Destra di Popolo.net

SALVINI HA LA MEMORIA CORTA, TI SPIEGHIAMO I MOTIVI PER CUI LA BOLDRINI TI HA GIUSTAMENTE CHIESTO I DANNI

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

FAKE NEWS MESSE IN CIRCOLAZIONE, GOGNA MEDIATICA, OFFESE ALLE ISTITUZIONI, SESSISMO DA OSTERIA… HA SBAGLIATO A CHIEDERTI SOLO 150.000 EURO (SE FOSSE VERO) DOVEVA CHIEDERTENE 49 MILIONI

Quello che sugli account social della Lega viene definito il “risarcimento Boldrini” viene caratterizzato, tanto per non perdere l’abitudine, anche da una notizia inesatta.
Matteo Salvini, durante il caffè pomeridiano, ha voluto rendere nota persino la cifra richiesta dall’ex presidente della Camera come risarcimento danni per la campagna di diffamazione che è stata condotta — sui social network e non solo — dal numero uno del Carroccio.
Salvini ha parlato di 150mila euro “non si sa bene per cosa”. Cifra immediatamente smentita dalla deputata del Partito Democratico, che ha sottolineato come — nella richiesta — il suo avvocato non abbia fatto menzione alcuna di somme di denaro.
Le fake news messe in circolazione, appunto, gli episodi controversi che — sin dai tempi della presidenza della Camera — hanno caratterizzato la narrazione salviniana su Laura Boldrini, aver provocato sui social network i propri followers scatenando vere e proprie gogne mediatiche: sono queste le ragioni che stanno alla base della richiesta di risarcimento danni che la deputata del Partito Democratico ha avanzato nei confronti di Matteo Salvini.
Ricordate la bambola gonfiabile del 2016 a Soncino (in provincia di Cremona), durante un comizio? In quella circostanza, il leader della Lega — affiancato dal pupazzo in lattice — aveva scatenato le risate dei presenti dicendo: “C’è anche la sosia della Boldrini qui”. Mercificazione del corpo della donna, offesa diretta a una istituzione (all’epoca, la deputata eletta con SEL era la terza carica dello Stato), pubblico dileggio.
Ma è stato soltanto uno dei tanti elementi che hanno spinto Laura Boldrini ad avanzare la richiesta danni. Come non citare l’hashtag #risorseboldriniane diventato un vero e proprio tormentone — e utilizzato con frequenza sui social network — e impiegato ogni volta che si verificava un fatto di cronaca che coinvolgeva un migrante? Secondo l’ex presidente della Camera, l’utilizzo di questo modo di dire la presentava, in maniera assolutamente ingiustificata, responsabile morale di quello stesso fatto di cronaca.
Una sintesi per tutto quello che la Lega — quando ancora era un partito da 4% — sosteneva della Boldrini: la strampalata tesi della sostituzione etnica e dell’immigrazione indiscriminata.
Nel 2017, in piena corsa elettorale per le politiche dell’anno successivo, Matteo Salvini parlò di Laura Boldrini come di una “bufala e una fake news vivente”, anzi come la “peggiore di tutte”. Il motivo? L’ex presidente della Camera aveva scritto una lettera aperta a Mark Zuckerberg per chiedergli di approfondire in maniera più mirata il fenomeno dell’odio e delle false informazioni diffuse a mezzo social.
Una campagna mirata, quella di Salvini, che ha raggiunto il suo atto finale nel 2018 quando — dopo aver ottenuto un risultato importante alle elezioni politiche — Salvini non perse tempo e, una decina di giorni dopo le elezioni, dedicò un tweet alla Boldrini, utilizzando una sua immagine e scrivendo a caratteri cubitali Bye Bye presidente. Il segnale, dato ai suoi followers, per attaccare.

(da NextQuotidiano)

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SONDAGGIO SWG: VACCINI ANTI-COVID, SI RIDUCE LA PERCENTUALE DEGLI SCETTICI

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

IN 50 GIORNI CHI NON HA INTENZIONE DI VACCINARSI E’ SCESO DAL 38% AL 25%; COMINCIANO A CAGARSI ADDOSSO… IL 59% VUOLE LA VACCINAZIONE OBBLIGATORIA

Swg ha rilevato gli umori sulle vaccinazioni anti-Covid.
Se il 20 novembre 2020 il 37% degli intervistati dichiarava di non aver intenzione di vaccinarsi, questa percentuale è scesa il 18 dicembre 2020, attestandosi al 34%, per giungere infine all’8 gennaio al 25%, ossia un quarto. Insomma, la contrarietà  nel tempo è andata via via diminuendo. Ma non solo.
Quanto allo spinoso tema dell’obbligatorietà  vaccinale il 59% degli intervistati si dice complessivamente aperto all’obbligo vaccinale.
Di questi, il 29% è favorevole in toto, mentre il 30% è incline alla vaccinazione obbligatoria anti-Covid «solo nel caso in cui molti cittadini si rifiutassero di vaccinarsi». Il 28% degli intervistati rigetta in qualsiasi caso l’idea di un obbligo vaccinale, mentre il 13% è indeciso.
Infine, sul fronte della percezione dell’andamento del piano vaccinale, la divisione è netta. Escluso un 12% degli intervistati che non si esprime, il 44% sostiene che questa stia procedendo «bene» (il 5% «molto bene», il 39% «abbastanza bene»). E, infine, il restante 44% degli intervistati sostiene che l’andamento delle vaccinazioni stia andando complessivamente «male» («molto male» per il 13% e «piuttosto male» per il 31%).

(da agenzie)

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IL VICESINDACO LEGHISTA DI FERRARA CHE NON CANCELLA LE MINACCE A UN GIORNALISTA SULLA SUA PAGINA FB

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

IL CRONISTA RIPORTA UNA DICHIARAZIONE SESSISTA DEL COMANDANTE DEI VIGILI: “ARMI TROPPO PESANTI PER LE VIGILESSE, LE MANI DELLE DONNE SONO IDONEE A FARE LA SFOGLIA”…   E I LEGHISTI LO ATTACCANO MINACCIANDO MANGANELLATE

L’associazione della Stampa dell’Emilia-Romagna (Aser) è intervenuta in seguito alle minacce che il giornalista del Resto del Carlino Stefano Lolli ha ricevuto da alcune persone sosenitrici del vicesindaco di Ferrara Nicola Lodi.
Lolli infatti ha riportato una dichiarazione del comandante della Polizia locale di Ferrara, Claudio Rimondi, che in una conferenaza stampa di presentazione dei nuovi strumenti di difesa affidati ai vigili ferraresi. In particolare, il comandante avrebbe detto che l’amministrazione ha rottamato almeno una ventina di armi, ormai obsolete in quanto troppo pesanti per le donne, “le cui mani- avrebbe affermato- sono idonee a fare la sfoglia”.
Il vicesindaco Naomo Lodi da giorni sulla sua pagina Facebook si spende in difesa del comandante e sono molti i commenti di minacce verso il giornalista. Rimondi, da parte sua, ha negato tutto.
Il Presidente dell’Aser, Matteo Naccari, ha scritto una lettera aperta proprio a Lodi, stigmaitizzando le minacce e invitando il vicesindaco a rimuovere i commenti offensivi e contenenti minacce, in particolare quella di un utente che cinque giorni fa ha scritto che “a quel giornalista servirebbe una manganellata sulle gengive”.
La frase, contenuta in un commento postato cinque giorni fa, non è ancora stata cancellata, e per questo il presidente dell’Aser chiede a Lodi “non solo di rimuovere quel post, ma anche di prendere posizione contro chi, nella sua città , ancora una volta attacca la libertà  di stampa, e quindi la nostra Costituzione e la nostra democrazia”.

(da agenzie)

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RICCIARDI: “CHIUDERE TUTTO PER UN MESE O ARRIVEREMO A 95.000 MORTI A FEBBRAIO”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“PARLARE DI ZONE BIANCHE ORA E’ UN’ILLUSIONE”

“Chiudere tutto per un mese”. Per Walter Ricciardi, “con questi numeri”, non c’è altra soluzione.
D’altra parte, spiega il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, è questa la direzione che si sta seguendo in altri Paesi. “Bisogna ragionare sulla base dei numeri e delle evidenze scientifiche, non inseguire obiettivi utopici”, sottolinea il professore.
E i numeri dicono che senza misure decise ed energiche a febbraio arriviamo a novantacinquemila morti . Pesa anche la variante inglese.
Ricciardi ha appena ricevuto “da Inghilterra e Irlanda un avviso che invita a intensificare le misure di mitigazione e contenimento perchè l’alta diffusività  della variante sta mettendo in ginocchio i due Paesi”.   Un lockdown prolungato servirà , quindi, a far abbassare la curva per ricominciare a tracciare e continuare “a tutto spiano” con la campagna di vaccinazione. “Con questo scenario è impossibile. Come fai a portare migliaia di persone in luoghi pubblici per vaccinarsi? Così si rischia di far espandere ancora di più il virus”, fa notare Ricciardi.
Professore, lei ha proposto diverse soluzioni per la gestione della pandemia, non tutte adottate. Recentemente ha detto: “Non si arrivi troppo tardi ai lockdown”. Si sente un consigliere ascoltato?
Sì, dal ministro. Anche se il Governo adotta soluzioni che molto spesso non recepiscono gli input rappresentati da lui e da altri suoi colleghi. Prova ne è il fatto che continuiamo a inseguire il virus e invece dobbiamo anticiparlo. Gli altri Paesi hanno preso atto che l’unica strategia da adottare è una soluzione più energica. Probabilmente ci arriveremo anche noi, ma in ritardo. Frutto, quest’ultimo, dell’eccessiva frammentazione dei centri decisionali.
In che senso?
L’eccessiva frammentazione decisionale fa sì che il Governo non sempre recepisce le evidenze scientifiche rappresentate, come dicevo, dal ministro della Salute e da altri ministri e dunque si traduce in ritardi nelle scelte, che invece richiedono celerità .
Quando parla della strategia adottata dagli altri Paesi si riferisce al lockdown?
Sì. La Gran Bretagna ha decretato un lockdown di quasi tre mesi, la Germania e la Francia l’hanno prolungato di un altro mese. Quando, come da noi, non riesci a tracciare e arrivi a migliaia di casi al giorno, l’unica strategia è bloccare. Ossia adottare un lockdown prolungato.
Quanto prolungato?
In genere servono due mesi, ma noi non partiamo da zero, quindi un mese può andare bene. Per far abbassare la curva, ricominciare a tracciare e nel frattempo vaccinare a tutto spiano. Nel momento in cui si perde il controllo del tracciamento, i decisori devono capire che l’andamento è esponenziale, che avrai decine di migliaia di casi al giorno e centinaia di morti. Io avevo ipotizzato che a febbraio avremmo contato quarantamila morti, purtroppo ci siamo già  arrivati. Se continuiamo così il mese prossimo di morti arriveremo a novantacinquemila.
I numeri non sono buoni, lo scenario sta peggiorando. Siamo alla vigilia di un nuovo Dpcm. Le limitazioni decise saranno sufficienti?
Sicuramente vanno nella direzione giusta, purchè si assumano rapidamente e vengano rispettate. Quando si dice che l’obiettivo è arrivare a 50 casi per 100.000 bisogna fare di tutto per raggiungere quella soglia. Di questo passo non ci arriveremo mai.
Le soglie dell’Rt per la definizione delle fasce sono state abbassate, i parametri resi più stringenti. Con queste nuove restrizioni si sta preparando un lockdown mascherato?
Non so se sia così. So soltanto che l’unica mossa da fare in situazioni come quella in cui siamo è una chiusura forte, prolungata. Va fatto per evitare migliaia di morti: abbiamo già  superato il numero dei morti ipotizzato per questo periodo e c’è la necessità  di portare avanti una campagna vaccinale che immunizzi quanti più italiani possibile. Con questo scenario è impensabile. Come fai a portare migliaia di persone in luoghi pubblici per vaccinarsi? Così si rischia di far espandere ancora di più il virus.
I Presidenti delle Regioni hanno bocciato l’ipotesi, supportata da Cabina di regia e Cts, di far scattare la zona rossa sulla base dell’incidenza del virus, raggiunta la soglia di 250 per 100.000 abitanti. Una misura necessaria?
Assolutamente. Noi abbiamo sollecitato da tempo un sistema più snello e semplificato per l’assegnazione delle aree di rischio. Oltre all’indice Rt, bisogna tenere conto del numero dei nuovi casi, dei morti e dei ricoveri nei reparti di terapia intensiva a e sub intensiva. Ci stiamo arrivando, ma si è perso tempo. La resistenza delle Regioni è ingiustificata dal punto di vista scientifico. La situazione è grave e ogni minuto di rinvio delle restrizioni necessarie si traduce in centinaia di morti in più.
Sarà  introdotta l’area bianca. Non si rischia di dare una spinta alla circolazione del virus?
Con questi numeri parlare di zone bianche è illusorio. Se è un obiettivo da raggiungere è giusto porselo, ma sapendo che non si potrà  raggiungere in tempi brevi. Per ora nessuna area del Paese, che registra in media un’incidenza di 350 su 100.000, può scendere a 50 su 100.000. E poi tutto quello che stiamo facendo è al buio, perchè conosciamo molto poco la variante inglese.
Che significa?  
Dovremmo incrementare la sorveglianza genomica per capire quanto e dove è diffusa questa variante, caratterizzata da un alto tasso di contagiosità . Così si potrà  intervenire nelle zone più colpite e fermarne l’espansione. Non a caso da Inghilterra e Irlanda mi è appena arrivato un avviso che invita a intensificare le misure di mitigazione e contenimento perchè l’alta diffusività    della variante sta mettendo in ginocchio questi due Paesi. La battaglia è lunga, dobbiamo essere razionali e agire sulla base delle evidenze scientifiche, non inseguire obiettivi utopici.
Quando parla di zone colpite dalla variante inglese si riferisce al Veneto?
Più che della variante inglese credo che la situazione in cui si trova il Veneto dipenda dalla scelta di basare il monitoraggio sui test rapidi, non sempre affidabili e dal fatto che l’essere rimasta in zona gialla sia stato interpretato come un “liberi tutti”. Non a caso, le regioni che stanno un po’ meglio sono quelle che sono state in zona rossa, come la Toscana e la Campania.
Continua a far discutere la riapertura delle scuole. Più volte il Cts ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze della decisione di non farli tornare tra i banchi sulla salute mentale dei ragazzi. Lei che ne pensa?
Bisogna basare le decisioni sui numeri. In Gran Bretagna, in Austria, in Germania le scuole sono chiuse. L’obiettivo è aprirle quanto prima, ma per non richiuderle. Per non penalizzare i ragazzi e consentire loro di rientrare bisognava riorganizzare i trasporti e tutto quello che ruota attorno alla scuola.
Dopo le polemiche legate al suo mancato rinnovo dal 2006 a oggi, è stata definita la bozza del piano pandemico 2021-23. Fa discutere l’indicazione “Se le risorse sono scarse, scegliere chi curare”. Che ne pensa?
Si tratta di una bozza tecnica, in discussione, ma credo che se le risorse sono scarse bisogna incrementarle, non tagliarle come è stato fatto in passato. Il ministro Speranza ha trovato più risorse che negli ultimi dieci anni. Un Paese deve capire quali sono i settori strategici per il suo futuro e investire su quelli. I nostri sono scuola, sanità  e ricerca. Abbiamo migliaia di medici che non riescono a specializzarsi, puntiamo su di loro. Le soluzioni non arrivano dalle macchine, ma dalle persone.
Un anno fa il primo morto per Covid. Giovedì un team di esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità  arriverà  in Cina per indagare sull’origine del virus. Quanto credito dare a questa missione?
Molto credito, è importante che si vada sul luogo ad approfondire. Da marzo abbiamo la certezza che il virus non è stato creato in laboratorio, ma resta il dubbio sull’ospite intermedio attraverso il quale è passato all’uomo. Nei primi tempi la Cina ha ritardato la comunicazione e ha sbagliato, ma poi è stata collaborativa e trasparente. La missione è importante per fare chiarezza definitiva e non ripetere gli errori commessi. Dobbiamo prepararci a evitare eventi ripetuti di questo tipo e abituarci a non negare l’evidenza.
Piano vaccini, l’impressione è che sarà  uno stop and go. Quanto peseranno i ritardi di AstraZeneca?  
Non nascondendo le grandi difficoltà  che esistono nel fornire vaccini a un numero così alto di persone, sono ottimista. Credo che il vaccino di AstraZeneca arriverà  abbastanza rapidamente, così sarà  possibile vaccinare anche negli studi dei medici di medicina generale. L’Unione Europea ha garantito la copertura per tutti i cittadini e credo che via via si delineerà  un andamento incrementale soddisfacente per tutti.
Che capacità  produttiva c’è per il 2021 nel mondo e quanto ci vorrà  a vaccinare la popolazione mondiale?
Penso che, se si aumenta la capacità  produttiva, nel 2022 si raggiungerà  una buona percentuale di immunizzazione, che poi sarà  possibile completare più avanti.
Terza ondata: ci siamo già ? Cosa ci aspetta?
Se non prendiamo atto della realtà  e assumiamo misure energiche ci aspettano ondate alternate indistinguibili tra loro. Anticipiamo il virus come hanno fatto Nuova Zelanda, Taiwan e Corea del Sud. Bisogna ridimensionare la curva epidemica, tornare a tracciare e a testare e nel frattempo proseguire con la vaccinazione. Altrimenti il 2021 sarà  un anno segnato dall’alternanza di onde pandemiche, una più grande dell’altra.

(da “Huffingtonpost”)

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GALLI CATEGORICO: “IL SISTEMA DEI COLORI NON HA FUNZIONATO, IL VIRUS SI MUOVE CON NOI”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“LA POLITICA E’ LITIGIOSA, L’ORCHESTRA SUONA MENTRE IL TITANIC AFFONDA”

“I dati indicano che siamo non dico daccapo, ma in una situazione non tranquilla, con la possibilità  di ritrovarci settimana prossima di nuovo con gli ospedali in forte difficoltà . Non c’è certezza, ma per come si configura, la situazione ci dà  elevate possibilità  di essere messi male a breve. La politica? Mi tedia questa litigiosità  che continuo a vedere, che dovrebbe essere la funzione responsabile di questo Paese, che continua a farsi i propri affarucci in una situazione in cui l’orchestra suona e il Titanic affonda”. A parlare è Massimo Galli, infettivologo dell’Ospedale Sacco di Milano e dell’Università  degli Studi di Milano, intervenuto durante la trasmissione Agorà  su Rai3.
Secondo lo scienziato, ”è chiaro che il sistema policromatico utilizzato fino adesso ha funzionato in maniera molto limitata”, anzi “mi sentirei di dire non ha funzionato – sostiene – se è vero come è vero che quelle peggio messe sono attualmente le Regioni che sono sempre state più o meno gialle”.
“Il virus si muove e si diffonde con il movimento delle persone – ricorda l’esperto – e quello che è successo è quello che continuerà  a succedere se non si riuscirà  a circoscrivere la problematica del movimento e della circolazione conseguente del virus. Tristissima considerazione che non faccio certo volentieri”, precisa, però “siamo in una situazione in cui, perchè il Paese possa riprendere da tutti i punti di vista, tocca contenere questa che” per Galli ”è una seconda ondata non terminata e tocca assolutamente intervenire perchè si riesca a fare la campagna vaccinale. La prima cosa su cui vorrei essere confidente è la disponibilità  di quantità  di vaccini e di un apparato per somministrarli tale da rendere produttiva la chiusura” ulteriore, necessaria a parere dell’infettivologo.
“In realtà  non è mai finita la seconda” ondata, osserva Galli, e “mi auguro di non vederne una terza perchè se la vedessi probabilmente dovrebbero essere intervenuti ulteriori fattori, magari anche sulle caratteristiche del virus, ma mi auguro di no”.
E sulla situazione politica del nostro Paese, Massimo Galli ha detto: “Mi tedia questa litigiosità  che continuo a vedere nella politica, che dovrebbe essere la funzione responsabile di questo Paese” e che invece “continua a farsi i propri affarucci in una situazione in cui l’orchestra suona e il Titanic affonda. Questa è francamente l’impressione che forse hanno anche gli italiani, e che magari dovrebbe essere ricordata sia dai politici sia da tutto il mondo del commento alla politica”.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

AIRBNB IMPEDISCE AI VIOLENTI DI CAPITOL HILL DI ALLOGGIARE A WASHINGTON PER L’INSEDIAMENTO DI BIDEN

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

LE PERSONE COINVOLTE NELL’ATTACCO TERRORISTICO NON POTRANNO PRENOTARE CAMERE TRAMITE LA CELEBRE APPLICAZIONE

Airbnb annuncia tramite una nota ufficiale che tutte le prenotazioni nell’area di Washington D.C. fatte a nome di persone violente e terroristi sono state cancellate e che a questi individui non sarà  permesso ottenere un alloggio in vista dell’insediamento di Joe Biden il prossimo 20 gennaio.
I criteri secondo i quali alle persone verrà  impedito di prenotare un alloggio a Washinton tramite la celebre applicazione, venendo anche bannate, sono sono stati resi noti dall’azienda stessa in un piano di sette step.
Anche Airbnb prende distanza dalla destra estremista americana e lo fa impedendo a soggetti pericolosi e collegati ai fatti di Capitol Hill di alloggiare nella capitale degli Stati Uniti tramite il Capitol Safety Plan.
«Airbnb condanna fermamente l’attacco della scorsa settimana al Campidoglio degli Stati Uniti e gli sforzi per minare il nostro processo democratico» fa sapere la società , «continueremo a sostenere le nostre politiche comunitarie vietandola ai gruppi di odio e violenza quando veniamo a conoscenza di tali appartenenze».
Airbnb ha chiarito quali sono i criteri tramite i quali si sceglierà  chi bandire dall’app.
Si parla di «individui   associati con gruppi di odio e persone individuate come coinvolte nei fatti criminali di Capitol Hill». «Quando apprendiamo tramite fonti media o delle forze dell’ordine i nomi degli individui accusati dei crimini violenti avvenuti lo scorso mercoledì a Capitol Hill, ci accertiamo del fatto che queste persone abbiano o meno un account Airbnb», ha riferito l’azienda.
La cancellazione della prenotazione e il conseguente ban avvengono dopo questo primo, fondamentale passo. Uno dei sette step del piano di Airbnb prevede di avvertire tutti gli utenti che, qualora l’app venisse a conoscenza del loro coinvolgimento con i fatti di Capito Hill o del fatto che siano membri di gruppi che incitano all’odio e alla violenza, potrebbero decidere anche di intraprendere un’azione legale.
Airbnb aveva già  agito in precedenza in questo modo, nello specifico impedendo ai nazi di prenotare un alloggio dopo gli scontri di Charlottesville (Virginia) dell’11 e 12 agosto 2017.

(da agenzie)

argomento: criminalità | Commenta »

GRANDE SUCCESSO DELLA MANIFESTAZIONE CONTRO TWITTER A SAN FRANCISCO: SOLO UN FAN DI TRUMP PRESENTE

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

ORMAI SI VERGOGNANO PERSINO A FARSI VEDERE IN GIRO

Si erano organizzati in maniera piuttosto preoccupante sulla piattaforma Trump.win: avevano deciso di darsi appuntamento per la giornata di oggi davanti al quartier generale di Twitter a San Francisco per protestare in maniera vibrante contro il ban imposto dal social network di Jack Dorsey nei confronti del presidente degli Stati Uniti uscente Donald Trump.
Tant’è che la polizia locale aveva predisposto anche delle importanti contromisure: trenta agenti e transenne a barricare l’ingresso nel palazzo di Twitter (dove, tra l’altro, i dipendenti non erano presenti, perchè — a causa del coronavirus — lavorano in smartworking).
Invece era tutto un fuoco di paglia. Alla manifestazione dei pro Trump davanti al quartier generale di Twitter era presente solo una donna, con un cartello sul quale era scritta una frase contro il fondatore della piattaforma, Jack Dorsey. Se il paragone non fosse blasfemo, potremmo definirla il piccolo Potito di San Francisco.
E non è finita qui: presso l’headquarter di Twitter, infatti, erano arrivati anche un paio di contromanifestanti che avevano difeso, al contrario, la posizione del social network nei confronti di Donald Trump. Dunque, la protesta originaria è stata addirittura doppiata dai “dissidenti” rispetto alla protesta stessa.
Un risultato quasi incredibile che certifica, ormai, ciò che ormai sembra una transizione triste e solitaria per l’ex inquilino della Casa Bianca, lasciato solo persino dai suoi fedelissimi. Che — tra blocchi di Twitter e down di Parler — non sembrano avere nemmeno più la violenza del web a disposizione per sfogarsi.

(da Giornalettismo)

argomento: Costume | Commenta »

ROTONDI: “RIABILITARE GIANFRANCO FINI”

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

“ALL’ITALIA SERVE UNA DESTRA VERA CHE PARTA DA DOVE LUI L’AVEVA CONDOTTA”

Mario Landolfi-ex ministro di An, oggi editorialista del Secolo d’Italia – si è accomodato sulle colonne del Foglio vergando un corsivo che si intesta una missione spericolata: la riabilitazione a destra di Gianfranco Fini, un tempo padre padrone della destra italiana, l’uomo che la traghettò dal ghetto a una fulgida stagione di governo, passando per un’abiura del fascismo inimmaginabile nel vecchio Msi che un secolo prima lo aveva eletto segretario.
Oggi Fini è l’uomo nero per il popolo della destra: gli si rimprovera lo sgambetto a Berlusconi, la rottura del centrodestra, la nota vicenda della casa di Montecarlo; e giacchè il conto è aperto, ciascuno ci aggiunge le recriminazioni che non ebbe il coraggio di esprimere nel tempo del sole finiano allo zenit. I partiti si sciolgono così, come le grandi famiglie, tra il rimpianto dei fasti e il rinfaccio delle miserie.
Landolfi prova a dire che la destra è stata Gianfranco Fini, e che continuare a rimuoverlo non è un affare neppure per chi lo ha sostituito.
Mario Landolfi era il giovin signore di una destra napoletana che ho molto amato quando ne ero avversario e quando ne sono stato alleato: era la destra dei Rastrelli, Cantalamessa, Mazzone, Pontone, una schiatta di gentiluomini campani eleganti che incarnavano la motivazione di Enzo Bettiza quando spiegava di aver abbandonato il comunismo ‘per il fascino irresistibile di certe stoffe’.
Ecco, Landolfi è l’ultimo di quelli lì, e solo lui poteva parlare di Fini: gratificato come tutti dal leader, non lo seguì nelle acrobazie finali, rimase con Berlusconi, poi si fece da parte spontaneamente quando fu coinvolto in accuse improbabili dalle quale è uscito immacolato.
Oggi parla di Fini senza che nessuno possa sospettare manovre o interessi personali. Dice una cosa così vera che la voglio rilanciare pure io che non c’entro nulla con la storia della destra: ai vecchi camerati Fini farà  anche schifo, ma la storia della destra italiana inizia e finisce con lui, col coraggio di portare a Fiuggi una squadra di reduci e farne la classe dirigente di una destra di governo rispettata e oggi anche rimpianta. Il vecchio Msi aveva educato quella classe dirigente al parlamentarismo, Fini la abilitò al governo.
Poi ci sono stati gli errori, e il diluvio universale del centrodestra. Non voglio redistribuire torti e ragioni.
Ma due cose farei osservare: primo, che nessuno è infallibile, e persino De Gasperi sbagliò i conti provando a introdurre il maggioritario nel ’53; secondo, che la lite tra Berlusconi e Fini non fu spontanea, ma intensamente provocata e alimentata dai pretoriani finiani ansiosi di sostituirsi a lui nella gestione del condominio con Silvio.
Storie vecchie. Pensiamo al futuro: all’Italia serve una destra vera, che parta da dove Fini l’aveva condotta e non imbocchi la via al contrario, tornando a carezzare nostalgie e riflessi condizionati elettoralmente remunerativi ma politicamente distruttivi.
Si dirà  che questo può avvenire anche senza Fini. Può darsi. Ma intanto il sovranismo spinge la destra italiana assai più indietro non dico di An, ma dello stesso Movimento Sociale che mai si sarebbe infilato nelle strettoie di certe alleanze internazionali.
E se nei giorni della dissoluzione del governo stiamo a riparlare di Fini, diciamolo francamente, è perchè la possibile vittoria dell’attuale centrodestra fa quasi più paura del governo di dilettanti che sta passando la mano.

Gianfranco Rotondi
deputato di Forza Italia e presidente di Rivoluzione Cristiana

(da “Huffingtonpostpost”)

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L’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI NEW YORK VALUTA ESPULSIONE DI RUDY GIULIANI

Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile

CENTINAIA DI DENUNCE A SUO CARICO PER AVER ISTIGATO ALLA VIOLENZA

Sarebbe l’ora: l’Ordine degli avvocati dello Stato di New York sta prendendo in considerazione l’espulsione di Rudy Giuliani, avvocato e consulente del presidente Donald Trump.
L’ordine ha dichiarato che sta esaminando le dichiarazioni di Giuliani dopo che il presidente ha incitato la folla ad attaccare il Campidoglio.
L’ordine ha ricevuto centinaia di denunce contro Giuliani, negli ultimi mesi, sui suoi piani per mettere in discussione la veridicità  delle elezioni e la legittimità  dei risultati.
“Sulla base di queste denunce e della dichiarazione pronunciata dal signor Giuliani poco prima dell’attacco al Campidoglio, il presidente della Nysba Scott M. Karson ha avviato un’indagine ai sensi dello statuto dell’Associazione per determinare se debba essere rimosso da membro dell’associazione”.
L’espulsione non inciderebbe sulla possibilità  che continui ad esercitare la professione. La radiazione nello stato di New York va decisa dal sistema giudiziario.
Giuliani, il sei gennaio aveva arringato la folla sostenendo che l’annullamento dei risultati elettorali se non poteva essere fatto secondo un regolare processo giudiziario, andava fatto “combattendo”. Giuliani, senza alcuna prova, ha sostenuto che l’attacco al Capitol è stato sferrato da gruppi di estrema sinistra.

(da agenzie)

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