “Qualsiasi cosa è meglio di un governo che litiga”.
Nessuno crede alle urne
Nel centrodestra i messaggini sono tutti dello stesso tenore: “Vediamo come si evolve il teatrino”. Meloni lo dice in chiaro aggiungendo “Ora basta”. Eppure oggi, per la prima volta, c’è la sensazione che la maionese sia impazzita. Che, come dice Zingaretti, si stia rotolando su un piano inclinato. Verso dove? “Valutiamo tutte le opzioni — fanno sapere dalla Lega — Urne difficili ma sarebbero la soluzione migliore”.
Il “second best” su cui il centrodestra comincia a ingolosirsi è un governo elettorale. Una compagine con il compito di combattere la pandemia, gestire il Recovery Fund (che dopo l’auspicata approvazione in consiglio dei ministri avrà bisogno di un iter parlamentare: la partita è appena iniziata) e portare l’Italia al voto. Entro giugno, prima del semestre bianco. Ma quest’ultima parte è tutta da vedere: “Si può nascere governi elettorali ed evolversi in qualcos’altro — ridacchia un deputato azzurro — E al limite, il semestre bianco congela il voto, non il cambio di premier o di squadra”.
Aggiunge un Dem di prima linea: “Un governo di scopo a Salvini potrebbe convenire: si accredita come interlocutore responsabile in Europa senza dover digerire, almeno in questa fase, un governissimo”.
Giovanni Toti, dopo aver protetto i suoi da sospetti di “stampellare” Conte, chiarisce: “L’unico caso in cui potremmo dare una mano, sarebbe un nuovo esecutivo he accogliesse molte delle istanze del centrodestra, che avesse una compagine e una maggioranza assolutamente diverse dalle attuali. Un governo di salute pubblica, di unita’ nazionale, del presidente”. In questa crisi dai contorni oscuri l’unica cosa su cui nessuno scommette sono proprio le urne.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
ENTRO DOMANI SI DECIDE TUTTO
A questo punto il dado è tratto, in questa crisi che si consuma prima ancora che si manifesti
apertamente. A chi, ansioso di sapere cosa succede, quando scatterà l’ora X, il dopo, insomma il che succede, Renzi ha risposto: “Ormai è questione di ore. Il Conte ter lo ha cancellato Conte. È evidente che a palazzo Chigi ha prevalso la linea Travaglio Casalino. Auguri”.
Le ore sono quelle che passeranno di qui alla fine del consiglio dei ministri sul Recovery previsto per questa sera quando si dimetteranno le ministre di Italia Viva. Gesto che potrebbe essere compiuto nella mattinata di domani se l’ultimo conclave di questo governo dovesse terminare a un’ora che sfida la resistenza fisica, nell’ambito di una partita che va oltre il merito. Riferiscono le stesse fonti: “Non è deciso se voteremo sì oppure no al Recovery, ma la crisi si aprirà ”.
Insomma, il problema più del merito, e nel merito di concessioni ad Italia Viva ne sono state fatte parecchie, è il racconto.
Infatti nella sua e-news Renzi ammette che “ci stanno dando ragione”, ma al tempo stesso rilancia sul Mes. Ci sarebbero cioè i margini per votare sì, ma anche quelli per dire che le richieste accolte non bastano, segno che, come dice un ministro del Pd, “il vaso si è rotto”.
Ecco, almeno per ora, ogni ipotesi di una trattativa che porti a una crisi pilotata è saltata. Da una parte (Renzi), la responsabilità è attribuita al premier, reo di aver concesso poco politicamente e indisponibile e ragionare di un ter che, “quello sì, ci avrebbe messo in difficoltà ” perchè a quel punto, di fronte a sostanziose concessioni, “sarebbe stato difficile dire di no”.
Dall’altra, gli emissari del Pd raccontano di richieste particolarmente esose, perchè la richiesta sarebbe stata, nel nuovo esecutivo, addirittura una “discontinuità al Mef” e un veto su Alfonso Bonafede e Nunzia Catalfo, richieste “fatte apposta per far saltare tutto”. Per la serie: non gli basta scegliere i suoi, ma vuole mettere bocca anche su quelli degli altri partiti.
A dare l’idea del clima, le parole consegnate a Zingaretti da uno sconsolato Goffredo Bettini, colui che più generosamente si è speso per una ricomposizione del quadro: “A questo punto, non si capisce più quello che Renzi vuole”.
E se, sempre ai piani alti del Nazareno, si confida su un ultimo tentativo in atto verso Forza Italia, l’ipotesi è tuttavia è registrata con un certo scetticismo anche al Colle dove, come si dice in questi casi, si segue con una certa preoccupazione la vicenda.
L’ultimo tentativo, attraverso Gianni Letta, è quello di un soccorso azzurro in qualche modo “autorizzato” dal Cavaliere, che potrebbe chiudere un occhio se qualcuno dei suoi votasse per la stabilità , consentendo a Conte di andare avanti.
E di lusinghe ai senatori dell’Udc a cui, in queste ore, sono stati offerti posti di governo in cambio di un sostegno.
Chi ha consuetudine col Quirinale ravvisa tutta la fragilità di un’operazione che magari consente di sopravvivere, un po’ meno di governare con una maggioranza ballerina e senza numeri nelle commissioni.
Però la politica è fatta dagli uomini, con le loro paure, le ambizioni, i rovelli. Conte si gioca tutto, è complicato che rinunci all’Aula, dopo che gli è stato spiegato di essere il pilastro imprescindibile, l’unico punto possibile di caduta e pure il punto di riferimento dei progressisti europei.
Anche Renzi, che si è spinto troppo avanti per innescare una retromarcia senza perdere la faccia. Nessuno può tornare indietro.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
TWITTER NON HA MAI CENSURATO LIBERO, HA AGITO PER PROTEGGERE IL SUO ACCOUNT… LA MELONI PUO’ FINIRE DI STRACCIARSI LE VESTI PER QUELLO CHE NON E’ MAI ACCADUTO
La “limitazione” di Libero è durata poco, nel pomeriggio su Twitter è tornato pienamente visibile per la gioia degli amanti di bufale.
«Twitter ci ha tolto la voce per 12 ore. Quelle 12 ore di silenzio imposte a Donald Trump prima di procedere alla rimozione coatta del presidente degli Usa dal social dei cinguettii», aveva scritto Libero questa mattina in merito alla limitazione temporanea dell’account. Limitazione che, secondo le ipotesi di Alex Orlowski — esperto di marketing politico e social media intelligence -, sarebbe da attribuire non alla censura ma al fatto che gli accessi agli account social del quotidiano — precisamente a Facebook e Twitter — sarebbero disponibili nel darkweb.
Alex Orlowski ci ha spiegato che quanto accaduto all’account Twitter di Libero Quotidiano ha ben poco a che vedere con la censura.
«Non c’è nulla di certo sulle ragioni per le quali l’account sia stato limitato, considerato che Twitter non ha ancora dato spiegazioni», afferma Orlowski «ma molto probabilmente, considerato che il sito di Libero è stato hackato nel 2017, ci sono stati dei tentativi di accesso sospetti e da questo deriva la limitazione».
Quei dati rubati a Libero nel 2017 — compresi password e dati sensibili di 130 mila utenti — «li ho trovati nel dark web, li ho controllati e ho immediatamente avvisato la redazione del giornale, che ancora non mi ha richiamato».
Twitter avrebbe quindi limitato l’account di Libero per una serie di accessi sospetti, come è accaduto anche a Orlowski stesso: «Una volta mi è accaduta una cosa simile con la mia agenzia digitale: abbiamo provato a fare una serie di accessi tramite API e ci hanno limitato per l’attività sospetta. Visti i dati che sono riuscito a reperire nel dark web, dati la cui decrittazione richiede una mezz’ora e capacità informatiche di base».
L’esperto informatico ha chiarito anche che la limitazione potrebbe essere frutto della «mancanza di doppia autenticazione: basterebbe anche solo che un giornalista si sia collegato da un paese e un giornalista da un altro».
Spiegato in soldoni e senza addentrarsi in tematiche difficili da comprendere per chi non è esperto di informatica, «è probabile che i dati che giravano sul dark web dal 2017 siano stati decrittati e ricostruiti, trovando così gli API Token necessari per accedere — tramite l’utilizzo di un software esterno — agli account social di Libero».
Il rischio che corre la redazione è quello che «chi riesce ad avere accesso possa pubblicare liberamente su Twitter e su Facebook».
Orlowski ha anche specificato che tra i dati hackerati nel 2017 «ci sono anche le mail dei giornalisti di Libero crittate con un basso livello (MD5)», aggiungendo che farà «un esposto al Garante per la privacy perchè i dati di quei 130 mila utenti di Libero sono visibili e il quotidiano, già nel 2017, avrebbe dovuto avvertirli di cambiare le loro password, considerato che la maggior parte delle persone utilizza — per accedere ai quotidiani — le stesse password che usa per altri servizi».
(da “Giornalettismo”)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PERCHE’ NON SI E’ INTERVENUTI? CHI HA DATO L’ORDINE DI PERMETTERE L’ASSALTO TERRORISTICO? UNA RETE DI CONNIVENZA CRIMINALE SOVRANISTA
A una settimana dai fatti del sei gennaio al Congresso, mentre si sta cercando di fare chiarezza sul
ruolo della polizia, un documento consultato in esclusiva dal Washington Post rivela come l’ufficio dell’FBI della Virginia avesse redatto, un giorno prima dell’irruzione a Capitol Hill, un documento interno sui pericoli di un’escalation di violenze a Washington.
Il report di intelligence smentirebbe dunque le dichiarazioni fatte in precedenza dal Bureau secondo cui non c’era alcuna indicazione che qualche gruppo si stesse preparando per scatenare il caos.
Alcuni commenti online citati dal documento incitano chiaramente alla violenza. «State pronti a combattere. Il Congresso dovrà sentire i vetri infrangersi, le porte calciare, e sarà versato il sangue dei loro schiavi soldato del BLM (Black Lives matter, ndr) e dei Pantifa», si legge nel documento.
«Smettetela di chiamarla una marcia, una manifestazione, o una protesta. Andate là e preparatevi alla guerra. Avremo il nostro presidente o moriremo. Nient’altro ci permetterà di raggiungere il nostro obiettivo».
Il documento, redatto da un ufficio della Virginia, era stato subito trasmesso alla sede di Washington, il giorno prima dell’irruzione al Campidoglio, racconta la fonte al Washington Post.
Tuttavia, venerdì, Steven D’antuono, a capo dell’ufficio del Bureau della capitale, aveva detto ai giornalisti che «non c’era alcuna indicazione» di azioni pianificate per il giorno della marcia a sostegno di Donald Trump.
Per settimane, fa notare inoltre il Washington Post, i funzionari dell’FBI hanno scartato qualsiasi suggerimento relativo al fatto che la protesta dei sostenitori pro-Trump potesse essere una minaccia alla sicurezza.
(da agenzie)
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